ugg nordstrom Bartolomeo Pietromarchi curatore del padiglione Italia alla 55esima Biennale di Venezia

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Tra gli addetti ai lavori e autorevoli Critici d italiani il nome di Bartolomeo Pietromarchi (nato nel 1968) non dice molto, eppure il Ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi l scelto come Curatore, tra una rosa nutrita di nomi e concorrenti, alla guida del Padiglione Italia alla 55ma Biennale d di Venezia 2013. Eppure di candidati autorevoli ce n da Vincenzo Trione docente allo Iulm di Milano e Critico del Corriere della sera a Francesco Manacorda chiamato da poco a dirigere la Tate di Liverpool, da Gianfranco Maraniello direttore del Museo Mambo di Bologna a tre donne candidato tra cui Beatrice Merz direttrice del Castello di Rivoli. Intanto c da dire che un

malumore sale da ogni parte d per via di un introvabile ministro Lorenzo Ornaghi. Dice Angela Rorro della GNAM di Roma : ” Siamo un ministero orfano”. Penosa la situazione grave in cui versano i Musei italiani,dal Maxxi di Roma commissariato fino a novembre, al Madre di Napoli museo in perenne default. E che dire dell di Ornaghi alla presentazione a Roma dell Giornata del Contemporaneo organizzata dall per sabato 6 ottobre con

840 spazi aperti a tutti. Forse il ministro ama più le banche dei musei, come dice Ludovico Pratesi vicepresidente dell Ma veniamo alla nomina in questione. La stessa Beatrice Merz candidata a curatore della Biennale 2013 osserva : ” Come altri colleghi sono stata contattata a fine agosto dal ministero con una lettera. Mi è stato chiesto di presentare un progetto entro un mese e così ho fatto,ma non ho ancora ricevuto una risposta”. Beh, la risposta adesso è arrivata non per lettera, ma con la nomina di Pietromarchi. Un abisso tra il nome di Pietromarchi sconosciuto a tutte le istituzioni culturali straniere e a intellettuali di peso di istituzioni estere che si aspettavano un nome radicato nel tessuto dell contemporanea, come lo sono studiosi e amici come Achille Bonito Oliva, Vittorio Sgarbi, Luciano Caramel, Flavio Caroli, Angela Vettese e altri, e il direttore della Biennale Massimiliano Gioni che dovrà adesso pensare al tema per la mostra principale. Non brilla di curriculum Bartolomeo Pietromarchi, alla guida del Macro di Roma dopo essere stato direttore artistico della Fondazione Olivetti dal 2002 al 2008 , con qualche piccolo incarico all Bicocca a Milano e curatore del Premio Italia al Maxxi di Roma. Una cosa è certa, che il nuovo dell Contemporanea non lo troveremo quest alla Biennale perchè nel suo progetto presentato al Ministero si legge : ” Un lavoro sull italiana più storica che giovane”. Oddio la sua uscita parte da un suo libro, anch sconosciuto, “Italia in Opera” dove l lascia intendere come alcuni temi sono sempre presenti nel corso di cinquant negli artisti italiani Il che vuol dire che Pietromarchi guarda e lavorerà all della Biennale non per movimenti o per generazioni,ma su temi che tornano e ritornano nell del discorso artistico”. Che squallore, ritorniamo indietro di cent e forse più quando imperavano in Italia le scuole regionali con i paesaggini e donnine alla toelette. Pensate che questo signore un po sconosciuto dice che rispetto al Padiglione Italia della precedente Biennale di Sgarbi che definisce “un esperienza di antropologia dell Pietromarchi dà lezione a Sgarbi , sostiene di voler esercitare una “funzione di scelta”. E il Ministro Ornaghi che di arte moderna e contemporanea non conosce nulla sottolinea che il progetto di Pietromarchi “potrà rappresentare in modo significativo il ruolo dell italiana contemporanea nel quadro dei cambiamenti,estesi e profondi,che caratterizzano questa fase storica del Paese”. Fase storica che ha portato i tecnici al governo e che in fatto di cultura e arte non hanno fino ad oggi manifestato nessun interesse.

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Finalmente. Finalmente, grazie allacume ed alla sensibilit del collega Vescovi, si apre il dibattito, da me pi volte auspicato, sulla Facolt di Medicina e Chirurgia di Parma.

Lanalisi e le considerazioni fatte dal dottor Vescovi sullo stato attuale della Facolt di Medicina del nostro Ateneo e della nostra citt sono in parte condivisibili e mi inducono ad un approfondimento pubblico di questo tema che spero possa diventare un interesse di molti.

Parlo subito della parte che non condivido della sua opinione e che riguarda soprattutto il titolo Linarrestabile declino della Facolt di medicina che parrebbe evocare unineluttabilit ben lungi da quanto intendiamo mettere in essere, come spiegher meglio, per invertire la rotta ed innescare una sorta di rinascimento su presupposti nuovi, moderni e propulsivi.

Per quanto riguarda il riferimento agli anni 70, come non condividere il ricordo dellatmosfera di quellepoca, di quellintrodursi in punta di piedi nei reparti per poi sentirsi orgogliosamente parte di una scuola diretta da grandi Maestri in cui poteva e doveva svilupparsi lintelligenza individuale e collettiva volta alla cura del paziente, alla crescita dello studente ed alla curiosit per la ricerca?

Certo, questo habitat virtuoso si in gran parte perduto.; oggi c un clima diverso, meno sereno e molto pi complesso; gli studenti e i giovani medici spesso appaiono distratti e stanchi, con una concezione del loro tempo, dei loro studi e persino della loro persona pi vicina ad uno studente liceale che ad uno studente universitario.

Ma questo fenomeno non peculiare del mondo accademico della Medicina di Parma; esso riguarda lorizzonte vasto del nostro vivere attuale e ha cause profonde di carattere socio economico culturale, che toccano fattori filosofici e antropologici non certamente analizzabili in questa sede.

Comunque sia, questo clima quello che oggi abbiamo e con esso dobbiamo confrontarci. Negli anni 70 ogni singola clinica contava alcune decine di docenti e giovani allievi con unesigenza di produttivit assistenziale e incombenze burocratico organizzative nemmeno lontanamente paragonabili a quelle odierne; oggi alla pletora medica si sostituita la penuria medica. Negli anni 70 la crescita delle conoscenze degli allievi passava attraverso la mediazione epistemologica del Capo Scuola, del Maestro; oggi la vastit delle informazioni e lavanzamento rapido delle tecnologie che spesso non sono pi al servizio della scienza ma considerate di per se scienza, rischiano di fornire agli allievi miriadi di informazioni nascondendo loro luniversalit dei concetti.

Dobbiamo dunque arrenderci, rassegnarci, assistere impotenti a tale declino? La mia risposta ferma: assolutamente no.

Latteggiamento mentale deve essere quello del medico che si trova di fronte ad un malato grave: fatta lanamnesi e la diagnosi, capite ed analizzate le cause e le concause, occorre trovare la terapia e credere nel suo successo, infondendo fiducia al paziente.

Ha fatto bene il collega Vescovi a ricordare che lattuale Preside della Facolt medica gi da anni lancia allarmi su questo tema, per il quale, se lasciato solo agli addetti ai lavori, non ci sar soluzione. Lultimo allarme stato lanciato proprio recentemente (16 marzo 2011) attraverso la convocazione di un Consiglio di Facolt Straordinario interamente dedicato alla malattia del paziente Facolt di Medicina e Chirurgia dellUniversit degli Studi di Parma.

Ma questa volta non si trattato di un semplice allarme, pur basato su dati oggettivi, su numeri ed indicatori veramente preoccupanti. Questa volta la Facolt, oggi costituita da circa 200 docenti tra ordinari, associati e ricercatori, verso circa i 300 di 8 anni fa, non stata pervasa da nostalgia, rassegnazione, autoreferenzialit o conservatorismo. Sono emersi con forza il senso di responsabilit, lammissione delle nostre colpe, i limiti delle scelte del passato, la voglia di reagire e la consapevolezza che da soli non ce la possiamo fare. Questa volta non ci siamo limitati allanamnesi, alla diagnosi, alla prognosi, alle cause e alle concause. Questa volta abbiamo posto le basi anche per la terapia e per la guarigione del paziente. Abbiamo fatto un progetto di rinascita della Facolt medica basato sui criteri della forte innovazione, della razionalizzazione, della responsabilit, delleconomicit e della competitivit.

In quella sede questo progetto stato concretamente delineato dal Preside e condiviso dalla Facolt esso prender forma definitiva nei prossimi mesi attraverso un lavoro collegiale iniziato subito e che ha comportato, tra laltro, anche un autofinanziamento dei docenti di Medicina per la realizzazione di strumenti di comunicazione e sensibilizzazione utili allo scopo. Chiederemo anche la collaborazione del Rettore e del Direttore Generale dellAzienda Ospedaliero Universitaria per venire in possesso di dati utili ed ufficiali. Questa volta sar la Facolt medica stessa a presentarsi, proporre le proprie idee e a metterle a disposizione di tutta la citt, aprendo un confronto che vogliamo sereno e privo di elementi di parte; un confronto con tutte le persone interessate, in primo luogo le Autorit istituzionali pubbliche e private del nostro territorio.

Siamo coscienti di una grande responsabilit che vogliamo condividere: continuando cos la Facolt di Medicina di Parma destinata a spegnersi nel giro di pochi anni. Noi non lo vogliamo perch riteniamo che questa Facolt, pur un po arrugginita come ha detto il collega Vescovi, ma affatto disorientata, sia un patrimonio prezioso non solo per lAteneo, ma anche per i tre Direttori Generali delle Aziende Sanitarie con cui essa ha rapporti diretti (Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma, Azienda USL di Parma e Azienda USL di Piacenza), per il Presidente della Provincia, per il Sindaco di Parma, per tutti i Sindaci della Provincia, per le Fondazioni Bancarie, per le forze produttive ed economiche, per i nostri studenti, per le loro famiglie, per tutti i cittadini della nostra comunit e, per ultimo, ma certamente non per importanza, per la nostra Regione Emilia Romagna. Non possiamo assumerci da soli questa responsabilit: siamo pronti a fare la nostra parte e ad aprire un nuovo scenario di forte coinvolgimento del nostro territorio regionale. Per questo, nellambito del convegno Lospedale del futuro tenutosi a Piacenza il 9 aprile scorso, ho proposto un nuovo progetto che vogliamo chiamare Nuova Facolt di Medicina e Chirurgia di Parma e Piacenza. Questo significa che la Facolt di Medicina di Parma non pu pi limitarsi ad essere una semplice interfaccia del mondo sanitario che la circonda, ma deve mirare allintegrazione e alla reciprocit.

Tornando sul progetto, al fine di evitare equivoci fin dallinizio, desidero chiarire che esso non concepito a scapito delle altre Facolt dellAteneo n tantomeno dellAzienda Ospedaliero Universitaria di riferimento. Negli ultimi anni la Facolt di Medicina ha accettato con alto senso di responsabilit il suo forte ridimensionamento in termini di ruoli accademici spesso a favore di altre Facolt dellAteneo maggiormente bisognose per mantenere il loro potenziale formativo: questa collaborazione fattiva proseguir anche nel futuro. Allo stesso modo, nei confronti della nostra Azienda Sanitaria di riferimento, la Facolt, con i suoi 160 docenti (98% a tempo pieno) impegnati anche nelle attivit assistenziali e con i suoi 580 specializzandi, ha fornito un importante contributo quantitativo e qualitativo a favore dei livelli diagnostici, terapeutici e riabilitativi dei pazienti che accedono alle strutture del Servizio Sanitario Regionale. Peraltro, da anni abbiamo assunto in pieno le medesime responsabilit, pratiche di lavoro, logiche di budget e metodologie di controllo degli altri 400 colleghi ospedalieri. A questo proposito tutto si pu dire della Facolt medica di Parma, ma non che essa non abbia costantemente, pervicacemente e seriamente utilizzato la logica dellintegrazione e della leale collaborazione con il Servizio Sanitario, mettendo a disposizione tutto ci che aveva sul piano assistenziale e continuando a mantenere, riuscendoci, tutti i suoi impegni sul piano didattico e della ricerca anche grazie al grande lavoro, alla seriet e alla qualificazione degli altri suoi 60 docenti non in assistenza. Fino ad ora infatti, nonostante le difficolt, limpegno dei docenti ha consentito di mantenere attivi e vivaci 16 corsi di laurea, 40 scuole di specializzazione, 12 corsi di dottorato, 10 corsi di master, 8 corsi di alta specializzazione garantendo la formazione di 4700 studenti pre laurea e post laurea a tempo pieno, oltre 50000 ore di lezione/anno e 25000 esami/anno. Sul piano della ricerca, il Comitato Italiano per la Valutazione della Ricerca (CIVR) ha assegnato alla nostra Facolt un punteggio pari a 0.80, perfettamente uguale alla media delle Facolt mediche italiane di pari dimensioni.

Il nostro progetto sulla nuova Facolt di Medicina e Chirurgia ha bisogno di alcuni mesi per essere concretamente presentato alla citt nelle espressioni concettuali sopra menzionate, ma da subito il Preside disponibile, per chiunque sia interessato, a fornire ulteriori elementi ed approfondimenti sia in sedi non ufficiali che in sedi ufficiali.

Questo progetto non un sogno; esso si nutre di idealit ma ha radici profonde nella nostra realt storica, sociale ed economica. E sfidante ma al contempo sostenibile, a condizione che esso trovi tutti alleati per una Facolt, un Ateneo, una Citt uniti al di sopra delle posizioni di parte e senza strumentalizzazioni.
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proprio vero, non ci sono più le mezze stagioni. Ma, a ben guardare, anche le stagioni “intere” non sono quelle di una volta. A trasformare il ciclo della natura non sono solo le intemperanze meteo che capovolgono l’Italia: gli sbalzi di umore dell’inverno, la smania di arrivare della primavera, l’esplosione eccessiva dell’estate o la improvvisa calura dell’autunno. A confondere le idee, si è messa anche la moda. Che, quando parla, detta legge.

Succede così: temperature sottozero nell’aria, ghiaccio, gelo e neve a tappeto, lo shopping delle feste non vede l’ora di scaldarsi con piumino imbottito, colbacco alla russa, stivali Ugg brutti ma buoni, guanti di montone rovesciato e, persino, borsa di visone. Quindi: facile andare alla ricerca del “corredo base” di stagione. E invece, succede (anche) così: dalle vetrine con le luminarie Babbo Natale fa gli auguri sventolando bikini hawaiano, copricostume batik, pareo indonesiano, infradito brasiliane! Dove siamo finiti?

Sono solo arrivate le Cruise Collection! Dette anche Precollezioni o Collezioni Resort. In pratica, un assaggio di capi fuori stagione che anticipa la primavera estate di almeno due mesi rispetto alle collezioni ufficiali: escono nei negozi a dicembre anziché a marzo. Contribuendo ad alzare il già elevato tasso di schizofrenia del guardaroba.

La paternità delle Cruise spetta al mercato degli Stati Uniti, dove il fuso orario scompiglia in maniera fisiologioca il ritmo meteo e tutto il resto: se a New York fa molto freddo, a Miami fa molto caldo. In Italia un gap così macroscopico è, per ora, inimmaginabile. Macroscopica, invece, è la voglia di andare al mare in inverno: Caraibi, Maldive, Mauritius, Seychelles, Zanzibar e Malindi sono mete molto battute nelle feste di fine anno e in gennaio febbraio. La settimana bianca è spesso sostituita dalla settimana azzurra. Se non ci fossero le Cruise Collection, bisognerebbe tirar fuori dall’archivio il vecchio costume scolorito.

Partite in sordina, con qualche grande griffe (Gucci e Dolce , da tempo “maestri” delle Cruise negli Usa), subito seguita da nomi trendy, come Christian Dior e Chloé , La Perla e Marni , Roberto Cavalli e Ralph Lauren , le collezioni del mare fuori stagione si sono allargate a macchia d’olio anche a tutti quei brand di largo consumo che hanno cavalcato l’onda del business: il risultato è lì da vedere. Come dire: cambiano i costumi, i costumi cambiano. Fashion is fashion.
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Cazzo guardi? Sei una merda. Sei peggio della gente che striscia lì fuori e ride. Ridono, ridono, ridono, se la spassano, sembrano contenti, quei pagliacci. Fanno finta di piacersi, con quelle facce viscide, e poi si scannano. Bah, che si fottano. Dai, guardate anche voi il mio specchio, che facciamo il record di ascolti. Cosa danno stasera allo specchio? Vabbè, magari mi si sgamano un po’ gli occhi spenti ed arrossati. Forse la voce è un po’ impastata. Ma agli Oscar non c’è l’antidoping come alle Olimpiadi, e comunque io, ragazzi, sono davvero bravo, bravissimo. Cristo, scritturami, Oliver Stone. Torniamo indietro nel tempo e dalla a me, la parte di Mickey Knox in Natural Born Killers. Sono più adatto, più credibile. Lui è un bastardo, ma si innamora di Mallory. Alla fine, in qualcosa crede, Mickey. Io ho finito la fede, l’ho finita presto, molto prima di questa ed altre mille bottiglie. Una bottiglia la puoi ricomprare. La fede no. Se l’hai finita, odierai il mondo in quel modo così storto che ti sembra il contrario, cioè, ti sembra che il mondo odi te. Sorso dopo sorso, diminuisce finchè scompare. All’inizio è buona, ma quando arrivi al fondo, scopri che non ha mantenuto la promessa. Ovvio che poi ne hai bisogno, di un’altra. Solo che non si compra al supermercato. Quando l’hai finita, quel supermercato va in ferie a tempo indeterminato. La verità è che,
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quando hai finito la fede, scopri di essere povero. La fede è la moneta sonante dell’esistenza. Fai un mutuo pagando fede per comprarti il futuro. Senza fede, il futuro te lo portano via.

The Matrix has you

se qualcuno non fosse d’accordo, se avessi violato diritti o altre cazzate create per rompere le palle alle persone oneste, anche se mi frantuma letteralmente l’uccello sottostare a tutte queste squallide messinscene, pur di non incasinarmi più di quello che già sono, le rimuoverò. Salvatevi. Ad maiora.

L del Fungo

L’urlo del Fungo atterrisce le galassie e permea di veleno ogni flusso.

Chiara forma e luminosa energia, non c’è assalto che tema, non c’è ordine che lo incateni.

Fermo alla legge del Caos, radicato in eterno all’estrema fede nella Via, l’urlo del Fungo racconta ogni cosa.

Proviene da materia instabile e in trasformazione, ma trascende il corpo per farsi essenza autarchica ed autoalimentata.

Il Fungo grida per definizione, perchè il suo grido non ha un perchè, un come, un quando, ma si autodetermina, è funzionale a se stesso.

L’urlo del Fungo valica barriere ed è in costante moto circolare, non ne senti più i decibel ma ronza nello spirito, ombra costante che non ha bisogno di luce.

L’urlo del Fungo è irrazionalità e quindi verità, interpreta il pensiero secondo proprie leggi, conosce ed accetta se stesso.

L’urlo del Fungo è perenne ricerca di libertà e passione, estremo nei suoi valori, scevro da giudizi ma carico di umanità, tollera e non tollera, si fa lacrime e tremori, terribile pugnale, indicibile sensualità.

Comprende e giustifica ogni manifestazione, sa attendere, non svanisce, è sicuro dell’effetto che produce, sa essere altissimo ed infimo, lavora ai fianchi e permane in stato latente come il grasso corporeo, pronto ad essere trasformato in energia in caso di bisogno.
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Circa 50 milioni di anni fa gli antenati degli attuali alligatori e tartarughe giganti potevano sopravvivere nell’isola di Ellesmere, ben oltre il circolo polare artico, sopportando quindi sei mesi di oscurit all’anno.

questa la conclusione, ritenuta importante anche per stimare il futuro dell’ambiente artico nella prospettiva di un aumento globale delle temperature, di un nuovo studio dei ricercatori dell’Universit del Colorado a Boulder pubblicata sulla rivista Earth and Planetary Science Letters.

Gli studiosi hanno analizzato le abbondanze relative degli isotopi presenti nei fossili di ossa e di denti di mammiferi, pesci e tartarughe che vivevano sull’isola al fine di stimare la temperatura media nel corso del primo Eocene, tra 52 e 53 milioni di anni fa, oltre che quella dei mesi pi caldo e pi freddo.

Si cos potuto concludere che le temperature medie del mese pi caldo sull’isola di Ellesmere erano comprese tra 19 e 20 gradi Celsius, mentre nel mese pi freddo l’intervallo era tra 0 e 3,5 nostri dati, raccolti dai resti di diversi organismi sembrano indicare che su quest’isola non si scendeva spesso oltre il punto di solidificazione dell’acqua ha spiegato Jaelyn Eberle, del dipartimento di scienze geologiche dell’UCB. tratta in questo caso del pi esteso e approfondito insieme di dati paleoclimatici relativi a questa regione mai raccolti e certamente spiegano perch gli alligatori e le tartarughe giganti potessero vivere sull’Isola di

Ellesmere ha concluso Eberle, who also is the curator of fossil vertebrates at the University of Colorado Museum of Natural History.

Durante l’Eocene, l’Isola di Ellesmere, adiacente alla Groenlandia, era simile alle foreste di cupressacee che ora ricoprono il Sude Est degli Stati Uniti attualmente. Le prove fossili raccolte negli ultimi decenni da vari ricerche indicano che questo lussureggiante territorio ospitava testuggini giganti, tartarughe acquatiche, grandi serpenti, alligatori, lemuri volanti, tapiri e mammiferi simili a equini e rinoceronti. (fc)
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L’eccezionale scoperta sulla spiaggia di Roseto degli Abruzzi (TE), di un nido dal quale sono nate una ventina di tartarughe marine Caretta caretta, avvenuta da appena una decina di giorni, ha fatto da viatico al congresso di erpetologia “Testuggini e Tartarughe” in programma a Chieti dal 27 al 29 prossimi. L’evento scientifico è organizzato dalla Sezione Abruzzo Molise della Societas Herpetologica Italica, dal WWF Chieti e dal Museo Universitario dell’Ateneo “G. d’Annunzio”, che ospiterà i lavori, con l’importante collaborazione del Centro Studi Cetacei.

I lavori sono stati divisi in tre sessioni dedicate rispettivamente alle testuggini palustri (venerdì per l’intera giornata), alle tartarughe marine (sabato mattina) e alle testuggini terrestri (sabato pomeriggio). Su questi animali saranno presentati complessivamente 39 tra comunicazioni e poster mentre per le tartarughe marine è prevista,
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oltre alle relazioni, una tavola rotonda sulla normativa di riferimento, anche alla luce del recente eccezionale evento di Roseto. Prima di quello scoperto in Abruzzo i nidi noti in Adriatico erano infatti soltanto due, entrambi nella parte più meridionale della Puglia.

Si sono iscritti 58 tra professori universitari, ricercatori e studenti provenienti da ogni angolo d’Italia e dal Nord Africa. Il congresso si concluderà domenica con una gita presso la Riserva Regionale Lecceta di Torino di Sangro, nel cui territorio è presente una popolazione di testuggine comune Testudo hermanni. La pubblicazione degli atti, grazie alla preziosa collaborazione della Fondazione Carichieti, è prevista già entro la fine dell’anno.
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In origine furono i marinai bretoni: nel 1858, una legge inglobava la maglia a righe nel loro guardaroba, con il nome marinière. In cotone, 21 strisce come le 21vittorie di Napoleone; prodotta esclusivamente da un’azienda manifatturiera della Bretagna, la Saint James (attiva ancora oggi). Queste regole esteticamente severe le hanno impedito di diventare, da subito, un fenomeno di tendenza.

Per farla entrare nell’immaginario femminile come oggetto del desiderio, simbolo di un’eleganza rilassata e (solo all’apparenza) noncurante, ci vuole una come Mademoiselle Coco, che, la inserisce nella sua collezione nautica del 1917, ad identificare una certa borghesia francese che amava passare le estati in Riviera, abbinandola a blazer e short.

Poi,
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le righe presero una piega sensuale addosso a Brigitte Bardot, mollemente sdraiata sulle spiagge della Costa Azzurra; furono molto sofisticate nell’interpretazione che ne ha dato Audrey Hepburn sul set di Funny Face ma anche ribelli, con l’avvento degli anni Sessanta e poi della beat generation, della Factory e delle it girl come Edie Sedgwick, o, più tardi, di Blondie.

Le righe hanno vissuto innumerevoli interpretazioni e restyling, ma la loro versione che ancora oggi affascina di più uomini e donne è quella originale, languida, acerba ma sexy, sussurrata ma ammiccante. E in questa stagione si declina in nuance pop: su shorts e su zeppe in rafia, t shirt e maglioni, cappelli alla marinaretta e vestiti dal fascino vintage.
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A couple of nights ago I asked Derek if he wanted to give Ethan the cold medicine before he went to bed. Please don’t look at me that way. I know the recalls and the warnings and the fact that the back of the box says “NOT FOR CHILDREN UNDER THE AGE OF FIVE WITHOUT A DOCTOR’S CONSENT.” He turns 4 in a week and he has had the most horrific runny nose and chest cough for the last six days. It’s so bad that the skin on his upper lip is so raw from wiping that I think he might need a skin graft. I know they normally take skin graphs from your backside but the child has no backside. I figured we were going to have to fix this thing pretty quickly because we clearly don’t have the normal solutions to these grave problems.

I’ve tried the traditional methods of fixing this. I am forcing large amounts of liquids down him at a rapid pace. The trouble is, I have been gone most of the week working and even when you tell people, “he really needs to drink this entire gallon of watered down juice before I get back,” you still come home to it 3/4’s of the way filled. I have given him soda (SPRITE, GASP!!) in my attempts to encourage him to participate in flushing this out of his system.

I have the vaporizer going in his room. The trouble is, if you have a child that insists on keeping the door OPEN all night, it sort of negates the success rate of the vaporizer. Forty five minute long hot showers in steamy bathrooms? Check. The child has traded in his snuggly bear at night for a roll of toilet paper to wipe his nose. He honestly has been cuddling a roll of toilet paper. I feel awful.

So two nights ago I gave him some medicine to dry him out. It felt slightly like handing him a pack of cigarettes. In case anyone was wondering, it didn’t make him sleep better and it didn’t hype him up. So there goes THAT remedy for long plane rides. It did, however, seem to dry him out a little bit. I was hoping for instant and complete success that would make it seem worth going against the tide of public opinion, but something is better than nothing. He seems to be back to his cranky nearly 4 year old self. The nose is still running but I think we are on the back end of this illness.

Tell me. Illicit low dosage cough medicine for extreme situations or no? You can flame me out if you want. My feelings won’t be hurt. Remember that every day you comment is another chance to win one of those fabulous grand prizes: the Graco SweetPeace or the HP Wireless Printer.

Our winners of the flash drive bracelets from Saturday go to everyone who commented on Saturday. YAY, you for checking out Supersisters on the weekend!!

I just discussed this with my pediatrician about my 1 y/o,
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so please don’t beat yourself up about giving cold meds to a 4 y/o who, after all, has a cold!

Her wise advice: TREAT FOR MISERY. So yeah, when a kid, no matter what the age, is so sick that it’s causing them to lose sleep or making multiple layers of skin slough off, potential side effects are far outweighed by the actual suffering of the kid. Dose ‘em up.

The ped sent me home with Dimetap samples and the correct dosage for my babe. “Treat for misery” is my new sick kid mantra.

You know, we all make decisions that don’t always feel awesome to us. But to me, that’s the sign of a thinking mom. Just guess how many mama’s would have given it without a single thought? And would have totally doped up their kid when it didn’t “work” to knock the little buggar out entirely? Yep. So you’re in the clear, methinks.

That said, the few times I’ve tried it, it hasn’t worked at all. So I don’t bother. Sigh.

PS Word verification is “witching his”. I seriously cannot make this crap up. I wasn’t making myself suffer through the same BLECK that she had, I was dopped up on sinus cough meds . and my 2 year old can’t have anything just because she’s not 5?!

My ped also recommended Benadryl since my 10 year old was a baby. Though they say most of those things don’t work, it certainly has for my 3 kids over the years. I have seen it work like a charm in calming the nasal drip and then the coughing stops and then everyone sleeps. Also for the raw upper lip,
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just keep putting vaseline or neosporin (sp). I always slab a bunch on when they go to sleep and then in the morning. We rarely have chapped face. You did the right thing, you followed your mommy instincts!