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(ANSA) LINOSA (AGRIGENTO), 9 AGO Oggi è un giorno di festa per Cts, per l’isola di Linosa e per gli amanti della natura che hanno a cuore la sorte dei nostri mari. Riapre l’ospedale delle testuggini marine, il Centro recupero tartarughe marine del Cts, fiore all’occhiello dell’isola e punto di riferimento per la cura e riabilitazione degli esemplari nel Canale di Sicilia.

Ma ad essere felici saranno loro, le tanto amate Caretta caretta che in questa parte del Mediterraneo rimangono purtroppo spesso vittime di catture accidentali nelle reti a strascico e nei palamiti, gli attrezzi usati per la pesca al pesce spada, dice il Cts. La presenza di questo presidio, dove operano biologi e un veterinario, è fondamentale per ridurre la mortalità degli esemplari catturati accidentalmente che grazie alle cure del personale del Centro e dopo un periodo di riabilitazione possono tornare in libertà. Ma lo staff del Centro assiste anche le “mamme” tartaruga che periodicamente scelgono Linosa per deporre le loro uova. Viene infatti svolta una continua attività di monitoraggio della spiaggia per verificare la presenza di femmine in deposizione e,
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una volta individuati i nidi, un controllo e un’assistenza fino al momento della schiusa e all’entrata in acqua dei piccoli.

Il Centro, nato molti anni fa, è stato danneggiato da un incendio doloso che ha provocato seri danni strutturali e in cui sono andate distrutte molte delle attrezzature che con tanta fatica l’associazione, grazie all’aiuto di molti donatori e al sostegno della Commissione Europea, del Ministero dell’Ambiente e della Provincia Regionale di Agrigento, aveva acquistato nel corso degli anni.

Grazie ad un nuovo progetto europeo denominato Tartalife (Life12 Nat/IT937) il cui capofila è il Cnr Ismar di Ancona, realizzato nell’ambito del programma Life+ Natura, il Centro è finalmente tornato ad essere pienamente operativo. Sono stati già fatti lavori strutturali per poter riutilizzare l’immobile, anche grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale.

Sono state acquistate nuove e più moderne attrezzature veterinarie e sono riprese le attività di monitoraggio diurno e notturno della spiaggia nella speranza che quest’anno mamma tartaruga scelga di tornare a nidificare su questa straordinaria isola. Stanno arrivando anche i primi volontari che offriranno il loro prezioso contributo allo staff del Centro svolgendo anche un’importante azione d’informazione e sensibilizzazione dei confronti dei turisti e dei pescatori che da sempre hanno offerto il loro supporto allo staff del Centro. Inoltre è stato da poco siglato un protocollo d’intesa con l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia per la raccolta e l’analisi di campiono biologici.

“Siamo felici dichiarano dalla Unità Life Natura della Dg ambiente della Commissione Europea di aver contributo a riaprire il Centro tartarughe marine di Linosa dopo l’incendio doloso dello scorso anno vista l’importanza di questa struttura non solo per la Sicilia ma per l’intero Mediterraneo dove ogni anno si consuma una vera e propria strage. Si stima che siano infatti oltre 130 mila le tartarughe marine che ogni anno rimangono vittime di catture accidentali da parte dei pescatori professionisti”. (ANSA).
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Tecnicamente si chiama rilocalizzazione che in parole diverse significa riportare a casa parte della produzione perché un segmento di mercato chiede il made in Italy. Ed è il processo che ha cominciato ad affrontare nell’ultimo anno Maritan spa, calzaturificio di Dossobuono di Villafranca, che produce anche in Romania e Moldavia.

L’azienda, fondata nel 1995 da Giancarlo Maritan e oggi guidata dai figli Gabriele e Katia, nonostante la crisi del manifatturiero specializzato nel fashion, che ha indotto aziende storiche del settore anche in provincia a ridimensionamenti o riorganizzazioni, prosegue nei suoi progetti di sviluppo.

Al momento siamo tornati a produrre a Dossobuono soltanto per soddisfare una nicchia di domanda. Lavoriamo per conto terzi e con sette marchi di proprietà, alcuni (Marco Ferretti, MaritanG, Mfw) diffusi nei plurimarca italiani, gli altri nei principali Paesi europei, che approcciamo direttamente. I nostri clienti b2b, importanti brand della moda, ci hanno chiesto una produzione preferenzialmente italiana e dunque abbiamo riaperto la linea e assunto sette nuovi addetti, racconta Katia Maritan, socio della Spa di famiglia e responsabile commerciale oltre che della programmazione aziendale. un segnale che il mercato può essere considerato finalmente in ripresa? Il cliente finale, in Italia ma non solo, cerca la qualità con attenzione ai costi. La crisi non è finita e le famiglie spesso arrivano a fine mese in affanno. Si cerca il made in Italy, ma con la calcolatrice in mano per non sforare il budget, sottolinea la responsabile commerciale.

MANODOPERA. Il processo di back reshoring, come gli anglosassoni definiscono il ritorno di parte della produzione nel luogo d’origine, ha comportato una difficoltà su tutte. Trovare manodopera giovane e specializzata sul territorio, disponibile a lavorare in fabbrica, evidenziano dall’azienda, che nel Veronese ha sempre mantenuto gli uffici che si occupano della progettazione, degli acquisti e del commerciale.

PARTNERSHIP IN CINA. Il nostro punto di forza è nella strategia scelta: offrire servizi ai clienti, sviluppando progetti insieme. Un esempio su tutti? Alla fine degli anni Novanta lavoravamo molto con gli Stati Uniti. Poi, con la crisi seguita agli attentati delle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, molti nostri buyer hanno scelto di deviare gli acquisti sulla Cina, per i prezzi più abbordabili, racconta ancora Katia Maritan. Noi non li abbiamo lasciati soli, ma abbiamo costruito partnership con aziende cinesi che producono per noi calzature vendute solamente per il mercato Usa.

DESTINAZIONI UE. Sul mercato europeo, invece arriva tutta merce made in Ue: i 400 addetti circa distribuiti nei tre stabilimenti, 48 dei quali a Dossobuono, confezionano 3.500 paia di scarpe al giorno, che vengono vendute per il 70% all’estero e per il 30% sul mercato interno. Le destinazioni di riferimento sono il Regno Unito, gli Usa, il Giappone, segnalano i fratelli Katie e Gabriele Maritan, ad del gruppo che si occupa di produzione e ricerca, settore di punta dell’azienda, declinata soprattutto su materiali e tendenze.

NUOVI SBOCCHI. Proseguiamo anche alcune collaborazioni con distributori russi. Stiamo approcciando l’Australia e il Sud Africa, dove però la nuova classe media va a caccia della griffe che fa status, prima che della qualità. Per penetrare nuovi mercati rimane importante partecipare alle fiere di settore, come Expo Riva Schuh e The Micam, quattro appuntamenti all’anno a Riva del Garda e Milano, dove si incontrano i buyer internazionali di settore, aggiungono dall’impresa calzaturiera.
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