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In tempi difficili trovare valide ricette anti crisi è un must per le imprese: per le PMI, una scelta vincente è quella di puntare sulle esportazioni di prodotti Made in Italy verso i paesi emergenti. Le stime sono confortanti: +48% entro il 2017, per un valore di 136 miliardi di euro ed un incremento di 44 miliardi.

Le imprese italiane delMade in Italy sono oltre 13mila, di cui l sono PMI: lo rileva il report la dolce vita di Centro Studi Confindustria e Prometeia, che analizzando questo mercato ha individuato criticità e opportunità per la crescita delle imprese: entrare nei nuovi mercati può essere difficile per le PMI italiane, considerate le grandi distanze geografiche e talvolta culturali da colmare per raggiungerli, soprattutto i giganti asiatici, si legge nello studio. Ma un’attenta valutazione delle potenzialità dei consumi, la scelta dei veicoli ottimali di promozione e il vaglio delle eventuali barriere commerciali sono punti di partenza fondamentali per rinnovare una storia di successo.

La definizione di prodotti e ben fatti (BBF) riguarda un preciso segmento di mercato: prodotti di fascia medio alta, ma non ancora di lusso, dei settori alimentare, abbigliamento e tessile casa, calzature, arredamento. Un sottoinsieme del Made in Italy che valeva 51 miliardi di euro a fine 2011, pari al 14% delle esportazioni manifatturiere totali italiane. Il 36% viene dall’alimentare, il 32% dall’abbigliamento e tessile casa, il 14% dalle calzature e il 18% dai beni d’arredo.

Le potenzialità dei mercati BRIC

L di mercato parte da una considerazione: nel 2017 nel mondo ci saranno 192 milioni di nuovi ricchi in più rispetto al 2011, la metà dei quali proverrà dai grandi centri urbani di Cina, India e Brasile. Una classe benestante che si sta ampliando anche in paesi più vicini all (e quindi più abbordabili per le PMI italiane) come Russia, Polonia, Turchia.

Il report considera l della domanda di prodotti BBF in 30 paesi emergenti: oltre alle quattro grandi economie BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), buona parte dei paesi dell Orientale (Ucraina, Turchia, Kazakistan), molti dei quali fanno parte della Ue (Polonia, Romania, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Slovacchia), il NordAfrica e il Medioriente (Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Libia, Tunisia, Marocco, Egitto, Algeria), gli emergenti asiatici (Tailandia, Malesia, Indonesia, Vietnam) e l Latina (Messico, Ccile, Colombia, Argentina e Perù).

Il valore totale delle importazioni di questi paesi al 2017 sfiorerà i 136 miliardi di euro (135,886 mld), con un incremento del 48,2% sul 2011 che vale 44 miliardi. Per far un confronto, l delle economie mature varrà 440 miliardi, quinti la quota continuerà ad essere superiore, ma l rispetto a oggi largamente inferiore: +27,3%, ovvero 94 miliardi. Risultato: un deve stare ben attenta a non perdere di vista il posizionamento sui mercati maturi, ma i margini di crescita sugli emergenti sono superiori di 20 punti percentuali.

Passando all in particolare, la quota nei 30 emergenti analizzati era nel 2010 pari al 7,9%. Calcolando che rimanga tale, il valore delle esportazioni italiane verso quei paesi arriverà nel 2017 a 10,3 miliardi, quasi 3,2 miliardi in più rispetto al 2011. Attenzione: il valore è inferiore rispetto al report dello scorso anno, che si basava sulla quota italiana del 2009, che era più alta. Ma la flessione è attribuibile soprattutto alla quota sull russo, precipitata nel 2010 ma già in recupero da inizio 2011. In generale, il report evidenzia che un utilizzo ottimale dei veicoli di promozione del BBF verso gli emergenti e un’analisi attenta degli ostacoli all’ingresso in questi mercati possono rendere quella di 10,3 miliardi una stima prudente, destinata cioè a essere superata.

La distribuzione della nuova domanda

Un terzo della domanda aggiuntiva al 2017 (i 44 miliardi) arriverà da Russia, Cina ed Emirati Arabi Uniti.

In termini di crescita percentuale (quindi di velocità di crescita), il tasso maggiore è quello dell che in sei anni raddoppierà le importazione di BBF. Tassi di crescita sopra il 70% per Indonesia e Vietnam, sopra il 60% per Malesia e Tailandia.

Incrociando i vari dati, Emirati, Kazakistan, Polonia, Arabia Saudita e Malesia saranno tra i paesi che assorbiranno almeno il 5% ciascuno dei 44 miliardi di importazioni aggiuntive previste al 2017.

Per quanto riguarda la quota italiana, la parte del leone spetta all verso la Russia (incremento di 994 mld, totale 2017 a 3,1 miliardi). Crescita a tre cifre anche verso Cina, EAU, Arabia Saudita, Polonia, Repubblica Ceca.

Da sottolineare infine che fra i 30 paesi presi in considerazione ne manca almeno uno che ha un futuro promettente, pur restando per ora ai margini del mercato di BBF, ovvero il Sudafrica. Si segnalano anche le prospettive di Iran e Nigeria.

Le prospettive nei quattro settori

La crescita maggiore arriverà dall gli acquisti di questi paesi di arredo BBF arriveranno a 31 miliardi di euro nel 2017, 13 miliardi in più rispetto al 2011 (+72%). I primi quattro importatori sono Cina, India, Russia ed Emirati. L avrà la domanda più dinamica.

L è il settore in cui la quota italiana di importazioni BBF è più elevata, pari all nel 2010. Le esportazioni italiane nel segmento saliranno a 3,3 miliardi di euro nel 2017, dai 2 miliardi del 2011.

L dell delle calzature in questi paesi sarà del 57%, arrivando a quasi 16 mld nel 2017 (dai 10 del 2011). Gli incrementi percentuali maggiori riguarderanno Asia (soprattutto India e Vietnam) e Medioriente, lo sbocco più rilevante in termini assoluti resta la Russia, seguita da Kazakistan ed Emirati.

L a parità di quota di mercato (10,5% nel 2010), arriverebbe a 1,6 miliardi, con un aumento assoluto di oltre 500 milioni, di cui 300 da Russia e Ucraina.

Per quanto riguarda abbigliamento e tessile casa, le importazioni al 2017 raggiungeranno i 50 miliardi, +45% sul 2011 con un incremento di 15 mld. Anche qui, l è la zona più dinamica, l Europa e soprattutto la Russia ha la quota più elevata di importazioni.

A quota invariata (8,0% nel 2010), l’import dei paesi emergenti dall’Italia salirebbe a 3,8 miliardi nel 2017, dai 2,7 miliardi nel 2011. Il 40% della domanda incrementale arriverebbe dalla Russia.

Infine, l Le importazioni saliranno a 40 miliardi, 10 miliardi sopra il livello del 2010 con un incremento del 35%, doppio di quello che si osserverà nei mercati maturi (16%). La Russia resterà il principale mercato di sbocco, ma una buona metà della domanda aggiuntiva arriverà da Cina, Russia, Messico, Vietnam e Polonia.

A quota invariata (5,1% nel 2010), le esportazioni italiane crescerebbero di quasi 500 milioni di euro, arrivando a 2 miliardi nel 2017. Metà dell’incremento arriverebbe da Russia, Cina, Polonia, Repubblica Ceca e Brasile.

I veicoli migliori per esportare

Come si vede le prospettive di questi mercati sono enormi, ma le imprese italiane si trovano a dover fronteggiare una serie di difficoltà nel mettere a punto le proprie strategie, in primis a causa dell concorrenza (visto il calo della domanda europea, l va agli emergenti). Altro ostacolo: le barriere commerciali spesso esistenti in questi paesi, a protezione delle produzioni nazionali.

Sei i veicoli di sviluppo principali individuati: fiere, grande distribuzione, turismo, immigrazione (sia gli italiani all sia gli immigrati stranieri in Italia sono ambasciatori del Made in Italy ne mondo), cinema (vetrina del Made in Italy), istruzione (presenza di scuole d e di design). I primi due sono strumenti operativi, gli altri sono più trasversali e di sistema.

L delle imprese: primato PMI

Nei quattri settori esaminati, in Italia lavorano 16mila403 imprese esportatrici. Di queste, 13mila130 (l vendono prodotti BBF. Rappresentano il 20,5% delle imprese sportatrici della manifattura.
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TERMOLI Il risultato delle elezioni regionali in Sicilia, diventa per il popolo di centrodestra e anche per noi molisani, uno strumento utile per analizzare il voto nella sua massima espressione. In particolare, la vittoria di Musumeci, ci restituisce un dato da commentare sotto un duplice aspetto: la novità e la debacle annunciata da mesi del Partito Democratico.

Chi pensa oggi che l’unica alternativa e soluzione possibile da offrire ai propri cittadini sia quella di proporre una figura del tutto nuova, proveniente dalla società civile e che non abbia mai fatto politica, si sbaglia di grosso! La conferma è appunto la vittoria del Presidente Musumeci, il quale è stato negli anni un punto di riferimento per i siciliani, ricoprendo cariche istituzionali importanti quali Presidente della Provincia di Catania, Sottosegretario di Stato ed Eurodeputato. Ed è proprio per questa sua esperienza, che si è preferito eleggere un uomo capace e di grande levatura e spessore politico, grazie (anche) soprattutto alla sua attenta e precisa conoscenza delle realtà territoriali, imprenditoriali e associative della regione Sicilia; non solo, ma di tutte quelle problematiche che attanagliano le stesse e i cittadini e che, dovranno essere risolte durante il mandato elettorale.

Quanto al Partito Democratico,
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il 18,6% raccolto a stento durante la competizione, esprime sicuramente una sonora bocciatura al segretario Matteo Renzi e a tutta la coalizione di centrosinistra, oramai sottotono e sempre più distante dai problemi degli italiani. Ancora, una non condivisione esemplare di ciò che il governo centrale in questi anni ha fatto (e non fatto), mettendo letteralmente all’angolo gli italiani e le richieste di aiuto provenienti dal nostro Paese, focalizzando l’attenzione soltanto verso banche e immigrati. un dato di fatto e come tale dobbiamo prenderne atto!

Per cui, bene è stato fatto dal Presidente Silvio Berlusconi, dall’ On. Giorgia Meloni e dall’ On. Matteo Salvini a scegliere e puntare sul deputato siciliano Nello Musumeci, capace di prendere per mano la coalizione di centrodestra e a trascinarla verso la vittoria, nonostante il periodo di gran forma del Movimento 5 Stelle.

Riportando il dato elettorale anche nella nostra regione, è noto a tutti che tra qualche mese anche i cittadini molisani saranno chiamati alle urne per decidere chi sarà il Presidente della Giunta Regionale del Molise e, questa rappresenta un’occasione davvero importante (dopo quasi cinque anni) per la coalizione di centrodestra di tornare alla vittoria.

Pertanto, si potrà ripetere sicuramente il successo della coalizione anche nella nostra realtà, con la consapevolezza però che solo uniti si vince e soprattutto che l’esperienza e la capacità politica di chi ha governato la nostra Regione, permette di restituire ai nostri concittadini una classe politica seria e competente,
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sia da un punto di vista politico che amministrativo.