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allora, lo dico qui una volta per tutte: io faccio la milanese figa che lei certe cose guai! non le fa mai, pero’ poi alla fin fine sono la classica italiana media all’estero. no, beh, non da zaino invicta e occhiali da sole anche con la pioggia, quello no, dai: l’ho detto che son milanese snobbina, suvvia.

io sono la milanesa che non può fare a meno del caffè, mai, quella che cocciutamente lo cerca anche oltre l confine dove è noto che il caffè, quello vero, misteriosamente cessa di esistere.

io sono la milanesa che si ostina a bere al di la delle alpi e che poisi lamenta che è troppo annacquato, che la miscela fa schifo, eh ma non lo sanno proprio fare, ma noi italiani abbiamo la cultura del caffè, ma chissà cosa ci vuole a farlo piu’ corto, eh ma santiddio, ti avevo chiesto un ristretto e mi hai portato il paiolo di obelixe via dicendo.

è più forte di me: io mi ci impegno anche, mi dico “sara, cosa lo ordini a fare il caffe’? prenditi un the, un latte caldo, un brodino, ma lascia stare il caffè, non ne vale la pena, lo sai ma puntualmente ogni volta ci ricasco.

non capisco la ragione di questo mio comportamento, non è solo colpa della dipendenza da caffeina, credo che ci sia dietro un bisogno inconfessato di dimostrare che come le facciamo noi italiani certe cose non le fa nessuno.

perchè sì, a volte è sconfortante accorgersi che in un altro paese, tipo questo, tutto sembra perfetto, sembra essere stato progettato per funzionare sempre e bene.

e quindi io mi prendo un’infantile rivincita. i mezzi sono puntuali, la gente rispetta la fila e i semafori rossi? da voi ci sono le colonnine per ricaricare scooter elettrici e macchinine, le auto si fermano davanti alle strisce pedonali? ah sì? bravi, bravissimi, però fate un caffè che neanche mia nonna, che la moka la lava col cif e usa la cicoria tostata, riesce a compiere uno scempio tale.

insomma io sono la milanesa lamentosa sempre a caccia di un bar dove “fanno il caffè”, quello con la c maiuscola.

io me lo ricordo il primo Caffè che ho bevuto ad amsterdam, mi ricordo dove l’ho bevuto. solo a pensarci mi viene un tantino di magone perchè è un ricordo proprio degli inizi, di quelli tutti pieni di speranze e progetti e anche di paure, un po’.

io il primo Caffè l’ho bevuto ad amsterdam nord, alla fermata dei traghetti.

dietro alla stazione centrale ci sono questi traghetti gratuiti che ti portano dall’altra parte del fiume, lo ij.

tu sali con la tua bicicletta e prendi tutto il vento in faccia e il sole, se c’è, o la pioggia, che c’è di sicuro, e in pochi minuti sei dall’altra parte. lo so, non è una crociera, però è bello questo spostamento, questa piccola traversata sull’acqua. vabe’, sì, io ci ho la fissa dell’acqua. torniamo al Caffè, che è meglio.

tu prendi il traghetto in direzione ijplein e arrivi al caffè “Al Ponte”. che poi in olandese c’è una parola simile che si scrive pont e che significa traghetto e a me questo giochino linguistico piace un sacco (sì, ho anche la fissa per certe parole, tipo i palindromi. ma andiamo avanti).

Ponte è un chiosco dalla una linea essenziale. a servirti ci sono silvia, la proprietaria, o una ragazza bella e bionda dallo sguardo diretto o qualcun altro.

tu prendi il tuo caffè e ti siedi ai tavoli semplici, sulle panche. ti siedi e guardi il fiume con le barche grandissime che passano e il profilo stondato della stazione, i treni, le casebarca, gli aironi, i gabbiani, il sole che sale o che scende.

stai lì seduta e ti senti un po a casa: non esattamente a casa tua in italia e neanche a casa tua ad amsterdam. in un ideale di casa, dove ovviamente si fa del caffè come dio comanda.

ascolti tutti i rumori, ti chiudi stretta nel giaccone, un po’ di più, fumi una sigaretta, ordini un altro caffè e i pensieri ti si brinano tra le dita.

sono pensieri degli inizi, forti e sicuri, e pensieri dell’adesso, fragili e spogli come betulle.

ma passerà l’inverno e passeranno questi pensieri grigi e spennati.

e io sarò di nuovo qui a godermi l della primavera con un caffè bollente tra le mani.

nota1: la foto dai colori mozzafiato è dagli scatti di silvia pubblicati sul sito di Ponte è la vista che si puà ammirare da quel piccolo caffè sull quando il tempo è generoso.

nota2: silvia mi ha avvisato del fatto che Al Ponte durante l ha cambiato orario di apertura. durante la settimana apre alle 7 e chiude alle 14 30. nei week end è aperto dalle 10 30 alle 16 30.

Esperto? beh può essere visto che sono nato in NL e che ci son cresciuto (si anche in larghezza).

Gli amaretti (AAAARGHHH) sono i PEPERNOTEN, sono simili come gusto allo speculaas e sono solo di Sinterklaas, anzi di Zwarte piet (per quello che hai appena scritto il Sint dovrebbe portarti la altoché).

La Baguette burrosa, (amandelstaaf o amandelletter) è tipica di natale (ci sono pure le rose natalizia di zucchero/plastica sopra). Lo il panone gonfio è tipico di natale lo speculaas è interfesta che può essere mangiato solo a partire da poco prima di sinterklaas, almeno tradizionalmente. Quando c il ghiaccio sui canali si beve chocomel caldo con speculaas. Il taai pop, il pupazzoto, è tipico tradizionalmente delle donne in cerca di marito guarda caso hanno come patrono proprio sinterklaas. Alura, te capì tusa?

Le lettere al cioccolato sono tipiche di sinterklaas.

non mi resta che sperare nella S di cioccolato fondente mettendo una carota in una scarpa davanti alla stufa (non ho il camino: verro punita da zwarte piet per questo? mi metteranno in un sacco? mi porteranno i pepernoten? non mi piacciono i pepernoten)
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I looked across to the carpark and saw 21 Porsches and 1 Ferrari, all beautifully clean, polished and fuelled, along with 39 members and guests, all ready for the “run”. Old and new members listened as Ken Anson provided a briefing about the route. Ken welcomed new members participating in their first run: Simon Best, driving a 911SC (1980 Light blue) and Barry and Ursula Pritchett driving a 911 3.2 Carrera (Silver), and guests John Sharley and Bruno Scambiaterra. Armed with our comprehensive itinerary notes we left Roxburgh Park shopping centre carpark on a beautiful sunny winters’ day.

Zig zagging across the Hume freeway, we enjoyed a relaxing 89 km drive through the newly developing outer suburbs north of Melbourne and north to Kilmore. The drive included some sweeping curves, narrow bridges, a concealed switchback, roadworks and some rolling straights. We had a leisurely morning tea break in Kilmore, with time for chatting in the sunshine, with the cars in view in the car park.

The second leg of the run was 99.8km and again we zig zagged across the Hume highway. We travelled north from Kilmore to Strath Creek, and on through Broadford Flowerdale, Whittlesea, ending at Wallan. We travelled across rolling plains of farmlands, and natural bushland with gumtrees shading the road. There was little traffic on the first half of this leg as we drove down the escarpment into Flowerdale, and while the traffic increased in the second half the run, it was a very scenic drive through East Kinglake and down into Whittlesea.

The best part of the trip for me was observing the line of Porsches along the road looking ahead there were 7 Porsches snaking their way along the road and behind in the side mirror I could see another 7 Porsches. Quite a sight! As we arrived at the Hogan hotel carpark in Wallan, Ken and Harriet were waiting for us with car spaces secured for all.

Conversation flowed as lunch was served efficiently by the staff at the hotel. Neville Sampson, the photographer on the day, grabbed the smiles and machinery throughout the day. Ken conducted the raffle with lucky winners: Jeanette Sampson, Harriet Anson, Allan Hines, Bruno Scambiaterra, Norman Smith and Jane Hallam.

While most of the cars were mid 911, there were some Caymans and Boxsters. The friendliness of participants is a common feature of these runs. The passionate car owners always have something to share about their cars and today was no different. Conversational titbits included hearing about a “great” recent experience at the Porsche Sport driving school at Mt Cotton in Queensland, and a memorable and impressive factory tour and museum visit to the Porsche facility in Stuttgart, Germany. The engine of one 964 was proudly displayed complete with original oil stickers etc in response to a conversation. I also heard about the restoration of a 964, the anguish over stone chips and deliberation over tyre brands.

The route that Harriet devised was superb and the weather magic great organisation! Many thanks Harriet and Ken for a great day.

Despite the cold, rainy start for the Winter Mid 911 Run to Phillip Island on the fourth Sunday of May, the atmosphere inside the starting point of the BP Outbound, at Officer was quite warm and jovial, and akin to a post Anzac Day march, minus the hip flask additives.

To explain this further, as you know, starting an ageing car on a cold winter’s morning, and have it idle for a reasonable time to warm up, before easing it into gear without too many joint squeaks or twitches, then drive it with windows part way down to prevent fogging up the windscreen, and arrive at the first point of call without any warning lights appearing on the dash well, THAT is a great start to the day. And hence why we were happy to be sipping coffee at a highway service centre, surrounded by other frozen, like minded Mid 911 enthusiasts, ready to face the rest of the day, and knowing as well, that the heaters and demisters had finally started to kick in.

I should point out that there were a couple of newbie Porsches along for the drive as well that day. Our procession out of the service station looked like a striking rainbow of colours as we headed along the (M1) autobahn towards our first destination at Loch Village. And, as if on cue, the grey clouds parted and the sun shone in patches along our journey on the highway, and through the picturesque hills and valleys of the South Gippsland area.

Our maps and road notes were very comprehensive, and that included a pre drive briefing from Graeme Anderson, warning us about a stretch of twisty road that was hazardous when wet, and to definitely consider Plan B, if that was the case. Fortunately it was not, and the terrain definitely tested out the ride and handling on the Mid 911s, and perhaps blew out some of the dust and cobwebs from under the engine lids, just a little.

The Baw Baw ranges were shrouded in the distance, and place names like Drouin, Nar Nar Goon, Cannibal Creek, Jindivick, Korumburra and Poowong passed us by, as were it seems a growing number of organic farms specialising in strawberries, cheese, eggs, olives and wines, some with farm gate produce for sale, enticing us to perhaps revisit on another occasion.

The rain had stopped, as we zipped through groves of pines with needles floating by, making it reminiscent of an early 80’s car ad, and probably more so when we passed a bunch of Aston Martins,
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at that particular moment.

Cows and sheep were wrapped in their rugs and ugg boots, hay bales dotted lush green paddocks, and chimneys on country cottages were puffing out trails of smoke to signal a lazy morning for its occupants, who were possibly luxuriating by their fire, with a Sunday paper and hot chocolate in hand.

Fortunately for us, our next stop at the Rustic Cacao Chocolate Factory in lovely little Loch, had delightful hosts, Alan and Diana, providing warm mugs of authentic hot chocolate, and maybe a cake or three for morning tea. Conversations began in earnest about the drive, the cars, the weather, Porsche track days, snippets of personal adjuncts, car repairs, that delicious (spiced) hot chocolate, the tasty products lining the café shelves, and more auto talk, of course.

Forthwith, after taking over the village amenities, we journeyed on our way through more magnificent countryside towards the final stop, with vistas of lush hills, and distant wind turbines along the coast, making it especially distracting for the map readers, actually, probably just me, trying to follow the route directions. I think only once, did our group veer off course. That said, we all managed to pass the allocated towns of Kongwak, Almurta and Dalyston before merging onto the highway passing through Kilcunda, where the sky turned overcast again, and drops of rain began.

Phillip Island was in our sights, as we finally crossed the bridge at San Remo towards our lunch spot at The Cape Kitchen, situated right by the ocean at Newhaven.

Conditions were blustery, and the water a heaving mass of dark grey energy. Along the coast Cape Woolamai and Pyramid Rock were obscured by winds from the Bass Strait pelting the rain hard against the large window panes. We sat impervious to this as the drama unfolded outside.

Wait staff busied themselves taking drink orders from our group of thirty, who were keen to sample the menu offered for our lunch. The platters of salmon, chicken, salad and chips filled the tables and sated our appetites, we thought, until the platters of desserts arrived.

Conversation and laughter filled our corner of the restaurant, until it seemed that time had crept up on us and it became apparent that the journey home was going to take longer, the more we continued to chat. The raffle draws for the two bottles of wine capped off what was a wonderful day with promises by most to catch up again at another run in the near future.

The heavens were still pouring when everyone made a dash for their cars. So with heaters on, we left with quite a chill in the air, in fact, quite similar to how we started the day really.

9.30am on Sunday 26th Feb saw 36 eager individuals congregate at the Golden Arches in Mill Park to take part in the first mid 911 run for 2017. After coffee and a quick briefing by Ken we were off following the run notes on our way to Wallan for morning tea. The weather, blue skies and sunshine but not too hot was welcomed by those of us with the older 911’s with no aircon and meant we could all arrive without looking like we had had a shower on the way or pouring ourselves out of our seats. The route was interesting with the normal uneven rail crossings and single lane bridges to navigate around and had the added challenge of someone swapping a roundabout for traffic lights overnight or was that just a hiccup in the notes that sent half a dozen Porsches doing u turns and deviations to continue on the run?! Our stop at The Wine Hub in Wallan was excellent with coffee and fantastic cake offerings, lemon tarts and mars chocolate cake being just a couple of the best. A place I must keep in mind if passing that way again.

We left the Wine Club carefully navigating our way over the exit gutter that must have been designed to give mechanics extra business, to start part 2 of our run. Country roads with lovely views and of course another couple of bumpy rail crossings lead us to an interesting junction where the right of way was somewhat confusing. Having been pre warned of this on the well written run notes we took great caution in navigating this turn. Having passed through Wandong and Pyalong we arrived at our lunch destination of Heathcote Winery. This Winery was in the Main Street of Heathcote and was very rustic with exposed brick walls and a tranquil courtyard garden. Wine tastings were on offer, then we all sat down to a beautiful 2 course meal served with salad, just right for the temperature of the day. One new member Rohan Mayer attended the run, and the 2 bottles of wine donated by the Winery and the two supplied by the Club were won by Shelley Stepowski, Peter Day, Peter Cromie and Ken Ellaway. After this enjoyable lunch most departed to head back home around 3pm. A perfect relaxing day with fantastic weather, a hard way to spend a Sunday!

It was some months ago now on a previous club run when Ken Anson mentioned he needed someone to organize a Mid 911 register run planned for August. Since I happened to own a mid 911, perhaps he suggested it was time to take on organizing my first run. How hard could it be? So I readily agreed.

Fortunately, once reality set in and the panic started, I was also lucky enough to find myself partnered with Club Social Director, Alex Harmati, a much more experienced hand, so perhaps we could pull this off!

The weather forecast for Sunday 7th August looked good, the run had sold out and forty eager members and guests arrived at the designated meeting place, a Café in Templestowe. Time for a morning coffee, a quick briefing and we set off at 10.00am sharp to head for the Yarra Valley. A great range of cars took part including a large number of mid 911s.

The route cleared the city quickly, however on such a nice winters day we were not the only people with the idea to head to the Yarra Valley, so we encountered some traffic as we headed out through Melbourne’s north and on to Yarra Glen. After that, once through Coldstream, we moved to some quieter secondary roads where drivers could relax and enjoy the scenery.

This run was always designed to be an extended drive and it was almost 100km and close to an hour and a half later when we arrived at the morning tea location in Gembrook. The town of Gembrook is lovely and one end of the famous Puffing Billy railway line, however forty Porsche Club members arriving in quick succession put the planned stop of Spencer’s Store under a lot of pressure, luckily several other nearby Cafes were able to help out.

Just before midday the group once again hit the road, this time there was a lot less traffic for much of the route along some of the best roads in the Yarra Valley,
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with some very enjoyable and spirited driving over the next hour or so before arriving at Soumah Winery near Healesville.

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Il paper analizza i paesaggi sociali che nascono dalla configurazione spontanea di gruppi che si coagulano seguendo l’istinto di sopravvivenza e lo stato di emergenza e configurano frontiere degli stati nazione non più lineari ma fluide.

In questo contesto emerge una forma di socialità allargata, multiculturale dove la garanzia della dignità umana si fonda su atti di rinnovata solidarietà e che induce a cambiamenti radicali.

Il paper riporta il progetto Healthcare Design for Immigrants, un sistema di servizi destinati alle popolazioni immigrate che garantisce l’efficienza e l’accesso diffuso al sistema sanitario.

Attraverso strategie innovative in grado di attivare una nuova idea di welfare basato su un ruolo attivo dell’utente si sviluppa un’assistenza integrata in cui il cittadino immigrato è parte collaborativa nel percorso sanitario.

Il progetto per la sua attuazione necessita del supporto di una nuova generazione di servizi, prodotti e artefatti comunicativi che entrano in gioco in tutte le fasi del percorso sanitario: prevenzione, monitoring, diagnosi, cura e riabilitazione.

Nel campo sanitario l’utilizzo delle ICT offre un contributo determinante, per l’accesso facilitato ai dati e alle informazioni specifiche, per l’implementazione dei servizi sanitari già disponibili on line e per una più efficace gestione delle risorse.

Il sistema configura una piattaforma come spazio civico di dialogo tra i migranti e le strutture sanitarie locali e predispone un ambiente immateriale per accogliere, analizzare e offrire modelli alternativi di assistenza.

Nuovi paesaggi sociali nascono dalla configurazione spontanea di gruppi che si coagulano in zone facilmente raggiungibili e accessibili, nodi funzionali nelle rotte delle migrazioni clandestine.

Zone dove rifugiarsi e riorganizzare la propria vita che sfruttano lo stato di emergenza, regolato da accordi internazionali e che adottano misure per l’accoglienza insufficienti e discutibili. I paesaggi sociali che emergono sono la rappresentazione dell’attualità: le catastrofi ambientali, la povertà e la guerra sono le cause maggiori, da cui si sviluppano nuovi sistemi di vita, nuove organizzazioni sociali.

Le “invisibili moltitudini” recuperano gli scarti della società occidentale e ne traggono le risorse per affrontare le difficoltà, mitigare il disagio e adattarsi al cambiamento.

La nuova geografia che si delinea, vede l’Europa come un continente dai confini indefiniti, un’unica immensa città che accoglie le differenze più estreme che si collocano, occupando le zone interstiziali delle città.

Lo spazio geografico interstiziale della “Città Europa” funziona oggi come un dispositivo che filtra e organizza il movimento e i passaggi delle popolazioni migranti. Quest’immagine del continente che si dilata abbracciando nuove direzioni ci fa pensare a un’Europa mediterraneizzata, secondo l’idea del paesaggio multiculturale come luogo della mente, dalla natura plurale, come dalle descrizioni di Fernand Braudel (1998) del Mediterraneo.

Lo spazio della “Città Europa mediterranea” è, infatti, uno spazio propenso a inglobare paesaggi umani e tradizioni diverse, plasmato da un’incessante negoziazione tra i suoi molteplici protagonisti. La dilatazione dello spazio si propaga nelle zone periferiche e marginali, distanti e disconnesse, rivelando l’attitudine all’auto organizzazione, specifica delle formazioni sociali spontanee. Si tratta di regole relazionali ri create e ri adattate dalle popolazioni nell’incontro con realtà culturali e sociali molto diverse dalle loro.

Un nuovo modello economico si fa strada e, basandosi sullo sviluppo delle capacità umane, corrisponde al superamento del modello capitalistico in quanto si fonda sulla valorizzazione della singolarità di ciascuno e sulle capacità umane.

Secondo André Gorz (2004) la società deve puntare sullo sviluppo del singolo: “laddove una delle priorità sarà quella di individuare le persone e i gruppi portatori di valori e di saperi che guideranno questa transizione in seno alle imprese e alle istituzioni” (p. 21).

Il raffronto che ne deriva, è tra sapere, valore e capitale, elementi che ci guidano nella comprensione dell’enorme sviluppo che ha assunto nel tempo l’economia della conoscenza: “il sapere è una capacità pratica, un saper fare che non implica necessariamente conoscenze formalizzabili [], né tantomeno i saperi sensibili del corpo sono facilmente codificabili e non si possono apprendere se non con la pratica e l’apprendistato” (p. 22). Questo processo prevede l’emancipazione del capitale umano dal capitale; secondo A. Gorz (2004), un esempio è rappresentato dagli “artigiani del software e delle reti libere” (p. 22) che, essendo detentori di un sapere di alto livello tecnico, si oppongono alla privatizzazione dei mezzi di accesso a un sapere condiviso, bene comune dell’umanità.

Questi strumenti sono essenziali per lo sviluppo del sé nella trasformazione dell’umanità da strumentale “forza lavoro” in “forza indipendente” (p.

proprio in questo contesto sociale che il design può predisporre strategie progettuali che integrino pratiche sostenibili con tecnologie e metodi innovativi.

Il design strategico e il design dei servizi sono gli ambiti disciplinari attraverso cui sviluppare sistemi collaborativi e sperimentare modelli di partecipazione per la gestione delle domande di innovazione sociale (Cipolla, 2009).

Grazie alla sperimentazione di nuove forme di collettività gli individui diventano attori di un processo: individuano soluzioni flessibili, personalizzate e aderenti alle proprie capacità di interazione e verificano i risultati, sviluppando una nuova forma di welfare (Cipolla Manzini, 2009).

La diffusione di una società dell’accoglienza, caratterizzata dal dialogo interculturale, dalla mediazione sociale e dall’affermazione del diritto alla salute, è la premessa su cui muove il progetto di ricerca Product Service Design for Immigrants (PSDFI).

L’approccio progettuale si propone di sperimentare nuovi processi creativi in grado di fare emergere le problematiche sociali, individuare le aree di opportunità della disciplina del design e formulare le possibili soluzioni.

L’azione principale è quella di costituire un network con varie funzioni tra cui l’acquisizione e l’elaborazione dei dati, la consultazione e l’archiviazione delle cartelle sanitarie dei singoli utenti con l’obiettivo di realizzare una connessione diretta tra operatori del servizio pubblico sanitario, gli attori locali, le Ong e le popolazioni di immigrati.

Nel 2009 il progetto Mighealtnet, information network on good practice in health care for migrants and minorities in Europe, diffuso in sedici paesi, ha perseguito un simile obiettivo: fornire un sistema di servizi per rispondere alle esigenze generate dell’incremento della diversità della popolazione europea.
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