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Massimiliano Zocchi 08/10/2015 11:511La tecnica di stampa 3D sta attirando l’attenzione di settori diversi e le calzature sono solo l’ultima aggiunta. Adidas è già in grado di realizzare una scarpa dalla calzata perfetta, perché stampata sul modello del tuo piedeImmaginate un futuro dove entrando nel negozio di scarpe i commessi analizzeranno la forma del vostro piede, i punti d e il modo di correre per realizzare una scarpa da ginnastica su misura. questo il risultato che vorrebbe ottenere Adidas con la sua scarpa Futurcraft 3D, primo esperimento di calzatura realizzata con tecniche di stampa 3D.

Combinando diverse tecnologie e materiali, Adidas in grado di produrre in stampa 3D l di una scarpa da corsa, quello che in gergo si chiama midsole. Non la tipica stampa in materiale plastico a cui siamo abituati per altri oggetti, ma un tessuto flessibile,
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adatto ad ammortizzare le sollecitazioni che il piede riceve durante la corsa.

Questa scarpa personalizzata non ha solo calzata perfetta, ma anche differenti densit nei vari punti del piede, per seguire i punti d pi utilizzati dalla nostra postura. Al momento si tratta solo di prototipi, ma secondo Adidas non si tratta di un progetto fine a se stesso, bens parte di una serie di innovazioni che l vorrebbe porre in essere. E pure in tempi brevi. La prosecuzione della navigazione mediante consenso (pressione su OK) o scroll di pagina comporta l all dei cookie. Procedendo con la navigazione, dunque, autorizzi la scrittura di tali cookie sul tuo dispositivo. Se ritieni di non prestare il consenso,
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Il 3 giugno 2009 Microsoft ha presentato per la prima volta Bing, un nuovo approccio alla ricerca sul web. Con l di aiutare gli utenti a fare di pi non solo a cercare di pi In questi anni, il motore di ricerca di Redmond si evoluto ed cresciuto, allargandosi anche a piattaforme che al suo debutto non esistevano, come i tablet, e conquistando il modano mobile grazie all con Nokia e alla collaborazione di Apple. Fu Steve Jobs a decidere di proporre il motore di ricerca Microsoft su iPhone, iPad e Mac: la mossa mirava evidentemente a togliere a Google un fonte di introiti pubblicitari.

Essenziale e semplice da usare come il concorrente, Bing ha integrato via via risultati ottenuti da ricerche semantiche (per argomenti, dunque), da social network, ottimizzandoli sempre pi a seconda dell usato e del luogo in cui ci si trova. Ma una cosa sempre rimasta uguale: la foto che fa da sfondo alla pagina principale dove si effettuano le ricerche. Sempre bella, sempre diversa: ecco una galleria delle immagini pi apprezzate da chi ha usato Bing in questi cinque anni.
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Un bracconiere stato ucciso e divorato dai leoni in Sudafrica. Lo riferisce il sito ambientalista TreeHugger. L avvenuto in una riserva privata vicino a Hoedspruit, nella provincia settentrionale di Limpopo. La riserva si trova vicino al Parco Nazionale Kruger, famoso per i suoi leoni. La polizia ha ritrovato la testa dell e poco altro del suo corpo. I leoni se lo erano mangiato tutto. Nelle vicinanze sono stati trovati un fucile da caccia e munizioni, oltre a impronte che fanno pensare a un piccolo gruppo di bracconieri che accompagnava la vittima.

L scorso, nella provincia di Limpopo sono stati trovati diversi leoni avvelenati e mutilati delle testa e delle zampe.

Secondo l internazionale per la conservazione della natura (IUCN), l con sede in Svizzera che compila le liste delle specie a rischio, la popolazione mondiale dei leoni si ridotta del 43% dal 1993 al 2014. In Africa secondo l ci sarebbero oggi circa 20.000 leoni, tutti nell subsahariana, pi altri 1.400 leoni nel Parco nazionale di Gir in India. La specie classificata come (come l africano), situazione meno grave che rischio (endangered).

Le minacce principali alla sopravvivenza dei leoni sono le uccisioni indiscriminate da parte degli esseri umani, per difendere se stessi e il bestiame, la riduzione delle prede e la perdita dell Questi felini vengono anche uccisi perch le loro ossa e parti del loro corpo sono utilizzate nella medicina tradizionale in Africa, Cina e Vietnam.

Molti paesi africani permettono la caccia ad un numero limitato di leoni, utilizzando i ricavi delle costose licenze per finanziare la tutela della specie. Secondo lo IUCN per il numero di capi da abbattere spesso eccessivo. Questo porta a una riduzione dei leoni in paesi come Botswana, Namibia, Tanzania, Zimbabwe, Camerun e Zambia.

Chi difende gli animali selvatici in Africa rischia spesso la vita. Non si contano i ranger uccisi ogni anno dai bracconieri, L scorsa, in un mese ne sono stati uccisi una decina.

Anche gli attivisti animalisti sono presi di mira. Il 16 agosto dell scorso, a Dar es Salaam, capitale della Tanzania, due uomini armati hanno ucciso l animalista sudafricano Wayne Lotter, 51 anni, fondatore della Pams Foundation, che aiuta i governi africani nella lotta al bracconaggio. Il 4 febbraio scorso a Nairobi in Kenya stato ucciso in casa con una coltellata alla gola Esmond Bradley Martin, 76 anni, americano, una vita passata a dare la caccia ai trafficanti di avorio e corni di rinoceronte.
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Am 22. September 1971 verweigerte das Eidgenssische Amt fr geistiges Eigentum dieser Marke in der Schweiz vorlufig den Schutz. Es begrndete die Weigerung damit, der in der Marke enthaltene Name der Sngerin “Sheila” stimme mit der Firma der Markeninhaberin nicht berein; er lasse an eine ersonnene Firma denken und vermuten, es bestehe eine Beziehung zwischen diesem Namen und den bezeichneten Waren. Der Gebrauch einer solchen Firma widerspreche Art. 6 PVUe und Art. 14 Abs. 1 Ziff. 4 MSchG. Das Amt setzte der Inhaberin der Marke drei Monate Frist zum Beweise, dass sie diesen Namen als Marke gebrauchen drfe und worin die Beziehungen zwischen dem Trger des Namens und den bezeichneten Erzeugnissen bestnden.

1. Frankreich und die Schweiz sind dem Madrider Abkommen betreffend die internationale Registrierung der Fabrik oder Handelsmarken in der am 15. Juni 1957 in Nizza revidierten Fassung beigetreten (AS 1970 S. 1687/8). Dessen Art. 5 Abs. 1 erlaubt den Verbandslndern nur dann, einer international registrierten Marke den Schutz zu verweigern, wenn nach den in der Pariser Verbandsbereinkunft zum Schutze des gewerblichen Eigentums (PVUe) genannten Bedingungen ihre Eintragung in das nationale Register abgelehnt werden drfte, also besonders wenn die Marke gegen die guten Sitten oder die ffentliche Ordnung verstsst, sich namentlich eignet, das Publikum zu tuschen (Art. 6 quinquies lit. B Ziff. 3 PVUe; AS 1970 S. 630).

Das trifft nicht schlechthin schon dann zu, wenn die Marke einen Bestandteil aufweist, der an sich auch in einer Firma vorkommen knnte. Sonst wren Wortmarken nie schutzfhig, denn jedes Wort ist auch als Bestandteil einer Firma denkbar, da ja Aktiengesellschaften und Genossenschaften ihre Firma frei whlen knnen (Art. 950 OR). Insbesondere sind Vornamen als Marken oder Markenbestandteile nicht deshalb unzulssig, weil auch Firmen einen solchen Namen enthalten knnen. JANINE, BEATRICE, ANGELIKA, BIANCA, BRIGITTE, CAROLA, CLAUDIA und PETRA (Marken Jahressammlung des eidg. Amtes fr geistiges Eigentum 1967 S. 73 und 80; Schweizerisches Patent , Muster und Marken Blatt (PMMBI) 1971 IV S. 184 und 185; s. ferner PMMBI 1971 IV 259, 271, 314, 315, 323, 347, 419, 519, 691, 890 und 892). In anderen Fllen ist der als Marke eingetragene Vorname auch Bestandteil der Firma des Markeninhabers. zu bei den Marken STELLA, ANDRE und NELLY (Marken Jahressammlung 1965 S. 1210, 1967 S. 2108; PMMBl 1971 IV 282 und 901).

Das heisst nicht, ein Vorname in einer Marke knne nie die Stellung einer ersonnenen Firma einnehmen. Diese Stellung kann ihm durch den Zusammenhang mit anderen Bestandteilen der Marke verschafft werden. Die Marke muss immer als Ganzes gewrdigt werden, so auch im vorliegenden Falle, wo sie nicht bloss aus dem Vornamen Sheila besteht, sondern SHEILA DIFFUSION lautet. Das Wort diffusion, das hier den Sinn von “distribution” hat (s. ROBERT, Dictionnaire alphabétique et analogique de la langue franaise unter “Diffusion” und “Distribution” und LITTR, Dictionnaire de la langue franaise unter “diffusion”) erweckt den Eindruck, der Hersteller oder Hndler, der die mit dieser Marke gekennzeichnete Ware auf den Markt bringe, heisse Sheila oder trage diesen Vornamen in seiner Firma. Denn jeder Vertrieb setzt ein Subjekt voraus, das ihn vornimmt. Der Gedanke an eine Firma drngt sich umso mehr auf, als Marke und Geschftsfirma identisch sein knnen (Art. 1 Abs. 1 MSchG) und tatschlich oft identisch sind oder der Geschftsinhaber hufig einen charakteristischen Bestandteil seiner Firma, besonders einen Vornamen (Stella, André, Nelly usw.) als Wortmarke gebraucht.

Aus BGE 92 II 307 f. ergibt sich, dass am 2. Januar 1964 in Paris mit Untersttzung der Sngerin Annie Chancel und ihrer Eltern die Gesellschaft “La Boutique de Sheila SA” gegrndet wurde, die mit Damenkleidern Grosshandel treibt. Charakteristischer Bestandteil des Namens dieser Gesellschaft ist der angelschsische Vorname Sheila, der als Pseudonym der erwhnten Sngerin bekannt geworden ist. Das Wort Sheila in der Marke SHEILA DIFFUSION ist eine Nachahmung oder Nachmachung dieser Firma. Die Marke der Beschwerdefhrerin lenkt die Gedanken des Lesers umso mehr auf die Firma “La Boutique de Sheila SA”, als sie zur Verwendung auf Waren gleicher Art, wie diese Gesellschaft sie vertreibt, bestimmt ist.

Art. 14 Abs. 1 Ziff. 4 MSchG setzt weder voraus, dass die nachgeahmte oder nachgemachte Firma im schweizerischen Handelregister stehe, also in der Schweiz gemss BGE 79 II 307 ff., 90 II 197, 318, 98 II 59 f. als Handelsname geschtzt sei, noch dass ihr Trger hier mit dem Markeninhaber im Sinne von BGE 76 II 96, 79 II 314, 88 II 32 Erw. 2, 90 II 323 f., 91 II 123, 98 II 60 ff. im Wettbewerb stehe. Denn die erwhnte markenrechtliche Bestimmung ist nicht ein Ausfluss der Ansprche auf Firmenschutz und Lauterkeit des Wettbewerbes, sondern will wie Ziff. 2 des Art. 14 Abs. 1 unabhngig von den Interessen des Inhabers der nachgeahmten oder nachgemachten Firma den guten Sitten dienen, namentlich einer Tuschung des Publikums ber die Herkunft der Ware vorbeugen. Daher ist unerheblich, dass die Gesellschaft “La Boutique de Sheila SA” ihren Sitz in Frankreich hat und nicht feststeht, ob sie heute auch in der Schweiz geschftlich ttig ist, insbesondere ob sie etwa die in den Akten erwhnte Boutique Sheila am Grand Passage in Genf beliefert. Es gengt, dass sie in der Schweiz nicht vllig unbekannt ist. aus BGE 92 II 305 ff. oder aus ihrem Verkehr mit Paris, knnten sich vorstellen, sie bringe die mit der Marke SHEILA DIFFUSION versehenen Kleider auf den Markt. Diese Gefahr ist umso erheblicher, als die Belieferung der Schweiz mit Damenkleidern aus Paris gerichtsnotorisch ist. Schweizerische Einkufer, die sich in Paris mit solcher Ware eindecken, knnen umso eher irregefhrt werden, als auch die Beschwerdefhrerin ihren Sitz in Paris hat.

In BGE 92 II 305 ff. wurde ein Anspruch der Annie Chancel auf Lschung der von der SA des produits Clermont et Fouet am 13. Mrz 1963 hinterlegten Parfmeriemarke SHEILA verneint. Das Bundesgericht fhrte aus, drei oder vier Monate eines raschen, durch Fernsehen, Rundfunk und geschickte Propaganda aufgebauschten Erfolges htten der Sngerin nicht gengt, um ihr Pseudonym schon im Zeitpunkt der Hinterlegung der streitigen Marke so durchzusetzen, dass ihm eine Bekanntheit gesichert war. Annie Chancel habe daher kein subjektives und ausschliessliches Recht auf den bekannten und verbreiteten Vornamen Sheila; dieser sei Gemeingut.

Aus Schreiben von Sendeleitern der Rundfunkstudios von Lausanne und Genf von Mai 1972 und anderen Urkunden ergibt sich indessen, dass Annie Chancel unter dem Pseudonym Sheila wegen ihrer Schallplatten und ihres Auftretens im Fernsehen seit Mrz 1963 im franzsischen Sprachgebiet der Schweiz sehr bekannt geworden ist und sich zusammen mit wenigen anderen jungen franzsischen Sngerinnen (Mireille Mathieu, Franoise Hardy, Sylvie Vartan) der grssten Gunst des Publikums erfreut. Der jhrliche Umsatz an Schallplatten und Musik Kassetten mit Chansons von ihr ist stndig gestiegen. Ihr Pseudonym hat sich in den Lndern franzsischer Zunge durchgesetzt und kennzeichnet sie dort als Sngerin. Der Beschwerdefhrerin ist deshalb nicht beizupflichten, wenn sie geltend macht, der Ruf dieser Sngerin unter dem Pseudonym Sheila sei heute ziemlich verblasst. Gegenteils individualisiert dieser Deckname Annie Chancel in der Vorstellung gewisser Kreise jetzt gengend.

Es ist nun nicht ausgeschlossen, dass das Zeichen SHEILA DIFFUSION in diesen Kreisen den Eindruck erwecken knnte, die mit ihm versehenen Damenkleider wrden von Annie Chancel auf den Markt gebracht. Denn durch BGE 92 II 305 ff. ist bekannt geworden, dass sie und ihre Eltern ein Unternehmen der Damenkleiderbranche untersttzen. Jedenfalls knnte aus der Marke geschlossen werden, Annie Chancel unterhalte Beziehungen zur Beschwerdefhrerin oder die von dieser vertriebenen Kleider wrden von der Sngerin empfohlen oder getragen. Die Mglichkeit von Irrefhrungen dieser Art gengt, um eine Marke unzulssig zu machen; es ist nicht ntig, dass das Publikum sich vorstelle, die in der Marke genannte Person sei Inhaberin des Geschftes, das die Ware anbietet (Urteil der I. Zivilabteilung vom 22. 4 b, verffentlicht in PMMBl 1972 I 33). Die Marke SHEILA DIFFUSION geht auf irrefhrende Reklame aus und verstsst daher gegen die guten Sitten. Sie lsst sich in dieser Hinsicht mit der Marke KUEBLER RAD oder KUEBLER vergleichen, die auf den Rennfahrer Ferdinand Kbler anspielte (BGE 77 I 77 ff.). Dass ausser Annie Chancel auch andere Personen berechtigt sind, sich Sheila zu nennen, ndert nichts. Die Beschwerdefhrerin heisst nicht Sheila und bezieht ihre Ware auch nicht von einer Person dieses Namens. Sie hat daher kein berechtigtes Interesse, ihn als Markenbestandteil zu gebrauchen. In dieser Hinsicht unterscheidet sich die vorliegende Sache vom Falle der Kbler Marke, deren Inhaber selber auch Kbler hiess, aber dennoch unterlag.
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Per i residenti nelle Regioni e nelle Province Autonome convenzionate con l’ACI (, , , ,

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ne è del diritto mentre la tecnica s del nascere e morire umano? La domanda posta da Natalino Irti (2007, p. 41) ci conduce direttamente al cuore del problema del biodiritto. Esso indica molto di più di un neutro legame tra vita e diritto: da una parte vita smette di essere una semplice durata, un intervallo di tempo tra nascere e morire, cui erano affidati confini certi, e persino sacri e inviolabili. Dall diritto smette di essere un semplice meccanismo di regolazione. Giuridificare la vita significa metterla in e, di conseguenza, incidere direttamente su destini, scelte, progetti: mai come in questo caso il diritto si costruisce come tecnica, e insieme potere, che aggiudica libertà e limiti, possibilità che si aprono e contingenze che ne riducono gli spazi. Il gioco che si instaura tra la vita e le regole (Rodotà 2006) si snoda sempre su equilibri provvisori e instabili tra le tante dimensioni della vita, gli ambivalenti poteri della tecnica e le domande crescenti che vengono rivolte all e al diritto. Mai soltanto limite e mai soltanto potere legittimamente riconosciuto, il diritto si trova di fronte all della vita con compiti difficili. Paradossalmente dovrà prendere distanza dalla vita per poterla regolare.Prima che il legame tra scienze della vita e diritti dell venisse richiamato direttamente da testi di legge, e diventasse tema rilevante, il rapporto tra diritto e dimensione vitale dell si era già da tempo imposto alla cultura giuridica. Mai, però, in questa forma e con questa intensità.dei rapidi progressi della biologia e della medicina e che un uso improprio della biologia e della medicina può portare ad atti che mettono in pericolo la dignità umana così esordisce il preambolo di un importante testo normativo che ha per soggetto i europei Affermando che i progressi della biologia e della medicina devono essere utilizzati per il beneficio delle presenti e future e riconoscendo l di un dibattito sulle questioni sollevate e sulle risposte da dare viene solennemente emanata la Convenzione sui diritti dell e la biomedicina (Convenzione di Oviedo).Il testo dell 1997 emanato dal Consiglio d è preceduto dal Preambolo in cui si traccia il senso e si individuano le linee di un intervento normativo intorno alla questione della biomedicina.Come accade per molti documenti giuridici, questo appare immediatamente nella sua natura di testo assume come compito quello di tracciare linee guida, norme, limiti al possibile utilizzo improprio delle tecnologie biomediche. A questo proposito, la Convenzione si dimostra anche una sonda efficace della rilevanza dei problemi e delle inquietudini di un Non è il primo, né sarà l ma è forse il testo normativo in cui, più esplicitamente, irrompe la questione della della vita come confine oltre il quale la tecnologia non può spingersi e non può espandere competenze e domini.Tale testo appare come sensore potente della percezione del problema e dei compiti da affidare alle regole giuridiche. Non vieta né legittima, ma disegna solchi giuridicamente compatibili, secondo un linguaggio consentito al diritto, in cui libertà e autonomia delle singole sfere sono sempre riconosciute entro paradigmi e confini giuridicamente compatibili. Al di là dei singoli contenuti e delle specifiche previsioni, questo testo mostra un rapporto, non sempre lineare, tra il diritto e la vita. Lo si può definire un testo biogiuridico in cui si percepisce una diffusa richiesta di consapevolezza pubblica, oltre che l di direttive e principi cui ispirarsi. Le questioni della biomedicina così vengono definite hanno fatto, dunque, irruzione nel sistema delle regole giuridiche, forse in ritardo, magari con una tematizzazione non del tutto soddisfacente, con tante incertezze, ma hanno anche imposto riflessioni alla province of jurisprudence.Di fronte alle ormai consuete accelerazioni della tecnica, gli anni più recenti hanno mostrato una sola apparente divaricazione. Da una parte si è assistito al crescere di un dibattito, a volte dal carattere un po sul cosiddetto postumano, una sorta di Atlantide piena di chimere e di corpi elettronici; dall si è registrata una diretta conferma del presagio della filosofia di fine Ottocento secondo cui il nella sua fisicità, avrebbe costituito il rosso dell modernaTra un corpo scomparso e un corpo ritrovato, la discussione pubblica si è concentrata in maniera prepotente sulla dimensione della vita e della sua Tracce di tali discussioni si ritrovano in molti luoghi, ma testimonianze rilevanti dello stato della questione sono consegnate, come non mai, a quei testi normativi che ne recepiscono il problema e ne possibili soluzioni. L stringente tra il diritto e la vita (il life dominion) risiede esattamente in questo punto e caratterizza in maniera puntuale l contemporanea. Per questo il diritto, che è un complesso sistema costituito da prescrizioni, decisioni, e da ragionamenti su prescrizioni, è diventato per larga parte biodiritto, avendo fatto proprio l delle relazioni tra limiti e possibilità della vita, quando la vita, si dice, diventa manipolabile da parte della tecnica.Questo secolo si è aperto con uno dei testi normativi più significativi nella storia del costituzionalismo, la Carta dei diritti fondamentali dell Europea (Carta di Nizza) del 2000 entrata in vigore nel 2003; il documento è destinato a costituire la parte seconda del Trattato costituzionale europeo, attualmente in via di riforma.La sua importanza è da rinvenire a diversi livelli, di cui alcuni attengono al carattere costitutivo di questo inedito spazio politico dell (fra, ma anche oltre gli Stati), altri alla dimensione, non soltanto simbolica, dei diritti che vengono sanciti, altri ancora al loro specifico contenuto. Non è nuova, del resto, la tendenza a leggere i documenti giuridici come veri e propri testi letterari che informano sull sulle sue sensibilità, sui suoi temi rilevanti. Letta come un del proprio tempo, la Carta di Nizza appare come un testo particolarmente importante per il modo in cui adotta un linguaggio normativo riferito a temi, o assenti, o soltanto in ombra nelle precedenti esperienze costituzionali. Ripercorrere la mappa delle sue prescrizioni significa ritrovarsi di fronte a un singolare giuridico della vita degli individui ( nella tradizione più francese).L è dedicato alla clausola della dignità umana (degli umani) definita come inviolabile e oggetto di rispetto e tutela da parte della sfera pubblica. La dignità, che prende il posto, forse riassumendole, delle più tradizionali clausole dell e della libertà, aveva fatto il suo ingresso nelle costituzioni e nelle carte dell dopoguerra quando, in maniera forse più decisa, le comunità politiche avevano sancito il più della violenza e della che soltanto il rispetto dei diritti fondamentali delle persone avrebbero potuto fermare.Nel riconoscimento della dignità dell umana vi è qualcosa in più: nella Dichiarazione universale dei diritti dell del dicembre del 1948 la dignità si articolava nell diritto a come uomini con echi kantiani facilmente riscontrabili. La consapevolezza che uomini spesso non coincide con l umanità aveva spinto la comunità internazionale a porre la dignità della vita di ogni individuo al centro dello statuto giuridico degli individui e come cuore pulsante delle costituzioni: essa era progetto positivo da perseguire all della sfera pubblica e limite negativo all di qualsiasi potere. Ancora più esplicitamente, nella Costituzione della Repubblica Federale di Germania del 1949 e nella giurisprudenza che l interpretata e applicata, è stata intesa come salvaguardia della vita, materiale e immateriale, di ogni individuo di fronte a sofferenze gratuite imposte da qualsiasi prepotere. Vi sono tracce anche nella Costituzione italiana (artt. 2, 36, 41), anche se meno visibili di quelle emergenti in altre leggi fondamentali.Ripartire da questa tradizione nel testo costituzionale europeo non è senza significato, anche perché in questa maniera si individua un passaggio dalla categoria del soltanto centro di imputazione giuridica astratta, a quello delle persone con le loro scelte, i loro destini, la loro esistenza concreta. Che il referente della dignità sia la nella sua complessità è indicato da quella mappa ideale della Carta di Nizza che fa seguire all in chiave di dignità, la sanzione del alla vita (art. 2) di ogni individuo e l conseguente, della pena di morte che è antitesi, appunto, del diritto alla vita. Dignità della vita va intesa specificamente come dignità di una in quanto singolo e nelle formazioni sociali: qualificazione di una modalità che tiene sempre insieme individuo e comunità e lega lo ius solitudinis alla più aperta socialità che si esplica nelle relazioni, nei gruppi. Si potrebbe dire che si tratta di persone carne e ossa per riprendere la nota formulazione di Walter Benjamin; ed è proprio a partire da questo contenuto giuridico minimo che ogni altro diritto può trovare una forma di riconoscimento.Nella sua declinazione costituzionale, infatti, la vita materiale e immateriale degli individui trova cittadinanza nell delle regole giuridiche, che è molto di più della sua semplice Si può ricostruire nel testo costituzionale europeo una specifica della vita, con tutte le sue più diverse dimensioni, da quella puramente biologica a quella propriamente psichica o spirituale: in controluce finiscono per evidenziarsi le complesse pieghe del body mind problem (corpo/mente), con tutti i suoi incidenti ma questa è altra questione. Dunque ogni individuo, continua la Carta all 3, ha diritto alla propria fisica e psichica Si allarga così lo sguardo rispetto ai codici civili del secolo scorso e si parla insieme di soma (corpo) e psyché, non separandoli, ma connettendoli reciprocamente. Quella che sembrerebbe soltanto una clausola generale, che rischia di svuotarsi, viene progressivamente riempita da puntuali riferimenti tanto al contenuto della vita quanto alle scelte immateriali che possono connotare lAl 2 co. si ribadisce, ed è qui la novità, che nell della medicina e della biologia devono essere rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, il divieto delle pratiche eugenetiche selettive della specie, il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti fonte di lucro, il divieto della clonazione riproduttiva. Anzi, proprio nella grammatica della vita che il testo costruisce, biologia e biografia non si sovrappongono; il carattere biografico dell è molto più legato a dimensioni esistenziali che si consumano dentro forme collettive, condivise, dentro una contingenza storica indipendente dai cromosomi. Due gemelli vissuti in ambienti diversi mostrano, per es., diversità profonde e atteggiamenti culturali differenti; il cosiddetto diritto all è qualcosa di più del semplice dato genetico e le leggi europee sulla privacy lo hanno di recente ribadito. Persino in decisioni giudiziarie si parla del ad essere sé stesso come diritto a scrivere la propria storia con parole e racconti, almeno in parte, propri: oltre che biologia è anche, se non soprattutto, biografia. L è sicuramente dato genetico, ma è anche della memoria di sé persino nei documenti giuridici.Le declinazioni complesse della nei testi costituzionali che questi ultimi decenni ci hanno proposto si sforzano di indicare il perseguimento del fine della dignità come compito collettivo in cui ci sono doveri della sfera pubblica da attivare. Il modello che torna è quello illuminista consegnato a leggi fondamentali come la Costituzione francese del 1793 che ribadiva il dovere di tutti di tutelare e attuare i diritti individuali. E questo vale soprattutto per la clausola della dignità che, in ambiente anglosassone, è stato definito come il knockdown argument.Il nuovo habeas corpus passa infatti per il divieto rivolto ai pubblici poteri di sottoporre alcuno a o trattamenti inumani e degradanti (Carta di Nizza, art. 4), per l di rimuovere le di schiavitù o di servitù e le costrizioni a un forzato o obbligatorio e per la proibizione della di esseri umani (art. 5). Tali prescrizioni sono accompagnate anche da un vincolo di penale per gli Stati membri che l Europea ha ribadito nelle politiche di sicurezza e giustizia. Che poi le prescrizioni non siano sempre accompagnate da prassi di politiche sociali adeguate non è, ovviamente, questione di dettaglio ma è sicuramente altro discorso. Dello stesso tenore appaiono gli espliciti richiami al dovere di rispettare e far rispettare la privata e familiare di ogni individuo, il e le sue comunicazioni (art. 7): il nome possibile è quello dell di ogni individuo, come presupposto della dignità, da realizzare attraverso tutele negative e obblighi positivi (habeas data, protezione dei dati personali e libertà di scegliere la propria dimensione di vita). Non si giunge alla nota sanzione del diritto alla felicità della Costituzione americana, ma sicuramente a un singolare diritto alla vita degna, in cui tanto felicità quanto vita degna non sono intese in maniera monologante, a valore unico e imposte dall come nello Stato etico. Le norme indicano il diritto a ricercarle individualmente, ma anche l a rimuovere gli ostacoli che a esse, nei fatti, si frappongano.In questo senso vanno interpretate le norme che proteggono i singoli cittadini da pratiche statuali contrarie alla dignità (art. 19) e quelle che traducono il principio di uguaglianza in divieti di discriminazione. Le forme della discriminazione, sempre possibile nei fatti, sono indicate nel testo giuridico con lo stile di una grande narrazione che la tradizione costituzionale europea, non ultima quella della Costituzione italiana del 1948, ha conosciuto. Si parla infatti di discriminazione in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l o le tendenze sessuali (art. 21); non ultima viene interdetta quella particolare discriminazione fondata sulla che pure, come è peraltro ben noto, nella discussione pubblica europea, non di rado abbiamo visto ritornare.Lo schema adottato è quello della diversità non come limite, ma come struttura costitutiva dell La novità non secondaria è che nel catalogo delle discriminazioni figurano inediti come le caratteristiche genetiche che vengono esplicitamente richiamate; questo non è semplice omaggio ai novissima del dibattito scientifico. Si tratta di un problema di etica della vita pratica che il diritto europeo affronta perché l quotidiana ha suggerito la rilevanza e la ricorrenza di discriminazioni sulla base della genetica: si pensi ai casi giudiziari frequenti decisi da corti nazionali e dalla Corte europea dei diritti dell di Strasburgo sulla discriminazione nei contratti di lavoro e nei contratti di assicurazione in cui la della genetica viene usata per prevedere inefficienze lavorative o rischi assicurativi. Qui si vede come il dato si trasformi in atteggiamento culturale e in pratica sociale, che hanno a che fare fino in fondo con la e la sua uguaglianza e, quindi, inevitabilmente, con il diritto. Si tornerà più avanti sui dati genetici, su cosa siano dal punto di vista giuridico, sul loro statuto, ma fin da ora va sottolineato il fatto che il diritto incorpora (internalizza con una Verkrperung) il linguaggio della scienza traducendolo nel suo. Così nei testi costituzionali i dati genetici sono fonte di discriminazione, altre volte costruzione dell che attengono a dimensioni della vita che non possono essere mai esaustive. Non a caso la Carta immediatamente dopo prende in considerazione la condizione sessuale e l donne, uomini, bambini, anziani, disabili. Il lessico ci pone direttamente di fronte alla questione del bios con la sua singolarità (l il sesso, la malattia) e la sua relazione infraumana: non è richiamata la dimensione di un soggettività giuridica, ma quella dell concreta, delle singole vite con tutte le loro determinatezze.Più apertamente che in passato, questo testo costituzionale fa emergere un singolare rapporto tra la vita e il diritto: la vita suggerisce il diritto (nomos) e il diritto interpreta e regola la vita (tanto bios quanto zoé). Il gioco è quello dell relativa dell e dell ma anche quello di una loro relazione ineliminabile che, pur esistendo da sempre (si pensi al nomos empsychos di scuola platonica), soltanto qui e soltanto ora diventa semanticamente influente.Dunque questo secolo si è aperto con un testo che affonda lo sguardo sulla vita e che quindi è esempio di quella cultura biogiuridica che si era andata costruendo nella scienza, che aveva fatto il suo ingresso nei testi normativi e che si era proposta come di fronte alla giurisdizione negli ultimi anni del secolo scorso. La Carta di Nizza, che abbiamo ricostruito attraverso il filo rosso della dignità della vita, non fa altro che coagulare tracce già visibili di una regolazione e di una tematizzazione giuridica della questione del bios, individuale e collettivo. Si pensi a metà degli anni Novanta al Protocollo di Kyoto, nel quale si sottraeva all (pubblica, degli Stati, e privata) e si definiva comune dell il fondo del mare, da preservare in quanto custode del patrimonio genetico dell da trasmettere alle future Si era avuta un con il Trattato sullo spazio extratmosferico (1967), con l per la salvaguardia delle risorse naturali della Luna e degli altri corpi celesti (Moon Agreement, 1979), con la Convenzione sulla diversità biologica (1992).Accanto a molti altri vanno richiamati alcuni testi normativi, non per caso sovranazionali, che hanno anticipato i contenuti della Carta e che rappresentano il modello di una forte delle tematiche della vita nel panorama del diritto. Le domande che abbiamo visto crescere nella scienza e nell pubblica hanno trovato alcune prime risposte in importanti testi giuridici, così come il diritto può fornire risposte. Va sempre infatti richiamata la nota legge di Hume per cui non si possono dedurre fatti da norme, descrizioni da prescrizioni, e che tra previsione normativa e realtà che dovrebbe a essa adeguarsi vi è sempre una cospicua distanza di sicurezza (la normativa è il pericolo in cui si incorre). Questo significa che non basta una norma perché la della vita si realizzi, ma senza la norma non si possono imputare inadempienze da cui nasce la sua lesione.Se ci sia, quale possa essere e come regolare improprio della biologia e della medicina è la domanda con cui, abbiamo visto, esordisce il Preambolo della Convenzione di Oviedo del 1997 dedicata significativamente ai diritti dell e alla biomedicina; tale domanda è rivolta al diritto in maniera del tutto differente rispetto all alla religione, all alla politica. La domanda di regolazione rivolta al diritto nasconde richieste di orientamenti normativi generali e vincolanti, non incompatibili, ma diversi rispetto a quelli elaborati dall Di fronte alle tante comunità morali e alla pluralità delle scelte (la delle scelte al diritto si chiedono principi e direttive unitarie e condivise: che ci si riesca è un altro conto e ciò dipende dal fatto che non si realizza tanto facilmente la del diritto rispetto agli orientamenti morali.Dall al dirittoIn un documento informativo del Consiglio di Stato francese del 1988 intitolato non a caso Dall al diritto, si diceva che il cammino dall al diritto sarebbe stato inevitabile e che le questioni della vita sarebbero ricadute prima o poi nel dominio del diritto con un salto difficile, ma obbligato, dalla alla quanto è avvenuto all dei sistemi giuridici nazionali e, in maniera più significativa, all di essi in una sfera pubblica più vasta. Uno degli esempi più evidenti è offerto dalla Convenzione di Oviedo che traccia alcune linee normative (i sono, mai come in questo caso, delle regole nei confronti della biomedicina. Ponendo al centro la dignità della persona, si subordina ogni intervento al consenso, informato e t
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Il candidato di Forza Italia in Australia, Ernesto Marcian pubblicava nel 2015 su Facebook insulti a sfondo sessuale contro Laura Boldrini. Quindi, invitava i suoi amici “camerati” a “sparare” a quelle “merdacce” di immigrati colpevoli di “violentare le nostre donne” e “uccidere i nostri anziani”. “Fossi rimasto in Italia chiosava una banda armata l organizzata”. Quei post di due anni fa sono riemersi oggi dopo che Marcian che abita da 14 anni a Perth dove ha lavorato per un patronato diventato ufficialmente il candidato alla Camera per il partito di Silvio Berlusconi.

Forza Italia, per voce del candidato Osvaldo Napoli, si scusa con Boldrini. “Marcian dichiara l forzista ha chiesto scusa per quelle affermazioni e alle sue aggiungo le mie alla presidente della Camera. Marcian ha fatto di pi ha preso anche le distanze da se stesso”.

Scovato da Radio Capital, Ernesto Marcian non ha negato di aver insultato la presidente di Montecitorio, offrendo scuse grottesche. “Faceva la ragazza coccod si giustifica Marcian “Cantava alla Camera bella ciao e si sa che i partigiani sono stati anche criminali che hanno ucciso vittime innocenti”. Ma che c tutto questo con gli insulti a sfondo sessuale contro Laura Boldrini?

Marcian prosegue nella sua assurda giustificazione: “Era una nota allegorica, ognuno di noi ha scheletri nell Non mi sento di essere giudicato perch ho usato quei toni su Facebook. Non c una giustificazione, stata una cosa folcloristica, non ho commesso nessun reato contro la Boldrini”.

“Ha commesso il reato di diffamazione” gli fa notare chi lo intervista. Ma Marcian fa finta di nulla e non ritiene, per quei suoi post politicamente imbarazzanti contro la Boldrini e contro gli immigrati, di dover ritirare la propria candidatura. “Il mio nome stato scelto dal partito”,
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taglia corto.

“Non penso di ritirare la candidatura si difende il candidato di Fi sono una persona molto tranquilla. Sono un moderato Prendo le distanze anche da me stesso. Ma si deve capire che pu succedere che il linguaggio talvolta scada. Pu pure succedere che non li abbia scritti io quei post, ma li abbia scritti qualcuno per me. Sa com ogni tanto tra amici si fanno degli scherzi”.

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Prima gli insulti, come “sporco negro”, poi le botte. Aggressione a sfondo razziale nella notte nel centro di Roma. Le vittime, un cittadino del Bangladesh e un egiziano, sono stati circondati da cinque ragazzi in piazza Cairoli e aggrediti, dopo essere stati insultati. Ad avere la peggio il ventisettenne del Bangladesh, trasportato in ospedale con traumi al volto giudicati guaribili in 30 giorni. La polizia ha bloccato cinque ragazzi tra i 17 e i 19 anni. Uno è stato arrestato, gli altri sono stati denunciati.

L’allarme è scattato intorno alle tre della notte scorsa, quando la polizia è intervenuta per soccorrere un uomo sanguinante a terra in Piazza Cairoli, nel centro storico della città. Accanto a lui, un cittadino egiziano che avrebbe raccontato che erano stati vittime di un’aggressione da parte di alcuni ragazzi, che avrebbero rivolto loro insulti a sfondo razziale, passando poi alle vie di fatto.

Dalle descrizioni fornite dalle vittime gli agenti del commissariato Trevi hanno fermato poco dopo cinque giovani in Via delle Botteghe Oscure. Si tratta di un 17enne, tre 18enni e un 19enne. Uno di loro è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Per gli investigatori si sarebbe accanito sulla vittima quando era già a terra, colpendola ripetutamente con calci al volto. Gli altri ragazzi invece sono stati denunciati per lesioni aggravate e percosse.
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1. Nach dem angefochtenen Urteil steht fest, dass die Beschwerdegegner zum Zwecke des Weiterverkaufs whrend Jahren in grossen Mengen Birnenweggen hergestellt oder durch ihre Angestellten haben herstellen lassen, deren Fllung zum Teil aus Birnentrester bestand, der fr die Tierftterung bestimmt war. Die Vorinstanz hat, was von der Staatsanwaltschaft bersehen wird, in diesem Verhalten objektiv insoweit eine Warenflschung und ein Inverkehrbringen geflschter Waren gesehen, als sie eine Wertverringerung der Ware angenommen hat. Ein Nachahmen oder Verflschen hat sie dagegen verneint.

a) Zur Wertverringerung fhrt die Vorinstanz aus, die Beschwerdegegner htten ihren Birnenweggen keinen besonderen Qualittsanschein gegeben, aus dem auf die ausschliessliche Verwendung ganzer gedrrter Birnen htte geschlossen werden knnen. Wenn Obsttrester auch minderwertige Nebenprodukte seien, so bedeute ihre Verwendung in Backwaren doch nur dort eine Wertverringerung, wo der Konsument mit solchen Zutaten nicht rechnen msse. Es sei indessen nicht dargetan, dass nach der Verkehrsauffassung die Fllung gewhnlicher Birnenweggen ausser gedrrten Birnen nicht auch Stoffe minderer Qualitt enthalten drfe, namentlich wenn, wie im vorliegenden Fall, die Ware verhltnismssig billig sei. Indessen sei dennoch eine Wertverringerung zu bejahen, weil der fr die Tierftterung bestimmte Birnentrester nach den Erhebungen des Kantonschemikers direkt getrocknet worden sei, welches Vorgehen die Gefahr gesundheitsschdlicher Verunreinigungen berge. Da der von den Beschwerdegegnern verwendete Trester fr die menschliche Ernhrung nicht zu empfehlen sei, habe die Birnenweggenfllung einer vom Publikum als selbstverstndlich vorausgesetzten Anforderung nicht gengt und sei somit in ihrem Wert verringert gewesen.

Mit dieser Begrndung kann eine Wertverringerung im Sinne der Art. 153 und 154 StGB nicht bejaht werden. Wie der Kassationshof in BGE 81 IV 99 und 161 entschieden hat, wollen diese Bestimmungen nicht der ffentlichen Gesundheit oder sonstwie dem menschlichen Wohlbefinden dienen, mit anderen Worten, vor dem Gebrauch oder Verbrauch mit sachlichen Mngeln behafteter Waren schtzen. Schutzobjekt der Art. 153 und 154 ist vielmehr das Vermgen. Sie sollen gewhrleisten, dass der Erwerber nicht eine Ware erhlt, die er nur zu geringerem Preise oder berhaupt nicht erstehen wrde, wenn er wsste, dass ihre Beschaffenheit nicht dem entspricht, was ihr Aussehen, ihre Bezeichnung oder ihre Aufmachung vortuscht. Entscheidend ist deshalb nicht, ob die Ware fr die Gesundheit bekmmlich ist, sondern ob ihr Handelswert mit dem vorgetuschten Wert bereinstimmt. Das hat die Vorinstanz verkannt. Dennoch ist ihr mit anderer Begrndung im Ergebnis beizupflichten.

Die Vollwertigkeit einer Ware hngt ab von den Eigenschaften, die der Kufer gemss herrschender Verkehrsauffassung nach Aussehen, Bezeichnung oder Aufmachung der Ware voraussetzen darf (ebenso DRR, Kommentar zum eidg. Lebensmittelgesetz nebst Verordnungen, S. 59; SCHWANDER, Das Schweiz. StGB, 2. Aufl., S. 356). Dem Obergericht ist insoweit zuzustimmen, dass bei verhltnismssig billigen Backwaren der Kufer damit rechnen muss, dass sie auch Rest und Nebenprodukte, wie sie in einer Bckerei anfallen knnen, enthalten. Das berechtigt jedoch den Hersteller solcher Waren nicht, Abfallprodukte, die ihrer Natur nach berhaupt nicht fr die Verwendung in Bckereien bestimmt sind, heranzuziehen, um die Gestehungskosten zu senken und einen grsseren Gewinn zu erzielen. Das aber haben die Beschwerdegegner getan. Sie haben zur Herstellung der Fllmasse, die fr Birnenweggen charakteristisch ist und weitgehend deren Handelswert bestimmt, ausser Zucker und Gewrzen nicht nur gedrrte Birnen verwendet, die blicherweise den Hauptbestandteil der Fllung bilden (Auskunft der Fachschule Richemont des Schweiz. Bcker Konditorenmeisterverbandes), sondern in erheblichem Masse die Birnen durch Birnentrester ersetzt, der nach der eigenen Feststellung der Vorinstanz zur Tierftterung bestimmt war und brigens von den Beschwerdegegnern selber auch den Schweinen gefttert wurde. Mit der Beimischung eines derart minderwertigen Abfallproduktes aber muss der Kunde nicht rechnen. Er darf sich darauf verlassen, dass eine als Birnenweggen angebotene Backware aus Stoffen zusammengesetzt ist, die zur Herstellung dieses menschlichen Nahrungsmittels allgemein verwendet werden, und deshalb den dafr geforderten handelsblichen Preis wert ist. Indem die Beschwerdegegner die gedrrten Birnen, die ihnen auf Fr. 250. die 100 kg zu stehen kamen, in Umfang von 30% bis 50% der Weggenfllung durch Tierfutter ersetzt haben, fr das sie bloss Fr. 24.92 je 100 kg bezahlten, haben sie Birnenweggen hergestellt, deren Fllung im genannten Masse zehnmal weniger wert war als der Kufer in guten Treuen nach der Bezeichnung der Ware und ihrem Preis erwarten durfte. Diese war deshalb, auch wenn sie keine besondere Qualittsbezeichnung trug, in ihrem Werte verringert.

b) Das Verhalten der Beschwerdegegner erfllt objektiv berdies den Tatbestand der Warenverflschung. Die Vorinstanz hat eine solche verneint, weil die Lebensmittelgesetzgebung nicht vorschreibe, wie die Fllung von Birnenweggen zusammengesetzt sein msse. Die Auffassung des Kantonschemikers, wonach sie aus ganzen gedrrten Birnen bestehen msse, knne sich auf keine gesetzliche Vorschrift sttzen. Vielmehr werde in Art. 243 Abs. 1 LMV fr Konditoreiwaren, die nach einer bestimmten Frucht bezeichnet seien, vorgeschrieben, dass sie mindestens 5% der betreffenden Frucht enthalten mssten. Analog msse auch bei Backwaren die Beigabe von anderen Stoffen erlaubt sein. Das entspreche, soweit es um Birnenweggen gehe, der Verkehrsauffassung. Das Publikum “drfte” sich denn auch bewusst sein, dass die verschiedensten Rest und Nebenprodukte eines Bckereibetriebes bei der Herstellung der Fllmasse fr Birnenweggen mitverwertet wrden. Im vorliegenden Fall sei die Fllung zu 50 66% aus gedrrten Birnen und zu 33 50% aus Birnentrester, dem Rckstand gepresster Birnen, hergestellt worden, so dass die Ware den Namen Birnenweggen verdient habe. Obsttrester seien zwar, was ihren Nhrwert fr den Menschen betreffe, minderwertig, aber nicht gesundheitsschdlich. Schliesslich sei nicht erstellt, dass die Verwendung von Obsttrester als Zusatz zur Fllmasse von Birnenweggen nicht im Rahmen der Vorstellung liege, die sich das Publikum ber die fr eine solche Fllung mitverwendeten Rest und Nebenprodukte machen drfte.

Dass sich die Lebensmittelgesetzgebung ber die Zusammensetzung der Fllmasse von Birnenweggen nicht im einzelnen ausspricht, trifft zu. Auch ist richtig, dass nach Art. 243 Abs. 1 LMV Konditoreiwaren, die nach einer bestimmten Frucht benannt sind, “mindestens” 5% der betreffenden Frucht enthalten mssen. Abgesehen davon, dass es zweifelhaft ist, ob diese Vorschrift mangels einer Verweisung auf die unter einem anderen Titel der LMV geregelten Backwaren Anwendung findet, handelt es sich dabei jedoch um eine Mindestvorschrift, mit deren Einhaltung die Frage, ob eine bestimmte Backware im Sinne von Art. 153 StGB in ihrer natrlichen Beschaffenheit verflscht worden sei, noch nicht beantwortet wre. Denn niemandem wrde es beispielsweise einfallen, eine Backware, die nur 5% pfel enthlt, als Apfelstrudel oder Apfelkuchen zu bezeichnen. In welchem Umfang und in welcher Form (frisch, gedrrt usw.) eine nach einer Frucht benannte Backware diese enthalten muss, bestimmt sich deshalb auch hier nach der Verkehrsauffassung. Nach dieser aber wird der Kunde, der Birnenweggen kauft, von der Vorstellung ausgehen, dass er eine Backware erhlt, deren Fllung zum grssten Teil Birnen enthlt; denn das eigentliche Birnenweggenaroma entsteht durch den Drrprozess bei den Birnen. Dabei spielt die sog. Karamelisierung des Fruchtzuckers eine wesentliche Rolle, welcher Vorgang bei der Verwendung von Trestern entfllt. Weiter wird der Kufer erwarten, dass dieser Fruchtanteil nicht ein Abfallprodukt sei, das bei einer anderweitigen Verwertung der Frucht zurckgeblieben ist und im Handel allgemein nur noch als Tierfutter gilt. Denn wer eine Bckerei betritt, um Birnenweggen zu erstehen, wnscht nicht Tierfutter zu kaufen, sondern eine Ware, die den Anforderungen gengt, welche blicherweise an ein fr Menschen bestimmtes Nahrungsmittel der betreffenden Art gestellt werden. Ein Gemisch, das ausser gedrrten oder gekochten Birnen, Zucker, Feigen und Gewrzen zu einem erheblichen Teil fr die Tierftterung bestimmten Birnentrester enthlt, liegt deshalb ausserhalb des Rahmens der Vorstellung, die sich das Publikum ber die Zusammensetzung der Fllmasse von Birnenweggen macht und machen muss. Wer demnach eine Backware herstellt, deren Fllung in einem solchen Gemisch besteht, und sie als Birnenweggen anbietet, verflscht entgegen der Meinung des Obergerichtes objektiv die Ware und tuscht den Kunden ber deren natrliche Beschaffenheit, unbekmmert darum, ob das verflschte Erzeugnis ebenso gut ist wie das unverflschte und ob seine Vernderung eine Gefahr fr das menschliche Wohlbefinden schafft (BGE 97 IV 65 mit Zitaten). Daran ndert nichts, dass whrend des zweiten Weltkrieges Obsttrester auch fr die menschliche Nahrung verwendet wurden; denn damit ist nicht gesagt, dass auch unter den heutigen Verhltnissen Birnentrester, der wegen seiner Behandlung zur Tierftterung bestimmt ist, menschlichen Nahrungsmitteln und namentlich Birnenweggen als Fllmasse beigegeben werden darf. Einmal ist nicht jeder irgendwie hergestellte Obsttrester als menschliches Nahrungsmittel geeignet, und des weitern kann bezglich der Beschaffenheit eines Lebensmittels die Verkehrsauffassung in Kriegszeiten eine andere sein als in Friedenszeiten. Tatschlich stellt der Kunde erfahrungsgemss in Notzeiten an die Zusammensetzung eines Nahrungsmittels weniger hohe Anforderungen als in Zeiten allgemeinen wirtschaftlichen Wohlergehens.

2. Die Vorinstanz hat die Beschwerdegegner von der Anklage der Warenflschung und des Inverkehrbringens geflschter Waren wegen Fehlens des Vorsatzes freigesprochen. Es sei nicht nachgewiesen, dass sie von der mglichen Verunreinigung des Tresters infolge der Trocknung durch direkte Feuerung Kenntnis hatten. Es liege auch nichts vor, was den Schluss zulasse, Futtertrester fielen nur in Mostereien an, die ber eine Trocknungsanlage mit direkter Feuerung verfgten, so dass sie stets “die Gefahr einer Gesundheitsgefhrdung” fr den Menschen in sich trgen. Htte die Obstverwertung Hitzkirch, von welcher die Beschwerdegegner den Trester bezogen hatten, diesen mittels indirekter Feuerung getrocknet, so wre der Birnentrester nicht zu beanstanden gewesen.

Damit geht die Vorinstanz erneut von dem unzutreffenden Gesichtspunkt der Gesundheitsschdlichkeit aus. Wie bereits ausgefhrt (Erw. 1a), kommt darauf nach Art. 153 und 154 StGB nichts an. Der Gesundheitsschutz ist Gegenstand der Lebensmittelgesetzgebung, whrend die genannten Bestimmungen auf den Schutz des Vermgens angelegt sind. Soweit daher im vorliegenden Fall eine Wertverringerung der Ware in Frage steht, ist das Verhltnis von tatschlichem Wert und Preis massgebend Die Vorinstanz htte deshalb prfen sollen, ob sich die Beschwerdegegner einerseits bewusst waren, dass sie mit der erheblichen Beimischung des Futtertresters eine Ware herstellten, die wertmssig nicht dem entsprach, was der Kunde nach ihrer Bezeichnung, ihrem Aussehen oder ihrer Aufmachung und nach dem fr sie geforderten handelsblichen Preis erwarten durfte, und ob sie anderseits eine solche Tuschung des Publikums auch wollten. Gegebenenfalls wre abzuklren gewesen, ob sich den Beschwerdegegnern die Mglichkeit einer Tuschung nicht derart aufdrngen musste, dass ihr Handeln als Billigung derselben erscheint (BGE 89 IV 67). Da die Vorinstanz dies nicht getan hat, ist die Sache an sie zurckzuweisen, damit sie feststelle, wie es sich damit verhielt. Dabei wird sie zur Vorsatzfrage auch unter dem Gesichtspunkt der Warenverflschung Stellung beziehen mssen, nachdem feststeht, dass die Beschwerdegegner die Birnenweggen nicht nur in ihrem Wert verringert, sondern auch in ihrer natrlichen Beschaffenheit unzulssigerweise verndert haben.

4. Nach der verbindlichen Feststellung des Obergerichtes hat Franz Marty ab Dezember 1967 fr die Marwey AG Birnenweggen unter der Bezeichnung “Feinste Butter und Birnenspezialitt” hergestellt und vertrieben, wobei die in der Backware verarbeitete Fettsubstanz nur zu 22,7% in Butter bestand. Dennoch hat es auch in diesem Falle eine Warenflschung und ein Inverkehrbringen geflschter Waren objektiv und subjektiv verneint. Art. 149 Abs. 2 LMV schreibe zwar vor, dass Backwaren, deren Bezeichnung auf einen Buttergehalt schliessen lasse, mit reiner Butter und ohne Zusatz anderer Fette hergestellt werden mssten. Diese Bestimmung habe Marty eindeutig verletzt. Eine Warenflschung habe er sich aber deswegen nicht zuschulden kommen lassen, weil das Publikum dem Qualittshinweis “Feinste Butter und Birnenspezialitt” nur entnehme, dass bei der Herstellung der Birnenweggen auch Butter mitverwendet worden sei. Dass die Birnenweggen bei solcher Berhmung keine anderen Fette enthalten drften, wisse der Durchschnittskufer nicht. Er erwarte dies auch nicht, jedenfalls dort nicht, wo der Buttergehalt der Backware eine untergeordnete Rolle spiele wie bei Birnenweggen. Eine Tuschung durch die beanstandete Bezeichnung sei daher zu verneinen. Dazu komme dass Marty “die Bezeichnung” nicht zum Zwecke der Tuschung gewhlt habe, sondern zur Verbesserung des Geschmacks! Schliesslich erscheine die Behauptung des Beschwerdegegners, er habe Art. 149 Abs. 2 LMV nicht gekannt, nicht unglaubhaft, da es sich um eine ausgesprochene Spezialvorschrift handle. Diese beziehe sich wohl auf die Branche Martys; doch sei nicht anzunehmen, dass dieser bei Kenntnis der Rechtslage das Risiko einer neuen Verurteilung mit Widerruf seiner 1964 erfolgten bedingten Entlassung aus der Strafanstalt eingegangen wre. Sei ihm aber die Unzulssigkeit der Bezeichnung “Feinste Butter Spezialitt” nicht bewusst gewesen, dann knne er diese auch nicht mit der Absicht, Handel und Verkehr zu tuschen, verwendet haben. Jedenfalls aber fehle fr dieses subjektive Tatbestandsmerkmal der rechtsgengende Beweis.

a) Dass der Beschwerdegegner mit dem Qualittshinweis “Feinste Butter Spezialitt” gegen Art. 149 Abs. 2 LMV verstossen hat (welche bertretung verjhrt ist), anerkennt auch das Obergericht. Art. 98 Abs. 3, 99 Abs. 1, 102 Abs. 1, 104 Abs. 1, 106 Abs. in reiner Butter besteht (nicht verffentlichtes Urteil des Kassationshofes vom 2. Schaerer betr. “Kruterbutter”). Dass sich der Gesetzgeber hierbei nicht nur von gesundheitspolizeilichen berlegungen hat leiten lassen, sondern dass er auch der Tuschungsgefahr hat einen Riegel schieben wollen (s. auch Art. 54 Abs. 1 LMG, Art. 8, 15 und 18 LMV), erhellt ohne weiteres aus dem Sinn der genannten Vorschriften. Wer deshalb fr ein Nahrungsmittel eine Sachbezeichnung, einen Phantasienamen oder einen Qualittshinweis verwendet, der das Wort “Butter” oder ihm hnliche Ausdrcke enthlt, obschon die betreffende Ware hinsichtlich ihres Fettanteils nicht vollstndig aus reiner Butter beteht, der begeht objektiv eine Warenflschung gemss Art. 153 StGB, indem er dem Publikum eine Eigenschaft des betreffenden Erzeugnisses vortuscht, die dieses nicht hat. Das gilt entgegen der Auffassung der Vorinstanz insbesondere auch im vorliegenden Fall. Die Bezeichnung der Birnenweggen als “Feinste Butter Spezialitt” beinhaltete fr den Durchschnittskufer keineswegs nur die Angabe eines blossen Butterzusatzes neben anderen Fetten. Vielmehr musste jene Bezeichnung bei ihm den Eindruck erwecken, dass die betreffende Backware hinsichtlich ihres Fettanteils ausschliesslich mit Butter hergestellt wurde. Darin musste ihn die Tatsache bestrken, dass auf der Verpackung von “Feinster Butter Spezialitt” die Rede war. Inwiefern der Umstand, dass der Buttergehalt bei Birnenweggen im allgemeinen nur eine untergeordnete Rolle spielt, zu einem andern Schluss fhren sollte, ist nicht ersichtlich. Gegenteils musste gerade dieses von der Vorinstanz herangezogene Moment bewirken, dass der ausdrckliche Hinweis auf die feinste Butter Spezialitt dem Kufer besonders auffiel und ihm die Vorstellung, dass es sich um ein ausschliesslich mit Butter hergestelltes Gebck handle, erst recht aufdrngte. Dass schliesslich der Durchschnittskufer nicht weiss, dass Birnenweggen bei der genannten Berhmung keine andern Fette als Butter enthalten drfen, ist entgegen der Meinung des Obergerichts nach Art. 153 und 154 StGB belanglos. Nach diesen Bestimmungen kommt es nicht auf die Gesetzeskenntnis des Publikums an, sondern einzig darauf, welche Eigenschaften es aufgrund der Bezeichnung, des Aussehens oder der Aufmachung einer Ware dieser in guten Treuen beimessen darf. So betrachtet aber unterliegt es keinem Zweifel, dass im vorliegenden Fall Herstellung und Vertrieb der als “Feinste Butter Spezialitt” bezeichneten Birnenweggen nach Art. 153 und 154 StGB unzulssig war, weil dadurch beim Kunden der Eindruck erweckt wurde, es wrden ihm Backwaren angeboten, deren Fettanteil ausschliesslich aus Butter bestehe, whrend in Wirklichkeit die Butter nur 22,7% der gesamten Fettsubstanz ausmachte. Die von Marty hergestellte und feilgebotene Backware entsprach somit nicht dem, was der Kufer nach der genannten Bezeichnung erwarten durfte. Schaerer). Die Rge der Staatsanwaltschaft, wonach die Vorinstanz insoweit Art. 153 und 154 StGB verletzt habe, ist somit begrndet.

b) Was den subjektiven Tatbestand anbelangt, so hat das Obergericht die Tuschungsabsicht verneint mit der Begrndung, Marty habe die vorgenannte “Bezeichnung” nicht zum Zweck der Tuschung gewhlt, wie dies der Tatbestand erheische, sondern zur “Verbesserung des Geschmacks”. Mit dieser missglckten Formulierung wollte die Vorinstanz offenbar zum Ausdruck bringen, der Beschwerdegegner habe bei der Herstellung von Birnenweggen ein Gemisch von Butter und anderen Fetten verwendet, um dem Gebck einen besseren Geschmack zu verleihen, und es ergebe sich daraus, dass er auch mit der gewhlten Bezeichnung nicht eine Tuschung von Handel und Verkehr gewollt habe. Damit aber hat sie eine tatschliche Feststellung getroffen, die den Kassationshof bindet, auch wenn sie im gegebenen Fall deswegen nicht voll zu berzeugen vermag, weil die Herstellung der Ware und deren Bezeichnung zweierlei sind. Der Bcker, der einen Birnenweggen statt mit reiner Butter mit einem Fettgemisch herstellt was an sich zulssig ist , kann dies in der wohlgemeinten Absicht tun, dem Gebck einen besseren Geschmack zu verleihen. Das schliesst aber nicht notwendig aus, dass derselbe Bcker sodann bei der Bezeichnung seines Erzeugnisses wissentlich und willentlich Angaben macht, die der inneren Zusammensetzung desselben nicht entsprechen und deswegen eine Tuschungsgefahr schaffen. Man knnte sich angesichts dessen fragen, ob der Richter den Begriff der Tuschungsabsicht nicht verkennt, wenn er diese bei einer unzulssigen Warenbezeichnung einzig deswegen verneint, weil das Motiv, welches den Tter zu einer bestimmten Zusammensetzung seiner Ware veranlasst hat, nicht eine Tuschung von Handel und Verkehr gewesen ist. Indessen hielte auch bei Bejahung der Frage das angefochtene Urteil in diesem Punkte stand, weil das Obergericht es nicht bei jener zu Zweifeln Anlass gebenden Erwgung hat bewenden lassen, sondern am Schluss seiner Ausfhrungen zur Frage der Tuschungsabsicht allgemein festgestellt hat, es fehle jedenfalls fr “dieses subjektive Tatbestandsmerkmal der rechtsgengende Beweis”. Damit ist die Sache fr den Kassationshof von der tatschlichen Seite her endgltig erledigt, und es kann deshalb auch dahingestellt bleiben, ob das weitere in diesem Zusammenhang angefhrte und
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