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da MilanoMantenere bloccati gli stabilimenti, aver messo in difficoltà il mondo dell’auto e costretto migliaia di lavoratori alla cassa integrazione è un atteggiamento da irresponsabili. Non si può andare avanti così, bisogna porre fine a questa serrata. Paolo Uggè, per 23 anni leader sindacale degli autotrasportatori e dal 2003, come sottosegretario ai Trasporti, seduto dall’altra parte del tavolo durante le trattative, da un mese è impegnato a mediare sulla vertenza bisarche. Il lungo stop al trasporto di automobili ha messo in ginocchio il settore delle quattro ruote e scatenato la reazione della Fiat che ha denunciato i padroncini. Il problema per Uggè è ancora più grave in quanto tra autotrasportatori e sindacati di categoria lo scollamento è quasi completo. O si arriva a una soluzione in settimana avverte il sottosegretario in questa intervista al Giornale o la questione diventerà di ordine pubblico.Sottosegretario Uggè, le associazioni di categoria hanno perso il controllo della situazione?Nessuna di esse ritiene di assumersi la paternità del lungo blocco. Per loro quella in corso è un’iniziativa autonoma, partita dagli autotrasportatori e sfociata nello stop al servizio.Per ben due volte le proposte avanzate dal ministero e sostanzialmente condivise dalle associazioni sono state respinte dalla base che ha mantenuto i blocchi.Cosa c’è al centro della sua mediazione?L’aumento del 5% sulle tariffe in essere, il recupero del 13,7% per chi ancora non percepisce le tariffe previste dal lodo che io stesso ho siglato nel ’96, la concessione di 1.000 euro una tantum per camion. Ma non dimentichiamo le garanzie a copertura dei danni arrecati alle vetture trasportate, che valgono quasi un altro 3% di aumento tariffario.Qual è stata la risposta dei padroncini?Chiedono l’aumento del 10% sulle tariffe e una tantum di 5mila euro, costo che per le aziende del settore è insostenibile.Se fosse stato ancora dall’altra parte del tavolo come si sarebbe comportato?Chi guida le organizzazioni di categoria deve avere il coraggio, e io in passato l’ho fatto, di dire ai propri associati che l’accordo va bene e oltre a quello non se ne fanno altri. Il rischio è che si entri in una fase difficile da controllare, dove ognuno cerca di portare avanti le proprie istanze personali.Domani le controparti tornano a discutere. Sarà la settimana decisiva?Sulla parte normativa, che include anche la clausola di salvaguardia per gli autotrasportatori in caso di aumento spropositato del prezzo del gasolio, non ci sono problemi. Resta da sciogliere il nodo economico. Ho dato la mia disponibilità a emettere un nuovo lodo, con tanto di nuove tariffe così da chiudere la vertenza. Le parti in causa, però, hanno preferito rinviare la discussione a domani. Il ministero è pronto a intervenire per favorire l’avvicinamento tra aziende e padroncini.Si metteranno d’accordo?Voglio essere ottimista. Spero che la ragionevolezza prevalga. In caso di mancata intesa la situazione diventerebbe di ordine pubblico.Chi si vede i cancelli bloccati e non è libero di far lavorare la propria azienda può chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.Intanto la Fiat è ricorsa alle carte bollate.La Fiat si è tutelata verso chi non ha rispettato gli impegni. Ma ci saranno anche azioni contro coloro che hanno bruciato camion, tagliato pneumatici e si sono resi responsabili di altri danni. Si rischia un inasprimento della vicenda. Ecco perché è importante chiudere in fretta.
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Che cos’ questa stranezza tanto assolata e arida? Cielo, sabbia, pozzi, caldo. Questi sono pozzi normali, familiari. I pozzi che si ritrovano ancora qua e l sparsi nelle campagne o nelle fattorie. O anche in qualche villa!Ricordi “benemeriti” di un tempo meno progredito. Hanno infatti quell’aria “umana” che assumono le cose utili e sapienti: cose “vissute”. Per questo forse il loro volto “parla” e “vive”. E’ un incanto che sorprende, ma si gradisce sempre. Ciascuno si rivela un tipo. Uno, il pi ravvicinato, di razza bianca, nobile e distinto, si arriccia i baffi in stile con l’elegante aureola che lo adorna. Pare gradisca il silenzio, dignitoso e disdegnoso, chiuso in sé. Volta le spalle al pozzo di razza nera piantato proprio accanto a lui e, guarda caso, di ceto ben diverso. rappezzato. E’ evidente che tra loro non ride simpatia: il nero adocchia di sbieco il ricco coinquilino. Nello sforzo di stare pi alla larga, i due meschini divergono le schiene, pendendo dolorosamente. Il terzo pi ciccione, sorride apertamente divertito. E dietro, il grasso si annoi sbadigliando. Ce n’ un altro consistente verso il fondo: smorfeggia anche lui meditabondo. Il cielo afoso pesa. All’orizzonte, un po’ smorzata, s’intravede l’idea di una montagna. Il suolo si screpola dovunque bruciato dall’arsura. Pare un controsenso tra tanti pozzi! che ne dite? Sembra lo stia dicendo anche questo Signor Rosso che non ne pu pi Si preoccupa per la sua tinta cos diligente e dignitosa: un intarsio di bianco e di rosso color mattone che si sta scrostando tutto. Si corrode impotente, estrae le braccia dal vuoto del suo corpo in un gesto disarmato che richiama l’attenzione. Nulla. Non succede nulla. I pozzi accanto, a loro volta muti e indifferenti, non lo degnano di un cenno. Spostando per lo sguardo, a qualche passo verso destra, si incontra un nucleo di pozzi pi dinamico e loquace. Meno male! Pareva proprio d’essere giunti nel villaggio degli incomunicabili. Qui i nostri pozzi hanno l’aria di intrattenersi vivacemente ciascuno con il suo interlocutore tanto che il tono del discorso varia da coppia a coppia. In primo piano un estroverso intraprendente arriva addirittura ad una cordiale stretta di mano. Ma l’amico dirimpetto, pur senza rifiutare, non incoraggia troppo l’espansione. Tutto sommato, impegna a un legame. Meglio ritirarsi quel tanto che consente la debita distanza. Ovvero: la propria indipendenza e libert Poveri pozzi: il loro chiacchierare li reprime e li frastorna troppo in fretta. Sembrano fatti apposta per raccogliere e incanalare i suoni. Ma poi, ogni rumore rintrona, si fa assordante, si ripercuote, moltiplicato e confuso contro le pareti. Sono costretti a raccomandarsi di abbassare il tono, o di zittire addirittura, perché le voci non riecheggino, cos frantumate in mille onde, dentro quel loro corpo vuoto e senza vita. E c’ di peggio: chi viene sorpreso dalla nausea, chi, dal disgusto, viene oppresso fino alle vertigini. E’ il caso qui descritto: i pozzi perdono l’equilibrio presi dal capogiro. Come fare a sopravvivere in questo stato e in questo luogo? Rassomigliano a tronchi svuotati, corrosi dall’interno. Sono ridotti all’involucro di una corteccia rinsecchita, inutile. Un contenitore privo del suo contenuto. Un’apparenza in preda alle sue crisi d’ansia. Pare proprio che nel Paese dei pozzi accade esattamente quanto avviene tra gli uomini: che il conformismo sia il suo male pi diffuso. Ecco un simpaticone del tutto conformista ma “originale”. Un distinto intenditore di mercato e specialista nell’arte di scovare gli articoli di moda a lui pi congeniali. Non forse legittimo, d’altronde, coltivare una propria personalit “Io amo la musica, sono un musicomane,. un allegro”, ci dichiara felicemente il pozzo. Abbandonato alle sue note, vive estraniato sul ritmo frenetico del jazz. Non ha bisogno d’altro: la cuffia magica lo inebria di modernit e di classe: ha un prodotto d’alta qualit Pi solitario e forse pi sensibile, questo pozzo si presenta acceso dalla voglia di emozioni. Un rosso intenso lo pervade tutto. Si distorce nel gesto di chi, ripiegato su di sé, conosce il fremito esaltato di droga, fumo e siringa: ecco il suo universo. Allora ciascuno si pone a rovistare per rifare il suo inventario o per rinnovare il guardaroba. Qui i nostri amici fanno tutto allo scoperto; cos ciascuno pu permettersi di controllare i capitali del vicino, mentre procura di dar prestigio ai suoi. L’ansia dell’affermarsi possedendo trova stimoli soltanto nel competere: altrimenti non c’ gusto, il gioco non diverte. Infatti tra tutti i litiganti inevitabile che a uno solo spetti il gran primato. Allora il “campione” gioca ad atteggiarsi tra il finto modesto e il prezioso. Pi interessante ancora diventa la reazione dei vicini, dei colleghi: progressivamente gli sguardi non tendono che a lui. Ma il loro non l’occhio dei semplici. Guardano per invidiare. e per malvolere. Tutto il loro cuore teso a quel “modello”: possedere di pi di pi E cos ogni successo dell'”avere” scatena attorno a sé rivalit Non di rado diventa maldicenza, pi o meno sussurrata, camuffata o esplicita. Oppure, se la situazione favorevole, crea coalizione e schieramenti per l’opposizione. E’ la lotta di classe: triste, malnata solidariet degli uni contro gli altri; i poveri contro i ricchi, i bianchi contro i neri, i “buoni” contro i “cattivi”. Una guerra di cuori e di parole, la guerra del “noi” contro il “voi”. E’ lo squallore. Si pu manifestare all’improvviso quando tutto l’agitarsi dell’esterno tace, si sopisce. La superficialit perde il suo prestigio. Il gioco smette di attirare, si dichiara futile, inconsistente. Allora si rientra in se, ci si guarda “dentro”, ci si accorge che il pieno delle cose, ad un tratto, cede il passo al vuoto del profondo. Niente pi ha importanza, presenza, consistenza; la vertigine del nulla. Poi. uno scatto: come la corrente elettrica, si insinua nelle dita la sensazione fredda, indefinibile dell’acqua. E’ un contatto imprevisto, inatteso, sconosciuto. Immediatamente il pozzo tutto un sussulto di inquietudine e di sorpresa. Le braccia si ritraggono impaurite. E l’inafferrabile scoperta scivola liquida tra le mani. Che pensare? Come comportarsi? Incertezza mista a disgusto invade la coscienza risvegliata del pozzo in allarme. La notizia non tarda a diffondersi e a contagiare. Ritoccare l’acqua per sta diventando un’impresa tanto pi difficile quanto pi il pozzo si presenta ingombro e ricco. Incomincia la selezione; c’ chi si sforza e chi si ritira, chi affronta la fatica e chi desiste, si arrende. Ma quando l’esperienza fatta, diventa un gran bisogno raccontarla, comunicarla, commentarla. E come?. Se intorno ti risponde scetticismo e delusione. Tu sai la tua scoperta. Indichi convinto la direzione da intraprendere. Mostri il tuo distacco, la noncuranza per le cose futili che hai lasciato. Tu sai qual’ il segreto affidato alle tue radici, il segreto della tua profondit Ma gli altri conoscono solo le apparenze, quello che emerge in superficie, le povere barriere innalzate a reciproca difesa e divisione. Comunque la curiosit si insinua. Lentamente anche i diffidenti vivono la tentazione di indagare. Magari evitando di esporsi immediatamente al rischio di una esplorazione diretta e un po’ avventata. Con pi cautela e prudenza mettendo a frutto, per esempio, i prodotti della scienza. Un cannocchiale, e perché no? sarebbe inutile avventurarsi senza garanzie! E’ importante che un piccolo pertugio si faccia tra cose e cose e che l’occhiolino indagatore possa capire a distanza eventuali tracce del tesoro nascosto. L’esperimento si dimostra convincente. Il pozzo ha colto il fascino della profondit S questo segreto lo attira, ma esige tutta la sua dedizione. Cos decide: in uno slancio generoso, totale, sbarazza il campo da ogni cosa posseduta. E pi libero, lo spirito ritrova subito distensione. Il volto e lo sguardo ritornano alla limpidezza di una coscienza nuova. Finalmente gode una pace chiara. E’ premio e forza di chi ha scelto senza grettezza, né ripensamenti. Eccolo: calmo solo, concentrato si immerge nel silenzio luminoso che lo abita. Cerca. trova! Un ristoro misterioso riaffiora lentamente, emerge, gorgoglia, spumeggia.

4 Giorno “Voglia di essere pozzo”

“Significato della parola: autenticit

Attratto da una forza irresistibile, che viene dal profondo, il pozzo recupera un vecchio secchio e attinge senza posa. E pi ne prende pi ce n’ Appare finalmente in superficie. E inonda, trabocca, si riversa. Frescura prodigiosa, bene insospettato. “E’ ristoro, beatitudine, pienezza e gratitudine inaudite”, sembra dire il pozzo. Solleva istintivamente lo sguardo come a cercare lass risonanza e risposta; una spiegazione a questo miracolo di benessere riscoperto in sé, a questa ricchezza, fecondit incontenibile ritrovata dentro, a questo meraviglioso senso e dono affidato al proprio esistere. Nulla: il cielo non risponde. Soltanto la montagna del deserto sembra assistere e raccogliere l’evento, ma nel pi grande silenzio. Intanto attorno, gli altri pozzi continuano a preoccuparsi di allargare il proprio serbatoio, di potenziare la propria immagine promuovendo le apparenze, decorando la facciata. Quella febbre non guarisce, anzi si ostina. Il suo refrigerio gi all’intorno, vincendo l’arsura del deserto. La stessa montagna tende a colorarsi come di erba appena nata, e il pozzo sembra soddisfatto di averla alle sue spalle, presenza amica e rispettosa, quasi protettiva nel suo slancio calmo puntato verso il cielo. Impara il gesto pi grande e pi felice di tutta la sua esistenza: dare di sé. E cos la legge dei pozzi in quel paese si ritrova visibilmente capovolta. Inverte il gesto dominante: non prende pi dona. E’ una rivoluzione culturale, come si usa dire in termini sociali. Un cambiamento di mentalit che modifica il comportamento; la vera conversione, direbbe un buon cristiano. Davvero la cosa non pu scorrere tranquilla e non passa affatto inosservata: lo scandalo comincia a serpeggiare e la contestazione si afferma in mille modi. L’acqua dei pozzi brilla in piena evidenza. Hanno un bel ripeterlo i proprietari fortunati. I molti testimoni spettatori oppongono un massiccio scetticismo. Ora rifiuto: “non mi interessa”. Ora un silenzio o una derisione: “Sciocco, che te ne fai dei fiori?”. Ora una ostilit “Minchioni, e chi ve lo fa fare? Noi ci godiamo i nostri capitali!”. Cos la resistenza si estende fredda, grigia. In qualche contrada, per protesta, si scatena addirittura pi accanita l’avidit dell’avere. I pozzi stringono con maggior forza e sarcasmo i loro beni. Si schierano solidali per un fronte pi compatto, perché la paura di perdere risveglia in loro risorse assopite e li agguerrisce. Pi o meno combattuti, alcuni pozzi rompono il conformismo e si decidono al sacrificio di quello che possiedono. Appena liberi si placano, del tutto a proprio agio in quella nuova identit che subito feconda. Non importa se gli altri accanto si chiudono in rifiuto. Anzi: in clima di pluralismo il diritto di scelta si consolida, diventa convinzione, rispetto, coerenza. C’ di pi uno spruzzo guizzante, spiritoso, emerge da ogni superficie, quasi annuncio di gioia nuova, di nuove sorprese e scoperte. Le radici affondate nella terra s’accorgono di non essere isolate. Non sono pi divise: una corrente comune li percorre, le rallegra. L’emozione si fa intensa poiché nasce la pi incredibile consapevolezza: quella di essere fratelli. L sullo sfondo, la grande montagna sembra condividere l’evento: anch’essa discende con le sue pendici fino quasi a riallacciare nuovamente in sé la parentela riscoperta di quei pozzi. A poco a poco, pur in comunione, ognuno scopre di poter colorare le sue acque come vuole, con i suoi gusti, i suoi colori, i suoi umori. E’ l’energia che vivifica quel mondo interiore, tutto proprio, si adatta a ogni singolo, ne assume il carattere e il volto, la quiete e l’allegria, la vita e il sapore. Questa certezza sa di miracolo e assorbe intimamente i nostri pozzi, che ne gustano tutto il privilegio. L’ascoltano, lo coltivano, lo studiano. Perché non esplorare pi a fondo il corso dell’acqua che li unisce? Perché non andare oltre, percorrendo la corrente, per scoprire i contatti sotterranei e raggiungere magari la sorgente? Si passano la notizia a gran voce molto scossi dall’idea di quell’avventurarsi nuovo e intelligente. Si aiutano, si consigliano per orientare esattamente la ricerca lungo l’intreccio dei percorsi, ciascuno indica all’altro la strada da seguire, con l’entusiasmo di chi si sente utile e pu collaborare. Finché impensatamente toccano l’origine. E’ l nella Montagna maestosa. Incredibile, sfolgorante si mostra ora nel suo splendore segreto: lei l’inesauribile gratuita sorgente. Lei la madre che li genera e li nutre. Lo sfavillare riconoscente della gioia non sorprende, anzi non si distingue se la sua luce dilaghi maggiormente in superficie o dentro quei canali di vita che scorrono nel profondo. Tutto certezza ormai. Le mani toccano la sorgente, gli occhi vedono la Montagna e il cuore apprende, riconosce grato. Finalmente “Signora” e riscoperta, la Montagna ora l’unico totalizzante interesse dei suoi pozzi d’acqua. Lo sguardo proteso e spalancato, il corpo in ginocchio, tutto l’atteggiamento di ciascuno si rivolge a lei estatico. Come non averlo compreso prima? Non essersi accorti prima di lei, interessati prima alla sua presenza maestosa e silenziosa insieme? Certo, dall’esterno non c’era somiglianza alcuna tra lei e loro. Soltanto la vita profonda, rintracciata dentro, insieme al lavoro solidale delle loro mani, ricongiunte in comunione, li aveva guidati al suo mistero. A confronto con la grande Montagna i pozzi sembrano piccoli pigmei. Era quella la dimensione a cui si erano abituati; guardarsi in faccia l’un l’altro, pi o meno benevolmente, osservare con cura quanto avveniva tra loro dal pi vicino al pi lontano nel breve raggio consentito dalla distanza della vista; tutto entro un palmo di terra e, soprattutto, a una spanna da terra. Nessuno aveva loro insegnato a cercare gli orizzonti pi liberi, pi vasti ed elevati dove abitava la grande Cima. Il suo vertice giocava lass nel cielo della luce, oppure a nascondino con le nuvole. Ma il suo sguardo non smetteva mai di amare il piccolo paese dei “pigmei”. Di ciascuno sapeva e custodiva tutto. Anche quando la sua luce abbagliava pi del sole, essi ne raccoglievano soltanto il riflesso, pi fastidioso che mai, dalla terra. Ben pochi tra loro conoscevano le stelle e nessuno, forse, ne aveva sfidato lo splendore, resistendo con lo sguardo che sorride alla forza dei loro raggi. Se ne stavano inghiottiti dall’arsura a lamentarsi, a sgretolarsi o a proteggersi con l’ombra delle cose possedute. Perché non cercare gioia nell’azzurro invitante e sconfinato, appena l sopra di loro? Perché non credere e sperare in quella neve feconda che la Montagna teneva in serbo e avrebbe disciolto per loro? Perché non lasciarsi amare dal suo sorriso cos rassicurante? Molti pozzi non avvertivano nessun altro richiamo, se non quello delle cose. Continuavano a preoccuparsi, a curarsi, a distrarsi e a vantarsi “con” e “per” le cose. Quella era ormai la loro stabile e unica passione: identificarsi con quanto possedevano, sfidare la posizione del vicino e insieme difendersi dalla follia di quelli che andavano predicando il nuovo paradiso del distacco. Soltanto i pozzi d’acqua avevano scoperto insieme allo spazio orizzontale a fior di terra anche la loro dimensione verticale e ne godevano in pienezza i benefici. La trasparenza limpidissima dell’acqua in superficie era tutt’occhi per riflettere il cielo e la calma accogliente, profonda; nel cuore del pozzo si faceva specchio ininterrotto all’immagine della grande Montagna. Esso la vedeva la godeva in tutte le sue apparizioni: ora svelate e chiare, ora nascoste, offuscate, misteriose. Quando quel volto buono scompariva, la certezza della sorgente, il contatto vivo che sperimentavano in sé, ne sostituiva la luce. Contemporaneamente per quella dimensione verticale aveva dato ai pozzi d’acqua la possibilit di stabilire contatti molto pi reali e ben pi estesi con gli altri, loro fratelli. Si sentivano rinati, potenziati al di sopra di ogni attesa. Soltanto ora s’accorgevano di come fosse angusto e limitato il loro piccolo punto di vista precedente. Ora nessun confine pi alla loro vita ed espansione: dalla sorgente al sole, dalla propria intimit a quella del fratello pi lontano. Tutto in condivisione totale: sapevano infatti, tutti i pozzi d’acqua, che la legge della sorgente li voleva colmi e felici tutti allo stesso modo: grandi e piccoli, corti o lunghi, larghi o stretti. Cos la gioia sconfinava indisturbata e tutti contribuivano al prodigio. Lo sa chi lo comprende. E lo dimostra: non lo pu nascondere. Le sue scelte sono cos diverse! Se gli uni curano le apparenze esterne, se si spendono per ingrandire, per abbellire, per rafforzare i muri esterni senza comprendere che edificano la loro stessa prigione, gli altri scavano di dentro. Si liberano degli impedimenti che la natura stessa del terreno a volte costruisce, oppure delle incrostazioni del tempo, da ogni loro limite o difetto. Fanno spazio all’acqua per comunicare in modo pi abbondante con la vitalit feconda ed erompente della Sorgente. Ma questa una vita incontenibile: fa parte della sua natura! Nata dalla gratuit totale della grande Montagna, non pu che spendersi allo stesso modo. Esplode quindi la gara di chi dona di pi E forse mai un altro prodigio si potuto rivelare tanto magico: questo dono aumenta tanto pi quanto pi si spende; l’unico capitale che si moltiplica per divisione, perché si chiama Amore. Pi se ne sottrae e pi se ne guadagna, rifluisce. Anche l’effetto collaterale per lascia altrettanto sbigottiti: la terra circostante corrisponde ed entra nel circuito delle gare. Moltiplica a sua volta la Vita nelle forme pi svariate. Trasforma il dono ricevuto in dono partecipato finché tutta la sua superficie ride, in sintonia con il creato, la beatitudine di essere feconda.
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