| Dal 1923 al 1946 |
| Scritto da Luca Stanganini |
| Venerdì 09 Settembre 2011 |
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L'Unione Sportiva AREZZO Già nel 1917 alcuni ragazzi aretini, si dilettavano a giocare a calcio al vecchio campetto del Campo di Marte con un pallone di cuoio che, si dice, fosse stato regalato loro da tal Mario Malentacchi , titolare di un negozio di mercerie nel centro cittadino . La loro squadra fu nominata "S.f.a - Società Football Aretina". Le loro maglie erano bianche e azzurre . Altrettanto in altra parte della città, al Prato per la precisione, facevano dei ragazzi che giocavano con una squadra che si chiamava Pro Arezzo Esperia ,maglia rossonera ed un pallone donato loro dall'ingegner Colombini. Il tempo passava e le due piccole società continuavano a divertirsi e a sfidarsi fino a quando dopo un po’ di tempo decisero di unire le forze, dando vita ad una nuova società....era il 10 SETTEMBRE 1923 , data di nascita dell’Arezzo. Nella sede del "Caffè del Vapore" ebbe cosi luogo la nascita di quella che sarà denominata in un primo momento JUVENTUS F.B.C. Arezzo. Fu scelto questo nome dietro suggerimento di due giocatori, i fratelli Arpino, operai del Fabbricone, che erano originari di Torino e grandi tifosi della Juventus. La maglia era arancione con calzoncini neri ma, si sa, ottanta e più anni fa, anche un semplice lavaggio dei completi poteva comportare grossi problemi. Fu per questo motivo che il colore delle maglie, per effetto del cloro, divenne ben presto giallo. La prima struttura societaria era estremamente spartana. Il primo presidente, ma anche spesso allenatore, cassiere, segretario e persino elettricista, ruolo agevolato dall’avere una bottega in Via della Croce Bianca, fu Giuseppe Giannini. Allora non esistevano stipendi, ma anzi, i giocatori dell'epoca pagavano una quota di 50 centesimi al mese per ciascuno. In aggiunta, si pagavano di tasca i viaggi delle trasferte e persino l'acqua per dissetarsi e rinfrescarsi. E se mancavano i soldi per acquistarla, correva loro “in soccorso” la fontanella del "manicomio" in Via delle Acacie, proprio vicino al Campo di Marte. La prima “rosa” amaranto, comprendeva i seguenti giocatori :
provenienti dalla S.F.A.e
e ancora
che invece facevano parte del nucleo storico della PRO AREZZO. Il loro primo allenatore, ma era anche giocatore, fu Gino Tattamanzi. Il livello organizzativo era di poco superiore a quello di un attuale campionato amatoriale. A titolo di esempio, leggendo il bollettino ufficiale ULIC del 27-11-28 il cronista di alcuni decenni fa aveva evidenziato la seguente disposizione : "Si richiamano le società ARNO FBC di Giovi e SS Fulgor di Arezzo affinchè i propri giocatori scendano in campo in costume decente e per tutti identico...". Erano poche le risorse ma, in compenso non mancava di certo l'entusiasmo e la passione e cosi, l'anno successivo l'Arezzo costituì il suo primo Consiglio Direttivo allo scopo di poter chiedere successivamente l'affiliazione alla Federcalcio e partecipare cosi a tornei ufficiali. Nel caso degli aretini, il campionato di quarta divisione, allora denominato campionato Uliciani da U.L.I.C. ovvero "unione libera calciatori italiani". Non furono necessarie elezioni per eleggere il primo "direttivo" amaranto: presidente fu Armando Nardi che venne scelto in quanto era semplicemente il meno giovane del gruppo, dando per scontato che qualche anno in più di età, avrebbe portato in dote qualche capacità in più di essere ascoltato dagli altri, mentre come segretario fu scelto Ettore Goti in quanto, la sua condizione di studente gli dava una maggiore confidenza con la calligrafia. La creazione della prima Società organizzata, avvenne in Piazza Santo Spirito, l’odierna piazza San Jacopo, accanto alla "fonticina" oggi purtroppo scomparsa, più o meno dove oggi si trova l’edicola antistante il palazzo Upim. Nel momento dell’assemblea costitutiva il verduraio Meaccio Livi, che aveva una bottega nei pressi, stava rinfrescando con un getto d'acqua la verdura, si racconta a "spaglio" ovvero con il pollice a contrasto con la bocca di erogazione. Ad un certo punto il getto dell’acqua si diresse verso i partecipanti l'assemblea dando luogo ad un vero e proprio "battesimo virtuale" dell’Arezzo, in un clima di goliardia. Contestualmente arrivarono per gli aretini anche i primi "allori": gli aretini infatti si aggiudicano ad Arezzo, la Coppa Livi superando due squadre aretine: il Subbiano (1-0) e la Castiglionese (3-0). Successivamente a Firenze, l’Arezzo riuscì ad aggiudicarsi il prestigioso Trofeo Melloni, superando in finale i fiorentini del Porta Romana, dopo 15 minuti di gioco compresi i supplementari! Quel giorno, si era in piena estate: era il 12 Agosto 1924. Questi i protagonisti in campo : Pichi, Troiani, Marcucci, Peruggia, Stocchi (soprannominato da tutti Pispolini o Naso di Legno), Nasi, Marchi, Giuliattini, Pignattelli, Testi, Fanetti. I ragazzi aretini si recarono a Firenze con in tasca solo pochi soldi . Recandosi al ristorante trattarono con il proprietario il pasto riuscendo ad ottenere soltanto dieci porzioni composte da un uovo accompagnato da spinaci e pane a volontà!! Cosi, mangiarono solo i dieci che dovevano correre, escludendo il portiere in quanto non avrebbe speso energie correndo, mentre anche le riserve, il presidente e il segretario rimasero a guardare, anche se ebbero poi modo di "gustare" la prima importante vittoria amaranto. Capitava spesso che il massaggiatore amaranto, Livi, potesse recarsi con la squadra in trasferta grazie alle collette dei giocatori stessi. Un massaggio autofinanziato dagli atleti stessi al quale ben difficilmente avrebbero però rinunciato. I trasferimenti per le trasferte, avvenivano in torpedone o nella migliore delle ipotesi, in treno, con partenze il giorno stesso della gara in orari notturni, prima dell'alba. Nel 1924, si aggregò alla Juventus FBC Arezzo anche l'Esperia, società nata nel 1918 e che prendeva elementi dal locale 70' Reggimento Fanteria sito in Via Petrarca. Lo staff dirigenziale era composto da Renato PICHI, ALBIANI, BACCHERINI ,VANNUCCI, FRILLI e LAMIONI. Il 12 ottobre 1925, anche l'Etruria conferì nella Juventus FBC Arezzo, dando luogo al primo consiglio direttivo, preceduto da un rinfresco che celebrava seppure in ritardo, la vittoria fiorentina . Presidente Armando NARDI, vice Pilade BANCHELLI, segretario il ragionier Guido GOTI con Giuseppe ROSSI vice. Cosi, arriva l’iscrizione al campionato di IV divisione. In quell'anno l'Arezzo per la prima volta realizza ingaggio di un calciatore: i primi acquistati dall'Arezzo furono il portiere Frosini dalla Pistoiese, e il centravanti Guarnieri sempre dagli arancioni Noi abbiamo le gambe alate ed il calcio in gol sicuro. Noi siamo dell’ Arezzo dell'Arezzo F.B.C. Hip. Hip. Hurrà! Noi siamo dell'Arezzo che sempre vincerà! Era questo l’inno della Juventus FBC Arezzo e di fatto, il primo inno della squadra aretina. Si ricorda che, era il 1925, la giovane Juventus affrontò il quotatissimo Empoli di Nigiotti e Baggiani in uno stadio Campo di Marte affollato da oltre 200 spettatori. Fu un sorprendente 2-0 per gli aretini, con doppietta di Agostino Marcucci, ala destra dotata di buona tecnica. A fine gara i protagonisti furono portati in trionfo e fu organizzata una serata in loro onore al teatro Politeama, con l’orchestra che, al loro ingresso, cominciò a suonare appunto l’inno aretino accompagnata dalla gente in piedi.. ”hip-hip hurrà”. Era nato l’entusiasmo. L'anno 1927-28, in piena epoca Fascista, la Juventus FBC Arezzo vince con 6 punti di vantaggio il girone A di terza divisione toscana incontrando compagini quali il Rifredi, ARS Sesto Fiorentino, Berta Firenze, Rapid Peretola e Littorio Firenze. Partecipa alle finali con Modena, Ravenna, Pietrasanta e Montecatini, laureandosi campione regionale di III Serie e venendo cosi promossa in II Divisione. E' LA PRIMA PROMOZIONE DELLA STORIA AMARANTO ! Presidente di quella società era Luigi Poledrini. Sempre in quell'anno cambiano i colori della divisa sociale che diventa giallonera. Si disputò nel 1927 anche il primo storico derby contro il Perugia. Era il 20 ottobre. La gara era amichevole e, al campo di Marte, l’Arezzo ebbe la meglio per 1-0. In porta Gargani, e ancora Montalbano,Stocchi II, Baiocchi, Magnozzi, Marcucci (in seguito vice presidente della Lega Toscana Dilettanti), Meacci, Pompeo Marchi, Pisetto Pignatelli III, Pilati IV, Mencolungo Pignatelli II e l’allenatore giocatore Guarnieri. La famiglia Pignatelli portò in dote all’Arezzo ben tre giocatori; i già citati Alberto,“Mencolungo” o Pignatelli II (terzino, il meno dotato dei tre fratelli componenti la famosa dinastia) e Pisetto o Pignatelli III (estrosa ma discontinua mezzala) che per lungo tempo fu inferiore soltanto al più famoso dei tre fratelli ovvero Alberto Pignatelli I. Stagione 1929-30, la Juventus FBC Arezzo, allenata da Herman si classifica 9° nel girone F di seconda divisione, paragonabile all'odierna serie C, collezionando 19 punti frutto di 7 vittorie, 5 gare pareggiate e ben 12 sconfitte. Fiere avversarie degli aretini molte squadre che allora erano temute e rispettate ma che oggi risultano scomparse: Portuale, Littorio, Fil, ARS. E ancora, Rifredi, Colligiana, Solvay, Piombino, Pietrasanta, Montecatini ed i cugini del Siena. Di quel campionato viene ricordata una epica gara disputata al Campo di Marte contro la fortissima Portuale di Livorno: era il 4 maggio 1930. I labronici, forti di una formazione esperta, si presentano ad Arezzo primi in classifica. I ragazzi di Arezzo lottarono con i denti ma vennero sconfitti per tre a zero, suscitando lo stesso ammirazione da parte degli avversari per il coraggio dimostrato. Fu la linfa di un ritrovato, nuovo entusiasmo che si materializzò negli ingaggi del quotato allenatore, e anche giocatore, Rebuffo e dell'attaccante Giuntoli, presentato come "fenomenale ex capitano del Montecatini". La società si ingrandisce, tanto che viene nominato nella figura del geometra Cino Cini un commissario straordinario. E veniamo al 1930 anno di nascita del glorioso US AREZZO. La data esatta della nascita ufficiale, come recitano i documenti dell'epoca, è il 9 settembre 1930. Il cambio di denominazione era avvenuto a causa delle sollecitazioni degli sportivi aretini che sostenevano un possibile maggior coinvolgimento della città, intorno ad una società che ne portasse il nome. Presidente, Umberto BIONDI, allenatore-giocatore GUARNIERI, tra i consiglieri il Marchese ALBERGOTTI. L'inizio fu duro con i primi inevitabili insuccessi , Per la cronaca, l'Arezzo conosce la sua prima sconfitta a Sesto Fiorentino (2-0) coincidente con la sua prima partita. Seguono la prima sconfitta in un derby (26-10-1930 Arezzo - Montevarchi 0-3) con il giocatore amaranto Rebuffo costretto nella notte a scappare per evitare il linciaggio dei tifosi inferociti che gli rinfacciavano di aver fallito un calcio di rigore! La prima vittoria, a dicembre (3-1) contro il Rifredi e l'occasione viene festeggiata la sera del 20 dicembre, al Circolo Operaio di Via Mazzini, con un "veglionissimo dello sport" con presenti i più bei nomi della società aretina. L'anno successivo, siamo nel 1931 , l'US Arezzo partecipa al campionato di II div. con, tra gli altri, Montevarchi, Robur Siena e le seconde squadre di Pistoiese e Fiorentina terminando al 4° posto e quindi ammessa al campionato di I divisione. Allenatore l'asso ungherese POHL. Vengono a rinforzare la squadra Calligaris, Medri, Bazzano e Calcaterra. I primi sforzi della nuova società venivano premiati. Siamo nel 1931-32, con i gialloneri aretini inseriti nel girone F della prima divisione che si classificano al settimo posto, affrontando tra gli altri Grosseto, Macerata, Ancona, Robur, Ascoli, Terni e, per la prima volta in gare di campionato i rivali storici del PERUGIA. Nell'entusiasmo generale, l'Arezzo venne chiamata a disputare una gara amichevole a Roma contro i cadetti della capitale. Quel giorno, un gran numero di spettatori , almeno 15000 , corse al Motovelodromo Appio , attirati oltre che dalla partita dei giallorossi, anche dall’evento straordinario di una kermesse ciclistica che vedeva al via tra gli altri , l’ex due volte campione mondiale Alfredo Binda e il nuovo astro nascente delle due ruote, Learco Guerra, soprannominato in seguito “la locomotiva umana”. La gara tra la Juventus Arezzo e la Roma, era la prima uscita stagionale dei giallorossi di capitan Bernardini e l’attesa era talmente tanta che probabilmente entrò nella struttura molta più gente di quanta potesse contenerne il fatiscente impianto romano. Gli organizzatori approfittarono delle tante richieste per fare un cospicuo incasso, a scapito della sicurezza e cosi molte delle vecchie tavole apposte sugli spalti, cedettero per il peso della folla o, probabilmente, per l’usura. Per fortuna senza conseguenze fisiche per nessuno degli spettatori, molti dei quali provenienti proprio da Arezzo. Fu il primo ESODO IN TRASFERTA della tifoseria. La gara si concluse con la vittoria della Roma per cinque reti a zero nonostante la più che dignitosa resistenza offerta dagli amaranto. Ricordiamo le formazioni di quella gara che è stata di fatto la prima gara importante disputata dall’Arezzo: Gargani, Alberto Pignattelli, Landinei, Maturi, Medri (Da Caprile), Stocchi, Menci, Poggese, Aldo Pignattelli, Sanson, Calligaris. Sempre in quella stagione, l'Arezzo giocò la sua prima gara ufficiale al di fuori della Toscana: il 12 ottobre 1931 contro la Maceratese, sul terreno storico dell'Helvia Recina. Presidente amaranto era il cavalier Salvatore BIANCONI e tra i giocatori spiccavano i nomi di Stocchi, Giuliattini, Caligaris, Aita, Landucci Marchi e due dei fratelli Pignattelli, Piso e Mencolungo. Quell'anno ad Arezzo avvenne anche la prima INVASIONE DI CAMPO. L'episodio porta la data del 26 ottobre 1931 e, manco a dirlo, si trattava del sopracitato derby contro il Perugia giocato a Campo di Marte. Erano le ore 16,10 ed il Perugia conduceva 1-0, quando un tifoso amaranto, causa la mancata concessione di un calcio di rigore ai propri beniamini, scavalcò le recinzioni e, una volta in campo, scagliò una sassata che colpi il malcapitato arbitro. Alle 16.15, l'invasione era già terminata, con il focoso tifoso condotto via dagli agenti e con l’incontro sospeso a tre minuti dal termine. Il fatto suscitò clamore ed impressione e la società aretina adii alle vie legali nei confronti del tifoso invasore. Per la cronaca l'Arezzo ebbe comminata una multa e giocò la prima partita in campo neutro (Empoli) contro il Grosseto (0-0). L'allenatore Pohl salutò l'Arezzo con una vittoria casalinga (1-0) contro i cugini bianconeri del Siena. L'anno successivo l'Arezzo guidato dall'allenatore-giocatore Zilisy incontra per la prima volta compagini di blasone quali Lucchese, Empoli, Prato, Carrarese, Massese, Viareggio e per finire i nerazzurri del Pisa. Fu l'anno della famosa "crisi del 32". Campionato disastroso, cominciato con una umiliante sconfitta (6-2) a Firenze, continuato poi in una sequela di sconfitte cui nulla valse il trionfo (0-3) nel campo del Prato: 11 posizione e retrocessione dalla Prima alla Terza divisione, la prima retrocessione nella storia dell’Arezzo. Molti dei migliori elementi (Codecasa, Aita, Landucci e Puccinelli) , cambiarono casacca e la dirigenza decise di fare largo alle giovani leve aretine un nome su tutti, Bruno Pichi successivamente cronista appassionato delle sorti dell’Arezzo che esordi a 18 anni in una gara persa contro la Lucchese. Il campionato 1933-34 porta in dote il nuovo stadio, costruito sul vecchio terreno del Campo di Marte ed intitolato alla memoria dell’aretino Giuseppe Mancini, medaglia d’oro al valore di guerra, scomparso al fronte durante la Prima Guerra Mondiale. L'inaugurazione avviene in occasione dell'arrivo ad Arezzo di una tappa del Giro d'Italia al cospetto di una folla numerosissima . Ma quell'anno verrà ricordato per un altro fatto importante; lo scioglimento dell’U.S.AREZZO, conseguente alle dimissioni del cavalier Bianconi, proprio contemporaneamente alla vittoria degli Azzurri di Pozzo nel Campionato del Mondo disputatosi in Italia. Ma il calcio, veicolo di propaganda per il regime fascista, riparti, ed i giallo neri furono rinominati Fascio Giovanile AREZZO. Con allenatore Aramis Marchionni, si classificarono al quarto posto nel campionato di terza divisione. L'anno successivo, siamo nel 1934-35, la squadra si rinomina Littoria, termine anche questo di derivazione attinente al periodo del regime di Mussolini. Guida tecnica affidata ancora a Marchionni mentre tra i giocatori si ricordano Bruno Pichi , Crocini, Scartoni e Papini. Invano lo spirito battagliero di pochi volontari cerca di risollevare le sorti dell'Arezzo. Sembra esaurito lo spirito calcistico del capoluogo, mentre contestualmente nella provincia avanzano realtà come il Montevarchi. La completa anarchia, porta alla formazioni di numerose piccole società (Porta del Foro, Esperia, Littoria) che si spartiscono e contendono i vari tornei cittadini. La Littoria si confrontò anche con buoni risultati con le avversarie dell'epoca ( di spicco le vittorie su Montevarchi 8-1, Siena 1-0 e Berta 3-1) dopodichè rientrò nei ranghi di squadra cittadina. Siamo nel 1936-37 e l'Arezzo, avvalendosi anche delle prestazioni di alcuni allievi Ufficiali della locale caserma, amalgamati da numerosi giocatori locali, viene affidato ad Alberto Pignattelli, il primo dei tre fratelli che hanno composto la famosa dinastia calcistica aretina, reduce da esperienze importanti tra le quali un campionato nelle file dell'Ambrosiana Inter di Meazza e Allemandi. Era fallito il primo tentativo di emergere dalle sabbie mobili del dilettantismo per scalare i vertici calcistici nazionali. Si ricominciava da zero. Il campionato successivo, grazie ad una riorganizzazione della F.I.G.C., l'Arezzo viene inserito nel girone C della nuova serie C. Torna al timone del sodalizio della società, che aveva allora sede in Via De' Cenci, Salvatore BIANCONI . La squadra aretina era formata quasi totalmente da atleti aretini : Sarri,Stocchi I, Landi, Gallorini, Nappini, Padelli, Fiocchi, Cangi, Sarrini, Poggesi, Bernardini, Alberto Pignatelli, Cantaloni e Crocini. Non era infrequente vedere in campo una squadra composta da 11 elementi locali. Ma purtroppo i risultati non arrivavano, e cosi la dirigenza decise di provare a migliorare la squadra. Il campionato successivo l'Arezzo si rafforzò e concluse il campionato al 3' posto, dopo Maceratese ed Ascoli, e mettendo alle proprie spalle società del calibro di Cagliari, Grosseto, Terni, Pistoia, Rimini e Ravenna. Di quella squadra era allenatore il grande Luigi CEVENINI III che giocò anche 4 partite. Lo chiamavano Zizi, per la sua attitudine al dribbling ubriacante e per la sua velocità, ed è stato molto probabilmente con Angelillo, Graziani e Cabrini, il personaggio che ha fatto parte dell'Arezzo con alle spalle la carriera più onorevole. Quasi 200 gol in serie A con le maglie di Inter e Juventus e una trentina di presenze in nazionale condite da 11 gol. Cevenini era un personaggio particolare; tanto loquace in campo, quanto riservato fuori . La sua carriera di allenatore, cominciata a Como , si concluse proprio ad Arezzo quando di anni ne aveva già più di quaranta. In ogni caso fu una stagione positiva. L'Arezzo si rimetteva in cammino verso maggiori prestigiosi campionati. Ma fu la guerra ad interrompere il cammino. Nel 1939-40 l'Arezzo partecipa al girone E della serie C con allenatore Italo Rossi. Quella stagione era cambiato anche il Presidente, Bianconi aveva lasciato la poltrona all’Onorevole Guido Bonaccini anche se, all’atto pratico, era lo stesso Bianconi a continuare la gestione della squadra. Questa l’ultima formazione tipo dell’Arezzo prima che il secondo conflitto mondiale scoppiasse: Sarri, Gallorini, Bonifazi, Galli, Mora, Guffanti, Bazzanti, Crocini, Garbinesi, Vanzi, Nappini. L’Arezzo partecipò allo stesso campionato anche nella stagione 1941-42, che vide i colori amaranto segnati dall'uccisione del segretario SEVERI nell'eccidio di S.Severo , nei pressi dell’Alpe di Poti. Nel 1943 l'allenatore era HANSEN e la formazione amaranto era la seguente: Sarri, Gallorini, Buoncristiano, Dolfi, Poli, Franceschi, Casi, Falcioni, Bertoni, Cerofolini (Lollis), Gentini. Poi, la guerra impose uno stop. La riproduzione, anche parziale, di testi, filmati ed immagini di questo sito è possibile solo citandone la fonte. L’utilizzo improprio sarà perseguito a termini di legge |















