lynnea ugg boots Jimmy Choo borse di lusso biker bag estate 2013

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Nel campo dell’alta moda, sono tante le maison che si dedicano alla creazione di incredibili accessori di lusso ma, tra quelli più amati dalle donne di tutto il mondo da un bel po’ di anni a questa parte ci sono sicuramente quelli firmati Jimmy Choo. Per l’estate 2013 il fashion brand ci delizia con le ultimissime proposte, must have luxury di stagione: le nuove Biker bag.

Jimmy Choo,
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una delle case di moda più amate dalle star, che sfoggiano scarpe di lusso e borse griffate dal marchio ad ogni occasione, suggerisce in vetrina per i mesi caldi una it bag dalle linee decise e di carattere. Il look biker, tornato in auge già da alcune stagioni,
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è ancora in gran voga. Piace perchè è uno stile grintoso ma iper femminile allo stesso tempo. Le Biker bag sono borse da giorno, hobo e tracolle morbide che si caratterizzano per il piglio rock e metropolitano grazie alle catene metalliche che vanno ad impreziosire i modellini cult.

L’attitude di queste borse da donna di lusso è energica e combattiva, per uno stile casual e cittadino, ma sono anche modelli estremamente pratici per la vita di tutti i giorni,
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capienti e realizzati in tessuti e materiali di qualità. Le Biker bag si ispirano agli ormai iconici stivali da motociclista targati Jimmy Choo. La pelle screpolata effetto metallizzato e le tre catene di palladio conferiscono alla borsa un tocco vintage super attuale. Sono disponibili nell’e shop ufficiale della maison, i prezzi partono dai 1200 euro e variano a secondo della fantasia o della nuance scelta. La più trendy? La biker bag in fantasia floreale, colorata, vivace e primaverile (3095 euro).
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ugg autralia La Dinamo Gorizia brinda alla serie C Battuta la Credifriuli

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MONFALCONE. Il sogno è realtà per la Dinamo Gorizia. Dopo una cavalcata lunga 36 partite, la squadra di coach Carlo Mantesso centra la promozione in C Silver, superando nella finalissima di Tolmezzo la Credifriuli Cervignano per 71 64. la prima volta nella sua storia che la squadra giocherà in serie C. La Dinamo ha tirato fuori dal cilindro le ultime gocce di energia per resistere nel finale al ritorno di Cervignano, squadra che in stagione regolare aveva superato agevolmente in entrambi gli scontri diretti ma che in finale si è dimostrata l’avversaria più degna dopo aver battuto in semifinale, contro pronostico, Casarsa.

Praticamente perfetto l’equilibrio nei primi due quarti,
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con la Dinamo a condurre 31 30 all’intervallo lungo, trascinata da un Nanut che nonostante le condizioni fisiche non ottimali ha condotto l’attacco andando a prendersi tanti punti dalla lunetta (15 punti nei primi due quarti, con 8/9 ai liberi). A firmare il primo parziale Dinamo, nel terzo quarto, sono state due triple consecutive di Federico Bullara, un altro degli eroi stagionali al pari di papà Roberto che all’età di 53 anni si è preso l’ennesima soddisfazione della sua grande carriera. La Credifriuli è stata capace di ricucire il primo break,
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ma la Dinamo è riuscita comunque a chiudere sul +6 il terzo quarto grazie ancora una volta ai canestri di Nanut, una tripla e un 2/2 dalla lunetta.

La Dinamo riesce a non calare fisicamente nell’ultimo quarto, nonostante l’età media nettamente più alta rispetto ai ragazzi di coach Thomas Miani, grazie soprattutto al contributo della panchina, ed in particolare di Tomadini, la vera carta vincente di questo finale di stagione. Grazie alle sue volate,
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infatti, la formazione dell’Ugg accelera e al 37′ sembra chiudere la gara (+10 firmato da Piras su assist di Tomadini). Nel finale, però, Cervignano torna sotto con le triple di Dalla Pozza e ha addirittura la palla del sorpasso

nell’ultimo minuto ma il tiro dello stesso Dalla Pozza esce ed è Federico Bullara a congelare il match dalla lunetta. Nella prossima stagione, quindi, Gorizia avrà un derby tutto cittadino in C Silver,
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con Us Goriziana e Dinamo ad affrontarsi al PalaBrumatti e all’Ugg.

ugg men L’Expo Schuh si moltiplica

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Non si può mai star fermi nel mondo del business, figurarsi in quello delle fiere internazionali.

Lo sanno bene Roberto Pellegrini e Giovanni Laezza, presidente e direttore di RivaFierecongressi che ieri mattina, in sala rombo a Trento hanno presentato l’89 edizione di Expo Riva Schuh, di gran lunga il più grande evento fieristico altogardesano, trentino e tra i più importanti al mondo nel settore delle calzature di volume.

Un’edizione che però non sarà ricordata per gli ottimi numeri con i quali si presenta, bensì perché da essa nascerà per la prima volta una fiera tutta nuova, che visti i precedenti potrebbe facilmente diventare evento pluriennale e ricavarsi uno spazio importante nel mercato.

Si tratta di Gardabags,
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cioè della prima fiera delle borse, che si terrà negli stessi giorni dell’expo estiva ma non alla Baltera o negli alberghi che ospitano gli stands, bensì al Palavela, la nuova struttura inaugurata meno di un anno fa in riva al lago, accanto alla Fraglia e al Palazzo dei Congressi.

Il nuovo evento andrà in scena su 2 mila metri quadrati espositivi spiega il direttore Giovanni Laezza dedicati interamente al mondo delle borse, delle cinture e degli accessori, che permetteranno di presentare ai compratori una offerta espositiva completa, in un’unica occasione. Perché solo adesso questa scelta di allargare il campo agli accessori? Perché dalle analisi che abbiamo fatto questo è il momento giusto ha spiegato Laezza in passato era meno scontato affiancare gli accessori alle calzature,
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ora si può fare e noi ci proviamo.

La fiera di borse, cinture e accessori è il regalo che l’Expo Schuh si concede per un traguardo importante: proprio a giugno, infatti, saranno novanta le edizioni della fiera.

una piattaforma di business riconosciuta a livello mondiale dice il presidente Roberto Pellegrini ciò che determina il successo di Expo Riva Schuh come evento leader internazionale della calzatura di volume, oltre allo staff competente che ricordo lavora ogni giorno su questo progetto, è il costante impegno nel cogliere, e perché no, anticipare le esigenze del mercato di riferimento proponendo delle risposte concrete.

Una squadra che non sta mai ferma e che insegue,
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anticipa le tendenze mondiali andando a cercare espositori e compratori in ogni continente. Così dopo Sud Africa e Svezia, ora saranno Francia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Canada i nuovi mercati ai quali l’Expo guarda portando qui altri compratori.

Per l’edizione numero 89, con inizio questo sabato, gli espositori di Expo Riva Schuh sono 1.455, di cui 1.177 esteri provenienti da 37 Paesi. Sono inoltre attesi circa 13.000 operatori del settore in rappresentanza di 105 Paesi. Una curiosità è rappresentata dal Paraguay,
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per la prima volta a Expo Riva Schuh con una azienda espositrice i cui titolari hanno origini trentine.

una fiera che cammina da sola e non ha mai avuto bisogno del sostegno pubblico dice l’assessore provinciale allo sviluppo, Alessandro Olivi l’expo è l’espressione della capacità di investire nelle relazioni con il territorio.

boots ugg iPhone 6S e non solo il 25 novembre link ufficiale

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C da stupirsi e non poco: in arrivo anche le offerte Black Friday ufficiali Apple il prossimo venerdì 25 novembre. Possibili grandi affari con un iPhone 7, iPhone 6S, magari un iPad Pro o qualsiasi altro device al miglior prezzo di sempre? L con lo shopping super scontato per questo 2016 potrà essere vissuto da noi italiani senza limiti visto che anche Cupertino ha deciso di attivare speciali promozioni entro i nostri confini (in passato , al contrario, non avevamo potuto beneficiare delle stesse iniziative commerciali dedicate,
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ad esempio, ai colleghi statunitensi).

Su una pagina interna allo store Apple le offerte Black Fridayconun claim inequivocabile. Un Apple Watch di Cupertino ci invita a tenere memoria della speciale ricorrenza di venerdì prossimo (foto in apertura articolo). Purtroppo sul web non campeggia ancora una vetrina dei device in super sconto fra appena tre giorni. Più che probabile, visti i collegamenti presenti sul sito però, un prezzo ribassato per i nuovissimi iPhone 7 e 7 Plus, ancor di più per i datati iPhone SE,
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iPhone 6S e 6 e a ritroso, i melafonini meno recenti. Possibili anche speciali promozioni dedicate agli iPad ma naturalmente ad accessori di ogni tipo ma non solo. Nella pagina si fa pure riferimento ai regali di Natale da fare ad appassionati di musica, fotografica e anche ai piccolissimi (giochi e giocattoli). Il rimando è ovvio ai brani digitali su iTunes ma anche ad altri contenuti multimediali che andremo a scoprire.

Pur non conoscendo per ora il prezzo con cui Apple venderà iPhone 7 e compagni in occasione delle offerte del Black Friday, ciò che è già stato dichiarato è che verrà garantita la spedizione gratuita in un solo giorno lavorativo a chi effettuerà un ordine di almeno 40 euro entro le ore 16 del 25 novembre appunto. Un altro aspetto interessante poi, è che le speciali promozioni saranno disponibili anche negli store fisici ufficiali: questi osserveranno tutti un orario di apertura prolungato,
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anche se ancora non meglio precisato.

ugg made in L’uomo che fa le scarpe a tutti

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il fondatore di Stella International, il colosso cinese delle calzature che macina quasi 2 miliardi l’anno. Produce per i grandi marchi della moda. E adesso ci prova con i suoi. Perchè “Asia ed Europa devono collaborare”.

Quando gli viene chiesto un commento sulla produzione cinese di scarpe che poi, sotto i nomi più blasonati, vengono vendute in Europa, Stephen Chi non si scompone. Anzi, risponde amichevolmente. La stessa cortesia la utilizza per parlare di temi che per molti sono scottanti, come quelli del reshoring verso i Paesi con un costo della manodopera più basso. L’imprenditore cinese che ha fondato il calzaturificio Stella International è abituato alle sfide. La sua è una holding quotata a Hong Kong che macina numeri impressionanti: nel 2015 ha raggiunto 1,7 miliardi di dollari di ricavi e ha assemblato quasi60 milioni di paia di scarpe. Adesso, oltre a produrre in conto terzi per i marchi della moda e del lusso mondiali, punta a conquistare l’Europa con uno dei suoi house brand, What For, posizionato nel segmento del lusso accessibile. Perché, stando alla visione di Mr. Chi, “Asia ed Europa devono cooperare”.

Nonostante il business retail valga attualmente soltanto il 6% del turnover totale, ci siamo prefissati precisi obiettivi di crescita. Siamo arrivati nel Vecchio Continente con What For tre anni fa, precisamente a Parigi, dove abbiamo il nostro headquarter europeo. Il marchio genera in Europa il 60% dei ricavi complessivi mentre la parte restante, in termini di volume, arriva dalla Cina, dove contiamo su 60 monomarca di proprietà. Il mercato in cui siamo più forti è la Francia,
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dove attualmente abbiamo quattro flagship, con l’intenzione di portarli a nove già entro il primo semestre dell’anno.

il secondo mercato europeo più forte insieme alla Germania, ci sono piani ambiziosi. Siamo distribuiti all’interno di 148 multibrand sul territorio (su un totale di 500 multimarca in Europa), e tutto il design del marchio è pensato nel nostro studio a Padova. In Italia sviluppiamo tutta la parte creativa e i prototipi. La produzione, ovviamente, è poi finalizzatain Cina, fatto che ci permette di avere un entry price retail relativamente basso, attorno ai 120 euro. Nascendo come calzaturificio, quello che senza dubbio siamo capaci di fare sono le scarpe.

Per quali marchi producete in conto terzi?

Per quasi tutte le griffe di moda. Da Timberland a Tory Burch, da Michael Kors a Ugg, passando per Prada, Alexander Wang, Miu Miu, Kenzo, Givenchy e Balmain.

Non trova nessun elemento di contrasto tra produzione cinese e commercializzazione europea?

Affatto. Anzi, penso che nel mondo del futuro bisognerà entrare sempre più in sinergia. Asia ed Europa devono collaborare per realizzare i prodotti migliori.

Anche la produzione in Cina sta vivendo una fase di cambiamento, tanto che di recente avete tagliato circa 200 posti

La politica del figlio unico non ha giovato. I cinesi che vogliono lavorare sono sempre di meno. Per questo ci stiamo muovendo verso altri Paesi, su tutti Bangladesh, Vietnam, Filippine e Indonesia. Non tagliamo posizioni,
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semplicemente le riallochiamo dove c’è domanda di lavoro.

ugg inserts Jimmy Choo e Ugg

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Glamour e comodit anti freddo: una delle novit per quest’inverno vede la collaborazione tra Jimmy Choo e il marchio australiano Ugg. Da questo connubio nata una collezione casual chic di cinque modelli in limited edition e in vendita dal 21 ottobre nei negozi e sul web che abbinano ai classici stivali in montone la creativit di Tamara Mellon, quasi fossero un trait d’union tra lo spirito easy della West Coast e quello modaiolo della East.

La Mellon, oltre ad essere la fondatrice del marchio Jimmy Choo,
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anche, per sua stessa ammissione, una grande fan di Ugg: “Oltre a Jimmy Choo,
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UGG Australia l’unico e solo altro marchio di scarpe che ho in guardaroba. Le metto a casa a New York, quando sono in vacanza a Malib e le porto via con me ogni volta che devo viaggiare in aereo” ha affermato la designer.

L’ incontro tra le due realt si esprime in primo luogo con le variazioni di colore: gli Ugg sono personalizzati con borchie d stelle, fantasie zebrate o leopardate e frange.

Il modello di punta della capsule senza dubbio il Mandah: un boot impreziosito da occhielli argento e oro,
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borchie e grafiche glitterate che Amber Valletta indossa nella avd Jimmy Choo Cruise 2011 firmata da Ines Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin. Non sono meno glamour gli altri quattro modelli: Kaia, con spirale in scamosciato leopardato e borchie a cupola; Starlit,
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con stelle silver oppure ottone e frangiato di suede; Sora, disponibile anche in versione pi alta e Siobahn,
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uno stivale di maglia a torciglione misto cachemire davvero morbido.

ugg offerte La Dotta Decadenza Di Bologna

ugg 1873 La Dotta Decadenza Di Bologna

1a indagine nazionale per catalogare i principali problemi delle città italiane. 6a puntata

La dotta decadenza di Bologna

A fronte del degrado del centro storico e della perdita della memoria, si tenta il rilancio: valorizzare i musei e puntare sul turismo. Sullo sfondo, il ricordo di quando fino agli anni ’70 la città è stata all’avanguardia, modello di salvaguardia e progettualità

Bologna. Una visione sconfortante: la fontana del Nettuno, capolavoro di Giambologna, simbolo della città, è a secco. Da tempo l’acqua non sgorga dai 90 ugelli bloccati dal calcare, mentre i celebri bronzi soffrono, coperti da incrostazioni e corrosi dagli acidi del guano di piccione che inquina la vasca. Dall’ultimo restauro sono passati più di vent’anni e adesso serve un intervento costoso. Il Comune non ha soldi, aspetta uno sponsor. Il degrado della fontana, nel cuore di Bologna, davanti a San Petronio e a Palazzo d’Accursio, sede del Comune dove, proprio sopra l’ingresso, l’antico stemma in pietra è trattenuto da grossi elastici colorati per evitarne il crollo, segnala la crisi di tutto il centro storico. L’immagine stessa della città ha evidente bisogno di un radicale restauro.

Eppure Bologna sembra decisa a puntare sul turismo, in lieve crescita nonostante la crisi, e quindi a valorizzare i suoi tanti tesori. Il ritardo è grave perché, ammette Alberto Ronchi, da un anno e mezzo assessore alla Cultura del Comune, Bologna non ha mai coltivato il turismo culturale, né promosso il suo patrimonio. L’attenzione è ancora sulle fiere, l’industria, l’evento. Abbiamo dato per scontato che questa sia una città di passaggio. quindi naturale che Bologna non sia percepita come una città d’arte nonostante i numerosi musei, pubblici e privati, le decine di chiese ricchissime di opere d’arte, i palazzi affrescati, i monumenti antichi e il suo caratteristico centro storico con 40 chilometri di portici, candidati a sito Unesco. Eppure l’immagine della città è sfocata e priva d’identità.

La crisi dei musei comunali

Il primo nodo del problema è la crisi degli 11 musei comunali. L’analisi di Alberto Ronchi è impietosa: Ereditiamo una situazione caotica che non riguarda soltanto i nostri musei. L’attività culturale complessiva della città ha gli stessi problemi: l’offerta è di una ricchezza esplosiva con potenzialità enormi, ma c’è tanta confusione e pochissima capacità di dare un’ immagine unitaria e coordinata di Bologna. La nostra politica culturale è stata sempre un po’ schizofrenica. Basta pensare che a un certo punto, nel 2006 (sindaco Sergio Cofferati, Ndr), si è teorizzata e applicata l’idea che nei musei fosse giusto entrare gratis. Quando il commissario Anna Maria Cancellieri ha ripristinato il biglietto a pagamento, nel marzo 2011, c’è stato un crollo di visitatori. Dopo un buon 2010 (quando i musei erano gratuiti), nel 2011 il Museo Archeologico è passato da 109mila a 97mila visitatori, il Museo Morandi da 38 a 24mila, la pinacoteca di Palazzo d’Accursio è precipitata da 43 a 22mila. Ha retto meglio il MAMbo: 89mila nel 2010, con la grande mostra di Morandi,
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88mila nel 2011 e altrettanti previsti nel 2012. Ma i guai dei Musei Civici sono prima di tutto strutturali, a cominciare dalla loro divisione in due gruppi: l’Istituzione Musei Civici, con le raccolte storiche (l’Archeologico, il Medievale, le collezioni d’arte antica, i musei del Risorgimento, della Musica, del patrimonio e dell’arte industriale) e, nella seconda struttura, la Gam (Galleria d’arte moderna), con il MAMbo per l’arte contemporanea, Museo e Casa Morandi e quello della memoria di Ustica realizzato da Chistian Boltanski. Una duplicazione inutile, vero pasticcio organizzativo e burocratico.

Per mettere ordine, nel 2011, l’attuale Giunta aveva nominato un Consiglio d’amministrazione presieduto da Andrea Buzzoni, arrivato da Ferrara dove ha creato per il Comune un modello vincente con le grandi mostre a Palazzo dei Diamanti. Nove mesi di lavoro (gratuito) e infine Buzzoni e il Consiglio producono un documento di 35 pagine, uno strumento di lavoro per rilanciare i Musei Civici in funzione di una Bologna futura città della cultura. A fine marzo 2012 il rapporto viene consegnato al sindaco Virginio Merola. Non accade nulla, il documento non viene discusso. A luglio, ufficialmente per motivi personali, Buzzoni si dimette e con lui altri due componenti del Consiglio (cinque in tutto). Ronchi spiega che si tratta di un documento utilissimo, di cui stiamo facendo tesoro ma che non è opportuno rendere pubblico. Contiene, per esempio, valutazioni sulla sicurezza dei musei che è bene restino riservate. Uno strano mistero. Comunque a novembre il Comune darà una direzione unitaria ai suoi musei, un’organizzazione snella e autonoma tutta da costruire che dovrà superare personalismi e inimicizie che finora l’avevano impedita in una tipica guerra tra poveri. Una riforma necessaria anche perché, dice Ronchi, nel 2014 Bologna diventerà “città metropolitana” dunque avremo problemi in più: al Comune andranno anche i musei dei centri vicini. Non siamo ancora usciti dal caos, ma quando avremo il nostro “sistema museale” potremo impostare indirizzi comuni, creare una filiera con gli altri musei della città. Adesso non c’è nessun coordinamento, a partire dagli orari di apertura. Abbiamo fatto un primo passo soltanto a luglio 2012, con la “Bologna Welcome Card” valida in tutti i musei.

Un ruolo per l’arte contemporanea

Il Comune punta sul rafforzamento del MAMbo, polo dell’arte contemporanea, museo molto attivo con aperture internazionali diretto dal 2005 da Gianfranco Maraniello, coinvolto nella svolta istituzionale dei Musei Civici. Scontiamo un’eredità storica, dice, una mancanza di progettualità complessiva e di orientamento. Per questo, negli ultimi anni, la ricchezza di offerta culturale della città è stata percepita come un limite, a causa dell’assenza di coordinamento. Per il MAMbo la svolta è venuta nel 2010 quando abbiamo realizzato con gli americani la grande mostra su Morandi al Metropolitan di New York trasferita poi a Bologna. Data l’importanza, la qualità,
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il numero delle opere esposte, l’unica struttura adatta era il MAMbo, non il Museo Morandi. La mostra ha cambiato la percezione internazionale dell’artista che è entrato nella élite mondiale. stato anche un successo della semplificazione organizzativa che ha superato la divisione tra i vari musei. Se applicata a tutto il sistema, porterebbe vantaggi giganteschi.

Il MAMbo, nato nel 2007 dal recupero della ex Manifattura delle Arti, è una costola della Gam che esiste da oltre trent’anni ma è ormai soltanto una sigla: le sue opere sono scomparse. Che fine hanno fatto? Dal 2005, dice ancora Maraniello, abbiamo un progetto museale mai realizzato che riguarda tutto Palazzo d’Accursio, destinato ad accogliere le collezioni dell’800 e ‘900 e la Pinacoteca Civica. Ma sono mancati interlocutori chiari, c’è stata una distribuzione improvvisata di funzioni dovuta alla rapida discontinuità politica: sindaci diversi, un anno e mezzo di commissariamento. Così le collezione comunali d’arte moderna della Gam sono finite nei depositi, invisibili.

Maraniello parla anche di future grandi mostre, che a Bologna mancano da trent’anni. Quando sono arrivato al MAMbo come direttore, Bologna soffriva il complesso di Ferrara che per vent’anni ha seguito una scelta strategica chiara che l’ha portata a essere identificata con le famose mostre di Palazzo dei Diamanti. Ma Bologna è diversa. Ha altre caratteristiche: per esempio è importante la sua vocazione al contemporaneo. Non ha senso replicare modelli riusciti e identitari come quello di Ferrara, a pochi chilometri di distanza. Personaggio centrale della scena cittadina, è stato per 15 anni rettore dell’Università e oggi, attraverso la Fondazione, gioca un ruolo essenziale nel sostegno di tante istituzioni bolognesi. A coronamento della sua azione, Roversi Monaco ha ideato e realizzato un progetto ambizioso fin dal nome: . Musei nella città. Dal 2003 la Fondazione Carisbo ha comprato o avuto in gestione otto edifici, palazzi storici e antiche chiese che sono stati accuratamente restaurati. Palazzo Fava, con un importante ciclo di affreschi dei Carracci, sede per mostre temporanee; l’oratorio di San Colombano, un museo esemplare di antichi strumenti musicali (collezione Tagliavini); nella ex chiesa di San Giorgio in Poggiale c’è una biblioteca; Santa Cristina è diventato auditorium per concerti; Palazzo Saraceni, sede della Fondazione, è aperto per mostre. L’ultima e più clamorosa realizzazione di Roversi Monaco è il Museo della Storia di Bologna, nel restaurato Palazzo Pepoli, inaugurato a fine gennaio 2012: allestito come museo virtuale, ricco di costosa tecnologia in parte interattiva, sorge a pochi passi dalle due Torri ed è costato 45 milioni di euro: 130mila visitatori nei primi otto mesi. Tra acquisti, restauri, allestimenti, la Fondazione ha investito nel progetto ben 130 milioni di euro con l’idea di creare nel cuore della città storica un percorso museale aperto, articolato in sedi diverse, ciascuna con una sua specifica funzione culturale. Un progetto colossale e di assoluta eccellenza.

Ma dopo l’apertura del Museo della Storia di Bologna, si è aperto un dibattito anche polemico sul metodo autoreferenziale con il quale è stato realizzato e sulla opportunità di un’impresa tanto costosa in una città che soffre ormai la crisi,
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con gli altri musei che stentano a sopravvivere per mancanza di fondi e hanno finora contato sull’aiuto della Fondazione Carisbo. Roversi Monaco resta convinto della validità del suo progetto: Abbiamo riqualificato il centro storico partendo dalle strade: via Minghetti, via Manzoni, via Parigi, restaurate dalla Fondazione, e poi tutti gli edifici antichi salvati dal degrado: erano in abbandono, depositi per topi. Gli affreschi dei Carracci stavano lentamente morendo. Ma ci saranno le risorse per gestire tutte queste sedi e continuare a sostenere le istituzioni cittadine? Roversi Monaco reagisce con forza: Chi afferma che abbiamo fatto il passo più lungo della gamba è qualcuno che a Bologna non ha mai realizzato nulla. una caratteristica della città: l’importante è che non facciano gli altri. Del resto so bene che è comune l’idea che le Fondazioni siano vacche da mungere. Questa operazione è costata molto ma nel nostro bilancio ci sono i valori attualizzati degli edifici comprati e restaurati: risultano superiori a quello che abbiamo speso. E resteranno patrimonio della città. Nel futuro prossimo vede Bologna avviata a diventare importante città d’arte. Subiamo la concorrenza insuperabile di Venezia, Firenze, Roma. Lo sforzo fatto finora dalla città non è sufficiente perché almeno una parte del flusso turistico si fermi qui. Il nostro è però un turismo colto, di qualità e sta crescendo. Credo che Bologna abbia ripreso un suo ruolo: l’Università, l’apparato museale, un insieme di centri di ricerca.

Troppi musei nascosti

Accanto a e ai Musei Civici, esiste un terzo polo museale troppo trascurato: i semisconosciuti musei dell’Università. Proprio Roversi Monaco, quando era rettore, ha riunito nello splendido Palazzo Poggi, con un moderno allestimento, alcuni dei musei scientifici dispersi in diverse facoltà. Aperto nel 2000, Palazzo Poggi espone l’eredità preziosa della tradizione scientifica cittadina: dalla spettacolare raccolta di cere anatomiche ai reperti naturalistici collezionati da Ulisse Aldrovandi nel Cinquecento. Purtroppo i visitatori sono meno di 3mila all’anno: un turismo raffinato, che viene anche da lontano. Non c’è coordinamento con gli altri musei, manca ogni forma di comunicazione, così Palazzo Poggi resta ignoto agli stessi bolognesi.

Più di ogni altra istituzione soffre di povertà e solitudine l’unico museo dello Stato, la Pinacoteca Nazionale, scrigno dell’arte emiliana e non solo, un tempo perla dei musei di Bologna, circondato oggi da un quartiere frequentato anche da ladri e spacciatori. Il soprintendente ai Beni artistici Luigi Ficacci oltre che di Bologna si deve occupare anche di Ferrara, Forlì Cesena, Ravenna Rimini. Racconta che per restauri, manutenzione, riparazioni e lavori vari nella Pinacoteca bolognese, nel 2012 il Ministero ha stanziato euro “zero”. Per gli altri “capitoli” ho in tutto 181mila euro. possibile che arrivino fondi, anche dallo stesso Ministero a fine esercizio, ma non programmabili, quindi non posso prendere nessun impegno. Impossibile pensare a mostre o altre attività. Nel 2011 i visitatori della Pinacoteca bolognese sono stati appena 33.700. Eppure l’ingresso costa solo 4 euro.

L’epoca d’oro della Pinacoteca è stata quella della innovativa Soprintendenza di Andrea Emiliani, fino a tutti gli anni Settanta. Aveva aperto la città al mondo con le grandi mostre biennali, da Guido Reni ai Carracci, in collaborazione con i grandi musei, dal Metropolitan di New York alla National Gallery di Londra, che hanno ridato all’arte bolognese il prestigio che aveva perduto nel corso dell’800. L’ultima mostra è stata nel 1979 e da allora mostre importanti non si sono più fatte. Sembra che Bologna si sia voluta trasformare seguendo un percorso inverso a quello di altre città che hanno tentato e qualche volta sono riuscite a diventare città d’arte promuovendo musei, eventi, mostre,
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puntando spesso sul contemporaneo, dice oggi Emiliani. Bologna ha compiuto questo sforzo prima degli altri, a partire dagli anni ’50 grazie a personalità come Cesare Gnudi e Carlo Ludovico Ragghianti e alla lungimiranza di Comune e Regione. Ho ereditato la Soprintendenza da Gnudi e Bologna è stata modello di salvaguardia e di progettualità: la città stessa è stata difesa da due leggi, quella sulla zona della collina inedificabile e quella di Pierluigi Cervellati che impose un vincolo sulla struttura del centro storico in quanto tale, che è servito fino a pochi anni fa.

Il centro storico decaduto

Sui mali profondi, sulle difficoltà di Bologna ad accettare un cambiamento di rotta per ridare forza alla sua tradizione culturale, il soprintendente Ficacci ha maturato convinzioni condivise da molti: A Bologna c’è un rifiuto, che è poi molto italiano, a perseguire lo sviluppo dei servizi e dell’industria culturale. La paura del nuovo contraddistingue la città ed è il motore più evidente di una conservazione acritica e scaramantica del proprio passato. Teniamo separati da una parte una grande erudizione autoreferenziale e dall’altra un’organizzazione senza conoscenza, due mondi divisi, che non dialogano. Ormai i segni della decadenza di una città tra le più colte e ricche d’Italia sono davanti a tutti. Pier Luigi Cervellati aveva fatto di Bologna un modello europeo secondo il principio che la città storica è un organismo urbano unitario cui va riconosciuta la qualità di bene culturale.

Oggi Maria Pia Guermandi, consigliere di Italia Nostra, descrive così la situazione: Espulse verso le periferie intere fasce di popolazione, le attività artigianali e il piccolo commercio, il centro storico di Bologna è divenuto un guscio vuoto, colonizzato da banche e grandi catene commerciali, desertificato al calar della sera o preda di una “movida” invasiva e senza regole, fonte di conflitti e degrado.

Contro questo decadimento è battaglia quotidiana per Paola Grifoni, soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici: La città è molto maltrattata. Mi ha colpito, appena arrivata, tre anni fa, l’inaudita sporcizia. La città è fatta di portici che sono di proprietà privata. I condomini dovrebbero spazzare e lavare, ma ormai non lo fa più nessuno. C’è il problema della presenza di decine di migliaia di studenti universitari che hanno colonizzato alcuni quartieri centrali: rifiuti, scritte sui muri, bottiglie ovunque, rumori notturni. una città viva, gli studenti ci sono da secoli. Ma adesso c’è meno attenzione, si rischia un rapido degrado del decoro cittadino. Forti polemiche ha suscitato di recente il colore aragosta squillante di un edificio ancora non finito, sorto al posto di una vecchia casa nella centrale piazza 8 Agosto. Ma la Grifoni non ha potuto intervenire: La legge del 2010 che ha istituito la Scia, dichiarazione di inizio attività, è stata devastante a livello nazionale. Ciascuno può fare come crede. Per i colori a Bologna manca una normativa, basterebbe un semplice elenco dei colori ammessi. Adesso si può dipingere la casa a pois. Stiamo cercando di evitare l’invasione di tavoli, sedie e installazioni fisse su strade, piazze e marciapiedi. Sinceramente, tutto questo è molto frustrante per me ma anche per il Comune. Oltre ai colori c’è il problema della pavimentazioni in pietra delle caratteristiche strade del centro. Il traffico pesante sconnette le lastre, provoca buche pericolose. Si provvede con l’asfalto, che non potrebbe essere usato ma costa poco. Il Comune definisce questi interventi temporanei. Per le solite ragioni economiche, pochi ormai si oppongono alle sponsorizzazioni pubblicitarie. Così in questi mesi la facciata del Cattedrale di San Petronio, in restauro,
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è imbrattata da due grandi cartelloni che promuovono una marca di scarpe sportive. Di fronte, nel cortile dello storico Palazzo Re Enzo, proprietà comunale, tra bandiere e cartelloni è esposto un nuovo modello di automobile.

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A proposito della richiesta che fin dalla seconda media gli alunni avanzano agli insegnanti di insegnare loro il fascismo così riporta la stampa di qualche giorno fa ritengo ma vorrei essere smentito che molti insegnanti per certi versi mastichino poco di fascismo e di storia recente se possiamo chiamarla così per altri versi temono di essere parte Mah!!! Chissà che cosa pensano in famiglia, per cui è meglio lasciar perdere! Così, dopo la prima guerra mondiale l’abbiamo vinta, quindi è più che sufficiente per la storia patria! Ma poi? Poi c il vuoto Forse sono cattivello, ma come mai in rete scrivono tanti sedicenni Ma nostalgici di che? Che cosa ha insegnato loro la Scuola Democratica e Repubblicana? Questi ragazzi cellularizzati hanno forse vissuto la guerra, i bombardamenti, la fame, hanno saputo dei nostri soldati in Russia con le scarpe di cartone? Dei nostri soldati in Africa con le bombe a mano contro i carri armati? Della presa in giro del obbedire, combattere Del avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi Del e moschetto fascista perfetto Del stramaledica gli inglesi il popolo dei pasti Dell alla Patria?

Ovviamente, nessuno nega che con il governo fascista si siano avute opere pubbliche e innovazioni civili (cinque città costruite nell Pontino, l nazionale maternità e infanzia, previdenza et al), però a quei tempi, purtroppo, guai a pensarla diversamente! Gramsci è morto in carcere nel L’isola di Ventotene era piena di antifascisti E in Francia ricordiamolo i fratelli Rosselli nel giugno del furono ammazzati da una squadraccia di Insomma, la storia non è tutta bianca o tutta nera! La storia non può essere studiata secondo criteri morali o moralistici non c la storia che piace e quella che mi piace I viva e gli abbasso sono della politica quotidiana, non dell storica! Bloch, Braudel, Febrve, i nostri Cantimori, Chabod, mettiamoci anche Croce, sono grandi maestri della ricerca storica. Per non dire del “Secolo Breve” di Hobsbawm. Insomma, la ricerca storica può essere una buona e costruttiva palestra e non so quanto certi libri di testo concorrano a fare i nostri studenti! Troppe illustrazioni! Troppe letture inutili! Troppe prove di comprensione abborracciate!

Certamente il fascismo va studiato ed oggi, a tanti anni di distanza, lo studio potrebbe essere effettuato con lo stesso intellettuale con cui studiamo Cesare o Napoleone. A nessuno studente o adulto oggi verrebbe in mente di parteggiare o meno per Cesare o per Pompeo, per la Pulzella di Orleans o per il Conte di Shrewsbury, per Napoleone o per l’ammiraglio Nelson, ma il fatto è, purtroppo, che la nostra democrazia, nonostante la ventennale Resistenza, la Liberazione del e la Repubblica del ’46, è ancora giovane!

In effetti, l del nostro Paese risale al 1861, quando una certa Casa Savoia, mediocre e vigliacchetta, che nessun credito aveva presso gli altri Stati europei, volle celebrare la nascita del Regno d’Italia! Un regno nato, però, con l’abile utilizzazione di un Mazzini e di un Garibaldi, ambedue poi “confinati”, a cose fatte! Mazzini dovette rifugiarsi a Londra, da dove rientrò nel 1872 a Pisa sotto il falso nome di Giorgio Brown e a Pisa morì nel medesimo anno. Garibaldi di fatto venne confinato a Caprera con un sacco di fagioli, dove morì nel 1882! L'”eroe dei due mondi”, colui che a Teano nel 1960 aveva salutato il Re d’Italia facendogli dono di tutta l’Italia meridionale liberata si fa per dire dai Borboni. Per non dire dell’impresa garibaldina del 1862, quando Garibaldi, deciso a marciare su Roma, fu fermato, ferito e arrestato nell’Aspromonte! Come un bandito! Non come un liberatore!

I Savoia non scherzavano affatto! E sparavano pure contro chi non rientrasse nei loro disegni egemonici ed annessionistici. Fingevano di cercare alleanze, ma erano maestri delle più squallide strumentalizzazioni! Astuzie politiche? Mah! E Camillo Benso di Cavour ci metteva del suo, ovviamente! Fino al giorno della sua morte, il 6 giugno del 1861! I Savoia restituirono i dovuti onori a Mazzini e a Garibaldi, due nostri Grandi del Risorgimento, solo dopo la loro morte, perché, da morti, non potevano più opporsi alla dittatura savoiardo piemontese ormai estesa dalle Alpi alla Sicilia. Strategie intelligenti quelle dei Savoia! Anzi, spregiudicate! Per non dire poi di quei plebisciti pro Savoia sapientemente organizzati, ma anche della brutale repressione contro i cosiddetti briganti, che oggi potremmo chiamare partigiani della resistenza antisavoiarda! Si legga l'”Antistoria d’Italia”, di Fabio Cusin: una ricerca più che interessante sui modi con cui i Savoia costruirono un regno! Nazionale o savoiardo?

Quindi, con questa monarchia, che si era impadronita con raggiri e furberie dell’intera penisola, era molto difficile costruire una vera identità nazionale! La prima guerra mondiale fu una grande occasione per dar fiato alle trombe sabaude! Poi ci pensò il fascismo a far risorgere il Sole sui Colli Fatali di Roma! La Roma dei Cesari! Altro che quella dei Savoia! Ma re Pippetto alias Vittorio Emanuele III gliela fece pagare cara al duce quando il 25 luglio del ’43 lo impacchettò e lo fece prigioniero! Un re, a cui il duce non solo aveva restituito un’Italia “salvata” dal comunismo, ma aveva anche donato altre due corone, quella dell’Albania e quella dell’Impero d’Etiopia! Ma i Savoia sono i Savoia, da sempre, una stirpe di regnanti che i re veri dell’Europa non hanno mai voluto riconoscere come tali! Quei Savoia che in quell’8 settembre del ’43 sono scappati da Roma a gambe levate dopo avere annunciato l’armistizio con gli Alleati e la fine del Patto d’Acciaio così si chiamava stipulato anni prima con la Germania di Hitler.

Insomma, se non è facile per i nostri ragazzi sentirsi compiutamente Italiani, dipende anche dal fatto che la nostra storia patria non è affatto semplice né da spiegare né da capire! Aggiungiamo poi che a tutt i partiti che ci hanno governato non sono mai stati capaci di innescare e sostenere una identità nazionale, per cui la lotta del partito e per il partito forse ha fatto perdere di vista quell di Nazione di cui ogni cittadino, invece, soprattutto se giovane, ha bisogno e, soprattutto, diritto di sentire e condividere. Ricordiamo che Ciampi ci provò a ridare vita all’Idea di Patria, ma, morto lui,
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ora ci troviamo a fare i conti con la politica becera di gruppi politici che hanno affossato i partiti per dar vita a una guerra tra bande! Sono cattivo? Lo so!

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Tutti i tre gli smartphone potranno essere acquistati sia con ricaricabile che con con abbonamento. In particolare, l 7 32GB potrà essere acquistato con ricaricabile con un anticipo di 199,90 euro e 30 rate da 19 euro. L 7 128GB, invece, con anticipo di 249,
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Anche in questo caso sono previste penali in caso di recesso. Wind Magnum non richiede il pagamento della tassa di concessione governativa. Maggiori informazioni direttamente sul sito dell arancione.

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La mia premessa dovrebbe aver anticipato in parte il giudizio sull che troverete in prova oggi, un accessorio che sin dal suo arrivo a casa mia ha fatto capire la reale differenza tra Sena e tutti gli altri produttori di accessori. Vedendo la confezione si ha più l di aver comprato un costosissimo paio di scarpe piuttosto che una borsetta per iPad. La Sena Messenger Bag è proprio come te l materiali, assemblaggi e cura per i dettagli ai massimi livelli, un vero trionfo di odori e pulizia stilistica. La prima cosa che salta subito agli occhi è l sensazione di robustezza che questa Messenger Bag riesce a trasmettere, una sensazione confermata anche da qualche giorno di duro e intenso uso. Voglio precisare che le foto che vedete in questo articolo,
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sono state scattate dopo un periodo di circa 10 giorni di prova, un periodo durante il quale ho potuto pienamente apprezzare le straordinarie doti di questo prodotto.

Quelli di voi che mi conoscono, sanno perfettamente quanto mi piace parlare dei dettagli e delle finiture, beh che mi crediate o meno non riesco a trovare le parole giuste per definirle. La chiusura è garantita da un sistema di potenti calamite che impedisce aperture accidentali. Internamente troviamo 3 comode fessure destinate ad accogliere sia l che dei documenti, portafogli,
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chiavi e qualsiasi altra cosa voi riusciate a inserire.

Oltre a questi è presente una sorta di tasca interna con cerniera che sembra essere dedicata all di monete o piccolissimi oggetti. Il rivestimento interno in velluto antiscivolo impedisce al nostro iPad sia di graffiarsi durante la fase di inserimento, che di scivolare involontariamente durante l del dispositivo.

Nella parte posteriore di questa Messenger Bag troviamo un piccola tasca dedicata al trasporto del nostro iPhone, purtroppo questa tasca è sprovvista di chiusura, quindi vi consiglio di prestare molta attenzione ed eventualmente valutare l del nostro telefono nelle altra tasche interne a nostra disposizione. La tracolla è realizzata in materiali misti: nella parte esterna troviamo la stessa pelle usata per realizzare la borsetta, mentre in quella interna un rivestimento in morbido nylon garantisce una migliore regolazione della lunghezza della tracolla stessa.

Concludendo la mia recensione posso dirvi che anche se compro prodotti Sena da qualche anno,
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sono rimasto veramente colpito da come questa azienda sia votata a fare della qualità e dell i propri cavalli di battaglia. Ovviamente tutto questa qualità ha un prezzo, che come potrete immaginare voi stessi non è proprio contenuto.

Per entrare in possesso di questa Messenger Bag sono richiesti 149,99$, una cifra considerevole, anche se vi prego di credermi che mai come in questo caso sono convinto che siano dei soldi ben spesi. Attualmente il nero è l colore in catalogo.
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