outlet online ugg L’identità nazionale non si insegna

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A proposito della richiesta che fin dalla seconda media gli alunni avanzano agli insegnanti di insegnare loro il fascismo così riporta la stampa di qualche giorno fa ritengo ma vorrei essere smentito che molti insegnanti per certi versi mastichino poco di fascismo e di storia recente se possiamo chiamarla così per altri versi temono di essere parte Mah!!! Chissà che cosa pensano in famiglia, per cui è meglio lasciar perdere! Così, dopo la prima guerra mondiale l’abbiamo vinta, quindi è più che sufficiente per la storia patria! Ma poi? Poi c il vuoto Forse sono cattivello, ma come mai in rete scrivono tanti sedicenni Ma nostalgici di che? Che cosa ha insegnato loro la Scuola Democratica e Repubblicana? Questi ragazzi cellularizzati hanno forse vissuto la guerra, i bombardamenti, la fame, hanno saputo dei nostri soldati in Russia con le scarpe di cartone? Dei nostri soldati in Africa con le bombe a mano contro i carri armati? Della presa in giro del obbedire, combattere Del avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi Del e moschetto fascista perfetto Del stramaledica gli inglesi il popolo dei pasti Dell alla Patria?

Ovviamente, nessuno nega che con il governo fascista si siano avute opere pubbliche e innovazioni civili (cinque città costruite nell Pontino, l nazionale maternità e infanzia, previdenza et al), però a quei tempi, purtroppo, guai a pensarla diversamente! Gramsci è morto in carcere nel L’isola di Ventotene era piena di antifascisti E in Francia ricordiamolo i fratelli Rosselli nel giugno del furono ammazzati da una squadraccia di Insomma, la storia non è tutta bianca o tutta nera! La storia non può essere studiata secondo criteri morali o moralistici non c la storia che piace e quella che mi piace I viva e gli abbasso sono della politica quotidiana, non dell storica! Bloch, Braudel, Febrve, i nostri Cantimori, Chabod, mettiamoci anche Croce, sono grandi maestri della ricerca storica. Per non dire del “Secolo Breve” di Hobsbawm. Insomma, la ricerca storica può essere una buona e costruttiva palestra e non so quanto certi libri di testo concorrano a fare i nostri studenti! Troppe illustrazioni! Troppe letture inutili! Troppe prove di comprensione abborracciate!

Certamente il fascismo va studiato ed oggi, a tanti anni di distanza, lo studio potrebbe essere effettuato con lo stesso intellettuale con cui studiamo Cesare o Napoleone. A nessuno studente o adulto oggi verrebbe in mente di parteggiare o meno per Cesare o per Pompeo, per la Pulzella di Orleans o per il Conte di Shrewsbury, per Napoleone o per l’ammiraglio Nelson, ma il fatto è, purtroppo, che la nostra democrazia, nonostante la ventennale Resistenza, la Liberazione del e la Repubblica del ’46, è ancora giovane!

In effetti, l del nostro Paese risale al 1861, quando una certa Casa Savoia, mediocre e vigliacchetta, che nessun credito aveva presso gli altri Stati europei, volle celebrare la nascita del Regno d’Italia! Un regno nato, però, con l’abile utilizzazione di un Mazzini e di un Garibaldi, ambedue poi “confinati”, a cose fatte! Mazzini dovette rifugiarsi a Londra, da dove rientrò nel 1872 a Pisa sotto il falso nome di Giorgio Brown e a Pisa morì nel medesimo anno. Garibaldi di fatto venne confinato a Caprera con un sacco di fagioli, dove morì nel 1882! L'”eroe dei due mondi”, colui che a Teano nel 1960 aveva salutato il Re d’Italia facendogli dono di tutta l’Italia meridionale liberata si fa per dire dai Borboni. Per non dire dell’impresa garibaldina del 1862, quando Garibaldi, deciso a marciare su Roma, fu fermato, ferito e arrestato nell’Aspromonte! Come un bandito! Non come un liberatore!

I Savoia non scherzavano affatto! E sparavano pure contro chi non rientrasse nei loro disegni egemonici ed annessionistici. Fingevano di cercare alleanze, ma erano maestri delle più squallide strumentalizzazioni! Astuzie politiche? Mah! E Camillo Benso di Cavour ci metteva del suo, ovviamente! Fino al giorno della sua morte, il 6 giugno del 1861! I Savoia restituirono i dovuti onori a Mazzini e a Garibaldi, due nostri Grandi del Risorgimento, solo dopo la loro morte, perché, da morti, non potevano più opporsi alla dittatura savoiardo piemontese ormai estesa dalle Alpi alla Sicilia. Strategie intelligenti quelle dei Savoia! Anzi, spregiudicate! Per non dire poi di quei plebisciti pro Savoia sapientemente organizzati, ma anche della brutale repressione contro i cosiddetti briganti, che oggi potremmo chiamare partigiani della resistenza antisavoiarda! Si legga l'”Antistoria d’Italia”, di Fabio Cusin: una ricerca più che interessante sui modi con cui i Savoia costruirono un regno! Nazionale o savoiardo?

Quindi, con questa monarchia, che si era impadronita con raggiri e furberie dell’intera penisola, era molto difficile costruire una vera identità nazionale! La prima guerra mondiale fu una grande occasione per dar fiato alle trombe sabaude! Poi ci pensò il fascismo a far risorgere il Sole sui Colli Fatali di Roma! La Roma dei Cesari! Altro che quella dei Savoia! Ma re Pippetto alias Vittorio Emanuele III gliela fece pagare cara al duce quando il 25 luglio del ’43 lo impacchettò e lo fece prigioniero! Un re, a cui il duce non solo aveva restituito un’Italia “salvata” dal comunismo, ma aveva anche donato altre due corone, quella dell’Albania e quella dell’Impero d’Etiopia! Ma i Savoia sono i Savoia, da sempre, una stirpe di regnanti che i re veri dell’Europa non hanno mai voluto riconoscere come tali! Quei Savoia che in quell’8 settembre del ’43 sono scappati da Roma a gambe levate dopo avere annunciato l’armistizio con gli Alleati e la fine del Patto d’Acciaio così si chiamava stipulato anni prima con la Germania di Hitler.

Insomma, se non è facile per i nostri ragazzi sentirsi compiutamente Italiani, dipende anche dal fatto che la nostra storia patria non è affatto semplice né da spiegare né da capire! Aggiungiamo poi che a tutt i partiti che ci hanno governato non sono mai stati capaci di innescare e sostenere una identità nazionale, per cui la lotta del partito e per il partito forse ha fatto perdere di vista quell di Nazione di cui ogni cittadino, invece, soprattutto se giovane, ha bisogno e, soprattutto, diritto di sentire e condividere. Ricordiamo che Ciampi ci provò a ridare vita all’Idea di Patria, ma, morto lui,
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ora ci troviamo a fare i conti con la politica becera di gruppi politici che hanno affossato i partiti per dar vita a una guerra tra bande! Sono cattivo? Lo so!

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Sebbene l arancione non sia un partner ufficiale di Apple, anche per il nuovo melafonino è riuscito comunque a proporlo ai suoi clienti attraverso un dedicata. Wind offre, al momento, l 7 32GB, l 7 128GB e l 7 Plus 128 GB. Oltre alla possibilità di poterli acquistare a prezzo pieno,
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Wind li offre in forma rateizzata per consentire ai suoi clienti di poterli acquistare senza rischiare di dare immediatamente fondo alla loro carta di credito.

Tutti i tre gli smartphone potranno essere acquistati sia con ricaricabile che con con abbonamento. In particolare, l 7 32GB potrà essere acquistato con ricaricabile con un anticipo di 199,90 euro e 30 rate da 19 euro. L 7 128GB, invece, con anticipo di 249,
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90 euro e 30 rate da 21 euro. L 7 Plus 128GB, infine, con anticipo di 299,90 euro e 30 rate da 25 euro. In caso di disdetta anticipata sono previste delle specifiche penali. Per quanto riguarda, invece,
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gli abbonamenti, i nuovi smartphone potranno essere acquistati attraverso l tariffaria Wind Magnum che offre minuti e SMS illimitati e traffico internet a partire da 4GB a partire da 20 euro.

Aggiungendo l 32GB, i clienti dovranno pagare un anticipo di 199,90 euro e 30 rate da 18 euro. In caso i clienti scegliessero l 7 128GB, l sarà di 249,
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90 euro e le 30 rate da 20 euro. Chi optasse per l 7 Plus 128GB dovrà pagare un ticket d di 299,90 euro e poi 30 rate da 23 euro.

Anche in questo caso sono previste penali in caso di recesso. Wind Magnum non richiede il pagamento della tassa di concessione governativa. Maggiori informazioni direttamente sul sito dell arancione.

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La mia premessa dovrebbe aver anticipato in parte il giudizio sull che troverete in prova oggi, un accessorio che sin dal suo arrivo a casa mia ha fatto capire la reale differenza tra Sena e tutti gli altri produttori di accessori. Vedendo la confezione si ha più l di aver comprato un costosissimo paio di scarpe piuttosto che una borsetta per iPad. La Sena Messenger Bag è proprio come te l materiali, assemblaggi e cura per i dettagli ai massimi livelli, un vero trionfo di odori e pulizia stilistica. La prima cosa che salta subito agli occhi è l sensazione di robustezza che questa Messenger Bag riesce a trasmettere, una sensazione confermata anche da qualche giorno di duro e intenso uso. Voglio precisare che le foto che vedete in questo articolo,
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sono state scattate dopo un periodo di circa 10 giorni di prova, un periodo durante il quale ho potuto pienamente apprezzare le straordinarie doti di questo prodotto.

Quelli di voi che mi conoscono, sanno perfettamente quanto mi piace parlare dei dettagli e delle finiture, beh che mi crediate o meno non riesco a trovare le parole giuste per definirle. La chiusura è garantita da un sistema di potenti calamite che impedisce aperture accidentali. Internamente troviamo 3 comode fessure destinate ad accogliere sia l che dei documenti, portafogli,
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chiavi e qualsiasi altra cosa voi riusciate a inserire.

Oltre a questi è presente una sorta di tasca interna con cerniera che sembra essere dedicata all di monete o piccolissimi oggetti. Il rivestimento interno in velluto antiscivolo impedisce al nostro iPad sia di graffiarsi durante la fase di inserimento, che di scivolare involontariamente durante l del dispositivo.

Nella parte posteriore di questa Messenger Bag troviamo un piccola tasca dedicata al trasporto del nostro iPhone, purtroppo questa tasca è sprovvista di chiusura, quindi vi consiglio di prestare molta attenzione ed eventualmente valutare l del nostro telefono nelle altra tasche interne a nostra disposizione. La tracolla è realizzata in materiali misti: nella parte esterna troviamo la stessa pelle usata per realizzare la borsetta, mentre in quella interna un rivestimento in morbido nylon garantisce una migliore regolazione della lunghezza della tracolla stessa.

Concludendo la mia recensione posso dirvi che anche se compro prodotti Sena da qualche anno,
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sono rimasto veramente colpito da come questa azienda sia votata a fare della qualità e dell i propri cavalli di battaglia. Ovviamente tutto questa qualità ha un prezzo, che come potrete immaginare voi stessi non è proprio contenuto.

Per entrare in possesso di questa Messenger Bag sono richiesti 149,99$, una cifra considerevole, anche se vi prego di credermi che mai come in questo caso sono convinto che siano dei soldi ben spesi. Attualmente il nero è l colore in catalogo.
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Le calzature di Jimmy Choo sono un must per le amanti della moda luxury e di classe. Le creazioni di questa casa di moda sono a dir poco da favola, perfette per soddisfare tutte le esigenze femminili. Più che di scarpe da donna si tratta di piccoli capolavori da sfoggiare ai piedi nelle occasioni più in. Il sogno diventa ancora più bright quando non si tratta di semplici tacchi firmati Jimmy Choo ma della magica collezione di scarpe da sposa per l’inverno 2013.

La Bridal collection 2012 firmata da Jimmy Choo è un tripudio di bellezza ed eleganza. I modellini di questa linea speciale dedicata alle spose che vogliono essere impeccabili per il grande giorno, rinchiude tutti i tratti stilistici delle scarpe cult di Jimmy Choo,
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ma il tutto si eleva alla massima potenza. I dettagli sono curatissimi, e si traducono in particolari gioiello shining, tempeste di preziosi Swarovski e strass,
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linee affusolate e maliziose, nuances delle più brillanti e tessuti pregiati, come il satin vellutato color avorio.

Jimmy Choo presenta così una linea di scarpe da sposa esclusiva e ricercata,
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che non delude certo le aspettative, altissime quando si parla di una calzatura di questa maison. Dècollète come gioielli, luminosi e unici,
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perchè tutto il look da sposa va scelto con particolare cura e amore, del resto il gran momento si vive una volta sola (o quasi). Ecco tutti i nuovissimi modelli di scarpe da sposa lussuose e con tacco vertigo by Jimmy Choo, le più belle e preziose selezionate per voi nella nostra gallery.
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Nonostante i grandi progressi in campo di cultura avvenuti nel 1600 per l’ audacia e l’ intelligenza individuale di pochi pensatori , la pi diffusa immagine del mondo restava nel 1700 , al termine di quei cento anni rivoluzionari e innovatori , assai vicina a quella di tre o quattro secoli prima . Nell’ ambito della scienza il modello galileiano e quello copernicano , con il Sole fermo al centro , erano ancora lontani dall’ essere universalmente riconosciuti e ci non solo nei paesi cattolici , ma pure in quelli protestanti , che pure avevano avuto una maggiore alfabetizzazione dovuta soprattutto alla teoria luterana del libero esame : la Bibbia continuava ad essere per la grande maggioranza degli uomini una fonte indiscutibile o almeno assai attendibile di verit . Solo un’ ostilit irriducibile nei confronti della religione poteva portare ad accentuare il contrasto tra scienza e Bibbia , ma di fatto personalit quali Galileo e Newton non misero mai in dubbio la perfetta compatibilit fra il proprio operato fisico e la fede cristiana . Le dimensioni fisiche dell’ universo , quindi , continuavano a rimanere tanto per gli scienziati ( che volevano rimanere fedeli alla Bibbia ) quanto per la gente comune piuttosto ristrette e in molti erano ancora convinti che il mondo fosse stato creato da Dio 4004 anni prima della nascita di Cristo . Certo Aristotele aveva perso buona parte della sua autorit e cominciava ad essere messo in discussione , ma l’ ampliamento della conoscenza delle civilt asiatiche stava producendo un nuovo effetto imprevisto . Il generale allargamento della prospettiva storica port allora a un atteggiamento pi critico nei confronti dei testi sacri e classici e non manc chi arriv a trattare la Bibbia come un qualsiasi testo e non come l’ infallibile parola di Dio , rivelando tra l’ altro le incongruenze di tali testi . e la geologia , che si stava all’ epoca affermando , nell’ esaminare i fossili e i procedimenti di erosione port alla conclusione che i 6000 anni concessi dalla Bibbia non bastavano per spiegare fenomeni cos antichi . Nel 1700 la ricerca scientifica ottiene buoni risultati ; ma questo in fondo era gi accaduto nel 1600 : ci che accade nel 1700 e non nel 1600 che le novit scientifiche diventano rapidamente patrimonio comune di un maggior numero di uomini , essenzialmente per due fattori : la diffusione dell’ alfabetismo e la nascita di strumenti capaci di trasmettere con facilit le nuove conoscenze . Va senz’ altro notato come in questo periodo si moltiplichino i giornali quotidiani , approfittando anche dell’ attenuazione dei controlli censori sulla stampa : da questo punto di vista , l’ Inghilterra senz’ altro il paese pi ” libero ” , anche perch qui la censura era stata addirittura abolita ( 1695 ) . Questa apprezzabile alfabetizzazione non fa altro che conferire all’ illuminismo e ai suoi pensatori un carattere tipicamente divulgativo : ci si vuole rivolgere al maggior numero possibile di persone e quindi non si deve scrivere in modo complesso : ecco allora che il latino perde terreno e al trattato filosofico si preferisce il romanzo filosofico , comprensibile anche per un pubblico di media cultura . Se l’ Inghilterra si libera della censura , la Francia invece riesce a scrollarsi di dosso il clima cattolico intollerante e bellicoso che aveva caratterizzato il periodo in cui aveva governato Luigi XIV . Con questa liberazione Parigi torna a diventare la capitale intellettuale del paese ; nella prima fase del 1700 Parigi era gi il pi grande centro di produzione di idee e il francese si era affermato come lingua internazionale . E proprio a Parigi e in generale in Francia si avvia un rapido sviluppo di una produzione letteraria dotata di una forte carica di critica intellettuale nei confronti delle istituzioni politiche e , soprattutto , religiose . Spontaneamente questo ” esercito ” di saggisti e scrittori si diede un’ identit collettiva , una vera coscienza di partito di opposizione , seppur privo di influenza politica . Essi si chiamarono e si fecero chiamare ” filosofi ” e si attribuirono il compito di sgretolare con i ” lumi della ragione ” tutto ci che la pesante e morta eredit dei secoli passati aveva trasmesso a un’ epoca che doveva essere una dinamica transizione verso un futuro di progresso e rinnovamento . In Francia si parla di filosofia dei lumi , altrove , in modo pi generale , di illuminismo . Ma in fin dei conti che cosa l’ illuminismo ? Il filosofo tedesco Kant risponde a questa domanda con un breve testo intitolato : ” Risposta alla domanda : che cosa l’ illuminismo ? ” ; egli d una definizione che , pi che alle manifestazioni storiche del movimento , bada alla trasformazione dell’ atteggiamento intellettuale e culturale che esso comporta in ciascun individuo . L’ illuminismo uscire dallo stato di minorit intellettuale , divenire maggiorenni sul piano razionale e imparare a pensare con la propria testa , staccandosi nettamente dalla superstizione . Kant definisce cos l’ illuminismo : ” L’ illuminismo l’ uscita dell’ uomo dallo stato di minorit che egli deve imputare a se stesso [ . ] abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza ! E’ questo il motto dell’ illuminismo ” . Rousseau , pensatore francese , dir : ” grande e bello spettacolo veder l’ uomo uscir quasi dal nulla per mezzo dei suoi propri sforzi ; disperdere , con i lumi della ragione , le tenebre in cui la natura l’ aveva avviluppato ; innalzarsi al di sopra di se stesso ; lanciarsi con lo spirito fino alle regioni celesti : percorrere a passi di gigante , al pari del sole , la vasta distesa dell’ universo ; e , ci che ancor pi grande e difficile , rientrare in se stesso per studiarvi l’ uomo e conoscerne la natura , i doveri e il fine ” . E’ innegabile il rapporto di parentela tra l’ et del razionalismo (1600) , ossia l’ et dell’ indiscussa onnipotenza della ragione umana , e l’ illuminismo : evidente come vi siano analogie con l’ illuminismo , che prende il nome proprio dai lumi della ragione . Tuttavia tra razionalismo e illuminismo possono essere ravvisate anche differenze : il 1600 l’ epoca in cui si riscopre , dopo un lungo periodo di svalutazione durato tutto il medioevo , la ragione umana e come ogni scoperta appena fatta vi la tendenza ad entusiasmarsi troppo e a non vederne i limiti : ecco allora che nel 1600 i filosofi ripongono tutta la loro fiducia nella ragione in modo acritico , senza domandarsi se essa abbia dei limiti o meno . Nel 1700 , invece , dopo cento anni che questa riscoperta stata introdotta , ci si comincia a chiedere se la ragione abbia dei limiti o meno : certo l’ illuminismo figlio del razionalismo in quanto si predilige la ragione ad ogni altro strumento di indagine , ma l’ approccio con la ragione stessa risulta diverso , pi ponderato e critico . Ma a questo punto sembra che con l’ illuminismo si ritorni al medioevo perch in fondo gi San Tommaso , che nutriva grande fiducia nella ragione , si era chiesto fin dove potesse arrivare . La vera differenza tra illuminismo e medioevo che mentre per il medioevo la ragione limitata da Dio stesso , per l’ illuminismo i limiti della ragione sono imposti dalla ragione stessa : questo lo posso conoscere , quest’ altro no . Locke , filosofo preilluminista , definisce la ragione come una candela che ci illumina il cammino ; s l’ unica luce che possa illuminarci il cammino , ma rimane comunque una luce fioca , che non pu tutto . E’ anche interessante la metafora di cui si avvale il pi grande filosofo illuminista , Kant , nella Critica alla ragion pura : egli dice di aver istituito il tribunale della ragione : la ragione contemporaneamente sia giudice sia imputato : si vedono i limiti e si d un giudizio , ma a dare il giudizio proprio colei che accusata , la ragione . Ecco allora che per gli uomini del 1700 la ragione non pi un qualcosa di illimitato come era per gli uomini del 1600 , ma tuttavia l’ unico mezzo a nostra disposizione per conoscere la realt . Tutti gli illuministi hanno grande fiducia nella ragione umana e nel futuro e grande svalutazione del passato , visto come somma di errori scientifici , ingiustizie sociali e superstizioni religiose ; soprattutto contro il Medioevo che si scagliano i pensatori settecenteschi , che nutrono grandi speranze nel futuro , che ai loro occhi sar migliore perch retto non dalla tradizione e dalla religione , bens dai lumi della ragione , una ragione uguale dappertutto : non si deve fare questo perch lo dice la Chiesa o la tradizione , ma perch la ragione dice che giusto . Ecco allora che l’ illuminismo ha come sfondo l’ utilitarismo , ossia il far felici con la ragione il maggior numero possibile di uomini ; e il futuro consiste nel progresso : gli illuministi , di fronte all’ antico quesito se il bene consiste nel futuro o nel passato non esitano a scegliere il futuro . E quest’ idea in buona parte l’ hanno derivata dal Cristianesimo ( l’ acerrimo nemico degli illuministi ) che , a differenza delle concezioni classiche del tempo in chiave circolare , colloca l’ uomo su una linea retta strutturando la storia in punti che volgono al progresso : da Adamo fino alla redenzione . All’ atteggiamento illuministico dunque connesso un sostanziale ottimismo , una fondamentale fiducia nel futuro e nel carattere progressivo della storia umana . La ragione a cui l’ illuminismo affida il compito di rischiarare l’ umanit non per la ragione assoluta di Cartesio , dalla quale scaturiscono deduttivamente i sistemi metafisici della realt , ma piuttosto una ragione scientifico strumentale che , per il suo condizionamento empirico , assai vicina a quella di Locke e di Newton ( e , pi alla lontana , di Galileo . Pur avendo un’ identit collettiva , questo fronte di scrittori costituenti il partito dei filosofi , non avevano un’ identit di vedute su tutti i problemi : su parecchi problemi scientifici la pensavano in modo divergente tra loro , ma soprattutto interessante notare la differenza nelle opzioni politiche e religiose : tra i filosofi ci furono sia atei dichiarati sia sostenitori dell’ esistenza di Dio , con le pi diverse sfumature gli uni dagli altri ;
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c’ era chi vedeva nella natura la realizzazione di un progetto divino e chi invece pensava che la natura fosse autosufficiente . Ma almeno su un punto tutti i filosofi illuministi erano d’ accordo : il radicale rifiuto della Chiesa cattolica (“schiacciate l’ infame” era uno dei motti), con la sua intolleranza universale , i suoi dogmi inaccettabili per la ragione , il suo appoggio ai regimi tirannici , il suo ruolo di divulgazione dell’ ignoranza e la sua superstizione pi profonda . L’ anticlericalismo dei filosofi talvolta era davvero infuocato ; non mancarono coloro che videro nella religione un grande inganno intessuto dai preti di tutte le epoche per tenere i popoli nell’ ignoranza e nell’ impotenza . Tuttavia vi furono anche illuministi ” simpatizzanti ” nei confronti della religione , nella quale vedevano un fenomeno naturale con un nucleo razionale ( l’ esistenza di un Dio buono e ordinatore del mondo ) . Senz’ altro l’ atteggiamento religioso pi diffuso presso le compagini dei filosofi illuministi fu il deismo , ossia il credere nell’ esistenza di Dio solo sulla base di argomentazioni razionali , rifiutando ogni forma di rivelazione , un p come aveva fatto Aristotele a suo tempo vedendo la divinit come ” primo motore ” , come ” causa incausata ” . Non si tratta , certo , di ateismo , tuttavia evidente come sia assurdo pregare una divinit come quella in cui credevano i deisti , una divinit che di umano non ha nulla e che pu essere colta non con la fede , bens con la ragione : non un Dio a immagine e somiglianza dell’ uomo ( come invece vuole il ” teismo ” ) , bens una sorta di principio metafisico garante dell’ ordine nel mondo . In qualche modo il pensiero anti cristiano degli illuministi contribuir ad una vera e propria scristianizzazione tipica del 1700 ; tuttavia sarebbe errato pensare che solo gli illuministi abbiano portato a questa laicizzazione della societ : merita allora di essere ricordata la massoneria , ossia l’ associazione segreta che si suppone essersi sviluppata dalla corporazione medioevale dei muratori ; essa , nata in Scozia ed Inghilterra , divenne una vera e propria societ e con diramazioni dislocate in tutta l’ Europa . Come gli illuministi , anche la massoneria propugnava il deismo , per in modo pi ” terra a terra ” , pi comprensibile a tutti : se il popolo si scristianizz non fu certo perch leggeva le opere dei filosofi illuministi , ma per via della massoneria e del suo ruolo intermedio di societ n nobile n popolare . Tuttavia nell’ illuminismo troviamo anche vere e proprie posizioni atee : viene ripresa la definizione di Cartesio dell’ uomo come animale macchina dotato di anima ; ma ad essa si preferisce quella di animale macchina senza anima ; un ateismo radicale . Ma illuminismo non significa solo anti cristianesimo ; nel 1700 presso i filosofi nasce il gusto della scoperta per il nuovo , magari con soluzioni spericolate , il che spiega bene la grande passione di questi pensatori per le forme enciclopediche e per i romanzi filosofici , tipici del 1700 ; nasce anche l’ interesse per civilt diverse rispetto a quella europea : cos come la Terra non pi al centro dell’ universo , comincia ad affacciarsi l’ idea che l’ Europa non sia pi il centro della Terra . E’ interessante citare a proposito le ” Lettere persiane ” di Montesquieu nelle quali si immagina un gruppo di persiani in visita a Parigi che descrivono tramite lettere ai loro corrispondenti iraniani vita e costumi di una societ cattolica e assolutistica , con sguardo distaccato , nella loro nuda oggettivit : l’ ovvio e il quotidiano diventano l’ assurdo e il grottesco e il lettore viene abituato all’ ottica del relativismo culturale : la Francia e l’ Europa non sono pi il centro , ma solo un angolo del mondo ; ci che a noi europei pare banale e ovvio perch ci siamo abituati , agli Iraniani sembrer ridicolo e bislacco . Una simile operazione , naturalmente , la si potr compiere con un cinese o con un pellerossa . Si pu anche addurre come esempio dell’ interessamento degli illuministi per le civilt straniere il mito del buon selvaggio , sostenuto da Rousseau , che , a differenza degli altri illuministi , tende a vedere nel progresso qualcosa di fortemente negativo , destinato ad aumentare sempre pi la dusuguaglianza tra gli uomini ; ecco allora che egli sintetizza questo concetto nell’ idea del buon selvaggio , non corrotto dalle tradizioni e che con la sua ragione pu arrivare ad una concezione di Dio pi pura e veritiera di quella di un teologo cattolico . Rousseau riscopre quindi una nozione moderna di primitivo , capace di illuminare il passato e la storia della civilizzazione umana . Se vero che presso gli illuministi affiora l’ interesse per le culture diverse , tuttavia dobbiamo specificare che l’ Europa finisce comunque per rimanere al centro : in altre parole , l’ esame che Montesquieu e Rousseau fanno di civilt lontane ed estranee all’ Europa non volto effettivamente a conoscere meglio le medesime , ma a vedere l’ Europa e gli Europei da un altro punto di vista . Ma il manifesto del partito illuminista senz’ altro l’ Enciclopedia , un’ opera mastodontica prevista in 17 grandi volumi che illustra attraverso i suoi articoli disposti alfabeticamente i progressi della scienza e della tecnica e che discute con la libert consentita dal sistema di censura francese i grandi problemi teologici , filosofici e politici . La direzione del progetto era stata affidata a uno dei pi vivaci e originali pensatori illuministi , Denis Diderot , e al matematico famoso un p ovunque d’ Alembert : l’ intero partito dei filosofi era stato chiamato a raccolta per dar vita a quest’ opera di ampio respiro , baluardo della filosofia illuministica . L’ opera pot superare tutte le opposizioni ( forti erano soprattutto quelle dei gesuiti ) e godette perfino dell’ appoggio di molti aristocratici . Le vicende dell’ Enciclopedia sono esemplari : dimostrano come la cultura illuminista non tema rivali e come coi lumi della ragione tutto pu essere vinto . Tuttavia dobbiamo dire che la forma enciclopedica , di misure mastodontiche , non era la sola forma di stesura : c’ erano , come accennavamo , i romanzi filosofici e in pi anche il pamphlet , breve e non tecnico , alla portata di tutti . Molti studiosi hanno pensato che l’ illuminismo fosse una cultura tipicamente borghese , cosciente della propria opposizione globale alla societ del tempo . Per non del tutto corretto : infatti i borghesi non leggevano i testi illuministi in quanto totalmente assorbiti da attivit pi proficue ; essi circolavano soprattutto nei salotti aristocratici e non quindi scorretto affermare che l’ illuminismo fin per diventare una manifestazione dello scetticismo dell’ aristocrazia e della sua perdita dei valori tradizionali . Detto questo , bisogna ora affrontare le posizioni degli illuministi in ambito politico : gli illuministi erano tutti grandissimi ammiratori del sistema liberale inglese ed erano tutti d’ accordo su alcuni punti essenziali : la completa libert di religione , la fine del potere culturale della Chiesa cattolica , la libert di stampa ( come gi avveniva in Inghilterra ) , l’ abolizione dei privilegi fiscali , il netto ridimensionamento dell’ assolutismo regio . Ma anche in campo politico , come in campo religioso , non ci fu mai una totale identit di idee tra gli illuministi . Nel 1734 , nelle ” Lettere filosofiche ” Voltaire prende in esame il sistema parlamentare inglese ; nel 1748 Montesquieu argomenta in favore di tale sistema nella sua opera pi importante , ” Lo spirito delle leggi ” : a suo avviso il sistema delle leggi di ciascun paese ha uno spirito , una logica occulta e quindi esse non sono il risultato del caso ; il che deve rendere consapevole chi cerca di attuare dei progetti di riforma che non tutte le evoluzioni sono facili o possibili . Un riformatore che non tiene in considerazione la struttura sociale di un paese , delle sue tradizioni , della densit umana , dell’ estensione geografica e dei determinismi ambientali destinato a fallire . Le leggi non sono soltanto il prodotto della volont del legislatore , ma ” intese nel loro significato pi ampio , sono i rapporti necessari che derivano dalla natura delle cose ” , dice Montesquieu . Egli ravvisa tre modelli fondamentali : 1 ) repubblicano : , fondato sulla virt e sulla libert ( repubblica romana e cantoni svizzeri ) ; 2 ) tirannico : ispirato dalla paura dei sudditi ( in ultima istanza schiavi ) nei confronti del sovrano tiranno : il sovrano padrone assoluto del popolo ( civilt orientali , Russia ) ; 3 ) governi temperati ( o moderati ) : c’ un monarca e il rapporto monarca sudditi temperato da corpi intermedi : il suddito non mai completamente solo di fronte al sovrano . Montesquieu convinto che queste tre forme siano dettate dalle condizioni climatiche : la tirannide tipica delle grandi pianure ( Russia ) dove la societ , quasi come il terreno , si appiattisce : il cittadino solo di fronte al sovrano , che su di lui pu tutto . Le migliori sembrano le piccole repubbliche , ma esse vanno bene solo su territori ridotti ; quindi i pi adatti per l’ Europa sono i regimi temperati , le monarchie costituzionali : se la Francia non degenera in tirannide , secondo Montesquieu solo perch il regime temperato da organi intermedi quali l’ aristocrazia e il parlamento . Montesquieu guarda con simpatia al sistema inglese , ma sa di non poterlo trasferire in Francia in maniera pura e semplice . Dell’ Inghilterra bisogna secondo lui imitare soprattutto un elemento , la pratica di dividere il potere tra istituzioni diverse , la migliore procedura per evitare la tirannide : la magistratura dovr essere totalmente dipendente dal potere del governo , il parlamento dovr emanare leggi generali ,
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il re e il suo governo dovranno eseguire le leggi e svolgere

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Sono tanti i gigliesi sparsi nel mondo, ognuno con una propria storia da raccontare.

Noi abbiamo deciso di raccontarvi ogni settimana la storia di Alessandro Bossini, un isolano partito dall del Giglio verso l per esplorare il continente oceanico in un modo insolito: con un sacco a pelo, una bicicletta (fedele compagna di viaggio) e tanta voglia di esplorare il mondo.

Alessandro non nuovo ad avventure stravaganti ed originali, ultima delle quali il viaggio in bici da Valencia a Firenze attraversando in poche settimane i pi variegati paesaggi pirenaici ed alpini.

Dunque, con cadenza settimanale, vogliamo rendere partecipi tutti coloro che ne sono interessati del suo “Australian Trip” attraverso i racconti che egli stesso ci fa pervenire riguardo le sue intriganti avventure che ogni giorno si trova a vivere.

CAPITOLO 22bis (Fuori piove ):Fuori piove.

I contorni degli oggetti sono corde di violino. Tutto vibra, oscilla su linee confuse e basta un leggero movimento della testa ad imbrogliare le immagini in torbidi gorghi la realta e un riflesso distorto nelle proporzioni.

A stento riesco a scrivere, lunghe pause tra parole e parole ma ho troppi incontri da raccontare cerchero di non influenzare l di questi giorni con lo stato febbrile in cui mi trovo.

A Brisbane ero rimasto Dopo le vie del centro ho attraversato tutti i ponti che cuciono la citta tagliata dal fiume. Le rive sono adombrate da alberi che scendono dall senza spiegare quale sia il tronco, stanno la come funi erte al magico suono d flauto.

Parchi alternano fontane al dondolio d studenti camminano con zaini sulle spalle, e c chi corre respirando il verde dei prati.

Il mattino qua inizia con il sorgere del sole e l stappa il rossetto alle 5:00. Canoe rigano le acque che ancora il buio si strascica d ciclisti attendono in piccoli gruppi i ritardatari, vita gia pulsa ed ai galli non resta che svegliare le galline.

Zephir e il figlio di Michel e Jude. Gli ho telefonato per incontrarlo e mi son fermato a dormire da lui.

Una giornata da studente universitario giro in macchina ad aiutare un amica a traslocare, birra sulla spiaggia e spaghetti all cioe cucinati da me!

Certo sarebbe stato bello vivere in questo paese come studente, frequentare qualche corso di inglese, avere un posto sicuro dove tornare la sera

Guardo il tramonto dalla finestra, e pieno di luci e si vede anche il mare sorrido. Il viaggio, per ora, e la mia strada.

Il mattino seguente il cielo era sereno, la citta muoveva i sui primi passi nel silenzio, e la bici gia scalpitava per riprendere il cammino ma Brisbane aveva in servo per me ancora un altro incontro.

> mi aveva scritto mamma in una e mail.

Daniele e ambasciatore italiano e lavora presso il consolato.

Abbiamo cenato assieme. Ho raccontato dei miei viaggi, lui dei suoi. Ha viaggiato per il mondo prima imbarcato, poi per conto del ministero degl Parte delle sue storie ancora risuonano nella mia testa grazie Daniele.

Chissa se si e reso conto del grande regalo che mi ha fatto Chissa se si e reso conto che gli brillavan gl parlando del cielo d Ho lasciato la sua casa all Dalla terrazza lo sguardo attraversava le luci dello Story Brige, ancorata sotto qualche barca dondolava.

Man mano che mi allontano il panorama cambia lentamente. Le abitazioni si fanno piu rade, la campagna prende spazio e odori improvvisi arrivano da piantagioni ancora invisibili.

Il muggito delle mucche si mescola alle tonalita dei gialli, campi di mais chinano il capo sulle note del vento, ed infine canne da zucchero squadrate in verdi parole d fresca.

Poi foreste dagl aggrinziti pendono i loro scuri frutti grida acute echeggiano nelle ombre qualcosa apre le ali e vola planando su d nero mantello di velluto.

Ma sono pipistrelli giganti!!
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!

Non credo siano pericolosi ma poche macchine circolano per queste strade e tutto d tratto mi ricordo che ho fretta VIA a 40 km all Il cielo anche muta i suoi colori ha un occhio azzurro ed uno cieco.

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Sotto Natale il mio fastidio verso il prossimo aumenta a dismisura. E non solo perch a Natale sono tutti pi buoni, perch son sempre miscia, perch mi sento malinconica o perch per fare via Luccoli devo spintonare la gente per arrivare al lavoro, ma principalmente perch nello struscio natalizio di via XX Settembre si concentra il peggio del peggio: se c una cosa che ti mi fa enormemente anguscia vedere l dei miei concittadini, il loro accontentarsi di far parte del gregge ed essere tutti uguali tra di loro.

Genova una citt di replicanti, nel senso non di mostri, ma proprio di copie l uguale all provate a fare un giro in centro e vi renderete conto di quante pecore se ne vanno beatamente in giro copiando la massa.

Per anni tutti si sono comprati il Woolrich,
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500 euro di giaccone per carit sar caldissimo ma io con 500 euro ci vado in viaggio una settimana roba da pazzi. E ci voleva la Gabanelli a farvi scendere la mania di quelle altre giacche da albarino, il piumino Moncler? E che brutta moda quella degli Ugg Boots, orrendi ciabattoni con cui vi trascinate lentamente per le strade, con i talloni che vanno un po dove gli pare a loro.

Un altro esempio, l scorso Zara ha lanciato un eskimo con un orrido pelo dentro e le maniche di pelle: l giorno, passeggiando per via San Vincenzo, ne ho contati almeno una ventina,
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se lo sono comprato met delle ragazze che conosco! Aiuto, i replicanti!

Per questo ho deciso che non comprer mai pi nemmeno un calzino nelle catene d e non solo perch la provenienza di tale indumenti in molti casi un mistero o perch dei pantaloni nuovi di pacca mi sono rimasti in mano dopo due giorni e le magliette dopo tre lavaggi non son manco buone per pulire i vetri, ma soprattutto perch non ho voglia di essere anche io una replicante. E pazienza se un vestitino carino a 39.90 mi fa sempre molta gola, ma poi mi vien male a pensare di vederlo indosso alla mia peggior nemica. Quant brutto, pensate,
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arrivare in ufficio e vedere la collega meno simpatica con indosso la tua giacca, uguale identica??

Brenda e Kelly in Beverly Hills 90210

Ricordo alla perfezione la puntata di Beverly Hills 90210 in cui Kelly e Brenda si presentano al ballo di Primavera con lo stesso abito: un incubo!

Ho deciso che il mio scarso budget destinato a scarpe e vestiti lo investir solo ed esclusivamente nei negozi dei giovani genovesi, di quelli che si fanno un mazzo tanto per tenere aperta un in centro storico, che alle spalle hanno gusto, idee, fantasia.

Voglio guardare la qualit l Perch a Genova,
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e basta uscire dalle solite due vie del centro per rendersene conto, ci sono negozi stupendi portati avanti da ragazzi eccezionali che si sbattono per fare di Zena un posto migliore. Anche a livello di look 🙂

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Jimmy Choo diventa austriaco. Il marchio delle celebre calzature, quelle preferite dalle star hollywoodiane, è stato acquisito da Labelux, società con sede a Vienna controllata dalla famiglia tedesca Reimann. Oltre 500 milioni di sterline (circa 573 milioni di euro) il valore dell’operazione. Una cifra, questa sborsata da Labelux, che è 2,7 volte quella pagata da Towebrook, fondo inglese di private equity che nel 2007 acquistò l’83% del brand. Per il gruppo austriaco, divisione luxury della Joh A. Benckiser, si tratta di un’operazione molto importante che aggiunge un brand cult agli altri già in portafoglio, ovvero Bally (marchio svizzero di calzature e pelletteria), Derek Lam (brand statunitense di abbigliamento), Zagliani (brand italiano di borse di altissima gamma) e Solange Azagury Partridge (marchio londinese di gioielleria). Tamara Mellon, fondatrice del brand, rimane alla direzione creativa dell’azienda.

La storia di Jimmy Choo, dal piccolo laboratorio londinese a Hollywood

Le origini del marchio risalgono al 1996 quando l’allora caporedattrice di Vogue Tamara Mellon scopre le scarpe di Jimmy Choo. L’eclettico stilista malese, titolare di un piccolo laboratorio di calzature nella zona orientale di Londra, produce non più di 20 paia di scarpe alla settimana e le confeziona interamente a mano. La Mellon intuisce il potenziale di quelle creazioni e decide di avviare con Choo una società. Dalla fortunata apertura del primo negozio di Londra al successo mondiale il passo è breve, ben presto le scarpe firmate Jimmy Choo diventano un vero must per le patite di moda di tutto il mondo, come per le star di Hollywood. Lanciate dalle protagoniste di “Sex and the City” le scarpe, che costano in media oltre mille sterline al paio, diventano le preferite di star come Beyoncé, Jennifer Lopez e Julia Roberts. Il successo del marchio è tale che le vendite crescono in media del 30% l’anno, spingendo il gruppo ad aprire oltre 100 negozi in tutto il mondo.

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I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi delle leggi, della religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime dalla nostra memoria. Tanto grande è la loro dignità, la loro maestà e infine la loro santità, che se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio; non avremmo alcuna conoscenza delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi cancellerebbe anche la memoria degli uomini.
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Il vintage ormai ci sovrasta. Da quando l’immaginario si fa arma del marketing (o forse il contrario, ma che cambia?), le operazioni nostalgia si moltiplicano a tutta forza per ogni brand che si rispetti e in ogni settore merceologico possibile: dalla musica all’abbigliamento, dal design alla ristorazione, dalle motociclette alle cucine componibili, giù giù fino al turismo, all’educazione e perché no? anche alla politica. Past is beautiful, ci si inculca senza sosta. A patto che questo passato sia sufficientemente prossimo da essere euforicamente indicato e nominato dal consumatore, sia esso la piccola cosa di pessimo gusto che stava nel tinello della nonna, la copertina di un long playing venerato in adolescenza, un giocattolo di latta spartito col fratellino, la bilancia rossa del salumiere sotto casa, il fotoromanzo su cui sospirava la domestica, il mangiadischi o il Geloso a nastri, il cestino per i picnic domenicali al parco, l’abat jour di plastica arancione a forma di fungo, la polaroid, il borsello, le scarpe da paninaro

E, in fondo, ammettiamolo, a chi non piace lasciarsi coinvolgere nel gioco del ricordo del bel tempo andato (bello forse proprio perché andato), nel meccanismo ingenuo del riconoscimento di oggetti e oggettini, video e musichette, fumetti e dischi, pantaloni a zampa e racchette da tennis rigorosamente in legno?

Non resta perciò che andare a visitare la mostra spettacolo che Esselunga ha aperto a Milano, a fine novembre negli spazi di The Mall (aperta fino al 6 gennaio) per festeggiare i suoi primi sei decenni di attività. S’intitola “Supermostra: 60 anni di spesa italiana” e garantisce allo spettatore d’ogni età, sesso, ideologia e religione un sicuro momento di svago (poco altro). Si tratta di una perfetta operazione vintage, e per giunta al quadrato: è tale difatti il contenitore e il contenuto, il soggetto festeggiato e gli oggetti per farlo, le cose narrate e i modi di raccontare, i consumatori e i consumatari (neologismo inventato sul momento, ma ci sta); e nel gioco di queste sovrapposizioni si finisce per disorientarsi, come in quella sala centrale assai scenografica dove megaimmagini di generici prodotti alimentari (dai limoni ai parmigiani, dalle mozzarelle alle fragole) vengono proiettate a ritmo incalzante nelle quattro pareti interamente a specchio: un vero luna park, ma ben ammantato da un’intenzione storicizzante parecchio di facciata.

La storia di Esselunga, per proseguire nel gioco dell’elevamento a potenza, ha fatto storia: il primo punto vendita apre a Milano, in viale Regina Giovanna, nel 1957 (si chiama Supermarkets italiani SpA), nel ’61 è anche a Firenze, nel ’69 ce ne sono ben venticinque in varie città d’Italia. Emerge un nuovo modello per fare la spesa, nuovo si badi perché importato dagli Stati Uniti, ed è subito festa: una festa che da allora non è mai venuta meno, riadattandosi ogni volta ai gusti e ai desideri del pubblico, all’immaginario collettivo in continuo fermento, ma soprattutto alle potenti innovazioni dell’industria alimentare, capaci di modificare nel profondo le abitudini quotidiane dell’italiano medio, e non solo nella sfera dell’alimentazione. Dall’Italia della ricostruzione a quella del boom economico, dalle domeniche a piedi all’edonismo reaganiano, dai noiosissimi Novanta all’esplodere di Internet succede di tutto: ma la gente, ostinata, fa la spesa praticamente sempre allo stesso modo, sempre nello stesso posto, nel supermercato con la esse lunga, dove si trova di tutto e di più, cose necessariamente superflue che alimentano i sogni piccolo borghesi di una grandeur sempre di là da venire. Ed è così che il supermercato cambia nome, decidendo di chiamarsi proprio come la gente lo soprannomina, Esselunga appunto, di modo che quel geniale pubblicitario che era Armando Testa provvede a ridisegnarne, negli anni Settanta, logo e marchio. “Dottor Caprotti chiedono un giorno al mitico patron , che cos’è per lei il talento?” E lui senza esitazione: “E’ quello che gli americani chiamano imagination. Bisogna saper evolvere, bisogna saper immaginare, bisogna guardare più in là”. C’è più efficace filosofia di marca?

Ma questa immaginazione, in Supermostra, sembra a un certo punto prendere il sopravvento, e dalla storia dei consumi degli italiani per il tramite dei prodotti proposti per sessant’anni da Esselunga (che si vedono assai poco) si passa surrettiziamente, e definitivamente, a quella dell’immaginario collettivo inscritto in oggetti e depositato in cose che nei banconi del supermercato in questione non si sono quasi mai visti. Ogni sala dà spazio a un decennio, in una superfetazione, imbarazzante e commovente insieme, di oggetti tanto iconici quanto eterocliti il cui accostamento genera una Wunderkammern senza limiti e confini (solo per i Sixities ci sono 249 cianfrusaglie, più o meno quelle elencate sopra). La cosa esalta, senza dubbio, e fa grande piacere lasciarsi coinvolgere nel gioco immersivo degli amarcord a buon mercato. La sala più emozionante (vale il viaggio) è senza dubbio quella che raccoglie la celeberrima campagna pubblicitaria dello stesso Testa con personaggi come Mago Melino, Al Cacone, Bufala Bill, Banana Butterfly o Fico della Mirandola.

Ma, alla fine, di Esselunga c’è ben poco: qualche fotografia e qualche plastico degli edifici, i logo, appunto le pubblicità, la mappa italiana dei punti vendita, quella dei prodotti organic attuali. E che ne è delle scatolette, dei surgelati, delle bibite frizzanti e non, degli imbustati, dei tetrapack per il latte, dei pacchi di pasta, delle acque minerali, dei formaggini, dei fustini di detersivo, dei barattoli di caffè, dei dadi da brodo, delle merendine, delle caramelle, dei fortunelli e dei ghiaccioli, delle bottigliette di aperitivo, ossia di tutto ciò che l’industria alimentare giusto per il tramite dei supermercati ci ha per decenni propinato, e che oggi, non meno ideologicamente, sembra essere diventato il nemico pubblico numero uno della attuale gastromania tutta chiacchiere biologiche e distintivo di provenienza? Se una operazione di orgoglio aziendale andava fatta, poteva essere anche quella di non nascondere, ma semai di sfoggiare, tutto quello che per anni dagli espositori di Esselunga è finito negli stomaci di tutti noi. Se l’uomo è ciò che mangia, siamo fatti di Esselunga, in tutti i sensi. Malefatte da nascondere? Peccati da farsi perdonare? Viviamo in un Paese cattolico, si sa, ma questi imbarazzanti omissis sembrano cozzare con l’imagination tanto decantata da Bernardo Caprotti.

Come al solito ci aveva visto bene, sicuramente dopo aver visitato quell’allora mitico negozio di viale Regina Giovanna, il grande Italo Calvino. Ricordate Marcovaldo al supermarket? Il poveraccio, un sabato pomeriggio, va con la famiglia a visitare un supermercato. Il portafoglio è vuoto, come le pance, dunque lui, la moglie e i due bambini possono solo ammirare i prodotti esposti: a poco a poco però, senza neanche capire il perché, riempiono ciascuno un carrello, lo fanno stracolmo, finché l’imponente schiera di casse e cassiere li blocca. Tornano indietro, si arrabattano per il labirinto dei corridoi cercando di riposare il maltolto. Ma non ce la fanno. Per ogni prodotto depositato, altri due vanno nel grosso gabbione. Disperati, si trovano, tutti e quattro in fila, con i carrelli pieni, in una zona del negozio ancora in costruzione: e gettano il tutto nelle fauci di una gigantesca, metallica gru. Che altro avrebbero potuto fare? Noi invece
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La “Società Milanese d Isotta Fraschini” fu costituita a Milano nel 1900 da un gruppo di appassionati e facoltosi signori e ben presto divenne la più prestigiosa fabbrica italiana di automobili di lusso.

La Tipo 8, presentata nel 1919, fu una delle prime vetture di serie al mondo equipaggiata con un motore a 8 cilindri in linea ed è uno dei miti dell’automobilismo mondiale: prodotta solo in forma di autotelaio è stata vestita con le più belle ed eleganti carrozzerie.

c un ospite nel garage, una enorme automobile straniera, una di quelle enormi divoratrici di benzina, aveva il bollo del 1932, supposi che i proprietari se ne fossero andati quell a che ci servono due auto io ne ho una . e non è una di quelle orribili vasche da bagno tutte cromate di oggi . è una Isotta Fraschini non avete mai visto una Isotta Fraschini? Non le facevano in serie quelle! Mi costò 28.000 dollari! così Max riesumò quella vecchia vaporiera e la lustrò per benino. Lei mi scorazzava in lunghe e solenni passeggiate. La macchina era tapezzata in pelle di leopardo e aveva uno di quei telefoni interni placcato in oro

dal Film Viale del Tramonto, l’automobile di Norma Desmond era una splendida Isotta Fraschini degli anni Venti.

Luciano Nicolis racconta: esposto viene dalla Pennsylvania,
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mi dissero che il suo ultimo proprietario fu un commerciante di carbone. Passò anche fra le mani del figlio del poeta Gabriele D Veniero, rappresentante della Isotta Fraschini per gli USA. Gente ricca che per esprimere il proprio status viaggiava su auto di lusso. Ho impiegato 12 anni per restaurala a pensare alla cultura: anche leggere il libretto di istruzione per restaurare un è fare cultura. Bisogna continuamente leggere e leggendo s La passione è un motivo per fare cultura. E un qualcosa che vale di più del denaro, che dà una grande soddisfazione interiore. Questo vale per questa macchina e per tutte le Isotta Fraschini.

L Fraschini non veniva carrozzata e quindi veniva passata alle carrozzerie tra cui Farina, Sala e Castagna che erano molto di moda. Quest era una carrozzeria di lusso in cui si facevano solo macchine di gran lusso. Qui gli operai venivano incentivati a operare continuamente delle piccole modifiche che arricchivano il modello e di conseguenza anche il prezzo saliva. A fine anno il proprietario della carrozzeria premiava l che aveva avuto le idee migliori.

Agli inizi si pensava che l venisse mossa dal demonio, tanto che il Vescovo di Napoli cercava di far sparire il diavolo con l santa, senza riuscirci ovviamente. Gli autisti invece venivano visti come degli astronauti. Siccome non c la patente , all veniva dato un libretto con le istruzioni. Per girare a destra o a sinistra bastava semplicemente mettere fuori una mano, così come per fermarsi bastava un cenno. Bisognava rispettare anche i pedoni, c una sorta di competizione tra automobilista e pedone: l aveva come un a disposizione. Si doveva dare la precedenza ai carretti, le strade erano strette all L doveva stare molto attento é un motore 8 AS che a differenza dell A,
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che era il più diffuso, ha il carburatore applicato direttamente sui cilindri mentre l AS ha l sulle testate. Il motore é ancora molto grosso, ha 7500 di cilindrata. Si poteva pensare che consumasse molto. Al contrario questo è un motore che fa pochi giri di conseguenza consuma poco. La sua potenza è così elevata che ha solo tre marce io parto spesso in seconda per non dover cambiare la marcia. finestrino centrale sul soffitto di questa macchina usciva il fumo della pipa. Dalla parte destra la signora dava gli ordini all premendo dei pulsanti elettrici su cui c scritto vai piano, corri, gira a destra ecc i comandi si illuminavano sul cruscotto: era la donna che dava gli ordini. Una volta la donna curava molto la propria immagine a differenza di oggi. conosciuto personalmente Carlo Castagna, il figlio, che ha recuperato per me tutte le informazioni della vettura, raccontandomi di quando lui aveva venduto questa vettura con il figlio di Gabriele D’Annunzio che si chiamava Veniero, percorrendo le strade di New York con le dive del cinema. Infatti sulle mie carte, per me,
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ha scritto: “ricordando il passato 12 anni, Luciano Nicolis non ha lesinato sforzi per riportare la vettura allo splendore iniziale; il risultato del restauro è un capolavoro degno di un’ auto leggendaria.

Il restauro di un oggetto d è sempre un d una commistione di abilità manuale e conoscenza tecnica, ma è soprattutto cultura, sapere, documentazione, un lavoro che rispetta la storia le origini di un manufatto, un lavoro per chi si può permettere di non transigere sull di ogni piccolo dettaglio. Un lunga e paziente è il premio finale di tanta fatica, compresa nella suggestione del recupero dell prima irrimediabilmente perduto, nascosto sotto la crosta del tempo,
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e che adesso il restauro sapiente ci ha restituito nell dei suoi valori.

Modello COUPE DE VILLE: cioè l è separato da signori. L dell può essere scoperto.

I FANALI anteriori sono un vero capolavoro in vetro molato, sezionabili, facilmente ispezionabili, numerati in ogni parte.

TARGA: era la sua targa originale 1836 569.

Gabriele D’Annunzio e Rodolfo Valentino possedevano una Isotta Fraschini

NECESSAIRE: all si trovano vari accessori come il piega baffi, lucida unghie, uncino per lacci e agendina con le pagine ancora originali. Tutto il corredo è in argento.

RASCHIAFANGO: le pedane per pulirsi le scarpe hanno la luce di cortesia in cristallo molato che illumina la pedana.

SCATOLA BATTERIA e SCATOLA ATTREZZI, sono posizionate sulle pedane.

INTERNO PELLE destinato solo all INTERNO PANNO destinato ai Signori e riprendeva i colori esterni della vettura. Si dice che il rivestimento in pelle fosse considerato più modesto, meno caldo ma più resistente. Il panno era invece molto più sofisticato, delicato e caldo.

L’interno dell sembra un “facsimile” lucertola, una novità lanciata da Rodolfo Valentino che sulla sua vettura aveva voluto proprio questo tipo di pelle,
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come pure la mascotte sul radiatore a forma di lucertola. Allora come oggi si seguiva la moda lanciata dai personaggi più in vista.

TETTO APRIBILE interno in cristallo molato.

RETINE interne per appoggiare le velette delle Signore CORDONI per appendere alla rovescia i CILINDRI degli uomini.

In tutti i vetri ci sono TENDINE A RULLO per oscurare l’abitacolo.

VASETTO porta fiori freschi. Era usanza che il cameriere mettesse i fiori prima di partire.

SEDILI posteriori PIEGHEVOLI per bambini o per ospiti.

I VETRI interni che dividono dall’autista sono scorrevoli.

Sul lato ci è l SIGARI ed i COMANDI della LUCE.

A lato del volante, vi è una consolle luminosa in cui si illuminavano i COMANDI che l riceveva dai Signori. I comandi venivano dati premendo una pulsantiera interna.

La radica interna della vettura è ancora originale dell’epoca.

DETTAGLIO: quando si alza il vetro a manovella, una piccola persianina argentata si alza contemporaneamente; quando il vetro è aperto questa lastrina argentata copre la fessura.