ugg mini classic l’eleganza artigiana delle calzature Fanga

ugg boats l’eleganza artigiana delle calzature Fanga

La scintilla per realizzare la scarpa made in Italy per eccellenza scatta durante un corso a Montecatini Terme. Lorenzo Fusina, fresco di diploma all’Istituto europeo di design (Ied) di Milano, si avventura nella Valdinievole tra Pistoia e Lucca. lì che prende parte a una serie di lezioni per imparare l’arte del modellista di calzature ed è lì che scopre il valore delle lavorazioni a mano con il metodo Goodyear, tecnica che conferisce alle scarpe comfort e resistenza eccezionali. un amore a prima vista nei confronti di quel sapere artigiano depositario di una grande tradizione italiana, ma ormai a rischio estinzione.

La storia delle scarpe italiane Fanga

Tuttavia, l’avventura imprenditoriale di Lorenzo Fusina e Bruno Riffeser Monti inizia ben prima. Sì, perché i due venticinquenni bolognesi di buona famiglia, avevano deciso da tempo di voler fare qualcosa insieme, di trasformare un sogno in un’impresa. Tornando da Montecatini, Lorenzo mi chiama per raccontarmi l’esperienza fatta, racconta Bruno, laureato in Economia alla Bocconi. Avevamo già in mente di impegnarci nella valorizzazione del made in Italy, lì abbiamo capito quale sarebbe stato il nostro settore. Inizia così un viaggio in tutta Italia alla riscoperta dell’artigianato calzaturiero, tra minuscole botteghe colme di sapere da tramandare e centri di eccellenza,
ugg mini classic l'eleganza artigiana delle calzature Fanga
come il Politecnico Calzaturiero di Stra, in Veneto.

Volevamo fare qualcosa che ci distinguesse, finalmente avevamo trovato su quale prodotto puntare, ricorda Bruno. La scarpa racchiude in appena 30 cm di lunghezza una complessità incredibile, non è facile trovare un proprio spazio in questo ambito ma la nostra sfida era quella, aggiunge Lorenzo. a questo punto che arriva l’intuizione.

L’intuizione che dà vita a un’eccellenza made in ItalySe è vero, infatti, che la tradizione e l’artigianalità sono i cuori pulsanti di questo progetto, i due giovani vanno a ripescare nel dialetto bolognese parlato dai loro nonni il nome del proprio brand. Ogni bigonza ha la sua fanga, si dice sotto i portici a Bologna. Significa che ogni pantalone ha la sua scarpa. Ma c’è fanga e fanga. Anzi, per Bruno e Lorenzo c’è soprattutto Fanga, il loro marchio. Modellata e cucita su misura, personalizzata secondo i gusti e le esigenze del cliente. Con accessori che infondono esclusività e unicità, come i metalli realizzati dagli orafi di Arezzo e conficcati nei tacchi. Rigorosamente in cuoio e in pelle,
ugg mini classic l'eleganza artigiana delle calzature Fanga
resistente e comoda. Per raggiungere questo risultato non è casuale il peregrinare dei due fondatori a caccia di artigiani non solo bravi, ma anche in grado di tramandare le conoscenze.

La carta vincente delle scarpe Fanga: le botteghe del distretto di Stra in questo contesto che si imbattono nelle botteghe del distretto di Stra, dove a tutt’oggi ci sono i laboratori che sfornano le loro calzature, mentre l’azienda costituita nel 2016 ha mantenuto la sede sotto le Due Torri, a Bologna. Il primo debutto di Fanga è avvenuto al Pitti 2016. All’ultima kermesse fiorentina è stata presentata la nuova collezione Fanga SS18 con otto modelli frutto di lavorazioni manuali di estrema qualità, dotati di doppia fibbia laterale e arricchiti da un ricamo geometrico (in foto). Per la prossima primavera estate sarà invece riproposta la più classica e articolata costruzione progettuale, Bologna, che unisce comfort e flessibilità in modelli con nuovi colori e dettagli. La partecipazione a Pitti per noi è stata fondamentale, commenta Bruno, ci ha permesso di farci conoscere a buyer di tutto il mondo ed entrare per la prima volta nella moda, dove c’è anche chi scommette su giovani come noi. Oggi Fanga, oltre a essere presente nel luxury store L’Inde le Palais e nel salotto buono di Bologna (sotto le Due Torri c’è anche lo showroom su appuntamento), espone le sue calzature anche nella boutique parigina Le Clair Air. Il nostro obiettivo è quello di posizionarci in dieci store esclusivi nelle maggiori capitali del mondo per sviluppare una rete one to one con i negozi più ricercati, spiega Bruno. Siamo reduci da un viaggio a Londra dove abbiamo riscontrato molto interesse,
ugg mini classic l'eleganza artigiana delle calzature Fanga
abbiamo avviato contatti anche con Dubai, negozi negli Stati Uniti e in Russia. Persino in Corea del Sud potrebbero nascere delle opportunità. Il target è alto. Parliamo di prodotti ricercati e curati fin nei minimi dettagli. Le chiamiamo opere d’arte da mettere ai piedi, sintetizza Lorenzo.

I prezzi delle scarpe FangaLe scarpe Fanga hanno prezzi che ruotano tra gli 800 e i 1.100 euro, a seconda della lavorazione, dei materiali e degli accessori utilizzati. Il cliente può seguirne la lavorazione con aggiornamenti di immagini e video, imparando a conoscere la scarpa fin dall’inizio. La vede nascere, per sentirla sempre più sua. Oggi va di moda fare lo chef, la sfida consiste anche nel contribuire a rendere cool il lavoro dell’artigiano, che non ha nulla da invidiare a quello delle star dei fornelli, chiosa Lorenzo. Anche per questo motivo, Fanga ha avviato una partnership con il Politecnico Calzaturiero di Stra. Abbiamo sponsorizzato un corso di calzature di lusso fatte a mano: seguiremo gli studenti da settembre a giugno e daremo la possibilità di creare un prodotto da esporre con noi al Pitti di giugno 2018.

Tempo libero Italiani che leggono. A Tempo di libri si scopre chi sono (e quanti)

Tempo libero Oscar: i più premiati passano da Venezia

Tempo libero Disneyland Paris: 2 miliardi di euro per Star Wars, Frozen e Marvel

Gusto Vino: sei etichette italiane da non perdere

Stile De Rigo: l’azienda dell’occhialeria compie 40 anni

Tempo libero A Roma il Giudizio Universale secondo Marco Balich

Motori Auto del futuro: la nuova sfida delle case automobilistiche

Gusto Chef Wicky Priyan: a Milano il meglio della cucina cosmopolita

Stile Orologi Roger Dubuis e Bulgari: movimenti in vista

Gusto Giro d’affari record per lo Champagne: 4,9 miliardi di euro

I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi,
ugg mini classic l'eleganza artigiana delle calzature Fanga
dei costumi delle leggi, della religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime dalla nostra memoria. Tanto grande è la loro dignità, la loro maestà e infine la loro santità, che se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio; non avremmo alcuna conoscenza delle cose umane e divine;
ugg mini classic l'eleganza artigiana delle calzature Fanga
la stessa urna che accoglie i corpi cancellerebbe anche la memoria degli uomini.

ugg jimmy choo boots iPhone 4 contro Samsung Galaxy S I9000

boots ugg iPhone 4 contro Samsung Galaxy S I9000

Come ogni anno, Apple rilascia sul mercato il suo smartphone, un terminale che supera in qualità e dotazione hardware quello presentato in precedenza (e generalmente aggiunge anche funzionalità non presenti nella generazione passata). Naturalmente, questo spinge la stampa specializzata (noi compresi), a paragonare questi a tutta una serie di candidati, intenzionati ogni anno a destituire dal trono il prodotto Apple. Anche questo anno (per via del numero di dispositivi venduti), uno fra tutti, è stato considerato più o meno all’unanimità, l’anti iPhone, parliamo del Samsung Galaxy S I9000. Un terminale dalle caratteristiche interessanti, da alcuni decretato superiori per molti aspetti all’ iPhone 4, anche se per dovere di cronaca, alla fine molto spesso non è l’hardware a fare un prodotto di qualità, ma cosa sta sotto il cofano.

Due dispositivi a confronto

Per poter decidere chi fra i due è più performante, cioè il miglio smartphone sulla piazza, non dovremo fare altro che vederne le caratteristiche (sia hardware che software) e provare poi a lasciare agli utenti (nonostante un nostro parere personale sarà espresso) l’onere della scelta (perché alla fine come sempre, solo l’utente finale ne decreterà la supremazia). I parametri che più sicuramente influenzeranno questa scelta, saranno le dimensioni, il design, la qualità tecnica, la dotazione software ma soprattutto come i produttori saranno riusciti a presentare il proprio terminale, quanto saranno riusciti ad attirare i clienti finali. Come tutti prodotti, di qualsiasi genere esso siano, hanno bisogno di una buona campagna marketing per poter comunque riuscire a penetrare adeguatamente nel mercato.

Se andiamo per esempio ad analizzare i due prodotti per quanto riguarda l’evento che ne ha caratterizzato la presentazione, oppure l’hype che si è riusciti a creare attorno al prodotto, allora senza ombra di dubbio il vincitore sarà lo smartphone iPhone 4 di Apple. A Cupertino riescono sempre a far salire l’attenzione alle stelle prima di ogni presentazione, ed anche il momento in cui si mostra al pubblico è sempre particolare. Mentre il Samsung Galaxy S I9000 ha avuto varie platee e palcoscenici su cui essere mostrato (tra cui una presentazione a Milano a cui siamo stati invitati noi di Tecnozoom), Steve Jobs riesce sempre a creare l’evento, che calamita l’attenzione di tutti (utenti, giornalisti anche di stampa non specializzata, esperti, appassionati o semplici curiosi) e che permette quindi di attirare la curiosità e quindi l’acquisto di un maggior numero di terminali (alla fine il successo lo decreta sempre l’utente).

Analizzando invece fattori più tecnici, come per esempio le dimensioni o anche il design, vediamo che l’iPhone 4 misura 58,6 (il più sottile smartphone al mondo in commercio) per un peso di 137 grammi, mentre il Samsung Galaxy S I9000 per 64,2 per 119 grammi. Le dimensioni (per quanto riguardano lo spessore danno ragione ad Apple,
ugg jimmy choo boots iPhone 4 contro Samsung Galaxy S I9000
ma di veramente poco) mentre il peso vede vincitore Samsung (le dimensioni sono diverse per via delle dimensioni del display, 4 pollici Samsung, 3,5 Apple). Detto questo non si può che decretarne la parità, mentre per quanto riguarda il design, Apple presenta delle linee abbastanza interessanti anche se poco arrotondante, ed un corpo in vetro ed alluminio. Samsung dal canto suo punta sulla morbidezza delle linee, mentre per i materiali costruttivi si affida a delle plastiche abbastanza resistenti (ma che ci permettono di sostituire la batteria). La parte frontale del Samsung risulta abbastanza simile a quella Apple, ed è anche per questo che almeno sul lato design non si può che premiare l’iPhone 4 .

Sia Apple che Samsung, hanno introdotto per i loro display, due tecnologie differenti: l’ iPhone 4 si presenta con il retina display, mentre il Samsung Galaxy S I9000 con Super Amoled. A prescindere che entrambe le tecnologie elevino questi due prodotti e permettano di avere una visione di qualità dei testi e delle immagini, dalle prove che si possono anche vedere dal web hanno delle caratteristiche che li differenziano. In questo caso, è difficile decretarne un vincitore, perché mentre su luce diretta il retina display si comporta bene, in altre occasione è il Super Amoled a farla da padrona per quanto riguarda la resa ottimale dell’immagine. Alcune parlano di immagini quasi sovraesposte e falsate per Apple, altri invece di smorte per Samsung.

Sta di fatto che avendo a che fare con due prodotti di qualità, possono benissimo essere considerati sullo stesso piano.

Per quanto riguarda la componentistica hardware, i due prodotti presentano entrambi 512 megabyte di ram, un processore da 1 GHZ, sensori vari e per iPhone 4 16 o 32 gigabyte di memoria per contenuti multimediali e non, mentre per Samsung Galaxy S I9000 solo 8 gigabyte, che però possono essere in questo caso espansi con memorie fino a 32 gigabyte. Per il resto giroscopio, bluetooth, A GPS, Wi Fi (per Samsung la possibilità di trasformare il terminale in un hot spot e di usare la tecnologia NFC), fotocamera da 5 megapixel per entrambi i prodotti (flash led per Apple). Potremo stare ancora ad elencare la dotazione tecnica, ma in ogni caso (almeno personalmente), le caratteristiche sono tali che possono mettere i due terminali sullo stesso piano (non dimentichiamo le video chiamate tra dispositivi Apple, anche non smartphone, per ora però solo via Wi Fi).

Diverso discorso invece merita la fotocamera posteriore da 5 megapixel, che nonostante abbia le medesime (e quella Apple il flash LED), alla lunga fa pendere l’ago della bilancia verso quella in dotazione dell’ iPhone 4 . Alcuni accusano Apple di utilizzare una tecnologia che sovraesponga le immagini in modo da renderle più nitide e più chiare, a discapito della qualità fotografica del Samsung Galaxy S I9000 . In realtà però, se andiamo ad analizzare tutte le prove dei vari siti specializzati, o le comparazioni fatte da appassionati con buone basi di fotografia, ci accorgiamo che sia per quanto riguarda la resa dei colori,
ugg jimmy choo boots iPhone 4 contro Samsung Galaxy S I9000
ma anche per quanto riguarda la definizione e la resa dei particolari, la fotocamera dello smartphone Apple è superiore a quella di quello Samsung. Nonostante quindi tutti e due siano ottime features, Apple in questo caso la spunta sul rivale Samsung.

La cosa che però alla fine interessa di più all’utente finale (oltre naturalmente che il terminale faccia quello per cui è stato progettato e che soprattutto funzioni e non abbia problemi) è il supporto da parte del produttore, sia per quanto riguarda il sistema operativo e per quanto riguarda gli applicativi da farci girare sopra. Se è vero che non è previsto il supporto di flash per quanto riguarda l’ iPhone 4 (cosa che alla lunga si potrebbe risultare deleterio per Apple), dal canto suo c’è una vasta disponibilità di applicazione anche gratuite che permettono di ovviare alla mancanza (si parla di applicazioni, non di funzionalità durante la navigazione web). Alla lunga il Samsung Galaxy S I9000 potrà avere un parco software (soprattutto piccoli videogames traslati direttamente dal web in formato flash) videoludico abbastanza consistente, ma per quanto riguarda il paragone con quello a disposizione dell’ App Store non c’è storia.

Apple fa segnare più di 250 mila applicazioni contro le 100 mila e più di Android: se è vero che la maggior parte dei software a disposizione di Android sono in formato gratuito, è anche vero che quelle per iOS costano molto poco, ma offrono una qualità abbastanza elevata. La parte dei videogames la fa da padrona su iOS, con titoli dalla grafica e dalla longevità abbastanza elevata (senza dimenticare la qualità) che trasforma lo smartphone in una vera a propria console portatile (non me ne abbiano a male i felici possessori di Nintendo DS e PSP). Per quanto riguarda gli applicativi invece, Android presenta molti software interessanti, programmi gratuiti per il controllo delle applicazioni installate, per la pulizia della memoria o anche per il controllo delle funzionalità come bluetooth o Wi Fi.

Alla fine di

Come sempre eccoci giunti alle conclusioni: fermo restando che alla fine l’ultima parola spetterà sempre all’utente finale, non posso che rilevare l’ iPhone 4 come una spanna sopra il rivale Samsung Galaxy S I9000 . Questo sia perché superiore per quanto riguarda la dotazione software (che non dipende strettamente da Samsung ma non per questo irrilevante), ma anche il supporto al sistema operativo (ricordiamo che il tutto dipende da Google, ma soprattutto che non sempre gli aggiornamenti sono puntuali, rispetto alla disponibilità fornita da Big G). Se è vero che senza software puoi avere un dispositivo di qualità ma che funziona al 50%, è anche vero che strutturalmente il prodotto Samsung non è da buttare, anzi, visto poi il prezzo (quasi la metà del rivale), potrebbe essere un’ottima scelta all’alternativa di un prodotto Apple.

Chi ha scritto questo post è un fanboy Apple.

ma fammi il piacere dopo tanti NOKIA sofferenti, da persona assolutamente SCETTICA sul tanto decantato iphone ho ceduto e l comprato il mio unico rammarico è stato che AVREI DOVUTO FARLO PRIMA. Il retina display è una meraviglia MAI VISTA PRIMA, le applicazioni le trovi su tutto e la navigazione web è favolosa. la mancanza di supporto flash, non farà altro che penalizzare che prima o poi il flash verrà abbandonato ogni modo, non posso fare un raffronto diretto col samsung perchè non lo posseggo solo che avere un iphone significa avere un piccolo gioiello che in una parola sola: FUNZIONA BENE

è un post assolutamente non obiettivo. e sono pronto a scommettere che chi ha scritto tale articolo possiede un iphone 4 e il galaxy s non l mai usato per più di due ore Le app nell Market hanno superato le 200000 unità e non 100000 e poco più

l fatta sul discorso disponibilità applicazioni dimostra quanto sia di parte e quanto non ne sappia nulla quello che ha scritto sto articolo:

lunga il Samsung Galaxy S I9000 potrà avere un parco software (soprattutto piccoli videogames traslati direttamente dal web in formato flash) videoludico abbastanza consistente, ma per quanto riguarda il paragone con quello a disposizione dell’ App Store non c’è storia. demenziale.

2) l avrà anche il flashLed, cosa che il galaxy non ha, ma le foto che fa sono scarse. solo che si applichi un pò di zoom, questo causa un rumore dell terribile.

3) l rimane indubbiamente superiore per quanto riguarda touchscreen per quanto riguarda schermo in generale il 4 pollici del galaxy fa la differenza.

purtroppo oggi come oggi ci sono LE PECORE in giro. Si tende a demonizzare una ditta solida ed innovativa come la APPLE con affermazioni del tipo l perchè ce l tutti per partito preso, gli intellettuali di sto c si chiamano dal coro comprando prodotti che altro non hanno fatto che COPIARE la apple. Sicuramente il galaxy è un prodotto ottimo, ma NULLA A CHE VEDERE con iphone. Perfettamente d con l di questo articolo. Ero possessore di un Iphone 3g che l scorso ho deciso di cambiare per un blackberry. Non c paragone. Nè il blackberry nè qualunque altro cellulare riesce tuttora ad eguagliare le prestazioni dell e della sua faciità di utilizzo. Consapevole di quello che avevo lasciato sono passato all 4, che penso terrò a lungo. Non c niente da fare, non raccontiamoci la storia del mega pixel in più o in meno della fotocamera piuttosto che la possibilità di usare il bluetooth per passare questo o quel file. Quello che fa l lo fa bene, meglio di tutti. E questo quello che lo rende superiore, nonostante il prezzo. E vero che la fotocamera è da 5 mp, ma la qualità delle foto è eccellente rispetto alla concorrenza che si vanta dell di mp. E potrei continuare per ore. Iphone tutta la vita. I samsung sono comuni cellulari, di buona qualità,
ugg jimmy choo boots iPhone 4 contro Samsung Galaxy S I9000
ma comuni cellulari.

Marco il Galaxy S è qualcosa di diverso, perchè di Samsung non ha niente ed ha Android che tra poco verrà aggiornato alla versione 2.3 Gingerbread.

ugg jimmy choo online l’ultima vittoria al San Paolo

ugg jimmy choo boots l’ultima vittoria al San Paolo

Una febbre da Napoli Juve più che una febbre da sabato sera. La sfida del 30 settembre 2000, anticipo del sabato della prima giornata del campionato 2000 2001 (partito in forte ritardo rispetto al consueto a causa dell’impegno della Nazionale olimpica ai Giochi di Sydney), suscitò una grandissima attesa in tutta Napoli, pronta a riassaporare il gusto della sfida alla Vecchia Signora del calcio italiano, dopo due anni di purgatorio in serie B. Il San Paolo (che, neanche a dirlo, per l’occasione registrò il tutto esaurito) e il popolo napoletano in toto affidavano ambizioni e speranze di successo al neo tecnico Zdenek Zeman: in fondo in lui vedevano l’uomo anti Juve, colui che nel giorno della sua presentazione a tifosi e stampa avevano visto saltare al grido “Chi non salta bianconero è”. Quello Zeman che era ormai divenuto il paladino di una crociata anti farmaci nel calcio (in realtà una crociata anti Juve nei tribunali e sui mezzi d’informazione, sulla base unicamente di sensazioni e deduzioni): crociata che però, dopo circa due anni, cominciava a mostrare evidenti incrinature. Nella settimana che precedeva l’incontro, infatti, Gianluca Vialli era stato penalmente prosciolto dal Gip di Roma (“il fatto non costituisce reato”) in merito ad una querela presentata dal boemo al tribunale di Roma, dopo che l’ex attaccante di Juve e Samp lo aveva definito “un terrorista che vuole destabilizzare il mondo del calcio”, riferendosi alle dichiarazioni di Zeman sulle presunte esplosioni muscolari dello stesso Vialli e di altri giocatori bianconeri del periodo 1994 1998. Anche in casa Juve l’attesa si faceva sentire, non certamente con lo stesso entusiasmo dell’ambiente azzurro, bensì con la voglia di voltare pagina dopo un avvio di stagione non certo esaltante: la squadra di Ancelotti aveva già giocato tre sfide di Champions League senza entusiasmare (due pareggi esterni e una vittoria in casa col Panathinaikos) ed era stata eliminata negli ottavi di Coppa Italia in casa dal Brescia di Mazzone, punita da una doppietta di Dario Hubner. Il tecnico di Reggiolo aveva così finito per venir contestato dai tifosi,
ugg jimmy choo online l'ultima vittoria al San Paolo
che nella sfida di Champions contro il Deportivo avevano invocato a più riprese il nome di Gianluca Vialli, cui però Ancelotti, in conferenza stampa, avrebbe fatto riferimento con una battuta: “Vialli?? Purtroppo è un attaccante e qui ce ne sono tanti. Servirebbe un difensore”. La Juve si presentò infatti a Napoli con un reparto arretrato che registrava le defezioni di Iuliano, Montero e Paramatti e che nel primo scorcio stagionale aveva mostrato qualche crepa di troppo (sette gol al passivo in cinque sfide ufficiali)

Il destino volle poi che, oltre a Zeman, la Juve ritrovasse sia Pierluigi Collina, arbitro di quell’infausto Perugia Juventus dell’ultima giornata della precedente stagione ’99 ’00, in cui erano annegate le speranze di vincere lo scudetto, sia un terreno di gioco che appariva allentato a causa della pioggia caduta a Napoli durante il giorno, seppur solo lontano parente della risaia del “Curi”. Dopo tre minuti di gioco il match venne sospeso poiché Van Der Sar, nel tentativo di deviare in angolo un cross di Sesa, s’aggrappò alla rete provocandone la rottura: si poté ricominciare a giocare solo grazie all’intervento di un magazziniere azzurro che annodò un laccio delle scarpe alla rete. Lo spettacolo offerto in campo dalle due squadre appariva però molto inferiore alle attese, visto che la retroguardia bianconera riusciva ad imbrigliare il tridente di Zeman, mentre dall’altra parte Zidane, Del Piero e Inzaghi non trovavano la giusta intesa con gli altri reparti e solo al 15′ il francese effettuò il primo tiro in porta per i bianconeri, su tocco di Del Piero da calcio di punizione. Fu ancora Zidane ad accendere la luce al 38′ quando, da calcio piazzato,
ugg jimmy choo online l'ultima vittoria al San Paolo
servì Bachini, che graziò il portiere napoletano Coppola stampando un colpo di testa sul palo. Per i vice campioni d’Italia dal possibile vantaggio al goal subìto trascorsero solo tre minuti: un disimpegno sbagliato dell’ex Ciro Ferrara servì involontariamente Sesa il quale, involatosi sulla destra, confezionò un assist perfetto per l’accorrente Stellone che, in spaccata, trafisse Van Der Sar, fermo sulla linea di porta. In avvio di ripresa fu però la Juve a condurre le sorti dell’incontro, andando ben due volte vicina al gol, sempre con Inzaghi: prima con un colpo di testa che andò ad accarezzare la traversa, poi con un sinistro deviato da Coppola in angolo con una gran parata. Il meritato pari venne firmato da Kovacevic, tre minuti dopo il suo ingresso in campo, su perfetto assist di Zidane, mentre il gol del definitivo 1 2 arrivò da Del Piero, con un destro a fil di palo.

Sarebbe stata questa l’ultima occasione per vedere la Juve uscire dal San Paolo con i tre punti in tasca: da allora le due compagini si sono ritrovate solo nell’ottobre 2006, in serie B, quando la gara terminò 1 1, con ancora Del Piero protagonista una superba punizione; le successive quattro sfide in serie A hanno poi fatto registrare altrettante sconfitte bianconere: 3 1 nell’ottobre 2007 con tanto di arbitraggio scandaloso da parte di Bergonzi,
ugg jimmy choo online l'ultima vittoria al San Paolo
2 1 nell’ottobre dell’anno successivo, 3 1 nel marzo 2010 e 3 0 nello scorso gennaio. Non è forse ora di sfatare il tabù del San Paolo e proseguire il cammino in campionato dall’alto del primato in classifica?.

lynnea ugg boots Jimmy Choo borse di lusso biker bag estate 2013

outlet ugg milano Jimmy Choo borse di lusso biker bag estate 2013

Nel campo dell’alta moda, sono tante le maison che si dedicano alla creazione di incredibili accessori di lusso ma, tra quelli più amati dalle donne di tutto il mondo da un bel po’ di anni a questa parte ci sono sicuramente quelli firmati Jimmy Choo. Per l’estate 2013 il fashion brand ci delizia con le ultimissime proposte, must have luxury di stagione: le nuove Biker bag.

Jimmy Choo,
lynnea ugg boots Jimmy Choo borse di lusso biker bag estate 2013
una delle case di moda più amate dalle star, che sfoggiano scarpe di lusso e borse griffate dal marchio ad ogni occasione, suggerisce in vetrina per i mesi caldi una it bag dalle linee decise e di carattere. Il look biker, tornato in auge già da alcune stagioni,
lynnea ugg boots Jimmy Choo borse di lusso biker bag estate 2013
è ancora in gran voga. Piace perchè è uno stile grintoso ma iper femminile allo stesso tempo. Le Biker bag sono borse da giorno, hobo e tracolle morbide che si caratterizzano per il piglio rock e metropolitano grazie alle catene metalliche che vanno ad impreziosire i modellini cult.

L’attitude di queste borse da donna di lusso è energica e combattiva, per uno stile casual e cittadino, ma sono anche modelli estremamente pratici per la vita di tutti i giorni,
lynnea ugg boots Jimmy Choo borse di lusso biker bag estate 2013
capienti e realizzati in tessuti e materiali di qualità. Le Biker bag si ispirano agli ormai iconici stivali da motociclista targati Jimmy Choo. La pelle screpolata effetto metallizzato e le tre catene di palladio conferiscono alla borsa un tocco vintage super attuale. Sono disponibili nell’e shop ufficiale della maison, i prezzi partono dai 1200 euro e variano a secondo della fantasia o della nuance scelta. La più trendy? La biker bag in fantasia floreale, colorata, vivace e primaverile (3095 euro).
lynnea ugg boots Jimmy Choo borse di lusso biker bag estate 2013

ugg autralia La Dinamo Gorizia brinda alla serie C Battuta la Credifriuli

ugg mens slippers La Dinamo Gorizia brinda alla serie C Battuta la Credifriuli

MONFALCONE. Il sogno è realtà per la Dinamo Gorizia. Dopo una cavalcata lunga 36 partite, la squadra di coach Carlo Mantesso centra la promozione in C Silver, superando nella finalissima di Tolmezzo la Credifriuli Cervignano per 71 64. la prima volta nella sua storia che la squadra giocherà in serie C. La Dinamo ha tirato fuori dal cilindro le ultime gocce di energia per resistere nel finale al ritorno di Cervignano, squadra che in stagione regolare aveva superato agevolmente in entrambi gli scontri diretti ma che in finale si è dimostrata l’avversaria più degna dopo aver battuto in semifinale, contro pronostico, Casarsa.

Praticamente perfetto l’equilibrio nei primi due quarti,
ugg autralia La Dinamo Gorizia brinda alla serie C Battuta la Credifriuli
con la Dinamo a condurre 31 30 all’intervallo lungo, trascinata da un Nanut che nonostante le condizioni fisiche non ottimali ha condotto l’attacco andando a prendersi tanti punti dalla lunetta (15 punti nei primi due quarti, con 8/9 ai liberi). A firmare il primo parziale Dinamo, nel terzo quarto, sono state due triple consecutive di Federico Bullara, un altro degli eroi stagionali al pari di papà Roberto che all’età di 53 anni si è preso l’ennesima soddisfazione della sua grande carriera. La Credifriuli è stata capace di ricucire il primo break,
ugg autralia La Dinamo Gorizia brinda alla serie C Battuta la Credifriuli
ma la Dinamo è riuscita comunque a chiudere sul +6 il terzo quarto grazie ancora una volta ai canestri di Nanut, una tripla e un 2/2 dalla lunetta.

La Dinamo riesce a non calare fisicamente nell’ultimo quarto, nonostante l’età media nettamente più alta rispetto ai ragazzi di coach Thomas Miani, grazie soprattutto al contributo della panchina, ed in particolare di Tomadini, la vera carta vincente di questo finale di stagione. Grazie alle sue volate,
ugg autralia La Dinamo Gorizia brinda alla serie C Battuta la Credifriuli
infatti, la formazione dell’Ugg accelera e al 37′ sembra chiudere la gara (+10 firmato da Piras su assist di Tomadini). Nel finale, però, Cervignano torna sotto con le triple di Dalla Pozza e ha addirittura la palla del sorpasso

nell’ultimo minuto ma il tiro dello stesso Dalla Pozza esce ed è Federico Bullara a congelare il match dalla lunetta. Nella prossima stagione, quindi, Gorizia avrà un derby tutto cittadino in C Silver,
ugg autralia La Dinamo Gorizia brinda alla serie C Battuta la Credifriuli
con Us Goriziana e Dinamo ad affrontarsi al PalaBrumatti e all’Ugg.

ugg men L’Expo Schuh si moltiplica

ugg classic cardy L’Expo Schuh si moltiplica

Non si può mai star fermi nel mondo del business, figurarsi in quello delle fiere internazionali.

Lo sanno bene Roberto Pellegrini e Giovanni Laezza, presidente e direttore di RivaFierecongressi che ieri mattina, in sala rombo a Trento hanno presentato l’89 edizione di Expo Riva Schuh, di gran lunga il più grande evento fieristico altogardesano, trentino e tra i più importanti al mondo nel settore delle calzature di volume.

Un’edizione che però non sarà ricordata per gli ottimi numeri con i quali si presenta, bensì perché da essa nascerà per la prima volta una fiera tutta nuova, che visti i precedenti potrebbe facilmente diventare evento pluriennale e ricavarsi uno spazio importante nel mercato.

Si tratta di Gardabags,
ugg men L'Expo Schuh si moltiplica
cioè della prima fiera delle borse, che si terrà negli stessi giorni dell’expo estiva ma non alla Baltera o negli alberghi che ospitano gli stands, bensì al Palavela, la nuova struttura inaugurata meno di un anno fa in riva al lago, accanto alla Fraglia e al Palazzo dei Congressi.

Il nuovo evento andrà in scena su 2 mila metri quadrati espositivi spiega il direttore Giovanni Laezza dedicati interamente al mondo delle borse, delle cinture e degli accessori, che permetteranno di presentare ai compratori una offerta espositiva completa, in un’unica occasione. Perché solo adesso questa scelta di allargare il campo agli accessori? Perché dalle analisi che abbiamo fatto questo è il momento giusto ha spiegato Laezza in passato era meno scontato affiancare gli accessori alle calzature,
ugg men L'Expo Schuh si moltiplica
ora si può fare e noi ci proviamo.

La fiera di borse, cinture e accessori è il regalo che l’Expo Schuh si concede per un traguardo importante: proprio a giugno, infatti, saranno novanta le edizioni della fiera.

una piattaforma di business riconosciuta a livello mondiale dice il presidente Roberto Pellegrini ciò che determina il successo di Expo Riva Schuh come evento leader internazionale della calzatura di volume, oltre allo staff competente che ricordo lavora ogni giorno su questo progetto, è il costante impegno nel cogliere, e perché no, anticipare le esigenze del mercato di riferimento proponendo delle risposte concrete.

Una squadra che non sta mai ferma e che insegue,
ugg men L'Expo Schuh si moltiplica
anticipa le tendenze mondiali andando a cercare espositori e compratori in ogni continente. Così dopo Sud Africa e Svezia, ora saranno Francia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Canada i nuovi mercati ai quali l’Expo guarda portando qui altri compratori.

Per l’edizione numero 89, con inizio questo sabato, gli espositori di Expo Riva Schuh sono 1.455, di cui 1.177 esteri provenienti da 37 Paesi. Sono inoltre attesi circa 13.000 operatori del settore in rappresentanza di 105 Paesi. Una curiosità è rappresentata dal Paraguay,
ugg men L'Expo Schuh si moltiplica
per la prima volta a Expo Riva Schuh con una azienda espositrice i cui titolari hanno origini trentine.

una fiera che cammina da sola e non ha mai avuto bisogno del sostegno pubblico dice l’assessore provinciale allo sviluppo, Alessandro Olivi l’expo è l’espressione della capacità di investire nelle relazioni con il territorio.

boots ugg iPhone 6S e non solo il 25 novembre link ufficiale

outlet ugg milano iPhone 6S e non solo il 25 novembre link ufficiale

C da stupirsi e non poco: in arrivo anche le offerte Black Friday ufficiali Apple il prossimo venerdì 25 novembre. Possibili grandi affari con un iPhone 7, iPhone 6S, magari un iPad Pro o qualsiasi altro device al miglior prezzo di sempre? L con lo shopping super scontato per questo 2016 potrà essere vissuto da noi italiani senza limiti visto che anche Cupertino ha deciso di attivare speciali promozioni entro i nostri confini (in passato , al contrario, non avevamo potuto beneficiare delle stesse iniziative commerciali dedicate,
boots ugg iPhone 6S e non solo il 25 novembre link ufficiale
ad esempio, ai colleghi statunitensi).

Su una pagina interna allo store Apple le offerte Black Fridayconun claim inequivocabile. Un Apple Watch di Cupertino ci invita a tenere memoria della speciale ricorrenza di venerdì prossimo (foto in apertura articolo). Purtroppo sul web non campeggia ancora una vetrina dei device in super sconto fra appena tre giorni. Più che probabile, visti i collegamenti presenti sul sito però, un prezzo ribassato per i nuovissimi iPhone 7 e 7 Plus, ancor di più per i datati iPhone SE,
boots ugg iPhone 6S e non solo il 25 novembre link ufficiale
iPhone 6S e 6 e a ritroso, i melafonini meno recenti. Possibili anche speciali promozioni dedicate agli iPad ma naturalmente ad accessori di ogni tipo ma non solo. Nella pagina si fa pure riferimento ai regali di Natale da fare ad appassionati di musica, fotografica e anche ai piccolissimi (giochi e giocattoli). Il rimando è ovvio ai brani digitali su iTunes ma anche ad altri contenuti multimediali che andremo a scoprire.

Pur non conoscendo per ora il prezzo con cui Apple venderà iPhone 7 e compagni in occasione delle offerte del Black Friday, ciò che è già stato dichiarato è che verrà garantita la spedizione gratuita in un solo giorno lavorativo a chi effettuerà un ordine di almeno 40 euro entro le ore 16 del 25 novembre appunto. Un altro aspetto interessante poi, è che le speciali promozioni saranno disponibili anche negli store fisici ufficiali: questi osserveranno tutti un orario di apertura prolungato,
boots ugg iPhone 6S e non solo il 25 novembre link ufficiale
anche se ancora non meglio precisato.

ugg made in L’uomo che fa le scarpe a tutti

ugg outlet milano L’uomo che fa le scarpe a tutti

il fondatore di Stella International, il colosso cinese delle calzature che macina quasi 2 miliardi l’anno. Produce per i grandi marchi della moda. E adesso ci prova con i suoi. Perchè “Asia ed Europa devono collaborare”.

Quando gli viene chiesto un commento sulla produzione cinese di scarpe che poi, sotto i nomi più blasonati, vengono vendute in Europa, Stephen Chi non si scompone. Anzi, risponde amichevolmente. La stessa cortesia la utilizza per parlare di temi che per molti sono scottanti, come quelli del reshoring verso i Paesi con un costo della manodopera più basso. L’imprenditore cinese che ha fondato il calzaturificio Stella International è abituato alle sfide. La sua è una holding quotata a Hong Kong che macina numeri impressionanti: nel 2015 ha raggiunto 1,7 miliardi di dollari di ricavi e ha assemblato quasi60 milioni di paia di scarpe. Adesso, oltre a produrre in conto terzi per i marchi della moda e del lusso mondiali, punta a conquistare l’Europa con uno dei suoi house brand, What For, posizionato nel segmento del lusso accessibile. Perché, stando alla visione di Mr. Chi, “Asia ed Europa devono cooperare”.

Nonostante il business retail valga attualmente soltanto il 6% del turnover totale, ci siamo prefissati precisi obiettivi di crescita. Siamo arrivati nel Vecchio Continente con What For tre anni fa, precisamente a Parigi, dove abbiamo il nostro headquarter europeo. Il marchio genera in Europa il 60% dei ricavi complessivi mentre la parte restante, in termini di volume, arriva dalla Cina, dove contiamo su 60 monomarca di proprietà. Il mercato in cui siamo più forti è la Francia,
ugg made in L'uomo che fa le scarpe a tutti
dove attualmente abbiamo quattro flagship, con l’intenzione di portarli a nove già entro il primo semestre dell’anno.

il secondo mercato europeo più forte insieme alla Germania, ci sono piani ambiziosi. Siamo distribuiti all’interno di 148 multibrand sul territorio (su un totale di 500 multimarca in Europa), e tutto il design del marchio è pensato nel nostro studio a Padova. In Italia sviluppiamo tutta la parte creativa e i prototipi. La produzione, ovviamente, è poi finalizzatain Cina, fatto che ci permette di avere un entry price retail relativamente basso, attorno ai 120 euro. Nascendo come calzaturificio, quello che senza dubbio siamo capaci di fare sono le scarpe.

Per quali marchi producete in conto terzi?

Per quasi tutte le griffe di moda. Da Timberland a Tory Burch, da Michael Kors a Ugg, passando per Prada, Alexander Wang, Miu Miu, Kenzo, Givenchy e Balmain.

Non trova nessun elemento di contrasto tra produzione cinese e commercializzazione europea?

Affatto. Anzi, penso che nel mondo del futuro bisognerà entrare sempre più in sinergia. Asia ed Europa devono collaborare per realizzare i prodotti migliori.

Anche la produzione in Cina sta vivendo una fase di cambiamento, tanto che di recente avete tagliato circa 200 posti

La politica del figlio unico non ha giovato. I cinesi che vogliono lavorare sono sempre di meno. Per questo ci stiamo muovendo verso altri Paesi, su tutti Bangladesh, Vietnam, Filippine e Indonesia. Non tagliamo posizioni,
ugg made in L'uomo che fa le scarpe a tutti
semplicemente le riallochiamo dove c’è domanda di lavoro.

ugg inserts Jimmy Choo e Ugg

ugg metallic Jimmy Choo e Ugg

Glamour e comodit anti freddo: una delle novit per quest’inverno vede la collaborazione tra Jimmy Choo e il marchio australiano Ugg. Da questo connubio nata una collezione casual chic di cinque modelli in limited edition e in vendita dal 21 ottobre nei negozi e sul web che abbinano ai classici stivali in montone la creativit di Tamara Mellon, quasi fossero un trait d’union tra lo spirito easy della West Coast e quello modaiolo della East.

La Mellon, oltre ad essere la fondatrice del marchio Jimmy Choo,
ugg inserts Jimmy Choo e Ugg
anche, per sua stessa ammissione, una grande fan di Ugg: “Oltre a Jimmy Choo,
ugg inserts Jimmy Choo e Ugg
UGG Australia l’unico e solo altro marchio di scarpe che ho in guardaroba. Le metto a casa a New York, quando sono in vacanza a Malib e le porto via con me ogni volta che devo viaggiare in aereo” ha affermato la designer.

L’ incontro tra le due realt si esprime in primo luogo con le variazioni di colore: gli Ugg sono personalizzati con borchie d stelle, fantasie zebrate o leopardate e frange.

Il modello di punta della capsule senza dubbio il Mandah: un boot impreziosito da occhielli argento e oro,
ugg inserts Jimmy Choo e Ugg
borchie e grafiche glitterate che Amber Valletta indossa nella avd Jimmy Choo Cruise 2011 firmata da Ines Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin. Non sono meno glamour gli altri quattro modelli: Kaia, con spirale in scamosciato leopardato e borchie a cupola; Starlit,
ugg inserts Jimmy Choo e Ugg
con stelle silver oppure ottone e frangiato di suede; Sora, disponibile anche in versione pi alta e Siobahn,
ugg inserts Jimmy Choo e Ugg
uno stivale di maglia a torciglione misto cachemire davvero morbido.

ugg offerte La Dotta Decadenza Di Bologna

ugg 1873 La Dotta Decadenza Di Bologna

1a indagine nazionale per catalogare i principali problemi delle città italiane. 6a puntata

La dotta decadenza di Bologna

A fronte del degrado del centro storico e della perdita della memoria, si tenta il rilancio: valorizzare i musei e puntare sul turismo. Sullo sfondo, il ricordo di quando fino agli anni ’70 la città è stata all’avanguardia, modello di salvaguardia e progettualità

Bologna. Una visione sconfortante: la fontana del Nettuno, capolavoro di Giambologna, simbolo della città, è a secco. Da tempo l’acqua non sgorga dai 90 ugelli bloccati dal calcare, mentre i celebri bronzi soffrono, coperti da incrostazioni e corrosi dagli acidi del guano di piccione che inquina la vasca. Dall’ultimo restauro sono passati più di vent’anni e adesso serve un intervento costoso. Il Comune non ha soldi, aspetta uno sponsor. Il degrado della fontana, nel cuore di Bologna, davanti a San Petronio e a Palazzo d’Accursio, sede del Comune dove, proprio sopra l’ingresso, l’antico stemma in pietra è trattenuto da grossi elastici colorati per evitarne il crollo, segnala la crisi di tutto il centro storico. L’immagine stessa della città ha evidente bisogno di un radicale restauro.

Eppure Bologna sembra decisa a puntare sul turismo, in lieve crescita nonostante la crisi, e quindi a valorizzare i suoi tanti tesori. Il ritardo è grave perché, ammette Alberto Ronchi, da un anno e mezzo assessore alla Cultura del Comune, Bologna non ha mai coltivato il turismo culturale, né promosso il suo patrimonio. L’attenzione è ancora sulle fiere, l’industria, l’evento. Abbiamo dato per scontato che questa sia una città di passaggio. quindi naturale che Bologna non sia percepita come una città d’arte nonostante i numerosi musei, pubblici e privati, le decine di chiese ricchissime di opere d’arte, i palazzi affrescati, i monumenti antichi e il suo caratteristico centro storico con 40 chilometri di portici, candidati a sito Unesco. Eppure l’immagine della città è sfocata e priva d’identità.

La crisi dei musei comunali

Il primo nodo del problema è la crisi degli 11 musei comunali. L’analisi di Alberto Ronchi è impietosa: Ereditiamo una situazione caotica che non riguarda soltanto i nostri musei. L’attività culturale complessiva della città ha gli stessi problemi: l’offerta è di una ricchezza esplosiva con potenzialità enormi, ma c’è tanta confusione e pochissima capacità di dare un’ immagine unitaria e coordinata di Bologna. La nostra politica culturale è stata sempre un po’ schizofrenica. Basta pensare che a un certo punto, nel 2006 (sindaco Sergio Cofferati, Ndr), si è teorizzata e applicata l’idea che nei musei fosse giusto entrare gratis. Quando il commissario Anna Maria Cancellieri ha ripristinato il biglietto a pagamento, nel marzo 2011, c’è stato un crollo di visitatori. Dopo un buon 2010 (quando i musei erano gratuiti), nel 2011 il Museo Archeologico è passato da 109mila a 97mila visitatori, il Museo Morandi da 38 a 24mila, la pinacoteca di Palazzo d’Accursio è precipitata da 43 a 22mila. Ha retto meglio il MAMbo: 89mila nel 2010, con la grande mostra di Morandi,
ugg offerte La Dotta Decadenza Di Bologna
88mila nel 2011 e altrettanti previsti nel 2012. Ma i guai dei Musei Civici sono prima di tutto strutturali, a cominciare dalla loro divisione in due gruppi: l’Istituzione Musei Civici, con le raccolte storiche (l’Archeologico, il Medievale, le collezioni d’arte antica, i musei del Risorgimento, della Musica, del patrimonio e dell’arte industriale) e, nella seconda struttura, la Gam (Galleria d’arte moderna), con il MAMbo per l’arte contemporanea, Museo e Casa Morandi e quello della memoria di Ustica realizzato da Chistian Boltanski. Una duplicazione inutile, vero pasticcio organizzativo e burocratico.

Per mettere ordine, nel 2011, l’attuale Giunta aveva nominato un Consiglio d’amministrazione presieduto da Andrea Buzzoni, arrivato da Ferrara dove ha creato per il Comune un modello vincente con le grandi mostre a Palazzo dei Diamanti. Nove mesi di lavoro (gratuito) e infine Buzzoni e il Consiglio producono un documento di 35 pagine, uno strumento di lavoro per rilanciare i Musei Civici in funzione di una Bologna futura città della cultura. A fine marzo 2012 il rapporto viene consegnato al sindaco Virginio Merola. Non accade nulla, il documento non viene discusso. A luglio, ufficialmente per motivi personali, Buzzoni si dimette e con lui altri due componenti del Consiglio (cinque in tutto). Ronchi spiega che si tratta di un documento utilissimo, di cui stiamo facendo tesoro ma che non è opportuno rendere pubblico. Contiene, per esempio, valutazioni sulla sicurezza dei musei che è bene restino riservate. Uno strano mistero. Comunque a novembre il Comune darà una direzione unitaria ai suoi musei, un’organizzazione snella e autonoma tutta da costruire che dovrà superare personalismi e inimicizie che finora l’avevano impedita in una tipica guerra tra poveri. Una riforma necessaria anche perché, dice Ronchi, nel 2014 Bologna diventerà “città metropolitana” dunque avremo problemi in più: al Comune andranno anche i musei dei centri vicini. Non siamo ancora usciti dal caos, ma quando avremo il nostro “sistema museale” potremo impostare indirizzi comuni, creare una filiera con gli altri musei della città. Adesso non c’è nessun coordinamento, a partire dagli orari di apertura. Abbiamo fatto un primo passo soltanto a luglio 2012, con la “Bologna Welcome Card” valida in tutti i musei.

Un ruolo per l’arte contemporanea

Il Comune punta sul rafforzamento del MAMbo, polo dell’arte contemporanea, museo molto attivo con aperture internazionali diretto dal 2005 da Gianfranco Maraniello, coinvolto nella svolta istituzionale dei Musei Civici. Scontiamo un’eredità storica, dice, una mancanza di progettualità complessiva e di orientamento. Per questo, negli ultimi anni, la ricchezza di offerta culturale della città è stata percepita come un limite, a causa dell’assenza di coordinamento. Per il MAMbo la svolta è venuta nel 2010 quando abbiamo realizzato con gli americani la grande mostra su Morandi al Metropolitan di New York trasferita poi a Bologna. Data l’importanza, la qualità,
ugg offerte La Dotta Decadenza Di Bologna
il numero delle opere esposte, l’unica struttura adatta era il MAMbo, non il Museo Morandi. La mostra ha cambiato la percezione internazionale dell’artista che è entrato nella élite mondiale. stato anche un successo della semplificazione organizzativa che ha superato la divisione tra i vari musei. Se applicata a tutto il sistema, porterebbe vantaggi giganteschi.

Il MAMbo, nato nel 2007 dal recupero della ex Manifattura delle Arti, è una costola della Gam che esiste da oltre trent’anni ma è ormai soltanto una sigla: le sue opere sono scomparse. Che fine hanno fatto? Dal 2005, dice ancora Maraniello, abbiamo un progetto museale mai realizzato che riguarda tutto Palazzo d’Accursio, destinato ad accogliere le collezioni dell’800 e ‘900 e la Pinacoteca Civica. Ma sono mancati interlocutori chiari, c’è stata una distribuzione improvvisata di funzioni dovuta alla rapida discontinuità politica: sindaci diversi, un anno e mezzo di commissariamento. Così le collezione comunali d’arte moderna della Gam sono finite nei depositi, invisibili.

Maraniello parla anche di future grandi mostre, che a Bologna mancano da trent’anni. Quando sono arrivato al MAMbo come direttore, Bologna soffriva il complesso di Ferrara che per vent’anni ha seguito una scelta strategica chiara che l’ha portata a essere identificata con le famose mostre di Palazzo dei Diamanti. Ma Bologna è diversa. Ha altre caratteristiche: per esempio è importante la sua vocazione al contemporaneo. Non ha senso replicare modelli riusciti e identitari come quello di Ferrara, a pochi chilometri di distanza. Personaggio centrale della scena cittadina, è stato per 15 anni rettore dell’Università e oggi, attraverso la Fondazione, gioca un ruolo essenziale nel sostegno di tante istituzioni bolognesi. A coronamento della sua azione, Roversi Monaco ha ideato e realizzato un progetto ambizioso fin dal nome: . Musei nella città. Dal 2003 la Fondazione Carisbo ha comprato o avuto in gestione otto edifici, palazzi storici e antiche chiese che sono stati accuratamente restaurati. Palazzo Fava, con un importante ciclo di affreschi dei Carracci, sede per mostre temporanee; l’oratorio di San Colombano, un museo esemplare di antichi strumenti musicali (collezione Tagliavini); nella ex chiesa di San Giorgio in Poggiale c’è una biblioteca; Santa Cristina è diventato auditorium per concerti; Palazzo Saraceni, sede della Fondazione, è aperto per mostre. L’ultima e più clamorosa realizzazione di Roversi Monaco è il Museo della Storia di Bologna, nel restaurato Palazzo Pepoli, inaugurato a fine gennaio 2012: allestito come museo virtuale, ricco di costosa tecnologia in parte interattiva, sorge a pochi passi dalle due Torri ed è costato 45 milioni di euro: 130mila visitatori nei primi otto mesi. Tra acquisti, restauri, allestimenti, la Fondazione ha investito nel progetto ben 130 milioni di euro con l’idea di creare nel cuore della città storica un percorso museale aperto, articolato in sedi diverse, ciascuna con una sua specifica funzione culturale. Un progetto colossale e di assoluta eccellenza.

Ma dopo l’apertura del Museo della Storia di Bologna, si è aperto un dibattito anche polemico sul metodo autoreferenziale con il quale è stato realizzato e sulla opportunità di un’impresa tanto costosa in una città che soffre ormai la crisi,
ugg offerte La Dotta Decadenza Di Bologna
con gli altri musei che stentano a sopravvivere per mancanza di fondi e hanno finora contato sull’aiuto della Fondazione Carisbo. Roversi Monaco resta convinto della validità del suo progetto: Abbiamo riqualificato il centro storico partendo dalle strade: via Minghetti, via Manzoni, via Parigi, restaurate dalla Fondazione, e poi tutti gli edifici antichi salvati dal degrado: erano in abbandono, depositi per topi. Gli affreschi dei Carracci stavano lentamente morendo. Ma ci saranno le risorse per gestire tutte queste sedi e continuare a sostenere le istituzioni cittadine? Roversi Monaco reagisce con forza: Chi afferma che abbiamo fatto il passo più lungo della gamba è qualcuno che a Bologna non ha mai realizzato nulla. una caratteristica della città: l’importante è che non facciano gli altri. Del resto so bene che è comune l’idea che le Fondazioni siano vacche da mungere. Questa operazione è costata molto ma nel nostro bilancio ci sono i valori attualizzati degli edifici comprati e restaurati: risultano superiori a quello che abbiamo speso. E resteranno patrimonio della città. Nel futuro prossimo vede Bologna avviata a diventare importante città d’arte. Subiamo la concorrenza insuperabile di Venezia, Firenze, Roma. Lo sforzo fatto finora dalla città non è sufficiente perché almeno una parte del flusso turistico si fermi qui. Il nostro è però un turismo colto, di qualità e sta crescendo. Credo che Bologna abbia ripreso un suo ruolo: l’Università, l’apparato museale, un insieme di centri di ricerca.

Troppi musei nascosti

Accanto a e ai Musei Civici, esiste un terzo polo museale troppo trascurato: i semisconosciuti musei dell’Università. Proprio Roversi Monaco, quando era rettore, ha riunito nello splendido Palazzo Poggi, con un moderno allestimento, alcuni dei musei scientifici dispersi in diverse facoltà. Aperto nel 2000, Palazzo Poggi espone l’eredità preziosa della tradizione scientifica cittadina: dalla spettacolare raccolta di cere anatomiche ai reperti naturalistici collezionati da Ulisse Aldrovandi nel Cinquecento. Purtroppo i visitatori sono meno di 3mila all’anno: un turismo raffinato, che viene anche da lontano. Non c’è coordinamento con gli altri musei, manca ogni forma di comunicazione, così Palazzo Poggi resta ignoto agli stessi bolognesi.

Più di ogni altra istituzione soffre di povertà e solitudine l’unico museo dello Stato, la Pinacoteca Nazionale, scrigno dell’arte emiliana e non solo, un tempo perla dei musei di Bologna, circondato oggi da un quartiere frequentato anche da ladri e spacciatori. Il soprintendente ai Beni artistici Luigi Ficacci oltre che di Bologna si deve occupare anche di Ferrara, Forlì Cesena, Ravenna Rimini. Racconta che per restauri, manutenzione, riparazioni e lavori vari nella Pinacoteca bolognese, nel 2012 il Ministero ha stanziato euro “zero”. Per gli altri “capitoli” ho in tutto 181mila euro. possibile che arrivino fondi, anche dallo stesso Ministero a fine esercizio, ma non programmabili, quindi non posso prendere nessun impegno. Impossibile pensare a mostre o altre attività. Nel 2011 i visitatori della Pinacoteca bolognese sono stati appena 33.700. Eppure l’ingresso costa solo 4 euro.

L’epoca d’oro della Pinacoteca è stata quella della innovativa Soprintendenza di Andrea Emiliani, fino a tutti gli anni Settanta. Aveva aperto la città al mondo con le grandi mostre biennali, da Guido Reni ai Carracci, in collaborazione con i grandi musei, dal Metropolitan di New York alla National Gallery di Londra, che hanno ridato all’arte bolognese il prestigio che aveva perduto nel corso dell’800. L’ultima mostra è stata nel 1979 e da allora mostre importanti non si sono più fatte. Sembra che Bologna si sia voluta trasformare seguendo un percorso inverso a quello di altre città che hanno tentato e qualche volta sono riuscite a diventare città d’arte promuovendo musei, eventi, mostre,
ugg offerte La Dotta Decadenza Di Bologna
puntando spesso sul contemporaneo, dice oggi Emiliani. Bologna ha compiuto questo sforzo prima degli altri, a partire dagli anni ’50 grazie a personalità come Cesare Gnudi e Carlo Ludovico Ragghianti e alla lungimiranza di Comune e Regione. Ho ereditato la Soprintendenza da Gnudi e Bologna è stata modello di salvaguardia e di progettualità: la città stessa è stata difesa da due leggi, quella sulla zona della collina inedificabile e quella di Pierluigi Cervellati che impose un vincolo sulla struttura del centro storico in quanto tale, che è servito fino a pochi anni fa.

Il centro storico decaduto

Sui mali profondi, sulle difficoltà di Bologna ad accettare un cambiamento di rotta per ridare forza alla sua tradizione culturale, il soprintendente Ficacci ha maturato convinzioni condivise da molti: A Bologna c’è un rifiuto, che è poi molto italiano, a perseguire lo sviluppo dei servizi e dell’industria culturale. La paura del nuovo contraddistingue la città ed è il motore più evidente di una conservazione acritica e scaramantica del proprio passato. Teniamo separati da una parte una grande erudizione autoreferenziale e dall’altra un’organizzazione senza conoscenza, due mondi divisi, che non dialogano. Ormai i segni della decadenza di una città tra le più colte e ricche d’Italia sono davanti a tutti. Pier Luigi Cervellati aveva fatto di Bologna un modello europeo secondo il principio che la città storica è un organismo urbano unitario cui va riconosciuta la qualità di bene culturale.

Oggi Maria Pia Guermandi, consigliere di Italia Nostra, descrive così la situazione: Espulse verso le periferie intere fasce di popolazione, le attività artigianali e il piccolo commercio, il centro storico di Bologna è divenuto un guscio vuoto, colonizzato da banche e grandi catene commerciali, desertificato al calar della sera o preda di una “movida” invasiva e senza regole, fonte di conflitti e degrado.

Contro questo decadimento è battaglia quotidiana per Paola Grifoni, soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici: La città è molto maltrattata. Mi ha colpito, appena arrivata, tre anni fa, l’inaudita sporcizia. La città è fatta di portici che sono di proprietà privata. I condomini dovrebbero spazzare e lavare, ma ormai non lo fa più nessuno. C’è il problema della presenza di decine di migliaia di studenti universitari che hanno colonizzato alcuni quartieri centrali: rifiuti, scritte sui muri, bottiglie ovunque, rumori notturni. una città viva, gli studenti ci sono da secoli. Ma adesso c’è meno attenzione, si rischia un rapido degrado del decoro cittadino. Forti polemiche ha suscitato di recente il colore aragosta squillante di un edificio ancora non finito, sorto al posto di una vecchia casa nella centrale piazza 8 Agosto. Ma la Grifoni non ha potuto intervenire: La legge del 2010 che ha istituito la Scia, dichiarazione di inizio attività, è stata devastante a livello nazionale. Ciascuno può fare come crede. Per i colori a Bologna manca una normativa, basterebbe un semplice elenco dei colori ammessi. Adesso si può dipingere la casa a pois. Stiamo cercando di evitare l’invasione di tavoli, sedie e installazioni fisse su strade, piazze e marciapiedi. Sinceramente, tutto questo è molto frustrante per me ma anche per il Comune. Oltre ai colori c’è il problema della pavimentazioni in pietra delle caratteristiche strade del centro. Il traffico pesante sconnette le lastre, provoca buche pericolose. Si provvede con l’asfalto, che non potrebbe essere usato ma costa poco. Il Comune definisce questi interventi temporanei. Per le solite ragioni economiche, pochi ormai si oppongono alle sponsorizzazioni pubblicitarie. Così in questi mesi la facciata del Cattedrale di San Petronio, in restauro,
ugg offerte La Dotta Decadenza Di Bologna
è imbrattata da due grandi cartelloni che promuovono una marca di scarpe sportive. Di fronte, nel cortile dello storico Palazzo Re Enzo, proprietà comunale, tra bandiere e cartelloni è esposto un nuovo modello di automobile.