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mi chiedevo se bisogna adottare qualche accorgimento per proteggere nel tempo i materiali naturali da eventuali parassiti e se nel tempo le hackles possono perdere lucentezza o rovinarsi, se hanno insomma una lunga durata senza rovinarsi

Anch li metto in un cassetto, in un angolo il più asciutto possibile, nello stesso cassetto ho inserito la vecchia naftalina antitarme. Per evitare l cattivo odore e lo sfarinamento del prodotto, ho preso dei contenitori delle pellicole fotografiche, ho praticato 5 o 6 fori sul coperchio e ho inserito un paio di palline di naftalina. Possiedo alcuni colli e pelli da circa 20 anni e sono rimasti intatti.

Oggi ci sono prodotti antitarme di odore gradevole, credo che possono andar bene anche questi.

quando cominciai a voler intraprendere l’autocostruzione, meno di un anno fa, ritirai un po alla volta del materiale fra cui qualche collo di gallo di colore e marca diversa, con la mia inesperienza ritiravo e accumulavo materiale dopo un rapido sguardo, incapace di giudicarne la bontà conservavo il tutto in un cassetto dedicato, fra questi un collo metz 2 blue dun usato poco o niente che a distanza di tempo mi è tornato utile usarlo proprio in questo periodo e notavo che rispetto ad altri presenta diverse hacles senza le punte sia alla fine della hacles che in alcuni piccoli tratti sui lati, mi sono quindi allarmato,

ora non so se mi è arrivato in quelle condizioni e in questo periodo si è rovinato ulteriormente, sarebbe un bel guaio visto i costi se succedesse anche con gli altri per via della presenza di parassiti,

Farius mi hai fatto notare una cosa importante, ho conciato infatti con il solo sale qualche collo di uccelli acquatici che un mio amico cacciatore mi ha gentilmente fornito, cosi come alcune piume e ali di beccaccia tenute in alcune bustine di carta che anche se in cassetti separati alcune volte sono venuti a contatto, quindi seguirò i vostri preziosi consigli, mi avete tranquillizzato grazie a tutti

c stato un periodo in cui mi dilettavo a produrre piccoli oggetti in pelle e avevo anch la necessità di conservare i miei ritagli al riparo dai parassiti: innanzitutto li conservavo in un cassetto fresco (per evitare l e asciutto (per evitare l dell mettevo sul fondo del cassetto delle tavolette di canfora (è una resina naturale che si consuma senza lasciare residui di polvere come fa la naftalina, che è invece una resina sintetica ricavata dal petrolio), un paio di volte all svuotavo il cassetto per pulirlo e rinnovavo le tavolette di canfora.
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Felipe Avenatti, dopo un calvario infinito, ha ricevuto ieri l’idoneit agonistica, e gi nella giornata di oggi tornato ad allenarsi.

Queste le sue prime impressioni: “Sto bene, sono felicissimo di essere qua e di cominciare da capo. Ieri alle 18 siamo andati alla Federazione ed stata un’emozione uscire da quell’ufficio”.

L’attaccante ha iniziato oggi un lavoro personalizzato, che lo porter gradualmente a recuperare la migliore condizione fisica “Nella prima settimana svolger sedute semplici, mentre quando comincer a riprendere la forma sar pi tosto, ma lavorer sempre con il sorriso”.

In questi mesi Felipe non ha mollato un secondo la sua squadra, venendo sempre allo stadio. Ecco l’idea che si fatto del Bologna: “L’ho visto benissimo, come tutti penso, hanno fatto davvero bene, ora speriamo di fare bene con il Milan e con la Juve. Io non vedo l’ora di rimettermi le scarpe”.

Anche noi non vediamo l’ora di vederti in campo. Sappiamo che ci vorr molto tempo, ma il primo passo, quello pi complicato, stato fatto, ora la strada sar in discesa.
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Come nella fiaba del tipo La bella e la bestia, l potr venire solo quando una sposa affronter le prove necessarie: prima di lei due spose sono state uccise dal Re , e rappresentano due fallimenti che precedono e preparano la sua entrata in scena. L avviene come per magia, con un ago calamitato, oggetto misterioso forse anche per la narratrice stessa, che nominandolo per la seconda volta, come rivolgendosi allo stesso Imbriani, dice: Prende l cos

La prova di Ginevra bella fra le pi lunghe e dure fra quelle delle fiabe: deve consumare sette paia di scarpe di ferro, sette mazze e sette vestiti di ferro, e deve anche riempire sette fiaschettini di sue lacrime.

A una disgrazia che dipende dal femminile materno corrisponde una riparazione effettuata dal femminile della sposa, che dopo aver finito il suo compito deve anche svegliare il Re dall merita certo il finale felice.

La fiaba, presente nell napoletana della Novellaja fiorentina (1871) potrebbe aver ispirato la novella evocata da Giosu Carducci in Davanti San Guido (1874):

O nonna, o nonna! deh com bella

Ditela a quest savio la novella

Di lei che cerca il suo perduto amor!

Sette paia di scarpe ho consumate

Di tutto ferro per te ritrovare:

Sette verghe di ferro ho logorate

Per appoggiarmi nel fatale andare:

Sette fiasche di lacrime ho colmate,

Sette lunghi anni, di lacrime amare:

Tu dormi a le mie grida disperate,

E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.

Come in tutte le fiabe si procede da una condizione disumana, o da un rischio mortale, legati alla famiglia d verso il lieto fine che rappresenta la piena autonomia l al trono e la fine della solitudine le nozze. La complessit e la difficolt della vicenda sono da intendere in questa fiaba come l lavoro di elaborazione del lutto da parte della protagonista femminile, e la difficile umanizzazione nel protagonista maschile. Figure femminili disseminano ostacoli la vecchia mendicante, la regina madre, le prime due spose, la sposa usurpatrice, impediscono se intesi a dovere possono figure femminili li rimuovono o li superano Ginevra e le vecchiette che donano la nocciola e la mandorla magiche. Il re padre non esiste, non viene neppure nominato: come nella vita questa mancanza un ostacolo quasi insormontabile nel cammino che porta alla condizione adulta. Ma le fiabe mettono in scena ostacoli insormontabili per raccontare come si possa sempre cercare una via per superarli: qualcuno, tanto tempo fa, lontano lontano, ce l fatta.

E se escono tesori dalla nocciola, dalla noce e dalla mandorla ricevuti in dono lungo il cammino, bisogna sacrificarli senza esitare, anche se niente ci garantisce il successo: le galanterie se le prende la regina usurpatrice che alloppiando il vino del re gli impedisce di sentire la povera Ginevra. Ma cosa sono le galanterie? Tra il 2006 e il 2007 a Palazzo Pitti si potuto vedere quel che resta della straordinaria collezione di galanterie di Anna Maria Luisa dei Medici,
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che da D le port a Firenze, quando nel 1716 rimase vedova dell Palatino. Oggetti preziosi per l e i materiali, talora veri e propri gioielli, accrescono la loro magia nelle fiabe, dove escono da una noce e saltano autonomamente. La fiaba popolare custodisce spesso segreti tesori di cui nemmeno lo stesso narratore consapevole, perch in un altro tempo qualcuno possa goderne.

I genitori e gli insegnanti che intendono la fiaba nel suo significato non letterale, concreto, simile a quello del sogno notturno, delle fantasie a occhi aperti e di tanti film contemporanei, potranno leggere il Re ai loro bambini.

Vittorio Imbriani nato a Napoli nel 1840, figlio di un liberale costretto all e di una madre appartenente alla famiglia dei Poerio, letterati e patrioti, da bambino visse all con la famiglia, e studi a Zurigo e a Berlino, fu volontario nella seconda guerra di indipendenza (1859) e garibaldino (1866), e protagonista di molti duelli, che gli causarono seri problemi giudiziari. Vener de Sanctis le cui lezioni segu a Zurigo, ma ruppe con lui per divergenze politiche: hegeliano conservatore, polemizz con stizza contro la sinistra italiana del tempo. Dalla sua posizione anticonformista dedic per primo l che meritava al gran Basile, che Benedetto Croce avrebbe in seguito tradotto, definendo lo Shakespeare della favola l del primo e del pi bel libro di fiabe pubblicato nel mondo: Il cunto de li cunti o Pentamerone (1634 1636).

Fra relazioni sentimentali turbinose e rancori per i riconoscimenti ufficiali che mancavano, forse a causa del suo forte anticonformismo la cattedra di letteratura italiana a Napoli alla quale da tempo aspirava gli sarebbe arrivata solo quando era tanto malato da non poter tenere nemmeno una lezione, due anni prima della morte avvenuta nel 1886 Vittorio Imbriani scrisse raccolte di storie popolari, saggi, testi politici, racconti e romanzi. Durante un soggiorno fiorentino raccolse le fiabe fiorentine della Novellaja, ascoltandole e stenografandole personalmente da narratori e narratrici analfabeti, con un rispetto e un che hanno preservato la freschezza e lo spessore della tradizione popolare. Chi ancora non conosca Vittorio Imbriani pu farsi un della sua cultura leggendo questa fiaba con i dotti riferimenti che le seguono, relativi a favole sia del passato che delle raccolte a lui contemporanee. Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare da Vittorio Imbriani. Ristampa accresciuta di molte novelle inedite di numerosi riscontri e di note, nelle quali accolta integralmente La Novellaja milanese dello stesso raccoglitore. Livorno: Tipi di F. Vigo 1877. Pp. 168 175. [Prima edizione: 1871]La Novellaja fiorentina, ristampa anastatica, prefazione di Marcello Vannucci; Palermo: Edikronos 1981.
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Dopo quattro vittorie consecutive al di auto con motori posteriori fuoribordo (1968 Porsche 911 e 1971 Alpine Renault A110) si pensava che il periodo delle trazioni anteriori nei rally fosse definitivamente tramontato. In altre parole, che il vantaggio di avere la direzionalit facilitata dalle ruote motrici collegate al volante fosse stato soppiantato da quello derivante dalla trazione dovuta al peso del motore sulle ruote motrici in uscita di curva. Alla direzionalit avrebbero pensato gli pneumatici continuamente evoluti sia nelle mescole sia nelle chiodature in caso di ghiaccio.

Come si vede, nulla di dimesso ma una compagine forte per quanto non favorita e quindi priva di dannose pressioni psicologiche; molto decisa, tuttavia, a ben figurare guadagnando pi punti possibile per l della specialit Come andata a finire, tutti gli appassionati di automobili lo sanno bene e quelli con i capelli grigi possono ancora ricordare le emozioni che percorsero tutto l dopo la spettacolare vittoria della (aggettivo che usiamo di rado ma che qui ci pare sia d Fulvia n. 14 di Munari e Mannucci, che si mise dietro tutta la pi quotata concorrenza mondiale.

Dove invece le infedelt all si riducono quasi a zero nell esteriore; le uniche tre, veramente piccolissime, le elenchiamo subito onde evitare ai lettori un esercizio tipo la vista la mancanza (per la sicurezza dei pedoni) dei ferma cofani rapidi, la diversa foggia dei cappellotti al centro delle ruote che qui sono esteticamente pi pregevoli dotati come sono del marchio Lancia rispetto ai posticci tappi lucidi della versione originale e infine il posizionamento della targa posteriore del Rally di Monte Carlo che non poteva essere applicata al lunotto, come appare nell foto dell della n. 14 vista di coda, perch non concesso dal Codice della Strada.

Per il resto la fedelt totale e questo grazie, in primis, alla determinazione del proprietario ma anche a un paio di colpi di fortuna: il primo dei quali il ritrovamento, presso un ricambista, di un muso completo di una 1600 HF I serie che (secondo colpo di fortuna) il carrozzaio incaricato dei lavori ha adattato alla scocca della seconda serie cos bene che anche chi al corrente del non riesce a individuarne i segni. Anche la verniciatura perfetta e, considerando che si cambiato colore alla scocca (la vettura di partenza era Grigio Escoli metallizzato), non si tratta di un risultato cos scontato; le parti in nero opaco, poi, sono state realizzate, dopo lunghi studi di ingrandimenti di foto dell seguendo i contorni originali anche quando incongrui come appaiono nella parte bassa della vettura; in questa fase risultata impagabile la disponibilit del Museo Lancia che, in via straordinaria, ha concesso al proprietario di fotografare l in possesso della collezione della Casa.

Un discorso a parte meritano le ruote: molte fotografie di quella stagione di gare (il 1972) mostrano le Fulvia ufficiali con le ruote da 14 verniciate in color alluminio; in effetti esse erano montate sulle auto per la maggior parte del tempo essendo l prescelto per i lunghi tratti di trasferimento. Quelle da 13 della Campagnolo color bronzo che vediamo sulla vettura del servizio, e che sono presenti anche sulla 14 originale, erano usate in prova speciale su asfalto perch la vettura si abbassa leggermente e,
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essendo esse a canale pi largo (7 anzich 6 consentono il montaggio di una gommatura pi larga ed aderente.

La soluzione mista (13 davanti e 14 dietro) che si vede nella storica foto della 14 su un tornante durante la notte del Turini, pare dovuta al desiderio di accorciare velocemente i rapporti in funzione di quella serie di prove speciali tutte montane: sistema ma che ha avuto, come si sa, la sua efficacia; d allora si correva cos le sofisticatezze attuali erano di l da venire (ipotesi peraltro smentita dall direttore del Reparto Corse, Gianni Tonti, che ipotizza la necessit di avere una chiodatura pi abbondante al posteriore; cosa che pare confermata dagli stessi appunti di Tonti, che trovate in stesse pagine, dai quali risulta che tutti i piloti Lancia si fossero lamentati della sospensione posteriore ndr).

Il completo set di ruote Campagnolo fu poi montato per la passerella finale sulle strade del Principato ed per questo che la Fulvia rossa e nera rimasta nel cuore di tutti con le color oro e Mattia Losi non ha saputo esimersi dal loro montaggio stabile pur avendo anche le pi adatte (alla circolazione stradale) in garage.

Il progetto, ancor prima dell di questa operazione, era quello di usare poi la Fulvia ogni volta fosse stato possibile, compreso il classico casa ufficio, cos da moltiplicare le occasioni per far vedere alla gente questo manifesto viaggiante di amore per la Lancia (testimoniato anche da una targhetta con dedica posizionata sulla plancia davanti agli occhi del passeggero) ricordando a tutti ci che ha significato questa Casa per la storia dell ecco spiegata la ragione dell dell di alimentazione a GPL, l modo per poter circolare liberamente a Milano con un d

Nel montaggio si cercato di salvaguardarne la sua reversibilit il pi possibile tranne nell della bocchetta di rifornimento sotto il finto tappo rapido del serbatoio (quello della Fiat Coup posizionato sul parafango posteriore destro ad imitazione di quello presente sulle HF ufficiali; la tentazione di occultarlo l sotto, dando oltretutto una funzione pratica al tappo, stata troppo forte.

In conclusione, trovatosi di fronte al finito, l di rischiarne l giornalmente nel traffico di Milano dapprima non sembrata accettabile e quindi la Fulvia sarebbe dovuta diventare, come merita, un pezzo da collezione, come un modellino in scala naturale; ma poi il desiderio viscerale di usarla, oltre che possederla, ha trovato scappatoia in numerose eccezioni. E poi c la missione in programma per la prossima primavera: un viaggio sul de Turini dove si concretizz la vittoria del 1972, per un bel servizio fotografico e forse anche qualche lacrimuccia di commozione.

Nel frattempo, Mattia si ritrovato senza mezzo di locomozione per i suoi spostamenti quotidiani e, siccome in lui il virus dell d ha gi sviluppato la malattia, l di acquistare una nuova vetturetta adatta alla bisogna lo ha neppure sfiorato: gi in cantiere una Range Rover del 1984.
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“Così come, va detto, fa rabbia sapere che Fiat tenga chiuso in un cassetto dal lontano 2002 il progetto GASDRIVER (Una Multipla a propulsione ibrida metano/elettrico con abbinato un cambio robotizzato) che consentiva “rispetto alla vettura a metano origine, livelli di consumi, e quindi di emissione di CO2, inferiori di circa il 35% (50% rispetto alla versione a benzina)”.

Sono venuto in questo forum allettato da un articolo che ho scoperto facendo una ricerca sul progetto Gasdriver. Esso mi ha incuriosito perché anch ho avuto la sensazione che la Fiat, pur avendo il miglior progetto ibrido, lo ha praticamente bloccato perché tutte le altre case automobilistiche ne hanno realizzato uno alternativo (obbligate ovviamente dal dover evitare il brevetto Fiat) con veicoli già da tempo in vendita, mentre la stessa è rimasta al palo con ancora veicoli allo stato di prototipo.

Girando per i siti sul tema brevetti se ne può trovare uno decisamente simile a quello Fiat ma più anziano di un paio d confrontabile qui a quello della FiatChiedo ai forumisti un parere su ciò che io presumo. Avendo agito in maniera poco lecita in tema di brevetti la Fiat si sia trovata nella classica condizione del ladro, che non riesce a godere il bottino in santa pace?

Il trucco che in genere si adotta per rubare i brevetti è semplice. Delle idee che pervengono a migliaia negli uffici tecnici delle industrie, si prendono quelle interessanti e si utilizzano senza informare i legittimi proprietari. Quando questi scopriranno il furto sarà troppo tardi perché sarà stato provveduto a confonderlo in altre soluzioni tecniche e onde proteggere i propri diritti saranno necessari processi costosissimi che difficilmente si possono sostenere se non si è una grossa industria. Inoltre il personale negli uffici tecnici testimonierà all che lo hanno scoperto loro casualmente ad altri inventori.

Cosa ne pensate?

Buona domenica a tutti

non so se la FIAT ci ha marciato come dici tu, sul progetto GASDRIVE, TI e MI ricordo però, che FIAT PRIMA del maggio 2002 (dove il progetto GASDRIVE vinse il premio MASI per la scoperta scientifica e la scoperta era abbinare un motore a metano ad un motore elettrico)

la FIAT nel 2000 2001 presento il progetto Hybrida su base SEMPRE MULTIPLA ma stavolta con il 1.6 16V Pratola Serra modificato a Benzina e quindi MOOOOOLTO simile alla Prius che stava iniziando a farsi largo perchè presentata se non erro nel 1999.

o una somma dei 2 (serie parallelo) EPPOI STOP, non c altro.

IN più ci sarebbe da ricordare il periodo storico FIAT quando successe tutto ciò.

ti ripeto quello che ho già espresso e comunque ci tengo a precisare che IO con FIAT auto non ho NIENTE a che fare.

PUO darsi che FIAT abbia copiato l può darsi che abbia ragione il sig. della questione, IO non sono un giudice, io non sono l di niente, sono solo un utente elettrotecnico che crede di aver capito l degli IBRIDI.

SOLO 2 cose posso dirti, il sig. che dice di aver avuto l per primo ha SCRITTO sul brevetto o sulla denuncia,

che l da lui inventato è IDEALE per un utilizzo con un DIESEL, FIAT l fatto con il metano, e non dirmi che è lo stesso perchè allo stato dell dei motori il motore a metano NON HA LA COPPIA del diesel, visto che è SENZA TURBO almeno nei motori del gruppo FIAT.
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Da ormai quasi un mese è al lavoro il comitato che selezionerà una cinquina di candidati a dirigere molti dei principali enti di ricerca italiani da sottoporre al ministro, che poi, sulla scorta delle indicazioni ricevute, provvederà a nominare i nuovi presidenti. Lo sapevate? Ecco, appunto.

Il comitato è composto di cinque scienziati di fama, tutti degni della massima stima. Sono:

Francesco Salamini (coordinatore del comitato), già professore di botanica e fisiologia presso la Facoltà di agraria dell’Università di Piacenza e direttore del Dipartimento di miglioramento genetico e fisiologia delle piante della Max Planck Gesellschaft zur Frderung der Wissenschaften di Colonia dal 1985 al 2002;

Gaetano Lombardi, del Dipartimento di endocrinologia ed oncologia molecolare e clinica dell’Università “Federico II” di Napoli;

Angelo Spena, direttore del Laboratorio di fisica tecnica ambientale all’Università di Roma Tor Vergata;

Pasquale Pistorio, ingegnere elettrotecnico, ex presidente di STMicroelectronics e membro del direttivo di Confindustria;

Fabiola Gianotti, fisica subnucleare e portavoce dell’esperimento ATLAS al Large Hadron Collider del CERN.

La cinquina è stata nominata dal ministro Gelmini il 2 maggio e si è messa subito al lavoro. Tanto che il 20 maggio sul sito del MIUR veniva pubblicato l’avviso di chiamata pubblica per le candidature alla guida dei seguenti enti:

CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE :selezione per la nomina del Presidente (art. 6 dello Statuto) e di due componenti del CdA (art. 7 dello Statuto);

AGENZIA SPAZIALE ITALIANA: selezione per la nomina del Presidente (art. 6 dello Statuto)

e di un componente del CdA (art. 7 dello Statuto);

ISTITUTO NAZIONALE DI FISICA NUCLEARE: selezione per la nomina di due componenti del Consiglio Direttivo (art. 12 dello Statuto) uno dei quali andrà a far parte della Giunta Esecutiva (art. 14 comma 3 dello statuto);

ISTITUTO NAZIONALE DI ASTROFISICA: selezione per la nomina del Presidente (art. 5 dello Statuto) e di due componenti del CdA (art. 6 dello Statuto);

ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA: selezione per la nomina del Presidente (art. 5 dello Statuto) e di due componenti del CdA (art. 6 dello Statuto);

ISTITUTO NAZIONALE DI OCEANOGRAFIA E DI GEOFISICA SPERIMENTALE : selezione per la nomina del Presidente (art. 6 dello Statuto) e di un componente del CdA (art. 7 dello Statuto);

STAZIONE ZOOLOGICA “ANTON DOHRN”: selezione per la nomina del Presidente (art. 6 dello Statuto) e di un componente del CdA (art. 7 dello Statuto).

ISTITUTO NAZIONALE DI RICERCA METROLOGICA: selezione per la nomina del Presidente (art. 5 dello Statuto) e di un componente del CdA (art. 6 dello Statuto);

CONSORZIO PER L’AREA DI RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA DI TRIESTE: selezione per la nomina del Presidente (art. 6 dello Statuto) e di un componente del CdA (art. 7 dello Statuto);

ISTITUTO NAZIONALE DI ALTA MATEMATICA: selezione per la nomina di un componente del CdA (art. 5 dello Statuto);

MUSEO STORICO DELLA FISICA E CENTRO DI STUDI E RICERCHE “ENRICO FERMI”: selezione per la nomina del Presidente (art. 7 dello Statuto) e di un componente del CdA (art. 8 dello Statuto);

ISTITUTO ITALIANO DI STUDI GERMANICI: selezione per la nomina del Presidente (art. 4 dello Statuto) e di un componente del CdA (art. 5 dello Statuto).

Sono dodici, in tutto. E vale la pena apprezzare il passo avanti che il ministro fa segnare rispetto alla consolidata tradizione della politica italiana di selezionare i vertici degli enti di ricerca sulla base di uno spoil system che negli anni è riuscito a far assurgere agli onori delle cronache anche personaggi di rara mediocrità.

Ma come al solito in Italia le rivoluzioni sono a metà,
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e questa non è da meno.

Mi chiedo per esempio perché del comitato di selezione non faccia parte nessuno scienziato straniero, non credo che nessuno avrebbe gridato allo scandalo e forse la presenza di qualcuno al di fuori del mondo accademico italiano sarebbe stata un’ulteriore garanzia di indipendenza.

Mi chiedo anche perché i membri del comitato siano soltanto cinque. Sono pochi, e nemmeno lontanamente coprono tutte le aree disciplinari degli enti di ricerca vigilati dal MIUR. Per non parlare dell’Istituto italiano di studi germanici, per il quale forse sarebbe stato opportuno un comitato a sé, data la peculiarità della disciplina. (Mi si obietterà che non è importante che i membri del comitato siano esperti delle singole discipline, ma che abbiano dimestichezza con i metodi di valutazione. Ed è vero, naturalmente, anche se forse una minima infarinatura non guasterebbe.)

E mi chiedo, infine, perché siano stati concessi solo 20 giorni di tempo per presentare le candidature.

Ma il punto che più mi sta a cuore è un altro. Voci di corridoio mi dicono che complessivamente siano arrivate circa 150 domande, all’attenzione del Comitato di selezione. Oltre una trentina per la sola presidenza del CNR, con le loro belle informazioni articolate secondo i punti indicati all’articolo 3 dell’avviso di chiamata pubblica. Ora, il Comitato sceglierà una cinquina (ove possibile) per ogni ente e la sottoporrà al ministro. Il quale nominerà il presidente di ciascun ente secondo criteri che non ci è dato sapere.

Per questa ragione, e per altre che sarebbero ovvie in un paese civile, non mi sembrerebbe inopportuno che il sito del Ministero pubblicasse in rete, entro apposito contenitore, i nomi, i cognomi e i curricula di tutti coloro che hanno presentato la propria candidatura per la presidenza di ciascun ente di ricerca. Perché il presidente di un ente di ricerca percepisce uno stipendio pagato dai cittadini, né più né meno come il ministro, e dunque i cittadini di un grande paese democratico avrebbero il diritto di sapere chi sono le persone che si candidano e di sapere secondo quali prerogative sono selezionate.

Invece, forse, non sapremo nemmeno chi saranno i cinque selezionati dal Comitato per ciascun ente. Probabilmente saremo informati dal ministro in una conferenza stampa, o con un bel video su YouTube, che fa tanto al passo con i tempi, che gli enti di ricerca vigilati dal Miur hanno nuovi presidenti. Che sono stati scelti secondo criteri rigorosi sulla base delle loro inequivocabili qualità e capacità, con il contributo di un apposito Comitato di selezione, in nome della trasparenza. La trasparenza de noantri,
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appunto.

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Con il motore diesel più potente della sua categoria, arriva Lancia Ypsilon Sport MomoDesign, la nuova versione dalla doppia anima (look dinamico ed eleganza innata) con cui si rinnova la collaborazione di due marchi famosi nel mondo per aver contribuito allo sviluppo del design industriale italiano.

Lancia e MomoDesign, infatti, hanno creato un personalissimo linguaggio formale che fa riconoscere, senza esitazioni, una loro creazione tra i tanti prodotti di design. Come dimostrano, per esempio, gli esclusivi capi di abbigliamento e gli accessori studiati e realizzati dal Centro Stile MomoDesign: dai caschi agli orologi, dagli occhiali alle scarpe alla valigeria. Sono tutti prodotti unici nel settore della moda, proprio come uniche sono le creazioni Lancia. In questo senso, dunque, New Ypsilon Sport MomoDesign è l’esempio concreto di come un “oggetto automobilistico” possa essere riletto in chiave estetica insieme ad un altro marchio, valorizzando quei tratti espressivi che da sempre contraddistinguono Lancia: eleganza e temperamento.

Con la versione Sport MomoDesign, New Ypsilon arricchisce ulteriormente la propria offerta verso i giovani alla ricerca di una vettura sportiva, dal prezzo accessibile, che sappia regalare loro emozioni alla guida, ma mantenga quei tratti di eleganza e distintività che sono alla base del successo della compatta di Casa Lancia.

All’esterno la vettura si contraddistingue per il nuovo logo Lancia e per alcuni tocchi estetici e cromatici che rinviano agli stilemi dei prodotti firmati da MomoDesign, come dimostrano i quattro colori di carrozzeria disponibili (Nero Masaccio, Grigio Borromini, Giallo Casorati e Bianco Raffaello), abbinati all’esclusiva verniciatura in colore grigio Titanio opaco metallizzato per il portellone, il tetto e gli specchi retrovisori esterni. Completano il “vestito” della Ypsilon Sport MomoDesign le rifiniture in metalluro brunito per alcuni elementi, i fendinebbia con cornice nello stesso colore della carrozzeria, la grafica “MomoDesign” tinta su tinta di colore nero sul montante centrale e gli originali cerchi in lega da 16″ diamantati e bruniti.

Stessa impronta sportiva all’interno dove l’abitacolo rivestito in colore scuro si abbina perfettamente al nero del tessuto tecnologico Airtex per i sedili e della pelle che ricopre il volante e il pomello della leva, mentre un tocco di eleganza è offerto dagli appoggiatesta griffati Ypsilon. Per quel tocco di sportività in più sono poi disponibili i sedili in Pelle ed Alcantara Starlite nella cui foratura spicca la scritta “MomoDesign” in argento.

Chi ama guidare trova nella New Ypsilon Sport MomoDesign una compatta capace di assicurare un comportamento brillante su qualunque tracciato, regalando sempre, a chi siede alla guida come ai passeggeri, grandi sensazioni, merito delle sospensioni ad assetto ribassato e dell’impiego di freni a disco anche sul ponte posteriore.

Per quanto riguarda le motorizzazioni, dove ci si sarebbe aspettata l’introduzione di una versione turbo, come per Grande Punto T Jet nonchè il “lasciato intendere” dalla Ypsilon Sport Concept, il massimo della grinta è comunque assicurato dal brillante 1.3 Turbodiesel Multijet 16V proposto con ben 105 Cv a 4000 giri/min e una coppia di 200 Nm (20,4 kgm) a 1750 giri/min.

Dotata di un cambio manuale a 5 marce, la vettura così equipaggiata raggiunge la velocità massima di 177 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in 10,5 secondi. Prestazioni eccellenti che ne fanno la compatta più potente della categoria. E il tutto ciò a fronte dei bassi consumi e delle emissioni di CO2 contenute, caratteristiche proprie del Multijet: 4,7 l/100 km nel ciclo combinato e 123 g/km.

La gamma Sport MomoDesign offrirà inoltre la versione benzina con motorizzazione 1.4 16V da 95 Cv dove il piacere della guida è esaltato dal cambio manuale a 6 rapporti (è disponibile anche il cambio sequenziale robotizzato DFN). Infine, per chi vuole coniugare in una compatta handling da sportiva e rispetto per l’ambiente è disponibile il 1.3 Multijet 16v da 90 CV dove il filtro antiparticolato DPF è offerto di serie.

Stile originale e ottime performance, quindi, caratterizzano la Lancia Ypsilon Sport MomoDesign. Senza contare il ricco elenco di contenuti: climatizzatore, servosterzo elettrico “Dual Drive”, radio CD Hi Fi, telecomando per l’apertura e chiusura delle porte, Follow me home, cristalli posteriori oscurati, volante e pomello cambio in pelle traforata con cuciture argento.
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ROMA Guardateli negli occhi. Guardate le loro tute da lavoro, le loro scarpe consunte. Molti erano solo dei ragazzini. Ora sono tutti fantasmi, vittime di una delle più terribili stragi dei bombardamenti Alleati su Roma. Forse la più funesta in Italia per numero di morti in un solo luogo. Una strage quasi dimenticata. Sono gli operai della fabbrica “Fiorentini”, che produceva macchinari per cantieri e aveva uno stabilimento di 10 mila metri quadrati (la metà coperti da capannoni) nella zona di Portonaccio, all’altezza del civico 364 della Tiburtina, a portata dello scalo ferroviario per poter caricare sui treni merci gli escavatori.

I cancelli della fabbrica sbarrati

Siamo nel 1944, da febbraio a Roma i bombardamenti e gli allarmi si sono fatti incessanti. Tanto che la direzione dello stabilimento ha deciso di tenere chiusi i cancelli esterni della fabbrica, altrimenti ad ogni suono delle sirene gli operai “se ne scappano a casa”, non tornano dopo il cessato allarme e la produzione rallenta e ne risente. Così quella mattina di venerdì 3 marzo, all’ennesimo urlo delle sirene, in centinaia corrono verso il rifugio antiaereo. Sono le 11 e sulla città stanno arrivando 184 Marauder che in più ondate, per un’ora e mezza, sganceranno 1.800 bombe mettendo a ferro e fuoco gli snodi ferroviari e le industrie del Tiburtino, del Prenestino e dell’Ostiense. Gli ordigni colpiranno anche il Cimitero Acattolico e la Basilica di San Paolo.

Un inferno di fiamme e di fumo

Gli operai si accalcano nello stretto e soffocante rifugio “una buca con lamiere” che non ha locali frazionati ed è una sorta di lungo tunnel nella terra a soli 3 metri di profondità (gli esperti lo chiamano “struttura tubolare in lamiera interrata”). Fa paura scendere lì sotto, ma le autorità hanno detto che può resistere, insomma lo hanno approvato. Insieme agli operai ci si stipano anche i dirigenti, gli ingegneri, le segretarie. Alcuni stanno ancora arrivando all’ingresso quando piovono le prime bombe. Una da 200 kg, con rara precisione, forse centra quasi in orizzontale la porta del ricovero. Altre due esplodono intorno. In un attimo il sotterraneo si trasforma in un inferno di fiamme e fumo. Poi la scarna copertura di terra collassa, soffocando e seppellendo vivi gli operai. I vigili del fuoco ci metteranno tre giorni per estrarre i corpi in molti casi quel poco che ne resta e allineare le bare sulla Tiburtina.

Un primo bilancio della carneficina conta 117 vittime,
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con molti feriti gravi (che moriranno nei mesi successivi) e diversi mutilati a vita. Una lapide in memoria posta nel nuovo stabilimento, che sorgerà in via Filippo Fiorentini e che di recente è stato quasi del tutto demolito, riporta però 120 nomi (116 uomini e 4 donne). E nella sepoltura comune al cimitero del Verano c’è anche il nome di un’altra donna (qui la documentazione). Secondo i giornali dell’epoca, infine, i morti furono “quasi 200”. Impossibile avere una stima esatta. Spesso ai famigliari furono date “poche ossa senza nome”, concesse dai soccorritori “perché potessero avere almeno un riferimento su cui riversare il proprio dolore”. Una di loro, che all’epoca aveva sette anni, racconta: “Mio fratello Michele, che lavorava alla Fiorentini, proprio il 3 marzo 1944 avrebbe compiuto 18 anni. Anche mio padre, Domenico, morì nel bombardamento della fabbrica e lasciò mia madre vedova con cinque figli. Domenico fu ritrovato su un albero, quasi senza un graffio, ucciso dal soffio della bomba fuori dal ricovero. Di mio fratello Michele, invece, vennero trovate una maglia e un calibro che portava sempre dietro con il suo nome sopra. Il corpo non fu mai ritrovato”.

La commemorazione delle vittime

Nei giorni scorsi nella sede del Municipio IV di Roma si è tenuto un incontro tra il presidente Emiliano Sciascia, l’assessore alla Memoria Fabrizio Donati e una delegazione dei parenti delle vittime per trovare una giusta collocazione alla lapide che riporta i nomi degli operai scomparsi e che ora si trova in un immobile a rischio demolizione. Il presidente Sciascia ha proposto di sistemare la lapide in un luogo temporaneo, dove resterà fino al trasloco del IV Municipio in una sede più moderna (previsto a breve). La collocazione definitiva della lapide sarà infatti nell’atrio della nuova sede municipale. Intanto martedì 3 marzo 2015, nel settantunesimo anniversario della strage, si terrà una cerimonia di commemorazione delle vittime in via Filippo Fiorentini, alle ore 15,
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con la partecipazione dei rappresentanti del Municipio IV e dei parenti degli operai.

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Qui sottoin versione integrale l pubblicato sul numero di settembre di Valori, dopo il qualeil colosso dell tedesco Zalando ha chiamato la redazione di Valori proponendo un incontro con il vice presidente e responsabile della logistica David Schrder. L si è tenuto il 20 ottobre scorso: un di domande e risposte sulle condizioni di lavoro nei centri logistici Zalando, di cui trovate qui il resoconto.

di Mauro Meggiolaro (da Valori 131, settembre 2015)Ognuno ha il suo colore distintivo: centinaia di magazzinieri vestiti di nero, decine di mentori in grigio, qualche tecnico in giallo, i team leader in arancio e il caporeparto in bianco. Accade ad Erfurt, Germania, nel più grande (2mila dipendenti) dei tre centri logistici di Zalando, il colosso europeo dell’ e commerce per scarpe, vestiti e accessori. Dove i “picker” (raccoglitori) in divisa nera macinano in media 15 20 km al giorno per raccogliere, da mille file di scaffali, sette milioni di articoli diversi di oltre 1.500 marchi che i clienti di 15 Paesi europei ordinano online senza sosta.

SE STAI FERMO, ARRIVA IL RICHIAMO

I mentori insegnano il lavoro ai nuovi arrivati e fanno pressione perché si mantenga il ritmo, ha spiegato sul canale ZDF la giornalista Caro Lobig che nel 2014 ha lavorato per tre mesi sotto copertura a Erfurt, riprendendo con una telecamera nascosta. Ogni “picker” ha uno scanner in mano con il quale scannerizza i prodotti che raccoglie. Il tempo tra una scannerizzazione e l’altra è misurato con precisione: se un “picker” sta troppo tempo in piedi senza camminare verso un nuovo articolo viene ripreso. Secondo quanto riportato nel servizio di Lobig, al magazzino di Erfurt gli interventi delle ambulanze per soccorrere lavoratori spossati sarebbero stati all’ordine del giorno. Camminare, camminare, camminare per otto ore al giorno a 8, 79 euro lordi all’ora, appena sopra il salario minimo di 8, 50 euro, introdotto per legge in Germania dal gennaio del 2015. Un lavoro per il quale non serve una formazione specifica: solo la forma fisica e la mancanza di prospettive migliori.

Il reportage di Caro Lobig è stato trasmesso dalla rete privata RTL nell’aprile del 2014 ma non è più disponibile online. Zalando ne ha ottenuto la rimozione e ha denunciato la giornalista per spionaggio industriale. Subito dopo la trasmissione, ha pubblicato sul suo sito internet una serie di precisazioni. Nel frattempo, ha creato un team specificamente dedicato alla “revisione della gestione dei tempi di lavoro” e all’introduzione di “ulteriori postazioni per sedersi” mentre è stato eliminato il compenso di 500 euro per i dipendenti che forniscono informazioni su furti di merce da parte di loro colleghi. vero che a Erfurt la paga oraria è ora intorno ai 9, 16 euro (lordi). Recentemente sono anche partiti i consigli di fabbrica, sia a Erfurt sia nel centro di spedizione di Brieselang (Brandeburgo), spiega Najda a Valori. Ma i lavoratori di altre imprese nella zona di Erfurt guadagnano in media 11, 21 euro all’ora per lo stesso tipo di lavoro e per 38 ore alla settimana contro le 40 di Zalando. Oltre a 925 euro di tredicesima e 1.048 euro come contributo per le ferie. Zalando paga invece un totale di 600 euro, non prevede extra per il lavoro notturno e riconosce dai due ai quattro giorni di ferie in meno. Il tutto perché la società non vuole applicare il contratto collettivo di lavoro per il commercio al dettaglio. Una condotta non certo esemplare, che è però sussidiata dallo Stato.

Negli anni scorsi Zalando ha ricevuto contributi pubblici per circa 35 milioni di euro. Il contribuente alla fine paga due volte: con i fondi statali o regionali garantiti all’impresa per far partire l’attività e, in seguito, con le integrazioni salariali per i lavoratori che guadagnano troppo poco e non riescono a mantenere la propria famiglia. Il servizio di RTL pare comunque aver sortito qualche effetto. Del resto per Zalando, che ha un rapporto diretto con il cliente finale senza l’intermediazione di punti vendita, l’immagine è tutto. Nel 2014 la società ha speso 291, 2 milioni di euro in marketing. Circa 800mila euro al giorno, destinati principalmente alla pubblicità: spot televisivi, posizionamento sui motori di ricerca, annunci pubblicitari mirati su siti internet. In percentuale dei ricavi, le spese per il marketing, sottolinea la società nell’ultimo bilancio, sono però scese dal 17, 6% del 2013 (309 milioni di euro in valore assoluto) al 13, 2% del 2014, l’anno in cui, per la prima volta, Zalando ha chiuso in utile: 35, 71 milioni di euro a fronte di ricavi per 2, 20 miliardi di euro.
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Non esistono cuccioli che appena arrivati in una nuova casa non causino qualche danno. Sebbene chi vi dà il cane vi riempia di rassicurazioni, sappiate che il nuovo arrivato ha bisogno di un certo tempo (di solito molto breve) per conoscere la sua nuova abitazione e per imparare a viverla rispettando le regole.

2 ciotole: una per l’acqua e una per il cibo, meglio in acciaio inox perché sono più igieniche, e della misura adatta alla razza, non al cucciolo! Non è utile cambiare ciotola via via che cresce.

1 tappetino imbottito: della misura giusta per la sua taglia di adulto. Mettete il tappetino sotto un tavolo, sotto una scrivania, ma anche in uno scatolone se il cane è molto piccolo. Deve sentirsi protetto, come racchiuso in una tana.

Qualche giocattolo: uno straccio arrotolato e annodato, una vecchia ciabatta sono già dei divertentissimi giocattoli per i cuccioli. Se li volete acquistare scegliete quelli che vi piacciono, ma evitate palline e giochi con fischietti all’interno. Così come i bambini, anche i cuccioli rischiano il soffocamento ingoiando gli oggetti troppo piccoli. Per lo stesso motivo, tra le palline, scegliete quelle con attaccata una cordicella.

1 trasportino: indispensabile per trasportare il cucciolo in macchina. E che sia della misura adeguata, vale a dire dove il cucciolo può stare comodamente in piedi e seduto. Tutto qui!
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Per il momento non ha bisogno di altro.

All’arrivo del cane in casa conviene togliere dalla sua portata tutti gli oggetti preziosi o a voi cari: il vostro piccolo amico potrebbe correre e buttare giù un vaso di gran valore o una lampada appoggiata da sempre su un tavolino basso. Giocate d’anticipo dunque: spostate sui piani alti tutti gli oggetti da salvare, in attesa che il cane abbia imparato a muoversi nel suo nuovo ambiente.

Non sarà però possibile togliere dalla loro portata gambe di tavoli o sedie e mobili. E i cani, si sa, adorano rosicchiare: allora sacrificate una vecchia scarpa che possa liberamente mordicchiare e riuscirete a salvaguardare mobilio (e scarpe nuove!).

Mettete al sicuro gli oggetti, ma mettete anche al sicuro il vostro cane. Ci sono delle precauzioni da osservare all’arrivo di un cucciolo in casa. Ecco alcuni oggetti che sono tra le principali cause di incidenti con gli animali domestici:

il ferro da stiro e i suoi cavi;

oggetti pesanti alla portata del cane, che possono crollargli addosso procurandogli del male;

tutto ciò che potrebbe essere urtato e cadergli addosso, come le scale e le stesse assi da stiro appoggiate al muro.

Per quanto si voglia insegnare a non sporcare, c’è qualcosa di assolutamente inevitabile: la caduta del pelo. Alcune razze lo perdono durante tutto l’anno, altre nei periodi di muta.

I peli si raccolgono facilmente con un passaggio di aspirapolvere su pavimenti, tappeti e tappezzerie. Ma per evitare di mettersi continuamente all’opera con l’aspiratore, il consiglio è quello di rivestire divani e poltrone con coperture facilmente estraibili e lavabili. Basta togliere le coperture e il vostro salotto sarà pronto per gli ospiti e le potrete lavare ogni volta che serve.

All’arrivo di un cucciolo in casa, usate questi piccoli suggerimenti per accoglierlo bene e per aiutarlo fin da subito a crescere serenamente nel suo nuovo ambiente e con la sua nuova famiglia. Non spaventatevi davanti a cuccioli attivi e giocherelloni. Devono solo imparare le regole e lo faranno in fretta!
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