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E’ di oggi la notizia ( lo dice l’ISTAT ) che il 56% delle famiglie italiane sono in difficoltà. Gli italiani non sono più felici e non hanno più ne la pancia piena nè le scarpe nuove. Il 2012 è stato un anno vissuto sulla difensiva e il 2013 non si preannuncia per nulla diverso. Aumenta il numero di padri e madri che vanno nel panico per ogni spesa imprevista superiore agli 800 euro e il 17% delle famiglie non riesce a riscaldare casa. Tutti segnali che fanno prevedere un Natale povero di regali eun 2013 ancora più difficile. Nella realtà non è detto che sia così. Soprattutto per il mercato dei gadget tecnologici. Regalarsi un tablet o lo smartphone nuovo diventa un modo perfetto per consolarsi della crisi e soddisfare i propri desideri! Se poi il regalo lo si riceve meglio ancora!

Come hanno dimostrato le molte manifestazioni contro l’austerità che hanno interessato la maggior parte dei paesi europei, la crisi sta colpendo duro facendo emergere nell’acquisto di nuovi prodotti. A causa della crisi è calato il potere di acquisto delle persone e sono aumentate le delle famiglie, soprattutto di quelle a basso reddito. Tutto ciò non ha però eliminato o portato ad una regressione del desiderio all’acquisto/consumo.

Viviamo da tempo in quella che Gilles Lipovettsky ( “Una felicità paradossale. Sulla società dell’iperconsumo” Cortina Editore ) ha denominato come l’era dell’iperconsumismo, caratterizzata da un comportamento all’acquisto di tipo edonistico e guidata dal desiderio. Anche quando le capacità di spesa sono ridotte e tali da obbligare a nuove economie e risparmi che comportano nuovi comportamenti d’acquisto. Se da un lato è sempre più diffusa la percezione di una fase di radicale cambiamento che impone nuove e reali privazioni, dall’altro la cultura della società consumistica in cui si è cresciuti negli ultimi decenni non sparisce ed anzi si rafforza e cresce, soprattutto per alcune tipologie di marchi e di prodotti capaci di rassicurare, consolare e far provare piacere.

“Il propellente delle proteste di questi giorni è la paura. I liceali non vogliono finire come chi ha qualche anno in più. La protesta dei giovani del ’68 era la protesta dell’utopia, oggi è la rivolta della disperazione” Guido Martinotti

Marchi come quello di Apple e di altri produttori tecnologici sono l’esempio, dice Lipovetsky più eclatante di una società “alleggerita dalla grandi utopie collettive nella quale i marchi assolvono ad una funzione ineliminabile: sono sogni, offrono punti di riferimento, sicurezza; e sono anche strumenti di autovalorizzazione per consumatori ormai slegati dalla antiche forme di appartenenza collettiva”.

Nella crisi senza fine ( Tempi Moderni: vivere alla fine dei tempi ) si vive senza speranze senza più sopravvalutare il futuro ma puntando tutto sul presente. E lo si fa anche con investimenti folli nell’acquisto di prodotti , non sempre necessari ( c’è bisogno di acquistare il nuovo modello dell’iPad se quello che già si ha viene usato quasi esclusivamente per leggere la posta e per navigare il Web?), quasi sempre molto costosi. Un acquisto che non dipende quasi mai da decisioni razionali e bisogni materiali ma principalmente dalla simbologia associata ai prodotti scelti, ai loro marchi, ai significati ad essi associati e all’immaginario sociale che hanno determinato ( iPad Ergo Sum ).

Se questa analisi, confermata da Lipovetsky anche nei suoi ultimi scritti, è veritiera, allora il natale del gadget tecnologico non deve temere alcuna felssione o crisi di sorta. La passione per tablet, smartphone, iPod e altri gadget simili si conferma come continuamente forte e in continua espansione. Molti di questi gadget, soprattutto i tablet, contribuiranno ad accrescere una solitudine personale, un isolamento e un malessere psicologico già molto diffusi,
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ma il fatto di essere dotati di un nuovo iPad Retina, di un Galaxy Tab o di uno smartphone Galaxy S III e/o di un Kindle Fire HD 4G, fornisce la terapia percepita come adeguata. Giocando con il proprio iPad ci si può sentire consolati, si può dimenticare la dura realtà della crisi e allontanare le angosce che la caratterizzano. La cosiddetta User Experience su cui Apple ha costruito la fortuna del suo marchio, diventa allora uno stato dell’animo, una esperienza psicologica finalizzata all’acquisizione di nuova felicità. Con l’iPad ci si procura quel piacere che è diventato merce rara nel mercato condizionato dallo spread e dal rigore (rigorismo) del governo tecnico.

Questi comportamenti non sono casuali ma la conferma di un cambiamento culturale profondo causato dalla società dei consumi e oggi, dell’iperconsumo. Nella società globale e iinterconnessa si sono affermate nuove comunità di persone caratterizzate da elevato nomadismo che ha portato allo sradicamento e alla disconnessione con le culture tradizionali di riferimento. Da questa sconnessione, che per alcuni ha prodotto angoscia, solitudine e spaesamento, ha finito per emergere una ricerca fine a sè stessa del cambiamento, della innovazione perpetua e della novità finalizzata al godimento materiale. Questa ricerca non è frutto di una moda effinera ma è connaturata al modo di pensare e soprattutto di agire di milioni di persone cresciute con comportamenti di acquisto via via sempre più compulsivi nei centri commerciali o negli store della Apple ( come spiegare diversamente le assurde file di migliaia di persone in coda per entrare in possesso di un iPad o di un nuovo iPhone?).

Questa analisi è controbilanciata da quanti vedono nella crisi in corso una grande opportunità per cambiare rotta, per eliminare il superfluo, puntare su modelli di business ecologici, sulla qualità della vita e sulla lentezza. La speranza di un consumatore frigale, più razionale e attento all’ambiente e al risparmio o addirittura anti consumista, rischia di essere una pia illusione. La crisi sta facendo emergere molti comportamente dettati da nuovi valori ma sono per il momento ancora minoritari e non potranno affermarsi fino a quando sarà cambiata la cultura. Un cambiamento che richiederà probabilmente decenni.

Nel frattempo produttori, centri commerciali e negozi di gadget tecnologici possono stare tranquilli e preparare un ben rifornito magazzino per il periodo dello shopping natalizio che, anche quest’anno, vivrà un nuovo boom con nuovi record di vendita.

All’analisi di quanti dispositivi saranno stati venduti potrà essere interessante nei primi mesi del 2013 cercare di capire se e in che modo la crisi ha inciso e condizionato le scelte dei consumatori nei loro acquisti ( prevarrà il tablet mini da 7 pollici o continuerà a cresre la vendita di tablet da 10 pollici?).

Cosa prevedono gli operatori di mercato?

Negli Stati Uniti lamaggior parte degli operatori della grande e piccola distribuzione prevedono una crescita (+3,7%/4,7%) nella vendita di gadget tecnologici che è la più elevata dal 2007. Soprattutto grazie alle moltissime novità introdotte nella seconda metà del 2012 sul mercato, grazie alla loro qualità e or anche maggiore competitività. Google dopo il Nexus 7 ha annunciato un nuovo modello aggiornato unitamente ad un Nexus 4 e ad un Nexus 10.

In base ad una indagine condotta, a fine ottobre 2012 coinvolgendo quasi 2000 persone, da PriceGrabber il 59% delle persone intervistate affermano di apprezzare come regalo per Natale un tablet. Secondo il 71% degli intervistati il tablet sostituirà come ragalo l’ereader. A fare le spese della preferenza accordata al tablet è il PC.

Secondo un’altra ricerca su come si distribuiranno i budget di spesa per il periodo di Natale 2012, negli Stati Uniti si assisterà ad una crescita consistente di vendite di tablet e smartphone. Insieme questi gadget tecnologici peseranno per il 20% della spesa complessiva. L’attenzione al risparmio si manifesterà con la crescita di acquisti online e tramite dispositivi Mobile.

Un altro gruppo impegnato in ricerche di mercato, IHS iSuppli. prevede che le vendite di tablet mini saranno il doppio di quelle di tablet con dimensioni più grandi. I tablet mini venduti raggiungeranno entro la fine dell’anno il numero di 34 milioni (28% di tutte le vendite 2012) rispetto ai 17 dell’anno precedente.
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Sono finiti i tempi delle trattative tra acquirenti e spacciatori nei vicoli angusti delle citt del mercato della droga all aperta. Adesso baster sedersi davanti uno schermo di computer per acquistare e vendere droghe online come fossero lampadine o libri. arrivato Silk Road.

Tre settimane fa, le poste americane hanno recapitato un pacco contenente 10 dosi di Lsd a casa di Mark. qualcuno l aperta senza sapere cosa cercare, non avrebbe notato nulla di strano ha detto il programmatore di software al network di blog, Gawker. Mark aveva ordinato 100 microgrammi di da un post sul mercato virtuale, Silk Road. Sul sito ha trovato dozzine di commenti di clienti soddisfatti e si convinto ad aggiungere l al suo carrello della spesa virtuale. Inserendo il suo recapito, ha acquistato il prodotto per 50 Bitcoins elettronica, non rintracciabile, creata nel 2009 da Satoshi Nakatomo l di circa 150 dollari. Quattro giorni dopo la droga, inviata dal Canada, stata recapitata al programmatore di software.

Silk Road (letteralmente, via della seta) un mercato nero digitale che sembra uscito da un romanzo fantascientifico. Utilizzando una combinazione di tecnologia che garantisce l e un sofisticato sistema di resoconti degli utenti, Silk Road rende l e vendita di sostanze illegali facile come comprare un paio di scarpe sul web. Sarebbe come Amazon, se Amazon vendesse stupefacenti.

I rivenditori di droghe provengono da tutto il mondo, la maggior parte dagli Stati Uniti e dal Canada. Ma anche Silk Road ha i suoi limiti. Per esempio, non si possono acquistare o vendere armi. I termini per il suo utilizzo sono chiari: vietata la vendita di qualsiasi cosa possa fare del male o defraudare altre persone, come carte di credito rubate, omicidi o armi di distruzione di massa Silk Road non per cos semplice. L Url sembra essere stato creato per essere dimenticato ed accessibile solo tramite Tor (The Onion Router) sistema di comunicazione anonima che richiede un minimo di conoscenza informatica per attivare. Una volta sul sito, difficile credere che Silk Road non sia solo l truffa. La sua sfacciataggine pari solo a quella delle false virtuali che ingannano i creduloni e i sempliciotti.

Il sito combatte le frodi facendo affidamento su un sistema incentrato sulla reputazione dei rivenditori simile a quelli adottati da Amazon ed eBay. Anche se i truffatori utilizzano il sito, gran parte degli annunci sono validi. L di Mark ha funzionato regolarmente: stato piacevole E anche un ingegnere del Connecticut intervistato da Gawker conferma la bont del prodotto, nel suo caso, una tipologia particolare di cannabis, di qualsiasi altra cosa abbia mai provato nostra comunit di utenti incredibile afferma l anonimo del sito in una e mail, genere, sono persone brillanti, oneste, corrette, tolleranti e collaborative. I rivenditori si sentono al sicuro perch le loro identit sono completamente velate. Se la polizia volesse utilizzare degli esperti informatici per risalire alle identit questi non saprebbero da dove iniziare le loro indagini. Tor nasconde tutte le tracce dell sito poi, chiede ai propri utenti di astutamente le proprie spedizioni e mettere sotto vuoto le sostanze per evitare che le unit cinofile della polizia possano accorgersene. Per fare acquisti su Silk Road poi necessario utilizzare Bitcoins,
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valuta elettronica creata per non essere rintracciabile, acquistabile solo attraverso l di alcuni servizi come, Mt. Gox Bitcoin Exchange. Un Bitcoin, vale 8,67 dollari se la quotazione fluttua come quella di qualsiasi altra valuta.

Da quando stato lanciato lo scorso febbraio, Silk Road l pi completa della filosofia dietro Bitcoin. Diversi suoi utenti condividono le stesse origini dei che hanno ideato Bitcoin e considerano il sito molto pi che un posto dove poter acquistare droghe.

L di Silk Road cita l liberista di area anarco capitalista che vorrebbe una societ dove tutte le relazioni tra persone sono scambi volontari basati sul libero mercato: Stato la fonte primaria della violenza, l e tutte le forme di coercizione. Smettetela di finanziarie lo Stato con le vostre tasse e indirizzate la vostra energia al mercato nero Anche Mark di simili vedute: un liberista anarchico, credo che se una cosa non violenta non debba essere bandita Fortunatamente, non tutti gli entusiasti di Bitcoin sono equamente esaltati da Silk Road. Alcuni credono che lo stretto legame con le droghe possa essere dannoso per la giovane tecnologia o attirare attenzioni

“Proteggere e rafforzare” il settore metallurgico americano ma allo stesso tempo mostrare “grande flessibilità e cooperazione a coloro che sono davvero nostri amici, tenuto conto di questioni militari e di sicurezza nazionale”. Così il presidente americano Donald Trump ha ufficializzato dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio in arrivo in Usa dall’estero. Le controverse tariffe per Trump “una necessità, non una scelta” entreranno in vigore tra 15 giorni, lo stesso arco temporale servito per l’introduzione dei dazi annunciati a gennaio su lavatrici e pannelli solari.

La novantesima edizione degli Academy Awards si è aperta con un lungo monologo di Jimmy Kimmel in cui il comico ha parlato del caso di Harvey Weinstein e delle molestie sessuali all’interno dell’industria del cinema e di Donald Trump. “Quest’anno quando senti il tuo nome chiamato, non alzarti subito. Dacci solo un minuto. Non vogliamo un’altra ‘cosa’”, ha detto Kimmel riferendosi a Weinstein. “Gli Oscar compiono 90 anni stanotte, che significa che molto probabilmente a casa in questo momento sta guardango Fox News”, ha scherzato Kimmel.

Negli Stati Uniti, la data del 5 marzo era stata cerchiata in rosso dai parlamentari. Era, infatti, la data fissata da Donald Trump entro la quale il Congresso avrebbe dovuto trovare una soluzione per i quasi 700.000 Dreamers protetti dal Daca, il programma di Barack Obama per gli immigrati arrivati da bambini senza documenti, cancellato dall’attuale presidente il 5 settembre. La giornata di ieri è però trascorsa nell’indifferenza generale, anche perché la riforma dell’immigrazione è stata scavalcata da una nuova esigenza, quella di agire sul controllo delle armi, altro tema su cui il Paese si divide.

I dettagli ancora mancano ma Donald Trump si prepara a formalizzare il lancio dei tanto contestati dazi su acciaio e alluminio. L’appuntamento, secondo indiscrezioni del New York Times, è previsto giovedì 8 marzo alle 18 italiane. Da qui ad allora le aziende, gli investitori e i legislatori di tutto il mondo scottati dall’addio annunciato del consigliere economico alla Casa Bianca, Gary Cohn,
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sperano in un mezzo miracolo: che il presidente americano eviti il peggiore degli scenari da lui stesso paventato ossia l’introduzione di tariffe del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio in arrivo da tutto il mondo. Senza eccezioni.

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Non possiamo pretendere che le cose cambino se non cambiamo il modo con cui le affrontiamo. La condizione attuale, che una conseguenza e non la causa dello stato delle cose, ci dice che il modello di citt che si costruito nel mezzo secolo precedente ormai inservibile. Ci dice che la tecnologia dell ha portato enormi cambiamenti negli ultimi decenni, che l supera in rapidit ogni possibile immaginazione.Tuttavia il 70% del patrimonio immobiliare italiano ormai prossimo a fine vita per ragioni di obsolescenza o, ancor peggio, per errori di programmazione urbanistica. Prima di recuperarlo definitivamente trascorreranno anni, forse decenni se lo scenario economico attuale non cambia rotta. Decenni di abbandono, di degrado dello spazio urbano e conseguente degrado sociale. Invece che lasciare i vuoti urbani nella lunga attesa di risorse economiche ed adeguate destinazioni d non pi logico introdurre un nuovo ciclo di vita tra quello che c e quello che ci sarDiviene pertanto necessario rivedere con umilt e intelligenza il nostro modo di progettare la citt utilizzando metodi diversi e strumenti capaci di intervenire sulla modificazione urbana. Croce a Reggio Emilia oggetto del workshop di progettazione per il riuso temporaneoQuesto modo, queste trame, appartengono al riuso temporaneo. Il riuso temporaneo non va confuso con il restauro (dal quale lontano anni luce, per fortuna), n con la riqualificazione o il recupero che hanno come obiettivo un intervento a lungo termine. Il riuso temporaneo un nuovo ciclo di vita di un edificio, una terra di mezzo tra vecchi e nuovi usi, in attesa di risorse economiche che permettano di agire in modo definitivo. Si tratta di una metodologia dai benefici evidenti che consente di rigenerare porzioni di citt dimenticate, recuperare spazi di socialit e innovazione, riattivare processi economici diffusi nel territorio che sono le basi di una migliore uguaglianza sociale su cui regge l di una comunit Ma pu originare rischi, altrettanto evidenti. Il primo, ovvero il pericolo che il riuso temporaneo venga strumentalizzato dalle istituzioni come modo per eludere o procrastinare investimenti e problemi in realt poca cosa rispetto al fatto che questa pratica riguardi esclusivamente le minoranze (religiose, di origine, di cultura) senza intercettare la domanda, dell comunit di riappropriazione degli spazi in abbandono. Per ultimo, il peggiore, l d e di una metodologia di progetto (certamente differente da quella che si utilizza per il progetto dell rischia di generare spazi inospitali o inadeguati. Cambiare il punto di vista dei progettisti sulla metodologia di progetto del riuso temporaneo e provare a generare spazi ad alta qualit di vita a costi limitati era l principale del workshop. Come facilitare, supportare, progettare lo spazio di queste nuove forme dell del lavoro, dello svago con progetti di riuso temporaneo, era il quesito principale a cui rispondere. Che cosa si potesse ottenere con un processo condiviso ponendo al centro il progetto, era la scommessa. Si tratta di progetti semplici, esatti, costruiti con tecniche realizzabili in autocostruzione. Qualit e costo sono i temi principali di un progetto per il riuso temporaneo, condizionati da una serie di fattori quali la durata prevista per il riuso, il programma di riuso, lo stato di manutenzione dello spazio, oltre che, dagli attori del processo. Il modo pi semplice per assegnare la semplicit attraverso una riduzione ragionata. Ridurre il superfluo, usare di meno per ottenere di pi un principio etico a ogni livello di vita. Ridurre significa lavorare sul concetto di minimo, significa concentrare la percezioni sulle cose gerarchicamente pi importanti incorporando le altre, significa evitare di mostrare ci che non utile al raggiungimento dell sviluppo della conoscenza, a tutti i livelli, permette di applicare il concetto di semplicit perch aiuta a selezionare ci che realmente necessario da ci che non lo Semplice in questo caso il contrario di misto, caotico, indefinito, eccessivo: corrisponde all di un ordine complicato, di limite, di esatto.Per esattezza, non s in questo caso solamente il concetto di precisione della misura bench fondamentale per la pratica dell ma quello del servire a una causa ben definita.Esatto in questo modo vuol dire efficace, scelto, definito. La crisi dell e i cambiamenti climatici degli ultimi anni ci hanno fatto capire che la qualit di vita dipende molto di pi dall e dalle risorse disponibili di ci che credevamo in passato. E ovvio che come societ costruiremo macchine pi efficienti, sistemi di mobilit a ridotto impatto ambientale, edifici a consumo zero, ecc. Quest ad aumentare l utile e inevitabile. Tuttavia in questo modo si curano i sintomi piuttosto che la causa dei problemi l di consumo e si antepone il concetto tecnico dell al concetto umano dell Ricerca dell vuol dire in questo caso coniugare l delle scelte con l delle condizioni tecniche. Definire e scegliere ci che utile e ci che inutile al risultato finale. Passare efficacemente dal concetto di possesso al concetto dell dal consumo all delle cose, da un di tipo lineare ad una di tipo circolare, (ovvero riusare le cose prima di trasformarle in rifiuto), dal concetto di provvisoriet al concetto di durata. Rivoluzionare il modo di approccio al progetto per elaborare nuovi modelli di vita.Costruire significa anche dare un ordine tecnico alle cose, sperimentare nuove tecnologie e metodologie costruttive, forzare i limiti della conoscenza per ampliarli e innovarli. Un quarto di secolo fa si costruiva allo stesso modo con cui si costruisce nella condizione attuale. Nel frattempo la tecnologia ha compiuto passi da gigante passando dal computer rudimentale al tablet, dalla tecnologia analogica a quella digitale, mutando profondamente modi di vita, di comunicazione, di evoluzione.L della condizione tecnica dell di evolvere ha limitato anche l e la sperimentazione di nuovi linguaggi di espressione. La tecnica deve riappropriarsi del suo ruolo per rafforzare i concetti di contemporaneo, di durata, di adattabilit e flessibilit di disassemblaggio a fine vita utile.E l di una progettazione per strati, individuati dal progettista e riconoscibili dall Una progettazione per strati ha un carattere semplice e immediato ed concepita per durare ed essere reversibile nel tempo, flessibile perch capace di adattarsi ai diversi mezzi esistenti, coerente perch crea un senso di appartenenza e di riconoscibilit chiara perch nota a tutti gli attori coinvolti. Ogni strato ha una sua funzione, una sua durata nel tempo, una sua incidenza economica.Da questi principi deve passare una nuova metodologia di progetto per il riuso della citt usare il passato per ricostruire il presente guardando al futuro.Gruppo di progetto per spazio temporaneo per praticare l indoorAndrea Rinaldi (coordinatore), Livio Beneventi, Elena Cattani, Laura Credidio, Lucio Iotti, Irene Passerini, Anna Scuteri (coordinatore per l Comunale)Il progetto per il riuso di un manufatto industriale destinato allo stoccaggio delle merci da destinare a spazio temporaneo per praticare l indoor, applica il principio di una progettazione per strati, coniugando la ricomposizione architettonica della staticit dell con la dinamicit dei nuovi usi individuati.Una serie di strati successivi (attrezzature per l i box/container servizi e spogliatoi, le sedute per il pubblico in pallet di recupero, la soffittatura acustica in polistirene di recupero, gli impianti termici ad aria) caratterizzano il riuso dello spazio e possono essere attuati dalla comunit sportiva per gradi anche in funzione dell dello spazio che faranno gli utenti. Ogni strato indipendente, removibile e riutilizzabile in altro luogo o per altre funzioni, costruibile in parte dagli utenti stessi per limitare i costi economici. Il tutto a costi veramente irrisori, se paragonati a spazi per lo sport simili, pari a circa 60 meno di un normale pavimento di legno.Gruppo di progetto per un museo della meccanicaAndrea Zamboni (coordinatore) Giacomo Bassmaji, Giampaolo Bendinelli, Emiliano Davolio, Antonella Forl Alberto Marzi, Manuela SeneseIl progetto per un museo della meccanica reggiana muove da tre principi. Innanzitutto il riciclo di materiali a fine vita, nello spirito del progetto di riuso, che contempla il possibile smontaggio e riadattamento in altri spazi. Poi il principio dell che rientra in pieno nelle capacit della committenza, abituata a questo tipo di sfide, con la possibilit di realizzare il progetto per step in base a disponibilit e risorse. Ultimo, l di utilizzare il fabbricato, le sue attuali condizioni e la sua spazialit come risorse per il progetto, lasciandosi guidare da quel che ispira. L degli spazi avverr in prevalenza con l di materiali di recupero dismessi da allestimenti teatrali.I tre spazi dovranno funzionare in contemporanea per attivit distinte: la produzione degli spettacoli, la scuola di teatro secondo varie fasce d Essi saranno concepiti come involucri leggeri dalla trama tessile che daranno forma agli elementi di separazione e disimpegno.
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O segna Darel Russell o segna Arturo Lupoli: questa la musica a Carrow Road, lo stadio dove gioca le partite casalinghe il Norwich City. I canarini, così è soprannominata la squadra, disputano il campionato di Serie B inglese e questa estate si sono assicurati le prestazioni dell’ex Derby County Arturo Lupoli, giunto in prestito dalla Fiorentina. Promettentissimo giovane al pari di Giuseppe Rossi, nell’Arsenal qualche anno fa ben impressionò, giocando nelle riserve dei Gunners con gente del calibro di Brendtner, Clichy e Flamini, salvo poi perdersi in qualche modo.

Bresciano di 21 anni,
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Lupoli al Derby County è rimasto un solo anno ma fece in qualche modo innamorare i tifosi al Pride Park, segnando gol nel recupero e anche una tripletta in FA Cup. L’anno scorso il passaggio alla Fiorentina, dove non fu neanche preso in considerazione da Prandelli, superato dalle gerarchie dell’attacco anche da Di Carmine. Un semestre a Treviso, quindi l’agognato ritorno nella terra d’Albione, dove Lupoli si trova bene ed è felice di giocare. Dopo il gol di ieri sul campo del Plymouth (il terzo in quattro partite), in una intervista post gara s’è tolto un sassolino dalla scarpa nei confronti dei viola, ancora comunque possessori del suo cartellino:

“Avrei dovuto aspettare la fine della stagione prima di firmare per la Fiorentina invece che a febbraio. Per questo il mister mi tenne fuori dal Derby, anche se diceva di voler costruire la squadra intorno a me”

I canarini di Glenn Roeder con lui sicuramente non cadranno dal trespolo,
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chissà che questo talentino non avrebbe fatto comodo alla beata gioventù dei Della Valle.

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Oltre 160 mila veicoli a metano venduti da FCA in Europa tra il 2013 e il 2015, 30 milioni di scarpe vecchie riutilizzate nel ciclo produttivo da Nike e server rigenerati da Google (ora Alphabet) in nuovi data center. Sono tutti esempi di come l circolare sia sempre pi diffusa a livello mondiale.

Il concetto di base far s che tutte le attivit produttive siano organizzate in modo che i rifiuti diventino risorse per i nuovi cicli industriali. Nel caso di FCA, ad esempio, i veicoli possono essere alimentati a biometano, che si ricava dalla purificazione del biogas prodotto da sostanze organiche quali i residui zootecnici, i sottoprodotti agroindustriali e i rifiuti urbani, e genera emissioni di CO2 simili a un elettrica che usa energia da fonti rinnovabili.

Secondo la definizione di Ellen McArthur Foundation, fondazione creata nel 2010 per favorire la transizione verso questo approccio produttivo, che annovera tra i Global partner anche la banca italiana Intesa Sanpaolo, l circolare per rigenerarsi da sola e l di prodotti, materiali e componenti ottimizzando il rendimento delle risorse e riducendo o eliminando le negative come ad esempio l valore

Uno studio di Ellen McArthur Foundation, McKinsey e Sun (fondazione tedesca che promuove la sostenibilit nell rivela che, in Europa, l circolare pu generare 1,8 mila miliardi di euro entro il 2030, 900 miliardi in pi rispetto all scenario di sviluppo basato su modelli tradizionali. Sono attesi effetti positivi anche sull Secondo alcune proiezioni, riportate in una nota di Candriam Investors, si potrebbero creare circa due milioni di posti di lavoro nel Vecchio continente entro il 2035.

La transizione verso il nuovo modello dovrebbe quindi riflettersi positivamente sul Pil (Prodotto interno lordo) e ridurre gli sprechi. Oggi, nell il 57% degli scarti viene portato in discarica. L per preme per un cambio di rotta e ha fissato un obiettivo di riduzione di 500 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2035 grazie all’economia circolare, al riciclaggio del 65% dei rifiuti domestici e del 75% degli imballaggi.

Il ruolo degli investitori

questo contesto, l’intervento degli investitori rappresenta un potente volano sostiene Isabelle Cabie, responsabile investimenti SRI di Candriam Investors. a loro fare emergere criteri d’investimento basati sull’attuazione dell’economia circolare. I criteri individuati riguardano la politica aziendale: l’impresa ha previsto di migliorare il suo servizio di manutenzione? specializzata nella seconda mano (come eBay)? Vende prodotti ri confezionati (come Dell, HP o Philips) o frutto di riciclaggio (Umicor)? Questi criteri tengono in considerazione anche i processi interni. Ad esempio, l’impresa fa uso di materiali riciclati? Ottimizza il consumo di energia? Una parte del budget R (ricerca e sviluppo) dedicata all’eco progettazione? Gli scarti sono utilizzati per la realizzazione di nuovi prodotti? settori sono coinvolti in modo differente nella transizione verso la circolarit Secondo ECPI, societ di ricerca e consulenza nel settore ESG (Environmental, social and governance), le industrie interessate pi da vicino sono quelle legate all (fonti rinnovabili, biocarburanti, ecc.), al riutilizzo delle risorse (rifiuti, controllo dell all del ciclo di vita dei prodotti (ad esempio il tessile, l e pi in generale il manifatturiero), alla cosiddetta share economy (car sharing) e ai servizi informatici, come il cloud computing.

La sostenibilit dei fondi settoriali

Se guardiamo al portafoglio dei fondi dei settori che sono pi interessati dalla transizione verso un circolare, notiamo che il Morningstar Sustainability Score medio, calcolato tenendo conto sia dell ai fattori ESG sia delle controversie, non differisce molto da comparto a comparto (vedi tabella). Tuttavia, se scendiamo nel dettaglio delle singole componenti, quella degli in cui un pu essere coinvolta (il controversy score) presenta discrepanze notevoli tra le diverse categorie. Si va dalla pi virtuosa industria delle energie alternative (7,93 in media) alle comunicazioni e ai petroliferi, che hanno punteggi elevati (rispettivamente 33,9 e 33,8).

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Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento. Partita IVA 13211660157. Tutti i diritti sono riservati. Si prega di leggere attentamente Termini e Condizioni e Politica per la Privacy. Il Morningstar Star Rating per le azioni è assegnato in base alla stima dell’analista del Fair Value di un’azione. Non è un dato di fatto, bensì una proiezione/opinione. Lo Star Rating è determinato da quattro elementi: (1) la nostra valutazione del vantaggio competitivo dell’azienda (Economic Moat), (2) la nostra stima del Fair Value dell’azione, (3) la nostra incertezza su tale stima (Uncertainty) e (4) il prezzo corrente di mercato. Tale processo porta all’assegnazione di un rating espresso con le stelle. Ogni stella ha un significato preciso e il rating viene aggiornato giornalmente. 5 stelle rappresentano la convinzione che l’azione offra un buon valore al suo prezzo corrente (cioè che sia a sconto); 1 stella che l’azione non sia a sconto. Se le nostre ipotesi basate sui singoli casi sono corrette, il prezzo di mercato con il tempo convergerà sulla nostra stima di Fair Value (il nostro orizzonete di riferimento sono tre anni). Gli investimenti in titoli sono soggetti al rischio di mercato e ad altri rischi. La performance passata di un titolo può essere replicata o meno in futuro e non è indicativa della performance futura. Per informazioni dettagliate relative al Morningstar Star Rating per le azioni, cliccare qui.

La Stima del Quantitative Fair Value rappresenta la stima di Morningstar del valore odierno dell’azione di una società, espresso in dollari per azione. La Stima del Quantitative Fair Value si basa su un modello statistico derivato dalla Stima del Fair Value che gli analisti azionari di Morningstar assegnano alla società e include una previsione finanziaria sull’azienda. La Stima del Quantitative Fair Value è calcolata giornalmente. Non è un dato di fatto, bensì una proiezione/opinione. Gli investimenti in titoli sono soggetti al rischio di mercato e ad altri rischi. La performance passata di un titolo può essere replicata o no in futuro e non è indicativa di una performance futura. Per informazioni dettagliate relative alla Stima del Valore Equo Quantitativo, clicca qui
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Venezuela, il capriccetto rosso: il popolo piange e la casta sperpera

Aragoste, Cartier dorati, weekend in centro a Milano, squadre di Polo, mazzette di dollari e aerei privati: cronaca del modo in cui il governo socialista venezuelano ha abbandonato le sue origini proletarie per entrare nell del frivolo e costoso, infischiandosene naturalmente delle carenze quotidiane che affronta la gente comune

L via per la giustizia è quella del socialismo, non il capitalismo, che in realtà è una forma di cannibalismo. Nell scalinata del Ministero degli Interni di Caracas, Pedro Carreo, che all era titolare di questo portafogli, sorrideva nella cornice dei microfoni, baciato dal sole del mattino. Poi, una giornalista lo interruppe e disse: Ministro, non è contraddittorio criticare il capitalismo con al collo una cravatta Luis Vuitton?. Carreo guardò il cielo ed esitò per qualche secondo. Era nato 51 anni prima a Barinas, lo stato più povero del Venezuela, e stava per convertirsi nel simbolo visibile dei nuovi ricchi del socialismo bolivariano, cresciuti all dei 14 anni di governo dello scomparso presidente Hugo Chavez, imbevuti di retorica populista, ma ubriachi di lusso occidentale.

Quando il 13 febbraio di quest scrisse su Twitter: La Procura della Repubblica dà la caccia al vigliacco assassino Leopoldo Lopez, Carreo portava ancora le cicatrici di quel giorno. Dal ministero era passato alla Camera e qui lo avevano soprannominato Onorevole Vuitton. All dello scoppio delle proteste anti governative che la settimana scorsa hanno compiuto un mese e che ieri hanno segnato un lunga giornata di manifestazioni e incidenti, quell rotondo era stato incaricato di far sapere che il presidente Nicolas Maduro scartava la linea del dialogo e ordinava la cattura dell dell che guidava la piazza. Oggi, che Lopez è in carcere da più di tre settimane, che le barricate si sono estese sul territorio e che il bilancio è arrivato a 28 morti, questa casta di privilegiati viene sempre più contestata da quella parte di società venezuelana che si è stancata di fare la fila per il pane, di subire un inflazione vertiginosa e rischiare quotidianamente la vita in rapine violentissime, per bottini di poco conto.

Secondo la denuncia presentata dal deputato Carlos Berrizbeitia, la tendenza allo sfarzo saudita è stata introdotta in Venezuela dallo stesso presidente Chavez. Sebbene non abbia mai dimenticato l trascorsa nella modesta casupola di La Sabaneta, nei suoi ultimi tempi alla reggia di Miraflores, il comandante avrebbe speso 15 mila dollari l in orologi. 2 mila in scarpe. 4 mila in abiti e 1500 in penne Mont Blanc. D parte, i suoi famigliari non si facevano suggestionare quando diceva frasi tipo: noi non vogliamo essere ricchi, perché è brutto e inumano e postavano sui social network foto insieme alla pop star Justin Bieber, con mazzette di dollari aperte a ventaglio, con Cartier d al polso e aragoste nel piatto.

Dopo la sua morte, il 5 marzo dell scorso, la tradizione è stata proseguita da Maduro. Prima di essere designato a successore dal leader morente e vincere le presidenziali con l dei voti, l autista dell è stato per 6 anni ministro degli Esteri, presentando nel 2012 una richiesta di rimborso spese personali da 8 milioni di dollari. Secondo la giornalista Berenice Gomez, poi, la first lady Cilia Flores passa frequenti weekend a Milano per fare shopping nelle boutique del centro, così come gli altri funzionari o imprenditori vicini al potere fanno in Florida.

Ofir Ben Eliezer, proprietario di un negozio di hi tech di lusso a Miami, preferisce non fare nomi, ma riconosce che tra i clienti dei suoi smartphone tempestati di diamanti ci sono molti boli borghesi, così come chiamano in patria i privilegiati del socialismo bolivariano. I chavisti vanno pazzi per questi mini i Pad placcati d ha detto in un a Univision, un canale statunitense in spagnolo specializzato nelle telenovelas, che in Venezuela è stato più volte accusato di trasmettere propaganda fascista e fomentare la decadenza morale dell americano, così come il governo dice di chi protesta.
ugg ultra short il popolo piange e la casta sperpera

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Il giardino come opera d’arte, come impegno e cura delle cose amate, come realizzazione di un sogno, il giardino come metafora della vita. ”Nel corso della mia vita, nei momenti difficili, mi sono spesso rifugiata in giardino. Il contatto con la natura, con la pianta viva,mi è stato e continua a essermi di grande conforto”, spiega Marella Agnelli. Da tutta questa passione e calma ritrovata nasce Ho coltivato il mio giardino, un volume biografico scritto con la nipote Marella Caracciolo Chia, dalla straordinaria illustrazione fotografica che esce in Italia il 14 ottobre per Adelphi (304 pagine, 55 euro), in contemporanea con l’edizione Americana, edita da Rizzoli US e intitolata The Last Swan, dopo tre anni di lavoro.

Ma la bellezza di queste pagine, è la stessa che colpisce ed ha sempre colpito nella donna Marella, la sua estrema eleganza, il suo sapere essere quasi eterea, ma nella grande semplicità che appartiene a tutte le cose dotate di un’anima bella. Questa sua anima di ragazza un po’ ribelle, ha cercato di metterla tutta la vita nella cura delle cose che circondavano lei, ma anche e soprattutto la sua famiglia e quella figura, così ingombrante, di suo marito Gianni Agnelli.

Il punto focale del libro sono quindi le case e i giardini, che siano ville, appartamenti o chalet, sempre comunque da sogno, che ha creato un po’ ovunque a partire dal suo matrimonio avvenuto nel 1953. Ma prima c’è il giardino de I Cancelli, la villa dell’infanzia della famiglia Caracciolo, dove il padre Filippo e la madre americana Margareth l’avevano cresciuta. Una famiglia di ”anglobeceri”, scrive Marella che ad un certo punto incontra il glamour della famiglia da jet set degli Agnelli. Conosce prima la madre Vittoria ma per lei è amore già a distanza per Gianni, che incontra in Svizzera quando ha appena 18 anni e sposa, dopo una relazione contrastata, otto anni dopo, quando lui ne ha 32 ed ha perso entrambe i genitori troppo presto. Marella in Svizzera, dove la sua famiglia dava rifugio ai partigiani, conosce anche la sorella di Gianni Maria Sole e sarà lei a regalarle il suo primo paio di scarpe rosse ”da donna”. Un segno del destino quindi,per una ragazza che prima di diventare Agnelli studia belle arti a Parigi e va poi a New York, amatissima città, a fare prima la modella e poi la fotografa scambiata da Erwin Blumenfeld per una rifugiata ebrea.

Dal 1953 inizia la sua avventura che negli anni Sessanta si dividerà tra la vecchia residenza di Corso Matteotti a Torino, nel centro storico, e la ipertecnologica Villa Bona. Una villa hollywoodiana vetro e cemento, nata anche per ospitare la crescente passione dei due padroni di casa per l’arte contemporanea che diventava sempre più una collezione. Passione, come quella per i cani di grande taglia, che Marella ha sempre diviso con Gianni, tra arte e tenerezza quindi. Poi arriva l’appartamento di Via Brera a Milano, ristrutturata da Gae Aulenti e che vede in salotto un tavolo di metallo che viene da una fabbrica Fiat e alla parete Car di Roy Lichtenstein del 1963. Nasce qui anche l’amicizia tra Marella e Gae, una delle tante amicizie di una vita, come quella finita male con Truman Capote, che trascinava per case e barche degli Agnelli i suoi bauli Louis Vuitton riempiti alla rinfusa. O ancora quello con i Kennedy, con cui Gianni divideva la passione per la vela.

Viene poi Villa Frescot, alle porte di Torino per cercare una privacy che in centro città non era più possibile. E ancora lo chalet da sogno di Chesa Alcyon a Saint Mortiz, arredato in stile primi Novecento, con i quadri di Egon Schiele. La casa di 770 Park Avenue, a New York; il convento, di Alzipratu, in Corsica, regalatole da Gianni per farla felice ed invece da lei non così amato. Così come la quasi odiata Leopolda in Costa Azzurra, che le ricordava troppo gli anni della giovinezza scapestrata di lui e poi quelle sorprese del marito da lei poco amate, come portare i bambini senza preavviso a fare il bagno in Costa Azzurra con l’elicottero, a buttarsi direttamente in mare. Poi gli anni Novanta, gli anni difficili dopo la morte di Edoardo prima e di Gianni dopo, fino ai giorni nostri quando torna a dedicarsi ad un progetto che l’accoglie e la pacifica, quello della casa di An Kassimou, a Marrakesh. Colori e giardino da sogno in cui perdersi.
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Avevamo detto che l’appuntamento elettorale del 4 marzo avrebbe rappresentato un momento significativo per la democrazia nel nostro paese.

I risultati confermano questa nostra affermazione. Per la sinistra tutta è un terremoto, una sconfitta di portata storica. quindi uno choc anche per noi, che abbiamo un’identità saldamente a sinistra.

Questo voto rappresenta un terremoto per diversi motivi. Ciò che spaventa di più è il trionfo della destra di Salvini, xenofoba, di impronta antieuropeista, vicina se non contigua ai fascisti.

IlCircolo Culturale Arci AURORA,

presenta la V Edizione diOrgiasticAurora 2017 Mettiamo le arti in piazza L’Aurora ha 30 anni !!!, che anche per quest’anno si svolgeràin Piazza Sant’Agostino ad Arezzo, sede storica del Circolo,dal 2 al 26 luglio 2017.

Il Circolo Culturale Aurora compie 30 anni !!!Da trenta lunghi anni porta avanti la sua mission: quella di regalare cultura alla cittadinanza. Tra le tante iniziative organizzate dal circolo c’è OrgiasticAurora.

La quinta edizione di “OrgiasticAurora” prenderà avvio ad inizio luglio e si protrarrà fino alla fine del mese in un susseguirsi di incontri con tutti i linguaggi dell’arte: musica di vari generi, presentazione di libri, danza, teatro, film, fotografia, si susseguiranno nella bella piazza Sant’Agostino, principalmente nell’area davanti al sagrato della chiesa, che verrà trasformata in un teatro a cielo apertoLa parola Orgiastica si riferisce a un insieme plurale di manifestazioni capace di celebrare e rappresentare le arti in tutte le sue forme, anche quelle meno consuete, meno conosciute ma importanti perché gestite da associazioni culturali della nostra città e di conseguenza vicine alla gente e inserite nel nostro territorio. Un’orgia intesa come impasto, amalgama di opere (la parola orgia in greco equivale a opera) di gesti, di suoni e parole, di segni e di significati chiamati a rappresentare e a produrre cultura per tutti.

“Mettiamo le arti in piazza” è il sottotitolo e il senso della manifestazione: piazza Sant’Agostino che più di tutte le piazze aretine, sintetizza, dopo il recente restauro, la rinata volontà di creare luoghi per comunità cittadine attive che si muovono tra la riscoperta delle antiche tradizioni e l’innovazione. IlCircolo Auroracon il contributo diAss. Cult. Musicanti del piccolo Borgo, Semillita Atelier,FrancescoMariaRossi e I soliti ignoti, DiesisTeatrango, Ass. Cult. Electra, Compagnia il Polvarone,ecc, produrrà l’iniziativa, offrendo gratuitamente cultura”dal basso”per l’intera città.

Vari gli ospiti e le rassegne che compongono il cartellone di OrgiasticAurora 2017:

EtnicArezzo, concerti di musica etnica, a cura dell’Associazione Culturale Musicanti del piccolo borgo;

Dentro e fuori le pagine,i libri e gli autori presentati e intervistati da FrancescoMariaRossi;

Film muto cerca pianistail cinema muto con musica dal vivo a cura di FrancescoMariaRossi e I soliti ignoti;

Mu Fo music forum, iniziative musicali per approfondire e conoscere artisti e generi italiani e stranieri;

La Piazza che Danza. Electra, Scuola Argentina di tango, Equipe Tris d’Assi, con serate di spettacolo e feste da ballo dedicate a danze tradizionali italiane e irlandesi, danze rinascimentali, danza orientale, salsa, tango argentino, danzamovimentoterpia, teatrodanza;
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per offrire alla cittadinanza un evento in cui la danza è cultura, socialità, sport e benessere, momento d’incontro, da ammirare e da partecipare;

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Il nuovo Volvo FH è stato costruito con una persona in mente: l’autista. Perché attrarre e mantenere gli autisti migliori è fondamentale per la redditività.

Il Volvo FH li aiuterà a fare un lavoro ancora migliore e a risparmiare fino al 10% di carburante. E questo perché presenta tante innovazioni mondiali per guidare in modo più sicuro, caricare più rapidamente, diminuire l’affaticamento e aumentare la produttività.

“Non si deve passare inosservati quando si guida un Volvo. Il nostro obiettivo è creare il veicolo che si riconosca più facilmente sulla strada”, dice Asok George.

Passiamo da un lato all’altro della cabina. Asok George e Rikard Orell, direttore del design in Volvo, sottolineano caratteristiche e dettagli diversi. I raccordi compatti tra i componenti della carrozzeria, il montaggio accurato e le finiture che sono state realizzate. Le linee e le curve della cabina, ovvero quelli che i progettisti chiamano “elementi grafici”. In questo caso, l’obiettivo era creare una forma solida, non solo un muso e due lati. Ecco perché linee ed elementi grafici proseguono intorno a tutta la cabina.

Ma ancora più importante delle linee è la posizione, l’atteggiamento del veicolo.

“Sì, è fondamentale. Deve esprimerne efficienza e dinamicità. Deve sembrare che si muova anche quando è fermo”, dice Asok George.

Il nuovo Volvo FH sembra proteso in avanti con le ruote premute a terra, pronto a scattare. Sono gli elementi grafici a creare, almeno in parte, questa impressione: un’area importante è la progettazione dell’alloggiamento delle ruote e del parafango. Nella svasatura dei parafanghi, la parte superiore corre in avanti e in basso, creando una linea dinamica che rafforza la forma del passaruota.

L’interno è arioso e luminoso, nonostante l’illuminazione dello studio non sia certo ai livelli della luce del giorno. Parte del merito va all’uscita di emergenza sul tetto, che fa anche da tettuccio apribile, ma la cabina presenta anche finestrini più grandi.

“L’impostazione degli interni, aumenta la sensazione di spazio in cabina. Ecco perché abbiamo lavorato con linee ampie e ariose e abbiamo creato delle superfici pulite”, dice Carina Bystrm.

“Prendiamo la plancia: Spazia da montante a montante, sottolineando l’ampiezza della cabina”, aggiunge Rikard Orell.

Come per l’esterno, la progettazione interna della cabina deve esprimere la filosofia di Volvo e l’eredità scandinava.

“Forme e sagome devono essere reali”,
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dice Rikard Orell. “Non complicate o artificiali”.

Gli schemi di colori della cabina sono del tutto nuovi. Il colore dominante è chiaro, tenue e “molto scandinavo”. Avvicinandosi al pavimento, i toni si fanno più scuri, più in alto diventano più chiari, dando maggior respiro alla cabina ed esaltando l’atmosfera spaziosa.

Le forme ampie si trovano ovunque. L’ispirazione è venuta dallo stile curvo del design dei mobili svedesi, popolare sin dagli anni Trenta. La sensazione è di maestria e solidità. Ma in cabina non c’è legno.

Le superfici e i materiali hanno richiesto molto lavoro. I materiali sono oggetto di richieste severe: l’usura è un problema e tutto deve durare.

“La qualità è importante, i nostri clienti sono esigenti al riguardo. Ed è giusto che lo siano”, dice Rikard Orell.

Il caratteristico profilo del Volvo FH è dato anche da un altro dettaglio: gli specchietti laterali.

“Volevamo rendere più sottili gli specchietti, in modo che non precludessero tanto la visibilità. Ora gira tutto lo specchietto, non solo lo specchio all’interno di un grande alloggiamento”, spiega Asok George.

Lo specchietto più sottile riduce anche la resistenza all’aria. Nonostante sia più alto del precedente (all’avanguardia nell’aerodinamica), il nuovo Volvo FH è altrettanto aerodinamico.

Anche il montaggio dei componenti fa la sua parte. Ad esempio, la giuntura tra la parte superiore e inferiore della cabina è completamente chiusa. In questo modo, vengono coperti motore, sospensioni e dettagli altrimenti visibili attraverso la fessura.

“Il veicolo è più compatto ovunque. Di conseguenza, il vento passa intorno alla cabina, invece di attraversarla. Si ottengono così risultati portentosi in termini di aerodinamica e riduzione dei consumi”, dice Asok George.

Il design esprime fiducia in sé, senza essere aggressivo. Naturalmente, l’idea è di attrarre sia gli operatori, sia gli autisti.

“Negli ultimi anni, il valore di un conducente capace è aumentato drasticamente. Guidare un veicolo è un’arte. Per me il design è la celebrazione degli autisti di camion di tutto il mondo”, dice Rikard Orell.

Ma gli autisti non sono i soli a dover essere soddisfatti.

“I nostri clienti sono gli operatori di trasporto e anche le società chiunque entri in contatto con il veicolo mentre è in uso. fantastico che la gente trovi imponenti i nostri veicoli, ma non deve esserne intimidita”, prosegue Rikard Orell.

“Volvo è un marchio che si preoccupa della gente. Speriamo che si veda nel design”, conclude Asok George,
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lanciando un’ultima occhiata al camion prima che venga coperto di nuovo dal telo grigio. .

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Se la poesia è una svolta del respiro, Millimetri inanella ventinove bolle di ossigeno.

Dopo la scomparsa di Andrea Zanzotto e Franco Fortini, Milo De Angelis è una delle voci più importanti della poesia contemporanea italiana e, dal 1983, Millimetri una pietra miliare con la quale si confrontano e misurano tutte le generazioni successive di poeti.

La capacità di entrare in immagini abissali, l’indeterminato senso della perdita, il suo inclinare verso l’astrazione, la costruzione di scene e situazioni quotidiane che ascendono a un’immobilità metafisica sono le cifre fondamentali dei versi di De Angelis, che sfiorano i vertici del capolavoro e producono emozione con la fermezza d’accenti e l’intensità dei grandi classici contemporanei.

Testo non coscritto né costretto in un coerente e omogeneo flusso di significati, immagini, esperienze e provocazioni, Millimetri è totalmente costruito su dati inconfutabili e non verificabili, disarmonie nelle quali si dà una scena assoluta del vivere: in questi versi le cose si presentano nella loro gratuità, durezza e imperscrutabilità, senza il filtro di nessun racconto, di nessuna biografia, di nessun dramma psicologico che le possa addomesticare.

Il rigore estremo è l’unica forma di bellezza concessa. E la consapevolezza dell’impossibilità per l’uomo del ritorno al principio, di chiudere quindi perfettamente in cerchio del destino, è un silenzio frontale contro il quale l’uomo resta annientato: il cerchio resta aperto di pochi millimetri, spazio materiale e mentale incolmabile che rende all’uomo la sua impossibilità a essere infinito. Ha pubblicato Somiglianze (Guanda, 1976); Millimetri (Einaudi, 1983); Terra del viso (Mondadori,
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1985); Distante un padre (Mondadori, 1989); Biografia sommaria (Mondadori, 1999); Tema dell’addio (Mondadori, 2005), Quell’andarsene nel buio dei cortili (Mondadori, 2010). Ha scritto un racconto fantastico

(La corsa dei mantelli, Guanda, 1979, ristampato da Marcos y Marcos nel 2011) e un volume di saggi (Poesia e destino, Cappelli, 1982). Ha tradotto dal francese e dalle lingue classiche: Racine, Baudelaire, Blanchot, Eschilo, Lucrezio. Nel 2008, presso La Vita Felice, è uscito Colloqui sulla poesia, dove appaiono le sue principali interviste, a cura di Isabella Vincentini. Nello stesso anno, viene pubblicato un volume che raccoglie tutta la sua opera in versi (Poesie, Oscar Mondadori,
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a cura di Eraldo Affinati).