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Realizzata da Filippo Lubrano

La concezione di tempo nietzschiana si scontra aspramente con quella tradizionale dell’Occidente. Infatti, nella societ cristiana occidentale il tempo lineare, cos come lo d’altra parte lo vedono tendenzialmente le scienze. Friedrich Wilhelm Nietzsche scardina rivoluzionariamente questa visione, parlando di una circolarit del tempo, funzionale alla sua teoria del SuperUomo o, pi letteralmente, OltreUomo ( quella stessa teoria che nel corso della storia tanto si prestata anche a distorcimenti da parte di chi ha frainteso, pi o meno volontariamente, il messaggio del filosofo tedesco (prima tra questi fu la sorella stessa del filosofo, che diventer non a caso una musa del nazismo). Perch il SuperUomo nietzschiano possa esplicarsi pienamente, non tollerabile che esso sostenga sulle spalle il peso della storia (vd. la “malattia della storia” contro cui polemizza l’autore): ogni istante deve essere svincolato dagli altri, deve essere a s stante, istante come tale. Solo cos si pu esplicare la creativit Ogni singolo uomo, per Nietzsche, un in potenza: per diventarlo in atto, deve solo volerlo. Il suo habitat naturale dunque un tempo circolare, in cui ogni attimo pu essere inizio e fine, la sintesi che raccoglie in s l’eternit del passato e del futuro, in cui l’uomo possa esercitare finalmente un Nichilismo attivo, termini considerati ossimorici fino all’elaborazione del pensiero nietzschiano. Nel tempo dell’eterno ritorno (in cui l’idea del ritorno sarebbe solo opprimente se l’uomo non fosse creatore), quello che ha come termine di riferimento la “filosofia del mattino”, l’uomo non deve opporsi al destino, ma volerlo ponendosi sulla sua scia, diventare uomo fatale, esercitare un “amor fati”.

Il Tempo Lineare contro il quale polemizza il “distruttore par excellence”, come lui si autodefinisce, un tempo che prevede un inizio ed una fine, come nel Cristianesimo, che ha il suo punto d’approdo nel Giudizio Universale. Prima del Cristianesimo, invece, per gli antichi greci il tempo era tendenzialmente privo di direzione a causa della sua circolarit Una teoria che si basa complessivamente sul concetto di fine del tempo e perci direzionalit di esso quella storicista. Vico e, dopo di lui, l’Illuminismo (Voltaire, Turgot, Condorcet), il Romanticismo in generale e, specificamente, GWF Hegel, in cui la storia del mondo viene ricondotta al divenire dialettico della coscienza, K. Marx, che riprende e trasforma la dialettica hegeliana in un vero e proprio materialismo storico, e il Positivismo che con Augusto Comte enuncia la legge dei tre stadi.

Una visione molto pi recente, anch’essa da collocare nell’ambito della storicismo, quella dello studioso statunitense Francis Fukuyama, non a caso autore del libro “La Fine della Storia e l’Ultimo Uomo”, secondo cui la storia inevitabilmente destinata a finire, non nel senso che terminano gli eventi, ma nel senso che, oltre questo modello, non si andr e il modello esattamente quello della liberaldemocrazia, che si affermato grazie al progresso scientifico occidentale e al desiderio tipicamente umano di gareggiare gli uni con gli altri per essere riconosciuti (si pensi all’antecedente posto da Hegel nella Fenomenologia e nelle vicende del riconoscimento, ad esempio quella del servo padrone). E’ chiaro quindi che per Fukuyama la Globalizzazione viene ad essere l’esito unico e migliore della storia stessa. Se opinione diffusa tra i critici individuare le radici della globalizzazione addirittura nel ‘500, a seguito della scoperta dell’America, si converr altrettanto che negli ultimi secoli la rivoluzione industriale prima, quella elettrica poi, e per finire quella informatica, hanno contribuito ad una progressiva accelerazione del processo. Proprio l’ultima, quella informatica, ha portato ad un’unificazione veramente “globale” dei mercati, trascinando con s inevitabilmente, con il settore economico, quello sociale. Seppur una vera e propria cultura globale, come auspicherebbero le multinazionali, un mondo in cui tutti mangino hamburgers da Mc Donald’s, indossino scarpe Nike, vestano capi Benetton lavorati ben lontano dalla sede centrale trevigiana in luoghi quali Indonesia, Taiwan, Hong Kong, dove la manodopera costa pochissimo, sia ancora ben lontana dalla realt altres vero che in molti cominciano a temere la perdita delle identit nazionali, delle culture locali. Ma per adesso questo rimane un sogno nel cassetto di General Motors, Coca Cola C., e di questo le multinazionali sono comunque coscienti, visto che pilastro della loro filosofia di mercato “Think global”, ma anche “act local”. (Nell’omologazione mondiale un ruolo da protagonista lo giocher certamente l’economia, in un mondo in cui, grazie anche ad Internet, vi un’economia mondiale senza uno stato mondiale, e dove anzi proprio quest’ultimo quasi privato di qualsiasi potere, incapace di controllare la grande rete, impotente davanti alla delocalizzazione del lavoro sviluppata dalle multinazionali. Ma) se la globalizzazione ha bisogno di un ammodernamento delle vie di comunicazione per potersi sviluppare pienamente, tra queste la “strada maestra” sicuramente il Web, la ragnatela a cui tutti possono contribuire ad aggiungere fili, e in cui tutti possono sfruttare quelli gi tessuti da altri. La rete, in cui facilmente si possono far perdere le proprie tracce, in un certo senso, parallela alle multinazionali: lo Stato non riesce ad esercitare un controllo su nessuna delle due, perdendo cos il potere e l’autoreferenzialit che lo avevano caratterizzato precedentemente. In questi “giochi” apparentemente “senza frontiere”, il contrasto tra paesi ricchi e poveri aumenta invece sempre pi Se vero che quasi tutti I dati di cui disponiamo si prestano a diverse chiavi di lettura, anche vero che nel ristretto novero dei dati che non danno adito ad interpretazione contrastanti, vi per quello che le multinazionali non incrementano l’occupazione: il rapporto tra produzione e occupazione fornita da queste 1 a 100: il 30% della produzione mondiale da loro garantita mal compensata dallo 0,30 della forza lavoro del globo che vi lavora (per non parlare poi delle condizioni in cui vi lavora). La globalizzazione comunque, in definitiva, un processo molto complesso, in cui gli stessi dati, di per s oggettivi, sono interpretabili. Un’analisi limpida ed esaustiva perci assai difficile da compiere, se non impossibile, dato che si tratta di un processo storico ancora in piena fase di sviluppo e, rispetto al quale, addirittura, alcuni autori come Wallerstein, studioso del “lungo periodo”, avanzano perfino l’ipotesi che la categoria globalizzazione sia solo il nuovo nome di un vecchio fenomeno, quello capitalistico.

Nella storia della riflessione sul tempo, un capitolo fondamentale sicuramente quello scritto da Sant’Agostino, la cui riflessione trover insigni prosecutori anche in epoca moderna, basti pensare al tempo durata di Bergson. Tra gli oltre mille titoli di sua produzione giuntici particolarmente suggestiva quella che in molti considerano la sua opera maggiore: le “Confessiones”. Le Confessioni agostiniane sono tre cose in una: un’esaltazione della grandezza e della bont di Dio, una biografia interiore che Agostino fa di se stesso ed una meditazione su entrambi, cio su Dio e su se stesso. Nel libro XI delle “Confessiones” Agostino, partendo dall’analisi dei primi versetti della Genesi (“In principio Dio cre il cielo e la terra”), pu riprendere e riesaminare dalle radici la tripartizione aristotelica e senecana del tempo. A differenza di Seneca, che si sofferma sul tempo per meditare sulla sua brevit e l’incombere della morte, Agostino tratta questo argomento per definirne ogni aspetto ad esaltazione di Dio. Il viaggio che l’autore intraprende non come in Seneca, mirato ad esorcizzare le paure sottese alla necessit di dominio, di controllo del tempo che ineluttabilmente, anche se noi non lo vogliamo, scorre “come un fiume”, ma si sviluppa interamente nella mente, per prendere coscienza che nella mente stessa che misuriamo il tempo, e che da questa condizione non ci dato uscire in questa vita, ma solo alla fine della nostra esistenza terrena potremo sperare di uscire dai vincoli del tempo ed entrare nella felicit senza tempo dell’amore di Dio. In un dialogo diretto con Dio che non ha precedenti nella storia della letteratura, Agostino si rivolge al creatore spontaneamente: “Tu precedi tutto il passato dalle vette dell’eterno presente e sovrasti tutto il futuro, perch verr nel futuro, e quando verr passer tu invece sei sempre lo stesso, e I tuoi anni non finiranno. I tuoi anni non vanno n vengono, son questi nostri che vanno e vengono, finch tutti non son venuti”. Della visione ansiosa ed angosciata del tempo, del disperato bisogno di controllarlo che trovavamo in Seneca, qui non v’ traccia alcuna. Agostino non pu in sostanza, concepire il tempo come slegato da Dio: solo in funzione di Dio il tempo pu assumere un significato. Ma quando poi si trova davanti alla domanda diretta che si autopone: “Cos’ dunque il tempo?”, Agostino deve ammettere che “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so”. Tuttavia, poche righe dopo nel capitolo arriva uno dei passi pi affascinanti della sua opera e forse della letteratura latina tutta. Agostino arriva a porre uno degli interrogativi pi suggestivi mai posti, riflettendo sul tempo presente: “se dunque il presente, per essere tempo, deve diventare passato, come possiamo dire di lui che esiste, se l’unica ragione del suo esistere che non esister non potendo cio realmente dire che il tempo esiste se non in quanto tende a non esistere?”. Alla teorizzazione di una figura umana superiore il “saggio stoico”, capace di farsi da dominato a dominatore del tempo, che avevamo in Seneca, si sostituisce qui invece il completo affidamento a Dio, sostenuto dalla fede cristiana che traspare in controluce in tutte le pagine delle Confessioni. Ancora, in Seneca, torna la concezione del “carpe diem” oraziano, seppur rivista in un “protinus vive” (“vivi subito”) che alle venature epicuree del poeta di Venosa sostituisce quello di un platonismo di fondo, cosa inimmaginabile invece nell’esperienza cristiana di Sant’Agostino.

Einstein’s critic attitude towards the simultaneity concept bases its roots on a supposed situation: if considering a railway dock and a train, we will observe an interesting fact in case two thunderbolts do strike simultaneously on the dock. In fact, as we can easily see in figure 1, when the thunderbolts hit the dock simultaneously, their rays of light, as a consequence, do meet each other in a middle point, called M. This point has its correspondance on the train in the point M’. But this point is continuously moving towards the point B, because of the speed v of the train. That’s why we can certainly state that the ray B reaches it before the ray emitted by the thunderbolt A. As a matter of fact, we have now proved that every reference body has its own particular time. Time is not absolute any longer, as we had thought since Galileo’s theories. Poich per la radiazione elettromagnetica emessa dal sole impiega circa 8 minuti per raggiungere la terra, sono nel nostro attuale passato tutte le tempeste solari avvenute prima di 8 minuti fa, ma, ad esempio, una tempesta avvenuta 5 minuti fa non si pu ragionevolmente inscrivere n nel nostro passato, n nel nostro futuro, in quanto non pu avere alcuna influenza attuale sulla terra, n noi possiamo ovviamente averne su di essa. Fra questo evento e il punto O, dunque, non pu esserci alcun rapporto di causa/effetto.

Da un punto di vista scientifico, ha senso iniziare a parlare propriamente di “tempo” solo a partire dalla nascita dell’Universo, ovverosia da ci che pi largamente conosciuto come “Big Bang”. La teoria del “Big Bang” nasce dalla constatazione che l’universo in espansione. A sua volta questa constatazione scaturita dal cosiddetto “Paradosso di Olbers”. Quest’astronomo tedesco intu che l’oscurit del cielo notturno non affatto scontata e anzi porta ad una considerazione paradossale. Olbers partiva dall’ipotesi che l’universo fosse omogeneo, cio che le stelle avessero ovunque la stessa luminosit media e fossero distribuite uniformemente nello spazio. Olbers afferm poi che, dato l’enorme numero di stelle presenti nell’universo, in qualsiasi direzione si fissi lo sguardo si finirebbe con l’intercettare la superficie di una stella. Dunque il cielo notturno dovrebbe apparirci luminoso e splendente. A questo punto, questo paradosso pu essere superato in due modi: o l’universo molto giovane, oppure l’universo si espande. Dato che sappiamo che l’universo non molto giovane, ma la sua et di svariati miliardi di anni, non resta che ritenere che l’universo sia in espansione. Nell’universo in espansione la distanza tra due galassie aumenta con velocit tanto maggiore quanto maggiore la distanza che le separa. La galassie pi lontane si allontanano dalla nostra con velocit cos elevata che, per l’effetto Doppler, si ha aumento della lunghezza d’onda e spostamento della loro luce oltre il rosso. Si spiega cos il buio del cielo notturno. Si pu anche istituire cos una relazione tra velocit di allontanamento (v) e distanza dall’osservatore (r). La relazione v=Hr prende il nome di Legge di Hubble, in cui H una costante detta costante di Hubble. Una volta dimostrata l’espansione dell’universo, per risalire invece alle sue origini bisogna procedere in senso inverso: c’ stato dunque un momento in cui le galassie e tutto l’universo erano concentrate in uno spazio piccolissimo. Questo momento, secondo i calcoli degli astronomi, compreso tra 15 e 20 miliardi di anni fa. La teoria del “Big Bang” afferma che tra 15 e 20 miliardi di anni fa si verific l’esplosione di una sorta di atomo primordiale, nel quale erano contenute tutta la materia e tutta l’energia dell’universo. Questo atomo primordiale avrebbe avuto volume nullo, densit temperatura e forza di gravit infinite. La situazione caotica e incerta dei primi istanti scomparve per rapidamente. La massa si suddivise sotto forma di nube di gas in espansione. Parte dell’enorme quantit di energia liberata si trasform in materia. In tempi incredibilmente brevi si formarono le particelle subatomiche. La rapida espansione dell’universo determin un forte abbassamento della temperatura. Circa 100.000 anni dopo il “Big Bang” la temperatura raggiunse i 3000 K. In quelle condizioni gli elettroni si poterono unire ai nuclei e si originarono gli atomi degli elementi pi leggeri: idrogeno e elio. Aggregandosi per effetto dell’attrazione gravitazionale, la materia diede origine alle galassie e a tutti gli altri corpi celesti. Sulla spinta dell’esplosione iniziale, i corpi prodotti dal “Big Bang” stanno ancora allentandosi gli uni dagli altri. Secondo questa teoria, dunque, l’universo dovrebbe gradualmente diminuire la sua densit al passare del tempo.
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Sono le 11 di sera. Sto aprendo i biglietti degli auguri natalizi. Gli occhi vogliono chiudersi. Poi da una busta emerge un foglio intestato Legionari di Cristo, e gli occhi si spalancano.

Anno 2004, Orvieto. Entro in duomo. Un’intera fila di panche sono occupate da giovani in talare. Forse giovani preti, forse seminaristi. Saranno stati un 100 120. Li guardo a lungo e in me cresce lo sgomento. Tutti uguali, come fatti con lo stampino. Viso duro e deciso, sguardo immobile verso l’altare, tutti. Capelli corti, a spazzola, da miliziani, tutti. Talare modellata sul corpo, lunga fino ai tacchi, scarpe di vernicetta lucida, tutti. Poi tutti intonarono un canto cadenzato “Sono i Legionari di Cristo!” mi bisbigliò qualcuno all’orecchio, con uno sbuffo di paura nella voce.

Mi informai. Sì, sotto Giovanni Paolo II aveva fatto fortuna il “legionario di Cristo”, una figura di prete duro e stagionato, generato da un modulo formativo un po’ troppo simile a quello di certi regimi d’anteguerra. Molto stimato il loro fondatore, il prete messicano Marcial Maciel Degollado: tre volte aveva accompagnato Giovanni Paolo II in altrettanti viaggi apostolici in Messico, la Chiesa sudamericana l’aveva visto attivo nel Celam (Conferenza episcopale) del 1992, il Vaticano gli aveva dato ruoli importanti sia nel Sinodo dei vescovi del 1990 sia nella Congregazione per il clero de1994. Eccetera. Ma, a partire dal 1997, nove ex Legionari di Cristo lo avevano accusato di aver a lungo abusato sessualmente di loro e di un’altra ventina di seminaristi. Poi uscirono dall’anonimato le diverse donne con le quali aveva fatto figli qua e là per il mondo. Maciel s’era difeso, colpo su colpo, e la malattia di Giovanni Paolo II gli aveva garantito l’immunità.

Ma nel 2004 Benedetto XIV l’aveva fatto processare e, data l’età avanzata, lo aveva relegato agli arresti domiciliari in un conventino in capo al mondo. Dove morì poi nel 2008.

Io ero rimasto a questo punto. Pensavo che i Legionari di Cristo fossero scomparsi. Sai come si dice: se hai buttato via il bambino (in questo caso, Marcial Maciel), prima ancora è l’acqua sporca, cioè il suo contorno, a dover essere finita nella fogna! Ma allora questi auguri? Questa carta intestata?

successo che la Chiesa, la mia Chiesa, con Benedetto XVI definì Maciel un falso profeta, dalla vita sprecata e distorta, ma anche uno che ha saputo costruire il suo movimento religioso con grande dinamismo. E oggi i Legionari di Cristo guardano a Maciel come lo strumento che Dio ha scelto per introdurli nel cuore della Chiesa, ma ne condannano la vita cristiana e sacerdotale.

A opera di un’équipe guidata dal card. De Paolis, con alle spalle sia Benedetto che Francesco, è in atto un eccellente “filtraggio dell’acqua sporca”, che per Francesco non è mai definitivamente sporca.
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SORRENTO (Napoli) Per chi non si rassegna alle nostre temperature autunnali e va in cerca di un ultimo week end al caldo, la soluzione c’è: il nostro sud può ancora regalarvi bagni d’estate e la scoperta di borghi a picco sul mare.Meta del turismo internazionale, la Costiera amalfitana è ormai famosa a tanti. Numerosi i visitatori di questo spettacolare bastione roccioso di fronte all’Isola di Capri, ma alcuni ancora non conoscono i paesi che sulla sponda opposta completano la penisola sorrentina. Per questo vi suggeriamo di iniziare la vostra scoperta di questa terra da Castellammare di Stabia per non rinunciare ad altrettante località ricche di fascino e colore.Da Castellammare seguite il profilo della penisola, prima scendendo verso il golfo di Napoli e poi risalendo lungo la costiera. Gli 87 chilometri che vi porteranno fino a Salerno vi faranno scoprire panorami azzurro intenso e alcuni dei paesaggi più belli d’Italia, un vero e proprio spettacolo della natura.Ogni momento dell’anno può essere quello giusto per apprezzarne la bellezza e un week end a ottobre sarà l’ideale per trovare clima mite, luce ancora nitida e strutture pronte ad accoglievi. La penisola sorrentina ha sempre qualcosa di magico, come magica è la strada che intrecciandosi con le rocce e i panorami sul mare unisce una località all’altra. E’ la statale I45 che staccandosi dalla Tirrena inferiore presso Torre Annunziata conduce a Castellammare per poi continuare verso Sorrento e oltre. Altri 10 chilometri sempre sulla statale e sarete a Sorrento. Passeggiare per il centro sarà l’occasione per comprare spezie, pomodori secchi, peperoncini piccanti e fagotti di foglie di vite ripieni d’una passa, i fallovielli. La gastronomia di questa regione vale da sola il viaggio, è parte integrante della cultura. I sapori mediterranei, le materie prime del mare, i profumi della terra: ne scaturisce una cucina semplice ma intensa. Lungo la costa si mangia soprattutto pesce. Polpi, vongole e la tipica “impepata di cozze”. Anche la frittura di calamari è un classico assieme ad altri fritti serviti come antipasto: arancini di riso, panzerotti e paste cresciute.Il clima, aiutato dal mare e dalla protezione degli appennini e del Vesuvio, favorisce il trionfo di verdure fresche e frutta che, soprattutto con i profumati agrumi, la fa da protagonista. I dolci meriterebbero un articolo a parte: sfogliatelle, struffoli, zeppole, babà, ma la vera tradizione risiede nella produzione artigianale dei liquori. Il limoncello, il più celebre di tutti, è un infusione di bacche di limoni della costiera, vanto di questa terra che anche grazie alle antiche limonaie è stata dichiarata dall’unesco patrimonio dell’umanità per l’unicità del paesaggio.Raggiungete con un bus urbano Capo di Sorrento e scendete verso il mare fino a “punta”, qui oltre a visitare i resti di una delle numerose ville romane potrete fare il bagno nelle acque trasparenti della grotta della Regina. Da Sorrento in 6 chilometri si raggiunge Massa Lubrense, bellissima, e da qui con una escursione Punta Campanella,
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all’estremità della penisola. Immacolata anche la spiaggia di Marina di Leranto: incastonata tra rocce calcaree la si raggiunge percorrendo una mulattiera che scende da Nerano per circa 2 km attraverso un tratto di macchia mediterranea. Da qui potrete godere di un suggestivo scorcio sui faraglioni di Capri.Riportatevi sulla statale I45 e iniziate a risalire la costiera frastagliata da innumerevoli baie e terrazzamenti. La statale che si specchia nel mare prende in questo tratto il nome di I63 amalfitana. Puntate a una delle località più famose, Positano, un tempo borgo di pescatori oggi sofisticata cittadina alla moda. La sua architettura dal gusto moresco fatta di case bianche, portici e scalinate aggrappate alla roccia non vi deluderà. Strade strette e piene di negozi pronti a vendervi i capi della famosa la moda positano,uno stile fatto tessuti ricchi e rigorosamente lavorati su misura. Affollati, anche se non proprio a buon prezzo, quelli che in poche ore realizzeranno per voi sandali e scarpe artigianali. Alla fine del vostro shopping proseguite fino alla chiesa di Santa Maria Assunta che confina con la piazzetta principale, troverete un borgo pieno di vita e sapori, come quello dei limoni da bere in spremuta o da gustare passeggiando in dolci granite. Principesche ville del Settecento, cattedrali medievali e chiesette ispirate a un colortissimo barocco. La statale tra Positano e Amalfi è un tratto di 15 chilometri da incanto. Fate almeno due soste: una dopo Praiano al Vallone del Furore e, prima di Conca dei Marini, alla Grotta dello Smeraldo. Furore è forse uno dei luoghi più emozionanti, una località ancora lontana dal turismo di massa. Il profumo di ulivo e di vite impregnano l’aria. Le scalinate che precipitano a mare, gli ampi tornanti, il paesaggio disegnato da case arroccate e da cupole decorate con ceramiche a vivaci colori vi faranno respirare l’essenza della Costiera.Spostandosi verso Amalfi ci si catapulta in una culla di storia: la città infatti fu una delle quattro Repubbliche Marinare e testimonia un passato di intensi scambi con l’oriente a partire dal municipio che custodisce ancora antichissimi codici di leggi marittime. Il duomo, il campanile, il chiostro del paradiso e mille e più scalini si aggrovigliano nel cuore del paese. Il borgo vecchio e la via dei mercati sono davvero suggestivi. La cascata di casette bianche che scendono fra palme e agrumeti lungo la valle dei Mulini ne fanno una delle città più belle del litorale. Vicoletti, archi, cortili, piazzali, questo borgo tra il mare e l’alta scogliera vi sembrerà un presepe naturale. Salite poi a Ravello. Le sue architetture in stile arabo, giardini di piante esotiche e alberghi tra i più lussuosi al mondo ne fanno un incantesimo che dura da secoli.Minori, con concerti e spettacoli di folklore, e Maiori con lunghe sSerpeggiando lungo la statale I63, sempre molto suggestiva, arriverete a Vietri sul Mare, racchiuso nel suo piccolo guscio naturale, e dopo 4 chilometri a Salerno, capolinea di questo itinerario alla scoperta della penisola sorrentina. Una visita al museo correale di Terranova, un’ultima tazzulella ‘e cafè e riprenderete la strada del ritorno certi di tornare presto in queste terre magari per salpare da Napoli alla volta di isole meravigliose.
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Il sentiero delle castagne in compagnia dei lama”La magnifica esperienza dell’anno passato ci ha spinti a riproporre, anche quest’autunno, l’escursione di tre giorni con i nostri lama , dal 11 al 13 ottobre 2017, lungo il sentiero delle castagne.Il percorso parte da Renon, passa per Barbiano, Chiusa e Velturno per raggiungere Bressanone. Attraverseremo vigneti, meleti, boschi di castagni e magnifici paesaggi autunnali, come solo le nostre montagne sanno regalare. Ci muoviamo ad una piacevole altitudine (500 800m). Durante il cammino avremo la possibilit di osservare diverse piramidi di terra, conventi, castelli, antiche chiese e cappelle.I lama addestrati al trekking porteranno il nostro bagaglio. I pernottamenti avranno luogo in piacevoli agriturismi, in camere doppie. Il programma serale prevede una degustazione di vini tipici del territorio.
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Perché nel cuore dell’Irpinia da uno storico birrificio di famiglia col cuore verde sta nascendo anche il primo jeans al mondo impagliato. E ovviamente molto sostenibile.

Siamo Monteverde, realtà di quasi ottocento anime nella comunità montana dell’Alta Irpinia, a due passi dal lago San Pietro. Il paese domina la valle dell’Osento e delimita il confine con la Basilicata. Ed è immerso nel bosco Zampaglione, altro tesoro naturalistico.

un posto meraviglioso. Qui con la mia famiglia abbiamo sempre vissuto e abbiamo deciso di restare, accettando una sfida importante. Perché non ci sono più uffici postali, banche o servizi. E per lavorare serve coraggio e amore, racconta Vito Pagnotta, 37enne nato a Melfi, nel potentino, ma da sempre immerso nelle campagne irpine, una laurea in scienze e tecnologie all’Università di Agraria del Molise e una specializzazione al CERB, centro di eccellenza dell’università di Perugia per la ricerca sulla birra.

L’azienda cerealicola di famiglia, giunta alla terza generazione, produce birra artigianale. Si chiama Serrocroce e il nome arriva dal colle più alto da cui è possibile osservare tutti i campi di grano. Siamo da sempre attenti alla sostenibilità: produciamo senza additivi chimici, usiamo energie rinnovabili e fotovoltaico, riutilizziamo l’acqua, diamo agli animali gli scarti della produzione di orzo in un ciclo virtuoso. Insomma rispettiamo il nostro territorio, precisa Vito. Nell’impresa lavora con la sua fidanzata, il papà e due dipendenti. E produce anche le spezie, importanti per la birra. Tra queste c’è il coriandolo.

Abbiamo in tutto trenta ettari in rotazione. Valorizziamo il raccolto dell’azienda con una produzione di valore intorno ai 250 quintali di grano, tutti con una conversione biologica, senza nessun trattamento per le piante. Tra i Paesi nei quali Vito e famiglia fanno approdare le birre artigianali c’è il Giappone. Abbiamo un filodiretto con questo mercato. Addirittura in produzione apponiamo le etichette in lingua giapponese.

Ma la birra di Vito non è solo da gustare. Si potrebbe dire che è anche da indossare. questa l’intuizione di Vito, realizzata con l’amico sarto Salvatore Caruso. Operiamo sempre in un’ottica eco sostenibile. Siamo partiti dal jeans, che è un prodotto molto inquinante. Abitualmente la sua lavorazione e produzione necessita di tantissima acqua, almeno centocinquanta litri.

Il capo di abbigliamento, già realizzato come prototipo, sarà presto in commercio. Il tessuto è made in Italy, fatto con un telaio antico giapponese a pedali che consente di fare il cimosato, una tecnica di alto livello qualitativo. La paglia è l’elemento fondamentale di questo nostro jeans. Di fatto le balle di paglia lo caratterizzano perché il jeans è consumato in alcuni punti particolari in una logica di paglia pressata.

Nasce così il primo jeans al mondo invecchiato nella paglia. Un prodotto alla moda e totalmente green, realizzato senza spreco di acqua e senza lavaggi. Un prodotto rivoluzionario e che ha vinto anche l’Oscar Green di Coldiretti nella categoria “Wegreen”. Insomma, l’artigianalità dalla birra si ritrova nel tessuto. E così dalle monocolture di cereali per la birra Vito tenta il salto nella moda. Portando sempre nel suo cuore l’amore per la propria terra natale.
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A una settimana dalla convocazione dell straordinaria dei soci che sancir il passaggio di consegne della maggioranza delle quote dell a Suning Holdings Group, c grande fermento tra tifosi e operatori del settore per conoscere quali saranno i primi passi che Zhang Jindong muover nell nerazzurro. Dopo le dichiarazioni che l cinese ha rilasciato nella conferenza stampa che ha gi fatto epoca, ora tutti attendono di capire che riflesso avr quel il solco dell morattiana per ricostruire la gloriosa storia del passato nerazzurro nelle scelte tecnico sportive che la nuova propriet ha in mente di fare. Intanto, sembra che dopo i rinforzi di Ever Banega e Caner Erkin, arrivati prima dell di Mister Z, la nuova Inter cinese voglia mettere a segno il colpo tricolore, un calciatore italiano di ottimo livello che possa suonare come il primo segnale di avvicinamento tra il mondo orientale e quello nostrano.

Come noto dalle ultime vicende di mercato, i due nomi pi vicini all Inter sono quelli di Antonio Candreva e Domenico Berardi, due profili diversi ma ugualmente difficile da raggiungere: l l della Lazio, sembra avere la corsia preferenziale nei desideri di Mancini, l l prodige del Sassuolo, assomiglia molto a quel capriccio vecchio di un anno che port la Beneamata a scottarsi durante il caso mediatico Dybala con l che tutti conosciamo. Ora, non avendo la sfera di cristallo non sappiamo se la storia si ripeter ma allo stesso modo ci chiediamo: vale la pena immischiarsi in una corsa di mercato in cui si incrociano le spade con la pi grande potenza del calcio italiano e si avvia la diplomazia con il milanista Squinzi, alias l meno amico dell che si conosca sulla piazza?

Sull fronte non che la situazione sia pi rosea: l attore coinvolto nella trattativa quel Lotito che meglio conosciuto come il presidente meno propenso ai regali tra tutti quelli che popolano il calcio italiano; senza poi dimenticare la sleale del Chelsea del duo Conte Abramovich che pronto a mettere sul piatto la bellezza di 32 milioni di euro, pi un ricco quadriennale al giocatore che, giocoforza, dovrebbe cedere alle lusinghe del Calling

Di italiani ce ne sarebbero tanti sulla piazza, ma o sono inaccessibili (Verratti e gli juventini) o contribuirebbero solo ad aggiungere mediocrit ad una rosa che sta cercando di elevarsi dalla modestia di alcuni elementi. E allora, perch mai il primo vero colpo di Zhang dovrebbe essere per forza italiano? Il regalo di benvenuto i tifosi interisti concorderanno potrebbe essere celebrato sotto la bandiera di qualsiasi nazione, ovviamente purch il giocatore in questione sia un top.

10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI 09:00 CDS INTER MKHITARYAN: VIA LIBERA DELL’ARMENO. RAIOLA. 08:45 CORSERA INTER COSTRETTA AL MERCATO CREATIVO. SPALLETTI A GENNAIO AVR RINFORZI

EDITORIALE di Gabriele Borzillo

SALI SUL CARRO, SCENDI DAL CARRO

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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AdBlock è una nota estensione per browser che ha lo scopo di bloccare la visualizzazione delle pubblicità presenti sui siti web. Assieme alla Adblock Plus, è una delle estensioni più scaricate e utilizzate in assoluto, con 20 milioni di utenti (in un altro punto del sito dello sviluppatore si parla addirittura di 80 milioni e il primo posto nella classifica delle estensioni più scaricate per Chrome e Safari.

La simpatica novità è che da qualche giorno AdBlock sta cercando fondi, con i quali finanziare una campagna pubblicitaria.

Al raggiungimento di 25.000 dollari (mentre scrivo questo post il contatore segna oltre 42.000, e mancano ancora 26 giorni al termine della raccolta fondi), partirà la campagna sul web, con banner dentro siti e video. Con 50.000 è in programma l di un cartellone in Times Square. Con 150.000 una intera pagina del New York Times. E con 4,2 milioni di dollari uno spot TV durante il Super Bowl del prossimo anno.

Il tutto per una causa convincere quelle 7 persone su 10 che ancora guardano gli annunci pubblicitari presenti online che è possibile vivere in un mondo senza banner, ovviamente grazie all di AdBlock.

Cosa ne penso

Disclaimer: sono da sempre contro le forme di pubblicità invasive/interruttive, ma comunque vivo (principalmente) grazie alla vendita di spazi pubblicitari. Non tanto su questo blog, ma piuttosto su un network di siti web per i quali presto consulenza da alcuni anni.

A parte alcune rarissime eccezioni il web editoriale, in Italia e all vive oggi solo ed esclusivamente grazie alla pubblicità, ovvero ai banner sparsi all di post e articoli.

Ogni tanto si sentono rumor sul passaggio a pagamento dei principali quotidiani online (che di conseguenza, probabilmente, saranno costretti ad eliminare o quasi la pubblicità), ma tali rumor si sono risolti fino ad ora con un nulla di fatto.

E, in parallelo, emergono anche idee alternative alla pubblicità per monetizzare i contenuti (vedi Newspass, One Pass e Wallet di Google, giusto per citare quelle di un colosso molto noto online), ma anche questi progetti sono falliti o rimasti solo sulla carta.

Il punto è che nessun editore può permettersi oggi di fare un salto nel buio, di passare da un modello gratuito (finanziato da banner pubblicitari) ad un modello a pagamento (finanziato dai lettori).

Dopo aver regalato per anni l dopo aver abituato i lettori a cibarsi gratuitamente di contenuti, ecco che l si trova in una situazione drammatica: è costretto da un lato ad ottenere pageview in tutti i modi (perché quello è il metro di valutazione e remunerazione del web odierno), e dall si ritrova con un esercito di lettori che schivano (e schifano) in tutti i modi i banner: non li vedono, non li cliccano, e spesso usano anche sistemi per farli sparire del tutto dalla finestra del browser (come,
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per l AdBlock).

Ora, capisco che moltissimi contenuti pubblicati sul web siano penosi, che non valgano neppure i bit sprecati per scaricarli, che il 90% dei siti web potrebbe sparire dall al domani e nessuno se ne darebbe pena.

Ma la verità è che non ci sono (o quasi) lettori disposti a pagare per quei 4 siti decenti rimasti. La maggior parte degli utenti di AdBlock (che ho incrociato) si bulla di usare l persino in faccia all che legge quotidianamente, adducendo scuse del tipo uso perché ho la connessione lenta o tuoi banner mi bloccano il PC Possiamo però scommettere che quel genere di utente scroccone non sarebbe disposto a spendere nemmeno un centesimo per fruire dei contenuti di quel sito web. Piuttosto spenderebbe una giornata per scovare trucchetti e metodi alternativi per estrarre il contenuto dalla pagina, ma di pagare l di qualche caffé per l mensile a delle informazioni di qualità, non se ne parla nemmeno.

Piuttosto se ne andrebbe sbattendo la porta, urlando i contenuti del tuo sito mi han sempre fatto schifo (peccato che fino ad un minuto prima ne fruiva quotidianamente), e si fionderebbe su qualche altro clone per cibarsi di simili informazioni.

Ricordo che lo scorso anno esplose il Do Not Track (=si diceva che la versione 10 di Internet Explorer dovesse essere settata di default per navigare in modo anonimo), mentre a Febbraio Firefox disse di voler fare più o meno la stessa cosa sulla versione 22 del suo browser (=blocco di default dei cookie di terze parti).

Ora il team di AdBlock se ne esce con questo motto: can literally reshape the Internet. Let cut out advertising and make it a better place for everyone. OK, volete rimodellare Internet e renderla un luogo migliore, privandola di ogni forma di pubblicità. Peccato che senza pubblicità l che utilizzate, e utilizziamo, non camperebbe un solo giorno.

Carissimi sviluppatori nudi e puri, che sognate una Rete senza banner, provate a pensare che:

Facebook vive grazie alla pubblicità. Non si paga l al sito proprio grazie al fatto che è sostenuto dalla pubblicità. Non vi piace Facebook? Davvero non siete fra il miliardo e più di utenti iscritti al social network blu?

Beh, anche Google vive praticamente solo di pubblicità. Con quella ci paga quasi 50.000 dipendenti e decine di migliaia di server.

Negli ultimi mesi sto seguendo delle campagne di sponsorizzazione tramite banner per alcuni miei clienti. Fatta questa premessa, mi ritrovo di fronte a delle proposte commerciali che definisco per l diversità di impegno economico.

Esempio: trovo un sito on topic su cui mi piacerebbe piazzare un banner, contatto il webmaster per chiedergli prezzi e statistiche, ed arriviamo ad un accordo per supponiamo 50 al mese su un sito che totalizza 20K impressions al mese, per un banner 300 in spalla dx run of site. OK soddisfa le mie esigenze.

Poi, 5 minuti dopo, contatto una concessionaria pubblicitaria che gestisce un portfolio di siti, e per le stesse tipologie di target ovvero sito on topic, con 20K di impressions al mese, per un banner run of site in spalla dx,
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mi chiedono 1500 al mese (minimo 3 mesi).

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Vi proponiamo il video del primo ministro australiano Julia Gillard che in queste ore sta facendo il giro del mondo. Purtroppo per la signora Gillard, una telecamera ha immortalato il momento in cui è caduta rovinosamente sul prato a pochi passi dalla tomba di Gandhi. In suo soccorso sono subito intervenuti le persone che la stavano accompagnando nella visita, ma ormai la frittata era fatta.

A rendere (quasi) inevitabile la caduta sono stati i tacchi alti e l’erba sul quale il premier australiano camminava con forse troppa baldanza. Come ha spiegato la stessa Gillard poco dopo:

A rendere la situazione ancora più imbarazzante è il fatto che si tratti della terza volta in un anno che il primo ministro australiano incappa in un problema del genere. All’inizio del 2012, a Canberra, la signora Gillard aveva perso una scarpa fuggendo da un gruppo di manifestanti inferociti (guarda il video dopo il salto);
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ad agosto, invece, una calzatura malandrina si era sfilata dal piede della politica australiana durante una funzione alla Custom House di Sydney.

Certo, per un politico il modo di presentarsi è fondamentale. Ma se potessimo scegliere fra un amministratore della cosa pubblica goffo ed un corrotto, beh,
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non avremmo dubbi. Faccia a terra tutta la vita.

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a qualche settimana fa quella della Xylella Fastidiosa sembrava una minaccia remota per la nostra area ha affermato Fulvio Filo Schiavoni nel corso di un affollatissimo convegno su questo batterio che va diffondendosi in tutto il Salento. giorni scorsi abbiamo avuto, invece, notizia che stato localizzato anche nella vicina Oria e quest va dunque materializzandosi anche per i produttori locali.A preoccuparci l di misure certe per fronteggiare il dilagare dell che sta distruggendo gli alberi di ulivo e, con essi, non solo il comparto agricolo. Rischia di danneggiare anche quello turistico, considerata la loro importanza all del nostro paesaggio e, pi in generale, del nostro patrimonio naturalistico. I timori, poi, si acuiscono perch in altre zone del mondo, la Xylella attacca anche i vigneti.originari della zona della provincia di Lecce pi colpita: quella di Gallipoli hanno premesso gli agronomi.vero che la Xylella attacca anche il vigneto, ma non si tratta del ceppo che stato isolato qui da noi ha rassicurato Rodolfo Rossi. altrettanto vero che il batterio ha la capacit di mutare nel tempo, ma dovrebbero trascorrere non meno di 15 anni affinch la mutazione sia completa.quella che a volte si nota sull verde ha aggiunto Rossi. arriva il caldo e l secca, si sposta sugli alberi: pungendo la parte verde (di solito la chioma), trasmette il batterio.
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