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Ferrara Tra arcani personaggi e inusuali strumenti musicali dal poetico suono, possenti voci liriche, bossanova e sinuosi movimenti di danzatori, La Moda in Castello 2016 si è confermata come grande multiforme spettacolo, capace di accattivarsi il successo del suo pubblico, intervenuto più che mai numeroso all’appuntamento lanciato da Cna, al termine di una intensa giornata di festa e iniziative diverse, che hanno coinvolto imprenditori, cittadini e intere famiglie con i loro bambini.Alla mattina l’inaugurazione della Mostra dell’Artigianato Creativo e innovativo, in piazza Municipale, vetrina di imprese (22) di eccellenza dei più diversi settori, e poi, nel pomeriggio, dimostrazioni e workshop, animazione con i bambini, fino alla serata in piazza Castello, con oltre un migliaio di spettatori, pronti a rinnovare il loro entusiasmo per questo appuntamento ormai più che decennale di moda, musica e spettacolo.Ma quest’anno è stato un po’ speciale. L’anniversario del 70 Cna ha costituito l’occasione per accendere i fari sul lavoro e la passione che stanno dietro, non solo ai bellissimi eleganti capi di moda protagonisti della passerella che, come sempre, non hanno mancato di ottenere gli applausi e l’ammirazione degli spettatori, ma sulla realtà più ampia del mondo delle imprese rappresentato da Cna.Così, l’edizione del 70, dopo le magiche note della “Voce del silenzio”, interpretata dal tenore Matino Laterza e il soprano Tiziana Guglielmi, ha dato la parola a quegli artigiani e imprenditori, che con il loro impegno hanno reso viva e forte la storia stessa dell’Associazione, prima con il bel video realizzato da Telestense, poi attraverso le brevi parole di emozionati soci Cna, rappresentativi, simbolicamente, del susseguirsi dei decenni, dal 1946 ad oggi.”Per noi questo 70 ha assicurato il presidente nazionale della Cna Daniele Vaccarino, portando il proprio saluto sul palco ai piedi del Castello Estense rappresenta, insieme, un traguardo e un punto di partenza, di speranza. Ce lo chiedono le nostre imprese, impegnate, con tutte le loro forze, a tenere in piedi l’economia e il lavoro nel nostro Paese. Bisogna credere in loro, sarà possibile superare questo momento solo puntando su questa parte fondamentale del nostro tessuto economico. Per parte nostra, ci impegneremo sempre di più nel rappresentare i loro progetti, il loro lavoro e, perche no?, i sogni”. Il trucco è a cura di Niveho Estetica Benessere di Ro Ferrarese.La serata, presentata da Alessandro Pasetti, di Made Eventi (cui è stata affidata la direzione artistica), e Alessia Ventura, con la regia di Sandra Baggio, ha seguito un ritmo incalzante con le esibizioni dei ballerini Massimo Sansottera e Jessica Falceri, del musicista ferrarese Ettore Poggipolini, l’hang player Andrea Benny e la performance della Compagnia dei folli.Tra i momenti di impatto, la sfilata degli abiti 3D dei giovani stilisti Elisabetta Bragaglia, Valentina Minia e Pasquale Montoro, realizzati grazie a Tryeco 2.0, Confezioni Grazia e Sartoria Laura Mode. La manifestazione è tata organizzata grazie al contributo della Camera di Commercio e con il patrocinio del Comune di Ferrara.
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Il protezionismo dei Francesi. E il nostro

La vicenda Enel Gdf Suez ha scatenato le critiche contro il protezionismo francese. Ma anche i nostri politici non hanno mai perso l’occasione di difendere l’italianità di questa o quella impresa. Basta guardare al caso Edf Edison o all’ingresso delle banche straniere. Eppure, ci sono molti autorevoli studi che dimostrano inequivocabilmente che ogni volta che si proteggono dalla concorrenza internazionale i mercati interni, sono le imprese locali, oltre che i cittadini, a perderciCome ci si poteva aspettare, l’affaire Enel Gdf Suez ha scatenato, tagliente e rissosa, la critica contro il protezionismo del Governo francese. Anzi malissimo.

Ora, proprio su queste pagine abbiamo letto una appassionata difesa dell’italianità delle banche da parte di senatori che appartengono alla coalizione governativa. Ma queste posizioni non erano certo isolate, nuove, né appannaggio della sola maggioranza di governo. Se il Parlamento non è d’accordo me lo dica, e lasciamo entrare tutti”, applaudirono convinti. (2)

Si trattava, è bene notare, di acquisizioni di banche “private” nazionali da parte di banche “private” estere. Forse, acquisizioni non volte a creare “valore”, ma unicamente a assorbire gli elevatissimi margini tipici delle banche italiane, è vero. Ma verosimilmente anche tali da stimolare la concorrenza, una migliore allocazione del credito, e più convenienti tassi e condizioni per la domanda.

Poi c’è stata la vicenda Edf. Un “cattivo” monopolista francese cattivo in quanto statale, seppur più efficiente del nostro formalmente “privatizzato”, ma sostanzialmente pubblico “national champion” vuole entrare in Italia, acquisendo un (piccolo) concorrente di Enel, Edison. Tutti contro. Perché è un “male” che la proprietà delle imprese italiane passi in mano allo straniero, in barba, peraltro, ai principi comunitari di libera circolazione dei capitali. Perché Edf è un’impresa pubblica ma il trattato europeo spinge per la parità di trattamento tra imprese pubbliche e private. Per questioni di reciprocità. molto, molto interessante la circostanza che quasi nessuno si sia chiesto se questo ingresso fosse un bene o un male per il paese, per i suoi consumatori, per la generazione di energia e i costi della sua distribuzione. (3) Fosse cioè in grado di aumentare o ridurre il benessere economico generale. Ovviamente, neanch’io conosco la risposta. Né so fare previsioni. Mi stupisce, però, che questo a mio avviso non irrilevante problema sia stato del tutto espunto dal dibattito sul caso. E la soluzione politica alla crisi Edf, come ben su queste pagine, è stata ancora peggiore, un tentativo, oggi abortito, di scambiarsi favori tra i Governi francese e italiano, attraverso una specie di interlocking dell’energia, tale da garantire una situazione di non belligeranza tra le imprese pubbliche dei due paesi nei rispettivi settori. Un accordo forse positivo per i rispettivi campioni nazionali, ma certamente dannoso per la concorrenza.

Alcune domande ai politici

Dove siamo, oggi? Contestiamo le politiche “protezionistiche” del Governo francese. In compenso, ci “scordiamo” che stiamo difendendo un’operazione condotta da una impresa controllata dallo Stato, non particolarmente efficiente, se è vero che il costo dell’energia in Italia è tra i più alti (per usare un eufemismo) d’Europa, e che, in passato, oltre a subire le pressioni e le distorsioni dovute al controllo pubblico ha anche, eccome, beneficiato dei vantaggi che ne derivano.

E, perché probabilmente non faccio parte della élite (cricca) di economisti autoreferenziali che scrivono solo di loro stessi, nei loro “siti” privati, come ha affermato il ministro Tremonti qualche giorno fa sul Corriere, mi sorgono spontanee alcune domande. Mentre sbandieravano e disquisivano sulle privatizzazioni e sulle liberalizzazioni nei programmi di governo per le prossime elezioni, dove erano i rappresentanti italiani nelle riunioni europee sugli orientamenti politici generali da assumere in materia? Sembrerebbe, guarda caso, che negli ultimi incontri i nostri rappresentanti abbiano brillato per la loro assenza. Dove erano i nostri politici quando si trattava di rilanciare la politica energetica nazionale, e magari il nucleare, oltre che le fonti alternative, vista l’ampia maggioranza parlamentare che sostiene il Governo? Dove erano i nostri politici quando si trattava di spingere per il principio di reciprocità nei settori liberalizzati principio che per altro non è del tutto condivisibile, quantomeno dal punto di vista del benessere dei consumatori nazionali?

Forse erano tutti a difendere, prima i nostri “immobiliaristi” e, poi, i nostri “finanzieri”, bianchi, grigi o rosetti che fossero. In modo, purtroppo, assolutamente bi partisan.

Di là dalla scelta, rivelatasi a posteriori nefasta, dei cavalli, privati e pubblici, su cui puntare per difendere la proprietà italiana delle imprese, rimane una considerazione di fondo, o meglio, fondamentale, sugli interessi da proteggere.

I più importanti studi sul grado di apertura dei sistemi economici nazionali dimostrano inequivocabilmente che ogni volta che si proteggono dalla concorrenza internazionale i mercati interni, sono le imprese locali, oltre che i cittadini, a perderci. Non sono in grado di prevedere se, almeno nel prossimo millennio, riusciremo a imparare questa lezione. Mi piacerebbe, quantomeno, che, quando si attaccano i sistemi protezionistici altrui, chi punta il dito fosse in grado di sostenere lo sguardo di fronte al detto “scagli la prima pietra” e, soprattutto, parlasse senza avere palesi conflitti di interesse. Il che, quantomeno per i ministri economici, azionisti controllori di Enel, evidentemente non è.

(1) E, a leggere la stampa quotidiana, quantomeno in alcuni casi, si trattava, oltre che difesa dell’italianità, della difesa di interessi personali, se non personalissimi.

(2) Antonio Fazio, Audizione del Governatore della Banca d’Italia nell’ambito della Indagine conoscitiva sui più recenti sviluppi del processo di ristrutturazione del sistema bancario italiano, di fronte alla VI Commissione Permanente “Finanze e Tesoro”, XIII Legislatura, 20 aprile 1999, p. 33 del documento.

(3) Si distingue solo qualche intervento dottrinale “anarchico”, come quello di Massimo Motta nel Forum L’Edf in Italia. La DIS COLL l di disoccupazione per i lavoratori parasubordinati. E stata introdotta nel 2015 e pi volte prorogata fino a diventare strutturale nel 2017 Continua

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L’aereo da Amman devia la sua rotta per non sorvolare le roccaforti del Califfato che ha umiliato il mondo civile prendendosi Mosul e facendone la capitale di un regime fondato sul terrore e sull’esaltazione della morte. E’ l’UNHCR, ovvero l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ci ha chiamati a condividere qui a Erbil, nel Kurdistan iracheno, un’esperienza che non potrà lasciarci indifferenti: cosa significa davvero offrire rifugio a intere popolazioni in fuga da una guerra di sterminio; mentre a pochi chilometri di distanza infuriano i combattimenti grazie a cui i peshmerga curdi stanno bloccando l’avanzata delle brigate internazionali del jihadismo sunnita.

Insieme alla portavoce italiana dell’UNHCR, Carlotta Sami, atterriamo a oriente di Mosul di soli cinquanta chilometri, rassicurati dal ritrovarci nell’unica regione irachena in cui vige tuttora il rispetto dei diritti umani. L’estate scorsa, in meno di tre settimane, il Kurdistan iracheno si è visto arrivare in casa più di 800 mila disperati da dissetare (siamo in mezzo al deserto), sfamare, risanare. Faceva un caldo terribile, così come ora fa freddo. Ai profughi iracheni un mosaico di etnie, lingue e confessioni religiose diverse si aggiungono 220 mila transfughi siriani. Gli ultimi sono quelli scappati da Kobane, passando dalla Turchia.

Ci sono città, come la settentrionale Dohuk, che ormai contano tre o quattro profughi per ogni residente. Li hanno dovuti ammassare nelle scuole, nei centri commerciali, sotto i ponti, nei giardini pubblici. Dappertutto. E poi naturalmente ci sono gli attendamenti dei campi profughi: non bastano mai. Per evitare che si trasformino in megalopoli ingovernabili di polvere e fango, progettano di allestire altri sedici campi profughi oltre a quelli già saturi. Lo scopo è di evitare situazioni caotiche e pericolose come il campo giordano di Zaatari, a ridosso del confine con la Siria, giunto a contare 140 mila persone.

Nella catastrofe umanitaria, non si segnalano episodi rilevanti di ostilità da parte degli abitanti del Kurdistan. Di fronte a una vera invasione, a un esodo vero, nessuno qui indossa la ben nota maglietta “Stop invasione” esibita da Matteo Salvini per opporsi al passaggio sul suolo italiano di alcune decine di migliaia di fuggiaschi, per lo più intenzionati a raggiungere il nord Europa.

“Te la senti di guardare delle immagini molto forti?”, mi chiede un alto funzionario delle Nazioni Unite, prima di infilare una chiavetta Usb nel suo computer. E’ una precauzione che non adoperano, neanche di fronte ai loro numerosi bambini, i profughi delle tende che, prima di scappare, hanno dovuto respirare l’odore dei cadaveri abbandonati in mezzo alle strade di casa. Sui loro smartphone mostrano fotografie atroci di teste mozzate. Temo gliele facciano pervenire gli stessi assassini dell’Is, come strumento di guerra psicologica. I tagliagole ostentano la loro volontà di sterminio al fine di terrorizzare e ottenere sottomissione. Dai telefonini di alcuni miliziani uccisi, poi, gli operatori UN hanno recuperato altre testimonianze di questa diffusa pornografia della morte: selfie scattati col prigioniero prima e dopo avergli sparato in testa; addirittura un mucchio di bambini fucilati. Li ho dovuti vedere con i miei occhi. Foto a colori, è l’unica differenza rispetto a quelle dei soldati nazisti in un’Europa 1941 che speravamo irripetibile.

Le due mani che si uniscono a formare un tetto sopra una famiglia di rifugiati cioè il marchio dell’UNHCR sono riprodotte su ognuna delle tende allineate a migliaia, spesso in mezzo al deserto, con barriere metalliche e di filo spinato a filtrarne l’accesso. Stanno diventando un logo abituale della contemporaneità come i simboli della Nike e della Coca Cola.

Per rendere più sopportabili le piogge invernali a Gawilan, dove vengono concentrati i profughi di Kobane, si è deciso di gettare basi di cemento e, a fianco della tenda, latrine in muratura che sostituiscano le file di gabinetti chimici imbarazzanti e puzzolenti. Quel cemento aiuta la sopravvivenza, certo, ma è anche indizio di cronicità: stanno nascendo pseudo città mostruose con cui il pianeta intero dovrà fare i conti, non solo il Kurdistan che le ospita.

Dovrei ora riferire i racconti di atrocità subite, di fughe notturne, di figli dispersi, che attraverso traduzioni improvvisate abbiamo raccolto dentro le tende, dopo esserci tolti le scarpe, seduti sui materassini pieghevoli da campeggio che ne costituiscono l’unico arredo possibile. Tra gli yazidi, in particolare, considerati dai tagliagole una popolazione indegna perfino di essere convertita o sottomessa, aleggia la vergogna delle adolescenti imprigionate nei bordelli per miliziani sorti nella zona di Sinjar. Con analogo tremore si accenna ai bambini sequestrati per l’indottrinamento in apposite madrasse a Mosul.

Mi è rimasta impressa, fra i tanti, Layla, nata dieci giorni prima nel campo di Hersham, che ha per culla una specie di cassetta. Il padre, Mohamed Abid Sali, fuggito dai sobborghi di Mosul, mi mostra i segni del proiettile che lo ha trapassato e la fotografia della madre, anch’essa Layla, uccisa con tre fratelli da un’autobomba. In queste tende semivuote si trova spesso una televisione: insieme ai telefonini riempie il tempo di una reclusione permanente senza futuro immaginabile. Attendono permessi di lavoro, sognano di raggiungere familiari emigrati lontano prima della catastrofe.

Mi trovavo qui, tra i profughi stipati nel buio dell’enorme centro commerciale Ankawa con le scale mobili arrugginite, piuttosto che nel limitrofo giardino pubblico trasformato in tendopoli, quando Beppe Grillo sproloquiava sul suo blog di “Affarenostrum”, insinuando chissà quali prebende lucrerebbero le organizzazioni non governative cui le Nazioni Unite subappaltano la gestione dei ricoveri.

Da Amman a Erbil avevo volato di fianco a Gaia Van Der Esch, 27 anni, coordinatrice regionale di Acted, l’ong in cui lavorava uno degli ostaggi decapitati dall’Is, l’inglese David Haines. Gira come una trottola per la regione. A capo del campo di Hersham c’è un’olandesina di 23 anni, Yasmine Colijn, una potenza generosa. Con loro tanti italiani di “Un ponte per”, “Terres des hommes” e altre organizzazioni. Professionisti che vivono nel rischio e nelle privazioni da anni, che l’estate scorsa hanno accompagnato Unicef e UNHCR in missioni di primo soccorso spericolate dentro a città assediate dall’Is. Provvedono alle scuole, alle vaccinazioni, alle terapie d’appoggio per i traumatizzati, allo smistamento del cibo e al rifornimento idrico. Grillo dovrebbe venire a scusarsi per aver malignato sul loro stipendio.

Certo è che stiamo parlando di un’impresa umanitaria costata finora più di 100 milioni di dollari, del tutto insufficienti a coprire il fabbisogno e a impedire che l’inverno si trasformi in una ulteriore tragedia. Gli stanziamenti governativi (Arabia Saudita in testa, seguita a molta distanza da Giappone e Usa) non potranno bastare mai. UNHCR copre già quasi il 20% delle sue spese con le donazioni dei privati e sarà imprescindibile aumentare questa percentuale. Per questo è stata lanciata una campagna di sottoscrizione anche in Italia.

Il governo regionale del Kurdistan è sottoposto a uno sforzo titanico per evitare la paralisi del suo territorio, trasformato in gigantesco rifugio e sottoposto agli attacchi dell’Is. Dal giugno scorso sta gestendo un silenzioso smistamento che deve tenere conto anche degli ostacoli linguistici (molti fuggiaschi parlano arabo, non il curdo) e religiosi: gli sciiti vengono dirottati verso la città di Sulaymaniyah per destinarli poi all’Iraq meridionale; i cristiani cercano di raggiungere la Giordania e quando possibile l’Europa; i sunniti vengono separati dagli yazidi e dalle altre minoranze ormai a rischio di estinzione. Poi ci sono i turcomanni

Oggi il nazionalismo curdo si erge in Iraq a garante di un equilibrio fragilissimo, supportato in ciò dagli interessi petroliferi e commerciali che hanno reso solido il rapporto con la confinante Turchia. Mentre a est, silenziosamente, operano talvolta di supporto reparti di pasdaran iraniani. Ma le tendopoli della Mesopotamia insanguinata rappresentano un problema del mondo intero, indicano un fallimento della nostra civiltà. Questa desertica, inospitale retrovia di una guerra che dilaga ben oltre i confini della Siria e dell’Iraq, ha il volto dei bambini. Nel 2014 sono complessivamente 1 milione e 800 mila le persone costrette in tutto l’Iraq a sopravvivere lontano dalle loro case. Più di metà sono minorenni. Non è forse un problema delle Nazioni Unite? Non è forse un problema nostro?
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“Vieni a scoprire cosa fanno i finlandesi che vivono a Milano e dintorni. L’iniziativa SuomiSalone offre una finestra sulle competenze e sui prodotti e sapori nordici tramite gli artigiani e rappresentanti che vivono qui.” Così iniziava l’introduzione a un evento del Fuorisalone 2017 che ci ha incuriositi molto. Presso Ideamondo Associazione Culturale, in un piccolo locale vicino alla stazione di Lambrate, abbiamo scoperto una vivace comunità finlandese.

L’idea di organizzare un evento tutto finlandese durante la settimana del design è nata dopo l’esperienza positiva del mercato natalizio finlandese, racconta Annamari Riekkinen, una delle organizzatrici. “Ci siamo accorti che nei dintorni di Milano ci sono tanti finlandesi attivi e pronti a collaborare.” Il mercato natalizio è stato coordinato da Eve Marian Schach, artigiana finlandese che abita da oltre 30 anni nella provincia di Varese.

Nel giugno 2016 Annamari Riekkinen ha fondato Ideamondo con la sua amica Paola Carlacchiane, italiana plurilingue sposata con un senegalese e madre di due figli. Le due donne hanno tanti amici che rappresentano culture diverse e trovano la varietà di consuetudini e background culturali una ricchezza. Siccome a tutt’e due piace organizzare eventi, è nata l’idea di creare uno spazio che funzioni da un salotto in cui varie culture possono incontrarsi e divertirsi seguendo vari spunti creativi.

Ideamondo ha acquistato nel febbraio 2017 un piccolo locale commerciale e aperto le porte per tutte le culture e attività culturali. SuomiSalone è il secondo evento finlandese organizzato sotto le ali dell’associazione. Durante il primo evento, “Tutto il mondo è paese”, Eve Marian Schach ha svelato i segreti della lana cardata e i bambini hanno scritto letterine a babbo natale. Il clarinettista Artturi Winstèn si è occupato della parte musicale. In giugno o luglio avrà luogo un corso per preparare delle tradizionali tortine di riso, karjalanpiirakka.

Per il SuomiSalone lo spazio di Ideamondo è stato riempito di prodotti finlandesi anche più del solito. Le bacche di mirtillo, mirtillo rosso, ossicocco, camemoro e olivello spinoso sono piuttosto esotiche per l’italiano medio ma qui si trovano sia in versione essiccata sia come marmellate e succhi. Non manca neanche il pane nero; a Milano c’è un laboratorio di pane che lo prepara secondo la ricetta originale finlandese. Oltre al reparto alimentare ci sono in mostra tra l’altro prodotti di cartoleria finlandesi e lavori di artigiani vari. La modellista Minna Konttijrvi ha portato a Ideamondo una sua creazione, un vestito bianco tridimensionale creato da tantissimi piccoli pezzi di stoffa in stile puzzle una vera opera d’arte.

Anche se gli eventi finlandesi organizzati da Ideamondo non sono ancora tanti, le attività organizzate dalla comunità finlandese non finiscono certo qui. Il Primo Maggio ci si incontra per un picnic nel parco Sempione, due volte all’anno ci sono le giornate di scambio, vaihtopivt, dove si possono portare cose fuori uso come vestiti, scarpe, elettrodomestici, libri, dischi e oggetti vari e prendere quello che invece può servire.

Poi ci sono gite, aperitivi ed eventi vari, basta che a qualcuno venga un’idea e si mette in moto l’organizzazione. Di recente un gruppo di persone è andato a visitare l’azienda agricola Sukula e si è fermata per mangiare salmone affumicato per pranzo.

Di solito gli eventi attirano da dieci a cinquanta persone e secondo le stime della Riekkinen ci saranno circa duecento persone che partecipano almeno una volta all’anno a qualche avvenimento. In totale ci saranno almeno cinquecento finlandesi in zona, possibilmente anche mille se si contano anche gli studenti e altre persone che non si fermano più di tanto.

Come si fa a scoprire che cosa c’è nel programma? Semplice, basta seguire il gruppo facebook “Suomalaiset Milanossa!” che è il più importante canale di informazioni per la comunità. Conviene quindi iscriversi chi vuole respirare un po’ di aria finlandese nella zona di Milano, magari sorseggiando un bicchiere di prosecco e degustando un panino con salmone e gamberetti come al SuomiSalone.

Un festival cinematografico di straordinario interesse, dedicato alla cinematografia dei popoli indigeni, si tiene nell’estremo nord dell’Europa, in un ambiente ghiacciato e buio tipico della regione artica. Siamo ad Inari, nella Lapponia finlandese. I film sono proiettati nel Northern Lights Theatre, che ha un’atmosfera unica: è totalmente fatto di neve, con il cielo e l’aurora boreale come tetto. I film sono inoltre proiettati negli auditorium del Museo Smi Siida e nel Centro Culturale Sajos.

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Alle scorse elezione del 4 marzo hanno votato dalla Finlandia il 39,
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9% degli aventi diritto (dato in calo dal 53% delle scorse elezioni anche per via di ritardi causati dalla posta finlandese nel recapito dei plichi).

Il Movimento 5 stelle è il partito più votato dagli italiani in Finlandia, con oltre il 33% alla Camera e il 26% Senato. Secondo il Partito Democratico cin il 22% e il 26%; terzo partito è +Europa con il 15% e poco dietro agli stessi livelli la coalizione di destra e Liberi e Uguali.

Qui i risultati completi per Camera e Senato.

Un corso universitario di letteratura finlandese dedicato alla tradizione del “Kalevala” e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica, quella lirica. Il corso è stato tenuto all’Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente apkova nell’Anno Accademico 2001/2002. Ne riproduciamo la trascrizione col permesso dell’Autrice, docente di letteratura finlandese nelle università di Praga e Turku, certi che rappresenti una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari.

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Sul lessico culturale finlandese attraverso le osservazioni di Aulis J. Joki tratte da un suo manoscritto inedito

Confluence of congeners Aulis J. Joki (2.6.1913 8.2.1989), whose one hundredth anniversary was in 2013, was the only son of Johan Joki (a carpenter) and Amanda Tolvanen (1). He was native of Viipuri, where he lived until 1918, when his parents moved first to Lappeenranta and after that to Hmeenlinna, before settling down definitely in Tampere, where Joki attended his schools. He turned out to be a very talented and versatile student.

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stata pubblicata di recente la IX Appendice dell’Enciclopedia italiana Treccani, che contiene, tra le molte altre cose, anche l’aggiornamento della voce relativa alla Letteratura finlandese, scritta dalla nostra collaboratrice Viola Parente apkov. Abbiamo chiesto a Viola di farci avere, tratta da quel suo contributo, una scheda su una delle tendenze più marcate della produzione finlandese più recente, il genere del Romanzo storico.

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Dalle origini al Novecento

L’importanza della letteratura orale Se parliamo di letteratura finlandese nel senso di letteratura della Finlandia, bisogna evidenziarne il carattere multilingue e multiculturale. Ai primi testi letterari scritti in latino (successivi all’arrivo ufficiale del Cristianesimo nel XII secolo), seguirono quelli in svedese (soprattutto quando, nel XVII secolo, fu fondata l’Accademia, vale a dire l’Università di Turku / bo). Dalla fine del XIX secolo, il finlandese divenne gradualmente la lingua di maggior diffusione nel paese e a partire dal XX secolo, principalmente dalla seconda metà, troviamo anche la letteratura in lingua sami; negli ultimi decenni, durante i quali la Finlandia si è maggiormente aperta al mondo, riscontriamo letterature in altre lingue minoritarie, sebbene di diffusione limitata.

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Nei media finlandesi riecheggia ancora la polemica direttamente collegata alla riflessione sull’identità nazionale nella letteratura contemporanea della Finlandia. Ebbe inizio nel 2005, quando il traduttore tedesco Stefan Moster, nell’anno della sua partecipazione come membro della commissione per l’assegnazione del premio letterario finlandese più prestigioso, il Finlandia, accusò la letteratura finlandese nella fattispecie il romanzo di un insufficiente dialogo sociale: nella letteratura finlandese mancherebbero degli intellettuali radicali capaci di analizzare la società,
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sul tipo di Thomas Mann.

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Sindrome di RettIl compito più importante per il fisioterapista del centro Rett svedese è il documentare e il riferire cure di successo. Tale documentazione dimostra la possibilità di riguadagnare la funzionalità, ottenere variazioni ed evitare contratture per molti anni. Sono essenziali una valutazione approfondita e una analisi a livello neurologico, ortopedico e fisioterapico. Sottolineiamo l di mantenere i piedi in una posizione corretta, usando la chirurgia e ortesi ben calibrate dove necessari, rendendo possibile la posizione eretta e, per alcune persone, la deambulazione.Nonostante si trovino molti studi nella letteratura medica, per quanto riguarda la perdita di funzionalità da aspettarsi sia ad uno stadio iniziale (stadio II), sia in seguito (stadio IV), le possibilità di risultati positivi tramite intervento sono state raramente rilevate. Quando si lavora e ci si prende cura di persone affette da sindrome di Rett, si rileva spesso un atteggiamento di desolazione nei confronti di un intervento. Viene accettato un deterioramento della funzione grosso motoria senza alcuna analisi. Hennesy e Haas hanno riportato, nel 1998, che su otto pazienti con contratture fisse del piede caviglia, solo due erano state operate (4).Nel 1991 Guidera et al. hanno esaminato nove bambine, dai 3 ai 17 anni, con sindrome di Rett. Cinque di queste presentavano differenti contratture giunturali e nessuna di loro era stata curata operativamente (5). L di una posizione eretta, dell del corpo, del mantenimento e la riacquisizione della linea mediana e le ripetute cure sottotolineata dallo studio sulla scoliosi di Hanks (6).Sono state pubblicate alcune relazioni riguardanti la possibilità di riacquisire l di camminare (7,8). Uno dei compiti principali del fisioterapista presso il centro Rett svedese (Swedish Rett Center) è documentare cure di successo.Ad oggi, le valutazioni fisioterapiche comprendono 75 persone con sindrome di Rett, di età variabile tra 4 e 54 anni, e 25 (33%) di loro vengono esaminate ripetutamente.Noi presentiamo qui tre casi in cui vengono applicate efficaci strategie di prevenzione e di riallenamento.Il primo caso riguarda una donna con sindrome di Rett classica che presenta perdita di abilità grosso motorie e che ha vissuto per anni su una sedia a rotelle, poi riabilitata al punto di ottenere posizione eretta all di 36 anni, con l dell di camminare e attività di transizione fino alla sedia all di 40 anni.Il secondo caso tratta di una bambina con sindrome di Rett, che adesso ha 9 anni e 10 mesi, e del lavoro che si è fatto per darle la possibilità di stare in piedi, fare dei passi aiutandola, e farle mantenere la schiena più dritta possibile, sperimentando diverse posizioni erette.Il terzo caso è l di un lavoro che ha avuto successo nel mantenere la capacità di transizione da terra allo stare in piedi per una ragazza che adesso ha 15 anni, e la sua capacità di usare modi differenti di svolgere il compito. L è iniziato prima della perdita totale di capacità ed è avvenuto attraverso l di nuove strategie facilitative, aumentando la sua motivazione a compiere il movimento.CASO 1Questa donna è nata il 27 marzo 1956 dopo una gravidanza regolare ed è stata considerata normale. Ha imparato a camminare all di circa 16 mesi e all di 18 mesi riusciva a correre, a mangiare con un cucchiaio, a dire molte parole e a combinarle in semplici frasi. Riusciva anche a dire quando aveva bisogno di andare in bagno. A 18 mesi il suo sviluppo si arresta. Ha smesso di usare parole nuove e alla fine ha perso quelle che aveva imparato in precedenza. Il suo sonno è diventato disturbato, l instabile e presentava difficoltà nel cammino. In questo periodo c stata una fluttuazione di funzionalità durante il giorno e variabile di giorno in giorno.All di due anni le sue mani erano serrate in movimenti stereotipati e quando aveva 5 anni il suo camminare era instabile e caratterizzato da un andatura. A 10 anni aveva bisogno di supporto per camminare, a 17 anni i suoi piedi erano in posizione equino vara, il piede destro in maniera più pronunciata.A 18 anni, nel 1974, si verificò un allungamento bilaterale del tendine di Achille. A 21 anni non era in grado di camminare e si discuteva di una nuova operazione al piede destro. Il chirurgo ortopedico e la madre decisero di non effettuare l dubitavano che avrebbe portato dei benefici, considerando il fatto che non ne avevano portati le precedenti.Non era stato effettuato nessun allenamento particolare prima o dopo le precedenti operazioni. Nel 1984, a 28 anni, la famiglia si trasferì in un città. Una valutazione fisioterapica stabilì che la paziente pendeva verso destra, con il serio rischio di incorrere in scoliosi. Una valutazione ortopedica stabilì la mancanza di equilibrio posturale, ma non ancora scoliosi. Le sue giunture avevano una buona estensione di movimento, ad eccezione dei suoi piedi, che erano in posizione equinovara con un del piede anteriore. Il piede sinistro poteva essere forzato verso una normale posizione, ma non il piede destro.Uno dei metodi per ridurre il rischio di sviluppo di scoliosi era farla stare in piedi, ma questo era reso estremamente difficile a causa delle sue contratture. Quattro anni più tardi fu eseguita una osteotomia sfenoide ed un allungamento dei tendini del piede destro. Purtroppo il risultato non ebbe durata.
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Sono andato a Bristol nell occidentale, di recente, e sono rimasto colpito dal gran numero di hipster/hippy borderline che, invece di aspirare sigarette elettroniche, utilizzavano i nuovi vaporizzatori miniaturizzati per tabacco. La pipa è di ritorno: ne ho preso atto con sorpresa. Se è possibile reinventare la pipa per le nuove generazioni, che successo ci si potrebbe mai attendere da chi reinventasse il suo tradizionale e immancabile compagno, la pantofola, e la vendesse a 69 sterline al paio, versione elegante di quella che da Marks and Spencer si potrebbe acquistare per 7,50 sterline?

Un discreto utile, secondo un imprenditore londinese di 35 anni, Ankur Shah. Le Mahabis, le sue pantofole per hipster, si vendono al ritmo di 500 paia al giorno. Nel primo anno di attività l’azienda di Shah ha avuto un giro d’affari di 1,5 milioni di sterline, nel secondo di 10 milioni di sterline e si avvia quest’anno, il terzo, a toccare i 18 milioni di sterline. Shah aggiunge che l’azienda è stata redditizia fin dall’inizio. Mahabis: il nome vi dice qualcosa? Vi sembra familiare? così perché la campagna online mirata a popolarizzare le babbucce da casa è stata incalzante e incessante. Da mesi ormai sugli schermi dei miei dispositivi elettronici compaiono le pubblicità di questo ibrido tra sneaker, pantofola e pianella.

Ankur Shah non ha proprio nulla del magnate della pantofola: figlio di una coppia di medici del Lancashire, nell’Inghilterra settentrionale, ha studiato giurisprudenza, ha lavorato per il Dalai Lama a Dharamsala in India, è stato un avvocato penalista, ha creato un’agenzia pubblicitaria per social media e l’ha venduta a Experian.

La storia delle Mahabis fino a questo momento è interessante ed esemplificativa della velocità con la quale la tecnologia consente di dar vita a un’azienda. Tre anni fa l’idea di creare babbucce non aveva sfiorato Shah neanche lontanamente, benché ne indossasse tutti i giorni un paio, essendo costretto in casa per un grave problema alla schiena. Era pieno di capitali grazie ai proventi della vendita a Experian, ma non aveva granché di cui occuparsi. Shah sostiene che oggi indossano le sue babbucce almeno duecentomila persone in oltre 40 paesi, e pensa che questo possa essere considerato l’inizio di un fenomeno assai simile a quello di Ugg, che ha reso popolari gli stivaletti in pelle di pecora, o Havaianas, l’azienda brasiliana che produce infradito di gomma, o forse addirittura Nike.

Mi racconta che tutto ha avuto inizio per la sua ossessione per i dati: Ho iniziato a dare un’occhiata in giro per divertimento, per capire che cosa cercasse e comprasse online la gente. E ho studiato le infradito. Poi ho provato a digitare e i risultati della ricerca sono stati superiori del 60 per cento. Il volume d complessivo era di ben quattro miliardi di sterline, e ciò nonostante non mi è venuto in mente neppure un marchio che produce pantofole. Shah ha quindi pensato dove potesse procurarsi pantofole da vendere online, trovando però soltanto prodotti grossolani, lanuginosi, di tessuto scozzese che nessuno si sognerebbe di indossare. E infine si è chiesto se non avrebbe potuto creare egli stesso un marchio iconico ed elegante. A quel punto era solo questione di poco prima che trovasse il design giusto, stampasse prototipi di modelli tridimensionali a iosa, prendesse aerei avanti e indietro per Cracovia, in Polonia, paese tra i principali produttori di pantofole, e alla fine aprisse stabilimenti di produzione in Portogallo e in Italia. Il lancio delle Mahabis è avvenuto nel 2014 e Shah ha capito di avere fatto centro e che centro! quando il primo giorno online il suo sito web ha ricevuto diecimila ordini.

Immagino che a nessuno verrebbe mai in mente di fare affari con le pantofole, ma a ben pensarci per la generazione di freelancer, che lavora da casa, sono un articolo molto importante perché sono indossate tutto il giorno, sette giorni alla settimana ha detto, anche se ammette di non avere una spiegazione valida sufficiente per un successo di tale portata. Certo, le sue babbucce sono estremamente comode, ma a monte delle Mahabis in sostanza c’è un marketing online fenomenale. Shah ha detto che l’azienda spende milioni l’anno con Facebook e altri network vetrina che garantiscono che le immagini del prodotto compaiano dal nulla a margine della schermata anche su altri siti web. Con le Mahabis, che nel frattempo sono spedite a getto continuo dai magazzini di Swindon nell’Inghilterra occidentale, il team di dodici persone che a Shoreditch dirige l’azienda non ha certo tempo di starsene in pantofole e tutti si concentrano su altri aspetti fondamentali del marketing, analizzando chi compra, quando, dove e così via.

Si tratta di duro lavoro ma, contrariamente a ciò che se ne potrebbe dedurre, lo staff dei dirigenti lavora quattro giorni alla settimana e Shah sta vagliando la possibilità di avere giornate lavorative di sole quattro ore. Affrancati in buona parte dall’obbligo di lavorare in ufficio in modo tradizionale, i suoi collaboratori sono più produttivi e perfino più creativi. Non resta quindi che prepararsi: in arrivo c’è un’intera linea di accessori per una vita comoda tutti i giorni. Non aspettatevi una pipa Mahabis, però. 2016

(Traduzione di Anna Bissanti)

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ugg.com Il quotidiano con le notizie di Treviso e Provincia

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TREVISO Stretto dalla crisi economica e con un procedimento di vendita all della casa familiare, un imprenditore del settore delle calzature, Lorenzo Meggetto, 67 anni, di Zelarino (Venezia), si ucciso in casa impiccandosi.

L era titolare della catena di negozi di scarpe

Il suicidio avvenuto ieri sera. Secondo quanto riferito dai familiari, l soffriva per i forti problemi economici della societ che gestisce sei negozi di calzature tra Mestre, Forl e Pordenone.

Lorenzo era fratello di Mario Meggetto, pioniere del gruppo di calzature omonimo, il cui marchio tra i pi noti del Nordest. Lorenzo aveva preso una propria strada, separata dal fratello, aprendo una catena con un proprio marchio che gli aveva dato soddisfazione fino al momento della crisi. Secondo quanto si appreso, l non avrebbe trovato appoggio dal sistema creditizio per superare questo momento di difficolt e le cartelle di Equitalia avrebbero aggravato la situazione. Pare che fosse gi stata avviata la procedura di pignoramento della sua casa.

“Era una persona per bene commenta uno dei familiari ha sempre pagato tutte le tasse. Quando si trovato in difficolt ha trovato le porte chiuse da chi fino a poco prima sembrava un valletto nel farlo accomodare nel proprio istituto. Aveva una grande dignit ed stato questo che l portato a compiere l gesto dopo che si visto pignorare la casa”.
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ugg classic il Palermo fa causa alla Serie B

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Il Palermo non ci sta e, dopo il comunicato della Lega Serie B che confermava l di rinvii della gare di Serie B nonostante i numerosi calciatori chiamati dalle proprie nazionali, ha rilasciato un contro comunicato in cui minaccia di passare alle vie legali contro la Lega B perch sta pregiudicando il rendimento sportivo del club.

Ecco il testo del comunicato

Con grande disappunto l Citt di Palermo si vede punita da una organizzazione che la penalizza togliendogli la competitivit per gli impegni nazionali dei suoi giocatori.

davvero contro i valori sportivi la situazione delle assurde regole italiane attuali (a differenza di regole come quelle del campionato inglese), che possono provocare ingenti danni sportivi ed economici e pregiudicare le possibilit di promozione in serie A.

Incaricheremo il nostro ufficio legale per intraprendere tutte le azioni atte a garantire il giusto valore sportivo delle competizioni del campionato di Serie B e gli eventuali risarcimenti per gli ingenti danni provocati.
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ugg caspia boots Il segreto di una buona bistecca ma non solo si chiama Maillard

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La reazione chimica più importante di tutta la cucina è sicuramente la reazione di Maillard. Se cuocendo un cibo questo si “imbrunisce” quasi sempre è opera di questa reazione, che avviene ad alte temperature, tra i 140C e i 180 C, tra gli amminoacidi delle proteine e gli zuccheri. La potete vedere in azione quando friggete le patatine, quando cuocete del pane, una torta, o una bella bistecca.

La carne di manzo contiene zuccheri a sufficienza per far avvenire la reazione. Altre carni invece sono più povere di zuccheri, e quindi a volte si aggiungono direttamente oppure usando una marinata: il vino ad esempio contiene zucchero, come pure il limone. Nell’anatra all’arancia ad esempio quest’ultima fornisce lo zucchero perché avvenga la reazione di Maillard. E che ne dite dell’uso del miele per glassare alcune carni? Non tutti gli zuccheri hanno voglia di reagire con gli aminoacidi: solamente gli zuccheri che i chimici chiamano “riducenti” (una sostanza riducente è l’opposto chimico di una sostanza ossidante). Purtroppo il caro vecchio zucchero comune, il saccarosio, non fa parte della categoria. In presenza di acidi però (e una marinata è sempre acida) il saccarosio si scinde nei suoi due componenti: il glucosio e il fruttosio, o se preferite chiamarli con i loro vecchi nomi, rispettivamente destrosio e levulosio. Questi zuccheri, a differenza del saccarosio, possono reagire nella reazione di Maillard.

Louis Camille Maillard non era un cuoco, e nemmeno un chimico interessato al cibo, come era invece Justus von Liebig (si, proprio quello dell’estratto di carne). Era invece un medico interessato al metabolismo cellulare, e studiò come gli aminoacidi, i mattoncini che costituiscono le proteine, possono reagire con gli zuccheri presenti nelle cellule. In cucina queste reazioni sono estremamente importanti per creare, ad esempio, il tipico sapore di carne arrosto. Ho scritto “creare” perché le molecole responsabili del sapore di una buona Fiorentina cotta alla perfezione non esistono nella carne prima della cottura. la reazione di Maillard che forma diverse centinaia di piccole molecole odorose, responsabili di molte delizie culinarie. I dettagli di questa reazione non sono ancora noti perfettamente, soprattutto perché a seconda della temperatura a cui avviene la reazione, e del tipo di zuccheri e di aminoacidi coinvolti, si formano composti diversi, che quindi impartiscono un gusto diverso al cibo. Questa enorme variabilità, ancora studiata dai chimici, viene sfruttata inconsapevolmente dai cuochi per ottenere piatti con gusti e aromi differenti. L’insieme di molecole sintetizzate sempre ha un colore marrone/bruno, osservabile sulla superficie di una bistecca cotta a puntino.

Una molecola in particolare è associata al gusto di carne arrostita, ed è il bis(2 metil 3 furil) disolfuro. Immagino non vi stupirà apprendere che è una sostanza usata anche nell’industria alimentare per creare il “gusto di carne”. Non c’è ovviamente nulla di male in questo (figuriamoci se io, un chimico, ho dei problemi con le molecole di sintesi ).

Però le reazioni di Maillard che avvengono cuocendo un pezzo di carne generano centinaia di molecole diverse, che forniscono un gusto e un aroma molto più complesso di quello che può fornire una singola molecola.

La reazione di Maillard in azione

Una condizione necessaria perchè la reazione di Maillard avvenga velocemente è che la temperatura raggiunga almeno i 140 C. Questo significa che l’imbrunimento può avvenire solo sulla superficie della carne: internamente è sempre presente dell’acqua che le impedisce di superare i 100 C. Perché la reazione avvenga però, la superficie la padella (non avendo la brace a disposizione) deve essere sufficientemente calda. Un errore comune, cuocendo una bistecca in padella, è di metterla a cuocere quando la temperatura è ancora troppo bassa. Aggiungendo il pezzo di carne la temperatura scende ulteriormente, e invece di una bistecca ci ritroviamo con la proverbiale poco appetibile suola di scarpe.

Ricetta: La bistecca

Prendete le vostre bistecche, ovviamente un taglio tenero, con poco tessuto connettivo ma possibilmente con piccole venature di grasso inframmezzate al muscolo per mantenere morbida la carne dopo la cottura. Mi raccomando che non sia troppo bassa e che sia di spessore uniforme. Se la carne è già tenera, un filetto o un sottofiletto ad esempio, la cottura serve più che altro a distruggere i microorganismi presenti ed a svilupparne il gusto. Asciugatele ben bene con della carta assorbente da cucina. La superficie della bistecca deve essere ben asciutta perché, come abbiamo visto, l’acqua è nemica delle reazioni di Maillard. Se volete salate e pepate a piacere entrambi i lati delle bistecche. Se avete sentito che questo non si deve fare perché altrimenti la carne diventa secca e dura, beh, non è vero. La cottura è troppo veloce perché i fenomeni di osmosi possano estrarre i succhi dalla carne.

Se la vostra bistecca è sufficientemente grassa, non è necessario aggiungere olio. Se invece è un taglio particolarmente magro, potete spalmare per bene con le mani un filo di olio su entrambi i lati della carne. L’olio serve solamente per trasferire velocemente e in modo uniforme il calore, non contribuisce al sapore. Ma quale olio? E il burro? No, il burro per le bistecche sarebbe meglio non usarlo. Non può essere scaldato alle temperature necessarie senza che cominci a bruciare. Per lo stesso motivo l’olio extravergine di oliva non è molto adatto. Nonostante quanto spesso si sente dire, l’olio extravergine ha un basso punto di fumo e si degrada a temperature più basse di altri oli. In più è un peccato distruggere il suo sapore con queste alte temperature. Con quel che costa poi. Potete sempre aggiungerne un filo dopo la cottura se volete. Molto meglio l’olio di oliva normale, o anche altri oli vegetali ad alto punto di fumo (arachidi ad esempi). Fanatici dell’extravergine a tutti i costi astenersi prego . Potete anche aggiungere un filo d’olio alla padella, invece che oliare la carne, ma attenzione che iniziando a scaldare così poco olio a freddo, in alcuni punti della padella potrebbe bruciare. Prendete ora una padella di metallo. Anche la ghisa va bene. Le reazioni di Maillard sono favorite dal metallo mentre in una padella antiaderente l’imbrunimento è più difficile. Cominciate a scaldare la padella vuota a fuoco medio alto. Se la padella è di buona qualità, spessa e pesante per distribuire bene il calore e mantenerlo a lungo, potreste anche metterci un paio di minuti per riscaldare bene la padella. Quando la padella è molto calda potete adagiare le bistecche. Attenzione a non “affollare” troppo la padella: la temperatura si abbasserebbe troppo e non ci sarebbe spazio a sufficienza per far evaporare l’acqua, che comincerà a raccogliersi sul fondo, abbassando la temperatura a 100 C. Otterreste delle orride bistecche bollite, grigie perché le reazioni di Maillard non sono avvenute, asciutte perché le proteine della carne sono coagulate strizzando fuori i succhi, e dure perché stracuocendo le fibre si sono contratte e accorciate. La carne tenera va cotta il più velocemente possibile ad alta temperatura. Avete adagiato le bistecche, la carne sfrigola, l’olio schizza e si sviluppa anche un poco di fumo. Ebbene sì, cucinare bene spesso implica sporcare e affumicare un po’ la cucina . A questo punto occorre sangue freddo: i cuochi alle prime armi (anche io facevo così ) temono che la carne possa attaccare alla padella e cercano di muovere o girare le bistecche per evitarlo. Bene, appena adagiate le bistecche sul fondo allontanatevi! Lasciate che attacchi e non toccate la carne! Questo favorirà le reazioni di Maillard. Vedrete che dopo uno o due minuti la carne si staccherà da sola dalla padella, ma non vi azzardate a girarla fino a quando, sbirciando sotto un lembo, non vedrete il caratteristico colore bruno. Tenete il fuoco sotto controllo: la temperatura deve essere sempre abbastanza alta, ma non eccessiva perché a temperature prossime ai 180 C cominciano a formarsi anche composti tossici, bruciacchiati e poco appetitosi. Se la bistecca è molto alta, dovrete aspettare anche alcuni minuti prima di girarla. Insomma, lasciate che la reazione di Maillard faccia il suo corso. Cuocete fino a raggiungere la cottura desiderata: al sangue o media (non ditemi che la volete ben cotta! un vero peccato cuocere così tanto una bistecca. La farete diventare dura e secca. Soldi buttati a mio parere). Ricordatevi che internamente la carne deve rimanere umida e rosa. Finita la cottura adagiatela su un piatto, copritela con dell’alluminio, e aspettate un paio di minuti prima di mangiarla: in questo modo darete modo ai succhi interni di ridistribuirsi, e reidratare le zone della bistecca più asciutte. Pensate a quello che è successo durante la cottura: la superficie della carne è a contatto con il metallo caldissimo: i succhi che fuoriescono dalla carne immediatamente vengono vaporizzati (tra parentesi, è un mito e una leggenda che la crosticina esterna possa “sigillare” i succhi. Un altro dei tanti miti culinari che non ne vogliono sapere di morire. Un po’ come i coccodrilli nelle fogne di New York. Ne riparleremo). Il vapore generato dal contatto con il metallo spinge l’acqua verso l’interno della carne, dove la temperatura è più bassa. A fine cottura la parte esterna della bistecca, quella più vicina alla crosta, è più disidratata. Lasciar riposare la bistecca per alcuni minuti da il tempo ai liquidi di redistribuirsi internamente. Le proteine che si erano “strizzate”, un po’ come quando si strizza un asciugamano attorcigliandolo, diminuendo la temperatura si allentano un poco, riprendendosi un po’ di acqua. Se tagliate in due una bistecca appena cotta uscirà parte del liquido accumulato all’interno. Aspettando qualche minuto il liquido migrerà nelle zone più disidratate e, tagliando la bistecca, ne fuoriuscirà di meno. Dopo aver cotto le bistecche, guardate il fondo della vostra padella di metallo (se avete usato quella antiaderente non sarete così fortunati): vedete quei grumi marroncino? Sono i fondi. Gusto allo stato puro. I prodotti della reazione di Maillard. Non vi azzardate neppure a buttare direttamente la padella in lavastoviglie o nel lavandino. Potete invece utilizzare un liquido per deglassare quel ben di Dio. Vediamo come: eliminate l’eccesso di grassi e oli avendo cura di non gettare le particelle o il liquido bruno. Se la padella è ancora calda potete semplicemente aggiungere un po’ di liquido (vino, ma anche acqua o birra o succhi, a seconda dei gusti. Sperimentate!) e raschiare il fondo con una spatolina per aiutare le particelle a disciogliersi. Se necessario riaccendete il fuoco per concentrare il liquidi. Potete versare questo “succo di bistecca” sulla carne, oppure utilizzarlo per farne una salsa, come spesso prescrive la cucina francese.

Se la bistecca è molto alta, c’è sempre il rischio che possa bruciare esternamente prima che possa cuocere all’interno al grado desiderato. Una soluzione poco ortodossa, ma sicuramente con una base scientifica, è quella di finire la cottura al forno! L’ho visto fare negli USA, paese forse con poca tradizione culinaria, ma che sicuramente di bistecche (beef steak) se ne intende! L’idea è di dare prima una passata in padella, diciamo un minuto per lato, alla carne in modo che avvenga la reazione di Maillard. Formata la crosticina marrone si trasferisce la padella in un forno preriscaldato a 250 gradi (ovviamente la padella non deve avere un manico di plastica o di legno ). Dopo due o tre minuti giriamo la bistecca, e dopo altri due o tre minuti la togliamo dal forno. In questo modo permettiamo al calore del forno, più basso e più uniforme, di cuocere l’interno della bistecca, lasciandola succosa, senza correre il rischio di bruciare l’esterno.

Scommetto che qualcuno di voi starà pensando “che esagerazione sprecare così tante righe per spiegare come si cucina una bistecca”. Chiamatela deformazione professionale, ma non dovete considerare questa come una normale ricetta. Dopo tutto l’ho scritto fin dall’inizio che questo non è un blog di cucina. Consideratela piuttosto un “esperimento culinario”. Osservare una bistecca mentre cuoce può offrire molti spunti di riflessione e far scaturire molte domande. Un po’ come guardare le stelle. Ad esempio: perché si dovrebbe girare la bistecca solo una volta? E’ solo una Leggenda urbana? Qualcuno suggerisce invece di continuare a girare, ogni 30 secondi, per mantenere più costante la temperatura interna. Oppure, non si potrebbero invertire gli eventi, quindi prima cuocere a bassa temperatura lentamente, per mantenere l’interno succoso, e solo successivamente creare i composti di Maillard?

Cercate di guardare alle ricette con spirito scientifico, non date mai nulla per scontato, non fidatevi troppo della “tradizione” e chiedetevi sempre il perché di certe prescrizioni. Nel cercare di dare una risposta alle domande che ci poniamo possiamo ampliare le nostre conoscenze di cosa succede nei nostri piatti preferiti, migliorare la loro preparazione e diventare, si spera, buoni cuochi.

Alla prossima, Dario Bressanini

Cotta a temperature troppo basse. Le reazioni di Maillard non sono avvenute. Probabilmente dell’acqua si è accumulata nella padella bagnata.

La carne era appena stata tolta dal frigorifero

Aumentare la temperatura della padella, aspettare di più prima di mettere a cuocere. Non mettere troppo bistecche contemporaneamente. Asciugatela.

Toglietela mezz’ora prima dal frigorifero

.è secca

Cotta troppo. La carne deve rimanere succosa e rossa/rosa

Era stata surgelata in precedenza

Cuocete per meno tempo

yopenzo 18 maggio 2017 alle 17:57

fabrizio, i grumi marroncini non sono tossici. Sono quelli neri perché bruciati a esserlo. Quindi per poter operare una deglassatura è necessario aver cura di non bruciare il fondo residuo che non è proprio evidente o di bruciarlo il meno possibile, sia per i motivi che citi tu, sia perché darebbe un gusto sgradevole alla deglassatura. Filtrare il fondo ottenuto è utile per eliminare le particelle bruciate che sono quasi insolubili (sempre che queste siano poca roba). Magari qualche cuoco vero di passaggio potrebbe dare qualche dritta per non bruciare il fondo. Lo punti in direzione della padella/piastra che stai riscaldando e vedi la temperatura a cui è arrivata, evitando di surriscaldarla troppo. Comunque, in dipendenza anche del tipo di padella, le salsicce si attaccano anche ben prima di raggiungere temperature eccessive. Non aver paura ad usare il fuoco e lascia che il calore faccia il suo dovere, le salsicce si staccheranno da sole senza carbonizzare

coletti 23 maggio 2017 alle 22:59

Fabrizio, rigirale pure tutte le volte che vuoi, anche ogni 30 40 secondi, non succede nulla, anzi. Per la temperatura io metto una fettina sottile di cipolla ( ho “sempre” una fettina di cipolla a portata di mano in cucina! ma penso che vada bene qualunque cosa di simile), se dal caso ( padella bastarda) appena “untata” e quando comincia a colorarsi capisco che è ora per la bistecca. Come dice Luca, il rosso (fino a marroncino ) fa bene allo spirito, bisogna fare attenzione e fermarsi in tempo prima che diventi nero, perchè allora fa male in tutti i sensi ( ogni riferimento politico è puramente casuale ).

Devo dire che, patito di carne rossa, sono arrivato da solo dopo svariati anni di “esperimenti” più o meno allo stesso procedimento. Semplicemente ora ho sfatato il mito del “non salare durante la cottura”!
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Lecco in fermento per l di domani sera tra la formazione locale e l che torna ad esibirsi allo stadio dieci anni dopo la partita vinta dai nerazzurri per 0 4 contro i blucelesti all allenati da Giuseppe Sannino (gol di Adriano, Obafemi Martins, Z Maria e Alvaro Recoba). In pochi giorni sono stati bruciati praticamente tutti i biglietti disponibili per quello che in riva al lago sta assumendo i contorni del vero e proprio evento. Anche se si rischiato un piccolo incidente diplomatico tra il patron Daniele Bizzozzero e i tifosi: il numero uno del Lecco aveva infatti annunciato che per ospitalit avrebbe fatto suonare l dell prima della partita; i sostenitori per si sono ribellati e allora domani dai megafoni del piccolo impianto lecchese partir solo l del club lariano.

10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI 09:00 CDS INTER MKHITARYAN: VIA LIBERA DELL’ARMENO. RAIOLA. 08:45 CORSERA INTER COSTRETTA AL MERCATO CREATIVO. SPALLETTI A GENNAIO AVR RINFORZI

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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