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ugg firenze , Oggi possiamo affermare con soddifazione che alcuni diplomati al Master Holden sono tra gli autori delle pi di Milano 12252360156 R.

importanti case editrici italiane, scrivono per il cinema, la televisione e il teatro gli ex allievi restano per noi interlocutori privilegiati per sviluppare e realizzare insieme progetti.

vogliamo infatti che la Scuola Holden continui ad essere per loro un punto di riferimento in cui far convergere idee replica ugg firenze,Tra gli ospiti, anche alcuni dei 532 laureati che oggi lavorano in aziende ed Enti di ricerca.

Il terremoto stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico Pianura Padana Emiliana.

L’epicentro stato individuato alle coordinate: 44.

Un recente studio, per, non solo ci dice che non affatto vero che queste tracce non ci sono, ma punta anche il dito sui responsabili.

Allungare la vita media di molte specie, inclusi i mammiferi, andando ad intervenire direttamente sui geni, era una possibilit gi confermata da diverse studi di ricerca.

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Di corsa attraverso la storia della città e delle sue mura lungo un percorso unico ed affascinante. Allaccia le scarpe e salta dentro la macchina del tempo! Ricorda molto i claim dei film di qualche decennio fa ma di fatto quello che a noi interessa è il fenomeno ‘corsa’ che unisce e movimenta comunità intere. O community o gruppi sociali o gruppi di interessi e territori. Certamente quello dei runner in genere degli urban running, trekking o urban marathon che dir si voglia sono un fenomeno dall’indotto economico sociale non indifferente, al quale si associa fortemente una componente storico culturale che arriva ad intercettare realtà istituzionali e private, addetti ai lavori, appassionati, tecnici del settore e turisti in genere. Marathon, ultramarathon trail, urbantrail, trail in cantine, trail nelle vigne, trail nelle città, trekking, trekking urbano, trekking dei camminamenti, fitwalking Insomma, la corsa o la camminata, entrambe competitive e non, raccolta fondi o di sensibilizzazione, per il benessere dell’individuo e l’attenzione alla salute della società, sono diventati un fenomeno mondiale fulcro di una promozione vera e propria dei territori. Ultima solo in ordine di tempo in Toscana, ma la prima del suo genere per il tema, il Trail delle mura Città di Siena intende portare runner, aziende, appassionati e non in città a correre lungo quelle mura storiche simbolo di fasti trascorsi prima che struttura, segno prima che monito, baluardo prima che transfer. Le mura di una città come attrazione, forza, potenza, protezione, difesa, sguardo, barriera: un modo come un altro per comunicare quello che in un preciso momento la città voglia essere per il resto del mondo.

Ma guardiamo il fenomeno e cerchiamo di analizzarlo: come può una corsa o una camminata raccogliere tanta attenzione e da subito voler essere ben altro oltre ad un evento sportivo e basta? Il fenomeno del turismo sportivo è ormai dilagante e di sapiente attuazione, ma intorno ad una corsa, ad una camminata, come anche per altro per il fenomeno bici e mountain bike, si riesce a realizzare dei momenti di aggregazione e di coinvolgimento economico socio culturale di notevole impatto.

Ecco che le mura di una città possono essere quel nuovo collante, vivo e mai sopito nella sua funzione anche se oggi giorno meramente simbolica, per innescare fenomeni di attrazione sul territorio: una gara competitiva di indubbia difficoltà non per tutti e facilitata in alcuni aspetti perché invece diventi anche accessibile per quanto il percorso stesso lo possa permettere, che attiva una città per accogliere, partecipare e vivere assieme due giorni all’insegna della scoperta di luoghi, valli, e istituzioni con incontri formativi e possibilità di gustare e assaporare quanto di meglio un territorio ha da offrire.

Le mura raccontano la storia, separano e accolgono, difendono e abbracciano, proteggono o espugnano: di fatto restano un segno di grandezza e il lasciapassare per un futuro tutto da rivisitare, riscrivere e raccontare.

Ecco che allora in un evento sportivo diventa un evento di aggregazione socio culturale, un aggregatore per un indotto locale, uno specchietto che attira da lontano. Anche qui nulla di nuovo. Ma un evento che si snodi lungo quelle mura, rievocando fasti antichi alla ricerca di luoghi sconosciuti e non sempre accessibili a tutti, come comunica un territorio? Quante azioni, quanti enti, quanti attori si spendono per un territorio? E quanta contaminazione tra i vari messaggi, linguaggi? E di prossimità? Un esempio di fare e fare rete dove l’insieme è composto in modo organico e armonico da tante realtà che lì vivono e si integrano: un tutt’uno che prende respiro e dà forza alle singole realtà che lo compongono. Come vivere una città in modo diverso e farla conoscere oltre i suo schemi. Ferpi Toscana non si è lasciata scappare questa occasione e invita tutti a prenderne parte: un fine settimana di storia, cultura, aneddoti, buon cibo e buon vivere, ma anche l’occasione per tutte le delegazioni, soci e appassionati di città d’arte ad aderire e spendere un weekend prenatalizio in modo diverso.

Il Trail delle Mura è una gara podistica a tutti gli effetti alla sua prima edizione il cui percorso si snoderà lungo il tracciato delle mura di Siena, da quelle dell’anno mille fino alle più recenti cinquecentesche, attraversando valli, risalendo scalinate e dislivelli che renderanno la corsa un vero Trail cittadino, senza il bisogno di ricorrere ad ostacoli artificiali.

Si svolgerà a Siena il 9 e 10 dicembre 2017 organizzata dall’ASD Vivi Siena con la collaborazione con il Comune di Siena, l’ Università di Siena e l’Università per Stranieri di Siena ed altri soggetti pubblici e privati.

Alla base della sua organizzazione è la volontà di far vivere ai partecipanti la città di Siena, attraversando i luoghi più famosi e caratteristici, ma anche gli angoli meno conosciuti e le aree verdi all’interno della cinta muraria. Quelle mura che sono al centro di un attualissimo progetto di recupero e di “ripulitura” ad opera di associazioni di volontariato, al fine di renderle fruibili a cittadini e visitatori.

Il percorso della gara sarà un vero e proprio tuffo nella storia ma intorno ad essa fervono eventi e percorsi collaterali affidati a guide esperte che porteranno visitatori ad esplorare la città. Una zona ‘expo’ il giorno precedente sarà punto di incontro per i runners e le pratiche tecniche, ospitato in una delle sedi universitarie, cornice di alto interesse storico e culturale, fulcro per i visitatori e incontri accademici con aziende e studenti per far conoscere le realtà imprenditoriali e le professioni che ruotano intorno ad eventi similari e del mondo della corsa a livello nazionale e internazionale.

La gara ha due percorsi di 10 e 17 km più una passeggiata ludico motoria a cui si aggiunge un percorso di passeggiata culturale di 5 km al sabato che permetterà agli interessati di godere a pieno della città e delle sue offerte in base ognuno alle proprie capacità e disponibilità fisiche e temporali. La passeggiata culturale in particolare verrà svolta con l’accompagnamento di guide specializzate e approfondimenti con professionisti di settore che si soffermeranno in punti strategici del percorso. Tutta la città attivata e pronta a partecipare e ad accogliere: università, Comune, musei, scuole, studenti, luoghi di interesse e attività sociale, pacchetti alternativi e di logistica, ricezione e accoglienza ad hoc per tutti , bambini compresi, all’interno di un calendario pubblico del periodo natalizio con un indotto locale che rende davvero interessante e appetibile ogni evento di questo genere.

FERPI nasce nel 1970 dalla fusione di due associazioni professionali: la Fierp (Federazione Italiana Esperti Relazioni Pubbliche) e la Firp (Federazione Italiana Relazioni Pubbliche). Da allora rappresenta i professionisti che operano nelle Relazioni Pubbliche, la cui attività è

definita dalla finalità di creare,

sviluppare e gestire sistemi di relazione con i pubblici influenti sul raggiungimento degli obiettivi perseguiti da singoli, da imprese, da enti, da associazioni, da amministrazioni pubbliche e da altre organizzazioni.
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In questo servizio riprendiamo innanzitutto un’intervista con Franca Ponzetti, madre di una persona con disabilità, realizzata in occasione del Progetto Raccontiamo noi l’inclusione, attuato nelle Marche, dal Gruppo Solidarietà, a partire dal novembre del 2012, e basato su un’idea fondamentale, ovvero la necessità di rimettere al centro la voce delle persone e i loro volti, per poter dire con forza che le persone con disabilità non sono solo portatori di bisogni, ma anche attori di processi di cambiamento.

Come ti chiami, e con chi abiti?

Sono Franca, ho 54 anni, vivo a Jesi (Ancona), in un appartamento insieme a mio figlio Simone, un ragazzo di 31 anni con sindrome di Down ed emiparesi.

Puoi raccontarci come passi la tua giornata?

La mattina sia io che Simone andiamo a lavorare, rientriamo verso le 13 e pranziamo insieme. Dopo pranzo Simone di solito si riposa un po’, io sbrigo qualche faccenda domestica e, a seconda dei giorni, lo accompagno in piscina o a musica. Tre giorni alla settimana Simone ha due ore di assistenza educativa. Passo i pomeriggi cercando di destreggiarmi tra le varie incombenze relative alla gestione della casa, l’assistenza a mia madre e l’assistenza a mio marito ricoverato in un istituto. La sera ci ritroviamo per la cena, due chiacchiere sulla giornata appena trascorsa, un po’ di TV, poi Simone va a letto e io faccio le ultime cose della giornata. Il sabato e la domenica rimaniamo a casa perché devo assistere mio marito.

difficile parlare dell’handicap di mio figlio, andrebbe depurato del carico fisico ed emotivo dovuto alla disabilità di mio marito (colpito da una grave malattia all’età di 43 anni). difficile scindere le due storie, soprattutto nei rapporti con le Istituzioni, nei rapporti con i sanitari e nelle difficoltà che incontro quotidianamente per cercare di gestirle al meglio.

Tu una volta mi hai detto (riferendoti al fatto di cercare una casa per tuo figlio): Io faccio la mamma e basta, anche mio padre ha fatto cosi per me quando volevo uscire di casa, io non sono una mamma speciale, faccio solo la mamma come penso si debba fare. Pensi che servano mamme o babbi “speciali”? O forse essere speciale in una situazione di disabilità significa tendere sempre ad essere normali? Prendere la vita cosi com’è, senza esserne vittime?

Non c’è un manuale che insegni a fare la mamma. Quando nasce un figlio, cresci insieme a lui, ed è naturale che ognuno di noi voglia il meglio per il proprio figlio, cercando di dosare amore, protezione, autorità e allo stesso tempo stimolando rispetto, autostima e inclinazioni. Ogni mamma è una mamma speciale e se parliamo di inclusione, dobbiamo essere noi i primi a non creare differenze: siamo mamme, punto.

Crescere Simone non è stato facile, tutto quello che un figlio fa spontaneamente, con un figlio disabile va conquistato: imparare a parlare, imparare a camminare, imparare a mangiare, imparare a vestirsi, imparare ad allacciare le scarpe (sembra una sciocchezza, ma io con Simone ci ho impiegato un anno). Ogni cosa va conquistata faticosamente, mettendo in atto strategie per aggirare l’ostacolo che si incontra (per esempio utilizzare una cerniera anziché i bottoni) e una volta che è stata acquisita, consolidarla e passare all’obbiettivo successivo.

Secondo me non c’è da rincorrere la normalità perché rischi di essere perdente in partenza, ma c’è da trovare il proprio spazio e il proprio ruolo nel contesto sociale, trovare un equilibrio cercando di vivere il più serenamente possibile con i propri limiti; questo vale sia per me che per Simone. Nell’educarlo, la cosa più difficile è sicuramente la fermezza e la costanza, Simone percepisce subito i miei stati d’animo e quando mi sente più debole tende ad approfittarne.

Simone ha fatto tante esperienze: scout, piscina, teatro, amicizie varie. Vuoi raccontarne una che a te sembra importante per Simone e che lo è stata anche per te come madre?

Sicuramente l’esperienza più significativa di Simone è stata quando lo abbiamo inserito nel mondo scout. Ci siamo approdati quasi per caso, cercavamo un percorso di catechismo; ci è stato proposto di inserirlo nel Gruppo Scout. Simone era molto piccolo, ma si è trovato subito bene, è stata una crescita per la sua autonomia, una crescita nella relazione con gli altri, ha imparato a rispettare le regole del gruppo, a muoversi senza i genitori in un ambiente più vasto che non fosse la scuola e a superare certe sue paure. All’inizio per poche ore, poi per un giorno, fino ad arrivare al campo estivo in una casa e in ultimo a vivere l’esperienza in tenda. Questo percorso è continuato fino all’età di 20 anni, poi negli anni successivi ha vissuto soltanto l’esperienza del campo estivo.

Pablo Picasso, e figlio (particolare)

Quello che è rilevante, in questo contesto, è il modo con cui è stato accolto dai capi scout e di conseguenza il come è stato presentato al gruppo. Ritengo che la mediazione e il messaggio che l’adulto passa, nell’accogliere il disabile in un contesto, sia il miglior biglietto da visita per quest’ultimo. Certo, ci sono stati anche momenti critici, problemi da risolvere, dispute da chetare, ma sempre un’esperienza di crescita notevole. Oggi, facendo tesoro di tutte le abilità acquisite in quel contesto, può permettersi di vivere serenamente nuove esperienze, come l’essere autonomo in piscina o godersi una serata in pizzeria con gli amici.

Questo termine molto utilizzato “presa in carico” lo senti realizzato? Senti che tuo figlio è “in carico” davvero a un’èquipe, senti che fa un percorso? Lo percepisci come tale?

Sento molto parlare di presa in carico, sia per quanto riguarda Simone che per quanto riguarda mio marito, ma io non vedo figure che lavorano per il loro benessere fisico e psicologico. Per presa in carico intendo un gruppo (o équipe, come va di moda) di persone che operano per il raggiungimento di obiettivi comuni. Questa esperienza l’ho vissuta in maniera positiva durante il percorso della scuola dell’obbligo di Simone; ci si incontrava periodicamente (maestre, insegnanti di sostegno, educatore, logopedista, fisioterapista, psicologa, assistente sociale, pedagogista e famiglia) e si discuteva per attuare delle strategie di lavoro che successivamente venivano verificate o corrette durante l’anno scolastico. Poi, con la maggiore età, è come se Simone avesse perso tutti i suoi diritti; per la fisioterapia devi andare in ambulatori privati, per un paio di scarpe ortopediche devi fare una trafila di mesi, sentendoti spesso umiliare, come se sfruttassi il tuo handicap, solo perché hai chiesto un plantare nuovo, prima che siano maturati i tempi per la sostituzione del vecchio, anche se rotto.

Oggi ci vediamo una volta all’anno con l’équipe, che nel frattempo si è ristretta (psicologa e, se siamo fortunati, assistente sociale), esclusivamente per compilare un modulo che giustifichi la presenza di un educatore, ma sinceramente io non sento di essere sostenuta da un gruppo di professionisti nella crescita di Simone. Quello che è totalmente assente è un supporto per la famiglia, qualcuno che si metta all’ascolto della famiglia e la aiuti a gestire e a superare le ansie, le paure: in tutti questi anni ho parlato tanto di Simone con chi gestisce i servizi, ma nessuno mi ha mai chiesto: “Tu, Franca come stai?”.

Tu hai dovuto sostenere da sola l’educazione di Simone, e in particolare i passaggi cruciali della crescita, le sue relazioni esterne Cosa ti dà forza? E cosa ti scoraggia?

Dopo la malattia di mio marito, avvenuta nel momento in cui forse Simone aveva più bisogno di lui (aveva 14 anni, appena finita la seconda media), ho dovuto fare molte scelte e sopportare da sola il peso che ogni scelta comporta. Non è stato facile, in certi momenti mi sono sentita veramente sola. Quello che probabilmente mi ha dato la forza e mi dà ancora energia è l’entusiasmo con cui Simone affronta le nuove sfide, il suo carattere solare con cui si approccia al mondo esterno, la sua voglia di mettersi in gioco in esperienze nuove. In due parole, come lo definisce Andrea (1): “Simone è urlo di gioia e muro di sabbia”.

Simone è andato a scuola, poi al lavoro. Qual è stato il passaggio? Come è avvenuto?

Per quanto riguarda il passaggio dalla scuola al lavoro, il percorso è stato piuttosto complesso. Simone aveva sempre espresso il desiderio che da grande avrebbe voluto fare il cameriere, forse perché il padre gli raccontava che da ragazzo aveva fatto il cameriere per mantenersi agli studi e a volte anche quando Simone era piccolo lo raggiungevamo in un ristorante, dove dava una mano a un suo amico, in occasione di giornate particolarmente affollate. Così, in terza superiore siamo nel 1999 e Simone frequentava l’Istituto Tecnico a indirizzo Biologico Sanitario quando non aveva più i requisiti anagrafici per frequentare i centri estivi e con l’educatrice ci siamo trovate a gestire l’intera estate, abbiamo chiesto al Comune la possibilità di inserirlo alla mensa del centro estivo, ed è stata un’esperienza molto positiva.

Durante quell’estate, intanto, lo avevo iscritto a un nuovo istituto superiore, l’Istituto Professionale per l’Agricoltura, essendosi definitivamente deteriorati i rapporti con la scuola che stava frequentando. L’inizio del nuovo anno scolastico aveva portato aria nuova, ma intanto cominciavo a muovermi sul territorio, per cercare qualcosa per il pomeriggio, tentando di assecondare le preferenze di Simone: un negozio di dischi, un parrucchiere, fino a quando ho chiesto in realtà senza crederci troppo la possibilità di un tirocinio in una mensa aziendale. Ho trovato la massima disponibilità e quindi il pomeriggio per due ore ha iniziato a prendere confidenza con il mondo del lavoro.

Finito l’anno scolastico, Simone ha sostenuto l’esame per il conseguimento del diploma triennale, ma quando siamo andati a vedere i quadri della sua classe, il suo nome non era nella lista. Questo è stato probabilmente il motivo scatenante per cui ho deciso di toglierlo definitivamente dal mondo della scuola e mi sono attivata con la ditta, per cercare di mantenere il tirocinio iniziato l’anno precedente.

A settembre del 2000, ha iniziato a frequentare la mensa il mattino, accompagnato dall’educatrice del servizio domiciliare (2), spostando dunque l’intervento educativo al mattino perché il lavoro in mensa era più compatibile con le possibilità di Simone. Non trovando nessun supporto dai servizi, che erano assolutamente contrari alla mia decisione, mi sono accollata le spese per un’assicurazione infortuni e responsabilità civile per diversi anni.

Ettore Goffi, e figlio questo punto, Simone non rientrava più nella competenza dell’UMEE (3) perché non frequentava più la scuola e neanche, sostanzialmente, dell’UMEA, perché non erano d’accordo con le mie scelte. Quindi, forte delle competenze che avevo acquisito in questo campo, grazie alle costanti informazioni sulle normative vigenti, trasmessemi da Fabio (4), mi sono avvalsa di un consulente esterno per redigere un progetto da presentare alla ditta e in Comune, e richiedere una borsa lavoro (5). Dopo un paio di anni, Simone l’ha ottenuta (anno 2003 2004), ma il percorso era ancora lungo e le battaglie da fare sempre più difficili. Io per la parte burocratica e l’educatrice per la parte più delicata, quella pratica dell’inserimento, eravamo sfiancate, fino a quando l’educatrice ha conosciuto la dottoressa Navone (6). Ha chiesto suggerimenti, si è confrontata con lei e da quell’incontro abbiamo avuto la conferma che eravamo sulla strada giusta, quindi la battaglia andava continuata e vinta.

Siamo state ostacolate in tutte le maniere dai servizi, che si sono opposti anche alla proposta di un’assunzione, perché ritenevano che Simone non fosse ancora pronto, in base a quali parametri non l’ho mai capito, dal momento che non si è mai visto nessuno sul luogo di lavoro. Nel frattempo la gestione della mensa era passata attraverso tre ditte diverse, fino a quando (2005) è stata rilevata da una multinazionale che ha chiesto espressamente, attraverso l’Ufficio del Lavoro, l’assunzione nominativa di Simone. Un discorso più ampio andrebbe fatto per quanto riguarda la crescita di Simone attraverso il mondo del lavoro

Come ho già detto, durante il periodo della scuola dell’obbligo, sentivo Simone parte di un gruppo; con la scuola superiore, invece, avevo la sensazione che stesse facendo un percorso parallelo, ma totalmente isolato, senza punti di contatto dal resto della classe. Questo gli procurava disagio e spesso, al ritorno a casa, mi poneva domande alle quali era difficile rispondere.

Con il lavoro, all’inizio, non è stato facile, soprattutto nel rapporto con i colleghi, alcuni dei quali si ponevano con atteggiamenti di pietismo, altri di distacco, ma Simone a poco a poco ha trovato un suo ruolo, ha capito che aveva dei compiti da eseguire e che non poteva delegare ad altri. Quello che lui stava sperimentando al lavoro andava rafforzato a casa, puntando sull’autonomia e sull’autostima, in conformità con il lavoro dell’educatrice. Era come se, con il lavoro, Simone avesse trovato un suo spazio e avesse dato un senso alla sua vita, capendo l’importanza della sua persona nel contesto in cui operava e che gli altri contano su di lui. cresciuto, ha sviluppato una sua personalità, ha imparato a rapportarsi con i colleghi, spesso è stato ripreso, ma dopo i primi tempi in cui si bloccava con testardaggine, ha imparato a gestire le sue emozioni, a capire i suoi errori e a gioire quando veniva gratificato.

Io percepivo sempre di più la sua appartenenza al gruppo dai racconti che mi faceva al rientro a casa: mi parlava delle sue colleghe, dei loro figli, o di episodi della loro vita privata. Non meno importante era il fatto che il suo lavoro fosse retribuito; ora non aveva più la paghetta di mamma!
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Da sempre il calcio ed il fantacalcio sono considerati territorio maschile tanto che, soprattutto in questo periodo, in ogni angolo del web fioccano vademecum più o meno ironici su come una donna possa sopravvivere alla vera e propria febbre fantacalcistica del proprio lui. E se per una volta lasciassimo da parte tutti i luoghi comuni che vedono noi donne esclusivamente fissate con borse e scarpe e gli uomini sul divano a guardare la tv con una birra in mano? Se provassimo a cambiare punto di vista? Se invece di pensare a come farli guarire dalla patologia fantacalcistica pensassimo a come farci contagiare?

Vi riporto di seguito una bellissima intervista tratta fantamagazine

Il fantacalcio èunamalattia ed una volta contagiati non si torna più indietro. Abbiamo incontrato Irene, livornese doc, che ha accettato di parlarci un po’ della sua Lega per sole donne e di raccontarci come vive il gioco più bello del mondo (dopo il calcio).

una rarità leggere di una lega composta da sole donne, ciò rende assolutamente speciale il vostro fantacampionato ed incuriosisce non poco. Come vi siete conosciute? Come nasce la vostra passione per il calcio?

Non credevo fosse così una rarità. Io ormai frequento il forum Gruppo Esperti da 4 anni ma non pensavo fossimo in così poche donne. Ci siamo conosciute sui campi da calcio. Tutte noi giochiamo a calcio a 11 e con alcune ci conosciamo da 10/15 anni.

Dal calcio al fantacalcio poi il passo è breve. Come avete iniziato?

Ci trovavamo già ogni weekend a vedere le partite tutte insieme e 4 anni fa abbiamo deciso di creare una Lega così da rendere ancora più avvincente la competizione a prescindere dalle varie squadre del cuore. Pensa che la prima asta l’abbiamo fatta sul campo di allenamento

La tua fantasquadra ha un palmarès di tutto rispetto con 2 titoli in 3 anni, qual è il tuo segreto? Hai una strategia particolare?

Ho sempre tenuto nascosto il forum Gruppo Esperti con i vari consigli settimanali ma penso che il metodo migliore per vincere sia seguire l’istinto e informarsi. In estate guardo tutte le partite possibili per farmi un’idea delle squadre e dei giocatori, studio approfonditamente. Poi ci vuole anche fortuna chiaramente.

Cosa ti appassiona del fantacalcio? Qual è l’aspetto di questo gioco che ti piace maggiormente?

L’adrenalina durante il fine settimana nel seguire le partite non solo della propria squadra del cuore ma soprattutto dei propri giocatori. E poi è un’ottima scusa per stare tutte insieme: ogni weekend ci troviamo a casa di qualcuna, mangiamo una pizza e ci “gufiamo” a vicenda. Siamo ipercompetitive.

Per quale giocatore eri pronta a fare follie?

Icardi pagato 170/500. il top da 20 gol che volevo da affiancare ad un Mandzukic tutto da scoprire e ad una certezza come Totò Di Natale.

Solitamente il primo acquisto non si scorda mai: ti ricordi il primissimo giocatore della tua fantasquadra? E quello a cui sei più legata?

Si primo acquisto El Shaarawy a 4. Quell’anno fece benissimo! Almeno finchè non arrivò Balotelli il giocatore cui sono più legata invece è Vidal.

Sono davvero poche le ragazze con cui è possibile parlare di calcio, secondo te c’è un perché o stiamo parlando solo di una convenzione sociale che piano piano sta scomparendo?

Perché è uno sport troppo agonistico che non appassiona molte donne, forse le ragazze sono più portate alla calma e alla sportività. Ma non è il nostro caso.

Secondo te ci sono differenze tra come il fantacalcio viene vissuto dagli uomini e come lo vivete tu e le tue compagne di Lega?

Sì io credo di sì. Anni fa un ragazzo allo stadio si mise a parlare con noi perché vedeva che guardavamo i marcatori e ci disse che nella sua lega puntano un sacco di soldi ogni partita: il vincitore vinceva anche 1500 euro. Ecco così secondo me è troppo, rischia di non essere più un gioco e viene a mancare l’idea di base che deve sempre esserci: il divertimento.
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Francesco Floris è professore associato presso la Facoltà di Ingegneria di Cagliari nelle seguenti discipline di Vapore e “Combustione e Trasmissione del Calore”,
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nel corso di laurea specialistica in Ingegneria Meccanica. Consulente della Commissione Europea sulle “Reti Tematiche”.

di produzione di potenza elettrica da impianti a carbone/olio/gas convenzionali e innovativi5. Pirelli Cavi Milano (consulenza sui metodi di produzione di fibre ottiche)12. Fornaci Scanu (individuazione di “hot spot” nei forni di cottura laterizi)19. CAM ed ATLANTE Brescia (consulenza per la progettazione di forni a riscaldamentoindiretto nel recupero di trucioli d’ottone,
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alluminio e bronzo inquinati da oli)

20. CROCCHIAS Sanluri (CA) (consulenza nella riprogettazione di una friggitrice industriale per cuocere pani guttiau)

21. UNIVERSITA’ BEN GURION NEGEV ISRAELE Collaborazione per il brevetto di dissalatori ad energia solare

22. ACCADEMIA DELLE SCIENZE DI BUDAPEST Collaborazione per il brevetto di dissalatori ad energia solare

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[Le puntate precedenti: prima, seconda, terza, quarta e quinta].

Il conte riprese ad accarezzare la bella testa castana del ragazzo, sempre tenendolo tra le braccia, quasi coccolandolo. Poi, senza una precisa premeditazione, gli posò un lieve bacio sul collo, proprio sotto gli ultimi riccioli, come si fa ad un bambino. Sentì sulle sue spalle le braccia del ragazzo stringersi impercettibilmente. Lo baciò ancora con labbra leggere, sulla pelle fresca del collo, una, due volte, deliberatamente adesso. Adagio adagio si spostò sempre più verso il viso del contino. Questi pure stava lentamente voltando la testa. Finché alla fine il conte si trovò innanzi il viso ancor bagnato dalle ultime lacrime, ma con gli occhi socchiusi e le labbra semiaperte. Vi si immerse con delicatezza, sentendo tutta la freschezza e il calore di quella gola giovane. Per un momento rimasero entrambi fermi, come per una sorpresa gradita e inaspettata insieme. Poi, a poco a poco cominciarono ad esplorarsi a vicenda, cortesemente prima, poi in modo sempre più deciso, immemori di tutto il resto tranne che dell’ambito ormai comune delle loro due bocche, dove tutto il mondo pareva essersi concentrato.

Senza più pensare, ad occhi chiusi, si inseguirono reciprocamente nell’universo privato delle loro gole, si accarezzarono, si aggredirono, si avvilupparono, in un silenzio sempre più tumultuoso. Erano in piedi, abbracciati davanti all’ultimo fuoco del caminetto, nella stanza ormai semibuia, nel palazzo deserto. Il conte e il ragazzo si persero così in questo lungo, intenso, raffinato primo bacio.

Fu solo più tardi, quasi risvegliandosi all’azione, che il conte Camillo, senza mai interrompere quel lungo bacio, cominciò a sciogliere con una sola mano il foulard di seta nera annodato al collo del contino. Dopo di che, lentamente, aprì il bottone dell’alto colletto e ad uno ad uno anche i bottoni superiori della camicia, facendo poi scivolare la mano sotto la tela fina. Non v’era maglia di lana. Sentì invece il petto sodo, glabro, caldo del giovane. Fece scorrere le dita verso i capezzoli, toccandoli. Con un sussulto, il giovane Brusati si strinse ancor più al corpo un po’ pingue del conte e questi poté distintamente sentire quanto il ragazzo si stesse eccitando. Sempre a labbra unite e stringendo il contino a sé con la sinistra, il conte Camillo sbottonò il gilet ed il resto della camicia ed inserì la destra verso l’addome teso ed elastico, premendolo a palma aperta. Poi, staccandosi all’improvviso, ma senza chinarsi, incominciò a slacciare i grossi bottoni neri dei pantaloni del contino e a sciogliere i lacci delle mutande di tela. Il giovane lasciava fare, guardando il conte con un’aria un po’ trasognata. Aperto un varco sufficiente nei calzoni, la mano avanzò golosamente finché raggiunse i ricci elastici e compatti e destramente liberò dalle pieghe degli indumenti il membro del ragazzo, tenendolo in pugno come una preda ambita. Con un gesto rapido del pollice, lo liberò dalla sua guaina di pelle. Solo allora il conte Camillo si chinò a guardare.

Il contino Giovanni era ben fatto, con un membro diritto e fermo, abbastanza lungo, coronato da un glande grazioso dall’orlo pronunciato, a forma quasi di fungo prataiolo. Il colorito era roseo e sapeva di giovinezza. Il conte Camillo ne fu soddisfatto e mostrò la sua soddisfazione con un cortese movimento della mano chiusa, su e giù per quel gambo già un po’ vibrante, mentre con l’altra mano esplorava quietamente i testicoli del ragazzo. Sempre in silenzio, il contino si accodò al movimento e cominciò a dimenare un poco i fianchi avanti e indietro, all’unisono col moto di quella mano che stava manipolando il suo onor di maschio. Tuttavia poco dopo il conte Camillo si fermò e gli disse sottovoce in francese:

Viens, mon gar, on va dans ma chambre. On y sera plus confortables, tous les deux.

Nel così dire, prese la mano di Giovanni, che fece appena in tempo a tenersi con l’altra i pantaloni ormai aperti e la camicia sbottonata, e lo condusse per il corridoio deserto fino alla sua camera. Tommaso, il domestico, era sparito, ma nella camera del conte il caminetto era già acceso e il letto approntato. Chiusa la porta, il conte Camillo fece sedere Giovanni sul letto e cominciò a spogliarlo della pesante giacca di panno, del gilet di spessa seta bianca, della camicia ormai sbottonata. Poi gli tolse le scarpe e i calzerotti fatti in casa, e infine lo fece alzare un poco per sfilargli i calzoni mezzi aperti e le lunghe mutande di tela già slacciate.

Ormai nudo, il contino si stese sul letto e si lasciò guardare, con in volto un sorriso non del tutto sicuro di sé. “Senza vestiti è ancora più attraente di prima” pensò il conte lasciando vagare lo sguardo su quelle gambe snelle, la vita stretta e le spalle ben fatte, sui boccioli rosei dei due capezzoli senza alcuna peluria, appena abbozzati sul modellato del petto, e specialmente su quel superbo giovane arnese che gli si ergeva nel grembo monopolizzando l’attenzione. ” proprio un puledro di razza” si disse. Il conte Camillo non era certo un sentimentale e il suo fiuto di solito tendeva solo a seguire l’odor di maschio, andando subito al sodo. Ma l’ammirazione sconfinata e la fiducia assoluta che aveva letto negli occhi del ragazzo gli avevano fatto tenerezza. Il contino Giovanni gli piaceva, come ben poco gli era piaciuto da tempo.

Stampa Alternativa nasce nel 1970 per controinformare su tematiche all’epoca poco note ma fondamentali, quali droga, sessualità, aborto, obiezione di coscienza, stili di vita alternativi. Impostasi negli anni come casa editrice attenta a simili dinamiche, nel 1989 ha lanciato i Millelire, apprezzati (e imitati) ovunque: nel solo decennio Novanta ne vengono vendute milioni di copie. Aumentano man mano le collane (Fiabesca, Sconcerto, Eretica, Scritture, New Jazz People, i grandi libri illustrati) fino all’attualità di Ecoalfabeto, Cannabis, Digitale e nuovi titoli sulla scena internazionale. A riprova che le pur mutate condizioni storico sociali non hanno scalfito la carica provocatoria e visionaria di questo progetto culturale.

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L ha gli stessi inconvenienti dell Si crede di sapere cos e poi, alla prova dei fatti, eccola in pericolo, e nessuno riesce a mettersi d sul significato di questa parola. Una mattina, una collega di lettere (di ruolo), bloccandomi per il corridoio della scuola superiore per la quale lavoro (da precario), con un tono indignato mi disse:

Professore, portare la prima B a vedere lo stadio di San Siro è una cosa inutile, i ragazzi perdono ore preziose di lezioni e poi bisognerebbe scoraggiare l che si crea intorno al calcio.

Personalmente del calcio non me ne può fregare di meno. Tuttavia ho difeso l appoggiandomi alle nozioni di psicologia e sociologia moderna di mia conoscenza, che sostengono e provano il contrario (come momento alternativo e acquisizioni di nuove realtà). Eppure, adesso, passata la giornata didattica, mi sentirei di darle ragione. Facciamo un po di conti.

L patrocinata dal comune di Milano e dalle società calcistiche Inter e Milan è costata ad ogni famiglia, per ogni singolo studente, (tra biglietti di andata e ritorno delle ferrovie Nord dato che molte scuole si trovano in provincia ticket tram, biglietto d panino al chioschetto dello stadio), la bellezza di venti euro (in una famiglia con più figli la cifra raddoppia o triplica). Si sa, i mezzi pubblici e i panini allo stadio costano. Ma far pagare a uno studente sette euro per vedere uno stadio vuoto è una vera e propria truffa.

Naturalmente nessuno è obbligato ad andare, solo chi ha i soldi (sette euro), se no si è obbligati a restare a scuola. Sette euro non sono niente oggi, e un ragazzo, se vuole, le spende per un pacchetto di sigarette. Ma di cosa parliamo quando parliamo d (uscita didattica). Vedere opere di Michelangelo o del Bernini sparse per Roma non costa nulla, non costa nulla vedere il Papa in persona all la domenica. Perchè mai uno studente italiano deve pagare un biglietto per vedere lo stesso Papa in fotografia accanto ai giocatori, allenatori e presidente del Milan Silvio Berlusconi?

Visto i problemi attuali della scuola pubblica, tagli, eccetera. Alcune iniziative, che non costano nulla, non dovrebbero essere libere e gratuite? Naturalmente, lo stadio museo è aperto a chiunque voglia passare una mattinata ad annusare l del campo (veramente in ottimo stato). Ci trovi dentro anche turisti stranieri col volto sfigurato dall Facciamo ancora un po di conti.

In una mattinata lo stadio museo di San Siro, oggi Meazza (scopro), ospita tre o quattro scolaresche, per un totale di circa duecento ragazzi (ma potrebbe ospitarne cinquanta o cento, dal momento che lo stadio ha la capienza per 90 000 mila spettatori). Totale: 1400 1500 euro al giorno,
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per due tre ore di visita, che incasserà senza un euro di spesa. La giornata didattica comprende:

Miniconferenza tenuta da alcuni personaggi, non ben definiti, dello stadio museo di San Siro, che dopo mezz di promozione pubblicitaria (Inter, Milan, hockey sul ghiaccio e altri spettacoli associati), presentano il pezzo forte della mattinata, un calciatore in pensione, nel migliore dei casi un difensore o un centrocampista che a dieci anni dal ritiro rivive un momento di gloria, con immagini da repertorio accanto a veri campioni

Visita (feticistica ?) agli spogliatoi dell e del Milan. Cessi aperti a tutti. Voglio pisciare dove ha pisciato Kakà, il commento di un collega

Visita al museo dell e del Milan. Vecchie coppe, insalatiere e trofei vari, scarpe chiodate ammuffite, palloni in pelle di pecora irlandese, gagliardetti dei tempi d subbutteo e calcio balilla degli anni cinquanta, il libro Corea al Quirinale di Gianni Rivera, statue di glorie del calcio in pvc di un realismo da museo dell varie foto e magliette del passato firmate dai campioni, un ritratto bella in acquaforte di un pittore sconosciuto, del nostro premier Silvio Berlusconi (che c a tutte le scuole d risparmiate sette euro per andare a visitare il museo stadio di San Siro.

chi ha scritto quest non merita di essere chiamato insegnante, ma forse anche per questo, capisco perchè è un precario, precario nella vita. Si vergogni e si vergognin anche coloro che hanno permesso di pubblicare un articolo così fasullo. Impostasi negli anni come casa editrice attenta a simili dinamiche, nel 1989 ha lanciato i Millelire, apprezzati (e imitati) ovunque: nel solo decennio Novanta ne vengono vendute milioni di copie. Aumentano man mano le collane (Fiabesca, Sconcerto, Eretica, Scritture, New Jazz People, i grandi libri illustrati) fino all’attualità di Ecoalfabeto, Cannabis, Digitale e nuovi titoli sulla scena internazionale. A riprova che le pur mutate condizioni storico sociali non hanno scalfito la carica provocatoria e visionaria di questo progetto culturale.

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” Non ci sono per nessuno oggi pomeriggio”.

Miriam raggiunge rapidamente il suo ufficio gettando appena uno sguardo verso la sua segretaria che se ne sta seduta alla reception, e che sussulta con un cenno di assenso.

La riunione di lavoro è durata tutta la mattinata e chissà in quanti lavranno cercata. Scorre tra i numeri e scorge un SMS di suo figlio che “batte cassa” uno del suo ex marito (solo noie) e alla fine trova ciò che cerca.

Il messaggio dellAgenzia di viaggi che le conferma il volo per venerdì.

“E tutto prenotato Dottoressa, ha fatto le vaccinazioni? Ci chiami per i dettagli.”

Miriam sorride sfilandosi le scarpe e slacciandosi la giacca dellimpeccabile tailleur antracite.

Manderà una mail dallaereo alla sua segretaria ma non indicherà i recapiti, vuole essere lasciata in pace almeno per un pò.

Alza il volume del cellulare, accende il computer ,e una e mail e un SMS si accendono contemporaneamente.

e lSMS è di Luca : ” Ti amo. Chiamami.”.

A volte è costretta a saltare il pranzo, a mangiare un panino dallestetista, o a cenare a base di frutta tropicale nel bel mezzo di un appuntamento erotico.

Tanto per cominciare era scritta a mano con calligrafia incerta inchiostro blu, busta un pò stropicciata, come se fosse stata trattenuta a lungo tra le mani di chi laveva scritta prima di essere spedita, e non aveva mittente.

Miriam esita un pò prima di aprirla e si sente insolitamente emozionata.

Come quando si ascolta un disco di vinile che riproduce il respiro e le vibrazioni emotive di chi sta interpretando la musica, vivendola sul filo di un brivido.

“Quando alcuni anni fa decidemmo di non vivere assieme lunico vero amore della nostra vita, facemmo una scommessa.

Che ci saremmo ritrovati cinque anni dopo per leggere dentro di noi. Ricordi?

Io ora sono quì, perchè tu sei sempre e più che mai VIVA dentro di me.

Sono quì per ricordarti il nostro appuntamento, e per sapere se anche tu stai sentendo le stesse cose dentro di te.”

In fondo alla lettera, la firma e un numero di cellulare.

Miriam emozionatissima legge più volte quel foglio scritto a mano, che rivela al tatto e alla vista tutta la partecipazione emotiva di chi lha scritto. Annusa la lettera e un aroma sottile la sommerge di palpiti, avverte il crepitio della carta sotto i polpastrelli, ed è come se il tempo non fosse mai passato.
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CAPANNORI. Il mondo dell’economia lucchese è in lutto per la morte di Narciso Petrini, uno dei nomi più importanti del periodo d’oro del distretto della calzatura che si è sviluppato e ha prosperato per decenni intorno a Segromigno.

Narciso Petrini si è spento all’età di 78 anni: il suo nome è stato legato a quello dell’azienda calzaturiera di famiglia. Il calzaturificio Petrini, infatti, è da considerarsi un’azienda storica del Segromignese essendo stata fondata nei primi anni del secolo scorso. Occupa circa 25 addetti e ha mercati in Italia, in tutta Europa, ma anche in altri continenti.

La ditta fu fondata dal padre di Narciso, che dal 1959 ne tenne il timone fino agli inizi degli anni Duemila, quando subentrò il figlio Roberto. Un’azienda che negli anni ha saputo anche espandersi, con acquisizioni importanti in Francia. E lo stesso Petrini diversificò i suoi interessi,

I funerali dell’imprenditore sono stati fissati per questa mattina alle 11.30 nell pieve di Segromigno in Monte.
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Si ferma subito la rincorsa al terzo posto da parte dell con il pareggio in trasferta in quel dell Grande Torino contro la squadra di Mihajlovic. Un 2 2 che lascia pochissime speranze per il prosieguo del campionato per i nerazzurri e che andiamo a ripercorrere in questo appuntamento con Zero a Dieci I tiri in porta di Andrea Belotti e Mauro Icardi nei primi quarantacinque minuti della sfida di sabato pomeriggio. I due erano gli uomini pi attesi della sfida, ma hanno dovuto soffrire moltissimo contro i rispettivi avversari rendendosi pericolosi solo nella seconda frazione di gioco. Questo particolare scontro lo ha vinto il ragazzo di Calcinate che, nonostante la pressione di Miranda e Medel, ha realizzato due conclusioni contro la singola di Mauro Icardi.

UNO Il passaggio chiave effettuato da Ever Banega contro il Torino. Reduce da due ottime prestazioni, l ha reso leggermente sopra il par nell di sabato pomeriggio venendo sostituito da Eder. La prestazione leggermente negativa da imputare alla pressione del Torino su di lui e sul poco movimento effettuato dai compagni di reparto.

DUE Gli errori gravi di Hart che hanno concesso all prima di trovare il vantaggio, poi di riacciuffare il pareggio. Il portiere inglese non nuovo a questo genere di prestazioni altalenanti e il rammarico dei nerazzurri quello di non averlo messo pi sotto pressione portandolo, magari, a sbagliare una terza volta.

TRE I duelli aerei vinti da Miranda sui 4 in cui stato chiamato in causa, molto spesso contro Andrea Belotti. Il difensore brasiliano, contro uno dei clienti pi scomodi in tutta la Serie A, ha dato l dimostrazione silenziosa di come sia uno dei migliori centrali del mondo e non abbia bisogno di finire in tribuna su di uno sgabello per imparare le lezioni: lui le lezioni le impartisce direttamente dal rettangolo di gioco. Un vero professore.

QUATTRO Gli italiani dell convocati in Nazionale, il massimo insieme alla Juventus. Non si parler di blocco Inter perch sarebbe anche eccessivo farlo, ma si tender a far passare in secondo piano questo dato che il pi tangibile cambiamento dal cambio di propriet a questa parte: D Gagliardini e Candreva sono tre titolari inamovibili dell di Pioli, Eder il 12 uomo, quello che pi volte entra dalla panchina. E chiss magari dopo il mercato estivo potrebbero essere ancora di pi i convocati nerAzzurri.

CINQUE I gol in campionato di Antonio Candreva dopo la rete del 2 2 di sabato pomeriggio. Dall Lazio forse ci si aspettava un maggiore contributo in zona gol in questa stagione, ma la cosa avvenuta a fasi alterne e questo sta un po facendo penare l che si ritrova soltanto un marcatore in doppia cifra dopo 29 giornate, quando le dirette concorrenti ne hanno due, se non tre come nel caso del Napoli. Ad esempio il tridente offensivo della Roma composto da Dzeko Nainggolan Salah (assente a lungo per la Coppa d ha realizzato 40 reti, il Napoli con Hamsik Insigne Mertens ha totalizzato 42 gol, mentre Candreva Perisic Icardi ne ha segnati 34 (35 se si usano le 6 reti di Banega al posto delle 5 di Candreva). Un po pochino.

SEI Quella di Acquah la sesta rete subita dall nel quarto d successivo all Solo nel quarto d antecedente la pausa ha subito pi reti e dunque si pu dire che a cavallo del 45 minuto l ha subito 14 reti, quasi la met delle 31 complessive.

SETTE I tackle positivi nella prestazione di Geoffrey Kondogbia, il migliore dell Dopo essersi messo in tasca Kessi settimana scorsa, il francese ha replicato la propria prova arginando in ogni occasione gli avversari diretti nonostante la loro superiorit numerica a centrocampo (cosa che ha sofferto anche Gagliardini). Sicuramente nella prova dell Monaco ci sono degli errori di troppo in disimpegno, ma in pochi avrebbero retto per 75 minuti la pressione di Acquah, Baselli e Lukic riuscendo a strappare a loro ben 7 palloni dai piedi. Dovesse migliorare anche nella lettura dei tagli diventerebbe un giocatore totale e ancor pi imprescindibile per questa squadra.

OTTO I palloni toccati in meno da Mauro Icardi rispetto ad Andrea Belotti nella seconda met di gioco i quali, sommati ai sei della prima frazione, regalano un 14 per l argentino. Le caratteristiche dei due arcinoto siano completamente differenti, ma in certi casi l ha la necessit di trovare il proprio centravanti per allentare la pressione e questo non si pu fare con Icardi che preferisce la verticalit Il fatto che dopo il gol del pareggio, nel momento di massima pressione offensiva dei nerazzurri, il capitano abbia toccato solamente sei palloni, identificativo di come la squadra di Pioli abbia dovuto sviluppare in altri modi la manovra, altri modi che non prevedessero il coinvolgimento del miglior goleador di questa squadra.

NOVE I minuti complessivi in cui c stata una situazione diversa dalla parit Prima l ha tenuto il vantaggio per 6 minuti dopo il gol di Kondogbia, poi i granata hanno resistito per soli tre minuti dopo la rete di Acquah che sembrava aver indirizzato a loro vantaggio la sfida.

DIECI I punti di distanza dal secondo posto della Roma. Questo pareggio aumenta di due punti il differenziale rispetto alla squadra di Spalletti e, paradossalmente, gli 8 punti erano gli stessi che c prima dello scontro diretto del 26 febbraio scorso. L in un mese ha perso soltanto due punti rispetto alla Roma, quelli di sabato, ma va sottolineato come, vincendo quello scontro diretto i punti sarebbero quattro in questo momento.

11:30 GDS CENA DI NATALE: PRESENTE ZHANG JR, THOHIR IN FORSE 11:15 FFP, SERVONO 70 MILIONI ENTRO IL 30 GIUGNO 2018. SUNING VUOLE LA CL, A GENNAIO OPERAZIONI ALLA GAGLIARDINI 11:00 TS INTER, L’ARRIVO DI BASTONI ANTICIPATO A GENNAIO 10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO

EDITORIALE di Gabriele Borzillo

SALI SUL CARRO, SCENDI DAL CARRO

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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