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Le autorità forestali svedesi l’avevano identificata come “un’area con valori di conservazione ecologica particolarmente elevati”, il che significa che questa foresta si distingueva per la straordinaria varietà di flora e fauna.Ma, come avrete purtroppo intuito, oggi la foresta di Fagerholmsloken non esiste più. stata distrutta per produrre fazzoletti, asciugatutto, carta igienica e tovaglioli. Articoli che potrebbero invece essere prodotti utilizzando fibra di cellulosa riciclata.Questa foresta era di proprietà di SCA, una società svedese che possiede una grande quantità di foreste europee e le sfrutta per produrre legname e polpa di cellulosa, che vengono venduti a grandi aziende come Essity, il principale produttore europeo di tissue (proprietario in Italia del marchio Tempo).Lo scorso settembre, Greenpeace ha pubblicato “Wiping out the Boreal”, un rapporto che dimostra come vari fornitori di Essity siano responsabili della distruzione di aree forestali di grande valore. Nonostante ciò, la foresta di Fagerholmsloken, citata nel rapporto e presa ad esempio per il suo valore, è stata rasa al suolo.Per proteggere la Grande Foresta del Nord ed evitare che altre foreste preziose come quella di Fagerholmsloken vengano distrutte, dobbiamo impedire che alberi che hanno svettato per decenni, o addirittura per secoli, vengano abbattuti per produrre fazzoletti o asciugatutto che verranno utilizzati per qualche secondo e poi gettati via.Per questo chiediamo ad Essity di eliminare dalla propria filiera i fornitori coinvolti nella distruzione di aree importanti della Grande Foresta del Nord in Svezia, Finlandia e Russia.Ma le foreste scandinave non sono le uniche in pericolo in Europa. Sul confine tra Polonia e Bielorussia esiste infatti una foresta ancora poco nota ai più che dobbiamo assolutamente proteggere: quella di Bialowieza. Ovvero l’ultimo frammento della foresta primaria che ricopriva l’Europa centrale.Una foresta considerata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO che ospita tra le 11 mila e le 25 mila specie, tra cui il bisonte europeo, che in natura non si trova altrove. Nonostante ciò, solo il 35 percento di questa foresta è protetto.Quest’anno il ministro dell’Ambiente polacco, Jan Szyszko, ha modificato la legge nazionale, eliminando ogni forma di controllo sul taglio di alberi presenti su terreni. Inoltre, le foreste gestite dallo Stato non sono più obbligate a seguire la normativa Ue sulla protezione delle specie. Ciò ha dato il via ad un massiccio disboscamento in tutto il Paese.La Corte di Giustizia europea ha però reagito: il 20 novembre scorso ha ordinato alla Polonia di fermare il disboscamento della foresta di Bialowieza, prevedendo anche una sanzione pecuniaria di minimo 100 mila euro al giorno nel caso non venga rispettata la sentenza.Anche se tale misura è stata presa ad interim, quindi non ha valenza definitiva, è comunque un grande passo per la salvaguardia della foresta.Non possiamo permettere che questo antico e fragile ecosistema venga distrutto in nome del profitto. Non smetteremo di resistere fino a quando l’intera foresta non sarà riconosciuta come parco nazionale, come accade nella vicina Bielorussia.Per sostenere la nostra battaglia in difesa della foresta di Bialowieza, firma la petizione!Si può fare qualcosa per invertire la rotta? Siamo convinti di sì e rispondiamo al Black Friday non solo sostenendo il “Buy Nothing Day” (che si celebra sempre oggi, 24 novembre) come momento di riflessione urgente e necessario,
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ma anche promuovendo una settimana di iniziative in tutto il mondo, chiamata “Make Something Week”, dal 2 al 10 dicembre. In Italia ci saranno due eventi pubblici aperti a tutti, a Milano il 3 dicembre in collaborazione con Fashion Revolution e a Roma il 9 dicembre. Un’occasione per incontrarsi, riflettere e partecipare a laboratori di creatività per garantire una lunga vita a quello che indossiamo.La catena del fast fashion Hennes Mauritz o H come siamo abituati a conoscerla ha portato avanti un’intensa campagna pubblicitaria con lo slogan “Non ci sono regole nella moda eccetto una: ricicla i tuoi vestiti”. L’azienda scandinava si vanta di raccogliere e recuperare i vestiti usati dei consumatori per poi destinarli al riciclo.Quando Greenpeace ha sottolineato ad H la necessità di ridurre l’impiego spropositato di risorse, l’azienda ha risposto con solenni promesse, aggiungendo che presto le innovazioni tecniche avrebbero consentito una vera circolarità dei capi di abbigliamento. Sembrava uno sforzo straordinario e pioneristico per l’intero settore, eppure notizie recenti hanno rivelato che questa promessa è andata letteralmente in fumo.Recentemente alcuni giornalisti danesi hanno scoperto che H conferisce negli inceneritori addirittura vestiti nuovi. Come documentato dalla televisione danese, solo in Danimarca, il colosso del fast fashion ha conferito nell’inceneritore di Roskilde 12 tonnellate di rifiuti tessili ogni anno a partire dal 2013. Dobbiamo aspettarci quindi che anche le nostre vecchie T shirt, che portiamo indietro nei negozi H fanno la stessa fine?L’azienda ha dichiarato di bruciare solo vestiti che non possono essere venduti, regalati o riciclati, che sono inutilizzabili a causa di errori di produzione. Ci possiamo fidare? A seguito di una precisa richiesta da parte di Greenpeace, H ha ammesso per la prima volta che quello danese non è un caso isolato, ma una pratica comune in tutto il mondo. L’azienda dichiara che si tratta di una soluzione estrema a cui ricorre sporadicamente, per esempio quando le etichette dei jeans presentano elevati residui di piombo. Purtroppo quello di H non è un caso isolato ma comune a tanti altri marchi come le griffe del lusso, ad esempio, che distruggono gli abiti non venduti per evitare che finiscano nei mercatini di seconda mano.Questi dati indicano, in modo inequivocabile, che c’è qualcosa che non funziona nel sistema moda attuale se, per un’azienda che ufficialmente promuove il riciclo dei capi di abbigliamento, è più vantaggioso bruciare i vestiti piuttosto che avviarli correttamente al recupero. Ad oggi non abbiamo sentito una parola da parte di H sulla promozione di servizi di riparazione dei vestiti o altre iniziative che ne garantiscano una maggiore durata nel tempo.In occasione del Black Friday, la giornata che negli Stati Uniti segna l’inizio dello shopping natalizio e che da alcuni anni sta diventando popolare anche in Italia, vogliamo evidenziare le gravi conseguenze sull’ambiente dell’eccessivo consumo, in particolare di capi d’abbigliamento. L’offerta di prodotti a basso costo, come quelli del fast fashion, fa sì che consumiamo risorse e produciamo rifiuti a un ritmo più elevato di quello che il nostro Pianeta può sostenere. Un appuntamento durante cui le più grandi case automobilistiche si riuniscono per mettere in mostra dei veicoli così tanto lucidati che è un miracolo che vi sia rimasta ancora sopra della vernice.Ma nonostante i marchi che si esibiscono durante questo evento siano abilissimi nel raccontarci quanto siano veloci i loro modelli nel passare da zero a cento chilometri orari, quello che difficilmente ci sentiremo spiegare è il processo per cui l’industria dell’auto sta diventando progressivamente irrilevante, dati i progressi tecnologici, le scelte dei consumatori e le politiche governative che stanno rapidamente spingendo al cambiamento questo settore.Vuoi saperne di più? Ecco qui:Mentre alcune case automobilistiche si vantano di quanto siano diventati efficienti i loro modelli a benzina e diesel, la realtà dei fatti è che le loro auto contribuiscono al momento a più del 20 percento del totale delle emissioni di CO2 in diversi Paesi.Il comparto dei trasporti ha infatti fallito l’obiettivo di taglio di emissioni, a differenza di altri settori come l’agricoltura o la generazione di elettricità. Con la necessità sempre più urgente di contrastare i cambiamenti climatici,
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le case produttrici di auto non potranno continuare ancora per molto con questo tipo di business.In Europa circa mezzo milione di persone muore prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento dell’aria. E in altre aree del Pianeta la situazione è addirittura peggiore.

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Ciò che è accaduto in Giappone, al di là di tutte le considerazioni che si devono fare, in un momento come questo, attorno alla tragedia umana, deve spingere il mondo intero a una profonda riflessione.

Uno degli elementi che emergono con più chiarezza da questa tragedia è la pericolosità delle centrali nucleari. Al contrario di quel che vorrebbe far credere il capo del governo italiano, non esistono centrali nucleari sicure. Se vogliamo far finta di non vedere il gigantesco problema legato alle scorie radioattive, che non si possono smaltire e che andrebbero stoccate per moltissimi anni (problema delicatissimo in un paese in cui la mafia si infiltra ovunque), pensiamo almeno ai danni che il danneggiamento di una centrale nucleare potrebbe provocare in vastissimi territori. Le centrali vanno costruite in prossimità di grandi fiumi o di laghi per permettere il raffreddamento dei reattori, in territori non sismici e fuori dalla portata di catastrofi come frane, smottamenti, alluvioni ecc

Il nostro governo sta facendo di tutto per affossare le cosiddette energie pulite che, anche se non sono verdi al 100% sono, attualmente, l’unica soluzione non pericolosa per l’uomo. In qualche modo dovremo liberarci del petrolio, passare da un fattore inquinante e potenzialmente pericoloso ad un altro fattore mille volte più pericoloso non mi sembra una grande idea. Vorrei sapere quali interessi spingono l’attuale governo a puntare sul nucleare, soprattutto dopo che gli italiani hanno già detto di no con un referendum.

Non è questione di appartenenza politica, è questione di buonsenso.

Sono stato a Chambord dove, oltre al meraviglioso castello, sorge anche una grande centrale nucleare. Nel mio peregrinare in Loira ne ho viste almeno due. Enormi, rumorose, visivamente disturbanti. Dalle centrali nucleari sale, costantemente, un muro di vapore acqueo. Una notte (dormivamo in un campeggio vicino alla centrale nucleare) è scattato l’allarme. Sono arrivati pompieri, polizia, medici. Era un falso allarme, per fortuna, ma che sarebbe accaduto se invece di un falso allarme ci fosse stata un’emergenza vera?

Dal momento che la memoria sociale di questo paese è cortissima non chiedo di pensare alla tragedia di Chernobyl. Oggi,
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di tragedie, ne abbiamo sotto gli occhi un’altra.

Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

Ovviamente affossando scuola e ricerca non rimane altro che nucleare, è la logica conseguenza di una mente malata , con una visione cieca della realtà che oggi più che mai è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo questo è dovuto al fatto di avere al governo una persona che ha il grande merito di essersi circondata da una serie di adepti legati a lui da. sortilegi od ottusità condivise, il cui unico scopo è quello di affossare l’Italia e distruggere le capacità intellettive di videodipendenti assicurando che tutto ciò che fà e per il bene del popolo, essendo lui munifico, estremamente generoso ed incurante dei propri interessi sebbene perseguitato da magistrati deviati, da comunisti perversi ed ultimamente ha asserito anche di essere stato intralciato da Fini che ancora oggi continua a stare a guardare!

Postato sabato, 12 marzo 2011 alle 6:34 pm da Bianca Fileri

Vuoi il Nucleare? Portatelo a casa!

il recente dramma che ha colpito il Giappone inevitabilmente riapre anche la questione della sicurezza delle centrali nucleari.

Anche l’ Italia come è noto è geologicamente alquanto instabile, e la sicurezza anti sismica delle nostre logiche costruttive ci è tragicamente altrettanto nota.

Però non voglio entrare direttamente in argomenti tecnici o di strategie economiche ed energetiche, voglio solo esprimere una considerazione etica.

Presto saremo chiamati al referendum sulla scelta nucleare, alla faccia della precedente scelta fatta sempre tramite referendum e “furbescamente” allocata al di fuori di un ragionevole “election day”in modo da cooptare la probabile mancanza del quorum tra le “ragioni” del governo.

Io però credo che una assunzione di responsabilità da parte del corpo elettorale sia eticamente più che corretta e mi spiego meglio.

Bisognerebbe stabilire una norma che dica inequivocabilmente che quelle comunità municipali in cui passa la scelta nucleare, sia per mancanza di quorum o per vincita elettorale diano implicitamente pieno consenso ad ospitare sul proprio territorio le strutture relative.

Siano esse centrali nucleari vere e proprie o centri di stoccaggio per l’ inevitabile produzione di scorie.

E questo consenso di disponibilità sia ovviamente da ritenersi vincolante e non recriminabile.

Non sono un ingenuo e so che normativamente la cosa non è praticabile, ma questa abitudine di volere anche le cose più sporche a patto che non le facciano a casa mia è veramente insopportabile.

Io vivo in Lombardia, e mi è capitato spesso di ascoltare commenti che in merito esprimevano l’ inevitabilità della costruzione di queste centrali al sud “perchè hanno più spazio” (?!)

Ma sono sicuro che simili ragionamenti inversi e perversi si facciano lungo tutto lo stivale.

E questa è la logica imperante che spera sempre che queste scelte “assolutamente necessarie” non le facciano comunque a casa mia.

Postato lunedì, 14 marzo 2011 alle 8:52 am da Fiorenzo Gualandris

Ma, come dicono i nostri cari ministri, “NOI SI’ che costruiremo centrali sicure, mica come ‘sti giapponesi!!!”. Mi sono venuti i brividi. Per capire come sono “‘sti giapponesi” basta vedere come un terremoto ha ridotto L’Aquila e come non ha smosso una foglia in Giappone finchè, purtroppo,
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non è arrivato lo tsumani! Non siamo degni di legargli le scarpe e pretendiamo di saper fare meglio di loro!!

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UDINE. Pattugliamenti anti prostituzione etero ed omosessuale in città e nella prima periferia. La polizia in questi giorni ha setacciato il “quadrilatero a luci rosse”, compreso essenzialmente ma non solo tra via Ciconi, via Battistig, viale delle Ferriere e via Tullio.

Gli agenti, oltre a borgo stazione, hanno monitorato anche le zone verdi adiacenti al fiume Torre che, da tempo, sono utilizzate come luogo di ritrovo da chi è in cerca di incontri a sfondo sessuale e omosessuale.

In quell’area gli uomini della questura hanno identificato, l’altro pomeriggio, sei giovani richiedenti asilo di origine pakistana e attualmente ospitati all’ex caserma Cavarzerani.

Fermati e controllati nelle vicinanze anche sei uomini residenti in Friuli, tutti over sessanta. Recentemente la polizia aveva ricevuto alcune segnalazioni relative a un ricorrente viavai nella zona del greto alla quale si accede percorrendo una stradina che parte da via Cividale. Durante le verifiche di venerdì, comunque, non è emerso nulla di anomalo.

Solo una nigeriana, controllata in città, è risultata clandestina ed è stata espulsa. Tra giovedì e sabato scorsi sono stati effettuati anche servizi nei pressi delle stazioni: gli agenti della Squadra volante, in collaborazione con i colleghi della Mobile, dell’Immigrazione e del Reparto prevenzione crimine di Padova (specializzato negli interventi in strada e in quelli di ordine pubblico), hanno identificato complessivamente 293 persone ed effettuato accertamenti su ben 895 veicoli.

Ciò è stato possibile grazie all’utilizzo del sistema Mercurio che consente in poco tempo e in modo automatizzato di sapere, attraverso il numero di targa, se si ha di fronte un veicolo rubato oppure un mezzo che non è coperto da assicurazione. In città e nell’hinterland sono stati allestiti undici posti di blocco.

Due persone sono state “pizzicate” in città nonostante a loro carico fosse stato emesso un Divieto di ritorno: entrambe sono state denunciate. stato anche rintracciato un romeno sul quale pendeva un ordine di carcerazione. Lo stesso giovane è stato anche segnalato per il possesso di una bomboletta di gas lacrimogeno.

I servizi di monitoraggio del fenomeno della prostituzione in città verranno ripetuti anche nelle prossime settimane. Stando agli ultimi dati raccolti dalla questura, comunque, emerge che nel capoluogo friulano sono sempre attive, in media, una quindicina di lucciole.

Una buona metà sono romene, mentre altre sono di origine africana. Vi sono anche due transessuali e alcune sudamericane. Si possono incontrare percorrendo le “solite” vie: basta imboccare via Battistig, all’angolo con via De Rubeis. O girare in via Ciconi. Altre presenze, inoltre, in via Tullio e viale delle Ferriere, fino alla zona di piazzale Cella.

Di solito le ragazze utilizzano punti d’appoggio sparsi in città o più raramente raggiungono insieme ai clienti luoghi più appartati rispetto alle vie cittadine.

Non molto tempo fa la polizia aveva sospeso l’attività di un affittacamere che si trova a due passi da via della Cernaia perché le presenze e tra queste c’erano diverse prostitute non venivano registrate correttamente.
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(Dietlinde Gruber) Bolzano 19 aprile 1957. Giornalista. Dal settembre 2008 conduttrice di Otto e mezzo su La 7, solo per la prima stagione con Federico Guiglia (vedi). Dal 2004 al 2008 eurodeputato (Ulivo, oggi Partito democratico). Dichiarò poi conclusa la sua esperienza politica per tornare al giornalismo. stata presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati del Golfo, compreso lo Yemen; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della delegazione per le relazioni con l’Iran.

Già alle elementari la mia mitica suor Rosita mi diceva che scrivevo bene. Sapevo di voler fare un lavoro creativo, ma che avesse un impatto sociale (a Barbara Romano).

Laurea in Lingue e letterature straniere a Venezia, ha svolto il praticantato giornalistico nell’allora unica televisione privata dell’Alto Adige, Telebolzano, e scrive per i quotidiani L’Adige e Alto Adige. Buca il video, brucia le tappe. Nell’87 è già al Tg2, anchorwoman della televisione pubblica. Tre anni dopo, eccola al Tg1 di Vespa, la sua conduzione “di sbieco” diventa un cult, i suoi servizi da Berlino e da Amman fanno audience, il suo nudo integrale (rubato) nella calda estate sarda del 1992 anima le cronache (Alessandra Longo).

Nel 1988 è diventata inviata di politica internazionale per la RAI, seguendo, tra i molti avvenimenti, il crollo del Muro di Berlino, la guerra del Golfo, i viaggi del Papa, il crollo dell’Unione Sovietica, il conflitto israelo palestinese; la guerra nella exIugoslavia; gli attacchi terroristici dell’11 settembre, la crisi irachena e l’invasione dell’Iraq.

figlia di un imprenditore di lingua tedesca che aveva una industria (la Tiger) di macchine edili, ha patito la separazione dei genitori ed è cresciuta con i due fratelli maggiori ad Egna frequentando l’istituto delle suore Marcelline, la scuola bene di Bolzano (Gian Antonio Stella).

Fu un craxiano a lanciarla, Ghirelli. “Cercava in provincia volti nuovi per il Tg2. ‘Tu si’ ‘na signora austriaca,
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mi disse’. Poi, quando mi vide alla prova: ‘tu si’ ‘n animale televisivo'”. Era fatta (Aldo Cazzullo).

La sua famosa posa di tre quarti è dovuta alla scoliosi: Ho sempre cercato di regolare inconsapevolmente la postura in base alle esigenze della mia schiena.

I nomi di famiglia li ha scelti Tante Auguste, la zia germanista appassionata alla saga dei Nibelunghi: Winfried il fratello, Friederiche la sorella.

Pratica canottaggio e sci, ha studiato per otto anni danza e pianoforte.

Lunga storia col giornalista Giuseppe Giulietti. Dal 2000 sposata col giornalista belga Jacques Charmelot. Si incontrarono per la prima volta nel ’91 a Baghdad.

La critica che le dà più fastidio è quando mi dicono che ho un’aggressività prussiana. Perché se fossi un uomo si tradurrebbe in un “ha le palle” e sarebbe un complimento (a Stefano Landi).

Ha pubblicato America Anno zero (Rizzoli, 2006), Figlie dell’Islam (Rizzoli, 2007), da ultimo Eredità. Una storia della mia famiglia tra l’Impero e il fascismo (Rizzoli, 2012), un romanzo che racconta la storia della sua famiglia. Non sono una storica e non volevo scrivere un saggio. La mia è piuttosto una piccola saga familiare, sullo sfondo, più ampio, dei grandi rivolgimenti vissuti dalla mia terra e dall’Europa tra le due guerre mondiali.

Accusata di abuso edilizio nel 2012, le fu sequestrata una villa in Sardegna.

Nella lista dei partecipanti al club Bildelberg nel 2012 e 2013.

Vizi: Spendo troppo per i vestiti.

Le sue giornate, insopportabili per chi dovesse soffrire anche soltanto un poco di ansia, se ne vanno tutte nella preparazione della puntata serale di Otto e mezzo, il che significa ascolto della radio e lettura di cinque, sei, sette giornali fino, quasi, dall’alba e poi riunioni () Nel frammezzo, una corsa salutare a Villa Borghese e un pranzo supremamente dietetico a base di verdure, insalata e semi vari. Niente vino fino a sera, di modo da restare vispa abbastanza per poter ribaltare la trasmissione anche all’ultimo minuto. Una sudtirolese a Roma vive così (Isabella Bossi Fedrigotti) [Sette 12/10/2012].

Ha imparato a coniugare l’intuito con il rigore, l’irriverenza delle domande con il rispetto per l’interlocutore. Lilli è una giornalista che non si stanca di appagare la propria curiosità, che impiega ore per documentarsi, che prende appunti, che chiede lumi senza remore a chi, su un particolare argomento, le sembra più preparato di lei (Antonio Ferrari) [Cds 17/10/2012].
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ne è del diritto mentre la tecnica s del nascere e morire umano? La domanda posta da Natalino Irti (2007, p. 41) ci conduce direttamente al cuore del problema del biodiritto. Esso indica molto di più di un neutro legame tra vita e diritto: da una parte vita smette di essere una semplice durata, un intervallo di tempo tra nascere e morire, cui erano affidati confini certi, e persino sacri e inviolabili. Dall diritto smette di essere un semplice meccanismo di regolazione. Giuridificare la vita significa metterla in e, di conseguenza, incidere direttamente su destini, scelte, progetti: mai come in questo caso il diritto si costruisce come tecnica, e insieme potere, che aggiudica libertà e limiti, possibilità che si aprono e contingenze che ne riducono gli spazi. Il gioco che si instaura tra la vita e le regole (Rodotà 2006) si snoda sempre su equilibri provvisori e instabili tra le tante dimensioni della vita, gli ambivalenti poteri della tecnica e le domande crescenti che vengono rivolte all e al diritto. Mai soltanto limite e mai soltanto potere legittimamente riconosciuto, il diritto si trova di fronte all della vita con compiti difficili. Paradossalmente dovrà prendere distanza dalla vita per poterla regolare.Prima che il legame tra scienze della vita e diritti dell venisse richiamato direttamente da testi di legge, e diventasse tema rilevante, il rapporto tra diritto e dimensione vitale dell si era già da tempo imposto alla cultura giuridica. Mai, però, in questa forma e con questa intensità.dei rapidi progressi della biologia e della medicina e che un uso improprio della biologia e della medicina può portare ad atti che mettono in pericolo la dignità umana così esordisce il preambolo di un importante testo normativo che ha per soggetto i europei Affermando che i progressi della biologia e della medicina devono essere utilizzati per il beneficio delle presenti e future e riconoscendo l di un dibattito sulle questioni sollevate e sulle risposte da dare viene solennemente emanata la Convenzione sui diritti dell e la biomedicina (Convenzione di Oviedo).Il testo dell 1997 emanato dal Consiglio d è preceduto dal Preambolo in cui si traccia il senso e si individuano le linee di un intervento normativo intorno alla questione della biomedicina.Come accade per molti documenti giuridici, questo appare immediatamente nella sua natura di testo assume come compito quello di tracciare linee guida, norme, limiti al possibile utilizzo improprio delle tecnologie biomediche. A questo proposito, la Convenzione si dimostra anche una sonda efficace della rilevanza dei problemi e delle inquietudini di un Non è il primo, né sarà l ma è forse il testo normativo in cui, più esplicitamente, irrompe la questione della della vita come confine oltre il quale la tecnologia non può spingersi e non può espandere competenze e domini.Tale testo appare come sensore potente della percezione del problema e dei compiti da affidare alle regole giuridiche. Non vieta né legittima, ma disegna solchi giuridicamente compatibili, secondo un linguaggio consentito al diritto, in cui libertà e autonomia delle singole sfere sono sempre riconosciute entro paradigmi e confini giuridicamente compatibili. Al di là dei singoli contenuti e delle specifiche previsioni, questo testo mostra un rapporto, non sempre lineare, tra il diritto e la vita. Lo si può definire un testo biogiuridico in cui si percepisce una diffusa richiesta di consapevolezza pubblica, oltre che l di direttive e principi cui ispirarsi. Le questioni della biomedicina così vengono definite hanno fatto, dunque, irruzione nel sistema delle regole giuridiche, forse in ritardo, magari con una tematizzazione non del tutto soddisfacente, con tante incertezze, ma hanno anche imposto riflessioni alla province of jurisprudence.Di fronte alle ormai consuete accelerazioni della tecnica, gli anni più recenti hanno mostrato una sola apparente divaricazione. Da una parte si è assistito al crescere di un dibattito, a volte dal carattere un po sul cosiddetto postumano, una sorta di Atlantide piena di chimere e di corpi elettronici; dall si è registrata una diretta conferma del presagio della filosofia di fine Ottocento secondo cui il nella sua fisicità, avrebbe costituito il rosso dell modernaTra un corpo scomparso e un corpo ritrovato, la discussione pubblica si è concentrata in maniera prepotente sulla dimensione della vita e della sua Tracce di tali discussioni si ritrovano in molti luoghi, ma testimonianze rilevanti dello stato della questione sono consegnate, come non mai, a quei testi normativi che ne recepiscono il problema e ne possibili soluzioni. L stringente tra il diritto e la vita (il life dominion) risiede esattamente in questo punto e caratterizza in maniera puntuale l contemporanea. Per questo il diritto, che è un complesso sistema costituito da prescrizioni, decisioni, e da ragionamenti su prescrizioni, è diventato per larga parte biodiritto, avendo fatto proprio l delle relazioni tra limiti e possibilità della vita, quando la vita, si dice, diventa manipolabile da parte della tecnica.Questo secolo si è aperto con uno dei testi normativi più significativi nella storia del costituzionalismo, la Carta dei diritti fondamentali dell Europea (Carta di Nizza) del 2000 entrata in vigore nel 2003; il documento è destinato a costituire la parte seconda del Trattato costituzionale europeo, attualmente in via di riforma.La sua importanza è da rinvenire a diversi livelli, di cui alcuni attengono al carattere costitutivo di questo inedito spazio politico dell (fra, ma anche oltre gli Stati), altri alla dimensione, non soltanto simbolica, dei diritti che vengono sanciti, altri ancora al loro specifico contenuto. Non è nuova, del resto, la tendenza a leggere i documenti giuridici come veri e propri testi letterari che informano sull sulle sue sensibilità, sui suoi temi rilevanti. Letta come un del proprio tempo, la Carta di Nizza appare come un testo particolarmente importante per il modo in cui adotta un linguaggio normativo riferito a temi, o assenti, o soltanto in ombra nelle precedenti esperienze costituzionali. Ripercorrere la mappa delle sue prescrizioni significa ritrovarsi di fronte a un singolare giuridico della vita degli individui ( nella tradizione più francese).L è dedicato alla clausola della dignità umana (degli umani) definita come inviolabile e oggetto di rispetto e tutela da parte della sfera pubblica. La dignità, che prende il posto, forse riassumendole, delle più tradizionali clausole dell e della libertà, aveva fatto il suo ingresso nelle costituzioni e nelle carte dell dopoguerra quando, in maniera forse più decisa, le comunità politiche avevano sancito il più della violenza e della che soltanto il rispetto dei diritti fondamentali delle persone avrebbero potuto fermare.Nel riconoscimento della dignità dell umana vi è qualcosa in più: nella Dichiarazione universale dei diritti dell del dicembre del 1948 la dignità si articolava nell diritto a come uomini con echi kantiani facilmente riscontrabili. La consapevolezza che uomini spesso non coincide con l umanità aveva spinto la comunità internazionale a porre la dignità della vita di ogni individuo al centro dello statuto giuridico degli individui e come cuore pulsante delle costituzioni: essa era progetto positivo da perseguire all della sfera pubblica e limite negativo all di qualsiasi potere. Ancora più esplicitamente, nella Costituzione della Repubblica Federale di Germania del 1949 e nella giurisprudenza che l interpretata e applicata, è stata intesa come salvaguardia della vita, materiale e immateriale, di ogni individuo di fronte a sofferenze gratuite imposte da qualsiasi prepotere. Vi sono tracce anche nella Costituzione italiana (artt. 2, 36, 41), anche se meno visibili di quelle emergenti in altre leggi fondamentali.Ripartire da questa tradizione nel testo costituzionale europeo non è senza significato, anche perché in questa maniera si individua un passaggio dalla categoria del soltanto centro di imputazione giuridica astratta, a quello delle persone con le loro scelte, i loro destini, la loro esistenza concreta. Che il referente della dignità sia la nella sua complessità è indicato da quella mappa ideale della Carta di Nizza che fa seguire all in chiave di dignità, la sanzione del alla vita (art. 2) di ogni individuo e l conseguente, della pena di morte che è antitesi, appunto, del diritto alla vita. Dignità della vita va intesa specificamente come dignità di una in quanto singolo e nelle formazioni sociali: qualificazione di una modalità che tiene sempre insieme individuo e comunità e lega lo ius solitudinis alla più aperta socialità che si esplica nelle relazioni, nei gruppi. Si potrebbe dire che si tratta di persone carne e ossa per riprendere la nota formulazione di Walter Benjamin; ed è proprio a partire da questo contenuto giuridico minimo che ogni altro diritto può trovare una forma di riconoscimento.Nella sua declinazione costituzionale, infatti, la vita materiale e immateriale degli individui trova cittadinanza nell delle regole giuridiche, che è molto di più della sua semplice Si può ricostruire nel testo costituzionale europeo una specifica della vita, con tutte le sue più diverse dimensioni, da quella puramente biologica a quella propriamente psichica o spirituale: in controluce finiscono per evidenziarsi le complesse pieghe del body mind problem (corpo/mente), con tutti i suoi incidenti ma questa è altra questione. Dunque ogni individuo, continua la Carta all 3, ha diritto alla propria fisica e psichica Si allarga così lo sguardo rispetto ai codici civili del secolo scorso e si parla insieme di soma (corpo) e psyché, non separandoli, ma connettendoli reciprocamente. Quella che sembrerebbe soltanto una clausola generale, che rischia di svuotarsi, viene progressivamente riempita da puntuali riferimenti tanto al contenuto della vita quanto alle scelte immateriali che possono connotare lAl 2 co. si ribadisce, ed è qui la novità, che nell della medicina e della biologia devono essere rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, il divieto delle pratiche eugenetiche selettive della specie, il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti fonte di lucro, il divieto della clonazione riproduttiva. Anzi, proprio nella grammatica della vita che il testo costruisce, biologia e biografia non si sovrappongono; il carattere biografico dell è molto più legato a dimensioni esistenziali che si consumano dentro forme collettive, condivise, dentro una contingenza storica indipendente dai cromosomi. Due gemelli vissuti in ambienti diversi mostrano, per es., diversità profonde e atteggiamenti culturali differenti; il cosiddetto diritto all è qualcosa di più del semplice dato genetico e le leggi europee sulla privacy lo hanno di recente ribadito. Persino in decisioni giudiziarie si parla del ad essere sé stesso come diritto a scrivere la propria storia con parole e racconti, almeno in parte, propri: oltre che biologia è anche, se non soprattutto, biografia. L è sicuramente dato genetico, ma è anche della memoria di sé persino nei documenti giuridici.Le declinazioni complesse della nei testi costituzionali che questi ultimi decenni ci hanno proposto si sforzano di indicare il perseguimento del fine della dignità come compito collettivo in cui ci sono doveri della sfera pubblica da attivare. Il modello che torna è quello illuminista consegnato a leggi fondamentali come la Costituzione francese del 1793 che ribadiva il dovere di tutti di tutelare e attuare i diritti individuali. E questo vale soprattutto per la clausola della dignità che, in ambiente anglosassone, è stato definito come il knockdown argument.Il nuovo habeas corpus passa infatti per il divieto rivolto ai pubblici poteri di sottoporre alcuno a o trattamenti inumani e degradanti (Carta di Nizza, art. 4), per l di rimuovere le di schiavitù o di servitù e le costrizioni a un forzato o obbligatorio e per la proibizione della di esseri umani (art. 5). Tali prescrizioni sono accompagnate anche da un vincolo di penale per gli Stati membri che l Europea ha ribadito nelle politiche di sicurezza e giustizia. Che poi le prescrizioni non siano sempre accompagnate da prassi di politiche sociali adeguate non è, ovviamente, questione di dettaglio ma è sicuramente altro discorso. Dello stesso tenore appaiono gli espliciti richiami al dovere di rispettare e far rispettare la privata e familiare di ogni individuo, il e le sue comunicazioni (art. 7): il nome possibile è quello dell di ogni individuo, come presupposto della dignità, da realizzare attraverso tutele negative e obblighi positivi (habeas data, protezione dei dati personali e libertà di scegliere la propria dimensione di vita). Non si giunge alla nota sanzione del diritto alla felicità della Costituzione americana, ma sicuramente a un singolare diritto alla vita degna, in cui tanto felicità quanto vita degna non sono intese in maniera monologante, a valore unico e imposte dall come nello Stato etico. Le norme indicano il diritto a ricercarle individualmente, ma anche l a rimuovere gli ostacoli che a esse, nei fatti, si frappongano.In questo senso vanno interpretate le norme che proteggono i singoli cittadini da pratiche statuali contrarie alla dignità (art. 19) e quelle che traducono il principio di uguaglianza in divieti di discriminazione. Le forme della discriminazione, sempre possibile nei fatti, sono indicate nel testo giuridico con lo stile di una grande narrazione che la tradizione costituzionale europea, non ultima quella della Costituzione italiana del 1948, ha conosciuto. Si parla infatti di discriminazione in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l o le tendenze sessuali (art. 21); non ultima viene interdetta quella particolare discriminazione fondata sulla che pure, come è peraltro ben noto, nella discussione pubblica europea, non di rado abbiamo visto ritornare.Lo schema adottato è quello della diversità non come limite, ma come struttura costitutiva dell La novità non secondaria è che nel catalogo delle discriminazioni figurano inediti come le caratteristiche genetiche che vengono esplicitamente richiamate; questo non è semplice omaggio ai novissima del dibattito scientifico. Si tratta di un problema di etica della vita pratica che il diritto europeo affronta perché l quotidiana ha suggerito la rilevanza e la ricorrenza di discriminazioni sulla base della genetica: si pensi ai casi giudiziari frequenti decisi da corti nazionali e dalla Corte europea dei diritti dell di Strasburgo sulla discriminazione nei contratti di lavoro e nei contratti di assicurazione in cui la della genetica viene usata per prevedere inefficienze lavorative o rischi assicurativi. Qui si vede come il dato si trasformi in atteggiamento culturale e in pratica sociale, che hanno a che fare fino in fondo con la e la sua uguaglianza e, quindi, inevitabilmente, con il diritto. Si tornerà più avanti sui dati genetici, su cosa siano dal punto di vista giuridico, sul loro statuto, ma fin da ora va sottolineato il fatto che il diritto incorpora (internalizza con una Verkrperung) il linguaggio della scienza traducendolo nel suo. Così nei testi costituzionali i dati genetici sono fonte di discriminazione, altre volte costruzione dell che attengono a dimensioni della vita che non possono essere mai esaustive. Non a caso la Carta immediatamente dopo prende in considerazione la condizione sessuale e l donne, uomini, bambini, anziani, disabili. Il lessico ci pone direttamente di fronte alla questione del bios con la sua singolarità (l il sesso, la malattia) e la sua relazione infraumana: non è richiamata la dimensione di un soggettività giuridica, ma quella dell concreta, delle singole vite con tutte le loro determinatezze.Più apertamente che in passato, questo testo costituzionale fa emergere un singolare rapporto tra la vita e il diritto: la vita suggerisce il diritto (nomos) e il diritto interpreta e regola la vita (tanto bios quanto zoé). Il gioco è quello dell relativa dell e dell ma anche quello di una loro relazione ineliminabile che, pur esistendo da sempre (si pensi al nomos empsychos di scuola platonica), soltanto qui e soltanto ora diventa semanticamente influente.Dunque questo secolo si è aperto con un testo che affonda lo sguardo sulla vita e che quindi è esempio di quella cultura biogiuridica che si era andata costruendo nella scienza, che aveva fatto il suo ingresso nei testi normativi e che si era proposta come di fronte alla giurisdizione negli ultimi anni del secolo scorso. La Carta di Nizza, che abbiamo ricostruito attraverso il filo rosso della dignità della vita, non fa altro che coagulare tracce già visibili di una regolazione e di una tematizzazione giuridica della questione del bios, individuale e collettivo. Si pensi a metà degli anni Novanta al Protocollo di Kyoto, nel quale si sottraeva all (pubblica, degli Stati, e privata) e si definiva comune dell il fondo del mare, da preservare in quanto custode del patrimonio genetico dell da trasmettere alle future Si era avuta un con il Trattato sullo spazio extratmosferico (1967), con l per la salvaguardia delle risorse naturali della Luna e degli altri corpi celesti (Moon Agreement, 1979), con la Convenzione sulla diversità biologica (1992).Accanto a molti altri vanno richiamati alcuni testi normativi, non per caso sovranazionali, che hanno anticipato i contenuti della Carta e che rappresentano il modello di una forte delle tematiche della vita nel panorama del diritto. Le domande che abbiamo visto crescere nella scienza e nell pubblica hanno trovato alcune prime risposte in importanti testi giuridici, così come il diritto può fornire risposte. Va sempre infatti richiamata la nota legge di Hume per cui non si possono dedurre fatti da norme, descrizioni da prescrizioni, e che tra previsione normativa e realtà che dovrebbe a essa adeguarsi vi è sempre una cospicua distanza di sicurezza (la normativa è il pericolo in cui si incorre). Questo significa che non basta una norma perché la della vita si realizzi, ma senza la norma non si possono imputare inadempienze da cui nasce la sua lesione.Se ci sia, quale possa essere e come regolare improprio della biologia e della medicina è la domanda con cui, abbiamo visto, esordisce il Preambolo della Convenzione di Oviedo del 1997 dedicata significativamente ai diritti dell e alla biomedicina; tale domanda è rivolta al diritto in maniera del tutto differente rispetto all alla religione, all alla politica. La domanda di regolazione rivolta al diritto nasconde richieste di orientamenti normativi generali e vincolanti, non incompatibili, ma diversi rispetto a quelli elaborati dall Di fronte alle tante comunità morali e alla pluralità delle scelte (la delle scelte al diritto si chiedono principi e direttive unitarie e condivise: che ci si riesca è un altro conto e ciò dipende dal fatto che non si realizza tanto facilmente la del diritto rispetto agli orientamenti morali.Dall al dirittoIn un documento informativo del Consiglio di Stato francese del 1988 intitolato non a caso Dall al diritto, si diceva che il cammino dall al diritto sarebbe stato inevitabile e che le questioni della vita sarebbero ricadute prima o poi nel dominio del diritto con un salto difficile, ma obbligato, dalla alla quanto è avvenuto all dei sistemi giuridici nazionali e, in maniera più significativa, all di essi in una sfera pubblica più vasta. Uno degli esempi più evidenti è offerto dalla Convenzione di Oviedo che traccia alcune linee normative (i sono, mai come in questo caso, delle regole nei confronti della biomedicina. Ponendo al centro la dignità della persona, si subordina ogni intervento al consenso, informato e t
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Il 3 giugno 2009 Microsoft ha presentato per la prima volta Bing, un nuovo approccio alla ricerca sul web. Con l di aiutare gli utenti a fare di pi non solo a cercare di pi In questi anni, il motore di ricerca di Redmond si evoluto ed cresciuto, allargandosi anche a piattaforme che al suo debutto non esistevano, come i tablet, e conquistando il modano mobile grazie all con Nokia e alla collaborazione di Apple. Fu Steve Jobs a decidere di proporre il motore di ricerca Microsoft su iPhone, iPad e Mac: la mossa mirava evidentemente a togliere a Google un fonte di introiti pubblicitari.

Essenziale e semplice da usare come il concorrente, Bing ha integrato via via risultati ottenuti da ricerche semantiche (per argomenti, dunque), da social network, ottimizzandoli sempre pi a seconda dell usato e del luogo in cui ci si trova. Ma una cosa sempre rimasta uguale: la foto che fa da sfondo alla pagina principale dove si effettuano le ricerche. Sempre bella, sempre diversa: ecco una galleria delle immagini pi apprezzate da chi ha usato Bing in questi cinque anni.
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La Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta sulla morte di un bambino di due mesi di Copertino avvenuta nell’ospedale ‘Fazzi’ di Lecce nella notte tra sabato e domenica. Sono stati i genitori del piccolo a presentare una denuncia in base alla quale è stato aperto un fascicolo. Al momento risultano indagati sei medici ai quali è stato notificato un avviso di garanzia necessario per procedere al sequestro della cartella clinica. Il bambino era nato il 15 gennaio nell’ospedale di Copertino ma subito dopo si sono verificate complicanze post parto con una febbre persistente sia per il piccolo sia per la giovane madre. Il padre del bambino aveva sporto denuncia ai carabinieri per chiedere, proprio in seguito all’insorgenza della febbre, che si accertasse se vi fossero responsabilità in capo ai medici che avevano seguito la moglie e la gestazione del neonato. A causa del persistere della febbre il piccolo era stato trasferito nel reparto di terapia intensiva neonatale del ‘Fazzi’ dove poi il bambino è morto.
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Beirut Una bambina curda di 5 o 6 anni spara con una mitragliatrice, gridando uccidi Poi, rispondendo alle domande di un uomo, dice che ha gi ucciso 400 jihadisti dell l video che vede protagonista un bambino nella propaganda che accompagna la guerra tra lo Stato islamico e i suoi nemici.

Ma questa volta, a differenza dei piccoli mostrati dai jihadisti mentre dei prigionieri, in azione la figlia di un avversario dell Il video, diffuso dal sito del Daily Mail, si intitola bambina dell mentre spara Laddove Ypg la sigla delle milizie curde siriane che si battono contro l nel Nord del Paese. Quelle che hanno anche resistito agli oltre quattro mesi di assedio dello Stato islamico alla citt di Kobane.

La bambina, in maglioncino rosa, scarpette dello stesso colore e jeans, dietro a una mitragliatrice pi grande di lei, sullo sfondo di un paesaggio semidesertico. La voce di un uomo le chiede a chi spara. Lei risponde, dopo una qualche incertezza: Daesh Usando quindi l arabo di Isis, usato nei Paesi arabi per indicare lo Stato islamico con un di disprezzo. Poi l le chiede ancora quanti jihadisti abbia gi ucciso, e lei risponde mostrando quattro dita della mano. Infine, impugna a fatica con le due mani il calcio della mitragliatrice e spara quale colpo.
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Keine Frage, so ein Atomkraftwerk ist teuer. Auch ein Flug zum Mond kostet richtig viel Geld. Der Druckwasserreaktor (EPR), der derzeit im franzsischen Flamanville gebaut wird, bersteigt aktuell bereits die Kosten fr sieben Flge zum Mond und zurck. Die franzsische Betreiberfirma EDF musste krzlich nicht nur einrumen, dass sich die Baukosten auf 8,5 Milliarden Euro verdreifacht haben, sondern auch, dass die Fertigstellung auf 2016 verschoben werden muss. Eigentlich sollte die Anlage am rmelkanal schon heute etwas mehr als zwei Millionen Haushalten Strom liefern. 2.500 Kilometer weiter nrdlich wiederholt sich das Kostendebakel auf der finnischen AKW Baustelle Olkiluoto. Dort wurden die Kosten ebenfalls auf rund acht Milliarden Euro nach oben korrigiert. Der AKW Neubau, fr den vom franzsisch deutschen Konsortium aus Areva und Siemens nicht einmal mehr ein Erffnungsdatum genannt wird, entwickelt sich zum finanziellen Desaster fr die Investoren zumal der finnische Auftraggeber das Konsortium bereits auf 1,8 Milliarden Euro Schadenersatz verklagt hat. Und auch unser Nachbarland schlgt sich mit einer sndteuren AKW Baustelle herum. Nach Greenpeace Berechnungen hat die Bauverzgerung in Mochovce die slowakische Bevlkerung schon jetzt 490 Millionen Euro gekostet.

Die Beispiele zeigen, dass der Mythos der billigen Atomenergie einer realen Betrachtung nicht standhlt. Werden Folgekosten beim Austritt radioaktiver Strahlung, Folgekosten der Prozesskette des Abbaus und der Weiterverarbeitung von Uran, Kosten als Folge terroristischer Anschlge, Proliferation von Plutonium und Folgekosten und risiken von Endlagern in die Kalkulationen einberechnet, so zeigt sich: Atomstrom ist extrem teuer. Eine Kilowattstunde Atomstrom kostet dann 16,4 Cent. Zum Vergleich: Eine Kilowattstunde kostrom ist bereits ab 7,17 Cent zu haben und wird zunehmend billiger. Um den Ausbau erneuerbarer Energiequellen in sterreich voranzutreiben, wird auch kostrom aus Windkraft, Biomasse und Photovoltaik sowie neuen Wasserkraftanlagen bis zu einer bestimmten Leistung gefrdert.

Die Mehrkosten fr kostrom sind jedoch transparent gestaltet und dienen dem Ausbau von sauberen, nachhaltigen Technologien, die ohne schmutzige Geheimnisse auskommen.
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Jessica Faoro, Milano/ Ultime notizie, biglietto con avance sessuali dal killer: 19enne voleva fuggire da casa

Delitto Via Brioschi a Milano, Jessica Faoro uccisa in casa: ultime notizie, “movente sessuale per Alessandro Garlaschi”. Ordinanza gip riporta bigliettino choc del tranviere alla 19enne

12 febbraio 2018 agg. 12 febbraio 2018, 18.20Secondo la lunga ricostruzione del gip di Milano, la giovane Jessica voleva realmente fuggire da quella casa dopo essersi sentita più volte approcciata e trattata con subdole e fastidiose avance sessuali. Prima del bigliettino con l’esplicita richiesta di prestazioni carnali, già più volte Jessica Faoro era stata avvicinata da Garlaschi con atteggiamenti ambigui tendenziosi: per questo aveva chiamato i carabinieri pochi giorni prima della sua ultima terribile giornata su questa terra. Pare che il tranviere non accettasse più la respinta delle sue avance e non ci abbia più visto: su questo il gip e l’intero corso delle indagini dovrà stabilirne verità o eventuale altro movente, ma intanto la posizione del tranviere Atm si complica sempre di più. Gli ambigui comportamenti tenuti da Garlaschi sono stati particolarmente significativi al fine di fare luce sul movente della brutale e mortale aggressione di cui è stata vittima che potrebbe essere stata preceduta da un approccio di natura sessuale respinto dalla ragazza, conclude l’ordinanza del gip Anna Calabi.

IL BIGLIETTO CON LE AVANCE A JESSICA

Un biglietto, con la calligrafia di Alessandro Garlaschi e una sorta di “confessione” sul movente che lo ha portato a uccidere barbaramente la giovanissima ragazza Jessica Faoro, uccisa a Milano la scorsa settimana nell’ormai famoso appartamento di via Brioschi. Ciao bimba sai che tvb. E ci tengo un casino a te! Stasera spero che mi starai facendo qualcosina oltre al dvd, ma devi fare tutto tu e dirmi quando iniziare, si legge nel biglietto scritto dal tranviere e destinato alla giovane Jessica, spaventata per quelle eccessive attenzioni del suo datore di lavoro e proprietario di casa. Per questo motivo vi sarebbe un chiaro interesse sessuale verso Jessica Valentina Faoro, secondo il gip che ha firmato l’ordinanza di convalida del fermo di Garlaschi, reo confesso dell’assassinio di quella bella studentessa dal passato burrascoso e in cerca di un luogo dove vivere serenamente. Secondo sempre la gip Anna Calabi, dopo attenta reazione del medico legale, la ragazza sarebbe stata colpita da 40 coltellate in una furia omicida che non corrisponde con le motivazioni date dal Garlaschi abbiamo litigato per un film e lei mi ha puntato un coltello addosso, io lìho fermata e ho rigirato il coltello sulla morte della 19enne.

stato così arrestato in attesa di processo il tranviere Atm, per il suo concreto e attuale pericolo di fuga: il piano prevedeva, sempre secondo il gip di Milano, di uccidere, fare sparire il cadavere e poi tentare la fuga all’estero. Garlaschi ha agito con determinazione atteso il numero di fendenti inferto alla vittima e con lucidità ha gestito la fase successiva rimanendo presso l’abitazione alcune ore ove ha inizialmente tentato di cancellare le prove del delitto e pensato di occultare il cadavere della vittima e di disfarsene come riferito dallo stesso indagato, conclude l’ordinanza del gip Calabi. Nel provvedimento si osserva inoltre che il tranviere ha provato anche a sbarazzarsi di oggetti erotici contenuti in due plichi a lui indirizzati. Dvd di cartoni animati, maschere e frustini facevano parte delleossessioni del tranviere killer; non ci è riuscito e questi oggetti confermano, per gli inquirenti, che si tratti di un soggetto pericoloso e con il chiaro intento a sfondo sessuale per quella bella e giovane ragazza che viveva nello stesso appartamento. Pare poi che Jessica aveva già chiamato i carabinieri nella notte tra il 31 gennaio e l’1 febbraio è stata uccisa la mattina del 7 febbraio perché voleva lasciare la casa di Garlaschi dato che le aveva accarezzato il braccio spaventandola, sia perché lui le aveva raccontato di avere avuto in passato rapporti occasionali con altre donne, sia per il rapporto ambiguo che l’uomo aveva con la sorella, a riscontro del fatto che Garlaschi aveva presentato a Jessica quella che in realtà era la propria moglie, si legge sempre nell’ordinanza pubblicata dal Corriere della Sera in ampi stralci.
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