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Il vintage ormai ci sovrasta. Da quando l’immaginario si fa arma del marketing (o forse il contrario, ma che cambia?), le operazioni nostalgia si moltiplicano a tutta forza per ogni brand che si rispetti e in ogni settore merceologico possibile: dalla musica all’abbigliamento, dal design alla ristorazione, dalle motociclette alle cucine componibili, giù giù fino al turismo, all’educazione e perché no? anche alla politica. Past is beautiful, ci si inculca senza sosta. A patto che questo passato sia sufficientemente prossimo da essere euforicamente indicato e nominato dal consumatore, sia esso la piccola cosa di pessimo gusto che stava nel tinello della nonna, la copertina di un long playing venerato in adolescenza, un giocattolo di latta spartito col fratellino, la bilancia rossa del salumiere sotto casa, il fotoromanzo su cui sospirava la domestica, il mangiadischi o il Geloso a nastri, il cestino per i picnic domenicali al parco, l’abat jour di plastica arancione a forma di fungo, la polaroid, il borsello, le scarpe da paninaro

E, in fondo, ammettiamolo, a chi non piace lasciarsi coinvolgere nel gioco del ricordo del bel tempo andato (bello forse proprio perché andato), nel meccanismo ingenuo del riconoscimento di oggetti e oggettini, video e musichette, fumetti e dischi, pantaloni a zampa e racchette da tennis rigorosamente in legno?

Non resta perciò che andare a visitare la mostra spettacolo che Esselunga ha aperto a Milano, a fine novembre negli spazi di The Mall (aperta fino al 6 gennaio) per festeggiare i suoi primi sei decenni di attività. S’intitola “Supermostra: 60 anni di spesa italiana” e garantisce allo spettatore d’ogni età, sesso, ideologia e religione un sicuro momento di svago (poco altro). Si tratta di una perfetta operazione vintage, e per giunta al quadrato: è tale difatti il contenitore e il contenuto, il soggetto festeggiato e gli oggetti per farlo, le cose narrate e i modi di raccontare, i consumatori e i consumatari (neologismo inventato sul momento, ma ci sta); e nel gioco di queste sovrapposizioni si finisce per disorientarsi, come in quella sala centrale assai scenografica dove megaimmagini di generici prodotti alimentari (dai limoni ai parmigiani, dalle mozzarelle alle fragole) vengono proiettate a ritmo incalzante nelle quattro pareti interamente a specchio: un vero luna park, ma ben ammantato da un’intenzione storicizzante parecchio di facciata.

La storia di Esselunga, per proseguire nel gioco dell’elevamento a potenza, ha fatto storia: il primo punto vendita apre a Milano, in viale Regina Giovanna, nel 1957 (si chiama Supermarkets italiani SpA), nel ’61 è anche a Firenze, nel ’69 ce ne sono ben venticinque in varie città d’Italia. Emerge un nuovo modello per fare la spesa, nuovo si badi perché importato dagli Stati Uniti, ed è subito festa: una festa che da allora non è mai venuta meno, riadattandosi ogni volta ai gusti e ai desideri del pubblico, all’immaginario collettivo in continuo fermento, ma soprattutto alle potenti innovazioni dell’industria alimentare, capaci di modificare nel profondo le abitudini quotidiane dell’italiano medio, e non solo nella sfera dell’alimentazione. Dall’Italia della ricostruzione a quella del boom economico, dalle domeniche a piedi all’edonismo reaganiano, dai noiosissimi Novanta all’esplodere di Internet succede di tutto: ma la gente, ostinata, fa la spesa praticamente sempre allo stesso modo, sempre nello stesso posto, nel supermercato con la esse lunga, dove si trova di tutto e di più, cose necessariamente superflue che alimentano i sogni piccolo borghesi di una grandeur sempre di là da venire. Ed è così che il supermercato cambia nome, decidendo di chiamarsi proprio come la gente lo soprannomina, Esselunga appunto, di modo che quel geniale pubblicitario che era Armando Testa provvede a ridisegnarne, negli anni Settanta, logo e marchio. “Dottor Caprotti chiedono un giorno al mitico patron , che cos’è per lei il talento?” E lui senza esitazione: “E’ quello che gli americani chiamano imagination. Bisogna saper evolvere, bisogna saper immaginare, bisogna guardare più in là”. C’è più efficace filosofia di marca?

Ma questa immaginazione, in Supermostra, sembra a un certo punto prendere il sopravvento, e dalla storia dei consumi degli italiani per il tramite dei prodotti proposti per sessant’anni da Esselunga (che si vedono assai poco) si passa surrettiziamente, e definitivamente, a quella dell’immaginario collettivo inscritto in oggetti e depositato in cose che nei banconi del supermercato in questione non si sono quasi mai visti. Ogni sala dà spazio a un decennio, in una superfetazione, imbarazzante e commovente insieme, di oggetti tanto iconici quanto eterocliti il cui accostamento genera una Wunderkammern senza limiti e confini (solo per i Sixities ci sono 249 cianfrusaglie, più o meno quelle elencate sopra). La cosa esalta, senza dubbio, e fa grande piacere lasciarsi coinvolgere nel gioco immersivo degli amarcord a buon mercato. La sala più emozionante (vale il viaggio) è senza dubbio quella che raccoglie la celeberrima campagna pubblicitaria dello stesso Testa con personaggi come Mago Melino, Al Cacone, Bufala Bill, Banana Butterfly o Fico della Mirandola.

Ma, alla fine, di Esselunga c’è ben poco: qualche fotografia e qualche plastico degli edifici, i logo, appunto le pubblicità, la mappa italiana dei punti vendita, quella dei prodotti organic attuali. E che ne è delle scatolette, dei surgelati, delle bibite frizzanti e non, degli imbustati, dei tetrapack per il latte, dei pacchi di pasta, delle acque minerali, dei formaggini, dei fustini di detersivo, dei barattoli di caffè, dei dadi da brodo, delle merendine, delle caramelle, dei fortunelli e dei ghiaccioli, delle bottigliette di aperitivo, ossia di tutto ciò che l’industria alimentare giusto per il tramite dei supermercati ci ha per decenni propinato, e che oggi, non meno ideologicamente, sembra essere diventato il nemico pubblico numero uno della attuale gastromania tutta chiacchiere biologiche e distintivo di provenienza? Se una operazione di orgoglio aziendale andava fatta, poteva essere anche quella di non nascondere, ma semai di sfoggiare, tutto quello che per anni dagli espositori di Esselunga è finito negli stomaci di tutti noi. Se l’uomo è ciò che mangia, siamo fatti di Esselunga, in tutti i sensi. Malefatte da nascondere? Peccati da farsi perdonare? Viviamo in un Paese cattolico, si sa, ma questi imbarazzanti omissis sembrano cozzare con l’imagination tanto decantata da Bernardo Caprotti.

Come al solito ci aveva visto bene, sicuramente dopo aver visitato quell’allora mitico negozio di viale Regina Giovanna, il grande Italo Calvino. Ricordate Marcovaldo al supermarket? Il poveraccio, un sabato pomeriggio, va con la famiglia a visitare un supermercato. Il portafoglio è vuoto, come le pance, dunque lui, la moglie e i due bambini possono solo ammirare i prodotti esposti: a poco a poco però, senza neanche capire il perché, riempiono ciascuno un carrello, lo fanno stracolmo, finché l’imponente schiera di casse e cassiere li blocca. Tornano indietro, si arrabattano per il labirinto dei corridoi cercando di riposare il maltolto. Ma non ce la fanno. Per ogni prodotto depositato, altri due vanno nel grosso gabbione. Disperati, si trovano, tutti e quattro in fila, con i carrelli pieni, in una zona del negozio ancora in costruzione: e gettano il tutto nelle fauci di una gigantesca, metallica gru. Che altro avrebbero potuto fare? Noi invece
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Nonostante i grandi progressi in campo di cultura avvenuti nel 1600 per l’ audacia e l’ intelligenza individuale di pochi pensatori , la pi diffusa immagine del mondo restava nel 1700 , al termine di quei cento anni rivoluzionari e innovatori , assai vicina a quella di tre o quattro secoli prima . Nell’ ambito della scienza il modello galileiano e quello copernicano , con il Sole fermo al centro , erano ancora lontani dall’ essere universalmente riconosciuti e ci non solo nei paesi cattolici , ma pure in quelli protestanti , che pure avevano avuto una maggiore alfabetizzazione dovuta soprattutto alla teoria luterana del libero esame : la Bibbia continuava ad essere per la grande maggioranza degli uomini una fonte indiscutibile o almeno assai attendibile di verit . Solo un’ ostilit irriducibile nei confronti della religione poteva portare ad accentuare il contrasto tra scienza e Bibbia , ma di fatto personalit quali Galileo e Newton non misero mai in dubbio la perfetta compatibilit fra il proprio operato fisico e la fede cristiana . Le dimensioni fisiche dell’ universo , quindi , continuavano a rimanere tanto per gli scienziati ( che volevano rimanere fedeli alla Bibbia ) quanto per la gente comune piuttosto ristrette e in molti erano ancora convinti che il mondo fosse stato creato da Dio 4004 anni prima della nascita di Cristo . Certo Aristotele aveva perso buona parte della sua autorit e cominciava ad essere messo in discussione , ma l’ ampliamento della conoscenza delle civilt asiatiche stava producendo un nuovo effetto imprevisto . Il generale allargamento della prospettiva storica port allora a un atteggiamento pi critico nei confronti dei testi sacri e classici e non manc chi arriv a trattare la Bibbia come un qualsiasi testo e non come l’ infallibile parola di Dio , rivelando tra l’ altro le incongruenze di tali testi . e la geologia , che si stava all’ epoca affermando , nell’ esaminare i fossili e i procedimenti di erosione port alla conclusione che i 6000 anni concessi dalla Bibbia non bastavano per spiegare fenomeni cos antichi . Nel 1700 la ricerca scientifica ottiene buoni risultati ; ma questo in fondo era gi accaduto nel 1600 : ci che accade nel 1700 e non nel 1600 che le novit scientifiche diventano rapidamente patrimonio comune di un maggior numero di uomini , essenzialmente per due fattori : la diffusione dell’ alfabetismo e la nascita di strumenti capaci di trasmettere con facilit le nuove conoscenze . Va senz’ altro notato come in questo periodo si moltiplichino i giornali quotidiani , approfittando anche dell’ attenuazione dei controlli censori sulla stampa : da questo punto di vista , l’ Inghilterra senz’ altro il paese pi ” libero ” , anche perch qui la censura era stata addirittura abolita ( 1695 ) . Questa apprezzabile alfabetizzazione non fa altro che conferire all’ illuminismo e ai suoi pensatori un carattere tipicamente divulgativo : ci si vuole rivolgere al maggior numero possibile di persone e quindi non si deve scrivere in modo complesso : ecco allora che il latino perde terreno e al trattato filosofico si preferisce il romanzo filosofico , comprensibile anche per un pubblico di media cultura . Se l’ Inghilterra si libera della censura , la Francia invece riesce a scrollarsi di dosso il clima cattolico intollerante e bellicoso che aveva caratterizzato il periodo in cui aveva governato Luigi XIV . Con questa liberazione Parigi torna a diventare la capitale intellettuale del paese ; nella prima fase del 1700 Parigi era gi il pi grande centro di produzione di idee e il francese si era affermato come lingua internazionale . E proprio a Parigi e in generale in Francia si avvia un rapido sviluppo di una produzione letteraria dotata di una forte carica di critica intellettuale nei confronti delle istituzioni politiche e , soprattutto , religiose . Spontaneamente questo ” esercito ” di saggisti e scrittori si diede un’ identit collettiva , una vera coscienza di partito di opposizione , seppur privo di influenza politica . Essi si chiamarono e si fecero chiamare ” filosofi ” e si attribuirono il compito di sgretolare con i ” lumi della ragione ” tutto ci che la pesante e morta eredit dei secoli passati aveva trasmesso a un’ epoca che doveva essere una dinamica transizione verso un futuro di progresso e rinnovamento . In Francia si parla di filosofia dei lumi , altrove , in modo pi generale , di illuminismo . Ma in fin dei conti che cosa l’ illuminismo ? Il filosofo tedesco Kant risponde a questa domanda con un breve testo intitolato : ” Risposta alla domanda : che cosa l’ illuminismo ? ” ; egli d una definizione che , pi che alle manifestazioni storiche del movimento , bada alla trasformazione dell’ atteggiamento intellettuale e culturale che esso comporta in ciascun individuo . L’ illuminismo uscire dallo stato di minorit intellettuale , divenire maggiorenni sul piano razionale e imparare a pensare con la propria testa , staccandosi nettamente dalla superstizione . Kant definisce cos l’ illuminismo : ” L’ illuminismo l’ uscita dell’ uomo dallo stato di minorit che egli deve imputare a se stesso [ . ] abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza ! E’ questo il motto dell’ illuminismo ” . Rousseau , pensatore francese , dir : ” grande e bello spettacolo veder l’ uomo uscir quasi dal nulla per mezzo dei suoi propri sforzi ; disperdere , con i lumi della ragione , le tenebre in cui la natura l’ aveva avviluppato ; innalzarsi al di sopra di se stesso ; lanciarsi con lo spirito fino alle regioni celesti : percorrere a passi di gigante , al pari del sole , la vasta distesa dell’ universo ; e , ci che ancor pi grande e difficile , rientrare in se stesso per studiarvi l’ uomo e conoscerne la natura , i doveri e il fine ” . E’ innegabile il rapporto di parentela tra l’ et del razionalismo (1600) , ossia l’ et dell’ indiscussa onnipotenza della ragione umana , e l’ illuminismo : evidente come vi siano analogie con l’ illuminismo , che prende il nome proprio dai lumi della ragione . Tuttavia tra razionalismo e illuminismo possono essere ravvisate anche differenze : il 1600 l’ epoca in cui si riscopre , dopo un lungo periodo di svalutazione durato tutto il medioevo , la ragione umana e come ogni scoperta appena fatta vi la tendenza ad entusiasmarsi troppo e a non vederne i limiti : ecco allora che nel 1600 i filosofi ripongono tutta la loro fiducia nella ragione in modo acritico , senza domandarsi se essa abbia dei limiti o meno . Nel 1700 , invece , dopo cento anni che questa riscoperta stata introdotta , ci si comincia a chiedere se la ragione abbia dei limiti o meno : certo l’ illuminismo figlio del razionalismo in quanto si predilige la ragione ad ogni altro strumento di indagine , ma l’ approccio con la ragione stessa risulta diverso , pi ponderato e critico . Ma a questo punto sembra che con l’ illuminismo si ritorni al medioevo perch in fondo gi San Tommaso , che nutriva grande fiducia nella ragione , si era chiesto fin dove potesse arrivare . La vera differenza tra illuminismo e medioevo che mentre per il medioevo la ragione limitata da Dio stesso , per l’ illuminismo i limiti della ragione sono imposti dalla ragione stessa : questo lo posso conoscere , quest’ altro no . Locke , filosofo preilluminista , definisce la ragione come una candela che ci illumina il cammino ; s l’ unica luce che possa illuminarci il cammino , ma rimane comunque una luce fioca , che non pu tutto . E’ anche interessante la metafora di cui si avvale il pi grande filosofo illuminista , Kant , nella Critica alla ragion pura : egli dice di aver istituito il tribunale della ragione : la ragione contemporaneamente sia giudice sia imputato : si vedono i limiti e si d un giudizio , ma a dare il giudizio proprio colei che accusata , la ragione . Ecco allora che per gli uomini del 1700 la ragione non pi un qualcosa di illimitato come era per gli uomini del 1600 , ma tuttavia l’ unico mezzo a nostra disposizione per conoscere la realt . Tutti gli illuministi hanno grande fiducia nella ragione umana e nel futuro e grande svalutazione del passato , visto come somma di errori scientifici , ingiustizie sociali e superstizioni religiose ; soprattutto contro il Medioevo che si scagliano i pensatori settecenteschi , che nutrono grandi speranze nel futuro , che ai loro occhi sar migliore perch retto non dalla tradizione e dalla religione , bens dai lumi della ragione , una ragione uguale dappertutto : non si deve fare questo perch lo dice la Chiesa o la tradizione , ma perch la ragione dice che giusto . Ecco allora che l’ illuminismo ha come sfondo l’ utilitarismo , ossia il far felici con la ragione il maggior numero possibile di uomini ; e il futuro consiste nel progresso : gli illuministi , di fronte all’ antico quesito se il bene consiste nel futuro o nel passato non esitano a scegliere il futuro . E quest’ idea in buona parte l’ hanno derivata dal Cristianesimo ( l’ acerrimo nemico degli illuministi ) che , a differenza delle concezioni classiche del tempo in chiave circolare , colloca l’ uomo su una linea retta strutturando la storia in punti che volgono al progresso : da Adamo fino alla redenzione . All’ atteggiamento illuministico dunque connesso un sostanziale ottimismo , una fondamentale fiducia nel futuro e nel carattere progressivo della storia umana . La ragione a cui l’ illuminismo affida il compito di rischiarare l’ umanit non per la ragione assoluta di Cartesio , dalla quale scaturiscono deduttivamente i sistemi metafisici della realt , ma piuttosto una ragione scientifico strumentale che , per il suo condizionamento empirico , assai vicina a quella di Locke e di Newton ( e , pi alla lontana , di Galileo . Pur avendo un’ identit collettiva , questo fronte di scrittori costituenti il partito dei filosofi , non avevano un’ identit di vedute su tutti i problemi : su parecchi problemi scientifici la pensavano in modo divergente tra loro , ma soprattutto interessante notare la differenza nelle opzioni politiche e religiose : tra i filosofi ci furono sia atei dichiarati sia sostenitori dell’ esistenza di Dio , con le pi diverse sfumature gli uni dagli altri ;
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c’ era chi vedeva nella natura la realizzazione di un progetto divino e chi invece pensava che la natura fosse autosufficiente . Ma almeno su un punto tutti i filosofi illuministi erano d’ accordo : il radicale rifiuto della Chiesa cattolica (“schiacciate l’ infame” era uno dei motti), con la sua intolleranza universale , i suoi dogmi inaccettabili per la ragione , il suo appoggio ai regimi tirannici , il suo ruolo di divulgazione dell’ ignoranza e la sua superstizione pi profonda . L’ anticlericalismo dei filosofi talvolta era davvero infuocato ; non mancarono coloro che videro nella religione un grande inganno intessuto dai preti di tutte le epoche per tenere i popoli nell’ ignoranza e nell’ impotenza . Tuttavia vi furono anche illuministi ” simpatizzanti ” nei confronti della religione , nella quale vedevano un fenomeno naturale con un nucleo razionale ( l’ esistenza di un Dio buono e ordinatore del mondo ) . Senz’ altro l’ atteggiamento religioso pi diffuso presso le compagini dei filosofi illuministi fu il deismo , ossia il credere nell’ esistenza di Dio solo sulla base di argomentazioni razionali , rifiutando ogni forma di rivelazione , un p come aveva fatto Aristotele a suo tempo vedendo la divinit come ” primo motore ” , come ” causa incausata ” . Non si tratta , certo , di ateismo , tuttavia evidente come sia assurdo pregare una divinit come quella in cui credevano i deisti , una divinit che di umano non ha nulla e che pu essere colta non con la fede , bens con la ragione : non un Dio a immagine e somiglianza dell’ uomo ( come invece vuole il ” teismo ” ) , bens una sorta di principio metafisico garante dell’ ordine nel mondo . In qualche modo il pensiero anti cristiano degli illuministi contribuir ad una vera e propria scristianizzazione tipica del 1700 ; tuttavia sarebbe errato pensare che solo gli illuministi abbiano portato a questa laicizzazione della societ : merita allora di essere ricordata la massoneria , ossia l’ associazione segreta che si suppone essersi sviluppata dalla corporazione medioevale dei muratori ; essa , nata in Scozia ed Inghilterra , divenne una vera e propria societ e con diramazioni dislocate in tutta l’ Europa . Come gli illuministi , anche la massoneria propugnava il deismo , per in modo pi ” terra a terra ” , pi comprensibile a tutti : se il popolo si scristianizz non fu certo perch leggeva le opere dei filosofi illuministi , ma per via della massoneria e del suo ruolo intermedio di societ n nobile n popolare . Tuttavia nell’ illuminismo troviamo anche vere e proprie posizioni atee : viene ripresa la definizione di Cartesio dell’ uomo come animale macchina dotato di anima ; ma ad essa si preferisce quella di animale macchina senza anima ; un ateismo radicale . Ma illuminismo non significa solo anti cristianesimo ; nel 1700 presso i filosofi nasce il gusto della scoperta per il nuovo , magari con soluzioni spericolate , il che spiega bene la grande passione di questi pensatori per le forme enciclopediche e per i romanzi filosofici , tipici del 1700 ; nasce anche l’ interesse per civilt diverse rispetto a quella europea : cos come la Terra non pi al centro dell’ universo , comincia ad affacciarsi l’ idea che l’ Europa non sia pi il centro della Terra . E’ interessante citare a proposito le ” Lettere persiane ” di Montesquieu nelle quali si immagina un gruppo di persiani in visita a Parigi che descrivono tramite lettere ai loro corrispondenti iraniani vita e costumi di una societ cattolica e assolutistica , con sguardo distaccato , nella loro nuda oggettivit : l’ ovvio e il quotidiano diventano l’ assurdo e il grottesco e il lettore viene abituato all’ ottica del relativismo culturale : la Francia e l’ Europa non sono pi il centro , ma solo un angolo del mondo ; ci che a noi europei pare banale e ovvio perch ci siamo abituati , agli Iraniani sembrer ridicolo e bislacco . Una simile operazione , naturalmente , la si potr compiere con un cinese o con un pellerossa . Si pu anche addurre come esempio dell’ interessamento degli illuministi per le civilt straniere il mito del buon selvaggio , sostenuto da Rousseau , che , a differenza degli altri illuministi , tende a vedere nel progresso qualcosa di fortemente negativo , destinato ad aumentare sempre pi la dusuguaglianza tra gli uomini ; ecco allora che egli sintetizza questo concetto nell’ idea del buon selvaggio , non corrotto dalle tradizioni e che con la sua ragione pu arrivare ad una concezione di Dio pi pura e veritiera di quella di un teologo cattolico . Rousseau riscopre quindi una nozione moderna di primitivo , capace di illuminare il passato e la storia della civilizzazione umana . Se vero che presso gli illuministi affiora l’ interesse per le culture diverse , tuttavia dobbiamo specificare che l’ Europa finisce comunque per rimanere al centro : in altre parole , l’ esame che Montesquieu e Rousseau fanno di civilt lontane ed estranee all’ Europa non volto effettivamente a conoscere meglio le medesime , ma a vedere l’ Europa e gli Europei da un altro punto di vista . Ma il manifesto del partito illuminista senz’ altro l’ Enciclopedia , un’ opera mastodontica prevista in 17 grandi volumi che illustra attraverso i suoi articoli disposti alfabeticamente i progressi della scienza e della tecnica e che discute con la libert consentita dal sistema di censura francese i grandi problemi teologici , filosofici e politici . La direzione del progetto era stata affidata a uno dei pi vivaci e originali pensatori illuministi , Denis Diderot , e al matematico famoso un p ovunque d’ Alembert : l’ intero partito dei filosofi era stato chiamato a raccolta per dar vita a quest’ opera di ampio respiro , baluardo della filosofia illuministica . L’ opera pot superare tutte le opposizioni ( forti erano soprattutto quelle dei gesuiti ) e godette perfino dell’ appoggio di molti aristocratici . Le vicende dell’ Enciclopedia sono esemplari : dimostrano come la cultura illuminista non tema rivali e come coi lumi della ragione tutto pu essere vinto . Tuttavia dobbiamo dire che la forma enciclopedica , di misure mastodontiche , non era la sola forma di stesura : c’ erano , come accennavamo , i romanzi filosofici e in pi anche il pamphlet , breve e non tecnico , alla portata di tutti . Molti studiosi hanno pensato che l’ illuminismo fosse una cultura tipicamente borghese , cosciente della propria opposizione globale alla societ del tempo . Per non del tutto corretto : infatti i borghesi non leggevano i testi illuministi in quanto totalmente assorbiti da attivit pi proficue ; essi circolavano soprattutto nei salotti aristocratici e non quindi scorretto affermare che l’ illuminismo fin per diventare una manifestazione dello scetticismo dell’ aristocrazia e della sua perdita dei valori tradizionali . Detto questo , bisogna ora affrontare le posizioni degli illuministi in ambito politico : gli illuministi erano tutti grandissimi ammiratori del sistema liberale inglese ed erano tutti d’ accordo su alcuni punti essenziali : la completa libert di religione , la fine del potere culturale della Chiesa cattolica , la libert di stampa ( come gi avveniva in Inghilterra ) , l’ abolizione dei privilegi fiscali , il netto ridimensionamento dell’ assolutismo regio . Ma anche in campo politico , come in campo religioso , non ci fu mai una totale identit di idee tra gli illuministi . Nel 1734 , nelle ” Lettere filosofiche ” Voltaire prende in esame il sistema parlamentare inglese ; nel 1748 Montesquieu argomenta in favore di tale sistema nella sua opera pi importante , ” Lo spirito delle leggi ” : a suo avviso il sistema delle leggi di ciascun paese ha uno spirito , una logica occulta e quindi esse non sono il risultato del caso ; il che deve rendere consapevole chi cerca di attuare dei progetti di riforma che non tutte le evoluzioni sono facili o possibili . Un riformatore che non tiene in considerazione la struttura sociale di un paese , delle sue tradizioni , della densit umana , dell’ estensione geografica e dei determinismi ambientali destinato a fallire . Le leggi non sono soltanto il prodotto della volont del legislatore , ma ” intese nel loro significato pi ampio , sono i rapporti necessari che derivano dalla natura delle cose ” , dice Montesquieu . Egli ravvisa tre modelli fondamentali : 1 ) repubblicano : , fondato sulla virt e sulla libert ( repubblica romana e cantoni svizzeri ) ; 2 ) tirannico : ispirato dalla paura dei sudditi ( in ultima istanza schiavi ) nei confronti del sovrano tiranno : il sovrano padrone assoluto del popolo ( civilt orientali , Russia ) ; 3 ) governi temperati ( o moderati ) : c’ un monarca e il rapporto monarca sudditi temperato da corpi intermedi : il suddito non mai completamente solo di fronte al sovrano . Montesquieu convinto che queste tre forme siano dettate dalle condizioni climatiche : la tirannide tipica delle grandi pianure ( Russia ) dove la societ , quasi come il terreno , si appiattisce : il cittadino solo di fronte al sovrano , che su di lui pu tutto . Le migliori sembrano le piccole repubbliche , ma esse vanno bene solo su territori ridotti ; quindi i pi adatti per l’ Europa sono i regimi temperati , le monarchie costituzionali : se la Francia non degenera in tirannide , secondo Montesquieu solo perch il regime temperato da organi intermedi quali l’ aristocrazia e il parlamento . Montesquieu guarda con simpatia al sistema inglese , ma sa di non poterlo trasferire in Francia in maniera pura e semplice . Dell’ Inghilterra bisogna secondo lui imitare soprattutto un elemento , la pratica di dividere il potere tra istituzioni diverse , la migliore procedura per evitare la tirannide : la magistratura dovr essere totalmente dipendente dal potere del governo , il parlamento dovr emanare leggi generali ,
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il re e il suo governo dovranno eseguire le leggi e svolgere

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A proposito della richiesta che fin dalla seconda media gli alunni avanzano agli insegnanti di insegnare loro il fascismo così riporta la stampa di qualche giorno fa ritengo ma vorrei essere smentito che molti insegnanti per certi versi mastichino poco di fascismo e di storia recente se possiamo chiamarla così per altri versi temono di essere parte Mah!!! Chissà che cosa pensano in famiglia, per cui è meglio lasciar perdere! Così, dopo la prima guerra mondiale l’abbiamo vinta, quindi è più che sufficiente per la storia patria! Ma poi? Poi c il vuoto Forse sono cattivello, ma come mai in rete scrivono tanti sedicenni Ma nostalgici di che? Che cosa ha insegnato loro la Scuola Democratica e Repubblicana? Questi ragazzi cellularizzati hanno forse vissuto la guerra, i bombardamenti, la fame, hanno saputo dei nostri soldati in Russia con le scarpe di cartone? Dei nostri soldati in Africa con le bombe a mano contro i carri armati? Della presa in giro del obbedire, combattere Del avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi Del e moschetto fascista perfetto Del stramaledica gli inglesi il popolo dei pasti Dell alla Patria?

Ovviamente, nessuno nega che con il governo fascista si siano avute opere pubbliche e innovazioni civili (cinque città costruite nell Pontino, l nazionale maternità e infanzia, previdenza et al), però a quei tempi, purtroppo, guai a pensarla diversamente! Gramsci è morto in carcere nel L’isola di Ventotene era piena di antifascisti E in Francia ricordiamolo i fratelli Rosselli nel giugno del furono ammazzati da una squadraccia di Insomma, la storia non è tutta bianca o tutta nera! La storia non può essere studiata secondo criteri morali o moralistici non c la storia che piace e quella che mi piace I viva e gli abbasso sono della politica quotidiana, non dell storica! Bloch, Braudel, Febrve, i nostri Cantimori, Chabod, mettiamoci anche Croce, sono grandi maestri della ricerca storica. Per non dire del “Secolo Breve” di Hobsbawm. Insomma, la ricerca storica può essere una buona e costruttiva palestra e non so quanto certi libri di testo concorrano a fare i nostri studenti! Troppe illustrazioni! Troppe letture inutili! Troppe prove di comprensione abborracciate!

Certamente il fascismo va studiato ed oggi, a tanti anni di distanza, lo studio potrebbe essere effettuato con lo stesso intellettuale con cui studiamo Cesare o Napoleone. A nessuno studente o adulto oggi verrebbe in mente di parteggiare o meno per Cesare o per Pompeo, per la Pulzella di Orleans o per il Conte di Shrewsbury, per Napoleone o per l’ammiraglio Nelson, ma il fatto è, purtroppo, che la nostra democrazia, nonostante la ventennale Resistenza, la Liberazione del e la Repubblica del ’46, è ancora giovane!

In effetti, l del nostro Paese risale al 1861, quando una certa Casa Savoia, mediocre e vigliacchetta, che nessun credito aveva presso gli altri Stati europei, volle celebrare la nascita del Regno d’Italia! Un regno nato, però, con l’abile utilizzazione di un Mazzini e di un Garibaldi, ambedue poi “confinati”, a cose fatte! Mazzini dovette rifugiarsi a Londra, da dove rientrò nel 1872 a Pisa sotto il falso nome di Giorgio Brown e a Pisa morì nel medesimo anno. Garibaldi di fatto venne confinato a Caprera con un sacco di fagioli, dove morì nel 1882! L'”eroe dei due mondi”, colui che a Teano nel 1960 aveva salutato il Re d’Italia facendogli dono di tutta l’Italia meridionale liberata si fa per dire dai Borboni. Per non dire dell’impresa garibaldina del 1862, quando Garibaldi, deciso a marciare su Roma, fu fermato, ferito e arrestato nell’Aspromonte! Come un bandito! Non come un liberatore!

I Savoia non scherzavano affatto! E sparavano pure contro chi non rientrasse nei loro disegni egemonici ed annessionistici. Fingevano di cercare alleanze, ma erano maestri delle più squallide strumentalizzazioni! Astuzie politiche? Mah! E Camillo Benso di Cavour ci metteva del suo, ovviamente! Fino al giorno della sua morte, il 6 giugno del 1861! I Savoia restituirono i dovuti onori a Mazzini e a Garibaldi, due nostri Grandi del Risorgimento, solo dopo la loro morte, perché, da morti, non potevano più opporsi alla dittatura savoiardo piemontese ormai estesa dalle Alpi alla Sicilia. Strategie intelligenti quelle dei Savoia! Anzi, spregiudicate! Per non dire poi di quei plebisciti pro Savoia sapientemente organizzati, ma anche della brutale repressione contro i cosiddetti briganti, che oggi potremmo chiamare partigiani della resistenza antisavoiarda! Si legga l'”Antistoria d’Italia”, di Fabio Cusin: una ricerca più che interessante sui modi con cui i Savoia costruirono un regno! Nazionale o savoiardo?

Quindi, con questa monarchia, che si era impadronita con raggiri e furberie dell’intera penisola, era molto difficile costruire una vera identità nazionale! La prima guerra mondiale fu una grande occasione per dar fiato alle trombe sabaude! Poi ci pensò il fascismo a far risorgere il Sole sui Colli Fatali di Roma! La Roma dei Cesari! Altro che quella dei Savoia! Ma re Pippetto alias Vittorio Emanuele III gliela fece pagare cara al duce quando il 25 luglio del ’43 lo impacchettò e lo fece prigioniero! Un re, a cui il duce non solo aveva restituito un’Italia “salvata” dal comunismo, ma aveva anche donato altre due corone, quella dell’Albania e quella dell’Impero d’Etiopia! Ma i Savoia sono i Savoia, da sempre, una stirpe di regnanti che i re veri dell’Europa non hanno mai voluto riconoscere come tali! Quei Savoia che in quell’8 settembre del ’43 sono scappati da Roma a gambe levate dopo avere annunciato l’armistizio con gli Alleati e la fine del Patto d’Acciaio così si chiamava stipulato anni prima con la Germania di Hitler.

Insomma, se non è facile per i nostri ragazzi sentirsi compiutamente Italiani, dipende anche dal fatto che la nostra storia patria non è affatto semplice né da spiegare né da capire! Aggiungiamo poi che a tutt i partiti che ci hanno governato non sono mai stati capaci di innescare e sostenere una identità nazionale, per cui la lotta del partito e per il partito forse ha fatto perdere di vista quell di Nazione di cui ogni cittadino, invece, soprattutto se giovane, ha bisogno e, soprattutto, diritto di sentire e condividere. Ricordiamo che Ciampi ci provò a ridare vita all’Idea di Patria, ma, morto lui,
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ora ci troviamo a fare i conti con la politica becera di gruppi politici che hanno affossato i partiti per dar vita a una guerra tra bande! Sono cattivo? Lo so!

ugg men L’Expo Schuh si moltiplica

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Non si può mai star fermi nel mondo del business, figurarsi in quello delle fiere internazionali.

Lo sanno bene Roberto Pellegrini e Giovanni Laezza, presidente e direttore di RivaFierecongressi che ieri mattina, in sala rombo a Trento hanno presentato l’89 edizione di Expo Riva Schuh, di gran lunga il più grande evento fieristico altogardesano, trentino e tra i più importanti al mondo nel settore delle calzature di volume.

Un’edizione che però non sarà ricordata per gli ottimi numeri con i quali si presenta, bensì perché da essa nascerà per la prima volta una fiera tutta nuova, che visti i precedenti potrebbe facilmente diventare evento pluriennale e ricavarsi uno spazio importante nel mercato.

Si tratta di Gardabags,
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cioè della prima fiera delle borse, che si terrà negli stessi giorni dell’expo estiva ma non alla Baltera o negli alberghi che ospitano gli stands, bensì al Palavela, la nuova struttura inaugurata meno di un anno fa in riva al lago, accanto alla Fraglia e al Palazzo dei Congressi.

Il nuovo evento andrà in scena su 2 mila metri quadrati espositivi spiega il direttore Giovanni Laezza dedicati interamente al mondo delle borse, delle cinture e degli accessori, che permetteranno di presentare ai compratori una offerta espositiva completa, in un’unica occasione. Perché solo adesso questa scelta di allargare il campo agli accessori? Perché dalle analisi che abbiamo fatto questo è il momento giusto ha spiegato Laezza in passato era meno scontato affiancare gli accessori alle calzature,
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ora si può fare e noi ci proviamo.

La fiera di borse, cinture e accessori è il regalo che l’Expo Schuh si concede per un traguardo importante: proprio a giugno, infatti, saranno novanta le edizioni della fiera.

una piattaforma di business riconosciuta a livello mondiale dice il presidente Roberto Pellegrini ciò che determina il successo di Expo Riva Schuh come evento leader internazionale della calzatura di volume, oltre allo staff competente che ricordo lavora ogni giorno su questo progetto, è il costante impegno nel cogliere, e perché no, anticipare le esigenze del mercato di riferimento proponendo delle risposte concrete.

Una squadra che non sta mai ferma e che insegue,
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anticipa le tendenze mondiali andando a cercare espositori e compratori in ogni continente. Così dopo Sud Africa e Svezia, ora saranno Francia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Canada i nuovi mercati ai quali l’Expo guarda portando qui altri compratori.

Per l’edizione numero 89, con inizio questo sabato, gli espositori di Expo Riva Schuh sono 1.455, di cui 1.177 esteri provenienti da 37 Paesi. Sono inoltre attesi circa 13.000 operatori del settore in rappresentanza di 105 Paesi. Una curiosità è rappresentata dal Paraguay,
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per la prima volta a Expo Riva Schuh con una azienda espositrice i cui titolari hanno origini trentine.

una fiera che cammina da sola e non ha mai avuto bisogno del sostegno pubblico dice l’assessore provinciale allo sviluppo, Alessandro Olivi l’expo è l’espressione della capacità di investire nelle relazioni con il territorio.

ugg mini classic l’eleganza artigiana delle calzature Fanga

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La scintilla per realizzare la scarpa made in Italy per eccellenza scatta durante un corso a Montecatini Terme. Lorenzo Fusina, fresco di diploma all’Istituto europeo di design (Ied) di Milano, si avventura nella Valdinievole tra Pistoia e Lucca. lì che prende parte a una serie di lezioni per imparare l’arte del modellista di calzature ed è lì che scopre il valore delle lavorazioni a mano con il metodo Goodyear, tecnica che conferisce alle scarpe comfort e resistenza eccezionali. un amore a prima vista nei confronti di quel sapere artigiano depositario di una grande tradizione italiana, ma ormai a rischio estinzione.

La storia delle scarpe italiane Fanga

Tuttavia, l’avventura imprenditoriale di Lorenzo Fusina e Bruno Riffeser Monti inizia ben prima. Sì, perché i due venticinquenni bolognesi di buona famiglia, avevano deciso da tempo di voler fare qualcosa insieme, di trasformare un sogno in un’impresa. Tornando da Montecatini, Lorenzo mi chiama per raccontarmi l’esperienza fatta, racconta Bruno, laureato in Economia alla Bocconi. Avevamo già in mente di impegnarci nella valorizzazione del made in Italy, lì abbiamo capito quale sarebbe stato il nostro settore. Inizia così un viaggio in tutta Italia alla riscoperta dell’artigianato calzaturiero, tra minuscole botteghe colme di sapere da tramandare e centri di eccellenza,
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come il Politecnico Calzaturiero di Stra, in Veneto.

Volevamo fare qualcosa che ci distinguesse, finalmente avevamo trovato su quale prodotto puntare, ricorda Bruno. La scarpa racchiude in appena 30 cm di lunghezza una complessità incredibile, non è facile trovare un proprio spazio in questo ambito ma la nostra sfida era quella, aggiunge Lorenzo. a questo punto che arriva l’intuizione.

L’intuizione che dà vita a un’eccellenza made in ItalySe è vero, infatti, che la tradizione e l’artigianalità sono i cuori pulsanti di questo progetto, i due giovani vanno a ripescare nel dialetto bolognese parlato dai loro nonni il nome del proprio brand. Ogni bigonza ha la sua fanga, si dice sotto i portici a Bologna. Significa che ogni pantalone ha la sua scarpa. Ma c’è fanga e fanga. Anzi, per Bruno e Lorenzo c’è soprattutto Fanga, il loro marchio. Modellata e cucita su misura, personalizzata secondo i gusti e le esigenze del cliente. Con accessori che infondono esclusività e unicità, come i metalli realizzati dagli orafi di Arezzo e conficcati nei tacchi. Rigorosamente in cuoio e in pelle,
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resistente e comoda. Per raggiungere questo risultato non è casuale il peregrinare dei due fondatori a caccia di artigiani non solo bravi, ma anche in grado di tramandare le conoscenze.

La carta vincente delle scarpe Fanga: le botteghe del distretto di Stra in questo contesto che si imbattono nelle botteghe del distretto di Stra, dove a tutt’oggi ci sono i laboratori che sfornano le loro calzature, mentre l’azienda costituita nel 2016 ha mantenuto la sede sotto le Due Torri, a Bologna. Il primo debutto di Fanga è avvenuto al Pitti 2016. All’ultima kermesse fiorentina è stata presentata la nuova collezione Fanga SS18 con otto modelli frutto di lavorazioni manuali di estrema qualità, dotati di doppia fibbia laterale e arricchiti da un ricamo geometrico (in foto). Per la prossima primavera estate sarà invece riproposta la più classica e articolata costruzione progettuale, Bologna, che unisce comfort e flessibilità in modelli con nuovi colori e dettagli. La partecipazione a Pitti per noi è stata fondamentale, commenta Bruno, ci ha permesso di farci conoscere a buyer di tutto il mondo ed entrare per la prima volta nella moda, dove c’è anche chi scommette su giovani come noi. Oggi Fanga, oltre a essere presente nel luxury store L’Inde le Palais e nel salotto buono di Bologna (sotto le Due Torri c’è anche lo showroom su appuntamento), espone le sue calzature anche nella boutique parigina Le Clair Air. Il nostro obiettivo è quello di posizionarci in dieci store esclusivi nelle maggiori capitali del mondo per sviluppare una rete one to one con i negozi più ricercati, spiega Bruno. Siamo reduci da un viaggio a Londra dove abbiamo riscontrato molto interesse,
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abbiamo avviato contatti anche con Dubai, negozi negli Stati Uniti e in Russia. Persino in Corea del Sud potrebbero nascere delle opportunità. Il target è alto. Parliamo di prodotti ricercati e curati fin nei minimi dettagli. Le chiamiamo opere d’arte da mettere ai piedi, sintetizza Lorenzo.

I prezzi delle scarpe FangaLe scarpe Fanga hanno prezzi che ruotano tra gli 800 e i 1.100 euro, a seconda della lavorazione, dei materiali e degli accessori utilizzati. Il cliente può seguirne la lavorazione con aggiornamenti di immagini e video, imparando a conoscere la scarpa fin dall’inizio. La vede nascere, per sentirla sempre più sua. Oggi va di moda fare lo chef, la sfida consiste anche nel contribuire a rendere cool il lavoro dell’artigiano, che non ha nulla da invidiare a quello delle star dei fornelli, chiosa Lorenzo. Anche per questo motivo, Fanga ha avviato una partnership con il Politecnico Calzaturiero di Stra. Abbiamo sponsorizzato un corso di calzature di lusso fatte a mano: seguiremo gli studenti da settembre a giugno e daremo la possibilità di creare un prodotto da esporre con noi al Pitti di giugno 2018.

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I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi,
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dei costumi delle leggi, della religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime dalla nostra memoria. Tanto grande è la loro dignità, la loro maestà e infine la loro santità, che se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio; non avremmo alcuna conoscenza delle cose umane e divine;
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la stessa urna che accoglie i corpi cancellerebbe anche la memoria degli uomini.

ugg bags sale l’autopsia su Simonetta e quelle tracce di saliva che mancano

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La compatibilità dell’arcata dentaria di Raniero Busco con il morso sul seno sinistro di Simonetta Cesaroni. Una delle prove schiaccianti per l’accusa, insieme al Dna dell’ex fidanzato ritrovato sul corpetto e sul reggiseno della vittima, potrebbe rivelarsi inconsistente. Anche perché, dopo l’autopsia, nella quale si faceva riferimento a un ‘presunto morso’ sul seno di Simonetta, il pm Pietro Catalani non ravvisò la necessità di una rilevazione di saliva, per far luce sull’identità dell’assassino. Un erroreche ha, di fatto, complicato le indagini.

“Il cadavere si legge nell’autopsia del dott. Ozrem Carella Prada veste un reggiseno color rosa pallido, abbassato in modo da lasciare fuoriuscire la parte superiore dei seni e i relativi capezzoli, mentre la bretellina destra è arrotolata e scende all’altezza dell’omero. L’indumento è macchiato di sangue all’altezza delle bretelline e del seno sinistro, nonché alla parte posteriore”. Nel referto medico non si fa riferimento alle tracce di sangue ritrovate sul reggiseno e al relativo gruppo ematico. “La vittima scrive Prada indossa, inoltre, calzini di color bianco con tracce di sporco alle piante dei piedi. Sulla regione epigastrica poggia un top di colore bianco merlettato e sbottonato. Al polso sinistro è assicurato un orologio con cinturino in pelle al momento funzionante”. L’orologio è stato mai analizzato?

E a proposito dell’orario della morte di Simonetta Cesaroni, altro elemento che sarà rivalutato dagli inquirenti in sede di Appello, il medico non lascia adito a dubbi: “Sulla base degli elementi valutativi si legge nel referto medico , che tengono conto del rigor mortis, l’epoca della morte di Simonetta fu fatta risalire a circa 7 12 ore prima del sopralluogo del medico legale, effettuato alle ore 2 circa dell’8 agosto 1990. Quindi, la ragazza dovrebbe essere stata uccisa tra le ore 14 e le 19 del giorno precedente. Le ferite inferte precisa il dott. Prada , attraverso un’arma bianca, furono in tutto 30, di cui una transfossa,
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quella all’emicollo sinistro”.

Dal 2004, il pm Roberto Cavallone, succeduto a Settembrino Nebbioso, decise di ripercorrere le fasi passate dell’investigazione “con occhi e metodi nuovi”. Nell’indagine fu coinvolto anche il Ris di Parma. Il procuratore aggiunto Italo Ormanni e il pm Roberto Cavallone consegnarono al colonnello Garofano i pochi indumenti che Simonetta aveva indosso al momento del delitto: top, reggiseno, calze e le scarpe. C’erano anche un bicchiere, una tazzina, un mozzicone di sigaretta che erano stati repertati dalla magistratura nel 1990. La particolarità è che la mattina del 4 agosto, nell’ufficio dell’Aiag di Luigina Berrettini, furono ritrovati due mozziconi di sigaretta (uno con filtro bianco e l’altro color paglierino). Il dato strano è che la stessa Berrettini e la collega Faustini non fumavano. I mozziconi di sigaretta sono da ricondurre, quindi, a due persone che 3 giorni prima del delitto erano negli uffici degli Ostelli della Gioventù e di cui non è stata rivelata l’identità.

Furono analizzati dal Ris anche il fermaglio per i capelli di Simonetta, insieme all’ombrello rosa, al borsellino, all’orologio che la ragazza aveva con sé, al tagliacarte (la possibile arma del delitto), al quadro, al tavolo della stanza dove avvenne l’omicidio e al vetro dell’ascensore della scala B (trovato sporco di sangue nel ’90). Gli indumenti furono ritrovati nell’obitorio originario, dove nel 1990 fu eseguita l’autopsia sul corpo di Simonetta e dall’inizio del processo si discute sull’eventuale contaminazione, con altri indumenti, dei reperti nel corso del tempo. Nell’appartamento dell’Aiag quella notte del 7 agosto, gli inquirenti non rilevarono tracce di trascinamento, sgocciolamento,
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né segni di lotta nelle altre stanze e nella camera dove lavorava la Cesaroni. La stessa porta d’ingresso non presentò segni di effrazione. Ciò significa che Simonetta conosceva l’assassino oppure che l’omicida possedeva un mazzo di chiavi proprio.

La scarsità o l’assenza di tracce furono dovute anche alla volontà, da parte di qualcuno, di pulire e cancellare anche i segni del sudore o di altra natura. La giovane fu colpita quando era nuda e priva di sensi. Che la morte sia sopraggiunta in un tempo rapido (probabilmente dopo svenimento) è dimostrato dall’assoluta mancanza sul corpo della Cesaroni di lesioni ‘da difesa’, con le unghie delle mani perfettamente curate e che non presentavano alcun segno di traumaticità. Vi fu, poi, il tentativo di far scomparire le macchie di sangue sul pavimento, con lo strofinio degli indumenti della vittima, prima di simulare il furto degli oggetti preziosi della ragazza. A questo proposito, c’è da chiedersi perché la giovane si recò al lavoro il 7 agosto (in periodo di ferie) con indosso ornamenti preziosi. Gli esami chimici effettuati sul corpo della Cesaroni esclusero, inoltre, la presenza di alcol e stupefacenti nel sangue.

Simonetta Cesaroni: un altro di quei delitti che un bravo carabiniere di vecchio stampo avrebbe risolto in poco tempo. Classico delitto pulsionale (agito improvviso e incontrollabile) come dimostrano le modalità di aggressione e la tipologia dei colpi inferti. Simonetta apri la porta a qualcuno che conosceva o che riconobbe. Probabilmente si tolse le scarpe per avvicinarsi allo spioncino (ecco perchè le calzature furono rinvenute in ordine, come se la vittima le avesse spontaneamente sfilate). Per ripulirsi dal sangue, utilizzo la fontanadel sottotetto di cui conosceva l Tutto questoBusco non lo sapeva né poteva saperlo. Non aveva motivo perattraversare di corsa la città di Roma nel bollore di un pomeriggio agostano, correndo pesanti rischi ,per uccidere inscenando un omicidio senza premeditazione la propria ragazza. Le prove a carico di Busco,labili, controverse,insufficienti, mascheranole profonde carenze delle indagini.

E Delli Priscoli che fine ha fatto?Come mai nessuno dice che l magistrato Delli Priscoli ha impedito di girare il film sul delitto di Via Poma nella palazzina in cui questo è avvenuto poiché allora fu, tra i sospettati, anche suo figlio?Perché non si parla del debito morale di Mario Delli Priscoli con la procura di Roma alla quale era grato perché veva lasciato il figlio Francesco fuori dalle indagini sull’omicidio? (Leggete il caso Genchi di Edoardo Montolli) Dato che quel giorno, in effetti, Francesco Delli Priscoli era stato visto uscire dal portinaio da uno dei palazzi a ferro di cavallo di via Poma. Perché a nessuno viene in mente di fare il test del DNA anche a Francesco Delli Priscoli? Di cosa ha paura il magistrato? Spero vivamente sia fatta chiarezza su questa storia
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ugg australia originali scontati L’arte dell’intreccio e del ricamo a Bagno a Ripoli e a Signa

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Per celebrare l’intreccio della paglia, arte di antica tradizione nel territorio fiorentino, mercoledì 4 aprile alle 17,30 sarà inaugurata a Bagno a Ripoli la mostra dal titolo Fili preziosi. L’arte dell’intreccio e del ricamo a Bagno a Ripoli e a Signa (aperta con orario 15,30 19,00 il sabato; 10,00 12,30 / 15, 30 19,00 la domenica e i festivi). Presso l’Oratorio di Santa Caterina i visitatori potranno ammirare opere spesso etichettate con l’appellativo di ‘arte minore’, rivivendo i cambiamenti nel gusto della moda maschile e femminile dai primi del Novecento fino agli anni ’70,
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attraverso manufatti che mostrano il mutare dello stile e il susseguirsi delle fogge di cappelli, borse, scarpe in paglia, rafia, treccia, tutti provenienti dal territorio di Signa.

Le due città hanno infatti avviato da qualche anno un importante gemellaggio, dando vita ad un progetto di scambio per salvare e valorizzare questa attività manuale che, attraverso i secoli, ha raggiunto livelli di abilità tecnica e di espressione artistica d’eccellenza, rappresentando al contempo un’importante realtà produttiva locale. Bagno a Ripoli è nota per i suoi preziosi ricami, mentre Signa è diventata famosa in tutto il mondo per la laboriosa arte dell’intreccio della paglia già a partire dai primi decenni del XVIII secolo, da quando cioè,
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con i suoi raffinati manufatti, ha cominciato a incidere in maniera determinante nelle vicende del costume dell’Occidente. così che questa esposizione sarà affiancata da una seconda a Signa, dove sarà inaugurata presso l’Oratorio di Santa Maria in Castello sabato 21 aprile, che permetterà di visitare la splendida rassegna di tessuti liturgici tratti dagli armadi delle sacrestie di tante chiese del territorio comunale di Bagno a Ripoli. Entrambe le mostre resteranno aperte fino al 24 giugno 2007 con biglietto di ingresso di euro 2,50.

I manufatti esposti sono contenuti nei due cataloghi illustrati editi da Polistampa all’interno della collana Testi e Studi diretta da Roberto Lunardi: La manifattura della paglia nel Novecento, a cura di Maria Emirena Tozzi Bellini (pp. 160, euro 12) e L’arte del ricamo nel territorio fiorentino dal Cinquecento al XX secolo, a cura di Laura Casprini Gentile e Maria Emirena Tozzi Bellini (pp. 80, euro 10).

Un evento unico, anzi doppio, che rende omaggio al genio creativo, ma anche al fiuto imprenditoriale di uomini e donne che hanno reso il loro lavoro una vera e propria arte,
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contribuendo al contempo al benessere e alla prosperità di tutto il territorio.

ugg boot outlet l’alta moda con Nouvelle Vougue

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Ad un anno dalla realizzazione del suo store online Nuovelle Vougue rinnova la sua volontà di vestire le donne con il lusso dell’alta moda. Classe da ammirare, fascino da indossare, seduzione da acquistare con pochi click.

Da Avezzano a tutta l’Italia, Nouvelle Vougue promuove il desiderio di bellezza, la voglia atavica di tutte le donne di essere notate, di essere al centro dell’attenzione, di suscitare ammirazione. Un’ampia selezione di abiti, scarpe, accessori e gioielli è pronta a soddisfare i gusti modaioli delle italiane, vestirne la raffinatezza e completarne il gusto.

L’ottima cura del sito e l’attenta selezione dei prodotti hanno portato al successo sperato, ma a Nouvelle Vougue non basta e dopo un anno desidera migliorarsi ancora. Lo fa con l’inserimento di nuovi brand e la certezza che anche questi sapranno soddisfare ogni richiesta di stile, grazia e charme.

L’attenzione costante verso il web e i canali social svelerà, giorno dopo giorno, nel corso dell’anno, tutte le sorprese che la boutique riserva alle “sue” donne.

Cinque diverse sezioni per realizzare i propri desideri: collezione autunno/inverno, collezione primavera/estate, accessori, gioielli e casa. Un’ultima sezione è dedicata ai marchi presenti nello store on line: Alberta Ferretti, Blubianco, Camilla Clodel, Nicola D’Errico, Chiara Ferragni, Impero Couture, M Missoni,
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Red Valentino, Rosso 35, Sfizio, Versace Jeans, Violanti e presto molti altri.

Abiti, camicie, capispalla, gonne, borse, sandali, occhiali da sole, qualsiasi forma abbia il tuo sogno con l’e commerce Nouvelle Vougue potrai realizzarlo. La bellezza di un capo che esalta il corpo, la comodità di una scarpa che cinge il piede, lo stile di una borsa che accompagna ogni momento della giornata.

A farsi bella potrà essere anche la casa grazie all’ampia selezione di accessori: Arte Pura, Baci Milano, Dr Vranjes Firenze, Ottaviani, Seletti, Luxury Dog. Tra le mura della tua casa una bellezza sofisticata ed elegante, capace di dare ad ogni angolo il sapore dell’intimità. Ogni ambiente potrà essere avvolto dalla delicatezza dei profumi e delle fragranze, i dispositivi tecnologici supportati dai migliori accessori e non mancano prodotti editoriali di arte, moda e Lifestyle. Lo stile non ha confini, il sogno non ha limiti. Lasciati circondare da ciò che stavi cercando, l’e commerce di Nuovelle Vougue è anche questo.
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Sar un moderata, di tacchi accessibili e forme quasi comode, con un di mules (le pantofole aperte dietro), sneakers, espadrillas, ballerine, sandali di media altezza e boots estivi. Una buona notizia per i piedi femminili, visto che le donne comprano in media 4 paia di scarpe l il doppio degli uomini (ultima indagine Micam) e spesso le tendenze non premiano il comfort ma l pi pazza, proprio l sulle estremit pi delicate. Ma no, non sar un noiosa, e comunque giudicate voi dai trend che troverete nei negozi.

La collezione Jimmy Choo trae ispirazione dai modelli di bellezza offerti dalla natura e li riproduce in sandali di tutte le altezze con iris ricamati o ritagliati nella pelle, come un bouquet che avvolge il piede. La natura dei tropici ispira invece le originali sneakers di Philippe Model, con stampe di colibr e piume. Santoni sceglie l vicino di Marrakesh, con intrecci di colori e materiali, lavorazioni a intaglio, cascate di perline e charms, mentre il Brasile il paese a cui guarda Susana Tra per la sua carioca, sandalo a gabbia con suola tecnica e i colori del Carnevale di Rio.

La danza in tutte le sue varianti un grande fonte d per i modelli pi romantici o bon ton, mentre continua l dei dettagli gioiello a ogni ora del giorno e della sera. Cos il domina tutta la collezione Le Babe, dalle slippers alle d con tacchi medi sparkling.

Sono comode e alcune anche grintose, ma bisogna saperle portare perch l non perdona. Sono le mules o sleepers o pantofoline rasoterra o sabot flat di cui ci sono versioni pi o meno lussuose. Persino PrettyBallerinas dedica loro una mini collezione ispirata alle Mille e una notte, mentre nella collezione Maneb compare la versione espadrilla.

E anche la tendenza espadrilla cresce di anno in anno,
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cos questa estate ne avremo un modello fin nella collezione di Cesare Paciotti. Infine, per restare nel mondo delle sneakers, ma gioiello, quelle di Giuseppe Zanotti si coprono di cristalli o si vestono di seta sfrangiata.

Vanno forte quest anche gli stivali estivi, da quelli altissimi delle grandi griffe ai classici boots di Ugg, che li popone in versione leggerissima in camoscio traspirante e traforato.

Sar perch comodo, sar perch chic ma il tacco medio lo hanno messo tutti in collezione fra il sandalo alto e il rasoterra, per il giorno e per la sera. Intorno ai tre centimetri e mezzo, reso pi grintoso da applicazioni e borchiette. Per chi vuole l ma non rinuncia alla comodit c sempre l zeppa, in tante varianti e tacchi pieni o svuotati nella collezione Vic Mati

Quanto ai colori, il nero d c sempre, anche assieme al bianco nelle versioni optical di Guardiani. E poi tanti romantici pastello, bagliori metallici e tinte accese, dal rosso al giallo limone, come le loafer di Rossetti.

Se vero che non c che l della scelta, il rischio per che tutto si assomigli. Ecco quindi un grande tendenza, specie delle griffe del lusso: offrire alle clienti il massimo della personalizzazione. Cos fa Prada con 18 modelli tra d e sandali, con e senza plateau e su otto altezze di tacco diverse, disponibili in diversi materiali. Le clienti possono scegliere la forma, il tacco, la stampa e anche la spilla gioiello. la carte pure la tinta della suola nero, phard o azzurro siglabile con le proprie iniziali,
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charms o un numero portafortuna.

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GORIZIA. Missione terzo posto per l’Us Goriziana, che stasera nel recupero con l’Intermek 3S Cordenons (palestra Ugg,
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alle 20.30) ha la chance per staccare Latisana e portarsi a due soli punti dalla coppia Ubc Michelaccio che guida la classifica di C Silver. Per la sfida contro i ragazzi di coach Beretta l’Usg recupera Petrovcic, tenuto a riposo proprio in vista di stasera nell’agevole impegno con la cenerentola Feletto,
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battuta 78 60 con Giovanni Rosso (19 punti) sugli scudi. Con il rientro di Petrovcic sicuramente soffriremo di meno a rimbalzo spiega patron Roberto Rosso in una gara che fa poco testo come quella con Feletto l’unica nota dolente è stata qualche sbavatura sotto canestro. Per giocarcela alla pari anche con le prime dobbiamo avere al meglio sia lui che Giacomo Rosso (anche lui risparmiato con la Virtus, ndr). In casa Dinamo invece il protagonista della settimana è Federico Bullara,
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autore di 27 punti e di una gara a tutto tondo nel successo dell’Alma Arena con il pirotecnico 110 99 sul Don Bosco. L’Asar ha espugnato il parquet mosaicista (77 71 il finale) con una prova eccezionale di Dreas (27), un ottimo Gasparini (14) e nonostante le tante assenze,
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compresa quella di Driutti infortunatosi al ginocchio nell’ultimo allenamento. E’ una vittoria che dedichiamo a lui commenta il ds romanese Visintin in un momento nerissimo per sfortuna e risultati la squadra ha risposto