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Vi proponiamo il video del primo ministro australiano Julia Gillard che in queste ore sta facendo il giro del mondo. Purtroppo per la signora Gillard, una telecamera ha immortalato il momento in cui è caduta rovinosamente sul prato a pochi passi dalla tomba di Gandhi. In suo soccorso sono subito intervenuti le persone che la stavano accompagnando nella visita, ma ormai la frittata era fatta.

A rendere (quasi) inevitabile la caduta sono stati i tacchi alti e l’erba sul quale il premier australiano camminava con forse troppa baldanza. Come ha spiegato la stessa Gillard poco dopo:

A rendere la situazione ancora più imbarazzante è il fatto che si tratti della terza volta in un anno che il primo ministro australiano incappa in un problema del genere. All’inizio del 2012, a Canberra, la signora Gillard aveva perso una scarpa fuggendo da un gruppo di manifestanti inferociti (guarda il video dopo il salto);
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ad agosto, invece, una calzatura malandrina si era sfilata dal piede della politica australiana durante una funzione alla Custom House di Sydney.

Certo, per un politico il modo di presentarsi è fondamentale. Ma se potessimo scegliere fra un amministratore della cosa pubblica goffo ed un corrotto, beh,
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non avremmo dubbi. Faccia a terra tutta la vita.

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Perché nel cuore dell’Irpinia da uno storico birrificio di famiglia col cuore verde sta nascendo anche il primo jeans al mondo impagliato. E ovviamente molto sostenibile.

Siamo Monteverde, realtà di quasi ottocento anime nella comunità montana dell’Alta Irpinia, a due passi dal lago San Pietro. Il paese domina la valle dell’Osento e delimita il confine con la Basilicata. Ed è immerso nel bosco Zampaglione, altro tesoro naturalistico.

un posto meraviglioso. Qui con la mia famiglia abbiamo sempre vissuto e abbiamo deciso di restare, accettando una sfida importante. Perché non ci sono più uffici postali, banche o servizi. E per lavorare serve coraggio e amore, racconta Vito Pagnotta, 37enne nato a Melfi, nel potentino, ma da sempre immerso nelle campagne irpine, una laurea in scienze e tecnologie all’Università di Agraria del Molise e una specializzazione al CERB, centro di eccellenza dell’università di Perugia per la ricerca sulla birra.

L’azienda cerealicola di famiglia, giunta alla terza generazione, produce birra artigianale. Si chiama Serrocroce e il nome arriva dal colle più alto da cui è possibile osservare tutti i campi di grano. Siamo da sempre attenti alla sostenibilità: produciamo senza additivi chimici, usiamo energie rinnovabili e fotovoltaico, riutilizziamo l’acqua, diamo agli animali gli scarti della produzione di orzo in un ciclo virtuoso. Insomma rispettiamo il nostro territorio, precisa Vito. Nell’impresa lavora con la sua fidanzata, il papà e due dipendenti. E produce anche le spezie, importanti per la birra. Tra queste c’è il coriandolo.

Abbiamo in tutto trenta ettari in rotazione. Valorizziamo il raccolto dell’azienda con una produzione di valore intorno ai 250 quintali di grano, tutti con una conversione biologica, senza nessun trattamento per le piante. Tra i Paesi nei quali Vito e famiglia fanno approdare le birre artigianali c’è il Giappone. Abbiamo un filodiretto con questo mercato. Addirittura in produzione apponiamo le etichette in lingua giapponese.

Ma la birra di Vito non è solo da gustare. Si potrebbe dire che è anche da indossare. questa l’intuizione di Vito, realizzata con l’amico sarto Salvatore Caruso. Operiamo sempre in un’ottica eco sostenibile. Siamo partiti dal jeans, che è un prodotto molto inquinante. Abitualmente la sua lavorazione e produzione necessita di tantissima acqua, almeno centocinquanta litri.

Il capo di abbigliamento, già realizzato come prototipo, sarà presto in commercio. Il tessuto è made in Italy, fatto con un telaio antico giapponese a pedali che consente di fare il cimosato, una tecnica di alto livello qualitativo. La paglia è l’elemento fondamentale di questo nostro jeans. Di fatto le balle di paglia lo caratterizzano perché il jeans è consumato in alcuni punti particolari in una logica di paglia pressata.

Nasce così il primo jeans al mondo invecchiato nella paglia. Un prodotto alla moda e totalmente green, realizzato senza spreco di acqua e senza lavaggi. Un prodotto rivoluzionario e che ha vinto anche l’Oscar Green di Coldiretti nella categoria “Wegreen”. Insomma, l’artigianalità dalla birra si ritrova nel tessuto. E così dalle monocolture di cereali per la birra Vito tenta il salto nella moda. Portando sempre nel suo cuore l’amore per la propria terra natale.
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Un mese fa Angela Burlando ci ha lasciato. Analisi voto e prospettive futureMartedi 6 marzo si è riunita la Segreteria per una analisi dei risultati elettorali. del Bue

Ho letto il suo articolo”idee in avanti” e credo sia una buona idea così come lei l’ha proposta. Certo occorre che non divenga una.

Scrive Andrea Zirilli:

1/3 Finlandia, 1/3 Vaticano e 1/3 Tangerisi sente parlare ogni giorno di formazioni messe in piedi per dare un Governo al nostro paese: purtroppo questi “aggregati”, già in origine lasciano intravedere tentazioni trasformistiche.

Non c’e’accordo su. Non sono eletto.

Australian Open 2018 molto avvincenti, ma caratterizzati dall’enorme caldo: trenta gradi in notturna, verso le ore 20 21. Inutile dire che le alte temperature hanno minato la tenuta fisica dei giocatori. stato lo stesso Roger Federer a spiegarlo, scherzandoci su durante una delle sue tante interviste esilaranti e curiose rilasciate a fine match a Jim Courier : “quando sono arrivato in albergo mi hanno detto che i tennisti avevano richiesto di accendere l’aria condizionata per il caldo immenso, mi sono messo a ridere e non potevo crederci; ora devo dire che avevano ragione (lo abbiano visto, infatti, sudare e non solo per la tensione, lui che di solito non ha di questi problemi)”.

E proprio l’elvetico è stato uno dei due finalisti a Melbourne, affrontando Marin Cilic. Una finale strepitosa che si è conclusa con il sesto titolo vinto dallo svizzero qui agli Australian Open, che così dovrà aggiornare il numero dei titoli vinti in questo Grand Slam appunto, da 5 a 6, ben visibili sulle sue scarpe. Aveva giocato in maniera strepitosa fino a quel momento, senza regalare un set e avvalendosi del ritiro per vesciche del coreano Chung; “mi dispiace molto che Chung non abbia potuto giocare la partita sino all’ultimo come ha fatto sinora mostrando un ottimo livello di tennis; ma è capitato anche a me e quando hai le vesciche è meglio fermarsi prima che sia troppo tardi invece di proseguire”, aveva commentato Federer. Inutile evidenziare il tifo strepitoso che aveva per lui sugli spalti. Del resto, poi, Chung non era un avversario semplice né facile, anche se Roger stava dominando per 6/1 5/2. Al quarto turno, infatti, Chung aveva eliminato Novak Djokovic per 7/6(4) 7/5 7/6(3), giocando splendidamente, senza che Nole potesse fare nulla: è riuscito tutto al suo avversario, che ha messo in campo colpi profondi, violenti, precisi, anche nelle discese a rete, gli ha tolto completamente il ritmo anticipandolo con accelerate improvvise (soprattutto di dritto in lungolinea). Tanto di cappello. Altrettanto splendidamente Federer aveva giocato ai quarti contro Berdych (che aveva eliminato il nostro Fabio Fognini per 6/1 6/4 6/4 al quarto turno): un match vinto per 7/6(1) 6/3 6/4, prendendo sempre più campo e con il ceco che nel primo set conduceva avanti 3 1. Ha rigirato completamente la partita, rimontando per poi andare a dominare con colpi di livello eccezionale. Arrivava dunque abbastanza riposato alla finale, che è stata anch’essa molto altalenante. L’ha definita una vittoria memorabile, conclusa tra le lacrime di gioia per quella che è stata “la conclusione di una favola, un sogno che si realizza”, grato e riconoscente al pubblico per il supporto, che è ciò che lo sprona e lo fa proseguire (a 36 anni e mezzo) a mettersi ancora in gioco sui campi da tennis, aspirando alla conquista di primati che sono spettati a pochi. Rod Laver sugli spalti, il primo ad essere entusiasta (nel femminile invece presente Mary J. King). E lo possiamo capire bene, poiché è stata una partita molto lottata. Tra l’altro Cilic veniva da buoni risultati. A partire dai quarti, dove è stato protagonista dello scontro con Nadal (match interrotto sul 6/3 3/6 7/6 2/6 0 2 per il croato), con lo spagnolo costretto al ritiro per una lesione all’anca (come ha rivelato poi una risonanza). Cilic veniva da un match durissimo contro Carreno Busta (terminato con il punteggio di 6/7 6/3 7/6 7/6). Poi in semifinale ha completamente dominato l’inglese Edmund, che si è reso protagonista di un penalty point per regolamento antisportivo sanzionato con provvedimento di un quindici concesso a vantaggio dell’avversario. Edmund molto nervoso, perché non riusciva a trovare il bandolo della matassa della partita evidentemente (conclusasi in tre set netti per 6/2 7/6 6/2), che tra l’altro aveva eliminato in precedenza Dimitrov per 6/4 3/6 6/3 6/4 e prima ancora l’azzurro Seppi in quattro set, con il punteggio di 6/7(4) 7/5 6/2 6/3.

La finale maschile. Ma veniamo alla finale maschile tra questi due giocatori che hanno assolutamente convinto. Il risultato finale di una dura battaglia durata tre ore circa è stato: 6 2, 6 7 (5), 6 3, 3 6, 6 1 a favore della testa di serie n. 2, che conquista il suo ventesimo Grand Slam, a scapito della n. 6 del tabellone. Solo una tempra ferrea come la sua poteva riuscire nell’impresa. Non facile gestire tutte le pressioni e i momenti di discordante tensione, tra l’euforia di essere a un passo dalla gloria e un istante dopo il rischio di dover ricominciare tutto daccapo e recuperare il punteggio con il vantaggio annullato dall’avversario. Si va al quinto set. Federer vince il primo per 6/2 dopo essere andato subito avanti per 4 0. Nel secondo, sciupata l’occasione di salire nuovamente avanti di un break sul 2 0, non riesce a dominare così bene Cilic,
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che entra sempre più in partita (con coraggio, prendendo più rischi e spingendo più sui colpi, mettendo più in difficoltà Roger): si giunge così al tie break, che vince meritatamente Cilic, premiato negli sforzi (anche attaccando continuamente l’avversario) che conquista i punti decisivi; ma poi Federer riprende possesso delle redini del gioco. Strappando il break decisivo al sesto gioco del terzo set, chiude questo parziale per 6/3 (portandosi avanti di due set a uno). Sembra partita chiusa con lo svizzero che, nel quarto, rischia di andare avanti 2 0 e poi 3 1, ma nulla, non realizza i vantaggi e così Cilic restituisce il 6/3 (stavolta a suo favore). Cilic sembra rientrato definitivamente in partita, con un Federer un po’ in calo e che inizia ad accusare la stanchezza. Invece, clamorosamente, conquista due break (il primo subito sul 3 0) e chiude in volata finale per 6/1 (forse un punteggio un po’ troppo duro e non meritato da un croato generoso).

La finale femminile. Non meno emozionante e significativa la finale femminile tra Caroline Wozniacki e Simona Halep. La danese conquista il suo primo Grand Slam e diventa la nuova numero uno. Anche la rumena inseguiva questo traguardo, ma fallisce. Amareggiata, ma non può rimproverarsi nulla. La Wozniacki ha giocato davvero bene, anche se ha tremato un attimo; ma l’emozione è tanta quando sfiori il sapore di una vittoria importante, che per lei ritorna dopo sei anni. La ex numero uno, infatti, aveva disputato due finali qui a Melbourne, entrambe perse (la prima contro la Clijsters nel 2009 e l’altra contro Serena Williams nel 2014). Quasi coetanee (27 anni Caroline, 26 Simona) danno tutto in campo. Matts Wilander aveva anticipato che forse avrebbe vinto la danese che vedeva favorita; ma di certo tutti erano consapevoli che avrebbe trionfato chi fosse riuscita a dominare meglio le emozioni. E, a fine match, è stata Mary J. King a sottolineare lo splendido exploit nella performance di Caroline (che ha giocato a livelli strabilianti) e la generosità di Simona (che non ha mai mollato). Prima è stata la rumena a chiedere il medical timeout (forse per problemi di pressione), poi è stata la volta della danese. Come nella finale maschile, si è giocato circa tre ore, si è andati all’ultimo e decisivo set (il terzo nel femminile) e si è conclusa la premiazione con la vincitrice in lacrime di gioia e commozione. Una soddisfazione immane per lei poter sollevare finalmente quella coppa, che ha voluto condividere con il pubblico, con gli organizzatori e dedicare al padre Piotr (che ha sempre creduto in lei) e al fidanzato sugli spalti David Lee (ex stella Nba), che con la sua presenza le ha dato la serenità e la tranquillità che le hanno permesso di recuperare la lucidità tattica e di gioco. Tuttavia, soprattutto la vincitrice ha voluto mostrare solidarietà alla finalista, complimentandosi per l’ottimo che ha fatto con il suo staff: lei ci è già passata (ben due volte) e sa cosa vuol dire perdere una finale dello Slam qui in Australia. Inoltre non è stato un torneo facile per la rumena, che al primo turno ha avuto un infortunio alla caviglia, poi ha dovuto annullare un match point al secondo e ha vinto in tre set su Angelique Kerber. Sicuramente del tabellone femminile resterà anche il ritorno della tedesca, che ha giocato in modo convincente e sembra davvero in forma.

7 6 (2) 3 6 6 4, il punteggio conclusivo della finale, che ha visto la danese giocare meglio nel primo set (sebbene in equilibrio e lottato sino al tie break: la danese è avanti 3 0 e potrebbe allungare sul 4 0, ma si ritroverà sul 3 3). Lei è più vincente con il rovescio, mentre è il dritto lungolinea della Halep a metterla più in difficoltà. Nel secondo la situazione è diametralmente opposta ed è lei a subire un punteggio sul 3 1 per la rumena, che entra sempre più in gioco, messa in palla da scambi più lunghi da fondo (poiché Caroline ha perso un po’ in potenza, forse per stanchezza o forse per paura di vincere); poi, quando sul 5 3 Simona fa il break decisivo e conquista il secondo set, allungando il match al terzo, lei ritroverà il coraggio e la tenacia necessari per un terzo set molto lottato e combattuto, con una continua alternanza di break e contro break, fino a quando non riesce a conquistare il break fondamentale per il 6/4 conclusivo, con un errore di rovescio a rete della Halep, molto amareggiata e affranta, ma anche molto sportiva (come del resto l’altra): le due non sono amiche, ma hanno dimostrato di rispettarsi molto, consapevoli di essere loro adesso le nuove protagoniste della scena del tennis femminile mondiale. Con Angelique Kerber che insegue, anche avvantaggiata dal calo della Pliskova.
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La Foxconn, il primo produttore mondiale di elettronica con grandi contratti aziendali è stata visitata dal giornalista e fotografo francese Jordan Pouille, il quale ha riportato le condizioni lavorative della fabbrica, sulla scia di una serie di problemi sollevati dagli impegati.

L Touch, l e l passano attraverso le linee di produzione di questo gigante della fabbricazione e, purtroppo, la descrizione di Pouille dellaFoxconn è dura ed inquietante.

Il giornalista racconta la storia di giovani lavoratori cinesi, adolescenti e ventenni, che si sono trasferiti da zone agricole e rurali della Cina, e che sopportano turni di 13 ore, con un numero minimo di interruzioni (10 minuti ogni 2 ore) lavorando 6 giorni alla settimana o spesso 7 giorni su 7, quando la richiesta è al picco.

I giovani vivono in dormitori nel campus Foxconn, fino a otto o nove persone per stanza provenienti da diverse città d con turni di lavoro diversi. Anche i diversi lavori all dello stabilimento, rendendo la situazione di vita molto sfavorevole ai rapporti interpersonali.

Pouille non sa darsi delle risposte a queste condizioni disumane di vita, presenti in diversi impianti di produzione cinese, ma è sicuramente interessante sapere cosa si cela dietro la produzione dei nostri amati dispositivi super tecnologici.

Ho vissuto 6 anni in Cina e tutt ci vado per lavoro molto spesso, in mezzo le fabbriche.

Le foto, i reportage, sono indiscutibili e nessuno dice che le condizioni lavorative Cinesi siano perfette, o buone.

E pero vero che in Foxconn i dipendenti ricevono uno stipendio che e almeno il 50% piu alto della media degli altri operai in Cina.

Le fabbriche Foxconn hanno davvero di tutto all (cinema, piscine, centri sportivi per facilitare la permanenza di chi decide di lavorare in queste aziende.

I turni di lavoro sono di 8 ore. Tutto cio che va oltre, e completamente volontario e viene retribuito come straordinario.

Non parlo cosi per mettermi l in pace quando compro Apple (o Samsung, o LG tanto sono tutti clienti Foxconn). Lo sappiamo bene che la Cina e competitiva perche e meno sviluppata dell (sotto alcuni aspetti). A parte questo, mi sento di dire che e svilente e ingiusto leggere articoli di questo tipo che NON sono minimamente contestualizzati, e se posso aggiungere, pure ipocriti.

Sono un lettore di iPadevice / iSpazio da tanto tempo, continuo a seguirvi con piacere, ma, per piacere, occupatevi di gadgets e di elettronica.

Se volete fare del giornalismo d fatelo come si deve, non con la storia strappalacrime sotto Natale.

Non quoto per niente che non si debba parlare di quello che c e dietro al business tecnologico. E giusto che anche una rivista online come questa ne parli, anche se a modo suo. Importante e sensibilizzare i lettori che non per questo poi non possono apprezzare da un punto di vista tecnologico il proprio IPAD o altro. Per quello sopra che ha vissuto 6 anni in Cina Non sono d . Nulla giustifica l della debolezza di certe classi sociali con l illusione di una vita lavorativa ( piscina, cinema ecc.) che niente ha che fare con una dignitosa vita umana ,
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dove il lavoro e importante ma non e la piu importante delle fonti del nostro vivere.

Questo vale per ogni azienda che porta anche al suicidio (come nel caso APPPLE, NOKIA, ecc) dei lavoratori e poi dice che all della azienda non ci sono costrizioni e che tutti vivono nel paese delle meraviglie.

Sia APPLE che NOKIA sono poi intervenute per limitare l dei suicidi in queste aziende ( a causa delle condizioni di lavoro) promettendo alle stesse di aumentare i loro margini sensibilizzandole a una maggiore attenzione.

Ma questo ci fa capire che la continua corsa alla competitività , anche se purtroppo inarrestabile , diminuisce i prezzi di acquisto, ma in maniera esponenziale diminuisce la qualità della vita nel senso più grande e veritiero .

Innanzitutto vorrei dire che sono molto contento del fatto che finalmente si possa parlare in maniera civile, senza insulti, pur mantenendo le proprie opinioni, quindi un plauso ad iSpazio/iPadevice e agli utenti che mi sembra stiano maturando assieme ai siti, davvero complimenti.

Riguardo quello che hai scritto, Gio, io non ho detto che bisogna approfittarsi della debolezza di certe classi sociali (cosa che in Italia, Francia, Germania ecc. comunque avviene). Dico soltanto che la situazione della Foxconn non e davvero esplicativa della realta Cinese, specialmente presentata in un articolo del genere.

Riguardo i suicidi, se hai seguito le vicende, sai bene che succedono perche questi ragazzi VOLONTARIAMENTE accettano di lavorare per ditte che li paga tanto, ma psicologicamente non sono preparati ad affrontare il salto dalle zone rurali a quelle industrializzate.

Il lavoro da 8 o 10 ore, in Cina e una cosa di una naturalezza esagerata. Anzi, quando vengono in Italia si chiedono perche ci lamentiamo sempre che l in Italia va male ma i negozi sono sempre chiusi quando la gente smette di lavorare (dopo le 7.30pm ad esempio) e i commercianti sono cosi indisponenti? Parlo per esperienza.

Sensibilizzare: concordo, ma su cosa? Il 95% dei prodotti che abbiamo in mano e fatto in Asia. Le scarpe, i vestiti, i piatti, i cibi, le auto, i gadgets vari per un mese il Made in Italy soltanto, poi mi dici se ti senti Italiano o Cinese.

Ti garantisco che il potere d di uno stipendio in Cina e paragonabile (se non maggiore) ad uno Italiano.

Infine, non siamo stati noi Italiani la fabbrica a basso costo degli Americani, dei Tedeschi e degli Olandesi per tanti anni? Di nuovo, non voglio giustificare solo dire che certi cicli economici sono uguali dappertutto e si ripetono.

Vedrai tra 10 anni dove sono i Cinesi e dove siamo noi. Prepariamoci.

Siamo macchine da produzione Per quanto riguarda FoxConn, sono almeno quattro i lavoratori deceduti per la contaminazione con l e le lamentele tra gli operai per le condizioni in fabbrica e le pressioni psicologiche sono all del giorno. addestrati per diventare macchine da produzione dichiara una dipendente al blog Shangaiist e veniamo trattati senza rispetto. I rimproveri sono la norma e la nostra autostima è a zero Intanto l dichiara di non aver alcun intento persecutorio nei confronti dei dipendenti. Anche perché l di suicidi potrebbe incidere sull aziendale e forse anche allontanare preziosi committenti. Liu Kan, manager di FoxConn, ha dichiarato prima dell suicidio: livello di azienda, non possiamo averla a male con i nostri dipendenti sul piano personale. E al momento,
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non so proprio quale sarà la causa del prossimo suicidio credo che la scelta del suicidio sia volontaria da queste dichiarazioni sembrerebbe più indotta E il signor Liu Kan dovrebbe riflettere di più ne e capace.

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Lecco in fermento per l di domani sera tra la formazione locale e l che torna ad esibirsi allo stadio dieci anni dopo la partita vinta dai nerazzurri per 0 4 contro i blucelesti all allenati da Giuseppe Sannino (gol di Adriano, Obafemi Martins, Z Maria e Alvaro Recoba). In pochi giorni sono stati bruciati praticamente tutti i biglietti disponibili per quello che in riva al lago sta assumendo i contorni del vero e proprio evento. Anche se si rischiato un piccolo incidente diplomatico tra il patron Daniele Bizzozzero e i tifosi: il numero uno del Lecco aveva infatti annunciato che per ospitalit avrebbe fatto suonare l dell prima della partita; i sostenitori per si sono ribellati e allora domani dai megafoni del piccolo impianto lecchese partir solo l del club lariano.

10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI 09:00 CDS INTER MKHITARYAN: VIA LIBERA DELL’ARMENO. RAIOLA. 08:45 CORSERA INTER COSTRETTA AL MERCATO CREATIVO. SPALLETTI A GENNAIO AVR RINFORZI

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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Sindrome di RettIl compito più importante per il fisioterapista del centro Rett svedese è il documentare e il riferire cure di successo. Tale documentazione dimostra la possibilità di riguadagnare la funzionalità, ottenere variazioni ed evitare contratture per molti anni. Sono essenziali una valutazione approfondita e una analisi a livello neurologico, ortopedico e fisioterapico. Sottolineiamo l di mantenere i piedi in una posizione corretta, usando la chirurgia e ortesi ben calibrate dove necessari, rendendo possibile la posizione eretta e, per alcune persone, la deambulazione.Nonostante si trovino molti studi nella letteratura medica, per quanto riguarda la perdita di funzionalità da aspettarsi sia ad uno stadio iniziale (stadio II), sia in seguito (stadio IV), le possibilità di risultati positivi tramite intervento sono state raramente rilevate. Quando si lavora e ci si prende cura di persone affette da sindrome di Rett, si rileva spesso un atteggiamento di desolazione nei confronti di un intervento. Viene accettato un deterioramento della funzione grosso motoria senza alcuna analisi. Hennesy e Haas hanno riportato, nel 1998, che su otto pazienti con contratture fisse del piede caviglia, solo due erano state operate (4).Nel 1991 Guidera et al. hanno esaminato nove bambine, dai 3 ai 17 anni, con sindrome di Rett. Cinque di queste presentavano differenti contratture giunturali e nessuna di loro era stata curata operativamente (5). L di una posizione eretta, dell del corpo, del mantenimento e la riacquisizione della linea mediana e le ripetute cure sottotolineata dallo studio sulla scoliosi di Hanks (6).Sono state pubblicate alcune relazioni riguardanti la possibilità di riacquisire l di camminare (7,8). Uno dei compiti principali del fisioterapista presso il centro Rett svedese (Swedish Rett Center) è documentare cure di successo.Ad oggi, le valutazioni fisioterapiche comprendono 75 persone con sindrome di Rett, di età variabile tra 4 e 54 anni, e 25 (33%) di loro vengono esaminate ripetutamente.Noi presentiamo qui tre casi in cui vengono applicate efficaci strategie di prevenzione e di riallenamento.Il primo caso riguarda una donna con sindrome di Rett classica che presenta perdita di abilità grosso motorie e che ha vissuto per anni su una sedia a rotelle, poi riabilitata al punto di ottenere posizione eretta all di 36 anni, con l dell di camminare e attività di transizione fino alla sedia all di 40 anni.Il secondo caso tratta di una bambina con sindrome di Rett, che adesso ha 9 anni e 10 mesi, e del lavoro che si è fatto per darle la possibilità di stare in piedi, fare dei passi aiutandola, e farle mantenere la schiena più dritta possibile, sperimentando diverse posizioni erette.Il terzo caso è l di un lavoro che ha avuto successo nel mantenere la capacità di transizione da terra allo stare in piedi per una ragazza che adesso ha 15 anni, e la sua capacità di usare modi differenti di svolgere il compito. L è iniziato prima della perdita totale di capacità ed è avvenuto attraverso l di nuove strategie facilitative, aumentando la sua motivazione a compiere il movimento.CASO 1Questa donna è nata il 27 marzo 1956 dopo una gravidanza regolare ed è stata considerata normale. Ha imparato a camminare all di circa 16 mesi e all di 18 mesi riusciva a correre, a mangiare con un cucchiaio, a dire molte parole e a combinarle in semplici frasi. Riusciva anche a dire quando aveva bisogno di andare in bagno. A 18 mesi il suo sviluppo si arresta. Ha smesso di usare parole nuove e alla fine ha perso quelle che aveva imparato in precedenza. Il suo sonno è diventato disturbato, l instabile e presentava difficoltà nel cammino. In questo periodo c stata una fluttuazione di funzionalità durante il giorno e variabile di giorno in giorno.All di due anni le sue mani erano serrate in movimenti stereotipati e quando aveva 5 anni il suo camminare era instabile e caratterizzato da un andatura. A 10 anni aveva bisogno di supporto per camminare, a 17 anni i suoi piedi erano in posizione equino vara, il piede destro in maniera più pronunciata.A 18 anni, nel 1974, si verificò un allungamento bilaterale del tendine di Achille. A 21 anni non era in grado di camminare e si discuteva di una nuova operazione al piede destro. Il chirurgo ortopedico e la madre decisero di non effettuare l dubitavano che avrebbe portato dei benefici, considerando il fatto che non ne avevano portati le precedenti.Non era stato effettuato nessun allenamento particolare prima o dopo le precedenti operazioni. Nel 1984, a 28 anni, la famiglia si trasferì in un città. Una valutazione fisioterapica stabilì che la paziente pendeva verso destra, con il serio rischio di incorrere in scoliosi. Una valutazione ortopedica stabilì la mancanza di equilibrio posturale, ma non ancora scoliosi. Le sue giunture avevano una buona estensione di movimento, ad eccezione dei suoi piedi, che erano in posizione equinovara con un del piede anteriore. Il piede sinistro poteva essere forzato verso una normale posizione, ma non il piede destro.Uno dei metodi per ridurre il rischio di sviluppo di scoliosi era farla stare in piedi, ma questo era reso estremamente difficile a causa delle sue contratture. Quattro anni più tardi fu eseguita una osteotomia sfenoide ed un allungamento dei tendini del piede destro. Purtroppo il risultato non ebbe durata.
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Nell’anticipo del 23 turno la Mens Sana ospiter sabato 25 febbraio, con palla a due alle 20.30, la NPC Rieti, squadra che, grazie ad una suite di 4 successi consecutivi ha recuperato posizioni in classifica fino all’attuale dodicesimo posto con 20 punti, a sole 4 lunghezze dai play off e ben 8 punti sopra la zona calda dei playout. Risultati questi, decisamente impensabili fino a qualche tempo fa quando la NPC era in preda ad una profonda crisi di identit 6 sconfitte di seguito tra la met di dicembre e l’inizio del 2017 avevano fatto sprofondare la compagine reatina in classifica, causando altres la dura reazione del pubblico con una forte contestazione dopo il ko interno contro Ferentino, indirizzata in primis al coach Luciano Nunzi, invitato dalla tifoseria a dimettersi, ma anche ad alcuni giocatori, rei secondo la curva di scarso impegno. Una volta toccato il fondo, Rieti ha saputo reagire da grande squadra, inanellando vittorie e mostrando un gioco sempre pi convincente, ed arriver a Siena con il morale a mille, vogliosa di continuare il trend positivo ma anche di recuperare i due punti persi nella gara di andata, vinta dai bianco verdi senesi per 73 66, durante la quale si registr il grave infortunio ad Alessandro Cappelletti.

Nel quintetto amaranto celeste spiccano tre uomini su tutti: il regista ex Omegna Alessandro Zanelli, fulcro della NPC, buon realizzatore da 10.8 punti ma anche ottimo passatore (4.4 assist), la confermata guardia USA Dalton Pepper, (16 punti, 3.5 rimbalzi e 2 assist), autore nell’ultima vittoriosa uscita contro la Viola della sua miglior performance stagionale raggiungendo il trentello, e l’altro americano, il 4 Deshawn Sims, top scorer dei suoi con oltre 20 punti medi ad allacciata di scarpe e giocatore completo con mano educata dall’arco (45%) e valido sotto le plance (6.8 rimbalzi). Da notare come solo in due occasioni il nat di Detroit rimasto sotto la doppia cifra, una di queste fu proprio nella gara di andata al Pala Sojourner. Accanto a loro ecco il veterano italo argentino Juan Marcos Casini, tiratore micidiale da 54% da 3, mentre a guardia del pitturato troviamo invece il promettente lungo classe ’93 Matteo Chillo, 7.2 punti di media, il cui rendimento andato pian piano a diminuire dopo un inizio stagione scoppiettante. A disposizione di coach Nunzi ci sono il giovane play Gianluca Della Rosa, alla seconda esperienza a Rieti, la bandiera reatina Nicol Benedusi, guardia da 5 punti in 21 minuti di impiego ma N. E. contro Reggio, il prodotto del vivaio mensanino Giacomo Eliantonio, rispolverato dopo qualche stagione nelle minors, il centro Riccardo Trevisan e l’ultimo arrivato, il lungo siciliano Vincenzo Pipitone, prelevato da Trieste, che contribuisce alla causa con 3.6 punti medi e che contro la Viola stato pressoch prefetto (12 punti con 4/4 al tiro). Mancher invece l’ex Agropoli Federico Di Prampero messo ko a fine gennaio da un infortunio muscolare.
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Scienza o fantascienza? Il limite sottile quando si parla di robot e del loro utilizzo nelle imprese o in casa. Il dato reale che il segmento cresce ed entra sempre pi spesso nel radar degli investitori. applicazioni di questo tipo di tecnologia sono praticamente infinite spiega Alex Morozov, analista di Morningstar. ad esempio il campo degli interventi chirurgici. L di automi in questo settore appena iniziato e non si contano le applicazioni in cui si possono usare: dall alla cardiochirurgia, passando per operazioni pi banali, questo un segmento che pu solo crescere numeri

Secondo una ricerca di Boston Consulting Group, quello della robotica un mercato che, alla fine del 2015, valeva quasi 27 miliardi di dollari, in netta crescita rispetto ai 7,4 miliardi di dollari del 2000 e ai 10,8 miliardi di dollari del 2005. Secondo il rapporto The future of jobs (presentato a gennaio al World economic forum di Davos), entro il 2020 il valore complessivo del mercato dei robot raggiunger 151,7 miliardi di dollari. Per la prima volta non sar il comparto industriale, ma quello degli strumenti per uso privato. Tra il 2014 e il 2015, il numero dei finanziamenti a start up e aziende di robotica stato di mille miliardi di dollari, mentre 31 sono state le acquisizioni aziendali. Negli ultimi sei anni la Commissione europea ha finanziato pi di 120 progetti di ricerca avanzata nel settore della robotica. I fondi stanziati sono stati oltre 600 milioni di euro. Nel giugno 2014, insieme a 180 partner (tra aziende e organismi di ricerca), ha dato vita a Sparc: un programma di studio e innovazione civile con l di rafforzare la posizione dell nel mercato globale della robotica. Secondo le previsioni dovrebbe portare al 42% la quota europea del mercato globale.

segnali ci danno la misura dell crescente della tendenza di fondo: Industry 4.0, per designare questo movimento che permetter di passare dalla produzione/consumo di massa alla produzione industriale, ma su misura. In questa ricerca della smart company, di manutenzione o di ottimizzazione permesse dall’intelligenza artificiale e dalla robotica connessa, le somme investite a livello mondiale sono gigantesche e la guerra dei cervelli in atto ormai da tempo. Va tutto talmente veloce che alcuni predicono che il 50% dei posti di lavoro comprese alcune professioni intellettuali e legate ai servizi potrebbe essere a rischio nei prossimi 15 anni

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento. Partita IVA 13211660157. Tutti i diritti sono riservati. Si prega di leggere attentamente Termini e Condizioni e Politica per la Privacy. Il Morningstar Star Rating per le azioni è assegnato in base alla stima dell’analista del Fair Value di un’azione. Non è un dato di fatto, bensì una proiezione/opinione. Lo Star Rating è determinato da quattro elementi: (1) la nostra valutazione del vantaggio competitivo dell’azienda (Economic Moat), (2) la nostra stima del Fair Value dell’azione, (3) la nostra incertezza su tale stima (Uncertainty) e (4) il prezzo corrente di mercato. Tale processo porta all’assegnazione di un rating espresso con le stelle. Ogni stella ha un significato preciso e il rating viene aggiornato giornalmente. 5 stelle rappresentano la convinzione che l’azione offra un buon valore al suo prezzo corrente (cioè che sia a sconto); 1 stella che l’azione non sia a sconto. Se le nostre ipotesi basate sui singoli casi sono corrette, il prezzo di mercato con il tempo convergerà sulla nostra stima di Fair Value (il nostro orizzonete di riferimento sono tre anni). Gli investimenti in titoli sono soggetti al rischio di mercato e ad altri rischi. La performance passata di un titolo può essere replicata o meno in futuro e non è indicativa della performance futura. Per informazioni dettagliate relative al Morningstar Star Rating per le azioni, cliccare qui.

La Stima del Quantitative Fair Value rappresenta la stima di Morningstar del valore odierno dell’azione di una società, espresso in dollari per azione. La Stima del Quantitative Fair Value si basa su un modello statistico derivato dalla Stima del Fair Value che gli analisti azionari di Morningstar assegnano alla società e include una previsione finanziaria sull’azienda. La Stima del Quantitative Fair Value è calcolata giornalmente. Non è un dato di fatto, bensì una proiezione/opinione. Gli investimenti in titoli sono soggetti al rischio di mercato e ad altri rischi. La performance passata di un titolo può essere replicata o no in futuro e non è indicativa di una performance futura. Per informazioni dettagliate relative alla Stima del Valore Equo Quantitativo, clicca qui
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Venezuela, il capriccetto rosso: il popolo piange e la casta sperpera

Aragoste, Cartier dorati, weekend in centro a Milano, squadre di Polo, mazzette di dollari e aerei privati: cronaca del modo in cui il governo socialista venezuelano ha abbandonato le sue origini proletarie per entrare nell del frivolo e costoso, infischiandosene naturalmente delle carenze quotidiane che affronta la gente comune

L via per la giustizia è quella del socialismo, non il capitalismo, che in realtà è una forma di cannibalismo. Nell scalinata del Ministero degli Interni di Caracas, Pedro Carreo, che all era titolare di questo portafogli, sorrideva nella cornice dei microfoni, baciato dal sole del mattino. Poi, una giornalista lo interruppe e disse: Ministro, non è contraddittorio criticare il capitalismo con al collo una cravatta Luis Vuitton?. Carreo guardò il cielo ed esitò per qualche secondo. Era nato 51 anni prima a Barinas, lo stato più povero del Venezuela, e stava per convertirsi nel simbolo visibile dei nuovi ricchi del socialismo bolivariano, cresciuti all dei 14 anni di governo dello scomparso presidente Hugo Chavez, imbevuti di retorica populista, ma ubriachi di lusso occidentale.

Quando il 13 febbraio di quest scrisse su Twitter: La Procura della Repubblica dà la caccia al vigliacco assassino Leopoldo Lopez, Carreo portava ancora le cicatrici di quel giorno. Dal ministero era passato alla Camera e qui lo avevano soprannominato Onorevole Vuitton. All dello scoppio delle proteste anti governative che la settimana scorsa hanno compiuto un mese e che ieri hanno segnato un lunga giornata di manifestazioni e incidenti, quell rotondo era stato incaricato di far sapere che il presidente Nicolas Maduro scartava la linea del dialogo e ordinava la cattura dell dell che guidava la piazza. Oggi, che Lopez è in carcere da più di tre settimane, che le barricate si sono estese sul territorio e che il bilancio è arrivato a 28 morti, questa casta di privilegiati viene sempre più contestata da quella parte di società venezuelana che si è stancata di fare la fila per il pane, di subire un inflazione vertiginosa e rischiare quotidianamente la vita in rapine violentissime, per bottini di poco conto.

Secondo la denuncia presentata dal deputato Carlos Berrizbeitia, la tendenza allo sfarzo saudita è stata introdotta in Venezuela dallo stesso presidente Chavez. Sebbene non abbia mai dimenticato l trascorsa nella modesta casupola di La Sabaneta, nei suoi ultimi tempi alla reggia di Miraflores, il comandante avrebbe speso 15 mila dollari l in orologi. 2 mila in scarpe. 4 mila in abiti e 1500 in penne Mont Blanc. D parte, i suoi famigliari non si facevano suggestionare quando diceva frasi tipo: noi non vogliamo essere ricchi, perché è brutto e inumano e postavano sui social network foto insieme alla pop star Justin Bieber, con mazzette di dollari aperte a ventaglio, con Cartier d al polso e aragoste nel piatto.

Dopo la sua morte, il 5 marzo dell scorso, la tradizione è stata proseguita da Maduro. Prima di essere designato a successore dal leader morente e vincere le presidenziali con l dei voti, l autista dell è stato per 6 anni ministro degli Esteri, presentando nel 2012 una richiesta di rimborso spese personali da 8 milioni di dollari. Secondo la giornalista Berenice Gomez, poi, la first lady Cilia Flores passa frequenti weekend a Milano per fare shopping nelle boutique del centro, così come gli altri funzionari o imprenditori vicini al potere fanno in Florida.

Ofir Ben Eliezer, proprietario di un negozio di hi tech di lusso a Miami, preferisce non fare nomi, ma riconosce che tra i clienti dei suoi smartphone tempestati di diamanti ci sono molti boli borghesi, così come chiamano in patria i privilegiati del socialismo bolivariano. I chavisti vanno pazzi per questi mini i Pad placcati d ha detto in un a Univision, un canale statunitense in spagnolo specializzato nelle telenovelas, che in Venezuela è stato più volte accusato di trasmettere propaganda fascista e fomentare la decadenza morale dell americano, così come il governo dice di chi protesta.
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E’ di oggi la notizia ( lo dice l’ISTAT ) che il 56% delle famiglie italiane sono in difficoltà. Gli italiani non sono più felici e non hanno più ne la pancia piena nè le scarpe nuove. Il 2012 è stato un anno vissuto sulla difensiva e il 2013 non si preannuncia per nulla diverso. Aumenta il numero di padri e madri che vanno nel panico per ogni spesa imprevista superiore agli 800 euro e il 17% delle famiglie non riesce a riscaldare casa. Tutti segnali che fanno prevedere un Natale povero di regali eun 2013 ancora più difficile. Nella realtà non è detto che sia così. Soprattutto per il mercato dei gadget tecnologici. Regalarsi un tablet o lo smartphone nuovo diventa un modo perfetto per consolarsi della crisi e soddisfare i propri desideri! Se poi il regalo lo si riceve meglio ancora!

Come hanno dimostrato le molte manifestazioni contro l’austerità che hanno interessato la maggior parte dei paesi europei, la crisi sta colpendo duro facendo emergere nell’acquisto di nuovi prodotti. A causa della crisi è calato il potere di acquisto delle persone e sono aumentate le delle famiglie, soprattutto di quelle a basso reddito. Tutto ciò non ha però eliminato o portato ad una regressione del desiderio all’acquisto/consumo.

Viviamo da tempo in quella che Gilles Lipovettsky ( “Una felicità paradossale. Sulla società dell’iperconsumo” Cortina Editore ) ha denominato come l’era dell’iperconsumismo, caratterizzata da un comportamento all’acquisto di tipo edonistico e guidata dal desiderio. Anche quando le capacità di spesa sono ridotte e tali da obbligare a nuove economie e risparmi che comportano nuovi comportamenti d’acquisto. Se da un lato è sempre più diffusa la percezione di una fase di radicale cambiamento che impone nuove e reali privazioni, dall’altro la cultura della società consumistica in cui si è cresciuti negli ultimi decenni non sparisce ed anzi si rafforza e cresce, soprattutto per alcune tipologie di marchi e di prodotti capaci di rassicurare, consolare e far provare piacere.

“Il propellente delle proteste di questi giorni è la paura. I liceali non vogliono finire come chi ha qualche anno in più. La protesta dei giovani del ’68 era la protesta dell’utopia, oggi è la rivolta della disperazione” Guido Martinotti

Marchi come quello di Apple e di altri produttori tecnologici sono l’esempio, dice Lipovetsky più eclatante di una società “alleggerita dalla grandi utopie collettive nella quale i marchi assolvono ad una funzione ineliminabile: sono sogni, offrono punti di riferimento, sicurezza; e sono anche strumenti di autovalorizzazione per consumatori ormai slegati dalla antiche forme di appartenenza collettiva”.

Nella crisi senza fine ( Tempi Moderni: vivere alla fine dei tempi ) si vive senza speranze senza più sopravvalutare il futuro ma puntando tutto sul presente. E lo si fa anche con investimenti folli nell’acquisto di prodotti , non sempre necessari ( c’è bisogno di acquistare il nuovo modello dell’iPad se quello che già si ha viene usato quasi esclusivamente per leggere la posta e per navigare il Web?), quasi sempre molto costosi. Un acquisto che non dipende quasi mai da decisioni razionali e bisogni materiali ma principalmente dalla simbologia associata ai prodotti scelti, ai loro marchi, ai significati ad essi associati e all’immaginario sociale che hanno determinato ( iPad Ergo Sum ).

Se questa analisi, confermata da Lipovetsky anche nei suoi ultimi scritti, è veritiera, allora il natale del gadget tecnologico non deve temere alcuna felssione o crisi di sorta. La passione per tablet, smartphone, iPod e altri gadget simili si conferma come continuamente forte e in continua espansione. Molti di questi gadget, soprattutto i tablet, contribuiranno ad accrescere una solitudine personale, un isolamento e un malessere psicologico già molto diffusi,
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ma il fatto di essere dotati di un nuovo iPad Retina, di un Galaxy Tab o di uno smartphone Galaxy S III e/o di un Kindle Fire HD 4G, fornisce la terapia percepita come adeguata. Giocando con il proprio iPad ci si può sentire consolati, si può dimenticare la dura realtà della crisi e allontanare le angosce che la caratterizzano. La cosiddetta User Experience su cui Apple ha costruito la fortuna del suo marchio, diventa allora uno stato dell’animo, una esperienza psicologica finalizzata all’acquisizione di nuova felicità. Con l’iPad ci si procura quel piacere che è diventato merce rara nel mercato condizionato dallo spread e dal rigore (rigorismo) del governo tecnico.

Questi comportamenti non sono casuali ma la conferma di un cambiamento culturale profondo causato dalla società dei consumi e oggi, dell’iperconsumo. Nella società globale e iinterconnessa si sono affermate nuove comunità di persone caratterizzate da elevato nomadismo che ha portato allo sradicamento e alla disconnessione con le culture tradizionali di riferimento. Da questa sconnessione, che per alcuni ha prodotto angoscia, solitudine e spaesamento, ha finito per emergere una ricerca fine a sè stessa del cambiamento, della innovazione perpetua e della novità finalizzata al godimento materiale. Questa ricerca non è frutto di una moda effinera ma è connaturata al modo di pensare e soprattutto di agire di milioni di persone cresciute con comportamenti di acquisto via via sempre più compulsivi nei centri commerciali o negli store della Apple ( come spiegare diversamente le assurde file di migliaia di persone in coda per entrare in possesso di un iPad o di un nuovo iPhone?).

Questa analisi è controbilanciata da quanti vedono nella crisi in corso una grande opportunità per cambiare rotta, per eliminare il superfluo, puntare su modelli di business ecologici, sulla qualità della vita e sulla lentezza. La speranza di un consumatore frigale, più razionale e attento all’ambiente e al risparmio o addirittura anti consumista, rischia di essere una pia illusione. La crisi sta facendo emergere molti comportamente dettati da nuovi valori ma sono per il momento ancora minoritari e non potranno affermarsi fino a quando sarà cambiata la cultura. Un cambiamento che richiederà probabilmente decenni.

Nel frattempo produttori, centri commerciali e negozi di gadget tecnologici possono stare tranquilli e preparare un ben rifornito magazzino per il periodo dello shopping natalizio che, anche quest’anno, vivrà un nuovo boom con nuovi record di vendita.

All’analisi di quanti dispositivi saranno stati venduti potrà essere interessante nei primi mesi del 2013 cercare di capire se e in che modo la crisi ha inciso e condizionato le scelte dei consumatori nei loro acquisti ( prevarrà il tablet mini da 7 pollici o continuerà a cresre la vendita di tablet da 10 pollici?).

Cosa prevedono gli operatori di mercato?

Negli Stati Uniti lamaggior parte degli operatori della grande e piccola distribuzione prevedono una crescita (+3,7%/4,7%) nella vendita di gadget tecnologici che è la più elevata dal 2007. Soprattutto grazie alle moltissime novità introdotte nella seconda metà del 2012 sul mercato, grazie alla loro qualità e or anche maggiore competitività. Google dopo il Nexus 7 ha annunciato un nuovo modello aggiornato unitamente ad un Nexus 4 e ad un Nexus 10.

In base ad una indagine condotta, a fine ottobre 2012 coinvolgendo quasi 2000 persone, da PriceGrabber il 59% delle persone intervistate affermano di apprezzare come regalo per Natale un tablet. Secondo il 71% degli intervistati il tablet sostituirà come ragalo l’ereader. A fare le spese della preferenza accordata al tablet è il PC.

Secondo un’altra ricerca su come si distribuiranno i budget di spesa per il periodo di Natale 2012, negli Stati Uniti si assisterà ad una crescita consistente di vendite di tablet e smartphone. Insieme questi gadget tecnologici peseranno per il 20% della spesa complessiva. L’attenzione al risparmio si manifesterà con la crescita di acquisti online e tramite dispositivi Mobile.

Un altro gruppo impegnato in ricerche di mercato, IHS iSuppli. prevede che le vendite di tablet mini saranno il doppio di quelle di tablet con dimensioni più grandi. I tablet mini venduti raggiungeranno entro la fine dell’anno il numero di 34 milioni (28% di tutte le vendite 2012) rispetto ai 17 dell’anno precedente.
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