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In occasione della Festa della donna, TvBlog vuole regalare a tutte le lettrici (ma anche ai lettori), una sfilza di personaggi femminili che hanno contribuito a rendere l’immagine della donna in tv capace di sorprendere e di far affezionare milioni di telespettatori.

Mentre la televisione celebra la giornata con una programmazione rivolta alla giornata e Top Crime ha realizzato un promo con le donne protagoniste dei suoi telefilm (qui lo potete vedere), noi abbiamo voluto giocare e, mettendo da parte il buonismo, vogliamo festeggiare questa giornata con dieci donne tra le più cattive delle serie tv attualmente in onda. Ne trovate di tutti i tipi: dalla madre più che protettiva a quella che farebbe di tutto pur di allontanare la fidanzata del figlio, passando per la detenuta fanatica religiosa alla studentessa di liceo in cerca di vendetta, fino ad arrivare a psicopatiche e perfette menti del crimine.

Molte di queste donne hanno un passato che spiega come mai siano diventate così cattive; altre, invece, sono semplicemente malvagie. Qualsiasi sia il motivo che le ha fatte diventare così, sono donne che sono riuscite ad affrancarsi dal potere maschilista, anche se con qualche danno. Scoprite chi sono e non dimenticatevi di fare gli auguri alle donne che conoscete: non sia mai che possano prendere spunto da questi personaggi.

Madre protettiva, anche troppo, di Norman, futuro assassino di “Psycho”, Norma è una donna che vuole cambiare vita e che non si arrende di fronte al maschilismo che impera e che impedisce ad una donna come lei di poter gestire il suo motel in tranquillità. Seducente quando vuole, è disposta a tutto pur di cercare una vita “normale”, che non ha ancora raggiunto, nonostante sia scappata molte volte da situazioni difficili. Anche coprire delitti e rifiutare il fatto che il figlio abbia qualcosa che non va.

Regina Mills (C’era una volta)

Se la Regina cattiva della fiabe arrivasse nel nostro mondo, come sarebbe? Per la serie tv della Abc non smettere di essere in cerca di potere, e pur di essere temuta da tutti sarebbe capace di lanciare un incantesimo per creare una cittadina di cui lei sarebbe, ovviamente, sindaco. Ma dietro le sue cattive intenzioni c’è una donna che ha sofferto per amore, e che non vuole che colei che considera responsabile della sua sofferenza, Biancaneve, sia felice. Il suo lato più dolce ed inedito si fa sentire quando decide di adottare il piccolo Henry,
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che solo dopo avrebbe scoperto essere nipote di Biancaneve. E per Regina sarà difficile dover essere una madre premurosa ed una strega senza scrupoli.

Mona Vanderwaal (Pretty Little Liars)

L’ex migliore amica di Hannah, prima considerata “sfigata” e poi trasformatasi in sexy studentessa, non ha gradito gli scherzi e le battute che gli altri hanno fatto su di lei in passato. Facile, quindi, pensare che fosse coinvolta nei pani di ” A” contro le quattro protagoniste della serie. E se sembrava si fosse pentita di aver aiutato il misterioso personaggio, anche questo potrebbe far parte della sua messa in scena che ha fatto credere fosse una ragazza che si preoccupasse solo di vestiti e scarpe e che, invece, sfruttava la sua intelligenza sopra la media per essere carnefice e non più vittima.

La suocera che nessuna donna vorrebbe avere: calcolatrice, astuta, ma sopratutto decisa a scoprire quali segreti nasconda la futura sposa del proprio figlio. Nonostante possa definirsi un comportamente protettivo, riesce a suscitare anche le ire dello stesso Daniel, che inevitabilmente finisce ancora di più per essere convinto che Emily Thorne sia la donna ideale. Victoria, però, non è solo abiti lunghi e sguardi assassini: nel suo passato c’è violenza, una madre che non l’ha voluta bene, ed un figlio segreto. Non possiamo stupirci se, una volta ottenuto l’impero dei Grayson, faccia di tutto per restare la regina.

Inizialmente Sue ce l’aveva contro il Glee Club. Poi lo ha aiutato, e poi è tornata a mettergli i bastoni tra le ruote. Se la sua posizione verso il coro del liceo McKinley cambia a seconda degli episodi, a non deludere sono le sue continue frecciatine ai vari personaggi della serie: dalle battute sui capelli di Will, al disprezzo per l’origine latina di Santana, passando alle frecciatine sull’omosessualità di Kurt (che, però, ha difeso quando è stato vittima di bullismo. Perchè anche lei ha un cuore). Le perdoniamo tutto, soprattutto perchè è l’unica che ammette che la serie, ogni tanto, sfocia nell’irreale,
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e riporta i personaggi ad essere studenti di un liceo alle prese con sogni e compiti.

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Riparte il tradizionale appuntamento con la festa de Noantri: la manifestazione,curata anche quest dall sulla Festa de Noantri del Municipio, sar caratterizzata da un programmi di eventi selezionati tra le tante proposte presentate dalle principali associazioni culturali del territorio. Il Municipio ha voluto promuovere la partecipazione e il dialogo, ritenendo prioritario realizzare iniziative culturali ideate da chi vive il territorio quotidianamente.

Tra i tanti eventi spettacoli teatrali, musica lirica, rassegne cinematografiche, appuntamenti sportivi, laboratori per bambini e il tradizionale spettacolo pirotecnico.

La festa si aprir sabato 21 luglio con la processione della Madonna del Carmine e terminer il 29 lugliocon la tipica celebrazione religiosa della “Madonna Fiumarola” che chiuder i festeggiamenti.

I cittadini sono invitati a partecipare.

PROGETTO LA BOTTEGA DIGITALE FINANZIATO CON I FONDI DELLA LEGGE 285/97

Al via la seconda azione del Progetto Bottega Digitale promosso dal Municipio Roma Centro Storico, nell delle attivit rivolte all e all L.

Dal 15 al 24 luglio, una delegazione di ragazzi delle scuole medie accompagnati dagli insegnanti insieme ad alcuni giovani dell delle Belle Arti che hanno partecipato alla prima fase del progetto, saranno presenti alla 42a Edizione del Giffoni Film Festival del cinema per ragazzi; i primi in qualit di giurati, i secondi all del progetto MASTERCLASS promosso dal festival stesso. Durante il periodo, sia i ragazzi che gli insegnanti parteciperanno inoltre, ad uno specifico corso di formazione sulla narrazione audiovisiva (scrittura,
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riprese, montaggio, editing).

Il gruppo dei ragazzi assegner il premio CAPITALE Municipio Roma Centro Storico La Bottega Digitale al film che meglio narra la condizione giovanile contemporanea.

Il progetto riprender a settembre con l dell scolastica e proporr la seconda fase di formazione rivolta ai ragazzi e ai docenti nonch la visione condivisa, di prodotti cinematografici.

Per informazioni ed iscrizioni alle iniziative previste in autunno, contattare il n. 06.44700145 (Segreteria Nazionale CGS).

VI CENSIMENTO DEI LUOGHI DEL CUORE ORGANIZZATO DAL FAI

E in corso la campagna del FAI Fondo per l’Ambiente Italiano sui “luoghi del cuore”: il progetto ha lo scopo di preservare i luoghi e le bellezze artistiche pi amate in Italia, per poterle mantenere intatte per le generazioni future e sensibilizzare tutte le persone verso il patrimonio artistico italiano.

Sar possibile scegliere e votare il proprio del Cuore e saranno presi in considerazione i luoghi pi votati per conservarli attraverso specifici interventi.

ORARIO ESTIVO DI APERTURA AL PUBBLICO DEL

SERVIZIO ANAGRAFICO E STATO CIVILE

Dal 2 luglio al 31 agosto 2012 il Servizio Anagrafico e di Stato Civile del Municipio osserver i seguenti orari:

luned, marted, mercoled, venerd dalle ore 8.30 alle ore 12.00

gioved dalle ore 8.30 alle ore 12.00 e dalle ore 14.00 alle ore 16.00

Marted pomeriggio gli uffici rimarranno chiusi; inoltre, prevista la chiusura pomeridiana nella giornata di gioved 16 agosto.

I Servizi relativi agli uffici sopraindicati sono soggetti a numerazione limitata.

Si comunica che in caso di grande afflusso di pubblico per problematiche di carattere tecnico gestionale l’emissione del numero code sar contingentata.

Si informano, infine, i cittadini che per quanto riguarda il servizio carte d’identit:

per i residenti nel Municipio Roma Centro Storico il rilascio a vista

per i residenti in altro Municipio il rilascio avviene dopo 7 giorni

FESTA POPOLARE PIAZZA SAN COSIMATO

In occasione dei quattro anni di attivit istituzionale, la Provincia di Roma organizza luned 16 luglio, alle ore 19.30,
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in piazza San Cosimato una festa popolare aperta a tutti i cittadini che vogliono conoscere le iniziative promosse in questi anni dall provinciale.

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Salvatore Ferragamo, uno dei leader mondiali del settore del lusso, annuncia la riapertura della sua boutique a Singapore, in una nuova posizione nel centro commerciale ION Orchard. Punto di riferimento dello shopping del lusso, il mall è situato nella principale arteria economica e commerciale della Città del Leone.

Con una superficie di circa 290 metri quadrati, la boutique offre una vasta selezione delle collezioni Salvatore Ferragamo: dalle scarpe alle borse per Uomo e Donna fino ad un offerta di articoli di pelletteria. All un portico in travertino introduce i clienti in un ambiente elegante e raffinato, in linea con lo stile del brand.

L riprende il concept dei negozi Salvatore Ferragamo in tutto il mondo: gli arredi, i colori e la distribuzione dello spazio sono perfettamente bilanciati per creare un intima ed armoniosa.

Strutture e finiture ricche, tra cui pavimenti in travertino, rafforzano l alla qualità tipica della Maison.

Per il rivestimento della facciata sono stati utilizzati pannelli metallici rigati di colore bronzo, ispirati all gros grain utilizzato per il fiocco Vara.
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Socio Professionista FERPI, è membro del Direttivo del Club della Comunicazione dell’Unione Industriale di Torino. Già Consigliere del Ministro per gli Affari Esteri e membro del team per le policy di Comunicazione strategica del Ministero della Difesa, svolge attività di consulente per le strategie di comunicazione per multinazionali italiane ed estere. Ha pubblicato 9 libri ed oltre 150 tra articoli e saggi, e per i suoi progetti di comunicazione multistakeholder ha ritirato la “Targa d’Argento” del Presidente della Repubblica Italiana (2009) e il premio “Public Affair Awards” per l’eccellenza nella comunicazione, conferitogli nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica (2011).

Il “divo” di Snapchat il Social network basato sullo scambio di messaggi, e soprattutto di brevi video, che si autodistruggono dopo 1 giorno dall’invio è un obeso e grezzo DJ con la faccia poco sveglia. Come ci ricorda la giornalista americana Sarah Frier, prima di Snapchat, DJ Khaled urlava slogan idioti e insensati in un programma minore di una radio di Miami: “E non lo faceva neppure particolarmente bene”, ha scritto di lui il sito di musica Picth fork. Ora Khaled ha milioni di follower su Snapchat e raggiunge 3 milioni di view per singolo video. Video basati sul nulla, o poco più: come sta andando la sua giornata, cosa sta mangiando a colazione, dove va a farsi aggiustare l’iPhone, le discoteche dove esce la sera, con qualche pillola di riflessione pseudo esistenziale sparsa qua e là. “Questa è l’esatta essenza di Snapchat: come le sorelle Kardashian, che sono famose perché sono famose”, ha commentato Ben Winkler, dirigente di OMD, una società che investe denaro nei mezzi d’informazione. In ogni caso Khaled che fino a poco più di un anno fa non aveva mai sentito parlare di Snapchat, e l’ha conosciuto grazie a un amico che gli ha suggerito di “dargli un’occhiata” grazie a questo social network ora è diventato una vera celebrità in USA, con collaborazioni anche importanti con Apple Music. “Con Snapchat puoi mandare solo messaggi effimeri” ha aggiunto Charlie McKittrick, responsabile commerciale dell’agenzia di pubblicità Mother New York, riferendosi alla brevità assoluta e al tono dei messaggi che vengono scambiati su quella piattaforma “Sono briciole di vita, ma per il pubblico è molto divertente”. Oltre ai contributi pubblicati e scambiati dagli iscritti, Snapchat propone le Live Story: una redazione di oltre 100 addetti mixa ogni giorno le migliori “storie” degli utenti stessi, ricavandoci video ex novo, divertenti per il pubblico della App. Poi ci sono i canali Snapchat Discover, i cui contenuti sono prodotti da note testate giornalistiche come CNN, Wall Street Journal, Vice, etc., che gettano ognuno in pasto alla piattaforma decine di video ogni giorno. La differenza tra Snapchat e Youtube com’è ovvio è sostanziale, e va ben al di là della mera lunghezza dei filmati: quest’ultimo è una bacheca, tecnicamente molto performante, per pubblicare e far vedere dei video; Snapchat è una grande community dove al centro ci sono le persone, che interagiscono tra loro scambiandosi messaggi e video.

Per tutti gli americani tra i 14 e i 20 anni Snapchat è la App numero uno, e in genere è tra le prime 10 App scaricate al mondo. Gli utenti di Snapchat saranno inevitabilmente gli acquirenti di domani, tanto che molte grandi aziende come Coca Cola, Amazon, Pepsi, Marriot e Budweiser spendono milioni di dollari per la pubblicità sulla App. L’investitore Gary Vaynerchuk ha dichiarato in un bell’articolo pubblicato a inizio dell’anno scorso su Bloomberg Businessweek, tradotto in italiano da Internazionale: “La stragrande maggioranza delle persone che in questo momento stanno leggendo questo giornale, avrà un account Snapchat entro 36 mesi”.

Un amico cubano di 28 anni, Roberto Carlos, che vive a Londra e gira il mondo per lavoro, è invece attento al lato ludico della App. Mi ha detto: “I miei amici più giovani sono stanchi dei ritocchi di Photoshop, vedi delle ragazze o dei ragazzi splendidi e poi di persona sono una delusione. Su Snapchat questo non accade, perché non puoi alterare le foto migliorandole. Poi c’è la riservatezza: da un paio d’anni frequento spesso i paesi arabi, e negli Emirati tutto quello che succede tutto, ma proprio tutto va su Snapchat. Specie le cose più private: perché, a differenza di Facebook, su Snapchat tutto si cancella automaticamente dopo breve tempo, e così nessuno lascia traccia delle sue cose intime. Inoltre puoi salvare su iCloud i tuoi video e foto: non occupi la memoria del telefonino. E’ comodissimo, è la tendenza del momento, non puoi non esserci. Ed è gratis, ovviamente”.

Nonostante il numero a tratti incredibile di 8 miliardi di video scambiati ogni giorno sulla sua piattaforma lo stesso numero di Facebook, che però ha un numero di iscritti 10 volte maggiore ed esiste da molto più tempo Snapchat macina la ridicola cifra di 200 milioni di dollari all’anno di utili. Eppure Zuckerberg ha fatto un’offerta per acquistarla: 3 miliardi di dollari. Rifiutata, dal momento che la quotazione attuale presunta di Snapchat pare attestarsi intorno ai 16 miliardi di USD.

Ora Snapchat si sta aprendo di più, anche verso le aziende più piccole. Tastemade, una start up che produce contenuti video a tema su cucina e viaggi, si dichiara entusiasta dei risultati: la loro video serie Cookie the News, con filmati in fast motion sul “biscotto del giorno” con la forma ispirata al più intrigante fatto di cronaca del momento, spopola su Snapchat. “E’ così che i ragazzi di questo millennio guardano i contenuti”, ha dichiarato Steven Kydd, uno dei fondatori dell’azienda.

L’altra faccia della medaglia di questo valzer, o meglio, di questo tango scatenato che spariglia le carte dell’accesso all’informazione cheap ed eccita pazzescamente gli investitori 2.0, è l’essenza intrinsecamente effimera di questi strumenti. Dire oggi che Snapchat potrebbe prima o poi “tramontare” potrebbe suonare come una bestemmia, eppure in altri casi è già successo. Un’altra azienda Demand Media, che gestiva content farm, ovvero siti che producevano bulimicamente ogni giorno molti contenuti appetibili per il web, dal “come indossare un costume da bagno Speedo” al “come fare una Apple Pie eccellente in poco tempo” generava picchi di traffico interessanti per gli investitori: i contenuti erano di scarso valore, ma avevano la funzione né più né meno che di “esche” attira polli, come certi programmi della TV commerciale, che costituiscono “l’intermezzo” tra uno stacco pubblicitario e l’altro, secondo il principio che più è alta l’audience in quella fascia oraria, più soldi si possono guadagnare dal vendere gli spot. Demand Media funzionava bene, e venne quotata in borsa dove arrivò a valere 2 miliardi di dollari, circa il 25% più del New York Times. Poi bastò un semplice “click” per distruggerla: Google aggiornò il suo algoritmo, modificandolo, e gli accessi di Demand Media crollarono improvvisamente; ora vale non più di 100 milioni di dollari. Che è probabilmente il prezzo corretto per un’azienda che non produce nulla di particolare valore.

Anche coloro i quali per arroganza o ingenuità rifiutarono le interessanti offerte fatte per cedere Yahoo! forse si sono pentiti della scelta, stante il crollo verticale delle quotazioni di quello che fino a pochi anni fa era il concorrente meglio piazzato di Google e dettava la linea nel settore dei motori di ricerca. Per i nativi digitali, navigare su Yahoo! ora è molto retrò, una cosa strana, un pelo eccentrica e fondamentalmente inutile, come mettersi un vestito anni ’50. Una parte significativa degli under 20 neppure sa cos’è.

Vero è che gli inserzionisti pubblicitari non hanno molti modi oggi come oggi per raggiungere un target di under 25, quindi finchè non nascerà qualcosa di nuovo Snapchat continuerà a far furore. E molto probabilmente aggiungo io divorerà Twitter, che annaspa già tra mille difficoltà. A ben pochi ragazzi verrebbe in mente oggi come oggi di aprirsi un account Twitter: “Perché diamine devo leggere un contenuto testuale breve, se posso vedere un video breve?”, paiono domandarsi con aria stupita le giovani generazioni. Per quali motivi quindi Twitter dovrebbe sopravvivere a Snapchat, che “twitta” centinaia di milioni di contenuti ogni ora, sotto forma di video?

Che i video siano non un futuro, ma il futuro, a discapito dei post testuali, è evidente. Il video marketing ha successo perché utilizza la dirompente forza delle immagini: se si pensa a quante immagini possono essere contenute in un video,
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accompagnate da musica e testi, e quanto un contenuto video possa emozionare infinite volte più di un testo scritto o perlomeno con altrettanta forza, ma molto più velocemente grazie al coinvolgimento nello stesso momento più sensi, si comprende quale sia l’ulteriore potenziale futuro dei video, e quanto possano essere utili quando sono utilizzati con intelligenza dai brand. Gli utenti internet sono ormai abituati a vedere video tramite smartphone e giudicano un video un contenuto più fruibile e più interessante rispetto alla norma: preferiscono fruire di un video di tre minuti, piuttosto che leggere un articolo per 15 20 minuti, e hanno una carica virale sul web davvero unica: sono condivisi sui social in media 12 volte più dei testi e in base a statistiche recenti ormai l’87% delle aziende che promuovono campagne pubblicitarie li utilizza con consuetudine per trasmettere con efficacia i propri messaggi, anche perché garantiscono una permanenza media dell’utente ben più elevata rispetto ai messaggi tradizionali. I video possono essere facilmente collegati a campagne a pagamento su Youtube o Facebook per raggiungere velocemente un target selezionato sia a livello locale che nazionale, e inoltre, in base alle tendenze dettate dagli algoritmi di Google, esistono maggiori possibilità che i video entrino nei risultati dei motori di ricerca. Mettersi in gioco attraverso i video “rende più caldo il marchio”, e permette all’utente finale di percepire il brand come a portata di mano, reale, familiare e concreto, costruendo così in modo efficace reputazione.

Tra 5 anni secondo Nicola Mendelsohn, Vice Presidente di Facebook EMEA i video su Facebook sostituiranno i post. “Se dovessi fare una scommessa direi: video, video, video. Il miglior modo per raccontare una storia ai tempi d’oggi è il video, fornisce molte informazioni in pochissimo tempo. Agli utenti piace molto il ‘dietro le quinte’ che offre Facebook Live la possibilità di registrare video “in diretta” su Facebook un fenomeno in veloce espansione che nell’area EMEA conta 433 milioni di utenti attivi”. All’inizio, Facebook Live era riservata a personaggi famosi e grandi realtà editoriali, poi è stata estesa a tutti gli utenti. A sostenere la tesi della top manager vi sono sempre le statistiche: sembra che la condivisione di video su Facebook sia in costante crescita, in quanto gli iscritti al social network più famoso del mondo guardano cumulativamente 100 milioni di ore di video al giorno su smartphone e tablet, ed è Facebook Live a fare la parte del leone, dal momento che i contenuti di quest’applicazione ricevono molti commenti in più fino a 10 volte! rispetto a quelli registrati per i post normali. Anche lo stesso Mark Zuckerberg dà molta attenzione al fattore video sulla sua piattaforma: nel corso degli ultimi 2 anni ha perfezionato più volte Facebook Live, allungando in modo illimitato il tempo a disposizione per le dirette streaming, con l’aggiunta una mappa per cercare le dirette video sul telefonino in tempo reale. Inoltre, a conferma dell’investimento che le grandi piattaforme stanno facendo su formato video, è ora possibile inserire un filmato anche nei commenti che ogni utente può pubblicare in calce al post di un’azienda, cliccando sull’icona a forma di macchina fotografica: di fatto, è possibile quindi commentare un post testuale usando un video.

Facebook rincorre quindi Snapchat? Può essere, con un grande vantaggio però: il social di Zuckerberg ha molti più dati degli utenti rispetto al Social dei video che si autodistruggono, e per ora li profila infintamente meglio. Quanto sa veramente Snapchat degli orientamenti d’acquisto dei propri iscritti? Il fatto che io veda un video di un cantante hip hop su Snapchat perché è divertente, non significa necessariamente che pagherei anche per scaricare da iTunes la sua musica; mentre Facebook sa tutto di noi, grazie all’analisi ossessiva che il suo algoritmo fa delle pagine che frequentiamo, click per click. E questo è il vero valore d’interesse per gli inserzionisti pubblicitari.

Facebook poi non è solo uno strumento per fare qualcosa di divertente: “Sei tu, è la Tua identità; è la Domenica In dei Social, il contenitore, c’è tutto dentro. Le mode arrivano e passano, possono essere un utile complemento, ma alla fine, la verità è che non hai bisogno d’altro che di Facebook, ed ogni volta che qualcuno ha un’idea innovativa, semplicemente Facebook la copia, e magari la rifà anche meglio dell’originale”, rifletteva ad alta voce Luca Yuri Toselli, collega e amico con il quale ho chiacchierato di queste questioni prima di decidermi a scriverci sopra. Facebook ha anche saputo diventare nel tempo sapientemente, astutamente una delle principali porte verso il resto del web: “Perché devo perdere tempo a loggarmi su un sito, inserendo tutto i miei dati anagrafici, se posso accedere istantaneamente a quel sito tramite il mio profilo Facebook?”, ha aggiunto Toselli. Così facendo, Facebook accresce esponenzialmente la propria base dati, e così facendo dopo essere sceso di appeal sugli under 20 per qualche anno, ora sta riguadagnando terreno, e dove non lo fa direttamente, si compra i competitor, come ha dimostrato il grasso assegno staccato per acquistare Instagram.

In definitiva, bless up, “che tu sia benedetto”, ripete spesso DJ Khaled rivolto a tutto ciò che lo circonda e che gli piace, dai fiori del suo giardino al tramonto sul mare. Quindi Bless Up, Snapchat. Finchè dura, però.

Un’ultima riflessione ce la suggerisce il mondo LGBT Lesbico, Gay, Bisex e Transgender che in qualche modo ci da un’altra indicazione preziosa, oltre che dettare la linea delle tendenze anche su web, se consideriamo, parlando di siti di incontri, che Grinder è nato ed è diventato una App di successo ben prima di Tinder che è l’importanza del match dei dati: creo un mio Digital body appetibile, lo metto di Tinder o su Grinder, e cerco l’anima gemella, foss’anche solo per un l’incontro hot di una notte. Le aziende prendono nota e si adeguano. Creo un fantastico profilo sulle scarpe d’alta moda, lo pubblico su Tinder, e sono gli utenti a trovarmi: hai trovato il sesso giusto per stasera? No? Ok, nell’attesa di un orgasmo, eccitati con le tue scarpe preferite, o le tue borse, o chissà cos’altro. Un millesimo dei contatti, forse, ma tutti pazzescamente in target. E a quel punto non ci sarà SIRI, la voce metallica dell’androide pre programmato dell’iPhone, a parlarmi, bensì una persona in carne ed ossa, dall’altra parte della chat o meglio, in un certo senso, nella mia camera da letto a spiegarmi quanto sia magnifico quell’oggetto del desiderio e cosa potrai fare per acquistarlo esattamente ora.

Altro che i tanto declamati e forse sopravvalutati Big Data, tanto “big” da risultare anche molto, troppo generici: le relazioni, of course; l’importanza, assoluta e intramontabile, delle relazioni.

FERPI nasce nel 1970 dalla fusione di due associazioni professionali: la Fierp (Federazione Italiana Esperti Relazioni Pubbliche) e la Firp (Federazione Italiana Relazioni Pubbliche). Da allora rappresenta i professionisti che operano nelle Relazioni Pubbliche, la cui attività è

definita dalla finalità di creare,

sviluppare e gestire sistemi di relazione con i pubblici influenti sul raggiungimento degli obiettivi perseguiti da singoli, da imprese, da enti, da associazioni,
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da amministrazioni pubbliche e da altre organizzazioni.

ugg kids Ferpi Il Made in Italy al tempo dei social

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Il made in Italy è uno dei brand più conosciuti e apprezzati al mondo, forse il più imitato, di certo il più contraffatto. Il made in Italy è la differenza che ci distingue agli occhi degli altri Paesi facendo innamorare di sè milioni di consumatori internazionali perché evoca uno specifico stile di vita, una qualità peculiare dei prodotti e delle esperienze, un certo tipo di suggestioni e di autenticità. Certamente il valore emozionale di questo brand nell degli stranieri è una delle carte vincenti della nostra industria. Ma ad un esame più ravvicinato che cos’è in realtà il Made in Italy per i consumatori internazionali? Che valori vi associano queste persone? Quali sono i valori già sedimentati e quelli su cui puntare? Per rispondere a questa teoria di interrogativi, Blogmeter, ha condotto uno studio su come il made in Italy viene percepito fuori dai confini nazionali, un lavoro nato per offrire una visione diversa sul tema rispetto a come se ne parla solitamente, una visione che prende seriamente in considerazione l’opinione e gli spunti dei consumatori o potenziali tali con l’obiettivo di offrire alle aziende italiane non solo dati numerici, ma anche concreti spunti sociologici e di marketing sui quali lavorare all’interno delle strategie di brand. L’indagine “Italian Excellence una ricerca sul Made in Italy all’estero”, è stata costruita da Blogmeter integrando dati derivanti da due differenti fonti: da un lato sono state analizzate oltre quattro milioni di conversazioni social in lingua inglese; dall’altro è stata elaborata una survey, sottoposta ad un campione di individui di cinque diversi Paesi, Regno Unito, Germania, Francia, Stati Uniti e Russia.

Il primo dato che emerge dall’indagine “Italian Excellence” è che Instagram svolge un ruolo decisamente predominante rispetto agli altri canali social: infatti delle oltre quattro milioni di conversazioni analizzate da Blogmeter, ben tre milioni sono avvenute proprio su questo social, producendo qualcosa come 97 milioni di interazioni complessive. Un dato, a ben guardare, non così sorprendente, se si pensa che proprio Instagram sta crescendo a ritmi incalzanti e solo in Italia conta oggi 14 milioni di utenti attivi al mese. Analizzando il linguaggio con cui si parla del Made in Italy su Instagram è interessante notare come le parole che ritornano più spesso nelle conversazioni sono termini emozionali come beauty, passion e wow. Il Made in Italy è dunque riconducibile alla dimensione del sentimento.

Per quanto riguarda le categorie di prodotto che generano più discussioni, i social e la survey offrono insights alquanto diversi. Da una parte vediamo che sui social dominano largamente i settori del Fashion e del Design (rispettivamente con il 52% e il 20% delle interazioni complessive), mentre il Food e i Motori si fermano sorprendentemente al 2% ciascuno. Tuttavia, a fronte di una domanda diretta, gli individui che hanno risposto alla survey hanno associato all’Italia soprattutto il Food, che domina su tutti gli altri settori con un nettissimo 63%. In questo caso il Fashion si attesta al 42%, dieci punti percentuali in meno rispetto ai dati emersi sui social. Se poi suddividiamo i risultati della survey per singolo Paese emerge uno spaccato eterogeneo: se addirittura l’83% degli americani pensa all’Italia come Cibo, il 51% dei russi ci vede come produttori di Scarpe, mentre il 45% dei tedeschi ci associa al settore Automobilistico. Infine è curioso notare che solamente l’1% dei francesi collega l’Italia al Vino, una delle eccellenze del nostro Paese,
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a riprova del fatto che la “guerra” con i cugini transalpini su questo prodotto è ancora viva e sentita.

I valori di marca del Made in Italy: siamo belli ed eleganti, ma poco tecnologici

Ai partecipanti alla survey è stata posta anche una domanda a risposta multipla sui valori che il Made in Italy veicola. I risultati mostrano da un lato che il Made in Italy tiene botta riguardo ai suoi valori più consolidati, infatti viene considerato sinonimo di bellezza, tradizione, eleganza e qualità, ma dall’altro sembra essere carente sotto altri aspetti, quali la prossimità, il value for money, la tecnologia e la desiderabilità. Si potrebbe dunque affermare che le persone all’estero ci sentono in qualche modo distanti, poco attraenti e tecnologicamente non all’avanguardia, senza dimenticare che anche il rapporto qualità prezzo dei nostri prodotti andrebbe rivisto. In realtà questa visione viene, almeno in parte, attutita dalle opinioni espresse sui social dove effettivamente si trovano molti post di segno positivo associati alla tecnologia e all’eccellenza del saper fare; dai motori Ferrari, ai telai in carbonio delle biciclette Pinarello, passando per la maestria dei numerosi artigiani attivi in tutta Italia.

L’Italia, i suoi territori e i suoi ambassador

L’indagine ha preso in esame anche i luoghi e in generale i territori più citati nelle conversazioni analizzate. Per quanto riguarda i social, tra le città e le regioni più menzionate, spiccano Bologna e Modena, aree storicamente legate alla produzione di auto di lusso, da Ferrari a Maserati a Lamborghini. Seguono Lombardia e Milano mentre al terzo posto per numero di citazioni spunta la Campania con Capri, Amalfi, Positano e naturalmente Napoli. Infine, alla domanda “Quali personaggi ti vengono in mente se pensi al Made in Italy”, il più citato è stato Giorgio Armani, seguito dalla grande Sophia Loren e da Versace. Da allora rappresenta i professionisti che operano nelle Relazioni Pubbliche, la cui attività è

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Come sono oggi i consumatori? Che percorsi di acquisto intraprendono? Come utilizzano gli strumenti online e offline messi a disposizione dalle aziende? Ha indagato queste tematiche la ricerca intitolata “Il consumatore digitale allo specchio”, condotta da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, in collaborazione con Diennea MagNews, azienda socia del Consorzio e leader in Italia da oltre 15 anni nel digital direct marketing.

La ricerca si è posta l’obiettivo di individuare il profilo del nuovo consumatore digitale e di tracciare il suo customer journey in ottica omnicanale, attraverso un’analisi incrociata di caratteristiche sociodemografiche, comportamenti di acquisto e livello di interazione con i diversi strumenti di relazione tra l’azienda e l’acquirente, provenienti sia dal contesto digitale che da quello fisico.

La survey è stata condotta su un campione rappresentativo di 29,8 milioni di internauti italiani (uomini e donne di almeno 18 anni di età che risiedono su tutto il territorio nazionale) composto da circa 2.000 individui che hanno acquistato online o offline nei sei mesi precedenti al periodo di somministrazione della ricerca almeno una delle cinque categorie di prodotto oggetto dell’analisi: Abbigliamento, scarpe e accessori; Elettronica di consumo; Bellezza e cosmesi, Salute e benessere, Arredamento e Home Living.

Il 70% degli intervistati sono risultati essere e shopper, mentre il restante 30% acquirenti “analogici”.

Gli internauti italiani sono stati segmentati attraverso tre dimensioni relative al percorso di orientamento di acquisto: i touchpoint che hanno composto l’esperienza di shopping, gli eventi (‘trigger’) che hanno portato alla finalizzazione dell’acquisto, il canale in cui è stato effettuato l’acquisto (online e offline). Ogni consumatore, approcciando in maniera diversa queste tre variabili chiave, crea la sua personale esperienza di acquisto, dove il contesto online e offline si intrecciano sempre più.

Il processo di informazione prima dell’acquisto, i “touchpoint”: motori di ricerca, comparatori, forum e social, amici, conoscenti e vetrine

Nel percorso d’acquisto il primo strumento d’informazione per i consumatori è il motore di ricerca seguito dai siti comparatori, dalle recensioni sui forum e social. Al di fuori dell’online, il processo di orientamento all’acquisto si avvale della raccolta delle opinioni di amici e conoscenti e viene influenzato delle vetrine dei negozi. Tutti questi elementi sono i cosiddetti punti di contatto, ovvero i “touchpoint” tra l’azienda e il consumatore.

I touchpoint attivati prima di procedere a un acquisto online sono superiori a quelli impiegati per l’offline, rispettivamente 1,6 contro 1,3.

Ogni categoria di prodotto ha un touchpoint elettivo, in grado di orientare lo shopping sia on che offline: le vetrine di negozi fisici o siti dei brand per l’Abbigliamento, accessori e scarpe; i motori di ricerca, i comparatori e le review online per l’Elettronica di consumo; i comparatori, i siti e commerce e la pubblicità, 3 tradizionale e online per l’Arredamento Home Living; le newsletter, i cataloghi via email, le official brand page sui social, la pubblicità sia online che sui giornali, le riviste e i video dei prodotti sono particolarmente efficaci per gli acquisti di prodotti di Bellezza e cosmesi, mentre i motori di ricerca, le adv online e i pareri di amici lo sono per la Salute e il benessere.

Nonostante quasi tutti i cluster di consumatori abbiano un approccio ominicanale al brand, se si analizza il canale di acquisto utilizzato, online o offline, risulta significativa la differenza tra i touchpoint, che sono più orientati verso il digital nel caso di acquisti online e verso l’offline invece per chi compra in store.

Quali elementi stimolano la finalizzazione l’acquisto? La comunicazione diretta è tra i trigger più rilevanti

Ci sono dei fattori che spingono all’acquisto vero e proprio, ponendo così fine alla fase informativa preshopping. Il 70% degli acquisti online e offline analizzato viene innescato da un trigger, cioè un evento specifico che scatena la decisione di acquisto.

Nel complesso il trigger più rilevante è la comunicazione diretta da parte dei brand: il 27% degli acquisti è infatti stimolato da email, SMS, notifica push che informano di promozioni oppure della disponibilità di un prodotto di interesse. Questo strumento ha un peso molto rilevante in particolare negli acquisti di arredamento (30%), di abbigliamento (24%) e di prodotti di bellezza (24%).

La ricezione di un messaggio è il trigger più efficace per attivare gli acquisti online (29%) e il secondo per quelli offline (14%), mentre la visita in negozio è il primo per lo shopping offline. La comunicazione basata sugli interessi degli utenti, possibile attraverso la marketing automation, è il primo canale per il ri acquisto.

Canale di acquisto, touchpoint e trigger: le 8 categorie di consumatori tra gli internauti italiani

Attraverso la ricerca, sono stati individuati 8 tipologie di consumatori, caratterizzate da specifici comportamenti di shopping e di relazione con il brand. La segmentazione è stata sviluppata sulla base di tre dimensioni: il canale utilizzato (online o offline), i touchpoint attivati e considerati rilevanti nella decisione di acquisto e gli eventi (trigger di attivazione) che hanno convinto il consumatore ad acquistare un determinato prodotto in un preciso momento.

3 cluster degli 8 identificati sono composti da acquirenti solo offline: il Tradizionalista e Informato, il Conservatore Irremovibile e l’Influenzabile. Gli altri 5 invece acquistano online più o meno abitualmente e sono: l’Informivoro, lo “Sherlock” digitale (i due cluster con la frequenza di acquisto più elevata), il Fast Shopper, il Look Maniac e il Friend Follower.

Il segmento dei Fast Shopper è il più ampio (31,8%), ma si caratterizza per una spesa media semestrale inferiore agli altri cluster. Utilizza quindi con disinvoltura i touchpoint digitali per orientarsi nei suoi acquisti offline. Rappresenta il cluster con la spesa media più elevata (+130% rispetto alla media). “L’online è fondamentale: mi serve per i miei acquisti, per lo più tradizionali”.

Il Conservatore Irremovibile (12,7%)

Prevalentemente donna, over 55. la categoria che ha meno confidenza con il digitale e si caratterizza per avere la spesa media più bassa ( 72% rispetto alla media). Acquista solo in negozio, mai online. L’acquisto non è quasi mai preceduto da un processo di orientamento e informazione ed è immune agli stimoli “push”; considera rilevante solo il parere dei commessi in negozio. “Quando mi serve qualcosa vado in negozio e l’acquisto”.

un cluster variegato, con maggiore concentrazione di donne, sotto i 25 o sopra i 65 anni. Poco digital confident, ma con grande familiarità nell’uso del mobile. Meno fidelizzato a un brand o a un prodotto, compra prevalentemente offline, ma è “digitalizzabile”. La spesa media è bassa ( 47%). “Dell’online non mi fido troppo, preferisco lo shopping alla vecchia maniera”

I più evoluti digitalmente, sono maggiormente uomini, under 30. Comprano online e spesso attraverso le App. Sono alto spendenti (+85% rispetto alla media) ma scarsamente fidelizzati ai brand e molto sensibili alle offerte e ai trigger di ogni genere. Hanno un percorso di acquisto molto lungo. “Prima di fare un acquisto devo essere sicuro al 100% che sia il prodotto giusto per me”.

Soprattutto donne, con un’età media compresa tra i 35 e 54 anni. Comprano online: per loro l’acquisto è la risposta a un bisogno e per questo sono poco influenzate dai trigger. Sono razionali e hanno un ricambio di prodotti elevato. Usano la tecnologia, ma non in modo avanzato. La spesa media è bassa ( 44%). “Quando mi serve qualcosa vado online e l’acquisto”.

Lo “Sherlock” Digitale (11,7%)

Uomini, under 30, molto digital e social confident. Comprano online e via App. La loro categoria di prodotto preferita è l’Elettronica di consumo e difficilmente riacquistano lo stesso prodotto. Sono molto influenzati dai comparatori e dalle recensioni. La spesa è elevata (+25% rispetto alla media). Come per gli Informivori, il loro customer journey è molto articolato. “Mi preparo all’acquisto studiando le informazioni che trovo in rete”.

Donne, under 24, con una buona confidenza con le tecnologie digitali e molto attive sui social (Snapchat, Youtube e Pinterest). Sono molto attente a quello che dicono i social e gli influencer, danno importanza ai consigli di amici e conoscenti, non trascurano le vetrine dei negozi: cercano ispirazione e sicurezza, vogliono acquistare i prodotti più cool secondo i trend del momento. Comprano online, principalmente abbigliamento e arredamento. Sono abbastanza fedeli ai brand e la loro spesa è leggermente inferiore alla media ( 20%). “Prima di comprare devo essere certa che il prodotto soddisferà i miei gusti e quelli delle persone a cui tengo”.

Decidono cosa acquistare basandosi sui consigli di amici e conoscenti. Se vanno in negozio prestano molta attenzione alle opinioni degli addetti alle vendite. Sono principalmente uomini, tra i 55 e i 64 anni. Comprano online, non hanno un brand preferito e sono poco fedeli. La spesa è superiore alla media (+33%). “Mi informo online, ma poi alla fine è decisivo il parere dei miei conoscenti”.
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Un accoltellamento in borgo Bernabei, nel cuore dell’Oltretorrente.

Dopo la mezzanotte, nella laterale di via D’Azeglio scoppiata una rissa, fra due gruppi di extracomunitrari. Ad un tratto spuntato un coltello, ed un uomo rimasto ferito in mdo abbastanza serio: intervenuto il 118, e le prime notizie parlano di ferite di media gravit Un’altra persona sarebbe rimasta ferita pi leggermente.

Sul posto sono intervenute anche le forze dell’ordine, che solo a fatica hanno ristabilito la calma, dopo avere sub anche alcune aggressioni da parte dei protagonisti della rissa (alcuni dei quali apparivano alticci). Alla fine , sono state fermate tre persone.

CARO SIGNOE DEMIANLEE , non si vede perch visto che lei commenta i miei , io non dovrei commentare i suoi . DEVO COMUNQUE RICONOSCERE CHE , QUANTO A LEI MI E’ MAESTRO . Trovare un della matassa nel suo scritto veramente difficile. LA MAFIA ITALO AMERICANA E’ NATA IN AMERICA. Vito Genovese, Al Capone, Lucky Luciano erano discendenti di seconda o terza generazione di emigranti italiani, e nessuno di loro parlava neanche una parola di italiano. Poi hanno ripreso i contatti con famiglie siciliane perch era necessario ai loro traffici. LA MAFIA ITALO AMERICANA E’ SOLO UNA PICCOLA PARTE DELLE MAFIE RUSSE, CINESI, GIAPPONESI, LATINO AMERICANE PRESENTI NEGLI STATI UNITI. IDENTIFICARE LA MAFIA CON I NOSTRI EMIGRANTI E’ , PER USARE UNA PAROLA CHE LEI ADOPERA TROPPO SPESSO, UNA SCIOCCHEZZA. GLI INSULTI , TIPO , NON AGGIUNGONO NULLA ALLE ARGOMENTAZIONI CHE NON HA.

Invece che commentare ilo mio post su come erano considerati gli italiani a inizio (relazione dell per l del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912, mica radio popolare) da razzisti come lei d’altro luogo e altro tempo mi fa una pappardella sulla possibilit di sbarcare a nuoto da un transatlantico, argomento che io non ho mai affrontato.

Ma si, diciamolo, la fama di mafiosi all’estero gli italiani non l’hanno mai avuta, ma i sentito nulla del genere e magari berlusconi ritenuto e rispettato come il miglior statista a livello internazionale. Le piace cos La far sentir meglio? Aggiungiamoci magari che gli spacciatori son difesi dalla sinistra e dalema comunista cos dorme sonni tranquilli e non mi va in confusione.

immigranti che devastano il nostro paese? (vorrei porre l’attenzione sulla parola usata nel messaggio originario che era di loro responsabile del degrado sociale e culturale che l’Italia sta subendo, governati da persone italianissime che dimenticano, ignorano e infangano la storia d’Italia.

la stessa ipocrisia e analfabetismo viene trasmesso dalla classe politica al popolo dell’itaGliano medio, quel popolo che crede ancora alla storiella del nero e del lupo cattivo quello stesso popolo che crede che la vita sia un reality, quello stesso popolo che vede in favebook un indispensabile mezzo di informazione e mezzo per costruire una sollevazione popolare, quello stesso popolo che vede nella scuola pubblica il diavolo. questo il popolo dalle scarpe ugg.

SIGNOR DEMIANLEE , io credo che sarebbe meglio se ognuno si preoccupasse delle sciocchezze sue. VADA A NEW YORK , A VEDERE ELLIS ISLAND , OGGI TRASFORMATO IN MUSEO. E, SEMPRE A PROPOSITO DI SCIOCCHEZZE,
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tempo fa un lettore di questo , che non ricordo se fosse lei o un altro , arriv a dire che nostri emigranti clandestini , per evitare la Polizia di Frontiera , dopo essere partiti dall’ Italia senza documenti , si buttavano in acqua , in vista della costa americana, per raggiungere clandestinamente la riva a nuoto. . GUARDI, SE PARLIAMO DI SCIOCCHEZZE , QUI NE ABBIAMO UN CAMPIONARIO DA FARCI UNA MOSTRA ! Intanto , I NOSTRI EMIGRANTI ERANO CONTROLLATI UNO PER UNO SIA ALL’ IMBARCO CHE ALL’ ARRIVO, E CHI NON ERA IN REGOLA NON SI IMBARCAVA E, TANTOMENO, SBARCAVA. TUTTI AVEVANO UN REGOLARE PASSAPORTO , UN REGOLARE VISTO, E LA DICHIARAZIONE SCRITTA DI UN IMPRENDITORE DEL PAESE DI DESTINAZIONE , CHE SI IMPEGNAVA A DAR LORO LAVORO E ALLOGGIO . POI, SECONDO LEI, GLI EQUIPAGGI DEI TRANSATLANTICI E LA GUARDIA COSTIERA AMERICANA STAVAN LI’ A GUARDARE CENTINAIA DI PASSEGGERI CHE SI BUTTAVANO FUORI DALLE MURATE DELLE NAVI ? BUTTARSI DALLA MURATA DI UN TRANSATLANTICO E’ COME BUTTARSI GIU’ DAL SESTO PIANO ! E POI, ANCORA , PER ARRIVARE A NUOTO , DALLA BAIA , ALLA RIVA, A NEW YORK , BISOGNA ESSERE UN CAMPIONE OLIMPIONICO DI NUOTO , ED INFINE, L’ ACQUA DELLA BAIA E’ MOLTO FREDDA, SPECIE D’ INVERNO , E , DOPO POCHI MINUTI D’ IMMERSIONE, SI MUORE ASSIDERATI.

LA VERA , ENORME SCIOCCHEZZA , CHE NON SI VORREBBE PIU’ SENTIRE , E’ CHE I NOSTRI EMIGRANTI EQUIVALESSERO ALLA MASNADA DI SBANDATI, AVVENTURIERI,
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DELINQUENTI E PARASSITI CHE STA OGGI DEVASTANDO IL NOSTRO PAESE !

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Il Mercato Toro sopravvivrà nel 2018? Se puoi investire almeno 350.000 , scarica senza spese la guida Prospettive sul Mercato Azionario. Ti darà informazioni aggiornate sui fattori che potrebbero alimentare i “sentiments” sul mercato finanziario e su come affrontarli.

Cose di casa nostra; cose di cosa nostra. In questa ormai espressione geografica denominata ancora Italia, tragedia e commedia sembrano proprio che non ne vogliano sapere di trovare una soluzione di sosta. L’alternarsi di questo binomio pare essere, in questi luoghi, imprescindibile come l’alternarsi del giorno e della notte.

L’improvvido sfogo dell’ex dirigente del FMI ed attuale Commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, il quale, con pochi fraseggi, accusa sostanzialmente il Governo a guida Matteo Renzi di utilizzare risorse provenienti da risparmi sulla spesa pubblica per andare a coprire altra nuova spesa (pubblica), e non per accantonarle in vista di un futuro (prossimo) taglio della tassazione sul lavoro, in un Paese normale dovrebbe scatenare un putiferio.

Cioè, in parole povere,
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noi siamo qui da anni che ci scassiamo i cosiddetti zebedei per vedere un po’ di riduzione e di ottimizzazione autentica della spesa dello Stato, e poi veniamo a sapere, in maniera tanto brutale quanto attendibile, che uno yuppie qualunque, il quale ha deciso però che nella vita doveva interpretare a tutti i costi il ruolo del Presidente del Consiglio, si mette a fare il gioco delle tre carte?

Ripeto, si dovrebbe scatenare un putiferio, se non fosse che in Italia dire spending review ed attuare successivamente più o meno l’esatto contrario è una prassi consolidata da tempo, da molto prima dell’arrivo a Palazzo Chigi del Principe di Firenze. Dunque, non mi meraviglia affatto che, data tale prassi mista poi e soprattutto alla dipendenza da regime a cui è stata sottoposta per decenni la popolazione di questo Paese, nel giro di qualche giorno il tutto venga, almeno in larga misura,
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sommariamente derubricato come lo sfogo di un inutile tecnocrate che si toglie qualche sassolino dalla scarpa prima di ricevere il proprio benservito.

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Ieri sera, presso il Museo della Città e del Territorio di Corato, Mariella Di Bisceglie ha presentato la sua ultima fatica, “Scarpe Basse Da Uomo”, in occasione del primo di una serie di incontri chiamati “Inchiostro”, organizzati dall’associazione culturale Terra Nostra. Scopo di questa rassegna è quella di valorizzare il nostro territorio non tramite i consueti mezzi dell’agroalimentare, ma attraverso l’arte, che sia letteratura, musica o pittura.

“Scarpe basse da uomo” è un viaggio e parla di noi e della nostra terra attraverso gli occhi di Anna, una ragazzina che almeno sulla carta non accetta i dogmi di quella società degli anni 50 maschilista e anti femminista, nella quale le donne avevano ben poche possibilità di scegliere cosa fare della propria vita, riuscendo a scavare nel nostro passato, sottolineando vari usi e costumi della nostra terra, dal corredo matrimoniale, alle famiglie costipate nei “bassi”, fino all’usanza (per le ragazze), di andare da una maestra di cucito.

Il romanzo, come sottolinea la stessa autrice, non è però un trattato sugli usi e costumi della Corato degli anni 50: Scarpe basse da uomo è un romanzo affascinante, che tiene il lettore con il fiato sospeso, un giallo in piena regola con sparizioni misteriose, amori difficili e donne in cerca di riscatto. In “Scarpe Basse Da Uomo” nulla è come sembra.

Tema cardine del libro è certamente la condizione femminile subalterna all’uomo, che, come sottolinea la scrittrice, non è del tutto scomparsa. Ancora oggi in molte parti del mondo vige questo predominio dell’uomo, solo che ora la cosa è molto meno palese. Anticamente questi ruoli erano decisi dalla società, erano alla luce del sole.

Il romanzo, tratto da una storia realmente accaduta, è una “seconda possibilità” che Mariella Di Bisceglie concede ad Anna. Ella infatti nella storia vera muore giovane, mentre nel libro, seppur con molte difficoltà, ha una seconda chance e riesce a riscattarsi.

Il libro, scritto con una penna semplice, è adatto a tutti i target di lettori: Non è un libro femminista, né contro gli uomini. Tutti possono leggerlo e ogni lettore può estrapolare diversi insegnamenti. Poi conclude: Questo romanzo fa parte di una trilogia, è legato al mio primo romanzo ambientato negli anni 40, e ne seguirà un altro ambientato negli anni 60, ma il mio sogno è quello di scriverne un quarto, in cui narrerei gli anni 60 e i meravigliosi anni del liceo.
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Il CS Fola Esch Football and Tennis Club, la squadra più antica del Lussemburgo, viene fondata il 9 dicembre 1906. Due anni dopo le formazioni sono già 13 e vengono coordinate da un organo provvisorio. Nella stagione 1909/10 viene organizzato il primo campionato nazionale a 26 squadre. Vince il Racing Club Luxembourg oraFC Union Ltzebuerg , che da inizio allo sviluppo del calcio nel Granducato. Oggi la Fédération Luxembourgeoise de Football (FLF)vanta 109club affiliati e32.000 tesserati.Il Lussemburgo entra a far parte della FIFA nel 1910, mentre il 29 ottobre 1911 la nazionale disputa la prima partita ufficiale contro la Francia. Sfortunatamente, l’incontro casalingo termina con una sconfitta per 4 1, ma l’8 febbraio 1914 la squadra porta a termine la rivincita e batte i transalpini 5 4. Segue la partecipazione alle Olimpiadi 1920 di Anversa, terminate con la sconfitta per 3 0 contro l’Olanda.Nel 1930, l’organo di governo del calcio nazionale acquisisce l’attuale denominazione di Fédération Luxembourgeoise de Football (FLF). Sono questi gli anni del boom calcistico. Il numero di squadre aumenta rapidamente e i giovani vengono sempre più incoraggiati al mondo del pallone. La prima Coppa di Lussemburgo viene disputata nel 1922 e si conclude con la vittoria del Racing Club per 2 0 sull’AS Jeunesse Esch. La guerra ostacola inevitabilmente il calcio, pur non arrestandone la crescita.Nel settembre 1951, la FLF acquista l’edificio che le farà da quartiere generale fino al febbraio 2002. Tre anni dopo, la federazione entra a far parte della neonata UEFA, mentre lo Spora diventa la prima rappresentante del paese in Coppa dei Campioni. Da allora, le formazioni lussemburghesi prendono parte regolarmente alle competizioni europee, proprio come fa la nazionale nelle qualificazioni ai Campionati Europei e alla Coppa del Mondo FIFA.Il più grande obiettivo raggiunto dalla nazionale rimane la qualificazione ai quarti di finale dei Campionati Europei 1964. Dopo aver eliminato l’Olanda negli ottavi, il Lussemburgo perde 1 0 nello spareggio contro la Danimarca sul campo neutro di Amsterdam dopo che le sfide di andata e ritorno si erano concluse con un complessivo 5 5. Negli anni successivi, la squadra del Granducato si dimostra capace di neutralizzare le favorite. Tra le tante sorprese, ricordiamo il 2 0 sulla Turchia in una gara di qualificazione per la Coppa del Mondo 1974 e l’1 0 sulla Repubblica ceca in un incontro di qualificazione per EURO ’96.Più recentemente, il 10 settembre 2008, ha sorpreso la Svizzera vincendo 2 1 a Zurigo nelle qualificazioni per i Mondiali FIFA del 2010. Nonostante i discreti successi, i traguardi da raggiungere sono ancora molti. La FLF ha aperto una scuola calcio nella stagione 2000/01 a Mondercange. Nel giugno del 2005 la sede della federazione è stata spostata nella stessa sede a sud del paese. Tutte queste innovazioni non potranno che cementare le già solide basi calcistiche lussemburghesi. Il futuro, dunque, si preannuncia quanto mai roseo.Nel 2009, la squadra femminile del Lussemburgo ha giocato la prima partita ufficiale nelle qualificazioni ai Campionati europei femminili UEFA, mentre quella maschile allenata daLuc Holtz dal 2010 ha ottenuto un pareggio per 1 1 in amichevole contro l’Italia, seguito da un pareggio contro la Bielorussia nelle qualificazioni a EURO 2016. Inizialmente giocatore dell’FC Avenir Beggen, Paul Philipp ha passato i migliori anni della sua carriera da centrocampista in Belgio con R. Union Saint Gilloise, R. Standard de Liège e R. Charleroi SC; si è ritirato nel 1985 dopo aver vinto un secondo campionato con l’Avenir Beggen. Avendo segnato quattro reti in 54 partite con la nazionale nel periodo 1968 82, Philipp è passato direttamente alla guida della nazionale;nella sua parentesi1985 2001 ci sono anche le qualificazioni per EURO ’96 nella quali la sua squadra ha vinto tre partite due contro Malta oltre al celebrato successo per 1 0 contro la Repubblica Ceca. Jol Wolff ha lavorato presso diverse banche in Lussemburgo come operatore finanziario, prima di entrare nella Federcalcio lussemburghese (FLF) nel 1990 con l’incarico di segretario generale.E’ stato terzino sinistro nelle serie minori con SC Tétange e ES Schouweiler, prima di appendere le scarpe al chiodo nel 2003. Anche quando non ricopriva incarichi di funzionario calcistico, ha sempre seguito con grande interesse sia il calcio nazionale che internazionale. Wolff è stato membro di diverse commissioni UEFA a partire dal 1992 ed è attualmente componente dell’Organo Disciplinare, Etico e di Controllo UEFA. Dal 1992 ha svolto anche il ruolo di delegato di gara in occasione delle partite UEFA. Ha indicato tra i suoi obiettivi principali per i prossimi anni lo sviluppo del calcio giovanile a tutti i livelli e l’ulteriore miglioramento delle squadre nazionali attraverso il rafforzamento della scuola calcio nazionale del Lussemburgo. Wolff ha rimarcato inoltre la necessità di costruire un nuovo stadio nazionale, nonché di rafforzare e professionalizzare ulteriormente il calcio a tutti i livelli nel Lussemburgo.
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