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Giuseppe Alonci di Chimicare intervista il Nobel per la Chimica JP Sauvage

Così si apre il documento con il quale viene presentato al grande pubblico il background scientifico che accompagna il premio Nobel per la Chimica 2016, che non solo riconosce il valore di un filone di ricerca estremamente prolifico e appassionante, ma anche il valore della ricerca di base nelle scienze chimiche, come lo stesso Jean Pierre Sauvage ha voluto fortemente sottolineare nella videointervista che ha rilasciato in esclusiva per Chimicare. Dopo quindi una breve introduzione, che ci permetterà di avere una visione generale dell’argomento, passeremo in rassegna alcuni semplici strumenti chimici e matematici che ci serviranno per comprendere appieno l’importanza di questo lavoro.

Che cosa è una macchina molecolare? Come dice il nome stesso, è un dispositivo, come una ruota o un ingranaggio, costruito manipolando opportunamente un certo numero di molecole, capace di compiere gli stessi movimenti di una macchina macroscopica in risposta ad uno stimolo esterno. Anche la macchina più semplice è costituita da una serie di pezzi che sono capaci di muoversi relativamente gli uni agli altri, in maniera precisa e riproducibile nel tempo. necessario quindi sintetizzare delle molecole che possano legarsi tra di loro ma che possano ancora compiere dei movimenti, come le ruote in una automobile. Questo tipo di legame è molto difficile da ricreare in ambito molecolare. Quello che succede normalmente è che gli atomi si connettono tra di loro attraverso legami chimici covalenti, che possiamo approssimare come una serie di molle. Nei macchinari che utilizziamo tutti i giorni l’input di energia è normalmente di tipo elettrico, meccanico o termico. Le ruote della bicicletta si muovono perché c’è qualcuno sopra che pedala, un orologio funziona perché ci sono molle o batterie e una automobile cammina perché sfrutta l’energia termica prodotta dalla combustione del carburante. Allo stesso modo anche le macchine molecolari per produrre un movimento hanno bisogno di un input di energia. Un requisito essenziale è che quindi le molecole che costituiscono la nostra impalcatura siano capaci non solo di legarsi tra di loro in maniera completamente nuova, ma che possano anche in qualche modo ricevere degli stimoli, rispondere in maniera riproducibile a questi stimoli e sfruttare una fonte di energia per continuare il loro movimento.

Un terzo aspetto fondamentale è che questo movimento deve essere controllabile. Le ruote dell’automobile non girano in maniera casuale, ma in maniera perfettamente ordinata. Far muovere casualmente le molecole è una sfida tutt’altro che difficile, dato che ogni molecola già normalmente si muove, ruota su sé stessa, si espande, si contrae e così via. Anche se noi non ce ne rendiamo conto, il mondo molecolare è in continuo fermento! Ma come possiamo fare in modo da rendere questo movimento ordinato?

Un Nobel topologico!Abbiamo detto che una delle caratteristiche di una macchina molecolare dovrebbe essere quella di essere composta da parti che siano interconnesse tra di loro ma ancora in grado di muoversi relativamente le une alle altre. Abbiamo portato l’esempio della ruota della macchina, che è libera di rotolare ma comunque è vincolata alla automobile. Il modo più semplice per ottenere un legame di tipo “meccanico” tra due molecole, invece che chimico, è quello di costruire un sistema formato da due molecole cicliche intrecciate come gli anelli di una catena.

Immaginate di avere una coppia di braccialetti di perla. Ognuno dei braccialetti è costituito da varie perle che nel nostro paragone costituiscono gli atomi unite assieme da un filo: i legami covalenti. I due braccialetti sono completamente indipendenti: uno può rimanere a casa mentre l’altro ve lo potrete portare a Stoccolma mentre ritirate il vostro premio Nobel. Niente di speciale: i chimici sono abilissimi a costruire anelli e bracciali di tutte le forme e dimensioni da molti decenni.

Una volta tornati a casa volete però essere sicuri che i due braccialetti restino sempre assieme, quindi decidete di aprire il primo, farlo passare dentro il secondo e quindi richiuderlo. I due braccialetti sono ora interconnessi come gli anelli di una catena. Si tratta però di una connessione molto diversa rispetto quella che c’è tra una perla e l’altra!

esempio di catenano a due anelli intrecciati

Fare la stessa cosa con le molecole è purtroppo estremamente complesso. I primi tentativi di ottenere dei catenani, sono iniziati già negli anni ’50 e ’60, ma i risultati sono stati abbastanza deludenti. Le procedure erano molto lunghe e laboriose e i prodotti finali erano recuperati in piccolissima quantità, comportando uno spreco enorme di reagenti che formavano anche una moltitudine di prodotti indesiderati e di tempo per la purificazione del prodotto desiderato dalla “zuppa” di molecole ottenuta. Tutto questo finché il prof. Sauvage che era stato anche allievo di Jean Marie Lehn, premio Nobel per la chimica nel 1987 e con il quale sono oggi “vicini di piano” all’Institut de Science et d’Ingénierie Supramoléculaire non riuscì a trovare una strategia molto efficiente per risolvere il problema.

Prima di approfondire l’aspetto chimico, proviamo a capire meglio quali sono le proprietà “matematiche” di questa nuova di classe di molecole. Non vi preoccupate: non ci saranno numeri o equazioni! Ci avventureremo brevemente nel mondo della topologia, la branca della matematica che si occupa di studiare le proprietà degli oggetti geometrici che sono invarianti per trasformazioni continue. Detto così sembra complesso, ma in realtà è abbastanza semplice.

trasformazione topologicamente omeomorfa di una tazza con manico

Una trasformazione continua è una trasformazione che non richiede tagli, cuciture, fori, strappi o incollature. Avete presente quando piegate un foglio di carta per creare un origami (o un aeroplanino di carta)? Ecco, quella è una trasformazione continua. Viceversa se dal foglio di carta ritagliamo un cuore allora abbiamo eseguito una trasformazione discontinua. Questo vuole dire che dal punto di vista topologico non c’è nessuna differenza tra un foglio di carta e un aeroplanino di carta (finché non fate strappi, tagli o incollature almeno). Anche un vaso senza manici, una scodella e un piatto sono tutti topologicamente identici. Basta far finta che siano di gomma e con un po’ di fantasia vedrete che è possibile trasformarli gli uni negli altri. Lo stesso vale per la maggior parte delle molecole. Anche se hanno geometrie molto diverse e sono formate da atomi in numero e tipo diverso, è quasi sempre possibile “appiattirle” tutte in un piano. Questo non vuol dire che sia una cosa fisicamente possibile: è solo un esperimento mentale per renderci conto che topologicamente hanno le stesse proprietà. Volendo essere precisi queste trasformazioni sono omeomorfe. Questo vuole dire che non solo posso trasformare il foglio in aeroplanino, ma dall’aeroplanino posso tornare indietro al foglio. Una funzione omeomorfa è una funziona che non solo è continua (trasforma il foglio in aeroplano senza tagli), ma la cui inversa è anch’essa continua (posso tornare indietro al foglio senza altri tagli).

Cosa succede invece se esaminiamo il caso di una tazza senza manico e di una tazza con il manico? O se esaminiamo un bombolone, una ciambella e un pretzel? In questo caso parliamo di oggetti che sono diversi anche dal punto di vista topologico. Se prendete la tazza o il bombolone e fate finta che siano di gomma, vi renderete conto come non potrete in alcun modo riuscire a crearci un manico o un foro tramite una trasformazione continua. Potete impastare quanto volete, ma la vostra ciambella sarà sempre senza buco se ottenuta dal bombolone! Allo stesso modo non potete passare da una ciambella (un toroide, volendo essere precisi) a un pretzel senza lacerarla in qualche modo. Notate invece come scodella/bombolone, tazza con manico/ciambella e tazza con due manici/pretzel siano equivalenti a due a due.

forme topologiche di noti dolci: bombolone, ciambella e pretzel

Altri oggetti interessanti sono i nodi. Avete presente il nodo delle scarpe? Ecco, dimenticatelo, perché non è un vero nodo! Basta infatti che tirate una estremità e immediatamente si scioglierà. Un “nodo” marinaro potrebbe richiedere più tempo per essere sciolto, ma è comunque possibile farlo senza dover ricorrere alle forbici. Il nodo delle vostre scarpe è quindi topologicamente uguale a una linea, e quindi a un piano. Un vero nodo non può essere sciolto senza essere tagliato (chiedere di Alessandro Magno se necessario). Immaginiamo di prendere uno dei nostri bracciali, aprirlo, annodarlo e poi connettere tra di loro le due estremità. Questo è un vero nodo, dato che non può essere sciolto senza doverlo sganciare. Il nodo più semplice (o nodo banale) è un semplice cerchio. Nodi più complessi sono invece il nodo trifoglio e il nodo di Salomone.

Ottenere molecole che dal punto di vista topologico siano diversa da un piano non è facile per nulla, ma è molto importante perché nodi estrutture topologicamente complesse sono onnipresenti nel mondo naturale. Basti pensare al DNA. L’immagine classica del DNA,
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cioè di una doppia elica che sale dritta come una scala, è molto semplicistica. Innanzi tutto esistono DNA con più eliche, ma sono casi poco comuni. In tutti i casi però il DNA è in realtà attorcigliato su sé stesso e attorno a particolari proteine dette istoni, e inoltre nel caso dei batteri può anche essere ritrovato come DNA circolare, sotto forma di plasmide. Il modo in cui il DNA è ripiegato o annodato influenza inoltre l’attività di certi enzimi e l’attività di ricerca in questo ambito è vastissima.

Sintesi a stampoTorniamo al nostro esempio precedente con i braccialetti. Quando li avete intrecciati avete eseguito una serie di azioni. Per prima cosa, avete aperto il primo braccialetto. Secondariamente, avete afferrato il braccialetto chiuso e ci avete fatto passare dentro quello aperto. Terzo, avete richiuso il braccialetto aperto. Purtroppo noi chimici non possiamo fare lo stesso con le molecole. Legami capaci di essere aperti e chiusi sono ben noti, ma purtroppo nessuno ha dita così piccole (e pazienza così grande!) da intrecciare a mano tutte queste molecole. L’idea di Sauvage è stata in realtà abbastanza semplice, ma geniale. Ha sfruttato infatti la formazione di un complesso metallico di rame in particolare per posizionare le molecole con la giusta geometria, successivamente ha utilizzato una normale reazioni chimica per chiudere gli anelli ed infine ha rimosso il rame lasciando solo i due anelli intrecciati. Ha in pratica utilizzato il rame come noi abbiamo utilizzato le dita per incrociare tra di loro i bracciali.

Mentre i il carbonio si lega agli altri atomi in maniera spesso forte e irreversibile, i metalli della serie di transizione possono coordinarsi a dei leganti in maniera più dinamica e attraverso una ampia varietà di geometrie diverse. Un “legante” è una molecola capace di legarsi ad un centro metallico attraverso un processo di donazione di elettroni. Molti leganti contengono infatti dei doppietti di non legame, cioè degli elettroni che non sono impegnati con nessun legame e possono essere donati ad un accettore di elettroni, come uno ione metallico. I composti azotati sono spesso ottimi leganti, a partire dalla semplice ammoniaca (NH3) per finire ad ammine anche abbastanza complesse, in cui cioè al posto degli idrogeni ci sono catene organiche. Il rame, nel suo stato d’ossidazione +1, forma normalmente complessi tetraedrici. Non deve quindi stupire che se facciamo reagire uno ione Cu+ con due molecole di una catena organica contenente due atomi di azoto, le due catene vengano disposte tra di loro come una croce: i due atomi di azoto di ogni catena occupano due vertici adiacenti del tetraedro e i rame rimane al centro.

sintesi dei catenani secondo Jean Pierre Sauvage

La sintesi di Jean Pierre Sauvage partiva dal far reagire con lo ione Cu+ due derivati della fenantrolina, un legante contenente appunto due atomi di azoto. Nella prima molecola la fenantrolina era già parte di un anello più grande, mentre nella seconda la fenantrolina conteneva anche due estremità reattive che sarebbero state sfruttate nel passaggio successivo. Quando i due leganti interagiscono con il rame, quest’ultimo li obbliga a disporsi come detto precedentemente. A questo punto è possibile inserire nell’ambiente di reazione una nuova molecola che reagisca con le estremità reattive libere e così chiuda anche il secondo anello. A questo punto il rame può essere rimosso e ciò che rimane è il nostro catenano.

Questo lavoro ha spianato la strada a molecole ancora più complesse, come molecole a forma di nodo a trifoglio, a forma di nodo di Solomon, [3]catenani formati da tre anelli intrecciati e l’olimpiadano, sintetizzato nel gruppo di Sir. Stoddart nel 1994 e formato da cinque anelli legati tra di loro proprio come gli anelli della bandiera olimpica.

Il contributo di Sir Stoddart e Ben FeringaPrendiamo ora in esame i cosiddetti rotaxani. Un rotaxano è una molecola costituita da un anello che è libero di scorrere lungo una guida, che contiene due “tappi” all’estremità per evitare che l’anello si liberi. Potete immaginarlo come un bracciale: si può muovere lungo il polso ma non può essere sfilato senza che qualcuno lo apra. Questo tipo di struttura, in ambito chimico, è caratterizzata dalla possibilità di avere più isomeri traslazionali. Due molecole sono dette isomeri quando sono composte dagli stessi atomi, che però sono legati tra di loro in maniera diversa o sono disposti differentemente nello spazio.

Nel caso dell’isomeria traslazionale quello che cambia tra le due molecole è la posizione dell’anello, che può trovarsi in posizione diverse della catena. La prima dimostrazione pratica di questo tipo di isomeria la dobbiamo a Sir James Fraser Stoddart che, quando nel 1991 lavorava all’università di Sheffield, riportò la sintesi di un rotaxano in cui l’anello centrale era capace di comportarsi come una “navetta molecolare” e poteva viaggiare da una estremità all’altra della catena. Se la molecola veniva infatti ossidata per via elettrochimica (cioè se veniva rimosso un elettrone) o se veniva ridotta (cioè se veniva aggiunto un elettrone), o se il pH veniva modificato, l’anello cambiava di posizione, in quanto più affine a una delle due “stazioni” a seconda dei casi. La strategia di sintesi adottata da Stoddart era diversa da quella sfruttata da Sauvage, ma era comunque efficace abbastanza da essere praticabile. In realtà già lo stesso Sauvage aveva mostrato come anche i catenani potessero presentare questo tipo di isomeria, ma ora per la prima volta la “topologia chimica” aveva permesso di ottenere una prima macchina molecolare, una navetta capace di spostarsi a comando tra due posizioni ben definite!

Navetta molecolare realizzata da Sir Stoddart, basata sull traslazionale

Negli anni successivi Sauvage mostrò come era possibile non solo far sì che l’anello si spostasse tra due posizioni, ma anche farlo ruotare su sé stesso. Tutti questi concetti vennero ampliati e numerose macchine molecolari vennero riportare in letteratura anche da molti altri gruppi (tra i quali bisogna ricordare quello di Vincenzo Balzani a Bologna, che collaborò sia con Stoddart che con Sauvage).

Lo stesso Sauvage nel 2000 riportò un “muscolo molecolare”. Questa molecola è composta da due rotaxani intrecciati tra di loro e può presentarsi in una forma estesa e in una forma contratta, esattamente come un muscolo vero, mentre il gruppo di Stoddart nel 2004 ha pubblicato la sintesi del primo “ascensore molecolare”. Successivamente Sir Stoddart ebbe anche l’idea di sfruttare i rotaxani per ottenere dei dispositivi elettronici. In particolare riuscì nell’impresa di creare una memoria da 160 kbit, in cui ogni singolo bit era composto da un centinaio di molecole di rotaxano.

Come una automobile non è composta solo da ingranaggi, elettronica e carrozzeria, ma anche da un motore che fornisca l’energia per permetterne il movimento, così ogni macchina molecolare ha bisogno anche di un motore per garantirne il funzionamento. La ricerca su questo versante è stata altrettanto viva e proficua di quella sulle “giunzioni meccaniche” tra molecole che abbiamo visto fin ora. L’obiettivo è quindi di riuscire in qualche modo a controllare il moto a livello molecolare, dove invece è normalmente casuale e governato principalmente dal moto browniano. Nella maggior parte delle molecole contenenti dei legami singoli carbonio carbonio è possibile avere una rotazione attorno al legame, ma questa rotazione, promossa dalla normale energia termica ambientale, è normalmente casuale, cioè avviene sia in senso orario che antiorario. Un strategia prevede di utilizzare invece dei doppi legami, che in condizioni normali sono in una conformazione bloccata e possono ruotare solo in seguito a stimoli specifici che ne permettono la rottura momentanea, come l’illuminazione con luce UV. Nonostante numerosi studi durati tutta la seconda metà del novecento, la sintesi di un vero motore molecolare capace di ruotare ininterrottamente in una direzione ben definita è rimasta però una sfida insormontabile. stato solo nel 1999 che Bernard L. Feringa, sfruttando la rotazione attorno ai doppi legami promossa dalla luce ultravioletta, ha mostrato come fosse possibile ottenere un motore molecolare capace di ruotare in maniera unidirezionale. La molecola sintetizzata da Feringa era costituita da due porzioni molto ingombranti legate assieme da un doppio legame. Come detto in precedenza nel caso dei legami singoli è possibile avere libera rotazione, ma nei legami doppi non solo questo non è possibile, ma ciò che è legato ai carboni è costretto a disporsi in un unico piano. Di conseguenza se ai carboni costituenti il doppio legame sono legati dei gruppi ingombranti questi si ritroveranno in una situazione sfavorevole, in quanto costretti in uno spazio limitato. Nel momento in cui il doppio legame viene rotto momentaneamente grazie alla luce UV avviene quindi una rotazione che permette di disporre i sostituenti più ingombranti il più lontano possibile. A quel punto una serie di processi termici e di ulteriori impulsi luminosi riportano la molecola nel suo stato iniziale, facendole compiere una rotazione completa.
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Gli stivali alti sopra al ginocchio sono l’accessorio giusto per essere sexy ma molto elegante. E si confermano tra le scarpe più cool dell’autunno inverno 2017!

Glamour e accattivanti al punto giusto, i cuissardes si confermano tra gli stivali più cool dell’autunno inverno 2017. Sono i più amati dalle ragazze, ma anche dalle donne che amano sentirsi sempre al passo con le tendenze. Abbinabili alle gonne corte ma anche ai jeans, sono dunque super versatili.

Cuissardes: cosa sonoIl nome deriva dal francese cuisse, che vuol dire coscia. Questo modello di stivali infatti arriva fino a metà coscia e solitamente è aderentissimo, permettendo di slanciare le tue gambe e l’intera silhouette. Non è vero, infatti, che sono adatti solo a donne magre e altissime, perché se portati nel modo giusto, possono valorizzare qualsiasi fisico. Oggi si possono chiamare anche overknees boots, perché per l’appunto salgono oltre il ginocchio, ma molti li chiamano semplicemente stivaloni.

Come indossarliIl modo più comune per indossarli è sicuramente sotto alle gonne corte e un po’ sbarazzine. Scegli modelli morbidi, magari a pieghe e in tinta unita, perché gli stivali da soli fanno già metà del tuo look. Combinali a capi casual ma assolutamente sobri, per poterti sbizzarrire soprattutto con il design. Molto belli da accompagnare ad abiti in maglia e camicioni oversize, o ancora a lunghezze longuette che superano l’orlo dello stivale non lasciando intraverdere la gamba. Se sei tra quelle che amano gli shorts anche d’inverno, opta per un modello in morbidissimo velluto o in panno di lana e completali con cuissardes scamosciati dai colori in contrasto.

Con i jeans o per la seraI cuissardes stanno benissimo anche con i jeans e più in generale con i pantaloni lunghi, che devono essere rigorosamente skinny. Il denim aderente è perfetto sia con il classico stivalone nero, che con le nuance del marrone o il bellissimo tortora, che fa risaltare le sfumature più scure del blu. In questo caso completa l’outfit con dei maxi cardigan o delle camicie a quadri per uno stile a tratti grunge. Stivali oltre il ginocchio anche per la sera, dove ti puoi sbizzarrire con modelli in vernice, glitterati o effetto metal, sotto a tubini aderenti o a leggings in pelle.

I modelli di tendenzaSe il denominatore comune dei cuissardes è il fatto che siano alti e slanciati, a differenziarli è sicuramente lo stile. Possono avere il tacco altissimo oppure essere rasoterra, ma a distinguerli sono soprattutto i materiali e il design. Quelli color camoscio sono l’ideale per il tempo libero, da portare con un jeans o con un mini abito in tricot. Li puoi anche trovare in suede, molto raffinati se vuoi metterli per un’occasione importante, neri o rosso bordeaux, colore protagonista dell’inverno. Se ti piace osare allora punta sulle varianti in vernice, dal nero al rosso, oppure glitterati, o ancora ricchi di cristalli o di ricami floreali.
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Change your shoes: cosa si nasconde dietro i grandi marchi delle calzature?

Ogni anno si producono miliardi di calzature nel mondo. Dietro le nostre scarpe, specialmente quelle in cuoio, possono però nascondersi violazioni dei diritti umani o danni all’ambiente in svariati punti lungo la filiera. “Change Your Shoes”, a cura della Campagna Abiti Puliti, è un’iniziativa organizzata in collaborazione tra 15 organizzazioni europee e 3 asiatiche. Obiettivo: tutelare i lavoratori della filiera calzaturiera attraverso un salario dignitoso e condizioni di lavoro sicure, offrendo ai consumatori prodotti sani e trasparenti. Il progetto “Change Your Shoes” è stato tra i protagonisti della XIV fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, Fa’ la cosa giusta (10 12 marzo 2017). Per questo motivo molte marche europee di scarpe delocalizzano la produzione in Paesi dove i salari sono bassi e gli abusi ambientali tollerati. In questi Paesi i lavoratori spesso non possono migliorare le pessime condizioni di lavoro (salari bassi, straordinari illegali, e assenza di misure di sicurezza per la salute) a causa delle restrizioni sulla contrattazione collettiva e sulla libertà di associazione sindacale. Oggi l’87% delle scarpe sono prodotte in Asia, la Cina in testa con una produzione di quasi 2 paia su 3 di scarpe vendute nel mondo. Parlando di scarpe in cuoio, oltre il 40% sono prodotte in Cina, seguita dall’Italia (6%), Messico (6%), Brasile e India (4% ciascuno). Normalmente in questi Paesi vigono regole ambientali meno restrittive, con grande beneficio per il settore di produzione del cuoio, parte vitale della filiera delle scarpe. Nella produzione delle scarpe in cuoio due sono i passaggi pericolosi: la conciatura (trasformazione della pelle animale in cuoio) e l’assemblaggio in fabbrica.

La filiera globale delle scarpe soffre di noti e diffusi problemi come le basse retribuzioni, le inadeguate condizioni di lavoro e l’uso di sostanze chimiche tossiche e metalli pesanti riferiscono dalla Campagna Abiti Puliti. Inoltre la trasparenza su tali condizioni è davvero scarsa. In pratica è quasi impossibile sapere esattamente dove un dato paio di scarpe sia stato prodotto e in quali condizioni per i lavoratori e per l’ambiente. La mancanza di trasparenza rende molto difficile ricondurre le responsabilità a uno specifico produttore o marchio, consentendogli di nascondersi dietro al fatto che il problema non sia in realtà nella loro parte filiera. Ne consegue che le raccapriccianti condizioni di lavoro non siano sufficientemente evidenziate e i lavoratori e l’ambiente continuano a soffrirne. La mancanza di trasparenza è in contraddizione con le “Guidelines for Consumer Protection” emesse della Nazioni Unite, che dichiarano il diritto dei consumatori ad essere informato riguardo ai prodotti acquistati. Le informazioni riguardo alle origini e alla composizione delle scarpe sono essenziali per: permettere al consumatore di scegliere scarpe che siano prodotte con un metodo migliore e più sostenibile nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente; permettere al consumatore di proteggere la propria salute scegliendo scarpe che non contengano cromo e altre sostanze chimiche tossiche. Indossare capi in pelle contenenti cromo esavalente può causare irritazioni e dermatiti allergiche dato che questa sostanza è una delle più note sensibilizzanti della pelle. Tipicamente i sintomi delle dermatiti da allergia al cromo sono: secchezza, eritema, fistole, papule, desquamazione, piccole vesciche e gonfiore.

Il 1 maggio 2015 l’Unione Europea ha bandito la vendita di prodotti in pelle che vanno a contatto con la pelle ed eccedano un valore definito di cromo esavalente. Questo è un passo importante per proteggere i consumatori europei dai prodotti in pelle pericolosi. Ma questa regolamentazione non protegge le persone che lavorano nelle concerie e nelle fabbriche di produzione delle scarpe.
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ugg joslyn Cosa non sanno fare i robot di oggi

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Più che domandarsi cosa sanno fare i robot odierni, la domanda giusta è chiedersi cosa non sanno fare. Non passa giorno senza qualche notizia che annuncia nuove macchine intelligenti e capaci sostituirsi agli umani nelle loro attività lavorative quotidiane. L’automazione delle attività manuali è costante ma cresce anche la robotizzazione di attività cognitive. Grazie anche a crescenti investimenti e progetti.

La rivista TechCrunch ha raccontato la carica dei Robot con un titolo auto esplicativo: “No job too big, no job too small a bot will do it all”. L’evoluzione delle machine è tale che, se continua così, entro venti anni in ogni casa ci potrebbe essere un robot umanoide capace di svolgere lavori di casa e fornire aiuto psicologico alle persone anziane e il posto di lavoro potrebbe essere un ambiente dominato dalla presenza di macchine tecnologiche e molto intelligenti.

Le prossime scarpe Adidas potrebbero essere costruite negli Stati Uniti in una nuova fabbrica completamente automatizzata e robot esperti costruttori di scarpe. La fabbrica, denominata dalla Adidas una speedfactory dovrebbe essere pronta per il 2017 su una superficie di quasi centomila metri quadri ad Atlanta e avrà la capacità di produrre 50.000 scarpe all’anno. L’impiego di robot nella fabbrica di Atlanta farà seguito a quello già realizzato nella speedfactory originaria in Germania. Secondo Adidas il nuovo progetto creerà 160 nuovi posti di lavoro per persone adibite al controllo e alla supervisione della produzione. Il progetto sembra aprire la strada a nuove sperimentazioni in ambito manifatturiero e generare un elevato interesse per l’elevata specializzazione di robot che dovranno farsi carico della personalizzazione dei prodotti, uno degli elementi cardine della strategia Adidas sul mercato. Grazie ai robot l’azienda sarà in grado di garantire la personalizzazione con un tasso minore di errori e un tasso più elevato di soddisfazione della clientela, oltre ad ottenere un livello elevato di efficienza e di produttività. Grazie alla completa automazione della fabbrica Adidas punta ad avere una infrastruttura produttiva più facile e veloce da riprogrammare e riconfigurare,
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per soddisfare nuove tendenze di mercato e cambiamenti nella domanda.

I robot sono diventati protagonisti anche in una altro ambito lavorativo rimasto legato da sempre a pratiche tradizionali come quello della raccolta delle mele. La mela è tra i frutti più richiesti e consumati nel mondo occidentale ma il processo della raccolta è rimasto praticamente invariato negli ultimi duecento anni. Negli Stati Uniti questo processo potrebbe essere in via di cambiamento grazie alla iniziativa di una startup Abundant Robotics Inc. che ha deciso di investire nella sua automazione attraverso robot agricoltori capaci di individuare e rimuovere le mele dalla pianta senza danneggiarle. Grazie a visori appositi il robot, installato su trattori che lo alimentano energeticamente e lo trasportano, riconosce le mele mature da raccogliere e con un braccio meccanico appositamente studiato le rimuove dal ramo. I progetti per automatizzare i processi agricoli sono numerosi. Quello di Abundant Robotics è interessante per le sfide ingegneristiche legate alla raccolta di prodotti che possono essere facilmente danneggiati da una presa meccanica e che devono avere una precisione millimetrica. Grazie all’evoluzione della tecnologia video e di elaborazione delle immagini la presa dei robot raccoglitori di mele è diventata gentile e morbida come può esserlo quella di un essere umano. La difficoltà del progetto impedirà di portare sul mercato i nuovi robot prima di due anni ma i primi test condotti hanno dato risultati positivi e permesso all’azienda di raccogliere nuovi finanziamenti per il progetto.

Robot intelligenti sono stati usati anche per la mappatura delle galassie, un’attività che richiede un’elevata precisione e la capacità di interagire con una realtà composta da milioni di elementi dalle dimensioni, luce e massa diversi come galassie, stelle, buchi neri, ecc.

A intraprendere un progetto di automazione di questo tipo è stato il Lawrence Berkeley National Laboratory americano con l’installazione di DESI (Dark Energy Spectroscopic Instrument) un nuovo macchinario che verrò reso operativo nel 207 a Tucson in Arizona. Il robot userà la luce per analizzare le proprietà dei corpi celesti e i loro movimenti con l’obiettivo di guardare nel passato e cogliere le fasi dell’espansione dell’universo in miliardi di anni e arrivare fino al Big Bang. L’attività impegnerà il robot per cinque anni nell’analisi di un terzo del cielo e nella produzione di mappe tridimensionali dell’universo che faciliteranno agli scienziati la comprensione dei fenomeni e la loro lettura.
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Le cravatte senza camicia

Ci sono cose che un uomo non dovrebbe mai indossare sopra i 30 anni e ci sono altre cose che un uomo non dovrebbe mai indossare. in tutta la sua vita! Ecco, prendi questi ragazzi, è normale andare in giro con la cravatta ma senza camicia? Sono in tanti quelli che lo fanno, così come non sono pochi coloro che sfoggiano orride finte abbronzature, che si notano da chilometri. I cappellini e le scarpette multicolor non si addicono di certo allo stile maturo di un uomo di 30 anni e lo stesso vale anche per gli anelli con teschi e gli orecchini pendenti con le croci. Ah, un’altra cosa, ricordate che voi non siete, e non sarete mai, Johnny Depp!
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ugg purse Cosa indossare il giorno della proclamazione

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Dopo aver parlato dell da laurea giusto per Lei, è giunto il momento di dedicarsi anche al mondo maschile, apparentemente più semplice ma ugualmente impegnativo. Rispetto al guardaroba femminile quello maschile è di gran lunga limitato. Grazie al suo abbinamento questo completo permette di poter creare look diversi giocando sull dei vari colori e dei tessuti, mantenendo però sempre una certa coerenza tra le tonalità. Ad esempio una giacca blu può essere abbinata ad una camicia bianca o azzurrina e a dei pantaloni grigi, bianchi o beige. Se invece preferite le nuances più scure, al posto del classico pantalone potete anche indossare un jeans abbinandolo ad un mocassino. Evitate però l nero marrone. Quest è meglio accompagnarlo con tonalità chiare come il sabbia o il beige. Per dare un tocco più elegante all aggiungete un papillon da taschino o la cravatta.

Dandy modernoIl dandy style o lo si ama o lo si odia. Si tratta di uno stile che richiamaun po la figura del ricco gentiluomodel XIX secolo dedito alla cultura e alla ricerca del bello, come Dorian Grey, Andrea Sperelli e Lord Byron considerati nella letteratura i dandy per eccellenza. Negli ultimianni, questo tipo di abbigliamento è tornato alla ribalta in chiave rivisitata e moderna. Per ricrearlo basta un completo ton sur ton,in unica tinta o a fantasia,
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composto da giacca, camicia, gilet retrò e pantalone da abbinare a delle scarpe stringate. Lo stile dandygioca molto sugli accessori, quindi largo spazio a papillon o cravatta, fazzoletto da taschino, bretelle, pashmine, cappelli e, addirittura, orologio da taschino.

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Le celebrità, a dispetto dell’uso spropositato di tacchi killer, sono appassionate anche di scarpe comode. Tra le calzature più amate vi sono gli stivali UGG, famosi per essere di tendenza soprattutto nella stagione invernale, ma c’è chi li adopera e li apprezza anche d’estate, visti i tanti modelli presenti sul mercato. Un accessorio trendy se vogliamo chiamarlo così a cui molte star non riescono proprio a rinunciare. La UGG mania, iniziata qualche anno fa, grazie al calore e al comfort dell’interno degli stivali, ancora resiste, nonostante sembri che la fredda stagione pare ormai cedere il passo ai ciliegi in fiore e ai caldi raggi solari della primavera.

Alcune icone di stile pongono lo stivale come punto forte del loro guardaroba,
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nonostante il basso e ingombrante (a volte) profilo della scarpa, assegnando un look casual chic. Se avete esaurito le idee su come abbinare gli stivali UGG all’abbigliamento quotidiano, le celebrities sono delle fonte inesauribili, proponendo proprio recentemente la versione Jimmy Choo UGG boots o quelli in edizione limitata caratterizzati dalla presenza di diamanti Swarovski. Con skinny jeans o con minigonne, le calzature con all’interno la pelle di pecora, continuano ad essere apprezzate anche nella calda stagione.

La peculiarità di queste scarpe sta nel fatto che possono essere calzate da chiunque, che si abbia una silhouette snella o formosa. Se si desidera abbracciare le ultime tendenze, gli UGG vanno con collant colorate, con abiti maglioncino o vestiti dal tessuto leggero con rifiniture o disegni graziosi, per dare un tocco raffinato e femminile al look. Per esaltare il loro aspetto ‘massiccio’ indossateli invece con pantaloni a gamba dritta o jeans attillati.
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Il pubblico ufficiale o il funzionario dell’ufficio pubblico che non ammette l’autocertificazione o la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notoriet nonostante ci siano tutti i presupposti per accoglierla, incorre nelle sanzioni previste dall’art. 328 del Codice penale e rischiano di essere puniti per omissioni o rifiuto di atti d’ufficio.

Il cittadino dovr in primo luogo, accertare chi il responsabile della pratica inoltrata, richiedendo nome, cognome e qualifica, inoltre necessario conoscere il numero di protocollo della stessa e il tipo di procedimento attribuito.

Cos come la Pubblica Amministrazione sa chi il suo interlocutore, il cittadino, ha altrettanto diritto di sapere chi segue il procedimento che lo riguarda e come risalire agli atti relativi.

Ottenuti i dati, il cittadino dovr richiedere,
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per iscritto, le ragioni del mancato accoglimento dell’autocertificazione o della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notoriet segnalando anche, per conoscenza, il tesserino, con gli estremi della pratica al Comitato Provinciale della Pubblica Amministrazione presso la Prefettura del luogo in cui stata rifiutata l’autocertificazione e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dip. Funzione Pubblica ROMA.

La richiesta deve essere redatta in forma scritta. Se entro trenta giorni dalla data della richiesta, il pubblico ufficiale o l’incaricato non compie l’atto e non risponde per esporre le ragioni del ritardo/rifiuto, scattano i presupposti per le sanzioni della reclusione fino a un anno o della multa fino a due milioni di lire.

Il termine dei trenta giorni decorre dalla data di ricezione della richiesta.

La procedibilit d’ufficio, pertanto non sono richieste querele, istanze o quant’altro.

Quindi colui che si vedr rifiutata la propria autocertificazione o la dichiarazione sostitutiva,
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si trover nelle condizioni di denunciare semplicemente l’omissione di atti d’ufficio.

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Il giorno di Natale a Londra, quante insidie. Iniziamo con la brutta notizia. Ve la do subito, così ve la mettete via. Tutti i musei e i negozi sono chiusi il giorno di Natale.

Peggioriamo la situazione: per 24 ore, i mezzi pubblici non sono in funzione. Ebbene sì: Natale è l’unico giorno in tutto l’anno in cui gli autobus e la metropolitana di Londra si fermano completamente. Intendo proprio completamente. Non ci sarà un solo autobus o metropolitana in giro per la città.

Due anni fa ero di turno in hotel a Natale e ho dormito lì la notte della vigilia. I clienti ignari che si sono alzati la mattina credendo che tutto sarebbe stato aperto mi hanno quasi tirato una scarpa in testa, ma si sono poi rassegnati. Hanno chiamato un taxi che li ha portati in giro tutto il giorno, da un posto all’altro. Questa è ovviamente una soluzione costosissima, ma se proprio dovete andare lontano, è anche l’unica.

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In alternativa, fate come fa chiunque voglia andare in giro il giorno di Natale: andate a piedi o noleggiate una Boris Bike. Se decidete di andare nelle zone di solito più affollate, avrete l’opportunità di vedere Londra come non l’avete mai vista prima: deserta.

Se preferite farvi guidare, London Walks organizza due eventi speciali il giorno di Natale. Entrambe partono da Trafalgar Square. La prima, alle 11:00,
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vi porterà alla scoperta della Londra di Samuel Pepys (funzionario statale e autore di un incredibile diario tra il 1660 e il 1669). La seconda, che parte alle 14:00, seguirà le orme di Charles Dickens.

Una volta armati di cappotto e sciarpa, potete fare un salto sulle rive della Serpentine in Hyde Park. Come ogni anno dal 1864, i membri dello Serpentine Swimming Club si tufferanno nell’acqua ghiacciata del lago per nuotarne i 91 metri e conquistare la Peter Pan Cup. La competizione inizia alle 9 in punto. Mi viene freddo solo al pensiero, ma l’importante è che quelli nell’acqua non siate voi.

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Tra i tour guidati, potete trovare anche quelli organizzati da Golden Tours. Ce ne sono di economici e costosi, con o senza pasti inclusi. Se preferite passare la giornata sul Tamigi, ce ne sono anche a bordo di un battello.

Come potrete immaginare, anche molti ristoranti non saranno aperti il giorno di Natale. Se il vostro hotel in genere offre pasti, non prendete per scontato che il ristorante sia aperto anche il 25 dicembre. Magari offritevi di cucinare, però.
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