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Dal 26 gennaio al 9 aprile 2017, le Sale museali di Palazzo Morando Costume Moda Immagine ospitano la mostra BLAHN The Art of Shoes a cura di Cristina Carrillo de Albornoz, promossa da Comune di Milano Cultura, Direzione Musei Storici, prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con Manolo Blahn Palazzo Morando la sede deputata alla conservazione e alla valorizzazione del ricchissimo patrimonio di abiti e accessori antichi e moderni del Comune di Milano. La civica raccolta di calzature attualmente comprende circa 300 esemplari databili tra il XVI e il XX secolo: dalle scarpe rinascimentali ritrovate durante gli scavi intorno all del Castello Sforzesco di Milano, all moda. La mostra si configura quindi come un di reciproca valorizzazione, tra l antico musealizzato e le moderne creazioni dello stilista.

Prima esposizione in Italia dedicata all couturier spagnolo, nelle stanze della Pinacoteca e dell Morando Attendolo Bolognini in mostra una nutrita selezione di scarpe (212 modelli) e disegni (80) che coprono 45 anni di attivit dello stilista.

La mostra un irripetibile per ammirare le migliori creazioni calzaturiere, vere e proprie opere d che proprio in Italia, nell milanese, prendono forma in aziende che ancora portano avanti una vocazione artigianale. Ma non solo: l intende raccontare ed evocare la profonda influenza che l e la cultura italiana hanno avuto e hanno ancora oggi sullo stilista. Dalla scultura greco romana al barocco, dal capolavoro di Luchino Visconti Il Gattopardo ai coralli di Sicilia, tutto questo e molto altro ancora si ritrovano nelle scarpe visionarie di Manolo Blahn Milano stata scelta dallo stilista per il suo forte legame con l patria dell e dell riconosciuti in tutto il mondo, e Palazzo Morando Costume Moda Immagine, proprio in virt della sua stessa vocazione, la cornice prestigiosa e ideale per ospitare questa mostra.

Custoditi nell privato dello stilista che conta oltre 30.000 modelli, Manolo e la curatrice Cristina Carrillo de Albornoz hanno selezionato 212 scarpe e 80 disegni. Questi ultimi rappresentano una riflessione personale del lavoro del grande designer e attraverso la loro essenza rivelano le sue passioni, che sono la fonte della sua ispirazione: le espressioni artistiche quali l l la letteratura e il cinema, la botanica, la cultura di paesi quali l la Russia e la Spagna nonch la storia del XVIII secolo.

La mostra divisa in sei sezioni che esaminano i temi costanti e ricorrenti della carriera di Manolo Blahn La prima sezione, la pi vasta, intitolata Core in cui sono esposte le calzature dedicate a personaggi storici e contemporanei che hanno ispirato o avuto un ruolo importante nella vita di Blahn da Alessandro Magno a Brigitte Bardot, sino a Anna Piaggi, leggendaria direttrice di Vogue Italia.

La seconda,
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Materiali, comprende una selezione di scarpe che illustrano l per il dettaglio elaborato e la ricchezza di materiali e colori usati con maestria squisita.

La terza sezione esamina la sua passione per l e l e il modo in cui queste ispirano le sue La quarta sezione, Gala, espone una selezione delle scarpe pi fantasiose dello stilista mettendo in evidenza la sua ironia e creativit in questa sezione sono presenti le scarpe Marie Antoinette.

La quinta sezione dedicata alla natura, al suo profondo amore per il mondo botanico, evidente fin dalla prima collezione.

Nell sezione sono esaminate le varie influenze geografiche e ambientali: qui sono i modelli ispirati a Spagna, Italia, Africa, Russia, Inghilterra e Giappone.

Il pubblico della mostra potr immergersi nella vita straordinaria di Blahn grazie alle immagini esclusive che lo ritraggono al lavoro e grazie ai suoi disegni artistici.

In questa visione unica del del design e del colorato universo di Manolo Blahn la mostra invita il pubblico a pensare la scarpa in modo diverso, al di l della moda e a considerarla come puro oggetto, fantasioso e dinamico: una forma d’arte con personalit propria e indipendente.

Oltre alle calzature di Manolo Blahn nelle Sale museali del palazzo esposto un piccolo nucleo di scarpe provenienti dalla collezione delle Civiche Raccolte Storiche selezionato da Chiara Buss, storica del costume e del tessuto. Non tanto un confronto, quanto una sorta di controcanto dove i modelli antichi convivono con le creazioni di Manolo, impreziosendosi a vicenda e, al contempo, rendendo chiaro il percorso creativo che ha caratterizzato l della calzatura nel corso di cinque secoli, dal Cinquecento sino ai primi anni Novecento.

L accompagnata dal catalogo firmato da Cristina Carrillo de Albornoz e pubblicato in edizione italiana Skira e in edizione inglese Rizzoli. Il volume raccoglie le conversazioni tra Manolo e la curatrice, attraverso un elenco dalla A alla Z guida il lettore alla scoperta delle motivazioni e passioni dello stilista.

Dopo Milano, la mostra approder al Museo dell di San Pietroburgo in quella Russia che stata per Blahnik una fonte d costante; passer poi al Museum Kampa di Praga nella Repubblica Ceca, patria del padre dell infine sar ospitata al Museo Nacional de Artes Decorativas di Madrid, quale omaggio di Manolo Blanh alla sua terra natale. Meta del 2018 sar il prestigioso Bata Shoe Museum di Toronto, in Canada.
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Un mese fa Angela Burlando ci ha lasciato. Analisi voto e prospettive futureMartedi 6 marzo si è riunita la Segreteria per una analisi dei risultati elettorali. del Bue

Ho letto il suo articolo”idee in avanti” e credo sia una buona idea così come lei l’ha proposta. Certo occorre che non divenga una.

Scrive Andrea Zirilli:

1/3 Finlandia, 1/3 Vaticano e 1/3 Tangerisi sente parlare ogni giorno di formazioni messe in piedi per dare un Governo al nostro paese: purtroppo questi “aggregati”, già in origine lasciano intravedere tentazioni trasformistiche.

Non c’e’accordo su.

Scrive Leonardo Scimmi:

Dopo 5 anni di lavoro arrivano i risultati

E guardo il mondo da un pc. Mi sento come un pensionato parcheggiato su una panchina di Villa Borghese a dare le molliche di pane ai piccioni. Al mio fianco non c’è niente e nessuno, neanche il kompagno Walter. E come un ottuagenario mi lamento con i pennuti. Oramai ti fanno pagare anche l’aria che respiri. Quando cade la fetta biscottata cade sempre dalla parte della marmellata. Lo spinello porta inevitabilmente all’eroina. Lo sconforto mi assale, mentre ripeto come un mantra ai piccioni: Non ci sono più i grillini di una volta. Il capogruppo Morra ha ricordato Salvatore Borsellino. E meno male che il presidente Grasso lo ha rimbrottato: Dobbiamo ricordare Paolo Borsellino, non credo che Salvatore (fratello di Paolo, ndr) sia ancora in condizione di essere ricordato. Bontà sua e del suo piglio ironico pure di fronte ai morti. Salvatore Borsellino, per la serie non è vero ma ci credo, si con i gioielli di famiglia Mi lamento, biascico con la voce roca per le troppe sigarette. Ho rotto le scatole pure ai piccioni. Se ne vanno. Prima però lasciano cadere sul colletto della mia polo sdrucita un souvenir dai cieli di Roma. Parlo con me stesso, e mi rispondo pure. “Non ci sono più i mitici Magazzini Mas”. “Sì, è tutto vero: dal 31 dicembre chiudono bottega”. Si sa quanti danni può fare un’educazione castrante e quanto dolore si celi dietro anni di continui Ma l’enfant prodige di Firenze oramai è un uomo bello e fatto: il rottamatore ha fiutato il pericolo di una sua rottamazione, ha capito in questo ordine che il suo turno non verrà mai, che non vuole finire impallinato come uno dei tanti “piccioni” che svolazzano tra il Campanile del Duomo e il corridoio del Vasari, e che Babbo Natale non esiste. Il segreto per non essere investiti è volare basso: parola di Povia ‘ >

Simbolo della primavera, in tante credenze popolari italiane, è identificata come portatrice di buone notizie. E questa Estate sarà presente in numerose collezioni di abbigliamento e accessori. Stiamo parlando della farfalla, il lepidottero dalle ali grandi e multicolorate che ha sedotto anche celebri ideatori di moda come Tomas Maier, direttore creativo di Bottega Veneta, e la stilista koreana, Lie Sang Bong che ha proposto farfalle sugli abiti della sua collezione Primavera Estate 2013. Ma se un abito o un accessorio, caratterizzato dalla presenza di farfalle non dovesse essere sufficiente per la buona sorte, è di tendeza il cosiddetto “butterfly wedding”: al posto del riso, si lasciano volare centinaia di farfalle colorate.
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COSTRUZIONE DEL PALAMITO A VELA MODELLO DeLUXE

PARTE 1 : COSTRUZIONE DELLA BARCHETTA E DELLA VELA

Ho battezzato “DeLuxe” questo modello di Palamito a Vela perché impreziosito da numerosi accessori che lo rendono praticamente esente da qualsiasi garbuglio e quindi utilizzabile anche da chi non ha mai usato un palamito ( e tantomeno a vela ). La costruzione non è assolutamente difficile, richiede soltanto più tempo per l rispetto al palamito classico ed una maggior dose di pazienza. Il tipo di palamito qui descritto è una forma ibrida tra il palamito “a pelo” (da fondo) ed il palamito semi galleggiante, che assume un andamento sinusoidale alternando ami adagiati completamente sul fondo ed ami che lo sfiorano. Volendo, è possibile trasformarlo completamente in palamito “a pelo” eliminando i galleggianti, oppure trasformarlo completamente in palamito galleggiante o semi galleggiante eliminando completamente o parzialmente i piombi.

Gli accessori consistono in perline forate infilate nel trave a coppie, tra le quali è trattenuta una girella che servirà da aggancio agli ami, ai piombi ed ai galleggiati (i classici snodi ). Altre girelle munite di moschettone andranno legate ai braccioli degli ami, dei piombi e dei galleggianti per un aggancio sgancio rapido dei medesimi dal trave. Servono poi una ventina di piombi da 20 gr ed altrettanti galleggianti da rete da pesca (quelli a ciambella oppure quelli ovoidali).

E poi necessaria una coffa da palamito per deporvi gli ami ed una puleggia munita di manovella in cui avvolgere il trave. Serve anche una piccola lampada stagna da posizionare sul barchino per indicarci la sua posizione nelle ore notturne.

Il palamito a vela va calato in luoghi privi di traffico marittimo, pena il rischio che venga agganciato da qualche natante, e naturalmente privi di reti, preferibilmente al tramonto. Durante una battuta può essere salpato e calato anche più volte. Il tipo di esca sarà la stessa che usiamo quando peschiamo con le canne, con qualche variazione tipo la polpa dell usata dai palamitai professionisti. Anche se il palamito può essere manovrato da soli, sarebbe sempre meglio operare in due persone, particolarmente nelle ore notturne.

Suggerimento: se usate esche non troppo deperibili,
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innescate gli ami a casa dal giorno prima per guadagnare tempo.1. Per la costruzione del barchino:

2 tavole di legno cm 70x10x2 (costruzione della prua)

1 tavola di legno cm 60x10x2 (costruzione della poppa)

1 tavola di legno cm 40x10x2 (sostegno dell della vela)

1 tavola di legno cm 20x10x2 (rinforzo della prua)

1 spezzone di tubo in alluminio cm 10×2 (per sostenere l Chiodi

Viti

3 placche di alluminio, ottone o acciaio inox cm 6x2x0.01 (rinforzi per le giunture)

colla vinilica, colla bostik, colla per polistirolo

1 foglio di polistirolo “denso” cm 50x50x10

(Nota: le misure sono indicative. Basandovi sul disegno, potete costruire un barchino più grande o più piccolo di quello da me descritto).

2. Per la costruzione della vela quadra:

La tela di un vecchio parapioggia o una tela equivalente, cioè idrorepellente (tela cerata). In mancanza, può essere usata una tela qualsiasi

Una stecca tonda di legno o di alluminio con la funzione di albero

Due stecche tonde di legno o di alluminio (di diametro inferiore a quello dell’albero), con la funzione di pennoni (uno superiore ed uno inferiore)

Colla bostik

Cordoncino per le sartie

La parte più impegnativa e delicata è quella di tagliare con le angolazioni giuste le estremità delle 3 tavole che formeranno lo scafo , in modo che, assemblate per formare il triangolo del barchino, esse combacino il più possibile: le tre tavole, infatti, vanno incollate tra di loro e se le parti tagliate hanno un andamento irregolare anziché netto, la colla non avrà alcun effetto.

Suggerendovi di andare dal vostro amico falegname con una bottiglia di vino o di birra sotto il braccio per farvi ritagliare da lui le tavole,
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potete tentarci voi stessi usando questo metodo (è altamente consigliato l del seghetto alternativo):

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Il sistema dell e ottimo, da più realismo per i corpi. mah!, assorbe moltissimo l

Posando la mosca sull per moltissimi, piace fargli lunghe passate, questo da. all’artificiale la possibilità d’assorbimento e poi siamo costretti ad asciugarla, addirittura cambiarla.

Nella foto: si vede, il materiale filamentoso, va bene per dare un buon aspetto al corpo, mentre nasce il problema dell’assorbimento e meglio provare con altro materiale.

Gli intrecci da me usato, sono per le ninfe e oltre la piombatura, sfrutta anche l’assorbimento dell’acqua, in ogni modo l’idea non e male

Ecco, con i fili da ricamo che ci sono di tutti i colori interessanti per costruire corpi, e se non ti soddisfano li puoi anche colorarli con colori,(quelli che ti servono). Poi, con ago con la cruna più larga, puoi inserire le codine per la misura da te scelta, infilandolo nello scubidu. Ne vengono fuori dei corpi eccezionali e se poi al posto dei filati li fai con tubicini di plastica che usano per fermi galleggianti sulle lenze da pesca,
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questi non assorbono acqua. e si possono colorare con pennarelli indelebili.

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Certo, essendo un o comunque un no profit di divulgazione bene che ci siano pi personeLa frase suddetta era riferita al fatto che mi dipsiacerebbe che qualcuno fuori dalla Liguria potesse intraprendere un di questo tipo, ammesso che sia fattibile. Avrei piacere che fossimo tutti della Liguria, il mio era semplicemente un fatto Comunque grazie per avermi segnalato la cosa cos mi hai dato l di spiegareE che scrivo mentre st lavorando e non ho riflettuto su quan to detto. Spero aver chiaritoPrima di concentrarci sulle priorit mi accontenterei di due step fondamentali:

Sensibilizzare sulla qualit della scelta della location dimostrando una forte partecipazione ligure al progetto (pi siamo pi contiamo)

Valutare quali problematiche ha la nostra citt per questioni costi / logistica (per natura geografica genova scomoda: cara e pochi spazi e traffico cronico)

Concentrerei le priorit di intervento / visibilit sul merito (partecipazione, impegno, contributo) piuttosto che ordine di intervento

Io per non parlerei di organizzazione eventi, anche perch secondo me otPer quanto rigurda l degli eventi penso che ci saranno altre sedi di discussione come avvenuto lo scorso annoConcentrerei l sulla questione Joomla Liguria e in particolar modo sull bene come bisogno procedere. Sarebbe bello riuscire anche in vista della possibilit della nascita di Joomla Italia, come annunciato al Joomla DaySi,
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mi associo, il mio topic vuole avere questo senso. Ora che molti joomlisti in varie regioni vogliono costituire un e visto le difficolt riscontrate dalle nasciture, abbiamo pensato a Torino di valutare una soluzione ottimale che soddisfi l di tuttiCitazione da: mau_develop 05 Ott 2012, 11:57:44

Infatti nel lontano 2006 a Cerea ho aperto una scatola ricca di sogni ed idee, forse il 20 aprile 2013 potr dire di portare a compimento il progetto nato a CereaIn quella data ci sar il giro di boa, condividere le proprie conoscenze, condividere le difficolt a portare avanti il progetto con seriet e umilt deve essere imperativoI fatti, il tempo e le scarpe fruae (consumate) possono determinare se son chiacchere o realt Comunque se qualcuno vuole condividere con il sottoscritto il tempo e quello tutto ci che ne consegue per divulgare la conoscenza e condividerne in modo gratuito joomla lo aspetto a braccia aperte in via Asolo,
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2 Padova ogni primo mercoled del mese.

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Marzo pazzerello, marzo solstizio di primavera, marzo: appuntamento con Cartoomics! L’evento fieristico meneghino, indubbiamente e prepotentemente uno dei più importanti a livello italiano per tutto quanto riguarda direttamente o indirettamente l’universo dei fumetti, dei cartoons, dei giochi di ruolo, della fantascienza e naturalmente del cosplay; ha accolto quasi 50.000 visitatori nell’arco di tre giorni, nella cornice dei nuovi spazi espositivi di Rho.

E se buona parte del successo della manifestazione va riconosciuto al fascino dei due splendidi cinquantenni a cui erano dedicate le due mostre principali Eva Kant e Iron Man non si può negare che anche i due cosplay contest abbiano avuto il proprio peso nel calamitare l’attenzione di curiosi, pubblico ed appassionati. Gara classica la domenica, nuovissimo contest aperto ai cosplayer europei il sabato (ne abbiamo parlato anche qui). In tutto, più di 600 ragazzi hanno sfilato sul palco di Cosplay City.

Fra i tantissimi, superbi, costumi in gara, alcuni ci hanno colpito in maniera particolare. Per esempio l’imponente armatura indossata da Giulia Meda, protagonista questo mese della nostra rubrica. Buona lettura!

Come hai iniziato a fare cosplay?

La mia introduzione al Cosplay è avvenuta per puro caso, a dire il vero. In fumetteria io e mia cugina chiacchieravamo del più e del meno quando, non ricordo bene il motivo, una di noi due ha detto “E se quest’anno andassimo a Lucca Comics?” Era il 2007, e giuro che non sapevo nemmeno cosa fossero i cosplayers. Sapevo del Lucca Comics per sentito dire e tutti mi suggerivano di andarci, perchè era un’esperienza da provare. Beh, dopo aver sperimentato la fiera, mi è piaciuto tutto da morire e mi è venuta una voglia matta di provare pure io! Un anno dopo, dunque, ho acquistato su ebay il mio primo cosplay, ho costruito gli accessori e così ho mosso i primi passi.

Si trattava di Yuna da Final Fantasy X. In quel periodo ci stavo giocando e l’adoravo!

E com’è andata la tua prima esperienza in cosplay?

Devo dire che è andata discretamente. Mi sentivo un po’ impacciata a dire il vero, per via della novità; e in termini di “quantità di foto scattate dai passanti” non ero proprio l’eccellenza. ma le poche foto che mi hanno fatto, e sentirmi chiamare con il nome della mia beniamina, mi hanno dato un’emozione quasi indescrivibile.

Sì, lo capisco bene. E così hai deciso di continuare. Qual’è stato il passo successivo?

Dunque, essendo una grande amante della saga Final Fantasy, scelsi di provare a realizzare un altro cosplay: questa volta optai per Vincent Valentine, uno dei protagonisti maschili che preferisco. Ancora una volta la base del costume la acquistai su ebay. Però il dettaglio dei costumi realizzati su commissione in vendita su questo particolare sito è spesso molto bassa. Quindi, una volta arrivato, ho cominciato a modificarlo un pezzettino alla volta. E poi ho provato per la prima volta a costruire la Cerberus, l’arma di Vincent, utilizzando i materiali di riciclo che trovavo per casa. Stesso dicasi per l’armatura al braccio sinistro e le scarpe. Frequentando i forum di Cosplay ho conosciuto la Craft Foam ed è stata quella la prima volta che l’ho utilizzata. Certo, il risultato finale essendo quello il mio secondo cosplay in assoluto era ancora un po’ raffazzonato, ma a Lucca ho notato un numero di consensi superiore all’anno precedente. Un buon segno dopotutto! Più recentemente ho realizzato anche la versione chaos di Valentine,
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ispirata ad un artwork, la metamorfosi. E a Lucca ho vestito i panni di Floralia. Si tratta di una forma speciale di Yuna di Final Fantasy X2, una looksfera speciale. Comunque non mi ci vedrei mai con abitoni tutti frufru (per quanto io adori vederli indossati da altri cosplayers). Inoltre passata la prima fase Final Fantasy all’inizio del mio hobby, ho iniziato a scegliermi personaggi cupi. Chi è, da che serie è tratto, come mai lo hai scelto. Confesso in tutta onestà di aver tifato un sacco per te. Speravo vincessi tu come Miglior Maschile. Il Dio Creatore della Luce Horakhty (nome altisonante, lo so, ma è pari pari a quello che c’è scritto sulla carta) è un personaggio di Yu Gi oh!, altra serie che ho amato alla follia. In Yu Gi oh! ci sono tre carte divine, rappresentanti entità egizie uniche e potentissime: Slifer il Drago del Cielo, Il Drago Alato di Ra e L’Obelisco del Tiranno. Quando il protagonista Yugi, da sempre alla ricerca dell’identità del suo Alter Ego, entra in possesso di queste tre carte, si ritrova ad affrontare un nemico terribile: il Signore dell’Oscurità Zork. Alla fine l’unione di queste tre carte genera l’entità Horakhty che riesce a distruggere il male e inoltre rivela a Yugi il suo passato. In sostanza Horakhty è la fusione di due divinità egizie (Horus e Amon Ra) e si suppone abbia creato l’universo e controlli il moto del sole nel cielo. Ho sempre amato il design delle carte di Duel Monsters e ne collezionavo tante qualche anno fa. Qualche mese fa però ho visto per puro caso questa carta da gioco appena rilasciata in Giappone, e sono rimasta folgorata dalla bellezza del design!

E hai subito deciso di realizzare il costume?

In verità ho passato molto, molto tempo, a scervellarmi su come farlo. Non avevo mai realizzato un’armatura completa e decisamente non è stata la scelta più semplice da cui partire. Comunque viste le mie finanze limitate mi sono detta: materassina!

Ormai utilizzo la materassina in qualsiasi mio cosplay, e qui non ho fatto eccezione. Ero piuttosto giù di morale perchè non avevo idea di come fare, poi un giorno di colpo mi è venuto un mezzo delirio artistico e, strappando via un work in progress di un altro progetto accantonato, ho iniziato a lavorare l’elmo. Vedendolo prendere forma piano piano ho deciso di continuare e lavorare l’armatura per il corpo. Quando hanno aperto il negozio della Decathlon nella mia città sono andata fuori di testa! Per restare nei termini di bassa spesa, uso sempre la vinavil, meglio ancora se dotata di plastificante nella formula. Si possono stendere quante mani si desidera: di norma per regolarmi guardo il riflesso della materassina: quando riflette bene la mia mano, allora può andare. Beninteso, dipende molto dal gusto personale. All’occorrenza si possono dare mani su mani anche dopo e riverniciare. Per Horakhty ho dovuto velocizzare un po’ i tempi o non sarei riuscita a finire in tempo!

Solitamente come procedi? Fai prima un cartamodello e poi tagli il materassino? O usi un programma tipo pepakura?

Per Horakhty in verità sono andata quasi del tutto ad occhio, osservando sempre l’immagine. Lo ammetto, sono un po’ capra per quanto riguarda i cartamodelli. Ho comunque preso dei fogli di acetato trasparenti e ritagliato così la materassina per mantenere il più possibile la simmetria. Pepakura l’ho visto usare per delle grandi cose e un giorno vorrei proprio imparare ad usarlo, ma nessuno m’ha mai spiegato bene come si fa e dove si piglia! Le sfere sul petto, sull’elmo, sulle mani e sulle spalle sono delle palline di natale segate più o meno a metà! Me le sono prese lo scorso gennaio nell’emporio di quartiere ad un prezzo stracciato e mi sono sbizzarrita con il seghetto manuale!

Per la colorazione ho utilizzato una tecnica mista. La base è uno smalto metallizzato. Poi per i dettagli e le sfumature ho usato colori specifici per la seta mischiati ad acrilici brillanti, il tutto dato a pennello. A quanto sembra, la mistura sotto certe luci crea un riflesso che simula più o meno la cromatura del metallo. Anche il make up è metallizzato, oro e argento.

Ti devo fare i complimenti, oltre che per la meraviglia che hai realizzato, anche per il coraggio di camminare su quei trampoli! Io avrei avuto il sacro terrore di schiantarmi sul palco!
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Come li hai realizzati, a proposito?

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Un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, più di 140 paesi e organizzazioni internazionali coinvolte, 96 tra padiglioni e cluster: sono i numeri dell’esposizione universale organizzata a Milano. Che cosa vedere se abbiamo solo un giorno a disposizione?!

Per dare risposta a questa esigenza e fornirvi una guida, abbiamo visitato per voi i padiglioni più interessanti e ne abbiamo scelti 4 che chi va ad Expo solo un giorno deve vedere assolutamente. Ma prima, iniziamo con una lista di cose da sapere prima di partire ad Expo: informazioni utili

Quanti padiglioni vedere: Ogni padiglione merita un approfondimento di almeno un’ora. Considerando anche il tempo che impiegherete nelle code e per mangiare, realisticamente non potete sperare di vedere più di 4 padiglioni in una stessa giornata.

Preparatevi a camminare: portatevi scarpe comode perché ci sarà molto da camminare.

Arrivate presto: le biglietterie aprono alle 9.30, mentre l’area espositiva alle 10.00 e all’apertura c’è poca gente. Dato che che la maggior parte dei Padiglioni ammette un numero limitato di visitatori per volta, vi consigliamo di arrivare presto la mattina per andare a vedere quelli più frequentati (come quello del Giappone o dell’Azerbaijan per esempio).

Navette: Ogni 5 minuti c’è una navetta che segue un percorso, esterno ad Expo, di 10 fermate che vi permetterà di raggiungere più velocemente i punti molto lontani.

Aree di ristoro: Nessun problema per chi vuole riposare: l’intera area espositiva offre panchine, sedie e prati dove è possibile sedersi o stendersi.

Acqua gratuita: Lungo i viali perimetrali potete trovare diverse colonnine dell’acqua che offrono acqua liscia, gassata, a temperatura ambiente e fredda che vi permetteranno di dissetarvi senza dover comprare delle bottigliette. Basta che portiate con voi un recipente vuoto.

Servizi igenici: si trovano tutti presso le “stecche”, strutture tutte uguali che raccolgono le attività di base (bar, posti di polizia, parafarmacie). I bagni sono molti e vengono puliti continuamente. Potremmo allegarvi un link con la mappa ma all’ingresso troverete moltissimi volontari che ve ne daranno una copia.

Bambini e lattanti: Per chi va ad Expo con lattanti o bambini molto piccoli, affianco a quasi tutti i bagni ci sono degli spazi (sponsorizzati) provvisti di fasciatoio, dove le mamme possono anche appartarsi per allattare.

Wi fi gratuito: c’è la connessione libera offerta dall’esposizione (che a tratti non funziona) e c’è il segnale offerto dai singoli padiglioni.

Ricarica per i cellulari: Le cose che vedrete saranno così belle e spettacolari che, se avete un’anima social, non potrete fare a meno di fotografare e condividere con i vostri amici la vostra esperienza. Proprio per questo motivo, CIR food nei suoi locali ha messo a disposizione dei suoi clienti delle comode colonnine per la ricarica complete di cavetti. Ecco la mappa dei locali!

Expo: cosa vedere e fare in un giorno

Arrivando in metro o in treno avrete la possibilità di raggiungere ingressi Triulza Ovest o Fiorenza Ovest direttamente dalla stazione. Dopo aver passato i controlli (le file non sono lunghe e scorrono velocemente) vi troverete davanti al Padiglione Zero (a forma di trullo) e sulla vostra sinistra avrete il Media Center della RAI (stessa forma). Raggiunto questo vi troverete davanti lo spettacolo del Decumano nei suoi 1500 metri di lunghezza.

Una delle cose che dovete fare assolutamente è una passeggiata dell’intero viale su cui si affaccia la maggior parte dei Padiglioni. La prima volta è un’esperienza emozionante. Ma non fatelo subito: se arrivate presto approfittatene per visitare i Padiglioni che vi consiglieremo in modo da non perdere troppo tempo nelle code.

Si trova in fondo al Decumano e date le code che abbiamo visto, vi consigliamo decisamente di cominciare da qui.

Le parole chiave di questo padiglione sono tecnologia, tradizione e natura. All’esterno sarete accolti da una struttura lignea molto suggestiva che vuole dare l’idea di una griglia tridimensionale di legno che simboleggia l’origine della diversità giapponese.

All’interno, esposizioni d’arte e di design, proiezioni video,
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ologrammi vi coinvolgeranno in un esperienza estremamente sensoriale. Uno spazio particolarmente suggestivo Armonia (2 ambiente): una stanza specchiata in cui potrete assistere a suggestive proiezioni: l’alternarsi delle stagioni,il lavoro nei campi e le immagini di antichi guerrieri. Ecco un esempio in questo video:

Impressionante anche il “Ristorante del futuro”: un’arena in cui visitatori siedono a dei tavoli interattivi, dove un video mostra come tenere in mano le bacchette per mangiare, cosa dire all’inizio o alla fine di un pasto e la varietà dei piatti offerti dalla cucina giapponese che, ci tengono a precisarlo, non è solo sushi! Alla fine del percorso sbucherete di fronte all’area ristorativa dove si trova il Fast Food giapponese. A dispetto di quanto si dica in giro i prezzi sono abbordabili: i piatti a base di curry costano dai 9 ai 12 e se volete mangiare del pesce potete gustare un’ottima tempura o del tonno marinato a 20. I palati sopraffini hanno anche la possibilità di assaggiare, pagando dalle 35 alle 40, la rinomata carne di manzo Wagyu (anche conosciuta come “Kobe).

[Youji Satake, Executive Chef de Minokichi Restaurant]

Per chi non bada a spese il Padiglione offre la possibilità di mangiare al Minokichi: un ristorante con una storia di 300 anni (è stato fondato nel 1716) tra i più rinomati in Giappone e presente in diverse città nipponiche. Noi abbiamo avuto l’onore di essere loro ospiti e vi possiamo assicurare che si è trattato di un’esperienza culinaria unica. Quattro i menù offerti con un prezzo che varia dalle 80 alle 220 a persona.

Tra i padiglioni più belli dal punto di vista architettonico: tre piani, tre biosfere di vetro realizzate da architetti e manovalanze italiane, offre ai visitatori un’esperienza sensoriale completa grazie a installazioni visive, sonore, olfattive e tattili.

La parola chiave di questo padiglione è biodiversità. L’Azberbaijan vuole proporre al mondo le ricchezze naturali del proprio Paese, che si divide in 9 aree climatiche e che offre una diversità di flora e fauna tra le più ricche al mondo.

Quando ci siamo stati noi c’erano ancora in corso i lavori, ma a breve dovrebbe essere pronta anche la terrazza panoramica dove sarà possibile assaggiare bevande con il succo di melograno, grande ricchezza nazionale. Da non perdere.

Ce n’é per tutti? Questa domanda racchiude il senso di quanto il Padiglione svizzero vuole raccontare al mondo. Nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà quota 9 miliardi: come conciliare questo con la disponibilità e la reperibilità delle risorse naturali?

Per far capire al mondo che questo problema riguarda ogni essere umano, gli elvetici hanno realizzato 4 torri di 3 piani ciascuna. Un ingrediente, tipicamente svizzero, per ogni singola torre: mele essiccate, acqua, sale e caffè.

Ognuno può prendere ciò che vuole, senza limitazioni, sapendo però che i contenitori non verranno riforniti e che i visitatori successivi potranno prendere la loro parte solo se chi c’è stato prima non ha esagerato. In questo modo si tenta di responsabilizzare il visitatore a non essere troppo avido: ci saranno riusciti?

Quando siamo passati noi, dopo solo 16 giorni dall’apertura di Expo, i primi piani di acqua e mele erano quasi esauriti. Dubitiamo che chi arriverà a settembre o ottobre potrà trovare qualcosa, ma sarà un bel messaggio da dare a chi si ritroverà davanti uno spazio espositivo completamente vuoto. Sul sito del padiglione svizzero potete vedere in tempo reale il consumo dei prodotti

Se vi state chiedendo cosa c’entrino il sale e il caffè sappiate che, per quanto riguarda il primo,
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il sottosuolo svizzero ne è ricco e il secondo è il primo prodotto alimentare esportato dalla svizzera grazie alla nota multinazionale elvetica.

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Percorrere gli oltre 1 milione di metri quadrati di Expo e visitarne i 96 padiglioni presenti in un solo giorno sembra un’impresa davvero ardua. Fortunatamente, la nostra guida “EXPO in un giorno” vi ha già una volta aiutati in questa bellissima (e faticosa!) esperienza.

Oggi, vogliamo darvi un’ulteriore dritta per completare il vostro percorso a EXPO: se, infatti, avrete a disposizione un paio di giorni da dedicare alla conoscenza gastronomica degli oltre 140 paesi che presenziano all’Esposizione Universale, di certo non potrete fare a meno di consultare questa nostra seconda guida.

Tempistiche: se andrete a Expo cosa vedere non sarà l’unico interrogativo che dovrete porvi. Infatti, anche le diverse tempistiche giocheranno un ruolo fondamentale. In questa guida vi consiglieremo 8 tra i migliori padiglioni da vedere a Expo in due giorni. E questo numero non è casuale: infatti, abbiamo considerato che, tra una media di un’ora per ogni padiglione, i tempi d’attesa per le file di ingresso e le soste ristoro, in ogni giornata si riescono a visitare circa 4 padiglioni.

Abbigliamento: ricordate le indicazioni delle maestre durante le gite? Scarpe comode e ombrello a portata di mano! Ci sarà da camminare e anche la variabile climatica (possiamo assicurarvelo) potrebbe giocarvi brutti scherzi.

Orario di arrivo: la maggior parte dei padiglioni prevede un numero limitato di visitatori per ogni visita, pertanto vi consigliamo di arrivare al mattino presto. Considerate l’orario di apertura della biglietteria sono le 9.30, mentre l’area espositiva apre alle 10.00.

Navette: E se sarete davvero stanchi, non disperate! Sono disponibili delle comode navette ogni 5 minuti che, in 10 fermate, vi condurranno da una parte all’altra di Expo.

Aree di sosta: Panchine, sedie e prati sono a disposizione per ogni sosta!

Acqua gratuita: troverete delle colonnine dell’acqua lungo i viali perimetrali. Addirittura potrete scegliere tra acqua liscia, gasata, fredda o a temperatura ambiente.

Servizi igenici: Presso le “stecche” troverete diversi servizi come bar, posti di polizia, parafarmacie e servizi igienici.

E per le mamme e i papà.: nessun problema per il “cambio pannolino”. Vicino a tutti i bagni sono disponibili delle aree sono provviste di fasciatoio.

Wi fi gratuito: tranquilli, potrete aggiornare gli status di Facebook e twittare senza problemi. La connessione internet è libera e gratuita!

E per caricare i cellulari.: nei locali Cir Food troverete delle colonnine, provviste di cavetti, per ricaricare smartphone, tablet, ecc Ecco dove trovarli!

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Se arrivate dalla stazione o dalla metro, potrete raggiungere comodamente gli ingressi Triulza Ovest o Fiorenza Ovest direttamente dalla stazione. Loenhart, il Politecnico di Graz e l’Università di Scienze Agrarie di Vienna), il Padiglione Austria si configura come una tipica foresta alpina.

Giunti al suo ingresso non potrete fare a meno di notare la presenza di grandi alberi davanti ad uno struttura lineare, e di alti nebulizzatori ai lati della fila di cui farete parte. Che gli austriaci abbiano pensato a rendere meno difficile l’agonia dei visitatori di Expo durante il periodo estivo? La risposta alla vostra domanda la troverete qualche metro più avanti, percorrendo un autentico bosco all’interno del sito espositivo, dotato di un proprio “microclima”. Il Padiglione Austriaco è concepito per farvi vivere un’esperienza emozionale che non sarete subito capaci di interpretare: se dapprima vi sorprende, dopo vi affascina, per poi rendervi gradualmente consapevoli e, infine, partecipi.

Questa suggestiva trovata ha chiaramente un forte significato, che siamo in grado di comprendere via via che mettiamo insieme gli “indizi” che troviamo strada facendo: l’aria è una delle fonti energetiche primarie per la vita. La presenza di un ambiente vegetativo a “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” assume quindi un significato simbolico fondamentale, e non è casuale che a trattare il tema sia l’Austria, il cui territorio è occupato per il 47% da foreste.

Gli effetti di Breath, peraltro, sono assolutamente tangibili: la vegetazione del micro ambiente produce infatti 62,
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5 kg di ossigeno nuovo all’ora, sufficiente a coprire il fabbisogno di 1800 persone.

Tecnologia, tradizione e natura sono i concetti principali espressi dal Giappone a Expo, espressi attraverso un’elegante struttura in legno, simbolo della diversa origine del paese. Una volta entrati, sarete piacevolmente coinvolti da diverse esposizioni d’arte e design, proiezioni e ologrammi. Ma, tra le zone più suggestive, vi consigliamo le proiezioni di Armonia e il Ristorante del Futuro. La prima area, collocata nel secondo ambiente, vi permetterà di vivere un’esperienza sensoriale unica: immagini legate ai cambiamenti delle stagione, al lavoro nei campi e alle immagini di antichi guerrieri si alterneranno d’avanti ai vostri occhi. Se siete impazienti di provare questa esperienza, ve ne lasciamo un piccolo assaggio in questo video: Il secondo ambiente che, di certo, vi soprenderà è il “Ristorante del Futuro”, un’area totalmente interattiva nella quale apprendere la cultura e i riti dello “stare a tavola” giapponese. E, infine, dopo questa full immersion nella cultura gastronomica giapponese, non vi resterà che provare qualche delizioso piatto al Fast Food giapponese. I piatti, oltre ad avere un aspetto particolarmente invitante, hanno anche prezzi sostenibili: dai 9 ai 12 per i piatti a base di curry, 20 per quelli a base di pesce, come tempura o tonno marinato; dalle 35 alle 40 per la famosa carne di manzo Wagyu, anche detta Kobe.

[Youji Satake, Executive Chef de Minokichi Restaurant]

Infine, per chi vuole concedersi un pasto di lusso, consigliamo una sosta al Minokichi che, fregiandosi di una storia di 300 anni, vi offre un menù davvero insuperabile. Certo, il prezzo varia dagli 80 alle 220 a persona, tuttavia potrete dire di aver mangiando in uno dei ristoranti più famosi del Giappone!

EAU: l’oasi interattiva di “Cibo per la Mente”

Non lasciatevi ingannare dall’esigua fila davanti alla struttura: i tempi di attesa ci sono ma non si vedono. Ve ne accorgerete dopo almeno 20 minuti, quando sarete già parte della fila che gira attorno al Padiglione, fra dune di sabbia ricostruite e sporadici segni di vegetazione. A quel punto però, non ve la sentirete di tornare indietro Nel frattempo, avrete tutto il tempo per ammirare questa struttura costituita da pareti increspate alte 12 metri, che nella forma rievocano le dune di sabbia del deserto, e la cui disposizione ricorda gli insediamenti storici degli Emirati Arabi Uniti, con le loro stradine strette semi illuminate.

Nonostante le tempistiche piuttosto lunghe, vi assicuriamo che la vostra pazienza sarà premiata: oltre le dune del deserto vi ritroverete infatti in un’ “oasi tecnologica” interattiva, al servizio dei problemi ambientali che affliggono il pianeta. Piccoli cubi, azionati da voi stessi con un semplice click, vi racconteranno in che modo gli EAU hanno pensato di risolvere questioni ambientali di interesse mondiale come la necessità di reperire le risorse idriche e alimentari, in grado di soddisfare i bisogno del globo, anche in futuro.

L’intento del Padiglione, infatti, è condividere con i visitatori di Expo le soluzioni innovative con cui gli EAU hanno pensato di porre rimedio a problemi scaturiti dal cambiamento climatico: il tema scelto è infatti “Cibo per la mente Delineare e condividere il futuro”
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Credere o non avere i giusti equipaggiamenti per bicicletta come ciclista può fare una grande differenza nella quantità di divertimento che si ottiene da una corsa in bicicletta. Ecco il giusto tipo di abbigliamento ciclismo che dovresti considerare se vuoi sfruttare al meglio ogni gita in bicicletta.

Credere o non avere i giusti equipaggiamenti per bicicletta come ciclista può fare una grande differenza nella quantità di divertimento che si ottiene da una corsa in bicicletta. Ecco il giusto tipo di abbigliamento ciclismo che dovresti considerare se vuoi sfruttare al meglio ogni gita in bicicletta.

Tra i pochi esercizi che i consigli medici attualmente stanno facendo, la bicicletta è generalmente in cima alla lista, indipendentemente dall’età. Ci sono molti benefici per la salute che possono provenire dal ciclismo.

Non importa se sei in bicicletta per ottenere una forma migliore, o per una ricreazione, o anche per andare a lavorare guidando una bicicletta oggi, è diventata parte integrante della propria vita quotidiana. E indossare abbigliamento adeguato per la bicicletta Abbigliamento Bici Da Corsa dovrebbe essere una considerazione importante per cui i ciclisti sfruttino al massimo ogni gita.

Vi è una vasta gamma di vestiti appositamente progettati per migliorare l’esperienza degli appassionati di cicli sia fisicamente che medici. A differenza della maggior parte degli usi sportivi, l’abbigliamento ciclismo svolge una funzione specifica: è un pezzo tecnico necessario per farti comodo durante l’equitazione.

Guidare la bicicletta con il vostro abbigliamento ciclismo fornisce comfort insieme ad altre necessità sanitarie. Gli abiti appositamente realizzati sono progettati per essere adatti alla struttura del corpo in modo da non limitare il movimento muscolare del corpo durante il ciclismo.

I pullover da bicicletta sono più lunghi sul retro per impedire l’esposizione della pelle quando si getta e si presentano con tasche per tenere mappe, gel o un cellulare.

Materiali appropriati come Lycra e altri materiali sintetici assorbono efficacemente il sudore dal corpo impedendo la disidratazione del corpo e le piaghe della sella. Lycra è un tessuto sintetico noto per la sua eccezionale elasticità. In realtà è il marchio dato a determinati tipi di abbigliamento anche chiamato spandex.

Volete fare acquisti per maglie strette che riducono l’attrito dell’aria di taglio e aumentano l’aerodinamica. Altre maglie con chiusure a cerniera e ‘collare in piedi’ sigillano il calore del corpo e permettono una corretta ventilazione. Utilizzare bicchierini bicchierini che sono facilmente flessibili e resistenti. Quelle con un taglio inferiore davanti con un camoscio imbottito all’interno ridurrà i colpi di ammortizzazione.

I guanti da ciclismo con le dita “short cut” e le calzature da ciclismo sono un must durante il ciclismo. Cuoio sintetico e guanti imbottiti imbottiti spazzano via il sudore dal palmo mentre i calzini in polipropilene o poliestere allontanano in modo efficace il sudore. Le scarpe da ciclismo strette con suola spessa permettono di muoversi liberamente con minori fatiche.

Altri dispositivi di protezione per ciclisti come i caschi si prendono cura della tua sicurezza sulla strada se prendi una fuoriuscita. I caschi proteggono la testa da urti e forniscono anche calore durante gli inverni di congelamento. Con speciali canali d’aria, essi forniscono anche una buona ventilazione in estate aiutando l’aria nel casco a circolare intorno alla testa. Un cappello di cranio, un cappello a caldo e occhiali da sole può rivelarsi utile per proteggere gli occhi dal sole e da altri oggetti volanti.

Comfort e praticità sono le due sfaccettature più importanti di abbigliamento bici. Troverete vestiti appositamente progettati per varie modalità di ciclismo: corse, cross country, mountain bike e down hillers. Avere i vestiti corti in bicicletta durante l’equitazione ti porta sia comfort e gioia allo stesso tempo e rende il tuo giro più divertente.
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La RSU rappresenta i lavoratori nel luogo di lavoro e li rappresenta tutti!

Sono trascorsi alcuni anni da quando ha preso l l delle Rappresentanze Sindacali Unitarie nel pubblico impiego, talvolta tra lo scetticismo e la diffidenza di tanti.

Nel pubblico impiego le prime elezioni RSU si sono svolte il 22, 23 e 24 novembre 1998. Nella scuola si vot per la prima volta dal 13 al 16 dicembre 2000 (risultati delle passate elezioni). Un diritto conquistato grazie alla nostra tenacia e determinazione nel dare piena rappresentanza al personale precario.

Le prossime elezioni per il rinnovo delle RSU si terranno il 17, 18 e 19 aprile 2018.

Sostenere la dignit del lavoro non solo nelle regole del contratto nazionale ma anche nelle decisioni che si prendono in ogni luogo di lavoro stato un continuo impegno. Tanto maggiore quanto pi “pesanti” sono stati in questi anni gli interventi a cui il mondo della conoscenza stato sottoposto, con il suo continuo ed implacabile impoverimento.

Generoso stato l di tanti uomini e tante donne, che ad una progressiva esperienza contrattuale che sono andati maturando hanno affiancato la non facile “arte” del sapersi rapportare con gli altri lavoratori. Questo nella convinzione che la contrattazione sul posto di lavoro rappresenta uno strumento fondamentale per garantire i diritti fondamentali ed imprescindibili di lavoratrici e lavoratori, per assicurare la trasparenza nelle scelte e nell delle risorse.

Questa esperienza prosegue, trovando accoglienza in questo spazio del nostro sito, e ad essa vogliamo continuare a contribuire.

RSU vuol dire Rappresentanza Sindacale Unitaria. Le procedure sono regolate principalmente dall Quadro e prevedono la partecipazione al voto di almeno il 50% +1 degli elettori. In caso contrario la RSU non si costituisce e occorre indire nuove elezioni. questo il primo passo della sua legittimazione.

I componenti delle RSU sono eletti su liste del sindacato ma possono anche essere non iscritti a quel sindacato, in ogni caso gli eletti rappresentano tutti i lavoratori non il sindacato nella cui lista sono stati eletti.

I poteri e le competenze contrattuali nei luoghi di lavoro vengono esercitati dalle RSU e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del relativo CCNL (contratto collettivo nazionale di lavoro) di comparto.

Chi eletto nella RSU, tuttavia, non un funzionario del sindacato, ma una lavoratrice o un lavoratore che svolge un preciso ruolo: rappresenta le esigenze dei lavoratori senza con ci diventare un sindacalista di professione. La RSU, dunque, tutela i lavoratori collettivamente, controllando l del contratto o trasformando in una vertenza un particolare problema. Se in grado, la RSU pu anche farsi carico di una prima tutela, cercando di risolvere il contrasto del lavoratore con il datore di lavoro, per poi passare,
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eventualmente, la tutela al sindacato e ai legali.

Tra le competenze necessarie per svolgere il ruolo di RSU vi sono, poi, quelle relazionali. La forza della RSU, infatti, non deriva solamente dal potere assegnato dal contratto e dalle leggi ma anche dalla capacit di creare consenso intorno alle sue proposte e azioni e una ampia condivisione degli obiettivi.

La RSU funziona come unico organismo che decide a maggioranza la linea di condotta e se firmare un accordo.

La RSU svolge il suo ruolo a tempo determinato. Infatti, rimane in carica tre anni, alla scadenza dei quali decade automaticamente e si devono fare nuove elezioni. Sono inoltre previsti, articolo 7 dell Quadro gi citato, i casi di dimissioni degli eletti, la loro sostituzione e l decadenza prima del termine.

La tutela del delegato RSU e l dei diritti sindacali

Svolgendo un ruolo esposto, il delegato RSU ha una tutela rafforzata rispetto a quella data ad ogni lavoratore (articoli 1 15 dello Statuto dei Lavoratori).

I componenti della RSU sono, inoltre, titolari di diritti sindacali previsti da leggi, accordi quadro e contratti. I diritti, quali l della bacheca, la convocazione di una assemblea e l di permessi retribuiti, spettano alla RSU nel suo insieme e non ai singoli componenti.

Sicurezza e prevenzione in ogni luogo di lavoro, la figura del RLS

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza la persona eletta o designata all della RSU per rappresentare i lavoratori sugli aspetti che concernono la salute e la sicurezza durante il lavoro.

una figura resa obbligatoria in tutti i luoghi di lavoro dal DLgs 626/94, successivamente trasfuso nel cosiddetto testo unico sulla sicurezza sul lavoro,
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il DLgs 81/08 (versione aggiornata).

La legge e i Contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) attribuiscono al RLS una serie articolata di compiti e funzioni. Egli gode delle stesse e identiche tutele previste per il delegato sindacale.