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Tracy Edwards, l’uomo che vent’anni fa riuscì appena in tempo a scappare dalle grinfie del “mostro di Milwaukee”, il “cannibale” Jeffrey Dahmer, e a portare così nella sua casa degli orrori la polizia, è stato incriminato ieri per la morte di un senzatetto, che avrebbe gettato da un ponte, assieme ad un complice. Un testimone, citato dall’accusa, ha raccontato di aver visto Edward discutere animatamente con il senzatetto, John Jordan, assieme ad un altro uomo, Timothy Carr. Alla fine dell’alterco, Edwards e Carr avrebbero gettato nel fiume Jordan. Anche Carr è finito giù dal ponte, ma è stato salvato dalla polizia, giunta poco dopo, mentre Jordan è morto affogato. Nel 1991, Edward conobbe il “cannibale” Dahmer e accettò un invito nel suo appartamento alla periferia di Milwaukee, dove si ritrovò rapidamente con le manette ai polsi e con il padrone di casa con un coltello in mano pronto ad ucciderlo per mangiargli il cuore. In un momento di distrazione di Dahmer riuscì però a fuggire in strada, dove passava per caso un pattuglia della polizia. Gli agenti trovarono poi nella casa di Dahmer numerosi resti di cadaveri conservati nel frigorifero, alcune teste e mani tagliate di netto, teschi umani dipinti, peni conservati in formaldeide e fotografie di cadaveri squartati. Al processo, nel 1992, “il mostro” venne giudicato colpevole di 17 omicidi e fu condannato all’ergastolo. Due anni dopo, venne picchiato a morte da un detenuto sofferente di schizofrenia, Christopher Scarver.
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