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11:15 FFP, SERVONO 70 MILIONI ENTRO IL 30 GIUGNO 2018. SUNING VUOLE LA CL, A GENNAIO OPERAZIONI ALLA GAGLIARDINI 11:00 TS INTER, L’ARRIVO DI BASTONI ANTICIPATO A GENNAIO 10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI

EDITORIALE di Gabriele Borzillo

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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Ospedaletti I passi incrociati del cuore sanno essere oscuri e portare anche alla disperazione come certi vicoli di Genova, freddi e ruvidi, assediati dal vento e dallo sfregio del tempo. Un tratto comune a tanti luoghi della Liguria, sar anche per questo che Ospedaletti accoglie con calore la presentazione ne pomeriggio di sabato 20 gennaio del libro piede in due scarpe Rizzoli editore, di Bruno Morchio, scrittore famoso ed identificato dai pi con l’investigatore privato Bacci Pagano, uomo concreto e disilluso, analfabeta dei sentimenti, ma capace di cogliere la poesia dei concerti per pianoforte di Mozart.

La stessa musica che ascolta con passione Bruno Morchio, magari semplicemente con l’iPod, mentre scrive nel weekend alzandosi molto presto alla mattina. Del resto la professione relega la scrittura in questo spazio, ma da aprile Morchio sar finalmente un uomo di lettere a tempo pieno. ho riscoperto il barocco e la musica di Arcangelo Corelli, ascolto anche i cantautori,
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ma non quando compongo perch le parole mi distraggono e il pi delle volte cerco il silenzio Chi preferisce chi cr degli ulivi chi ancora la versione insolita del detective innamorato de spaventapasseri mentre una professoressa di Imperia rimasta innamorata del libro fuori da ogni comune denominatore profumo delle bugie

Anche piede in due scarpe diverso dagli altri: intanto non un noir ma un giallo classico di matrice anglosassone e vi si racconta soprattutto la Genova del Porto in festa per le celebrazioni dei 500 anni della scoperta dell’America ( ambientato infatti nell’inverno del 1992), ma c’ anche il retrogusto amaro di Mani Pulite che si affaccia, e poi un nuovo protagonista: Diego Ingravallo. Un nome che richiama subito alla mente il commissario del romanzo di Carlo Emilio Gadda. Del resto gi la tesi di laurea di Bruno Morchio con Edoardo Sanguineti era su cognizione del dolore di Gadda Non solo una citazione letteraria o una piega filosofica, ma anche un ritratto prettamente fisico, con tratti tipicamente mediterranei.

Ad affiancare il commissario Ingravallo, lo psicologo Paolo Luzi (benedetto da folgorazioni che sconfinano al limite della normalit una giovane imputata dai capelli rossi, il padre di Luzi, un idraulico in pensione, ed un’eccentrica aristocratica, la marchesa Federica Brignole Sale.

Forse proprio queste ultime due figure sono formidabili: l’idraulico afflitto dalle donne e dal vizio del gioco che vede la rete idrica come l’antesignana di internet. La Marchesa Brignole Sale invece diverte con il linguaggio tipico di buona parte della nobilt capace delle pi alte raffinatezze e delle pi basse voragini con termini e locuzioni irripetibili.

Caratteristica fondante dei suoi lavori come spiega Diego Marangon commistione tra la psicanalisi e l’amore per la letteratura che ha particolare successo affrontando anche generi diversi dal noir L’insegnamento? Quello che non ci sia illusione pi grande per l’uomo del poter vivere in modo identico, giorno dopo giorno. vita cambiamento dice per Il Secolo XIX Bruno Morchio nulla uguale a se stesso. Pensare che tutto possa rimanere immutato un’illusione. La vita perdita, cambiamento. Non possibile conservare nulla Una certezza per rimane per i fan di Bruno Morchio: quest’anno torna Bacci Pagano con un libro sull’inizio della carriera del detective negli anni Ottanta dopo il carcere, i vari pellegrinaggi negli Stati Uniti,
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Cuba ed Africa.

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Firenze Corvino show alla presentazione dei nuovi arrivati Dabo e Falcinelli. Una forte presa di posizione del dg viola, affiancato dal ds Freitas, non soltanto sulle manovre di mercato ma sul momento che squadra e società stanno vivendo.

Un intervento appassionato, a tinte forti, sanguigno, in crescendo dopo la premessa di come il calciomercato invernale sia complicato e avaro per rinforzare una squadra ma di come la Fiorentina, con Dabo e Falcinelli, forse sia riuscita ad arricchire l’organico.

Un Pantaleo Corvino che incalzato dalle domande dei giornalisti in conferenza stampa, ne ha avute per tutti e su tutto e anche per se stesso. Perché ha rivendicato con orgoglio l’opera di risanamento portata avanti con successo, l’acquisto di giovani come Vlahovic,Graiciar,Kukovec,Castrovilli che saranno il futuro viola. Perché ha ammesso di non essere riuscito a comunicare i traguardi da raggiungere e più che raggiunti con la squadra a due punti dall’Europa. “Stiamo gettando le basi per il futuro e io sono colpevole perché ho portato Sanchez e Cristoforo senza riuscire a far capire che gli acquisti dovevano essere funzionali ai nostri obiettivi. In questo mercato, con Dabo e Falcinelli non abbiamo imperi impoverito tecnicamente la squadra ma l’ingaggio di Babacar era ingiustificato per quello che potevamo permetterci. E nessun allenatore mi ha detto che era un titolare. Hagi era lui che non voleva rimanere, che aveva fretta”.

Ma non c’è solo il mercato nelle scarpe di Corvino e altri sassolini schizzano fuori Soprattutto quando gli è stato chiesto una risposta a Mario Sconcerti che aveva definito quello viola un mercato da Lecce , ex società di Corvino: “Sconcerti per me è uno dei numeri 1 della storia giornalistica italiana ed è stato anche un dirigente di calcio e lui sa che bisogna lavorare per degli obiettivi o si arriva al fallimento. Come hanno affermato i Della Valle siamo un’azienda in autofinanziamento e mi costa non poter fare acquisti da Fiorentina del passato. Ma per me Lecce è stato un’esperienza straordinaria, dove non ho fatto danni, Sconcerti è un tifoso della Fiorentina e vorrebbe giocatori da Fiorentina ma io non me li posso permettere se non dopo aver messo la situazione a posto”.

Non c’è nessun modello da imitare tipo Atalanta o Sampdoria afferma duro Corvino con classifiche e conti alla mano. Siamo alla vigilia della trasferta di Bologna ma per il dg conta Firenze: “Da ex ho incontrato il Bologna tre volte e tre volte ho vinto speriamo che la prossima sia la quarta. Le difficoltà ambientali? Non mi provocate, non mi provocate. Voglio chiarire che non c’è stata nessuna polemica nei confronti dell’ambiente fiorentino: io ho solo risposto a una vostra domanda su come fosse difficile lavorare a in queste condizioni. Ero venuto in sala stampa per scusarmi con tutti. Il clima difficile è per noi. Ho una dignità da difendere e ancora una volta mi dispiace non essermi fatto capire sfondo le dichirazioni dei giocatori; quelle di Dabo improntate alla più grande disponibilità per il ruolo da ricoprire e sui suoi legami con i compagni di squadra francesi, quelle di Falcinelli che ha confessato di dare il meglio quando gioca in coppia con un altro attaccante e di essere agli ordini di Pioli a cui deve l in serie B.
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La vetrina attrae per la semplicit delle linee e per il candore su cui risaltano maggiormente i colori e la particolarit delle finiture delle scarpe esposte. Una volta entrati, se nel frattempo avrete spaziato con lo sguardo notando non solo le calzature disposte per il perimentro del negozio sul pavimento, ma anche posizionate in modo originale su sedie utilizzate a mo di espositori lungo le pareti, vi renderete conto che il modello che cercavate non solo presente, ma che declinato in diverse versioni (tacco alto,
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basso, medio) e colori; al punto che anche la pi forte certezza sul vostro acquisto vi porter al volerne acquistare pi di un paio. Al di l della componente estetica, la qualit dei materiali, vera pelle e suole in cuoio di queste calzature prodotte artigianalmente in Italia,
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sono elementi che concorreranno a convincervi che spesso la qualit di acquisti alla moda e prezzi convenienti non debbano essere necessariamente parti di un ossimoro.

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C la disoccupazione, e i giovani devono rimboccarsi le maniche anche inventandosi un lavoro, perché il posto fisso con lo stipendio sicuro a fine mese per tutta la vita non c’è più. “Per uscire dalla crisi bisogna favorire la nascita di imprese di giovani, aiutandoli a diventare imprenditori di se stessi”. una sorta di slogan che tutti, a cominciare dai politici dei vari schieramenti, ripetono in continuazione. Dalle parole ai fatti: un giovane umbro non ancora trentenne ci ha provato, con un investimento di circa 15.000 euro per aprire un negozio di abbigliamento sportivo a Perugia. Aveva trovato anche il locale, e con 10.000 euro sicuri in tasca si è presentato in banca per chiedere un fido per la somma mancante, circa 5.000 euro. Il bel sogno di diventare imprenditore si è però infranto davanti alle 10 banche, grandi e piccole, che gli hanno sbattuto la porta in faccia. E così ci ha rimesso anche la caparra per entrare in possesso di quello che doveva diventare il suo negozio.

Una vicenda che la Confcommercio ha reso pubblica per denunciare quanto sia difficile passare dalle parole delle promesse ai fatti. “Abbiamo voluto raccontare questa vicenda ha detto Chiara Pucciarini, presidente del gruppo Giovani imprenditori Confcommercio Umbria perché è esemplare di quelle che sono le difficoltà abnormi che un aspirante imprenditore affronta nel rapporto con il mondo del credito. Non è ammissibile che una banca non conceda 4 5 mila euro di fido o mutuo a fronte di un’idea imprenditoriale più che valida”.

Il giovane in questione è un giocatore di calcetto ai massimi livelli che, dopo un’esperienza come lavoratore dipendente, decide di aprire a Perugia un negozio per la vendita di scarpe e abbigliamento per calciatori. Quello del pallone è un settore che ‘tira’anche in Umbria, con tante squadre di calcio dilettantisco e amatoriale. Trova anche il locale giusto, a un prezzo abbordabile, in una zona interessante per questo tipo di clienti. Decide di non farselo sfuggire, e versa anche la caparra. Avendo sentito parlare delle opportunità offerte dal bando della Regione sul microcredito, si rivolge alla Confcommercio di Perugia che lo assiste nella predisposizione della domanda e dei documenti.

Le domande sono un’ottantina; ne vengono accolte dalla Regione 60. Per l’originalità il suo progetto, che prevede un investimento complessivo di 14 15 mila euro, il suo è uno dei 30 a essere finanziati. Sviluppumbria gli concede un contributo di quasi 10 mila euro da rimborsare con l’1,5% di interesse. Vittoria! Il più sembra fatto. E invece commerciante va in banca a chiedere un fido con in tasca la lettera di Sviluppumbria che approva e finanzia il suo progetto: “Non possiamo, ci dispiace”. Allora bussa ad un’altra banca: “Non è colpa nostra, ma Insomma,
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“dieci porte chiuse, 10 frustate alla voglia di questo giovane, che chiede l”iperbolica’cifra di ben 4 5 mila euro, che vorrebbe un contributo minimo per avviare la sua attività commenta la presidente dei Giovani imprenditori di Confcommercio. E a forza di collezionare ‘no’, l’aspirante giovane imprenditore si abbatte talmente che smette di aspirare, e non ha neppure la forza di chiedere aiuto all’associazione di categoria per avere un supporto”. Scoraggiato e avvilito decide di mollare. Al danno si aggiunge la beffa perché nel frattempo perde anche i soldi versati per la caparra del locale.

Prendendo spunto da questa vicenda, Pucciarini sottolinea che questa eccessiva rigidità del sistema creditizio rende dura la vita anche a quei giovani che un’impresa ce l’hanno. Nel primo trimestre di quest’anno, secondo i dati dell’Osservatorio credito Confcommercio Imprese giovani, il 56% delle imprese under 36 sono riuscite con difficoltà a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario, e solo il 26% di quelle che si sono rivolte alla banche hanno ottenuto il credito richiesto.

“Il sistema creditizio prosegue si giustifica adducendo la difficile situazione, ma a pagare il conto sono sempre le imprese e i cittadini. Le banche non possono essere imprese private quando c’è da spartirsi gli utili, e per converso pretendere la socializzazione delle perdite. Ai giovani imprenditori diciamo comunque di non mollare e di rivolgersi sempre per avere sostegno alle associazioni di categoria”.

Per fortuna sono tanti anche in Umbria i giovani imprenditori che non mollano. Lo aveva ricordato all’inizio di luglio aprendo i lavori della XI Giornata dell’economia il presidente della Camera di commercio di Perugia Giorgio Mencaroni. “Per uscire dalla crisi aveva detto l’Umbria può contare sul dinamismo delle imprese giovani, che mostrano un dinamismo superiore alla media e contribuiscono in modo significativo alla formazione del Pil regionale. L’imprenditoria giovanile deve avere ascolto e maggiore spazio nel nostro sistema imprenditoriale. Anche attraverso un più fluido ricambio generazionale, che è anche passaggio all’innovazione tecnologica”.

C’è da augurarsi che la vicenda del giovane aspirante imprenditore, resa pubblica dalla Confcommercio, sia un caso isolato, soprattutto per non vanificare iniziative positive come quella della Regione per il microcredito.

Purtroppo non sono rassicuranti in questo senso le parole del presidente regionale della Confindustria Umbro Bernardini, il quale ha detto che sono sempre di più gli impreditori umbri che chiedono alla sua associazione informazioni e assistenza per trasferire o aprire nuove attività all’estero, scoraggiati dalla burocrazia e dalla inefficienza del ‘sistema Italia’. Bernardini ha anche denunciato il rischio di quella che ha definito “una vera e propria emigrazione industriale”. Insomma, un tempo gli umbri emigravano per trovare lavoro, e ora sono gli imprenditori a emigrare creando posti di lavoro all’estero!

Giovani e commercio

Il commercio “è l’ambito decisamente prevalente per le imprese giovanili” ha detto il presidente della Camera di commercio di Perugia, Mencaroni, commentando il saldo positivo tra aziende che nascono e quelle che muoiono in provincia di Perugia nel terzo trimestre 2013. La base imprenditoriale della provincia di Perugia torna infatti a espandersi, con 1.077 nuove imprese entrate sul mercato, 190 in più di quelle cancellate. Un’inversione di tendenza che però non è sufficiente a cancellare l’impoverimento del tessuto imprenditoriale della provincia di Perugia: 567 aziende in meno nell’ultimo anno. Il commercio è il comparto con il maggior numero di iscrizioni nel secondo trimestre 2013,
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seguito da agricoltura e costruzioni. però anche il primo settore per le cessazioni.

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Varano de Melegari (Parma) Si chiama Dallara Stradale e rappresenta molto più di una supercar. l tecnologica di un genio nel mondo dell sportivo, Gian Paolo Dallara, ingegnere, per alcuni anni in Formula 1 alla corte di Enzo Ferrari. In tanti anni di lavoro, la mia azienda è stata fondata nel 1972, ho progettato moltissime sportive per i miei clienti spiega Dallara dalla Bugatti Veyron all Romeo 4C, per fare gli esempi più recenti, ma ho sempre avuto un sogno: realizzare la vettura sportiva dei miei desideri. Finalmente ci sono riuscito, ma non è stato semplice. E sottoscrivo il proverbio del ciabattino che va in giro con le suole bucate perché non ha tempo di risuolare le sue scarpe: solo al settimo tentativo sono arrivato in fondo al progetto della Stradale.

Festa di compleannoIl sogno è diventato realtà il 16 novembre 2017, giorno dell compleanno di Gian Paolo Dallara, con la consegna delle prime quattro vetture in una festa in piazza alla quale hanno partecipato Vip, appassionati di belle automobili, e i cittadini di Varano de Melegari, la vallata senza disoccupati anche grazie all che costruisce telai e scocche per F1, Formula E, Formula 2, Gp3, IndyCar e tanto altro. La numero 1, una barchetta color Giallo Dallara, è stata consegnata a chi l pensata e desiderata per tanto tempo, l Gian Paolo. La numero due, Blu Francia, è andata ad Andrea Pontremoli, ad e socio dell Il giallo e il blu sono i colori della Dallara. E i colori di Parma.

Solo seicento esemplariLa Dallara Stradale sarà costruita in 600 esemplari in cinque anni. Grosso modo una decina al mese. La produzione 2017 un centinaio di pezzi, è già stata tutta assegnata. Una trentina i clienti che l ordinata molto tempo fa al buio,
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senza conoscere il prezzo finale, e con l di 50mila euro, perché la stretta di mano dell è una garanzia che non si discute. Tra i clienti della Dallara Stradale ci sono nomi di peso dell e dell sportivo. Da Paolo e Luca Barilla a Brunello Cucinelli, da Jean Alesi a Marco Marzotto. C anche Sergio Marchionne, che ne ha voluto una gialla, come quella di Dallara.

Da barchetta a roadster copertaLa Stradale nasce barchetta, cioè senza parabrezza né tetto. Così l sempre immaginata il suo creatore: Essenziale, spartana, un inno alla sportività in ogni dettaglio spiega Dallara . In un secondo tempo ho dovuto cedere alle insistenze di Andrea Pontremoli, che ha il compito di far quadrare i conti. Nella configurazione barchetta l viene proposta al prezzo di 155 mila euro più Iva, vale a dire 189mila euro. Ma dato che non tutti i clienti saranno giovani e atletici come Dallara, l ha realizzato anche un T frame, il parabrezza e le porte ad ali di gabbiano: Tutto ciò che serve, insomma, per trasformare la barchetta in una roadster coperta. L comporta un ricarico di 31mila euro più Iva: quasi 38mila euro. Risultato: circa 230mila euro.

Fibra di carbonio e alluminioLa scheda tecnica della Dallara Stradale è all oltre che del prezzo, delle ambizioni del suo creatore. Il motore è un 2,3 litri a quattro cilindri turbo da 400 cavalli. Il peso della configurazione base, cioè a barchetta, è di soli 820 chili: risultato dovuto alla fibra di carbonio con frames in alluminio. Velocità massima di 280 orari. Da 0 a 100 in 3,2 secondi. Per chi pensa di usare la vettura in pista è stata progettata un posteriore. A disposizione anche le sospensioni regolabili, che consentono di abbassare la vettura garantendo sia l pista sia un elevato standard di comfort on the road. Che è precisamente quello che si proponeva Dallara, quando fantasticava della sua auto ideale, che l portato da Varano de Melegari al mare senza passare per l e scegliendo invece le statali tutte curve, tipo la Cisa. Insomma ci siamo capiti: prestazioni + piacere di guida + comfort. Uguale, godimento puro.
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1 CORI AMENTA (AL SECOLO CORRADO) AMA LA FAVOLA DI CENERENTOLA: SI INVENTATA UNA LINEA DI CALZATURE PER CHI AMA I TACCHI MA PORTA UN VIRILE 43 DI PIEDE 2 42 ANNI, SICULA TRAPIANTATA A MILANO, FIDANZATA CON UN UOMO CHE STRAVEDE PER LEI, TERZA DI REGGISENO, E’ FIERISSIMA DI TENERSI ATTACCATO IL SACRO UCCELLO: “MOLTE TRANS SI VIVONO COME DONNE DI SERIE B. IO MI SENTO UNA CREATURA DI SERIE A. NON VOGLIO SPACCIARMI PER DONNA, SOLO ESSERE MERAVIGLIOSAMENTE TRANS” 3 LA PRIMA VOLTA TRANS VESTITA DA DONNA: “ERANO I PRIMI ANNI NOVANTA, E LA COMPAGNIA DI TRAVESTITI DI RUPAUL ERA A MILANO PER ANIMARE UN PARTY DI GIORGIO ARMANI” 4 “SVEGLIARSI LA MATTINA CON LE TETTE UN TRAUMA. DOPO L’OPERAZIONE HO AVUTO UNO CHOC, NON MI SONO GUARDATA ALLO SPECCHIO PER UN MESE. POI HO INIZIATO AD ASSAPORARE GLI SGUARDI DEGLI UOMINI E HO CAPITO CHE IL SENO ERA ORMAI PARTE DI ME”

Cristina Manfredi per “Vanity Fair”

TRANS TRANS Gambe chilometriche, lunghi capelli profumati, una bocca sensuale. Ma Cori Amenta, la sexy signora che vedete in queste pagine, all’anagrafe si chiama Corrado e fino a nemmeno due anni fa i tacchi alti se li concedeva solo per qualche party en travesti. Oggi, dopo essersi regalata una terza di reggiseno e aver riempito il guardaroba di gonne sofisticate e provocanti bustier, firma una linea di calzature super modaiole, progettate per chi, di piede, porta dal numero 40 in su. Le luccicano gli occhi mentre mi mostra i prototipi: Ora anch’io posso indossare scarpe chic. In effetti, provate voi a trasformarvi in elegantissime trans senza poter contare su calzature come si deve.

In Italia i documenti non li modificano se non ti decidi a completare chirurgicamente il cambio di sesso, e il lavoro spesso lo perdi se un bel mattino mentre l’anagrafe ti considera ancora uomo ti presenti in ufficio con gli occhi truccati. Se poi ti convinci che tutta la fatica fatta per farti crescere un paio di tette merita qualcosa di meglio che squallidi giri di sesso mercenario, la faccenda si complica ancora di più. La società a parole ti accetta, nella realtà ti ghettizza nel ruolo di torbida creatura notturna con cui vivere inconfessabili momenti.

Cori, però, appartiene al club del Voglio la favola: quella categoria di persone che non si arrendono anche se l’impresa ondeggia tra l’improbabile e l’impossibile. Ci vuole un gran coraggio per comunicare a una solida famiglia siciliana che, da un certo momento in poi, i collant prenderanno il posto dei calzini. Lei ci è riuscita, e si è costruita una vita che molto assomiglia ai suoi vecchi sogni. Fidanzata con un uomo che stravede per lei, poteva limitarsi a portare avanti il suo lavoro di stylist per riviste e grandi griffe della moda, invece eccola che si reinventa stilista e imprenditrice.

TRANS TRANS Perché ha deciso di diventare trans?

Per i miei 40 anni avevo organizzato una grande festa con gli amici più cari. NeI guardare le foto della serata mi sono accorta che io non mi vedevo negli scatti, anche se ero al centro dell’inquadratura. Sono andata in tilt, perché faticavo a prendere atto della mia situazione. Mettersi il mascara e avere un corpo da maschio è una faccenda che all’inizio ti manda in crisi.

Che cosa l’ha convinta a iniziare le cure ormonali?

Da una parte c’era il mio amore sfrenato per gli abiti, il trucco e il parrucca dell’estetica femminile. Dall’altra la consapevolezza che, nei sogni, mi identificavo in qualcuno di diverso da quello che ero io nella realtà. Ora non mi capita più.

Non ha mai avuto paura del giudizio degli altri?

Mi spaventava l’idea di fare soffrire la mia famiglia. Ricordo come un calvario la mia adolescenza in Sicilia, soprattutto per il terrore di offendere i parenti con il mio essere gay, perciò ero molto preoccupata della loro reazione.

E alla fine com’è andata?

Quando ho spiegato il bisogno di riconoscermi allo specchio in un’immagine di donna, mia madre mi ha accettata, a differenza delle due sorelle che di primo acchito l’hanno presa malissimo. Lo scorso Natale mamma mi ha regalato un anello di famiglia e mi ha detto: “L’ho conservato tutti questi anni per regalarlo a tua moglie, ma ora quella moglie sei tu, è giusto che tu lo abbia”. Però è stato quando mio zio di 85 anni mi ha guardata, e mi ha detto che sono la sua nipote più bella, che ho capito di avercela fatta. stato un gesto incredibile per un uomo della sua generazione, nato e vissuto a Noto.

TRANS TRANS Si ricorda che cosa ha provato la prima volta che si è vestita da donna?

Erano gli inizi degli anni ’90, la compagnia dei travestiti di RuPaul era arrivata a Milano per animare un party di Giorgio Armani, e Ii avevo incontrati in una discoteca. Pur essendo io in abiti maschili, erano rimasti molto colpiti da me, così mi hanno portata in albergo e trasformata nel personaggio di Miguel Bosé in Tacchi a spillo di Pedro Almodòvar: ai piedi un paio di scarpe rosse altissime, in testa una parrucca bionda.

Ero così elettrizzata all’idea di fare il mio ingresso trionfale, con loro, a Le Cinéma (un nightclub dell’epoca, ndr). Peccato che, per entrare, bisognava scendere una lunghissima scala, e lì è successo il disastro: sono inciampata e ho fatto tutta la rampa ruzzolando giù come un sacco di patate. Mi è anche volata via la parrucca.

La scorsa primavera si è sottoposta all’intervento di mastoplastica additiva. il primo passo verso il completo cambio di sesso?

Per niente. Sono fiera della mia condizione attuale. Molte trans si vivono come donne di serie B. lo mi sento una creatura di serie A. Non voglio spacciarmi per donna, solo essere meravigliosamente trans.

Ma che effetto fa svegliarsi la mattina con una terza di reggiseno?

un trauma. Subito dopo l’operazione ho avuto uno choc, non mi sono guardata allo specchio per un mese. Poi ho iniziato ad assaporare gli sguardi degli uomini e ho capito che il seno era ormai parte di me. Certo, ancora adesso, quando lo sfioro, mi fa un po’ effetto. Del resto, ci sono trans che anche a distanza di anni non sono riuscite a superare il trauma.

TRANS TRANS C’è qualcosa che proprio non sopporta del suo nuovo status?

Detesto sentirmi chiamare Corrado. Le sembro una faccia da Corrado?.

Lei vive in una posizione unica, ha un osservatorio speciale su uomini, donne e trans: che consiglio darebbe a ciascuna di queste categorie?

Alle donne direi di smetterIa di rincorrere la giovinezza a tutti i costi: sono loro a rappresentare la forza assoluta del nostro tempo, che senso ha fingere di non invecchiare mai? Gli uomini, invece, dovrebbero abbandonare una volta per tutte quegli atteggiamenti da galli neI pollaio. II giorno in cui impareranno a piangere, e a cogliere certe sfumature più sottili della vita, scopriranno di poter vivere molto meglio. II consiglio per le trans? Basta con i trattamenti estetici vissuti come un’ossessione. Capisco bene quanto sia importante vedersi belle, ma godetevi di più la vita.
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Le scarpe di Isabel Marant hanno conquistato una fama imperitura dopo essere apparse ai piedi di moltissime star, che hanno reso le sue Bekkett Sneakers in suede e zeppa interna tra le calzature più celebri e copiate al mondo: ma la ruota fa il suo giro e stavolta toccherà alla designer francese rispondere del sospetto che le sue nuove scarpe, la linea di sneakers Bart, siano la copia delle leggendarie Adidas Stan Smith, ovvero le scarpe da ginnastica più famose e amate di sempre.

Né da Isabel Marant né dall’Adidas, che di solito è la prima a sponsorizzare le collaborazioni speciali realizzate con designer (vedi Jeremy Scott) o personalità dello spettacolo (vedi Kanye West), sono arrivate risposte o smentite in merito alla questione di questa presunta copia: ma effettivamente, a guardare bene le due scarpe, le somiglianze sono parecchie.

A porre la questione del possibile plagio ai danni di Adidas da parte di Isabel Marant è stato il sito The Fashion Law, che si occupa in maniera approfondita di tutte le questioni giuridiche che possono riguardare i marchi di moda. Nello specifico, si legge:

Un veloce sguardo allo stile delle sneakers di Isabel Marant e alle Stan Smith di Adidas rivela alcune notevoli somiglianze. Entrambe le scarpe hanno una tomaia bianca e suole flat sottili, sette buchi per i lacci su ogni lato delle scarpe, somiglianze nel posizionamento dei buchi di traspirazione e disegni davvero simili per le righe sul lato. Comunque,
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come notavamo prima, è più interessante e possibile che a sollevare un caso di copia illegale non sia la somiglianza reale tra le due scarpe nella loro interezza [.] Invece, il posizionamento della parte colorata sul retro della scarpa è quello che salta più agli occhi e quindi più questionabile [.]

La spiegazione, secondo The Fashion Law, sta proprio in questo dettaglio:

Data la registrazione federale di Adidas e visto che la Bart di Isabel Marant ha un elemento di design simile, quello che identifica nello specifico proprio la Adidas, Adidas potrebbe davvero fare causa per plagio. Dopo tutto, le due bande colorate sul tallone sono davvero somiglianti. Le Stan Smith di Adidas sono proposte in una variante rossa con la scritta “Stan Smith” in bianco e il logo di Adidas. Le scarpe di Isabel Marant sono in rosso metallizzato con la scritta “Isabel Marant” in bianco. I caratteri utilizzati, comunque, sono un po’ differenti, così come la grandezza del testo. Oltretutto, Adidas usa un filo più scuro per cucire la parte, mentre Isabel Marant ne utilizza uno bianco. Queste cose possono importare parecchio.

La questione si fa quindi spinosa: Isabel Marant ha realmente copiato nelle sue Bart un tratto distintivo delle Adidas Stan Smith? Si è trattato soltanto di un caso? Cosiderando che le Bart di Isabel Marant vengono vendute a circa 400 dollari e le Stan Smith di Adidas costano un quarto,
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i mercati cui si rivolgono sono certamente diversi ma non è la collocazione di acquisto ad essere fondamentale in questo caso.

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Mercoledì 18 novembre, l’Area Welfare ha partecipato, presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica, in Roma, alla presentazione dell’Atlante Infanzia (a rischio) in Italia 2015 di Save the Children “Bambini senza. Coordinate e cause delle povertà minorili”, nell’ambito della Campagna “Illuminiamo il Futuro”, avviata dalla Ong con l’obiettivo di debellare la povertà educativa in Italia entro il 2030.

A presentare il 6Atlante Save the Children: Pietro Grasso, Presidente del Senato, Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children, Raffaella Milano, Direttore dei programmi Italia Europa di Save the Children Italia, Giulio Cederna, curatore dell’Atlante dell’infanzia (a rischio) di Save the Children, Tito Boeri, Presidente INPS, Linda Laura Sabbadini, Direttrice del Dipartimetno delle Statistiche Sociali e Ambientali ISTAT, I ragazzi del progetto SottoSopra di Save the Children, Federica Roccisano, Assessore alla Scuola, lavoro, welfare e politiche giovanili della Regione Calabria, Alessandra Clemente, Assessore ai Giovani del Comune di Napoli e Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia.

L’Atlante, parla di “bambini senza Stato”, perché a fronte di queste forti difficoltà economiche, “continuano a essere esigue le risorse stanziate per l’infanzia: la spesa sociale nell’area famiglia e minori è molto più bassa della media europea, con 313 euro pro capite, a fronte di 506 euro in media in Europa e dei 952 euro pro capite della Germania”.

Infatti, come ci ha mostrato la mappa dei bambini senza, nel nostro Paese l’incidenza della povertà assoluta nelle famiglie con almeno un minore è triplicata tra il 2005 e il 2014, passando dal 2,8 per cento all’8,5 per cento, per un totale di oltre 1 milione di bambini colpiti.

Nel Mezzogiorno la povertà assoluta è più estesa pari al 9,3 per cento contro l’8,3 per cento di famiglie povere assolute al Nord e riguarda soprattutto famiglie italiane a differenza della povertà al Nord, in crescita nell’ultimo anno, alla quale contribuisce in gran parte il fenomeno migratorio.

I dati parlano chiaro: circa 1 bambino su 20 non può contare su due paia di scarpe l’anno (di cui almeno uno utilizzabile in ogni stagione) e non riceve un pasto proteico al giorno. Quasi 1 su 10 vive in famiglie che non possono permettersi di invitare a casa i suoi amici, festeggiare il suo compleanno, comprargli abiti nuovi, libri non scolastici, mandarlo in gita con la sua classe. 1 su 6 non ha la possibilità di frequentare corsi extrascolastici (musica, sport, ecc),
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quasi 1 su 3 di trascorrere almeno una settimana di vacanza lontano da casa.

Se poi si considera l’investimento nei servizi erogati dai comuni emergono allarmanti differenze: si va dai 242 euro pro capite di spesa per l’area famiglia e minori in Trentino ai 20 euro pro capite della Calabria, a fronte di una media nazionale di 113 euro. A livello provinciale, colpiscono le disparità tra i 393 euro pro capite di Trieste e i 350 di Bologna e gli 8 euro a testa di Vibo Valentia, i 18 di Crotone, i 20 di Cosenza e Avellino.

Secondo il rapporto anche la fotografia del sistema scuola presenta molte criticità, a partire dalla penuria del tempo pieno, garantito, in media, solo nel 31,6 per cento delle classi della scuola primaria (ma in Molise, Sicilia, Campania, Abruzzo e Puglia si scende sotto il 20 per cento), e nel 20 per cento di quelle della scuola secondaria di primo grado, dove peraltro in molti casi le attività pomeridiane sono a pagamento. Lo stesso servizio di mensa scolastica risulta essereun bene raro soprattutto negli istituti principali delle regioni del Mezzogiorno Sicilia (49 per cento), Campania (51 per cento) e Puglia (53 per cento).

Valerio Neri, Direttore di Save the Children: “Le carenze dell’offerta educativa emerse dall’Atlante mostrano come il nostro paese abbia creduto in questi anni troppo poco al ruolo strategico della formazione ma è dallo sviluppo del capitale umano, che bisogna partire per dare un futuro a milioni di bambini e strapparli alla violenza e arroganza criminale”, commenta.

Al coro si aggiunge Raffaela Milano, Direttore dei programmi Italia Europa di Save the Children Italia:”Occorre mobilitare su obiettivi comuni il grande patrimonio educativo che comunque fortunatamente c’è nel nostro paese. Allo stesso tempo, occorre dare spazio e fiducia ai bambini, ai ragazzi e alle ragazze, affinché possano essere non i fruitori, ma i protagonisti di questo impegno”.

Tra le numerose ferite che affliggono l’Infanzia in Italia, l’Atlante documenta anche il clima di violenza nel quale crescono troppi bambini e che sicuramente segna il loro rapporto con la città e il quartiere, con i coetanei, la vita in casa: si stimano in circa 4oo mila i minori vittime di violenza assistita dentro le pareti domestiche.

Ma non basta, migliaia di minori pagano un prezzo altissimo all’illegalità e corruzione che pervade i territori in cui vivono: almeno 85 i bambini e adolescenti incolpevoli uccisi dalle mafie dal 1896 ad oggi come racconta la prima mappa realizzata in base ai dati forniti dall’associazione Libera e molti di più coloro che hanno assistito all’uccisione di familiari, ritrovatisi orfani o adescati e arruolati giovanissimi nelle file della criminalità organizzata. 546.000 gli under 18 il 5,4% della popolazione 0 17 anni nati e cresciuti in uno dei 153 comuni sciolti per mafia negli ultimi 17 anni (mappa dei minori senza Consigli e Nascere nella Locride), soprattutto al Sud ma anche al Centro e Nord Italia.

Riassume il tutto il Direttore di Save, Valerio Neri:

“La sesta edizione dell’Atlante documenta le deprivazioni più gravi che colpiscono i bambini in Italia, portando alla luce l’impatto devastante dell’illegalità nelle loro vite. Le mafie e i fenomeni corruttivi esercitano una violenza diretta e indiretta sui minori. Possono causarne la morte ma anche bloccare il loro sano sviluppo coinvolgendoli precocemente in attività criminose e allontanandoli da scuola. Sperperano i soldi pubblici anziché impiegarli in servizi sociali, spazi pubblici e scuole”.

Non dimentichiamo che a supporto dei bambini e adolescenti in condizioni di deprivazione socio culturale, ci sono i 13 Punti Luce di Save the Children presenti in 8 regioni che coinvolgono finora più di 4500 minori in attività culturali, sportive, creative, ludiche. In realtà, ne verranno aperti altri 3: Milano Quarto Oggiaro, Napoli Chiaiano e Sassari Latte Dolce.

I Punti Luce, come il progetto dell’Atlante, dimostrano chiaramente che c’è un’alternativa alla povertà, all’illegalità e che un cambiamento è possibile.

“E’ cruciale che il Governo confermi il suo impegno in questa direzione approvando le misure di contrasto alla povertà minorile per la prima volta inserite nella legge di stabilità, che introduce, anche invia sperimentale, un fondo triennale finalizzato espressamente a contrastare la povertà educativa”, conclude il Direttore Neri.
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Alessia Marcuzzi di questi tempi è davvero alla ribalta delle cronache.

Un po perchè è incinta e aspetta una bambina, un po perchè il suo fidanzamento con Francesco Facchinetti, nato come un flirt a cui nessuno dava credito, si è invece rivelato una splendida storia d un po perchè conduce il Grande Fratello, arrivato alla puntata finale dell edizione, fatto sta che Alessia è amatissima, paparazzatissima e da pochi giorni ha pure deciso di aprire una pagina ufficiale Facebook dove posta continuamente foto e news personali in maniera semplice e spontanea.

E dato che è paparazzatissima, spesso vediamo la nostra simpatica Alessia,
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com giusto che sia, in compagnia del primo figlio, Tommaso, avuto dal calciatore Simone Inzaghi.

Tommaso ha dieci anni ed è davvero carino e sempre molto cool, pur rimanendo vestito con un look adatto alla sua età. Lo vediamo indossare jeans infilati negli stivali Ugg come quelli di mamma, maglie sportive, mentre quando è in compagnia del padre, si butta sul classico blu di uno smanicato imbottito,
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in nuance con il pullover di Inaghi.