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Il tour italiano CampioniDiVita arriva in Sicilia, a Gela. L’evento, al suo secondo appuntamento dopo Ravenna, è stato ideato per sensibilizzare gli studenti delle scuole superiori di tutta Italia ai valori educativi di integrazione, aggregazione, passione e rispetto delle regole legati allo sport.

Oney Tapia e Monica Contrafatto, insieme all’ex pallavolista di caratura mondiale Andrea Lucchetta nel ruolo di moderatore, hanno incontrato al Teatro Eschilo duecento ragazzi della città siciliana per raccontare la loro storia di atleti di successo e di ambasciatori dello sport paralimpico a livello nazionale ed internazionale.

L’iniziativa, che si sviluppa in tre tappe (l’ultima a Livorno il 25 gennaio), è sostenuta congiuntamente da FISPES ed ENI, partner del Comitato Italiano Paralimpico, in collaborazione con AP Communication.

Monica Contrafatto si presenta davanti al pubblico di casa. La sprinter 36enne, nata e cresciuta a Gela, rivela le aspirazioni che l’hanno portata a vestire la divisa dell’Esercito, ad andare in missione di pace per poi rinascere attraverso l’Atletica paralimpica dopo l’amputazione della gamba: “Sono patriottica, porto sempre con me due bandiere dell’Italia. A 15 anni, mentre tutti i miei coetanei volevano diventare cantanti o medici, io volevo fare la poliziotta e difendere le persone buone. Nella prima missione in Afganistan distribuivamo coperte e beni di prima necessità, ed i bimbi, che camminavano senza scarpe, ti riempivano di riconoscenza e voglia di vivere. Essere un militare per me è stato il coronamento di un sogno. Con la prima convocazione ai Mondiali paralimpici è arrivata la felicità”.

Nella sua breve carriera da sportiva, Contrafatto ha già collezionato tre medaglie internazionali nei 100 metri categoria amputati T42: due bronzi agli Europei di Grosseto e ai Giochi Paralimpici di Rio 2016,
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mentre l’anno scorso ottiene il secondo gradino del podio mondiale di Londra.

Per lei si parla di sogno realizzato: “Se ci credi con la forza di volontà, le cose accadono. La medaglia di Rio me la sono sudata con ore di fatiche al campo. Prima, da normodotata, guardavo i disabili con occhio pietoso, dopo ho capito che non c’è differenza tra essere un atleta paralimpico o olimpico perché siamo tutti atleti in modo indistinto. La disabilità è nella testa della gente. Le persone si connotano non per il corpo che hanno, ma per il loro cuore”.

Oney Tapia invece ha sempre avuto un talento sportivo innato, avendo praticato la boxe ed il baseball a Cuba dove è cresciuto, e poi in Italia dove si è trasferito nel 2003: “Prima non avevo mai sognato di arrivare alle Olimpiadi o di gareggiare in un torneo internazionale. Questa nuova vita da non vedente mi ha permesso di affrontare i miei giorni in modo diverso, aprendomi ad una nuova dimensione”.

Dopo l’incidente del 2011 in cui ha perso la vista, lo sport è stata la rinascita che lo ha portato all’oro europeo e all’argento di Rio nel lancio del disco: “Mi sono rimboccato le maniche e ho trovato la forza di rialzarmi. Siamo noi stessi a doverci tirare su e a crearci il nostro motore: quando agiamo, l’energia cambia. Bisogna sempre cercare qualcosa per stare bene e poi puntare ad un traguardo. Dopo gli Europei, sono stato ambizioso e mi volevo fare un regalo a livello sportivo ma ho capito che, per realizzarlo, dovevo aumentare l’impegno e fare un salto di qualità. Con il disco voglio fare ancora tante cose belle, abbiamo un rapporto meraviglioso”.

Andrea Lucchetta chiude l’incontro così: “Lo sport è una filosofia di vita ed è importante per rimettersi in pista, donare se stessi e provare a cercare il sogno”.

Il messaggio più grande che gli atleti hanno lasciato agli studenti di Gela è stato quello di credere in se stessi perché, solo avendo fiducia, si raggiungono traguardi e sogni, proprio come hanno fatto Oney e Monica: “Coraggio, sacrificio, voglia di impegnarsi, pensare positivo: basta poco per essere campioni di vita e di noi stessi”.
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