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In sintesi, tre giovani con il volto parzialmente travisato da sciarpa o “scalda collo” accedevano all’interno dell’attività commerciale e uno di loro, armato di fucile da caccia con canne mozzate per facilitarne il trasporto e l’occultamento, minacciava i presenti. Al momento, oltre alla cassiera era presente il titolare ed un cliente.I tre giovani, entrati nell’attività commerciale si suddividevano i compiti. Il primo, armato di fucile, minacciava i presenti, un secondo rovistava nel registratore di cassa impossessandosi della somma di denaro custodita, il terzo rovistava in un ufficio e asportava una borsa da donna contenente documenti e denaro.Durante le fasi della rapina anche il cliente un noto architetto di San Pancrazio veniva fatto oggetto di minaccia con il fucile ed obbligato a consegnare il proprio portafogli. L’anziano sebbene prelevava il portafogli dalla tasca del pantalone, si rifiutava di consegnarlo ai malviventi poiché si ricordava che all’interno custodiva un’ingente somma di denaro. Per questo lo stesso veniva picchiato selvaggiamente con pugni al volto e alla testa e anche mediante l’utilizzo del fucile che uno dei rapinatori impugnava. Durante il “pestaggio” uno dei malviventi, per la violenza dei colpi inferti, è arrivato a ferirsi gravemente alla mano.Prima di abbandonare il luogo della rapina, uno dei rapinatori si impossessava del secondo registratore di cassa ancora non svuotato e si dava alla fuga con l’apparecchio. Il titolare del supermercato, ripresosi dallo shock, forniva una sommaria descrizione dei tre rapinatori suffragata però da nitide riprese video estratte dal sistema di videosorveglianza dell’attività commerciale.Le immediate indagini permettevano di appurare come i tre rapinatori si erano dati alla fuga su di una autovettura Lancia Y, vecchio modello, che veniva indicata di colore verde bottiglia scuro con fanalino posteriore destro rotto. I connotati somatici e le descrizioni desunte dal servizio di sorveglianza permettevano di diramare alcuni preliminari fotogrammi in tutte le Centrali Operative delle province di Brindisi, Taranto e Lecce per le ricerche dei tre malfattori. Venivano acquisite, inoltre, centinaia di ore di filmati di altri sistemi di video sorveglianza, tutto allo scopo di rilevare se i tre, prima del colpo a volto “coperto”, avessero commesso qualche errore nella fase di “avvicinamento”.Effettivamente la pervicacia investigativa ha dato ragione ai militari impegnati nelle indagini e, grazie alla capillarità con cui l’Arma dei Carabinieri è diffusa sul territorio, è stato possibile risalire ad un importante “passo falso” dei tre : un paio di ore prima della rapina, a Guagnano (LE), circa 10 km da San Pancrazio, tre individui, a volto scoperto,
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con le fattezze segnalate, avevano destato sospetto ad un gioielliere del luogo che ritenendosi in pericolo aveva segnalato un probabile “sopralluogo”. L’episodio, che di per sé aveva poca valenza investigativa in quanto i tre si erano poi allontanati senza commettere nulla, collegato alla rapina, invece, ha fatto immediatamente scattare serrate indagini volte alla loro identificazione.Tutti e tre i giovani indossano gli stessi abiti sia nel “sopralluogo” alla gioielleria sia nelle fasi della rapina all’EUROSPIN di San Pancrazio, anche se, forse nel tentativo di sviare eventuali indagini, si erano scambiati fra di loro giacche e giacconi, inutilmente. Le indagini finalizzate all’identificazione dei tre malfattori permettevano, ad appena 24 h dalla rapina, di acquisire elementi che portavano alla verosimile identificazione di uno di loro nel DE FAZIO Alfredo, ma mancavano ancora conferme valide, soprattutto sugli altri due.Il filmato girato presso la gioielleriaPer questo motivo, nonostante la difficoltà operative derivanti dai luoghi di residenza dello stesso, si riuscivano ad attuare servizi di osservazione che si protraevano per quasi tutta la notte del 22 sia nei pressi della abitazione sia nei circoli e nei locali da questi abitualmente frequentati. Solo alle prime ore di domenica mattina il DE FAZIO faceva ritorno presso l’abitazione a Manduria, dove, con il supporto di altri militari, alle ore 08.30 si accedeva nell’abitazione per effettuare una perquisizione. Le operazioni consentivano il rinvenimento di oggetti di abbigliamento coincidenti con quelli indossati da uno dei malviventi nelle fasi della rapina e, quindi, il DE FAZIO veniva condotto in Caserma al fine di comparare a vista le sue fattezze fisiche con quelle impresse sui due filmati acquisiti, sia quello del “sopralluogo” alla gioielleria di Guagnano sia quelli della rapina in San Pancrazio.Nel frattempo il prosieguo delle indagini permetteva di identificare anche il secondo malfattore (anche lui presente al sopralluogo della gioielleria) in GALLONE Giuliano, di Latiano, quest’ultimo ripreso perfettamente durante il “sopralluogo ” e durante le fasi della rapina in San Pancrazio. In quest’ultimo episodio delittuoso l’attenzione degli operatori ricadeva su un particolare paio di scarpe indossate dal GALLONE marca BIKKEMBERGS di colore marrone e bianco: le stesse verranno poi sequestrate durante la perquisizione effettuata a casa dello stesso, nel frattempo raggiunto da ulteriore personale attivato nelle ricerche. L’autovettura in uso a quest’ultimo, inoltre, consta effettivamente in una Lancia Y di colore scuro e presenta la rottura del fanalino posteriore destro come indicato da un teste che notava i rapinatori fuggire con ancora il registratore di cassa in mano.Un solo complice manca all’appello, sulla cui identità i due non hanno fornito particolari rilevanti, ma lo stesso è ricercato attivamente con la collaborazione di tutti i Comandi Arma la cui sinergia operativa, anche in questo caso,
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ha permesso un decisivo successo investigativo.