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Infatti, il convegno dal titolo di Julius Evola era organizzato dalla massoneria e patrocinato niente di meno che dalla Fondazione Julius Evola, che evidentemente ben conosceva dove e con chi andava Altro che accademico insomma. Quel che è davvero inaccettabile, non è questo presunto ostracismo accademico verso quei che osano parlare di Evola, ma semmai che quella Fondazione che dovrebbe (al condizionale) avere il compito di custodire e perpetuare il messaggio evoliano e tradizionale, abbia in questa circostanza legittimato la massoneria come dello stesso Evola.Ma, in realtà, non ci stupiamo che chi da anni sta operando per svilire il messaggio di Evola, neutralizzandone la funzione formativa, politica e militante ( che parolaccia alle orecchie di questi dotti professori!!) a tutto discapito di una sterile retorica accademica, oggi guardi con favore o quantomeno benevolenza a squadre e compassi. Negli anni Settanta del XX secolo eravamo abituati ai collettivi studenteschi, ora nel anni Dieci del XXI secolo dobbiamo abituarci ai collettivi di docenti, ricercatori, associati, assegnisti e financo professori dei licei. Gli otto nomi che si trovano in calce al testo sono quasi tutti gravitanti intorno alla università di Torino e studiosi di storia delle religioni e del cristianesimo. Sono questi ultimi, appare evidente, che avendo ricevuto la notizia del convegno del 29 con i nomi dei relatori trasmessa ad un indirizzario della SISR e della ASER, ne hanno approfittato per cercare di far fuori coloro i quali nel loro ambiente non sono conformi e conformisti a certe regole del politicamente corretto in chiave di studi religiosi con una sorta di killeraggio accademico. E’ palese che abbiano così riunito la documentazione e affidato ad uno storico contemporaneista come Francesco Cassata, anch’esso formatosi all’ateneo torinese e in certi ambienti politico culturali come l’Istituto Gobetti, di redigere l’appello e firmare il tutto in quanto conoscitore dell’opera e della figura diJulius Evolaal quale ha dedicato dieci anni fa un corposo, documentato saggio, ma fazioso e zeppo di pregiudizi e illazioni.E Cassata, da buon contemporaneista, ha scritto in sostanza una fantastoria gabellando che nel cosiddetto “ventennio berlusconiano” siano stati messi nelle cattedre italiane di storia delle religioni studiosi che non si ispirano allo “storicismo” e alla “epistemologia”, bensì alle “prospettive ermeneutico fenomenologiche destrorse, irradiantisi dalla figura controversa di uno studioso pur importante e significativo come il romenoMircea Eliade”, nei confronti delle quali prospettive in precedenza esistevano degli “anticorpi” mentre adesso, ahimé,
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assai meno. La fantastoria sta proprio nel pensare che sia stato grazie al berlusconismo che sia avvenuta la presa del potere o quasi da parte degli ermeneuto fenomenologisti. Un “revanscismo” che sarebbe stato “promosso o tollerato dai governi di centro destra”. Magari lo fosse stato! Purtroppo non è avvenuto nulla di tutto questo. Anzi è esattamente il contrario come dimostrano tante storie individuali di aspiranti docenti bocciati ai concorsi per motivazioni ideologiche sotto forma di riserve “scientifiche”, come è avvenuto quest’anno con gli scandalosi risultati che sono rimbalzati sulla stampa quotiana: il semplice fatto di occuparsi seriamente di autori considerati “di destra” venendo considerato un fatto negativo, quasi fosse una loro “apologia” o “riabilitazione”. In ciò negando alla radice il senso e la missione della “Università” che si dovrebbe occupare del sapere a 360 gradi, e non a 180 o 90 cone amerebbero le lobby accademiche di sinistra, diciamo meglio cattocomuniste come le ha definite Augusto Del Noce (torinese che le conosceva benissimo) che si nascondono ipocritamente dietro la Cosstituzione dove invece si parla di libertà di espressione senza condizioni. Negli anni scorsi il professor Gian Franco Lami della Università di Roma, morto improvvisamente poco tepo fa, venne bocciato al concorso per la docenza, come poi si venne a sapere, con la seguente motivazione messa a verbale: “Il Candidato, che in diverse pubblicazioni si è occupato di Evola, è ritenuto, per questo, dalla Commissione incaricata, inidoneo alla ricerca scientifico accademica”. Altri, che scrissero prefazioni per i libri di Evola solo dopo la docenza, vennero accusati di averlo fatto, essendo evidentemente questa una “colpa”. Sono proprio le Commissioni nei concorsi di docenza che operano come filtro e barriera verso chi non si adegua e conforma per cercare di mantenere il potere culturale cattocomunista negli astenei italiani. Ecco la storia vera, altro che la fantastoria del Cassata. Il ricorso ad un titolo semi goliardico che fa riferimento al “virus Evola” è la misura del testo in questione, e poiché non siano come lui ci guarderemo bene dallo scendere al suo livello parlando delle cazzate di Cassata.Se questa è la democrazia che costui e gli altri illustri cattedratici, ricercatori, professori liceali rappresentano, ebbene se ne può fare a meno. L’oscurantismo della ricerca sta dalla loro parte. E’ inevitabile che l’Accademia italiana sia tra le peggiori del mondo e in crisi se si pone come compito urgente quello di porre steccati e creare tabù. E quanto accade, se ne facciano una ragione Cassata Soci, non è causato dal berlusconismo ventennale, che poi è solo un decennio (a quelli che lo rappresentano di certi argomenti non poteva fregar di meno), ma semplicemente al trascorrere del tempo che inesorabilmente macina tutto quel che non è perenne. Gli anni passano, le idee e le persone anche. I tabù non sono eterni e gli argini franano. La verità emerge alla fine prepotente a onta delle prevaricazioni. L’inemerata dello storico contemporaneista a nome dei docenti di storia delle religioni e del cristianesimo autodefinitisi “storicisti” è solo un linciaggio contro gli odiati nemici che si vogliono mettere all’angolo con l’accusa di irrazionalisno antiscientifico, anti epistemologia e di essere “responsabili di un tentativo di indottrinamento all’apprezzamento del paranormale, del sovrannaturale e persino delle ideologie di destra estremista”. Mentre il loro,
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che sbarrano la strada professionale a chi non la pensa come loro chissà come si deve definire.Questa la chiave di lettura del papiello cassatiano al servizio di una lotta interna di potere fra accademici, ammantata da uno spolverio culturale: emerginare quei colleghi che non si conformano ai desiderata e alla prevaricazione intelettuale degli “storicisti” che si vedono togliere fette di potere. Non usando toni così tromboneschi potevano dirlo assai più chiaramente senza tanti falsi ideali. Il “caso Evola” è soltanto una scusa per fare le scarpe agli avversari accademici.