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Estremamente confortevole perch dotato di suola in EVA con speciale battistrada brevettato.

UGG: La vita ci invita a vivere momenti grandiosi. Momenti che cambiano le cose per sempre. I passi da gigante. Avventure meravigliose. Ma la vita vera fatta di momenti pi semplici, nei quali troviamo la vera ricchezza. UGG una collezione di storie che abbracciano questi momenti semplici ma significativi delle nostre vite. Momenti di condivisione e contatto con gli altri. Questi sono momenti UGG. Momenti che regalano sensazioni uniche.

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commento di Lino Sorrentino

di LINO SORRENTINO (VIP HAIRSTYLIST) Si conclusa la notte pi attesa dell’anno, la kermesse che pi di tutte attira telecamere di tutto il mondo. La 89 esima edizione delle statuette premia una squadra italiana per “Miglior trucco e acconciatura”. Un riconoscimento dovuto e meritatissimo che mette in risalto la grande professionalit che da sempre ci contraddistingue, un indotto che coinvolge migliaia di lavoratori tra hair e makeup artist, in particolare Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini, che hanno lavorato a Suicide Squad.

Gli altri due film candidati ( l categoria in cui sono nominati solo tre film) erano il film svedese A Man Called Ove e Star Trek Beyond. Nel ringraziare per la vittoria, Bertolazzi ha dedicato il premio a tutti gli immigrati; Gregorini lo ha invece dedicato a sua moglie, morta da poco. Superata la grande gaffe dell’errata busta, vince l’Oscar come miglior attrice protagonista Emma Stone per la superba interpretazione nel musical La La Land. La magica serata ci mostra anche il lavoro di migliaia di stilisti, truccatori e parrucchieri. Personalmente? The winner is. Emma Stone! Stupenda in abito Givenchi, attraversa il red carpet in assoluta semplicit e indossando un look da diva del passato, capelli sciolti in un fantastico colore biondo fragola e makeup nei toni del pesca e rossetto bordeaux. Si conferma come miglior taglio capelli anche per il 2017 col lob, rivisitato ma pur sempre un caschetto, intramontabile, sempre attuale e soprattutto da Oscar!

come vi sembrano gli ugg da uomo

ho visto che i classici stivali ugg ci sono anche da uomo, e sembra che nei paesi anglosassoni vadano abbastanza, secondo voi come sono??? insalvabili oppure originali?ho visto che i classici stivali ugg ci sono anche da uomo, e sembra che nei paesi anglosassoni vadano abbastanza, secondo voi come sono??? insalvabili oppure originali?

a me personalmente non dispiacciono, la cosa nata quando ho saputo che erano usati molto dai surfisti australiani e californiani, ma capisco.

show more

ho visto che i classici stivali ugg ci sono anche da uomo, e sembra che nei paesi anglosassoni vadano abbastanza, secondo voi come sono??? insalvabili oppure originali?

a me personalmente non dispiacciono, la cosa nata quando ho saputo che erano usati molto dai surfisti australiani e californiani, ma capisco che in italia, che sono usati quasi solo dalle donne, siano visti quantomeno come se non o gay ūüėÄ

Beh anche se le signorine non apprezzano io ce l metto solo con la neve e quando vado in montagna, sono comodissimi e soprattutto tengono caldo. Li trovo originali seppur l pubblica non apprezzi.

Inoltre, gli UGG sono nati in Australia e venivano utilizzati originariamente dai surfisti perch mantengono la temperatura del piede costante. PARDON!.

Come sopravvivere all

Visto il freddo che arrivato tutto d colpo in questi giorni, perquesto ultimovenerd di novembre ho scelto di parlarvi degli stivali di pelo. Per capirci il modello UGG, Emu e Ukala.

Vi dico subito che per non parlo proprio della famosa marca australiana perch io da ormai due anni, dopo essere stata delusa dagli Emu, mi sono affidata ai low cost cinesi marca GoGo.

Come ho gi detto pi volte, soprattutto per quanto riguarda le calzature, le marche non mi interessano. Solitamente per sono consapevole del fatto che le scarpe cinesi siano plastica e durino in media due/tre mesi, eppure questa volta mi sono dovuta smentire. Arrivato poi l scorso ho provato a prendere gli Emu, pensai fossero una buona alternativa un po pi economica ma mi sbagliavo. Cento euro buttati via dato che non scaldavano assolutamente nulla e in due mesi li ho praticamente deformati tutti.

Rimasta estremamente soddisfatta quest ho fatto il bis con un altro paio. Diverso negozio ma stessa marca. Li adoro davvero!

Effettivamente gli UGG sono troppo costosi. pensavo che gli EMU fossero un valida ed invece leggendo il tuo post devo ricredermi e meno male che non ho speso quei soldi! Ho provato delle alternative, ho stra usato quelli di Zuiki, pensavo all di aver fatto una sciocchezza ed invece sono stata un vero amore per 2 inverni (gli avevo dato massimo 2 mesi di vita ). Pecca? Non li hanno pi fatti ora ho preso un modello su Zalando di EVEN Non ho ancora avuto modo di provarli ma impressione niente male.

Come smacchiare gli Ugg

Tutti noi conosciamo gli stivali UGG: dagli anni 2000 in poi sono diventati molto alla moda, sia grazie al talk show di Oprah Winfrey in cui ella li citava molto spesso, sia perch tantissime celebrit sono state immortalate con questi stivali made in U. S. A. Ai piedi. E cos, dopo che star del cinema del calibro di Sarah Jessica Parker, Cameron Diaz e Jennifer Aniston li hanno indossati, subito diventato boom commerciale e di vendite, tanto che alla UGG stato conferito il premio di “Marchio dell’anno” 2009 dalla Footwear News. Se, malauguratamente, questi preziosi stivali dovessero macchiarsi, in questa guida vi illustreremo come smacchiare completamente gli UGG.

La prima cosa da fare procurarsi dei detergenti specifici per nabuk o camoscio, dato che gli stivali sono composti da questo materiale; se dovessimo avere qualche problema di reperibilit, rechiamoci da un buon calzolaio e non potremo sbagliare. Quest’ultimo vi proporr diverse tipologie di prodotti: uno shampoo liquido perfetto nei casi di macchie insistenti; uno pi delicato, in schiuma, ideale per pulirli fra un cambio di stagione e l’altro; una spazzola adeguata per il trattamento del camoscio che utilizzeremo soltanto in casi di sporco asciutto e superficiale ed infine una polvere per profumare l’interno della calzatura.

Altra cosa molto utile l’acquisto di uno spray protettivo che li sigiller proteggendoli da ogni possibile macchia di umido o ingiallimento dovuto alla conservazione. Ma attenzione! Questo genere di spray, ad ogni modo, va ritenuto efficace soltanto se lo spruzziamo sui nostri stivali appena acquistati al contrario, rischieremmo di fissare ancora di pi lo sporco. Contro le macchie efficace anche il sapone di Marsiglia: dovremo strofinarlo sulla zona interessata finch non la vedremo interamente ricoperta dallo strato di sapone; fatto questo, utilizziamo lo shampoo specifico che andremo a diluire in una bacinella d’acqua e, con un panno, strofiniamo facendo attenzione a seguire un’unica direzione. Per maggiori informazioni leggi il “Disclaimer

Come si possono pulire gli UGG BOOTS

Allora, precisiamo una cosa: a prescindere che siano originali o meno, questo tipo di calzatura pu essere realizato in vero montone o in ecomontone procedere?

Vero Montone: La parte esterna si comporter come una pelle scamosciata, molto delicata per e per tanto andr trattata con prodotti specifici, ecco qualche esempio.

Creme o schiume: esistono in commercio delle creme apposite per la pulizia della pelle scamosciata: sono progettate per essere spalmante sulla scarpa (tutta) e poi spazzolate una volta asciugata (si sar formata una specie di crosticina che avr inglobato lo sporco!) con una spazzola di media durezza.

Gomme magiche: non mi fido, spesso lasciano aloni.

Dopo ogni pulizia la pelle ne uscir rinnovata, ma anche e molto sporchevole, diamo una bella passata di spray protettivo NEUTRO (la pelle del montone potrebbe prendere il colore in modo diverso, a macchie No a quelli colorati, eh meglio se anche impermeabilizzante, per favorire un pi duraturo effetto routine di pulizia consigliabile ogni 20 gg se sono chiari (ogni mese se neri o marrone cioccolato), per evitare che lo sporco entri in profondit nei pori della pelle.

Siccome una pecca di questi stivali anche la polvere accumulata nelle vi consiglio di spazzolarli ogni volata che li indossate e di riporli avvolti in un sacchettino.

Ma gli UGG non hano solo la parte fuori. girate lo straccio di tanto in tanto, mentre lo usate

Quando avrete pulito il pelo, che sar umido, pettinatelo con un pettine a denti radi in ogni verso: gonfiatelo tutto!!

Lasciate asciugare naturalmente : NO PHON. mai!! Nemmeno, fuori, se le scarpe sono bagnate!!

MONTONE ECOLOGICO: il montone ecologico un tessuto simile all da fuori e un pellicciotto ecologico

In questo caso utilizzare un detersivo per panni extra delicato e diluito ( 1 o 2 cucchiai di det. 4 bicchieri acqua) in acqua tiepida. Se avete paura che possa lasciare allora acquistate lo Shampoo per scarpe (quello di cui sopra) e seguite le istruzioni ^_^

Come riconoscere UGG originali

Se state acquistando un paio di UGG, vi suggeriamo alcuni accorgimenti che indubbiamente vi aiuteranno a riconoscere gli originali dalle imitazioni.

Per prima cosa tenete presente che gli stivali UGG si vendono soltanto nei negozi UGG. Se state facendo shopping online affidatevi al sito ufficiale UGG, oppure a rivenditori che siano autorizzati (ovvero inclusi nell presente sul sito ufficiale). Se il prezzo troppo basso, probabilmente non siete di fronte a un ma davanti a un paio di imitazioni!

Gli stivali UGG contraffatti di solito sono pi alti e inoltre hanno attaccato un cartellino con cui vengono venduti. Il modello originale calza una taglia pi grande. La suola delle imitazioni pi rigida, al contrario di quella autentica che molto flessibile. Fate attenzione alle cuciture: quelle esterne devono essere lisce e uniformi. Assicuratevi che l interna sia ruvida e spessa, perch in caso contrario si tratta di pelo sintetico e quindi falso. Inoltre i veri UGG sono realizzati esclusivamente con pelle di pecora. Osservate attentamente l sul tacco, che non deve essere troppo larga, n presentare caratteri troppo grandi o cuciture asimmetriche. Ricordate che il logo UGG originale costituito soltanto dal simbolo del marchio in etichetta (non c nessuna etichetta aggiuntiva posta ai lati delle scarpe). Un altro metodo molto efficace per distinguere un paio originale da un controllare l (introdotta dal 2010): se ruotata di 90 il logo col sole nero diventa bianco. Infine potr sembrare strano, ma gli originali stivali UGG Australia sono prodotti in Cina. Quindi se trovate modelli con scritto in Australia si tratta di un ora che vi abbiamo svelato i principali segreti per riconoscere i veri stivali UGG da una mera riproduzione, occhio allo shopping e via agli acquisti!

Come riconoscere Ugg Boots falsi

Un problema enorme affrontato da molti appassionati ugg quello di individuare la coppia perfetta e meglio di uggs. Molte piccole marche stanno imitando i uggs reali a causa della loro crescente popolarit. Anche molte marche non autorizzate sono impostati per produrre quelli falsi progettati in cuoio o pelle di maiale che possono danneggiare la pelle. Pertanto, necessario fare attenzione durante lo shopping per gli stivali di pelle di pecora. Questo in ultima analisi ridurre la qualit di stivali. Ma cercando pi da vicino si possono trovare alcuni piccoli fori sul bagagliaio che afferma gli stivali sono realizzati in pelle di maiale.

Un problema enorme affrontato da molti appassionati ugg quello di individuare la coppia perfetta e meglio di uggs. Molte piccole marche stanno imitando i uggs reali a causa della loro crescente popolarit. Anche molte marche non autorizzate sono impostati per produrre quelli falsi progettati in cuoio o pelle di maiale che possono danneggiare la pelle. Pertanto, necessario fare attenzione durante lo shopping per gli stivali di pelle di pecora. Questo in ultima analisi ridurre la qualit di stivali. Ma cercando pi da vicino si possono trovare alcuni piccoli fori sul bagagliaio che afferma gli stivali sono realizzati in pelle di maiale.

Prestare attenzione durante l’acquisto di uggs:Di solito, la qualit di cucitura e la progettazione finitura dei uggs falsi molto esiguo rispetto a quelli reali. possibile identificare stivali contraffatti, cercando in suole e loghi. Dove, come utilit del ‘pelliccia’ molto meno in quelli falsi e, talvolta, la pelliccia sembra essere un po ‘grigio opaco di colore. La forma della porzione anteriore delle contraffazioni leggermente pi corto, mentre la parte anteriore degli stivali reale pecora ha un rotondo e finitura pi.

Si pu trovare l’etichetta UGG sul retro degli stivali ugg reali. Gli stili di stampa di lettere sull’etichetta possono differire o possono avere qualche lacuna tra le lettere. In stivali autentici, le lettere saranno leggermente sovrapporsi. Reale ugg avr pochi simboli marchio registrato sulla sua suola, mentre imita manca questo. Se la vostra scelta d’elite Ugg / classic breve, si dovrebbe guardare in fondo dello stivale che contiene ‘UGG’ scatole ugg autentici del simbolo sono forti e robusti. Di solito, le parole “UGG Australia” sono stampate nel mezzo del coperchio (parte superiore della scatola). Recenti 2.007 scatole di ugg sono disponibili in una scatola superiore di vibrazione. Si pu facilmente individuare le repliche conoscere il suo prezzo. Il costo di stivali reale almeno 140 (circa.). Il prezzo dell ‘UGGS brevi e di altezza di almeno 70 e 85, rispettivamente.

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1a indagine nazionale per catalogare i principali problemi delle città italiane. 6a puntata

La dotta decadenza di Bologna

A fronte del degrado del centro storico e della perdita della memoria, si tenta il rilancio: valorizzare i musei e puntare sul turismo. Sullo sfondo, il ricordo di quando fino agli anni ’70 la citt√† √® stata all’avanguardia, modello di salvaguardia e progettualit√†

Bologna. Una visione sconfortante: la fontana del Nettuno, capolavoro di Giambologna, simbolo della citt√†, √® a secco. Da tempo l’acqua non sgorga dai 90 ugelli bloccati dal calcare, mentre i celebri bronzi soffrono, coperti da incrostazioni e corrosi dagli acidi del guano di piccione che inquina la vasca. Dall’ultimo restauro sono passati pi√Ļ di vent’anni e adesso serve un intervento costoso. Il Comune non ha soldi, aspetta uno sponsor. Il degrado della fontana, nel cuore di Bologna, davanti a San Petronio e a Palazzo d’Accursio, sede del Comune dove, proprio sopra l’ingresso, l’antico stemma in pietra √® trattenuto da grossi elastici colorati per evitarne il crollo, segnala la crisi di tutto il centro storico. L’immagine stessa della citt√† ha evidente bisogno di un radicale restauro.

Eppure Bologna sembra decisa a puntare sul turismo, in lieve crescita nonostante la crisi, e quindi a valorizzare i suoi tanti tesori. Il ritardo √® grave perch√©, ammette Alberto Ronchi, da un anno e mezzo assessore alla Cultura del Comune, Bologna non ha mai coltivato il turismo culturale, n√© promosso il suo patrimonio. L’attenzione √® ancora sulle fiere, l’industria, l’evento. Abbiamo dato per scontato che questa sia una citt√† di passaggio. quindi naturale che Bologna non sia percepita come una citt√† d’arte nonostante i numerosi musei, pubblici e privati, le decine di chiese ricchissime di opere d’arte, i palazzi affrescati, i monumenti antichi e il suo caratteristico centro storico con 40 chilometri di portici, candidati a sito Unesco. Eppure l’immagine della citt√† √® sfocata e priva d’identit√†.

La crisi dei musei comunali

Il primo nodo del problema √® la crisi degli 11 musei comunali. L’analisi di Alberto Ronchi √® impietosa: Ereditiamo una situazione caotica che non riguarda soltanto i nostri musei. L’attivit√† culturale complessiva della citt√† ha gli stessi problemi: l’offerta √® di una ricchezza esplosiva con potenzialit√† enormi, ma c’√® tanta confusione e pochissima capacit√† di dare un’ immagine unitaria e coordinata di Bologna. La nostra politica culturale √® stata sempre un po’ schizofrenica. Basta pensare che a un certo punto, nel 2006 (sindaco Sergio Cofferati, Ndr), si √® teorizzata e applicata l’idea che nei musei fosse giusto entrare gratis. Quando il commissario Anna Maria Cancellieri ha ripristinato il biglietto a pagamento, nel marzo 2011, c’√® stato un crollo di visitatori. Dopo un buon 2010 (quando i musei erano gratuiti), nel 2011 il Museo Archeologico √® passato da 109mila a 97mila visitatori, il Museo Morandi da 38 a 24mila, la pinacoteca di Palazzo d’Accursio √® precipitata da 43 a 22mila. Ha retto meglio il MAMbo: 89mila nel 2010, con la grande mostra di Morandi,
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88mila nel 2011 e altrettanti previsti nel 2012. Ma i guai dei Musei Civici sono prima di tutto strutturali, a cominciare dalla loro divisione in due gruppi: l’Istituzione Musei Civici, con le raccolte storiche (l’Archeologico, il Medievale, le collezioni d’arte antica, i musei del Risorgimento, della Musica, del patrimonio e dell’arte industriale) e, nella seconda struttura, la Gam (Galleria d’arte moderna), con il MAMbo per l’arte contemporanea, Museo e Casa Morandi e quello della memoria di Ustica realizzato da Chistian Boltanski. Una duplicazione inutile, vero pasticcio organizzativo e burocratico.

Per mettere ordine, nel 2011, l’attuale Giunta aveva nominato un Consiglio d’amministrazione presieduto da Andrea Buzzoni, arrivato da Ferrara dove ha creato per il Comune un modello vincente con le grandi mostre a Palazzo dei Diamanti. Nove mesi di lavoro (gratuito) e infine Buzzoni e il Consiglio producono un documento di 35 pagine, uno strumento di lavoro per rilanciare i Musei Civici in funzione di una Bologna futura citt√† della cultura. A fine marzo 2012 il rapporto viene consegnato al sindaco Virginio Merola. Non accade nulla, il documento non viene discusso. A luglio, ufficialmente per motivi personali, Buzzoni si dimette e con lui altri due componenti del Consiglio (cinque in tutto). Ronchi spiega che si tratta di un documento utilissimo, di cui stiamo facendo tesoro ma che non √® opportuno rendere pubblico. Contiene, per esempio, valutazioni sulla sicurezza dei musei che √® bene restino riservate. Uno strano mistero. Comunque a novembre il Comune dar√† una direzione unitaria ai suoi musei, un’organizzazione snella e autonoma tutta da costruire che dovr√† superare personalismi e inimicizie che finora l’avevano impedita in una tipica guerra tra poveri. Una riforma necessaria anche perch√©, dice Ronchi, nel 2014 Bologna diventer√† “citt√† metropolitana” dunque avremo problemi in pi√Ļ: al Comune andranno anche i musei dei centri vicini. Non siamo ancora usciti dal caos, ma quando avremo il nostro “sistema museale” potremo impostare indirizzi comuni, creare una filiera con gli altri musei della citt√†. Adesso non c’√® nessun coordinamento, a partire dagli orari di apertura. Abbiamo fatto un primo passo soltanto a luglio 2012, con la “Bologna Welcome Card” valida in tutti i musei.

Un ruolo per l’arte contemporanea

Il Comune punta sul rafforzamento del MAMbo, polo dell’arte contemporanea, museo molto attivo con aperture internazionali diretto dal 2005 da Gianfranco Maraniello, coinvolto nella svolta istituzionale dei Musei Civici. Scontiamo un’eredit√† storica, dice, una mancanza di progettualit√† complessiva e di orientamento. Per questo, negli ultimi anni, la ricchezza di offerta culturale della citt√† √® stata percepita come un limite, a causa dell’assenza di coordinamento. Per il MAMbo la svolta √® venuta nel 2010 quando abbiamo realizzato con gli americani la grande mostra su Morandi al Metropolitan di New York trasferita poi a Bologna. Data l’importanza, la qualit√†,
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il numero delle opere esposte, l’unica struttura adatta era il MAMbo, non il Museo Morandi. La mostra ha cambiato la percezione internazionale dell’artista che √® entrato nella √©lite mondiale. stato anche un successo della semplificazione organizzativa che ha superato la divisione tra i vari musei. Se applicata a tutto il sistema, porterebbe vantaggi giganteschi.

Il MAMbo, nato nel 2007 dal recupero della ex Manifattura delle Arti, √® una costola della Gam che esiste da oltre trent’anni ma √® ormai soltanto una sigla: le sue opere sono scomparse. Che fine hanno fatto? Dal 2005, dice ancora Maraniello, abbiamo un progetto museale mai realizzato che riguarda tutto Palazzo d’Accursio, destinato ad accogliere le collezioni dell’800 e ‘900 e la Pinacoteca Civica. Ma sono mancati interlocutori chiari, c’√® stata una distribuzione improvvisata di funzioni dovuta alla rapida discontinuit√† politica: sindaci diversi, un anno e mezzo di commissariamento. Cos√¨ le collezione comunali d’arte moderna della Gam sono finite nei depositi, invisibili.

Maraniello parla anche di future grandi mostre, che a Bologna mancano da trent’anni. Quando sono arrivato al MAMbo come direttore, Bologna soffriva il complesso di Ferrara che per vent’anni ha seguito una scelta strategica chiara che l’ha portata a essere identificata con le famose mostre di Palazzo dei Diamanti. Ma Bologna √® diversa. Ha altre caratteristiche: per esempio √® importante la sua vocazione al contemporaneo. Non ha senso replicare modelli riusciti e identitari come quello di Ferrara, a pochi chilometri di distanza. Personaggio centrale della scena cittadina, √® stato per 15 anni rettore dell’Universit√† e oggi, attraverso la Fondazione, gioca un ruolo essenziale nel sostegno di tante istituzioni bolognesi. A coronamento della sua azione, Roversi Monaco ha ideato e realizzato un progetto ambizioso fin dal nome: . Musei nella citt√†. Dal 2003 la Fondazione Carisbo ha comprato o avuto in gestione otto edifici, palazzi storici e antiche chiese che sono stati accuratamente restaurati. Palazzo Fava, con un importante ciclo di affreschi dei Carracci, sede per mostre temporanee; l’oratorio di San Colombano, un museo esemplare di antichi strumenti musicali (collezione Tagliavini); nella ex chiesa di San Giorgio in Poggiale c’√® una biblioteca; Santa Cristina √® diventato auditorium per concerti; Palazzo Saraceni, sede della Fondazione, √® aperto per mostre. L’ultima e pi√Ļ clamorosa realizzazione di Roversi Monaco √® il Museo della Storia di Bologna, nel restaurato Palazzo Pepoli, inaugurato a fine gennaio 2012: allestito come museo virtuale, ricco di costosa tecnologia in parte interattiva, sorge a pochi passi dalle due Torri ed √® costato 45 milioni di euro: 130mila visitatori nei primi otto mesi. Tra acquisti, restauri, allestimenti, la Fondazione ha investito nel progetto ben 130 milioni di euro con l’idea di creare nel cuore della citt√† storica un percorso museale aperto, articolato in sedi diverse, ciascuna con una sua specifica funzione culturale. Un progetto colossale e di assoluta eccellenza.

Ma dopo l’apertura del Museo della Storia di Bologna, si √® aperto un dibattito anche polemico sul metodo autoreferenziale con il quale √® stato realizzato e sulla opportunit√† di un’impresa tanto costosa in una citt√† che soffre ormai la crisi,
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con gli altri musei che stentano a sopravvivere per mancanza di fondi e hanno finora contato sull’aiuto della Fondazione Carisbo. Roversi Monaco resta convinto della validit√† del suo progetto: Abbiamo riqualificato il centro storico partendo dalle strade: via Minghetti, via Manzoni, via Parigi, restaurate dalla Fondazione, e poi tutti gli edifici antichi salvati dal degrado: erano in abbandono, depositi per topi. Gli affreschi dei Carracci stavano lentamente morendo. Ma ci saranno le risorse per gestire tutte queste sedi e continuare a sostenere le istituzioni cittadine? Roversi Monaco reagisce con forza: Chi afferma che abbiamo fatto il passo pi√Ļ lungo della gamba √® qualcuno che a Bologna non ha mai realizzato nulla. una caratteristica della citt√†: l’importante √® che non facciano gli altri. Del resto so bene che √® comune l’idea che le Fondazioni siano vacche da mungere. Questa operazione √® costata molto ma nel nostro bilancio ci sono i valori attualizzati degli edifici comprati e restaurati: risultano superiori a quello che abbiamo speso. E resteranno patrimonio della citt√†. Nel futuro prossimo vede Bologna avviata a diventare importante citt√† d’arte. Subiamo la concorrenza insuperabile di Venezia, Firenze, Roma. Lo sforzo fatto finora dalla citt√† non √® sufficiente perch√© almeno una parte del flusso turistico si fermi qui. Il nostro √® per√≤ un turismo colto, di qualit√† e sta crescendo. Credo che Bologna abbia ripreso un suo ruolo: l’Universit√†, l’apparato museale, un insieme di centri di ricerca.

Troppi musei nascosti

Accanto a e ai Musei Civici, esiste un terzo polo museale troppo trascurato: i semisconosciuti musei dell’Universit√†. Proprio Roversi Monaco, quando era rettore, ha riunito nello splendido Palazzo Poggi, con un moderno allestimento, alcuni dei musei scientifici dispersi in diverse facolt√†. Aperto nel 2000, Palazzo Poggi espone l’eredit√† preziosa della tradizione scientifica cittadina: dalla spettacolare raccolta di cere anatomiche ai reperti naturalistici collezionati da Ulisse Aldrovandi nel Cinquecento. Purtroppo i visitatori sono meno di 3mila all’anno: un turismo raffinato, che viene anche da lontano. Non c’√® coordinamento con gli altri musei, manca ogni forma di comunicazione, cos√¨ Palazzo Poggi resta ignoto agli stessi bolognesi.

Pi√Ļ di ogni altra istituzione soffre di povert√† e solitudine l’unico museo dello Stato, la Pinacoteca Nazionale, scrigno dell’arte emiliana e non solo, un tempo perla dei musei di Bologna, circondato oggi da un quartiere frequentato anche da ladri e spacciatori. Il soprintendente ai Beni artistici Luigi Ficacci oltre che di Bologna si deve occupare anche di Ferrara, Forl√¨ Cesena, Ravenna Rimini. Racconta che per restauri, manutenzione, riparazioni e lavori vari nella Pinacoteca bolognese, nel 2012 il Ministero ha stanziato euro “zero”. Per gli altri “capitoli” ho in tutto 181mila euro. possibile che arrivino fondi, anche dallo stesso Ministero a fine esercizio, ma non programmabili, quindi non posso prendere nessun impegno. Impossibile pensare a mostre o altre attivit√†. Nel 2011 i visitatori della Pinacoteca bolognese sono stati appena 33.700. Eppure l’ingresso costa solo 4 euro.

L’epoca d’oro della Pinacoteca √® stata quella della innovativa Soprintendenza di Andrea Emiliani, fino a tutti gli anni Settanta. Aveva aperto la citt√† al mondo con le grandi mostre biennali, da Guido Reni ai Carracci, in collaborazione con i grandi musei, dal Metropolitan di New York alla National Gallery di Londra, che hanno ridato all’arte bolognese il prestigio che aveva perduto nel corso dell’800. L’ultima mostra √® stata nel 1979 e da allora mostre importanti non si sono pi√Ļ fatte. Sembra che Bologna si sia voluta trasformare seguendo un percorso inverso a quello di altre citt√† che hanno tentato e qualche volta sono riuscite a diventare citt√† d’arte promuovendo musei, eventi, mostre,
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puntando spesso sul contemporaneo, dice oggi Emiliani. Bologna ha compiuto questo sforzo prima degli altri, a partire dagli anni ’50 grazie a personalit√† come Cesare Gnudi e Carlo Ludovico Ragghianti e alla lungimiranza di Comune e Regione. Ho ereditato la Soprintendenza da Gnudi e Bologna √® stata modello di salvaguardia e di progettualit√†: la citt√† stessa √® stata difesa da due leggi, quella sulla zona della collina inedificabile e quella di Pierluigi Cervellati che impose un vincolo sulla struttura del centro storico in quanto tale, che √® servito fino a pochi anni fa.

Il centro storico decaduto

Sui mali profondi, sulle difficolt√† di Bologna ad accettare un cambiamento di rotta per ridare forza alla sua tradizione culturale, il soprintendente Ficacci ha maturato convinzioni condivise da molti: A Bologna c’√® un rifiuto, che √® poi molto italiano, a perseguire lo sviluppo dei servizi e dell’industria culturale. La paura del nuovo contraddistingue la citt√† ed √® il motore pi√Ļ evidente di una conservazione acritica e scaramantica del proprio passato. Teniamo separati da una parte una grande erudizione autoreferenziale e dall’altra un’organizzazione senza conoscenza, due mondi divisi, che non dialogano. Ormai i segni della decadenza di una citt√† tra le pi√Ļ colte e ricche d’Italia sono davanti a tutti. Pier Luigi Cervellati aveva fatto di Bologna un modello europeo secondo il principio che la citt√† storica √® un organismo urbano unitario cui va riconosciuta la qualit√† di bene culturale.

Oggi Maria Pia Guermandi, consigliere di Italia Nostra, descrive cos√¨ la situazione: Espulse verso le periferie intere fasce di popolazione, le attivit√† artigianali e il piccolo commercio, il centro storico di Bologna √® divenuto un guscio vuoto, colonizzato da banche e grandi catene commerciali, desertificato al calar della sera o preda di una “movida” invasiva e senza regole, fonte di conflitti e degrado.

Contro questo decadimento √® battaglia quotidiana per Paola Grifoni, soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici: La citt√† √® molto maltrattata. Mi ha colpito, appena arrivata, tre anni fa, l’inaudita sporcizia. La citt√† √® fatta di portici che sono di propriet√† privata. I condomini dovrebbero spazzare e lavare, ma ormai non lo fa pi√Ļ nessuno. C’√® il problema della presenza di decine di migliaia di studenti universitari che hanno colonizzato alcuni quartieri centrali: rifiuti, scritte sui muri, bottiglie ovunque, rumori notturni. una citt√† viva, gli studenti ci sono da secoli. Ma adesso c’√® meno attenzione, si rischia un rapido degrado del decoro cittadino. Forti polemiche ha suscitato di recente il colore aragosta squillante di un edificio ancora non finito, sorto al posto di una vecchia casa nella centrale piazza 8 Agosto. Ma la Grifoni non ha potuto intervenire: La legge del 2010 che ha istituito la Scia, dichiarazione di inizio attivit√†, √® stata devastante a livello nazionale. Ciascuno pu√≤ fare come crede. Per i colori a Bologna manca una normativa, basterebbe un semplice elenco dei colori ammessi. Adesso si pu√≤ dipingere la casa a pois. Stiamo cercando di evitare l’invasione di tavoli, sedie e installazioni fisse su strade, piazze e marciapiedi. Sinceramente, tutto questo √® molto frustrante per me ma anche per il Comune. Oltre ai colori c’√® il problema della pavimentazioni in pietra delle caratteristiche strade del centro. Il traffico pesante sconnette le lastre, provoca buche pericolose. Si provvede con l’asfalto, che non potrebbe essere usato ma costa poco. Il Comune definisce questi interventi temporanei. Per le solite ragioni economiche, pochi ormai si oppongono alle sponsorizzazioni pubblicitarie. Cos√¨ in questi mesi la facciata del Cattedrale di San Petronio, in restauro,
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è imbrattata da due grandi cartelloni che promuovono una marca di scarpe sportive. Di fronte, nel cortile dello storico Palazzo Re Enzo, proprietà comunale, tra bandiere e cartelloni è esposto un nuovo modello di automobile.

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MONFALCONE. Il sogno √® realt√† per la Dinamo Gorizia. Dopo una cavalcata lunga 36 partite, la squadra di coach Carlo Mantesso centra la promozione in C Silver, superando nella finalissima di Tolmezzo la Credifriuli Cervignano per 71 64. la prima volta nella sua storia che la squadra giocher√† in serie C. La Dinamo ha tirato fuori dal cilindro le ultime gocce di energia per resistere nel finale al ritorno di Cervignano, squadra che in stagione regolare aveva superato agevolmente in entrambi gli scontri diretti ma che in finale si √® dimostrata l’avversaria pi√Ļ degna dopo aver battuto in semifinale, contro pronostico, Casarsa.

Praticamente perfetto l’equilibrio nei primi due quarti,
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con la Dinamo a condurre 31 30 all’intervallo lungo, trascinata da un Nanut che nonostante le condizioni fisiche non ottimali ha condotto l’attacco andando a prendersi tanti punti dalla lunetta (15 punti nei primi due quarti, con 8/9 ai liberi). A firmare il primo parziale Dinamo, nel terzo quarto, sono state due triple consecutive di Federico Bullara, un altro degli eroi stagionali al pari di pap√† Roberto che all’et√† di 53 anni si √® preso l’ennesima soddisfazione della sua grande carriera. La Credifriuli √® stata capace di ricucire il primo break,
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ma la Dinamo è riuscita comunque a chiudere sul +6 il terzo quarto grazie ancora una volta ai canestri di Nanut, una tripla e un 2/2 dalla lunetta.

La Dinamo riesce a non calare fisicamente nell’ultimo quarto, nonostante l’et√† media nettamente pi√Ļ alta rispetto ai ragazzi di coach Thomas Miani, grazie soprattutto al contributo della panchina, ed in particolare di Tomadini, la vera carta vincente di questo finale di stagione. Grazie alle sue volate,
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infatti, la formazione dell’Ugg accelera e al 37′ sembra chiudere la gara (+10 firmato da Piras su assist di Tomadini). Nel finale, per√≤, Cervignano torna sotto con le triple di Dalla Pozza e ha addirittura la palla del sorpasso

nell’ultimo minuto ma il tiro dello stesso Dalla Pozza esce ed √® Federico Bullara a congelare il match dalla lunetta. Nella prossima stagione, quindi, Gorizia avr√† un derby tutto cittadino in C Silver,
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con Us Goriziana e Dinamo ad affrontarsi al PalaBrumatti e all’Ugg.