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Più relax, più libertà e più vita all’aperto. L’estate sembra la stagione ideale per anticipare i suoi progressi o, almeno, per recuperare eventuali “slittamenti” nella tabella di marcia. Un classico? L’appuntamento con il vasino oppure i primi passi o, ancora, l’assaggio dei primi alimenti diversi dal latte di mamma o dal biberon. Ma si tratta di fasi di crescita molto delicate, che spesso vengonoinutilmente accelerate.

Solo quando è il momento giusto per lui

Non bisogna esagerare con il “precocismo”, nella convinzione (ormai molto diffusa) che riuscire a fare prima le cose equivalga a essere migliori, più forti e intelligenti. Crescere non è una gara, e ogni bambino lo fa con i suoi tempi. “Spesso si sceglie l’estate per accelerare. Ma non è detto che sia il momento giusto: i tempi dei genitori vanno conciliati con quelli del bebè. Se non coincidono, si rischia di ottenere l’effetto contrario”, avverte Rosalinda Cassibba, ordinario di psicologia dello sviluppo dell’Università di Bari. “Molti genitori di oggi spingono i loro bambini a bruciare le tappe e si mostrano contenti persino quando scimmiottano l’adulto. Non si tratta di una spinta all’autonomia, quanto della convinzione che essere precoci significhi anche essere più bravi”.

Addio estivo al pannolino?

Di sicuro è la stagione più comoda, ma non è detto che sia la migliore. “Non bisogna lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui: il pannolino si toglie benissimo anche a Natale”, afferma la psicologa. “Al di là dell’educazione precoce che si basa su un condizionamento, l’uso autonomo del vasino implica una certa maturazione cognitiva: di solito il bambino manifesta questa volontà intorno ai 2 anni, ma c’è anche chi non è affatto interessato e impiega mesi per abituarsi al vasino”. Questioni in cui le stagioni c’entrano ben poco.

giusto dargli una mossa?

Per favorire i primi passi, in genere è sufficiente lasciare libertà di movimento e di sperimentazione. D’estate è più probabile che si creino le condizioni propizie: i genitori sono più presenti, aumenta la curiosità per l’ambiente circostante e si può lasciare il bambino libero di muoversi a piedi nudi, le “scarpe migliori” per imparare. Poi, però, molto dipende dal temperamento di ciascuno. “Ci sono bambini ‘osservatori a distanza’ che vanno stimolati un po’ più degli altri a muoversi, calibrando bene gli stratagemmi in base alla loro personalità per evitare che gli incoraggiamenti si trasformino in intrusioni”, suggerisce l’esperta. Molto dipende anche dalle abitudini: chi da piccolissimo ha avuto poche occasioni di sperimentare, impiegherà più tempo per imparare.

Primi assaggi in vacanza?

Che avvenga sotto l’ombrellone o in pieno autunno, lo svezzamento deve procedere in modo graduale. “L’allattamento non è solo nutrimento, ma anche fonte di calore e affetto: il bebè dovrebbe poter allontanarsene poco per volta, sotto la spinta della curiosità”, commenta la psicologa. “La mamma non deve viverlo come una rinuncia o una perdita, ma come una maggiore capacità del bambino di affrontare e padroneggiare le novità, forte della fiducia maturata nel contatto stretto con lei”. Ma per molti altri piccoli, il problema è opposto: essendo già nutriti col biberon da un pezzo, si pensa che tanto vale passare alle prime pappe già a 4 mesi (l’indicazione più accreditata a oggi resta quella di aspettare i 6 mesi). “Anticipando i tempi, però, si rischia di forzare il bimbo e di frenare il suo spontaneo interesse verso le novità col rischio di innescare, in alcuni casi, un rifiuto prolungato dei cibi solidi”, avverte la psicologa.

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