ugg mini boots comprendere ai confini

ugg palermo comprendere ai confini

Una mappa per un campo difficile

Se vedessimo il lavoro con gli anziani con demenza come un viaggio ci renderemmo conto che il territorio in cui ci si muove ?estremamente complesso nelle sue variabili e soprattutto perch?ci si sposta attraverso confini non assimilabili alle categorie usualmente utilizzate nella cura della persona anziana, n?ai modi di interagire nel contesto dell’assistenza. Non ?sufficiente infatti prestare ascolto, attenzione, non serve porsi in atteggiamento di dare prestazioni relazionali. Il viaggio ?spesso affrontato con “scarpe leggere”: gli operatori affrontano la cura dell’anziano demente con gli strumenti concettuali che accompagnano un “buon fai da te” delle relazioni, con la costellazione delle regole del variabile cielo del buon senso. Questo spesso ?motivo di sconcerto iniziale, di scontro tra le categorie della conoscenza implicita nel gruppo di lavoro, ?infine il tessuto di base per il burn out.

Il lavoro quindi si qualifica attraverso la costruzione di uno sfondo concettuale a cui i care giver possano attingere con creativit?per poter compiere di volta in volta un percorso di senso per il proprio operare. E’ la costruzione della mappa con cui poter essere nella condizione di sapere dove si ? di non perdersi o comunque in cui avere punti di riferimento per potersi orientare costantemente, sia come operatori a fianco dell’ospite, sia come gruppo nelle scelte e nel necessario scambio dialettico per compierle insieme.

In questo contribuire al lavoro del Nucleo Freedom si ?affacciato come concetto guida quello della “relazione di cura”: sia nel senso del prendersi cura dell’ospite, come sarebbe immediatamente intuitivo, sai nel senso del prendersi cura del lavoro e della qualit?della vita dei care giver e dei familiari. Le ricadute operative e organizzative sono state perci?principalmente di due tipi: l’intervento diretto sull’ospite e la predisposizione di contesti di condivisione e di supervisione perch?l’intervento diventasse patrimonio comune; la definizione di percorsi di elaborazione per i care giver e per i familiari in cui costruire e studiare una mappa di concetti per lo sfondo di senso. Una risposta possibile: i punti di riferimento della relazione di cura

La prospettiva concettuale che si ?ritenuto pi?ricca di spunti e di opportunit?per costruire la mappa ?stato l’approccio fenomenologico esistenziale, cio?quel modo di vedere ogni evento all’interno del suo contesto e di coglierne innanzi tutto l’intima complessit? in questo pensiero soggetto e oggetto non possono esistere indipendentemente, ciascuno pu?essere perch?esiste qualcuno che coglie il suo essere nel mondo. Il care giver ?tale perch?c’?un demente che ne qualifica l’esistenza, il demente ?tale perch?c’?un care giver che pu?restituirgli il senso di esserci.

Anche di fronte al comportamento del demente si pu?accettare la sfida di comprederne un senso, difficilissimo, a volte introvabile. L’idea portante ?che quel senso sia oscuro anche perch?gli strumenti di comprensione per questi confini dell’esperienza nella relazione sono ancora da costruire. Come il pensiero che le formiche non comunicano finche non si hanno gli strumenti per la rilevazione dei loro suoni, impensabili per i nostri organi di senso. Il demente che urla, che fa wondering, che ripete schemi verbali o che dispercepisce pone in essere la sua persona,
ugg mini boots comprendere ai confini
e il suo esserci ?all’interno della relazione che si struttura con chi lo incontra. Il care giver diventa cos?il portatore di senso per l’ospite con demenza. La risposta possibile allora pu?essere l’assumere la posizione di stare in una relazione di cura che innanzi tutto si qualifichi per la conoscenza dei termini della cura. Questi termini si possono definire attraverso un percorso di formazione sull’acquisizione di informazioni scientifiche sulla malattia e con la disponibilit?ad utilizzare se stessi come strumento di cura. Il pensarsi come tali implica utilizzare la propria conoscenza (la mappa dei concetti!), la percezione di s? la conoscenza delle proprie risposte emotive come via di accesso alla comprensione dell’altro.

Come si diceva sopra nella prospettiva esistenziale essere in presenza di una persona, qualunque essa sia, significa che si prova, si vive, si reagisce attraverso un determinato modo: questo provare, vivere, reagire ?inserito nel contesto della relazione con questa persona. Nel contesto della relazione di cura, prendersi cura dell’altro significa stare con quello che si ?nella relazione e utilizzarlo per dare sostegno.

Al momento perci?in cui gli operatori avvertono la necessit?di un supporto nell’incontro con l’ospite, il responsabile di nucleo rappresenta il problema sia negli incontri di supervisione, sia in uipe, in questa sede vengono condivise le linee di intervento. Nei casi affrontati si ?deciso di vedere insieme l’ospite nei momenti problematici per poi ricostruire le strategie di intervento alla luce delle considerazioni che si andavano costituendo.

In un primo intervento un comportamento come l’aggrapparsi alle spondine, visto come tentativo di controllo di un evento pauroso ha consentito di proporre il braccio dell’operatore, risposta sicuramente pi?corretta nell’obiettivo di rassicurare e sostenere l’ospite rispetto al ferro del letto; la visione del video dell’intervento ha consentito di cogliere come spesso sia stato contraddittorio il modo di toccare l’ospite tra operatori diversi, mentre uno tendeva a rilassare l’altro tendeva a stimolare, questo induceva nell’anziano particolare irritazione e di conseguenza ingestibilit? sempre attraverso l’analisi del video si ?potuto calcolare il tempo degli allontanamenti e delle passeggiate per ricondurre l’ospite al bagno al momento dell’igiene, inferiore di quattro volte rispetto al tempo necessario per tentare di trattenerlo.

In un secondo intervento invece si ?lavorato principalmente sulle emozioni degli operatori, infatti dopo interventi separati si ?condiviso all’interno del gruppo di ricerca il senso di esperire e accettare di stare senza resistenze con la sofferenza dell’impotenza,
ugg mini boots comprendere ai confini
con il senso per cui l’approccio per prove ed errori in realt?nasconde l’ansia dell’inadeguatezza, dell’intollerabilit?del fallimento. “Ma come ?possibile che io non riesca a condurre a buon esito la mia intenzione, sincera, di aiutare questa persona?”. Lo spazio per affrontare i sentimenti di rabbia e di impotenza consente di costruire un patrimonio esperienziale a cui attingere costantemente: si pu?stare con il senso di non riuscire e contemporaneamente pensare di essere buoni operatori, persone che hanno difficolt?e che sanno andare a cercare possibili percorsi di risposta, sostegno. Essere grandi non sta quindi nel sapere sempre dare risposte, sta piuttosto nella capacit?di non ripiegare verso giudizi che interpretano la realt?e affrontarla pur in tutte le sue sfumature di difficolt?

E’ con questi concetti che il lavoro con il demente pu?essere sostenuto e diventare occasione di crescita esistenziale, come ogni esperienza di relazione ai confini, come la follia, come il maternage, come l’amore. Viaggi in mondi in cui sono l’integrit? la possibilit?di condividere e la capacit?di avere concetti forti i punti di riferimento per non perdersi.

Il lavoro come gruppo di ricerca e di formazione permanente d?una dimensione di continuit?e di stabilit?all’acquisizione di questo tipo di professionalit?e di percorso personale non solo agli operatori addetti all’assistenza, ma anche a tutti i care giver della struttura. L’obiettivo perci?sta nel dare veste razionale, condivisibile e continuativa a queste esperienze, coinvolgendo anche le altre professionalit?che possono cos?sia essere coinvolte, sia dare contributi nella conoscenza scientifica e nella elaborazione delle proprie esperienze.

La circolarit?dell’intervento si chiude con la progettualit?con i familiari. La relazione di cura comprende il fatto che l’anziano demente viene visto come ospite della struttura e come membro di un contesto di relazioni familiari di appartenenza. L’attenzione quindi alla famiglia di provenienza si concretizza nell’incontrare i familiari e condurre con essi un percorso di riconoscimento reciproco. Appare importante che i familiari abbiano un luogo in cui poter elaborare l’evento luttuoso dell’aver perduto l’altro nella relazione, pur non avendo la possibilit?di piangerlo se non con un lutto paradosso: l’altro c’? apparentemente, solo corporalmente. Si tratta quindi di ricostruire percorsi di senso per una relazione di conoscenza dell’altro nel suo essere malato, nel suo essere ancora vivo e nel suo poter ancora essere un interlocutore affettivo.

Per questa tappa

In questo tempo si sta lavorando nell’elaborazione di questa mappa e nell’utilizzarla all’interno del viaggio del Nucleo: non a caso infatti il titolo della prima verifica ?stato “Walking Freedom”. La consapevolezza emergente nel gruppo di lavoro, che si consolida in modo continuo, sta nel considerare la preziosit?del percorso compiuto,
ugg mini boots comprendere ai confini
nel vivere la sacralit?dell’incontro con l’altro in questa frontiera delle relazioni: di questo ed altro si fa bella la vita