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ne è del diritto mentre la tecnica s del nascere e morire umano? La domanda posta da Natalino Irti (2007, p. 41) ci conduce direttamente al cuore del problema del biodiritto. Esso indica molto di più di un neutro legame tra vita e diritto: da una parte vita smette di essere una semplice durata, un intervallo di tempo tra nascere e morire, cui erano affidati confini certi, e persino sacri e inviolabili. Dall diritto smette di essere un semplice meccanismo di regolazione. Giuridificare la vita significa metterla in e, di conseguenza, incidere direttamente su destini, scelte, progetti: mai come in questo caso il diritto si costruisce come tecnica, e insieme potere, che aggiudica libertà e limiti, possibilità che si aprono e contingenze che ne riducono gli spazi. Il gioco che si instaura tra la vita e le regole (Rodotà 2006) si snoda sempre su equilibri provvisori e instabili tra le tante dimensioni della vita, gli ambivalenti poteri della tecnica e le domande crescenti che vengono rivolte all e al diritto. Mai soltanto limite e mai soltanto potere legittimamente riconosciuto, il diritto si trova di fronte all della vita con compiti difficili. Paradossalmente dovrà prendere distanza dalla vita per poterla regolare.Prima che il legame tra scienze della vita e diritti dell venisse richiamato direttamente da testi di legge, e diventasse tema rilevante, il rapporto tra diritto e dimensione vitale dell si era già da tempo imposto alla cultura giuridica. Mai, però, in questa forma e con questa intensità.dei rapidi progressi della biologia e della medicina e che un uso improprio della biologia e della medicina può portare ad atti che mettono in pericolo la dignità umana così esordisce il preambolo di un importante testo normativo che ha per soggetto i europei Affermando che i progressi della biologia e della medicina devono essere utilizzati per il beneficio delle presenti e future e riconoscendo l di un dibattito sulle questioni sollevate e sulle risposte da dare viene solennemente emanata la Convenzione sui diritti dell e la biomedicina (Convenzione di Oviedo).Il testo dell 1997 emanato dal Consiglio d è preceduto dal Preambolo in cui si traccia il senso e si individuano le linee di un intervento normativo intorno alla questione della biomedicina.Come accade per molti documenti giuridici, questo appare immediatamente nella sua natura di testo assume come compito quello di tracciare linee guida, norme, limiti al possibile utilizzo improprio delle tecnologie biomediche. A questo proposito, la Convenzione si dimostra anche una sonda efficace della rilevanza dei problemi e delle inquietudini di un Non è il primo, né sarà l ma è forse il testo normativo in cui, più esplicitamente, irrompe la questione della della vita come confine oltre il quale la tecnologia non può spingersi e non può espandere competenze e domini.Tale testo appare come sensore potente della percezione del problema e dei compiti da affidare alle regole giuridiche. Non vieta né legittima, ma disegna solchi giuridicamente compatibili, secondo un linguaggio consentito al diritto, in cui libertà e autonomia delle singole sfere sono sempre riconosciute entro paradigmi e confini giuridicamente compatibili. Al di là dei singoli contenuti e delle specifiche previsioni, questo testo mostra un rapporto, non sempre lineare, tra il diritto e la vita. Lo si può definire un testo biogiuridico in cui si percepisce una diffusa richiesta di consapevolezza pubblica, oltre che l di direttive e principi cui ispirarsi. Le questioni della biomedicina così vengono definite hanno fatto, dunque, irruzione nel sistema delle regole giuridiche, forse in ritardo, magari con una tematizzazione non del tutto soddisfacente, con tante incertezze, ma hanno anche imposto riflessioni alla province of jurisprudence.Di fronte alle ormai consuete accelerazioni della tecnica, gli anni più recenti hanno mostrato una sola apparente divaricazione. Da una parte si è assistito al crescere di un dibattito, a volte dal carattere un po sul cosiddetto postumano, una sorta di Atlantide piena di chimere e di corpi elettronici; dall si è registrata una diretta conferma del presagio della filosofia di fine Ottocento secondo cui il nella sua fisicità, avrebbe costituito il rosso dell modernaTra un corpo scomparso e un corpo ritrovato, la discussione pubblica si è concentrata in maniera prepotente sulla dimensione della vita e della sua Tracce di tali discussioni si ritrovano in molti luoghi, ma testimonianze rilevanti dello stato della questione sono consegnate, come non mai, a quei testi normativi che ne recepiscono il problema e ne possibili soluzioni. L stringente tra il diritto e la vita (il life dominion) risiede esattamente in questo punto e caratterizza in maniera puntuale l contemporanea. Per questo il diritto, che è un complesso sistema costituito da prescrizioni, decisioni, e da ragionamenti su prescrizioni, è diventato per larga parte biodiritto, avendo fatto proprio l delle relazioni tra limiti e possibilità della vita, quando la vita, si dice, diventa manipolabile da parte della tecnica.Questo secolo si è aperto con uno dei testi normativi più significativi nella storia del costituzionalismo, la Carta dei diritti fondamentali dell Europea (Carta di Nizza) del 2000 entrata in vigore nel 2003; il documento è destinato a costituire la parte seconda del Trattato costituzionale europeo, attualmente in via di riforma.La sua importanza è da rinvenire a diversi livelli, di cui alcuni attengono al carattere costitutivo di questo inedito spazio politico dell (fra, ma anche oltre gli Stati), altri alla dimensione, non soltanto simbolica, dei diritti che vengono sanciti, altri ancora al loro specifico contenuto. Non è nuova, del resto, la tendenza a leggere i documenti giuridici come veri e propri testi letterari che informano sull sulle sue sensibilità, sui suoi temi rilevanti. Letta come un del proprio tempo, la Carta di Nizza appare come un testo particolarmente importante per il modo in cui adotta un linguaggio normativo riferito a temi, o assenti, o soltanto in ombra nelle precedenti esperienze costituzionali. Ripercorrere la mappa delle sue prescrizioni significa ritrovarsi di fronte a un singolare giuridico della vita degli individui ( nella tradizione più francese).L è dedicato alla clausola della dignità umana (degli umani) definita come inviolabile e oggetto di rispetto e tutela da parte della sfera pubblica. La dignità, che prende il posto, forse riassumendole, delle più tradizionali clausole dell e della libertà, aveva fatto il suo ingresso nelle costituzioni e nelle carte dell dopoguerra quando, in maniera forse più decisa, le comunità politiche avevano sancito il più della violenza e della che soltanto il rispetto dei diritti fondamentali delle persone avrebbero potuto fermare.Nel riconoscimento della dignità dell umana vi è qualcosa in più: nella Dichiarazione universale dei diritti dell del dicembre del 1948 la dignità si articolava nell diritto a come uomini con echi kantiani facilmente riscontrabili. La consapevolezza che uomini spesso non coincide con l umanità aveva spinto la comunità internazionale a porre la dignità della vita di ogni individuo al centro dello statuto giuridico degli individui e come cuore pulsante delle costituzioni: essa era progetto positivo da perseguire all della sfera pubblica e limite negativo all di qualsiasi potere. Ancora più esplicitamente, nella Costituzione della Repubblica Federale di Germania del 1949 e nella giurisprudenza che l interpretata e applicata, è stata intesa come salvaguardia della vita, materiale e immateriale, di ogni individuo di fronte a sofferenze gratuite imposte da qualsiasi prepotere. Vi sono tracce anche nella Costituzione italiana (artt. 2, 36, 41), anche se meno visibili di quelle emergenti in altre leggi fondamentali.Ripartire da questa tradizione nel testo costituzionale europeo non è senza significato, anche perché in questa maniera si individua un passaggio dalla categoria del soltanto centro di imputazione giuridica astratta, a quello delle persone con le loro scelte, i loro destini, la loro esistenza concreta. Che il referente della dignità sia la nella sua complessità è indicato da quella mappa ideale della Carta di Nizza che fa seguire all in chiave di dignità, la sanzione del alla vita (art. 2) di ogni individuo e l conseguente, della pena di morte che è antitesi, appunto, del diritto alla vita. Dignità della vita va intesa specificamente come dignità di una in quanto singolo e nelle formazioni sociali: qualificazione di una modalità che tiene sempre insieme individuo e comunità e lega lo ius solitudinis alla più aperta socialità che si esplica nelle relazioni, nei gruppi. Si potrebbe dire che si tratta di persone carne e ossa per riprendere la nota formulazione di Walter Benjamin; ed è proprio a partire da questo contenuto giuridico minimo che ogni altro diritto può trovare una forma di riconoscimento.Nella sua declinazione costituzionale, infatti, la vita materiale e immateriale degli individui trova cittadinanza nell delle regole giuridiche, che è molto di più della sua semplice Si può ricostruire nel testo costituzionale europeo una specifica della vita, con tutte le sue più diverse dimensioni, da quella puramente biologica a quella propriamente psichica o spirituale: in controluce finiscono per evidenziarsi le complesse pieghe del body mind problem (corpo/mente), con tutti i suoi incidenti ma questa è altra questione. Dunque ogni individuo, continua la Carta all 3, ha diritto alla propria fisica e psichica Si allarga così lo sguardo rispetto ai codici civili del secolo scorso e si parla insieme di soma (corpo) e psyché, non separandoli, ma connettendoli reciprocamente. Quella che sembrerebbe soltanto una clausola generale, che rischia di svuotarsi, viene progressivamente riempita da puntuali riferimenti tanto al contenuto della vita quanto alle scelte immateriali che possono connotare lAl 2 co. si ribadisce, ed è qui la novità, che nell della medicina e della biologia devono essere rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, il divieto delle pratiche eugenetiche selettive della specie, il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti fonte di lucro, il divieto della clonazione riproduttiva. Anzi, proprio nella grammatica della vita che il testo costruisce, biologia e biografia non si sovrappongono; il carattere biografico dell è molto più legato a dimensioni esistenziali che si consumano dentro forme collettive, condivise, dentro una contingenza storica indipendente dai cromosomi. Due gemelli vissuti in ambienti diversi mostrano, per es., diversità profonde e atteggiamenti culturali differenti; il cosiddetto diritto all è qualcosa di più del semplice dato genetico e le leggi europee sulla privacy lo hanno di recente ribadito. Persino in decisioni giudiziarie si parla del ad essere sé stesso come diritto a scrivere la propria storia con parole e racconti, almeno in parte, propri: oltre che biologia è anche, se non soprattutto, biografia. L è sicuramente dato genetico, ma è anche della memoria di sé persino nei documenti giuridici.Le declinazioni complesse della nei testi costituzionali che questi ultimi decenni ci hanno proposto si sforzano di indicare il perseguimento del fine della dignità come compito collettivo in cui ci sono doveri della sfera pubblica da attivare. Il modello che torna è quello illuminista consegnato a leggi fondamentali come la Costituzione francese del 1793 che ribadiva il dovere di tutti di tutelare e attuare i diritti individuali. E questo vale soprattutto per la clausola della dignità che, in ambiente anglosassone, è stato definito come il knockdown argument.Il nuovo habeas corpus passa infatti per il divieto rivolto ai pubblici poteri di sottoporre alcuno a o trattamenti inumani e degradanti (Carta di Nizza, art. 4), per l di rimuovere le di schiavitù o di servitù e le costrizioni a un forzato o obbligatorio e per la proibizione della di esseri umani (art. 5). Tali prescrizioni sono accompagnate anche da un vincolo di penale per gli Stati membri che l Europea ha ribadito nelle politiche di sicurezza e giustizia. Che poi le prescrizioni non siano sempre accompagnate da prassi di politiche sociali adeguate non è, ovviamente, questione di dettaglio ma è sicuramente altro discorso. Dello stesso tenore appaiono gli espliciti richiami al dovere di rispettare e far rispettare la privata e familiare di ogni individuo, il e le sue comunicazioni (art. 7): il nome possibile è quello dell di ogni individuo, come presupposto della dignità, da realizzare attraverso tutele negative e obblighi positivi (habeas data, protezione dei dati personali e libertà di scegliere la propria dimensione di vita). Non si giunge alla nota sanzione del diritto alla felicità della Costituzione americana, ma sicuramente a un singolare diritto alla vita degna, in cui tanto felicità quanto vita degna non sono intese in maniera monologante, a valore unico e imposte dall come nello Stato etico. Le norme indicano il diritto a ricercarle individualmente, ma anche l a rimuovere gli ostacoli che a esse, nei fatti, si frappongano.In questo senso vanno interpretate le norme che proteggono i singoli cittadini da pratiche statuali contrarie alla dignità (art. 19) e quelle che traducono il principio di uguaglianza in divieti di discriminazione. Le forme della discriminazione, sempre possibile nei fatti, sono indicate nel testo giuridico con lo stile di una grande narrazione che la tradizione costituzionale europea, non ultima quella della Costituzione italiana del 1948, ha conosciuto. Si parla infatti di discriminazione in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l o le tendenze sessuali (art. 21); non ultima viene interdetta quella particolare discriminazione fondata sulla che pure, come è peraltro ben noto, nella discussione pubblica europea, non di rado abbiamo visto ritornare.Lo schema adottato è quello della diversità non come limite, ma come struttura costitutiva dell La novità non secondaria è che nel catalogo delle discriminazioni figurano inediti come le caratteristiche genetiche che vengono esplicitamente richiamate; questo non è semplice omaggio ai novissima del dibattito scientifico. Si tratta di un problema di etica della vita pratica che il diritto europeo affronta perché l quotidiana ha suggerito la rilevanza e la ricorrenza di discriminazioni sulla base della genetica: si pensi ai casi giudiziari frequenti decisi da corti nazionali e dalla Corte europea dei diritti dell di Strasburgo sulla discriminazione nei contratti di lavoro e nei contratti di assicurazione in cui la della genetica viene usata per prevedere inefficienze lavorative o rischi assicurativi. Qui si vede come il dato si trasformi in atteggiamento culturale e in pratica sociale, che hanno a che fare fino in fondo con la e la sua uguaglianza e, quindi, inevitabilmente, con il diritto. Si tornerà più avanti sui dati genetici, su cosa siano dal punto di vista giuridico, sul loro statuto, ma fin da ora va sottolineato il fatto che il diritto incorpora (internalizza con una Verkrperung) il linguaggio della scienza traducendolo nel suo. Così nei testi costituzionali i dati genetici sono fonte di discriminazione, altre volte costruzione dell che attengono a dimensioni della vita che non possono essere mai esaustive. Non a caso la Carta immediatamente dopo prende in considerazione la condizione sessuale e l donne, uomini, bambini, anziani, disabili. Il lessico ci pone direttamente di fronte alla questione del bios con la sua singolarità (l il sesso, la malattia) e la sua relazione infraumana: non è richiamata la dimensione di un soggettività giuridica, ma quella dell concreta, delle singole vite con tutte le loro determinatezze.Più apertamente che in passato, questo testo costituzionale fa emergere un singolare rapporto tra la vita e il diritto: la vita suggerisce il diritto (nomos) e il diritto interpreta e regola la vita (tanto bios quanto zoé). Il gioco è quello dell relativa dell e dell ma anche quello di una loro relazione ineliminabile che, pur esistendo da sempre (si pensi al nomos empsychos di scuola platonica), soltanto qui e soltanto ora diventa semanticamente influente.Dunque questo secolo si è aperto con un testo che affonda lo sguardo sulla vita e che quindi è esempio di quella cultura biogiuridica che si era andata costruendo nella scienza, che aveva fatto il suo ingresso nei testi normativi e che si era proposta come di fronte alla giurisdizione negli ultimi anni del secolo scorso. La Carta di Nizza, che abbiamo ricostruito attraverso il filo rosso della dignità della vita, non fa altro che coagulare tracce già visibili di una regolazione e di una tematizzazione giuridica della questione del bios, individuale e collettivo. Si pensi a metà degli anni Novanta al Protocollo di Kyoto, nel quale si sottraeva all (pubblica, degli Stati, e privata) e si definiva comune dell il fondo del mare, da preservare in quanto custode del patrimonio genetico dell da trasmettere alle future Si era avuta un con il Trattato sullo spazio extratmosferico (1967), con l per la salvaguardia delle risorse naturali della Luna e degli altri corpi celesti (Moon Agreement, 1979), con la Convenzione sulla diversità biologica (1992).Accanto a molti altri vanno richiamati alcuni testi normativi, non per caso sovranazionali, che hanno anticipato i contenuti della Carta e che rappresentano il modello di una forte delle tematiche della vita nel panorama del diritto. Le domande che abbiamo visto crescere nella scienza e nell pubblica hanno trovato alcune prime risposte in importanti testi giuridici, così come il diritto può fornire risposte. Va sempre infatti richiamata la nota legge di Hume per cui non si possono dedurre fatti da norme, descrizioni da prescrizioni, e che tra previsione normativa e realtà che dovrebbe a essa adeguarsi vi è sempre una cospicua distanza di sicurezza (la normativa è il pericolo in cui si incorre). Questo significa che non basta una norma perché la della vita si realizzi, ma senza la norma non si possono imputare inadempienze da cui nasce la sua lesione.Se ci sia, quale possa essere e come regolare improprio della biologia e della medicina è la domanda con cui, abbiamo visto, esordisce il Preambolo della Convenzione di Oviedo del 1997 dedicata significativamente ai diritti dell e alla biomedicina; tale domanda è rivolta al diritto in maniera del tutto differente rispetto all alla religione, all alla politica. La domanda di regolazione rivolta al diritto nasconde richieste di orientamenti normativi generali e vincolanti, non incompatibili, ma diversi rispetto a quelli elaborati dall Di fronte alle tante comunità morali e alla pluralità delle scelte (la delle scelte al diritto si chiedono principi e direttive unitarie e condivise: che ci si riesca è un altro conto e ciò dipende dal fatto che non si realizza tanto facilmente la del diritto rispetto agli orientamenti morali.Dall al dirittoIn un documento informativo del Consiglio di Stato francese del 1988 intitolato non a caso Dall al diritto, si diceva che il cammino dall al diritto sarebbe stato inevitabile e che le questioni della vita sarebbero ricadute prima o poi nel dominio del diritto con un salto difficile, ma obbligato, dalla alla quanto è avvenuto all dei sistemi giuridici nazionali e, in maniera più significativa, all di essi in una sfera pubblica più vasta. Uno degli esempi più evidenti è offerto dalla Convenzione di Oviedo che traccia alcune linee normative (i sono, mai come in questo caso, delle regole nei confronti della biomedicina. Ponendo al centro la dignità della persona, si subordina ogni intervento al consenso, informato e t
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