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FIRENZE. Hanno risposto in più di duemila, ieri, all’invito del direttore Eike Schmidt per visitare in anteprima, e gratuitamente, il nuovo allestimento delle sale degli Uffizi destinate a ospitare le opere di Caravaggio e la pittura del Seicento. Così che in breve, nell’ordinario giorno di chiusura del museo, si è formata una coda sotto il loggiato della Galleria, fino al lungarno, degna delle vacanze pasquali. L’intenzione è di creare un’esperienza intellettuale sia per i non specialisti che per gli esperti della materia. Grazie all’accostamento di pittura fiorentina e del resto d’Italia, con dipinti d’oltralpe, si recupera lo spirito internazionale del gusto dell’epoca, aperto a suggestioni provenienti da ogni paese. L’itinerario si apre con i lavori di artisti ancora cinquecenteschi ma che già si discostano dai canoni manieristici, dove spiccano il curioso “Uomo con scimmia” di Annibale Carracci e “Allegoria di Ercole” dei fratelli Dossi, si prosegue ammirando il “David e Golia” di Guido Reni e la “Decapitazione di Oloferne” di Artemisia Gentileschi, in attesa del “Sacrificio di Isacco” di Caravaggio che a giugno rientrerà da Forlì dove è in prestito, e si sfocia nella Sala della Medusa, il celebre scudo da parata dipinto da Caravaggio e ora esposto in una nuova teca sullo sfondo di un grande pannello rosso,
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attorniato da “Armida” di Cecco Bravo, dalla statua romana di Minerva e dal quadro raffigurante la testa coronata dai serpenti di Otto Marsaeus, in passato attribuito a Leonardo da Vinci. dedicata alla natura morta la sala che ruota attorno all’altrettanto celebre dipinto di Caravaggio, il “Bacco”, impreziosita da un vaso di fiori di Carlo Dolci e da una tela di Velazquez, mentre in quella successiva, imperniata su scene illuminate da candele, troneggia la “Natività” di Gherardo Delle Notti, affiancata dalla “Annunciazione” di Matthias Stamer e dalla “Carità romana” di Bartolomeo Manfredi. Tocca poi ai massimi maestri della pittura europea dell’epoca, Rembrandt, Rubens e Van Dyck, dipinti di piccolo e grande formato che costituiscono un trittico di inaudita bellezza, in controcampo con la ritrattistica fiorentina esemplificata nei due lavori di Giusto Sustermans: il Galileo

Galilei da una parte, Cosimo II, Maria Maddalena d’Austria e il figlio Ferdinando II dall’altra. Il percorso si chiude con un teatrale “Rinaldo e Armida” di Cesare Dandini, e una piccola, preziosa “Santa Caterina d’Alessandria” di Francesco Furini. RIPRODUZIONE RISERVATA
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