ugg negozi Rivista di studi sulle letterature e le arti europee

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In di vita Pietro Pancamo, scrutinatore di res cotidianae va risarcendo i muri lesionati del banale con un linguaggio r a scialo d che interna le radici nell ferax d puntuale poetico sapientemente intumidito di favi sinestetici e un inebriante catamarano di metafore, metonim similitudini, catacresi, oss prosopopee, distensive allitterazioni offerte in dono. Le parole diramano da un disco fonografico ascendente (per via della preziosa, spiazzante biosfera lessemica) che va depennando parti all centrocampisti di stanchezza babilonica, un mesto cavitarsi di progetti a corto d Esemplari le immagini: giorno che saltella/ lungo le impronte delle mie scarpe;/ il giorno che saluta frantumato,/ quasi appostato/ fra le dita (pag. 13), calore in maniche di luna,/ che mi costringe sempre/ a sentirmi male./ (pag. 31), di lavatrici scoperchiate/ un belvedere/ per le formiche nere. (pag. 27), stelle digrignano in cielo./ Vento che straripa dal buio. (pag. 28).

L tonico dell aureolata di leggerezza bivalente, s con frizzi d ai versi, arrotondando da un lato gli spigoli al reale, dall dando buona accoglienza ad uno stile densamente abitato dalla colloquialit confidenziale in cui la descrizione di persone e luoghi presto trascesa negli acquemoti di un tutta interiore: il tacchino riscaldato:/ andiamo verso il forno/ tenendoci per mano. (pag. 14), di sera,/ tornando a zonzo verso casa/ sembro un fantasma nero che,/ appuntito come un ago,/ viaggi sui trampoli del buio (pag. 22), mentre una certa propensione al guizzo caricaturale parrebbe intersecare il nostro autore in alcuni punti della poetica della carnevalizzazione palazzeschiana, bench il dell espressivo s morbidamente sui luminosi linguistici di Eliot.

E in di vita assistiamo al raduno epifanico di rappresentazioni del dire da slancio gotico; cos il sole pioggia di luna il nonno stiracchia azzuffandosi con l a quella luce che sbrodola tra le persiane posa le mani due tele di ragno sul davanzale mentre il poeta nel buio vede finestre chiuse tra perimetri di sonno Nella magrezza pi volte richiamata, gorgoglia, nera di marokite, la macilenza avara dei sentimenti, morbo pandemico, la pigrizia e la paura di darsi, anoress affettiva del fare e del ricevere da cui nessuno pu ritenersi immune che gonfia le vele al livido smile dell Nella crisi in cui l annaspa, senza paradigmi valoriali da inseguire, il manto di vita capace di imbastirci i sogni di bellezza, sfolgora ostinato nella forza creativa attrattiva della parola e si reifica nella stupefazione fanciulla non dinanzi a titaniche imprese ma al cospetto del semplice tip tap del divenire, dell naturale e necessario delle cose.

Volutamente magro (in alcuni passaggi), all dimesso, lo stile, inalveantesi a tratti tra gli asciutti costoni d impietoso sguardo da fotoreporter, ma che pure, contro l di lune e di magia, s et nunc di gremia materiali da cui scavare bulbi, altezze, nutrimento. Indice distintivo quest che sale sui cavalletti della grande poesia americana postmoderna pensiamo a Robert Lowell (1917 1977) vincitore di due premi Pulitzer. I corpi e lo spazio danno esito a un piovana di proiezioni in cui il del cammina sottobraccio con la vitalit pi piena. questa la poesia di Pietro Pancamo: uno speculare processo di appropriazione ed espropriazione del vuoto che dalle strettoie insolenti del nulla spinge sugli argini di un possibile e intravista.
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