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Ci provòChristopher Kane, con scarso successo, durante la sfilata primavera/estate 2017, quando mandò in passerella modelle con ai piedi Crocs marmorizzate earricchite con insertidi minerali grezzi. Ci ha riprovato una seconda volta, più recentemente, con Crocszebrate di vari colori ispirate alla sua collezione pre autunnale, con dettaglidifiori metallici epiume di struzzo. La prima versione costava 275 , la secondasolo 65 . Sono sempre stato un loro fan, raccontava lui, riferendosi ovviamente alle ciabatte gommose.Mi piace che siano brutte,per niente femminili o progettate per sedurre. Come dargli torto. A luglio Julia Hobbesha provato a indossarlenegli uffici di Vogue, testando le reazioni di colleghe e amici: nessuno si è rivelatoparticolarmente entusiasta. passatal’estate, e credevamodi essere riusciti a rimuovere dalle nostre menti quell visione. Dopoil mezzo fallimento del doppio tentativo di reinterpretazione speravamo di esserci liberati del tutto delle Crocs, non immaginavamoche perfino la stimatissima Maison Margiela aveva deciso di reintepretarle (per la primavera/estate 2017) in una lussuosa versione in vitello (in vendita a ben 608 dollari).

Inizialmente concepite come calzatura da barca da tre intraprendenti amici di Boulder, Colorado, nel 2002, la Crocs si posiziona tra laBirkenstock chiusa e lo zoccolo Dr Scholl spogliata dall fricchettona e di sinistra della prima (che poi si è evoluta, ne avevamo parlato qui) e quella di fragile anziana del paese della seconda. Siccome è plasticosa (fatta di una speciale schiuma anti scivolo, anti odore e anti microbi) e leggerissima è futuristica e siccome è goffa e orrenda è ironica, in più è comoda e brutta, perciò il messaggio confortante che lancia è: “è sabato mattina, sono in tuta e me ne fotto del buon gusto”, attivando nella nostra mente le sinapsi collegate al tempo libero e al relax.

Questo per gli adulti. In realtà il fenomeno, che conosce la sua espansione in Italianell’estate 2007, parte dai bambini: a loro piaceva il nome, Crocs, che deriva da crocodile (il marchio originale ha un coccodrillo come logo) e gli piaceva che fosse senza peso, comoda, colorata, ma soprattuttoche si potesse personalizzare con le Jibbitz, le spille di varie forme (fiori, animali, cuori, ecc.) che si mettevano nei buchi. Più che una scarpa si trattava di un gioco, un album di figurine sempre a disposizione ai propri piedi. Non solo le Crocs permettevano al loro possessore adulto di autocompiacersi del proprio sagace cattivo gusto chiunque se interrogato ne ammette la bruttezza, nessuno le trova “belle” intanto però erano state avvistate ai piedi di Al Pacino, Matt Damon, Isabella Rossellini e Halle Berry, tra gli altri,
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e loro lo sapevano. Grazie alle versioni tarocche che immediatamente iniziarono a circolare, si potevano acquistare anche a 3 euro. Arrivarono le declinazioni per l’inverno, ancora più raccapriccianti per via di un pelo sintetico, morbidissimo, a contrasto o dello stesso colore della gomma. Il boom durò qualche anno, finché, nel 2009, l’azienda andò in crisi. Due i motivi: essendo di fatto indistruttibili, nessuno aveva bisogno di comprarne un altro paio. E poi costavano troppo, e molto probabilmente Al Pacino e Halle Barry erano stati tipo gli unici a comprarle originali.

Insomma, l’azienda fondata dai tre amici di Boulder che era diventata uno dei fenomeni più inarrestabili negli Stati Uniti post recessione, si ritrovò nel 2008 a perdere 185,1 milioni di dollari. Più di duemila dipendenti lasciati a casa, milioni di debiti, magazzini pieni di scarpe invendute. Le Crocs sembravano vicine all’estinzione, per restare alla metafora del coccodrillo. Invece no. Colpo di scena: dopoKane e Margiela che tentano di resuscitarle, ed ecco che ritornano a bomba nella Settimana della moda di Parigi, per la primavera/estate 2018, con Balenciaga, in un’agghiacciante versione con la zeppa, che nemmeno nei nostri peggiori incubi avremmo potuto immaginare. Nella decima collezione di Demna Gvasalia, le terribiliscarpehanno condiviso la passerellacon delle stiletto munite di borchie lunghe almeno 5 cm.

Le reazioni, come per ogni gesto un minimo coraggioso compiuto dagli esseri umani nella storia, sono state da una parte di avversione e dall’altra di entusiasmo. Gavasalia racconta di adorare le Crocs perché sono fatte di un solo pezzo di schiuma plastica, e questa tecnologia del materiale si accorda molto bene con lo stile Balenciaga (un marchio abituato a sorprendere attraverso l’appropriazione degli oggetti più quotidiani e working class: vedi la borsa Ikea), nel futuro, aggiunge, ognuno potrà stamparsi le sue Crocs a casa sua con una stampante 3D. Si è parlato molto della reinterpretazione, da Vice (che addirittura identifica una nobile antenata della calzatura nella storia della moda) a Gq (che ci ricorda come Jared Leto eShia Labeouf le usino ancora, e con un atteggiamento decisamente più Balenciaga e meno sfascione in hangover com’era quello di Al Pacino). Però a volte viene voglia di lanciarsi senza freni nel futuro, dimenticare il post moderno, gli anni eaffacciarsi finalmente a un paesaggioinedito, mai visto. Nonostante questo atteggiamento di ripescaggio produca spesso prodotti di ottima qualità,a volte viene voglia, nella moda come nell letteraturaenel cinema, di una specie di tornado che spazzi via il passatoe regali visioni nuove, sconcertanti. Quello che ci vorrebbe, insomma, è unaspecie di movimentofuturista(ops,
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già fatto anche questo).