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CORIANO Quello che resta di Valleverde, ossia l’impero della calzatura comoda nato 40 anni addietro in quel di Coriano, sono 8 dipendenti e scarpe che arrivano dall’estero e che di made in Italy non hanno nulla. A denunciarlo, al termine di una lunga vertenza sindacale, sono Filctem CGIL e la Femca CISL. Sembrano trascorsi secoli da quando Valleverde investiva l del fatturato, circa 7 milioni di euro, in pubblicit ingaggiando super testimonial come Pel Kevin Kostner e Julia Roberts, invece sono trascorsi appena 10 anni. Dal 2009, quell che proprio in Romagna nata e cresciuta diventando leader mondiale nel settore della calzatura comoda a elevata qualit con 270 dipendenti, 1.700 punti vendita e una produzione di circa due milioni di scarpe ha dovuto fare i conti con la contrazione dei consumi. Ma secondo i sindacati la crisi stata “pi un prestesto per uno smantellamento aziendale calcolato che una vera causa di dissesto”.

Di seguito la nota stampa integrale dei sindacati L Valleverde, nata a Coriano nel 1970, abbandona definitivamente la provincia di Rimini. Il territorio stato terreno fertile per un marchio che ha costruito in quarant’anni una posizione da leader nel settore della calzatura comoda a elevata qualit All del successo, la Valleverde contava 270 dipendenti con 1.700 punti vendita nel mondo, con una produzione di circa due milioni di calzature.

La crisi Tutto questo incomincia a frantumarsi nel 2009, quando la crisi internazionale, con la conseguente riduzione dei consumi, diventa motivo, o meglio pretesto, per presentare un piano di rilancio basato sul ridimensionamento del personale dipendente e una politica di delocalizzazione; questo si legge nei documenti del piano industriale Valleverde 2008/2011: ridurr l della produzione interna diretta e si incrementer la produzione indiretta delocalizzata sia in Italia, sia soprattutto all e ancora: avviato un piano di contenimento dei costi, in virt di un processo di ristrutturazione produttiva rivolto ad un deciso incremento delle produzioni delocalizzate all Anni in cui il valore della produzione era passato da 112 milioni del 2002 ai 74 milioni del 2009. trascorso davvero tanto tempo da quando in tv la scarpa comoda era pubblicizzata da Kevin Kostner, Julia Roberts, Miss Italia o Pel quasi 7 milioni erano investiti in pubblicit nel 2007, pari all del fatturato. Dal 2009 sono accadute tante cose, perdite consistenti di posti di lavoro, cessione d fallimento societario, processo penale nei confronti del patron Armando Arcangeli, gestione da parte del Tribunale di Rimini, sino all fuori asta avvenuto nel maggio del 2015 da parte dell Silver 1 Srl costituitasi il 6 maggio 2015. In questi oltre otto anni ognuno, a suo modo, ha colto del marchio Valleverde tutto ci che poteva, a discapito dei posti di lavoro, che abbiamo difeso strenuamente, a discapito del territorio e anche dei piccoli artigiani indiretti. Ognuno ha pensato di potersi appropriare della sua linfa vitale senza pensare alle disastrose conseguenze. Ognuno si arricchito a danno del pi debole, di chi in quest e per quest pensava di poter onestamente lavorare.

La trattativa La Filctem CGIL e la Femca CISL si sono ritrovate per oltre tre mesi a trattare al tavolo istituzionale presso la Regione Emilia Romagna il ritiro della procedura di chiusura dello stabilimento di Coriano da parte della Silver 1, dopo solo due anni e dall Certamente lo stabilimento produttivo non ha pi la grandezza di un tempo e non ci sono pi gli oltre 200 dipendenti ma 33 tra operai e impiegati, eppure per noi che l vista nascere negli anni 70, difficile dover ammettere che quel progetto di delocalizzazione produttivo all iniziato nel 2009, oggi potr definitivamente essere attuato, trasformando la scarpa Valleverde in un prodotto che non potr pi essere definito in Italy La Silver 1 non era certamente presente nel piano industriale Valleverde di otto anni fa, ma pu ritenersi nell’aver portato a compimento un disegno che parte da lontano. Nella lettera di apertura dei licenziamenti collettivi da parte di Silver 1 si legge: aziendale articolata per il 92% in attivit commerciale e per il restante 8% in attivit produttiva. L commerciale consiste nell della calzatura da uomo e da donna, prodotte soprattutto in paesi dell Europa e in Estremo Oriente e nella vendita al dettaglio di questi prodotti assieme agli articoli della produzione di Coriano

Le conseguenze del Job’s Act Con amarezza occorre costatare che il marchio fa gola pi dei posti di lavoro e pi del rilancio della produzione nello stabilimento di Coriano. Ad aggravare la situazione la rabbia per le conseguenze del Job’s Act e quindi del contratto a tutele crescenti a cui appartengono tutti i 33 dipendenti attuali della Silver 1.

Recentemente il giudice Maria Giulia Cosentino del Tribunale di Roma, sezione lavoro, nell’ambito di una sentenza, si espressa sul Job’s Act sostenendo che norme in esso contenute, non rivestono carattere compensativo n dissuasivo, avendo anche conseguenze discriminatorie Sostiene, inoltre che diritto al lavoro, valore fondante della Carta Costituzionale, viene attribuito un controvalore monetario irrisorio e fisso, eliminando la discrezionalit valutativa del giudice. Purtroppo i licenziamenti illegittimi, disposti in seguito allo sgravio contributivo, costituiscono un per il datore di lavoro. visto che la gravit dell fissa ed equivale ad un immodificabile

Conclusione La vertenza sindacale terminata il 15 febbraio 2018 con un accordo presso l per il Lavoro della Regione Emilia Romagna. L prevede il mantenimento presso lo stabilimento di Coriano di 8 dipendenti e, per i restanti, un risarcimento economico tre volte superiore a quello che avrebbe previsto il Job’s Act in giudizio, un investimento economico da parte dell sulla politica attiva di ricollocamento di ciascun dipendente fuoriuscito e il diritto di precedenza per i prossimi 24 mesi qualora la societ dovesse effettuare delle assunzioni. Nonostante la certezza di aver utilizzato tutti gli strumenti a disposizione del sindacato, grazie anche al sostegno che non mai mancato della Regione Emilia Romagna e del Sindaco di Coriano, dobbiamo per constatare che per alcuni imprenditori la tutela dei posti di lavoro e la valorizzazione del territorio non hanno alcun peso. La Valleverde, come l’Embraco, come tante altre aziende che hanno puntato tutta la loro competitivit sui costi di produzione delocalizzando e sfruttando la manodopera a basso costo, dovrebbero interrogare la nostra classe dirigente su quanto siano inutili gli incentivi a pioggia nei confronti delle imprese, mentre il vero investimento dovrebbe essere rivolto al lavoro stabile e di qualit

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